COSTRUIRE L’ALTERNATIVA PROLETARIA

AL GOVERNO BORGHESE PRODI-D’ALEMA

 

Rompere con il neoliberismo! Far pagare la crisi ai padroni!

La classe operaia, le masse lavoratrici, i giovani, devono lottare

per il cambiamento rivoluzionario, per il socialismo!

 

Da oltre un ventennio le forze borghesi ripropongono con arrogante insistenza il mito della “fine della classe operaia”. A dispetto di questo luogo comune della propaganda borghese, negli ultimi anni sono stati proprio gli operai ad ergersi a protagonisti di lotte straordinariamente importanti nel nostro paese: dalla lotta a difesa dell’articolo 18 ai ventuno giorni della Fiat di Melfi, contro le gabbie salariali e il lavoro notturno, dalla mobilitazione operaia alle acciaierie di Terni contro la delocalizzazione, alle lotte contro le burocrazie sindacali a Pomigliano d’Arco, fino alle imponenti manifestazioni  dei  lavoratori metalmeccanici per il rinnovo del contratto.

Il forte segnale di presenza, di lotta e d’iniziativa politica lanciato dalla classe operaia è stato man mano raccolto dai lavoratori precari, a partire dai lavoratori dei call center che si sono mobilitati contro i licenziamenti, dai lavoratori del settore delle pulizie, fino ad arrivare alle manifestazioni dello scorso novembre che hanno messo in evidente difficoltà i sindacati confederali e la sinistra opportunista che siede al governo del nostro paese. Si va continuamente rafforzando la mobilitazione delle masse popolari contro le politiche antipopolari: esempi ne sono la lotta degli studenti contro la riforma Moratti, le dimostrazioni dei migranti contro i campi di concentramento introdotti dalla legge Turco-Napolitano e rafforzati dalla Bossi-Fini, la sempre più diffusa protesta contro la devastazione ambientale e le servitù militari bipartisan che vanno dalla Tav in Val di Susa al termoinceneritore di Acerra, sostenuto da Bassolino, dal deposito di scorie nucleari di Scanzano, voluto dal governo Berlusconi, fino all’aeroporto Dal Molin di Vicenza.

Di fronte all’intensificarsi delle lotte, la Confindustria è scesa in campo per darsi un governo capace di tutelare più efficacemente i suoi interessi, garantendo la pace sociale e quindi tutelando in maniera piena gli interessi della propria classe. Diliberto recentemente ha ammesso (ma si è ben guardato dal dirlo in campagna elettorale) che “Confindustria ha appoggiato il centrosinistra in campagna elettorale, si è schierata in maniera più esplicita di quanto ci aspettassimo”.

Il primo atto di riconoscenza del governo Prodi-D’Alema all’autorevole sponsor elettorale, rappresentato dai padroni, è stato la legge Finanziaria, varata sul finire dello scorso anno: occorreva dare solide garanzie al padronato, gettando fumo negli occhi delle masse popolari. Si spiegano così alcuni miseri benefici ottenuti con la revisione delle aliquote fiscali (pari ad un caffè al giorno), pesantemente “compensati” dalla previsione di più tasse (addizionali e sui servizi, bolli, multe, ecc.). Nei fatti ora i proletari e gli altri lavoratori versano più contributi previdenziali, spendono di più per pagare le bollette di luce e gas, pagano più contributi pensionistici e si trovano a fare i conti con un problema che ogni mese si ripropone acutizzato: quello della quarta settimana. 

 

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