IL MASSACRO DI KATIN

di Ella Rule

 

Questa circostanziata ricostruzione dei tragici eccidi della foresta di Katyn è stata pubblicata a Londra nel 2002 dalla «Stalin Society», associazione nata nel 1991 per difendere Stalin e la sua opera e respingere la propaganda anticomunista di borghesi, revisionisti, opportunisti e trotzkisti. La traduzione dall’inglese è della nostra redazione.

 

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, il confine tra Russia e Polonia fu stabilito lungo una linea che diventò nota come linea Curzon, dal nome di Lord Curzon, lo statista britannico che l’aveva proposta.

Questa linea di demarcazione non fu gradita ai polacchi che subito entrarono in guerra con  l’Unione Sovietica al fine di spingere i confini più ad est. L’Unione Sovietica contrattaccò e fu pronta non solo a difendersi ma, contro il parere di Stalin, a liberare l’intera Polonia. Stalin riteneva che un tale obiettivo fosse destinato al fallimento perché, disse, il nazionalismo polacco non aveva ancora compiuto il suo corso: i polacchi erano decisi a NON farsi liberare, e quindi non era il caso di tentare. I polacchi opposero una feroce resistenza all’avanzata sovietica. Alla fine l’Unione Sovietica fu costretta a ritirarsi e perfino a cedere alla Polonia alcuni  territori ad est della linea Curzon: le aree in questione erano la Bielorussia occidentale  e l’Ucraina occidentale – aree popolate in prevalenza rispettivamente da bielorussi e da ucraini più che da polacchi. L’intera vicenda non poté non esacerbare la reciproca avversione dei polacchi e dei russi.

Il 1° settembre 1939 la Germania nazista invase la Polonia. Il 17 settembre l’Unione Sovietica si mosse per rioccupare quelle parti della Polonia che erano situate a est della linea Curzon. Preso il controllo di quelle aree, l’Unione Sovietica si accinse a distribuire la terra ai contadini e ad attuare quelle riforme democratiche che erano così popolari tra la popolazione e così impopolari tra gli sfruttatori. Durante la battaglia per  riprendere le aree ad est della linea Curzon, l’Unione sovietica catturò circa 10.000 ufficiali polacchi, che divennero prigionieri di guerra. Questi prigionieri furono allora tenuti in alcuni campi situati nelle aree contestate, e messi al lavoro nella costruzione di strade e attività simili.

Due anni dopo, il 22 giugno del 1941, la Germania nazista attaccò di sorpresa l’Unione Sovietica. L’Armata Rossa fu costretta a ritirarsi in fretta e l’Ucraina fu occupata dai tedeschi. Durante questa frettolosa ritirata non fu possibile evacuare nell’interno dell’Unione Sovietica i prigionieri di guerra polacchi. Il comandante del campo n°1, maggiore Vetoshnikov, fornì le prove che si era rivolto al capo del traffico della sezione di Smolensk delle Ferrovie Occidentali affinché gli fossero fornite delle vetture ferroviarie per l’evacuazione dei prigionieri polacchi, ma gli fu detto che questa possibilità era molto improbabile. L’ ingegnere Ivanov, che all’epoca era stato a capo del traffico nella regione, confermò che non c’erano state vetture ferroviarie disponibili. “Inoltre”, disse, “non potevamo mandare delle vetture alla linea Gussino, dove si trovava la maggioranza dei prigionieri polacchi, perché quella linea era già sotto il fuoco”. Il risultato fu che, in conseguenza del ritiro sovietico dalla zona, i prigionieri polacchi divennero prigionieri dei tedeschi.

 

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