QUAL È IL RUOLO ASSEGNATO ALLA LEGA NORD?

 

Offriamo ai lettori alcuni spunti di riflessione relativi ad un’importante particolarità della situazione italiana, elaborati e discussi sulla base delle osservazioni e dell’analisi di una nostra collaboratrice attiva in una delle zone di maggiore insediamento leghista. 

 

Antonio Gramsci nei suoi “Quaderni dal carcere” ha evidenziato che la borghesia per esercitare la sua egemonia ha bisogno sia di aggregare gruppi “ausiliari”, sia di impedire che le classi subalterne arrivino ad organizzarsi e a darsi una direzione politica ed ideologica propria. Di qui tutti quei fenomeni economici, politici, sociali e culturali, gestiti dalla classe al potere, atti a trovare compromessi con i gruppi affini ed a mantenere sottomesse le classi sfruttate con la coercizione e l’adeguamento passivo della mentalità e del costume collettivo alle esigenze dominanti.

Scritti fra il 1929 e il 1935, le analisi contenute nei “Quaderni” potrebbero sembrare obsolete agli occhi di chi, forse si definisce ancora comunista, ma che in realtà non lo è più.

Invece, tempo sarebbe per la sinistra di classe, di riprendere il filo delle riflessioni e delle analisi che ci permettano di valutare, non solo ciò che sta avvenendo, ma soprattutto di capire le evoluzioni che potrebbero determinarsi.

Da anni si assiste ad un elemento che fece anche da prodromo al fascismo, ci riferiamo a quel fenomeno politico-culturale che esprime i valori fondamentali degli interessi e dei sentimenti di un’identità legata al territorio o alla nazione, in modo demagogico ed accessibile alle masse popolari; valori di cui la Lega è fortemente depositaria e che rappresenta politicamente per sostenere precisi interessi e privilegi borghesi, raccogliendo attorno ad essi il consenso di strati di popolazione privi di qualsiasi senso d’appartenenza ad una classe sociale.

Gli osservatori internazionali considerano la Lega un partito d’estrema destra; non a caso ha appoggiato ideologicamente movimenti xenofobi e ultranazionalisti soprattutto all’estero, anche se  da noi spesso è percepita più centrista rispetto a Forza Italia. E’ vero che alle origini essa è nata anche grazie al voto di protesta di forze indistintamente sia di destra, sia di “sinistra”, vuoi per il vuoto creatosi con il ben orchestrato funerale del PCI, vuoi per il largo consenso diffuso dal mondo padronale e del terziario, allettato dalla politica di defiscalizzazione di cui la Lega è portatrice.

Così, a fianco di un’annosa e ben descritta, da Gramsci, questione meridionale - che resta una delle contraddizioni centrali della società italiana - da un paio di decenni a questa parte è venuta a caratterizzarsi, assumendo visibilità e rilevanza, quella che per equità geografica, potremmo definire “questione settentrionale”.

Se alla luce di un’analisi marxista-leninista, la questione meridionale è stata caratterizzata da una borghesia settentrionale, alleata con gli agrari meridionali, che aveva soggiogato il sud riducendolo a colonia da sfruttare, giocando sulla mancata saldatura, politica e culturale, tra gli operai e i contadini poveri, ben diversa è la caratterizzazione che assume la “questione settentrionale”.

 

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