8 MARZO: DONNE E GLOBALIZZAZIONE

 

Il nuovo capestro imposto dall' imperialismo al proletariato ed ai popoli del mondo, che prende  il nome di  globalizzazione,  ha reso più difficili  le condizioni di vita e di lavoro  delle donne lavoratrici.

Flessibilità, precarizzazione,  licenziamenti, negazione dei più elementari diritti,  e tutte le altre  delizie che contraddistinguono la globalizzazione, colpiscono soprattutto le donne.

Negli ultimi venti anni si è ampliato il fenomeno  della femminilizzazione delle varie forme di lavoro nero, marginale, precario, a termine, part-time, in affitto, intermittente, ecc.

In qualsiasi luogo in cui l' occupazione delle donne è cresciuta ciò non ha significato alcuna emancipazione perché il lavoro femminile si è maggiormente concentrato in settori più bassi e dequalificati, nei lavori stagionali, nel "sommerso", in cui le paghe sono più basse ed i diritti calpestati.

In tutte le branche produttive i capitalisti  hanno individuato le donne come merce poco costosa e da sfruttare al massimo grado, perché  più flessibile e meno in grado di offrire una resistenza collettiva.

Sui posti di lavoro sono sempre più  frequenti i ricatti. Se un' operaia rimane incinta viene licenziata nelle piccole aziende. Se una donna si assenta dal lavoro durante la fase riproduttiva  quando rientra in azienda è costretta ad accettare condizioni peggiori o addirittura perde il lavoro regolare e garantito. Se una donna fa attività sindacale finisce prima degli altri nella lista nera.

In media   le donne operaie ricevono un salario inferiore dell' 8-9% rispetto a quello degli operai. Spesso le donne sono costrette a rinunciare ad una parte del salario, per la salute e l' educazione dei loro figli. Salario che continua a diminuire  nonostante le condizioni di lavoro divengono sempre più dure e disumane.

La marginalizzazione delle donne nel mercato del lavoro e la crescente esclusione sociale si è accompagnata ad una disgustosa  retorica sul ritorno al "focolare domestico" e sul ruolo riproduttivo delle donne, condotta in particolare  dalle forze clericali in simbiosi con il  grande capitale.

Chiaro l' intento: sfruttare al massimo grado il lavoro domestico per coprire lo smantellamento dei servizi sociali, fare delle donne lavoratrici un immenso esercito di riserva che entra ed esce dall' attività produttiva a seconda delle esigenze dei padroni.

Infatti la privatizzazione dei servizi sanitari e sociali, l' aumento delle tasse scolastiche e del costo dei servizi - come asili nido, mense, trasporti, ecc - hanno colpito in particolar modo le operaie e le lavoratrici dei livelli più bassi. Per tante donne, che costituiscono la maggioranza tra le classi più oppresse e sfruttate della società e spesso portano da sole la responsabilità  della crescita dei bambini, è divenuto addirittura impossibile usufruire di qualsiasi servizio sociale.  Sempre più spesso, a causa delle politiche di "aggiustamento" neoliberiste, la povertà ha il volto delle donne.

Nell' attuale situazione la vita per le donne lavoratrici è divenuta più difficile, il doppio carico  che devono sopportare pesantissimo.

Allo stesso tempo con la "globalizzazione" è emerso con chiarezza che le discriminazioni sul posto di lavoro ed il soggiogamento domestico della donna hanno la stessa radice: la riduzione del salario globale e la massimizzazione dei profitti da parte del capitale che deve assicurare un' ininterrotta e sempre più vasta accumulazione.

La base materiale della oppressione delle donne è senza dubbio legata al conflitto che oppone capitale e lavoro, intrinseco al modo di produzione capitalistico.

Questo ci porta a capire una questione fondamentale: l' attacco alle donne lavoratrici, la "femminilizzazione" delle  forme più spietate di sfruttamento, non sono dirette semplicemente a  colpire le donne in quanto genere; sono dirette a colpire l' intera classe operaia e le masse lavoratrici, con lo scopo di indebolirle, dividerle e  restringere il loro spazio economico e politico.

Per questo fondamentale  motivo la lotta delle donne - che i circoli della borghesia vorrebbero trasformare in un conflitto fra donne ed uomini senza mettere in discussione il sistema della proprietà privata che è la causa originaria   della duplice oppressione femminile - non può limitarsi  alle scadenze che la borghesia stessa ha trasformato in  rituali commerciali  e decadenti. Questo  per evitare che la memoria collettiva del proletariato celebri l' otto marzo nel suo reale significato anticapitalista: una giornata di lotta politica per la emancipazione delle donne e per il socialismo.

La lotta delle donne proletarie e del popolo non può nemmeno essere rinchiusa nelle rivendicazioni del movimento femminista borghese - concretizzatesi ad es. nella  entrata nell' esercito professionale delle donne - che non hanno più nulla di progressivo e di democratico.

Uno degli aspetti più gravi della situazione odierna è che in molti paesi  l' imperialismo  ha posto al suo servizio gran parte degli strumenti di battaglia e di organizzazione che il proletariato  aveva costruito nel corso della sua lotta di emancipazione. Ciò è potuto succedere per via  della politica di collaborazione  della socialdemocrazia.

L' opposizione a questa situazione deve esprimersi e manifestarsi in ogni occasione.  L' 8 marzo per le donne proletarie deve durare un anno intero. Le rivendicazioni delle donne lavoratrici devono essere espresse con maggiore forza e determinazione nei posti di lavoro e nella società. Dobbiamo essere consapevoli che il ruolo giocato dalle donne operaie, dalle casalinghe sfruttate, dalle disoccupate, dalle studentesse figlie dei lavoratori, dalle piccole contadine, delle braccianti, è di enorme importanza nel processo rivoluzionario, è decisivo per spostare i rapporti di forza a favore della classe operaia.

La lotta per uguali diritti, per l' aumento del salario e la riduzione dell' orario di lavoro, contro i licenziamenti, deve andare di pari passo alla lotta per la sicurezza sociale,  per servizi sociali, sanitari ed educativi  gratuiti  Le donne lavoratrici devono resistere, non devono arretrare, non possono fermare per un minuto la loro lotta contro la crescente pressione del capitalismo. Come hanno dimostrato più volte in passato  il loro posto è  in prima fila nelle battaglie di classe.

Le donne comuniste continueranno a lottare alla testa delle lotte delle lavoratrici, per i loro diritti, per  organizzarle e dirigerle come sempre, senza mai perdere di vista l' obiettivo fondamentale, quello del potere politico.

Al giorno d' oggi la ricerca di una alternativa ai rapporti capitalistici di produzione e di riproduzione  è una necessità insopprimibile per milioni di donne e di uomini. La lotta delle donne per i propri diritti  è parte integrante della lotta per un mondo nuovo, senza sfruttamento.

Non ci potrà essere liberazione delle donne fino a che non sarà risolto il conflitto fra capitale e lavoro, fino a che non si affermerà un sistema sociale che darà la assoluta preminenza al benessere materiale e culturale, allo sviluppo multilaterale dell' essere umano, alla creatività. E non ci potrà essere socialismo senza liberazione delle donne.

Per questo è necessario che donne e uomini proletari, mano nella mano,  lottino insieme per conquistare un mondo diverso e migliore, lottino per il Partito che aprirà la via alla nuova società.