Insediato il nuovo governo Berlusconi. Un commento.

    Ciò che ha colpito tutti gli osservatori è la fulminea rapidità con cui si è svolto il «rito» delle consultazioni e l'insediamento del nuovo premier a Palazzo Chigi. Nessuna accettazione «con riserva», secondo la prassi istituzionale consolidata. Berlusconi, subito dopo aver ricevuto l'incarico dal Capo dello Stato (che aveva avuto in precedenza con lui due colloqui «informali» del tutto irrituali), è uscito leggendo la lista dei ministri che, al momento del conferimento dell'incarico, aveva già in tasca. E Napolitano si è compiaciuto per la mancanza di «lungaggini» che ha caratterizzato tutta la faccenda! «Un uomo solo al comando«, un «governo proprietario» (come hanno titolato giustamente alcuni giornali), tagliato su misura per Berlusconi, padrone assoluto della nuova compagine governativa, formata da soli 20 dicasteri (12 a Forza Italia, 4 alla lega e 4 ad AN). Il diminuito numero di ministeri verrà spacciato come un fatto positivo, come un contributo alla riduzione dei cosiddetti «costi della politica», mentre è un chiaro segno della concentrazione del potere di governo nelle mani di un gruppo sempre più ristretto di «fedelissimi», di una vera oligarchia reazionaria.

    I nomi? Tremonti all'Economia, l'uomo dei condoni agli evasori fiscali e agli speculatori edilizi che, qualche anno fa, regalò ai ricchi l'abolizione dell'imposta sulle successioni e oggi annuncia ai lavoratori nuovi «sacrifici». Sacconi al Welfare, autore - con Marco Biagi -  di quel «Libro Bianco sul lavoroo» che spianò la strada alla legge 30 e alla sempre più selvaggia proliferazione del lavoro precario. Alla Giustizia Alfano, lo stretto amico di quel Dell'Utri che è stato condannato a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Maroni, agli Interni, sta preparando un maxi-decreto forcaiolo per inasprire le pene e le espulsioni nei confronti degli immigrati. Alla Difesa c'è La Russa: l'ex «mazziere» di Almirante si appresta, insieme con Frattini agli Esteri, a chiedere la modifica delle regole di ingaggio dei militari italiani in Libano per coinvolgere sempre più le nostre truppe nell'occupazione «mascherata» di quel paese E Bondi, il «poeta»? Nel Giulio Cesare di Shakespeare, alcuni cittadini - dopo l'assassinio di Cesare - incontrano per strada un tizio al qualle chiedono il nome. Saputo che si chiama Cinna, gridano: «Fatelo a pezzi, è un cospiratore!» Lui protesta: «Non sono Cinna il cospiratore. Sono Cinna il poeta!». E quelli replicano: «Fatelo a pezzi per i suoi cattivi versi». Invece Bondi, più fortunato, è stato promosso ministro dei Beni Culturali, quale… giusto coronamento della sua carriera di transfuga e rinnegato del comunismo.

    Dobbiamo prepararci tutti a dure lotte. Non siamo soltanto in presenza di un governo di destra che si appresta a sferrare un violento attacco alla classe operaia e alle masse popolari, ma - come dimostrano i recenti avvenimenti - assistiamo, sul piano istituzionale, a un lento, ma evidente trapasso da una democrazia autoritaria a un'oligarchia elettiva.

    11 maggio 2008               Piattaforma Comunista