Petrolio e sangue: l’imperialismo non riesce

a digerire il boccone caucasico-caspico

 

Pubblichiamo - in traduzione italiana - questo scritto, tratto dalla rivista indiana «Revolutionary Democracy», per gli interessanti elementi di informazione che esso contiene sulla situazione geografica, economica, sociale e politica del Caucaso e della Transcaucasia dopo la fine dell'Unione Sovietica. Apprezziamo positivamente, di questo testo di L. Gurjiev, il giudizio favorevole sull'epoca staliniana, la vigorosa denuncia della penetrazione imperialista nella regione petrolifera, e la polemica contro il regime anticomunista di Putin; per quanto concerne le valutazioni politiche sul separatismo e sui conflitti interni di quell'area, esse sono dell'autore dell'articolo.

 


Tra il Mar Caspio e il Mar Nero si trova una vasta regione geo-strategica la cui importanza nell’economia e nella politica mondiale continua a crescere nel corso degli anni, tanto che presto supererà il corrispondente ruolo del Medio Oriente.

Stiamo parlando del Caucaso, che è formato dal Grande Caucaso o Caucaso Settentrionale e dal Piccolo Caucaso o Caucaso Meridionale, fra i quali si trova la vasta zona della Transcaucasia. Praticamente l’intera regione caucasica era territorio sovietico, anche se una parte del Caucaso Meridionale era governato dall’Iran e dalla Turchia. Vi sono situate la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaigian: un tempo esse costituivano tre libere repubbliche socialiste, ma ora sono assoggettate al capitale internazionale che le ha trasformate in zone di occupazione.  Dal sud al nord queste pseudoformazioni statali sono circondate dalle cosiddette aree autonome, la maggior parte delle quali è situata ai confini della Federazione Russa. Perché cosiddette? Perché alcune di esse hanno dichiarato - e la sostengono con le armi - la loro indipendenza: la Cecenia dalla Russia, il Karabakh dall’Azerbaigian, l’Abkhazia e l’Ossezia Meridionale dalla Georgia. 

Il Caucaso è una regione unica nel suo genere, non soltanto geostrategicamente. E’ un conglomerato etnico-razziale, religioso e culturale che non ha analoghi nel mondo. Vi abitano i rappresentanti di più di 100 nazionalità, decine delle quali sono aborigene. Appartengono alle principali religioni: islamismo, cristianesimo, giudaismo e paganesimo. Vi sono anche dei buddisti - i calmucchi - anche se collegare la loro area al Caucaso non è forse del tutto corretto; è meglio parlare di steppe precaspiche. Le contraddizioni politiche che lacerano la regione sono aggravate da quelle economiche che ebbero inizio dopo la distruzione dell’URSS nel 1991. O è meglio dire che sono cresciute perché alimentate dall'attuale base economica, in piena conformità con le leggi dello sviluppo sociale scoperte da Marx, Engels, Lenin e Stalin.. Nell’era sovietica il Caucaso faceva parte, come il resto del paese, del complesso economico unitario che garantiva l’armonica e reciprocamente vantaggiosa cooperazione e il progresso delle repubbliche. E' inutile dire che il sistema socialista eliminava qualsiasi antagonismo da tutti i problemi di carattere sovrastrutturale. Così, lungi dall’alienare il popolo, i problemi dello sviluppo dei giacimenti di petrolio e di gas univano i popoli dell’URSS.

E’ vero, l’odore e il colore del sangue che qui scorre con abbondanza a partire  dagli ultimi quindici anni ha chiaramente  la tinta e l’odore del petrolio. Non ruberò tempo a chi legge con l’esposizione di statistiche che si possono trovare in molti libri documentati (anche se, a dire il vero, esse sono piuttosto controverse ed hanno un evidente carattere disinformativo). Vorrei semplicemente sottolineare un fatto: il bacino del Caspio, specialmente il suo letto e la riva orientale, è una gigantesca riserva di petrolio e di gas. Secondo alcune stime, la sua estensione è pari al totale  delle riserve mondiali esplorate di queste materie prime. Passando da una crisi all’altra per lo spreco nell’uso dell’energia, la squilibrata economia dei paesi occidentali ha bisogno delle materie prime caspiche così come ha bisogno dell’aria. C’è un tumultuoso subbuglio politico nelle aree petrolifere del Medio Oriente, e in alcune si è passati all’azione militare. Poiché l’Occidente desidera controllare “l’oro nero” del Venezuela, questo paese è diventato un'autentica polveriera. Anche in altri paesi nel quali si estrae petrolio la situazione è tutt'altro che sicura e tranquilla. E qui che cosa vediamo? C’è un oppositore sconfitto, demoralizzato, nei territori post-sovietici privi di proprietario. Per non dire che alcuni economisti ritengono che l’Occidente potrebbe non sopravvivere senza assorbire una grande quantità delle risorse energetiche caspiche. I capitalisti sanno calcolare bene il potenziale materiale, ma di regola trascurano di calcolare il potenziale morale e umano. I fantastici tesori della regione caucasico-caspica non sono ancora caduti sotto il loro completo dominio. E’ evidente che essi si sono impossessati di una parte dei bacini, dopo aver firmato appositi trattati (per lo più segreti) con la borghesia compradora che governa la regione. Ma qui si presenta il problema del trasporto del tesoro estratto. Un rapido sguardo alla carta geografica ci mostra che la via del Caucaso è la più breve e la più redditizia. Ma usarla non è facile. La distruzione dell’Unione Sovietica si è presa la sua rivincita nei numerosi e imprevedibili processi che si sono negli angoli più remoti del globo, specialmente nell’area dell’ex Unione Sovietica. A partire dalla "perestroika" di Gorbaciov, la regione transcaucasica è stata coinvolta nella guerra civile: - nel Karabakh, nell'Abkhazia, nell'Ossezia del Sud. Vi sono, inoltre, situazioni di criminalità in altre regioni. Forti tendenze separatiste si sono manifestate ai confini della Georgia e della Turchia, in particolare nell'Ajaria. (A rigor di termini, il concetto di "separatismo" non è del tutto adeguato se lo si deve applicare agli eventi descritti, ma lo usiamo lo stesso). Totalmente assoggettati a Washington, i capi del Cremino non sono riusciti a far nulla per quanto riguarda la Cecenia caucasica settentrionale. Il fuoco dell’insurrezione stava per esplodere nel Daghestan – la più grande repubblica autonoma della regione. E’ importante sottolineare che non si trattava di un avvenimento filo-occidentale. Come ovunque, tutte le autonomie hanno sperimentato uno stile di vita di tipo capitalistico, e tra la popolazione prevalevano sentimenti antioccidentali.

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