“Un altro mondo è possibile”: il comunismo

 

Il sistema capitalistico mostra in modo evidente il suo carico di barbarie. Nell'anno passato i disoccupati nel mondo sono aumentati di 20 milioni; 550 milioni di persone vivono con un dollaro o meno al giorno; in Italia le statistiche ci dicono che il 20% delle famiglie vive sotto la soglia di indigenza.

A questo si aggiunge la devastazione dell'ambiente; il saccheggio delle risorse naturali rende incompatibile il futuro della vita su questo pianeta con un sistema produttivo basato sul massimo profitto.

Le contraddizioni che il sistema capitalistico esprime a livello planetario hanno prodotto negli ultimi anni un risveglio nelle coscienze delle masse popolari, insieme alla consapevolezza diffusa dell’insostenibilità dell’attuale situazione economico-sociale. Accanto all’impegno militante ed organizzato dei partiti comunisti in tutto il mondo, di cui forniamo costante documentazione sulle colonne della nostra rivista, si manifestano aggregazioni eterogenee ed incapaci di darsi una prospettiva di emancipazione dalla oppressione capitalistica.

Il forum di Porto Alegre è lo specchio di questi limiti: si parla di un mondo possibile, ma questo resta dai contorni incerti ed indecifrabili, si colgono le brutalità dell'attuale sistema ma le si attribuiscono al neoliberismo, nascondendo la natura capitalista dell'oppressione e dell'immiserimento di milioni di uomini e donne; si pone "l'alternativa" non fuori ma dentro il sistema attuale, da realizzarsi utilizzando gli strumenti, vecchi e nuovi, del riformismo: referendum e Tobin tax, reti di inclusione sociale e sviluppo solidale e quant'altro di simile possono produrre soltanto l'istituzionalizzazione del movimento, destinato ad essere imbrigliato nel vicolo cieco di una "rappresentanza ufficiale del cambiamento".

Su queste basi il preteso "sviluppo dal basso" del movimento antiglobalizzazione si traduce nella sua negazione, il movimento si blocca nel suo stato primordiale di protesta, assume connotati riformisti, impotenti a rispondere alla poderosa offensiva in atto condotta dal sistema capitalistico che si centralizza sempre più per far fronte alla fame di profitti che consegue all'approfondirsi della sua crisi.

 

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