DOSSIER GROMIKO

 

In Palestina, la situazione è oggi caratterizzata da questi fondamentali elementi:

• prosegue l'eroica resistenza del popolo palestinese contro l'occupazione    militare israeliana dei territori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza;

• il cosiddetto «piano di pace» costruito a Oslo sotto gli auspici dell'imperialismo americano ha dimostrato il suo completo fallimento;

• la «Road Map» è ormai inoperante, sia per le equivoche e contraddittorie formulazioni che l'hanno connotata fin dall'inizio, sia perché chiaramente sabotata dal governo israeliano con la costruzione del Muro e la continua estensione degli insediamenti colonici;

• la società israeliana, sotto il governo del criminale di guerra Ariel Sharon,  non solo inasprisce la sua feroce repressione contro i palestinesi nei territori occupati, ma sta sempre più degenerando, al suo interno, in una società ultrareazionaria e supermilitarizzata, nella quale aumentano in modo drammatico la violenza, la corruzione e il peso - nelle istituzioni politiche - delle forze di estrema destra e dei partiti religiosi.

Nel confermare il nostro pieno appoggio alla lotta di liberazione dei palestinesi (cfr. l'articolo Sosteniamo risolutamente la giusta causa del popolo palestinese, nel n. 7 della nostra rivista), presentiamo in questo numero le posizioni assunte nel 1947 - in seno all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite - dalla delegazione dell'Unione Sovietica.

Nel suo primo intervento del 14 maggio 1947 dinanzi all'Assemblea Generale, il delegato sovietico Andrei Gromiko, dopo aver preso in considerazione le quattro possibili soluzioni del problema palestinese, indicò con la massima chiarezza qual era la soluzione auspicata dall'Unione Sovietica: «la creazione di uno Stato arabo-ebraico indipendente, binazionale, democratico ed omogeneo. Questo Stato dev'essere basato sull'uguaglianza di diritti delle due popolazioni, ebraica ed araba, che possa gettare le basi di una cooperazione fra questi due popoli nel loro reciproco interesse e vantaggio». Ciò sarebbe stato possibile, ovviamente, se questa giusta soluzione fosse stata accettata da entrambe le parti, dagli arabi e dagli ebrei: Gromiko, su questo punto, fu molto chiaro.

 Non toccava, infatti, al paese del socialismo «risolvere» la questione palestinese: esso poteva indicare la soluzione che in quel momento era, da un lato, nell'interesse dei due popoli e, dall'altro, nell'interesse del proletariato internazionale per estromettere dalla Palestina l'ingerenza dell'imperialismo inglese; ma solo agli ebrei e agli arabi spettava il compito di stabilire quale avrebbe dovuto essere il loro futuro.

Solo dopo che la prospettiva della formazione di uno Stato arabo-ebraico fu - com'è noto - respinta sia dai sionisti, sia dai palestinesi e dagli Stati arabi dell'epoca, la delegazione sovietica, nella sessione del 27 novembre 1947 dell'Assemblea Generale dell'ONU - si dichiarò favorevole alla «seconda soluzione, la divisione della Palestina in due Stati liberi, indipendenti e democratici, l'uno arabo e l'altro ebraico».

In questo dossier pubblichiamo il testo integrale dei due interventi svolti il 14 maggio e il 27 novembre 1947 da Andrei Gromiko dinanzi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La traduzione in lingua italiana è della nostra redazione.

La conoscenza di questi testi può contribuire a sfatare una serie di leggende e di calunnie antistaliniane e anticomuniste che, per lunghissimi anni, hanno avuto larga circolazione a proposito della posizione assunta dall'Unione Sovietica nel 1947 (per intenderci, le solite sciocchezze su Yalta, la «spartizione del mondo fra le grandi potenze» che avrebbe portato alla «spartizione» della Palestina, ecc.). Ci auguriamo che la pubblicazione di questo dossier possa aprire un dibattito serio fra i comunisti e fra tutte le forze rivoluzionarie che danno il loro pieno appoggio alla lotta di liberazione del popolo palestinese.

SEGUE TRADUZIONE NELLA RIVISTA