La lotta di Stalin per la costruzione del Partito Comunista

 

Dall’apprendistato rivoluzionario

alla vigilia della I Rivoluzione russa 

 


     La redazione di Teoria & Prassi, nel 50° dalla morte del compagno Stalin, grande maestro del socialismo scientifico e dirigente del movimento comunista, ha deciso di commemorarlo dedicandogli per tutto l’anno 2003 alcuni articoli che riassumano gli aspetti essenziali della sua attività di dirigente bolscevico. Questo perché il contributo pratico, unito anche a quello teorico, del compagno Stalin costituisce un patrimonio prezioso ed imprescindibile per chi si voglia impegnare nella lotta per la costruzione di un partito marxista-leninista capace di organizzare l’avanguardia della classe operaia e di dirigere politicamente le masse nella lotta per la conquista ed il mantenimento del potere. Pertanto, data la situazione nazionale italiana, il miglior modo per celebrare la grande opera del compagno Stalin è quello di metterla a disposizione di quanti oggi desiderino sinceramente lavorare alla ricostruzione del nostro Partito. La pretesa di volerlo celebrare senza sentire il dovere di legare tale celebrazione al compito improrogabile, per la classe operaia ed i comunisti italiani, della ricostituzione del proprio Partito, sarebbe palesemente in contraddizione con la coerenza rivoluzionaria e con tutto l’essenziale del suo insegnamento.   

        

     Giuseppe Stalin nacque il 21 dicembre 1879 a Gori nel governatorato di Tiflis, capitale della Georgia (una delle nazioni allora facenti parte dell’ Impero zarista) da una famiglia di artigiani e di contadini poveri.

     In Russia, grazie allo sviluppo capitalistico ed al conseguente estendersi del movimento operaio, iniziavano a farsi strada tra le masse le idee del marxismo. L’”Unione di lotta per l’emancipazione della classe operaia”, fondata e diretta da Lenin a Pietroburgo, dette un grande contributo allo sviluppo del movimento socialdemocratico (così si chiamava allora il movimento operaio di ispirazione marxista) in Russia. Il movimento operaio si sviluppava anche nella regione della Transcaucasia (comprendente alcune nazioni facenti parte dell’Impero, tra cui la Georgia) in conseguenza allo sviluppo capitalistico ed al gravare del giogo dell’oppressione nazionale e coloniale. Nella Regione era presente l’industria mineraria, dell’estrazione e della lavorazione del petrolio, e in questa industria le posizioni essenziali erano sate occupate dal capitale straniero.      

     Nell’estate del 1894, a quattordici anni, Stalin, allora chiamato dai conoscenti con il nomignolo “Soso”, dopo i primi anni di studi scolastici, tutti condotti con voti con media molto alta, superò brillantemente l’esame di ammissione al Seminario Teologico di Tiflis e gli fu assegnata una borsa di studio che gli consentì di far fronte alle proprie necessità di mantenimento agli studi.

     Il Seminario Teologico di Tiflis, era già da tempo un luogo di diffusione di idee sia nazionaliste-populiste che internazionaliste-marxiste, spesso ancora confusamente intrecciate.

    Nel Seminario venivano segretamente diffusi alcuni opuscoli e saggi marxisti e Soso divenne presto uno studioso ed un sostenitore di quelle posizioni. “Entrai nel movimento rivoluzionario all’età di 15 anni, quando presi contatto con gruppi clandestini di marxisti russi che abitavano allora nella Transcaucasia...” (Stalin, “Intervista con Emil Ludwig").

     Nel Seminario si respirava un’atmosfera di sospetto e repressione creata dal personale dirigente con l’intento di scoraggiare la gioventù dal far proprie le posizioni progressite del movimento socialdemocratico. 

     Infrazioni alla rigidissima disciplina imposta, come leggere giornali e libri proibiti o recarsi a teatro, erano punite con lunghi periodi di solitario confino in una cella monastica. Tra le letture proibite (di gran lunga più numerose di quelle consentite) figuravano autori come Dostoevski, Tolstoi, Turgenev e molti altri eterni giganti della letteratura.

     Stalin legge di tutto ma in particolare studia di nascosto il Capitale e le altre opere di Marx ed Engels ed inizia a conoscere ed a far proprie le posizioni di Lenin.     

     Nonostante l’avversità di Soso per la grettezza delle vedute e l’oscurantismo che nel Seminario si cercava in ogni modo di inculcare negli studenti, Stalin figurava sempre tra i primi allievi per merito.

     Nel frattempo Stalin, che ebbe modo di leggere, sempre di nascosto, L’Essenza del Cristianesimo di Feuerbach e L’origine dell’uomo di Darwin, iniziava la trasformazione della sua concezione del mondo: da quella idealistica e metafisica implicita nell’educazione oscurantista del Seminario a quella materialistico-dialettica, in grado di soddisfare completamente il suo bisogno di comprendere la realtà che lo circondava.

     In un’intervista concessa al corrispondente a Mosca di un giornale finlandese, trent’anni dopo, egli ricorderà i suoi primi dubbi religiosi.

     Se dio esiste, deve avere ordinato schiavitù, feudalesimo e capitalismo, deve volere che l’umanità soffra, come i monaci continuavano a ripetermi. Allora non ci sarebbe speranza che le masse lavoratrici si liberino dai loro oppressori. Io sapevo che l’umanità poteva trovare lottando la via della libertà... I monaci dicevano che non stava a me preoccuparmi di problemi del genere, che potevo fidarmi che dio alla fine avrebbe sistemato tutto per il meglio. Erano molto pigri, i monaci”.

     Nel 1896-1897, Stalin è già animatore degli studenti marxisti, organizzati clandestinamente nel seminario.

     Nel gennaio 1898 Stalin riceve, a soli diciotto anni,  l’incarico di dirigere uno dei più importanti circoli marxisti di Tiflis: il Circolo operaio delle Officine ferroviarie principali.

     In questo modo Stalin fece conoscenza di alcuni operai rivoluzionari: “Quando rispondevamo alle sue domande”, ricorderà più tardi uno di questi lavoratori, Georghi Ninua, “citavamo fatti della nostra stessa vita di lavoratori, riferivamo ciò che avveniva nelle fabbriche e come eravamo sfruttati dalla direzione, dagli appaltatori e dal capo-squadra. Ogni volta che si toccavano questi argomenti, il compagno Stalin mostrava un interesse particolarmente intenso. Faceva molte domande agli operai, poi tirava le conclusioni. Il compagno Stalin era il nostro maestro, ma spesso diceva che anche lui imparava dai lavoratori”.

     Questo racconto fu poi confermato dallo stesso Stalin in un discorso tenuto nel 1926 agli operai di Tiflis.

     Io sono stato e sono ancora un discepolo degli operai pionieri delle officine ferroviarie di Tiflis. Ricordo l’anno 1898, quando per la prima volta i lavoratori delle officine ferroviarie mi affidarono la direzione di un circolo. Mi ricordo come, nelle stanze del compagno Sturua, alla presenza di Dzihibladze – egli fu allora uno dei miei maestri – di Ninua e di altri operai progressisti di Tiflis, imparai il lavoro pratico. In confronto con quegli uomini io ero una recluta.

     Forse avevo un pò più di cultura libresca di molti di loro, ma nella pratica rivoluzionaria ero certamente un principiante. Là, nel circolo di quei compagni, io ricevetti il mio primo battesimo del fuoco nella rivoluzione”.

     Sull’argomento della direzione da parte di Stalin di questo particolare circolo di lavoratori, che durò oltre due anni, il compagno Ninua scrisse:

     Aveva una magnifica conoscenza della storia del movimento della classe lavoratrice in Occidente e della teoria rivoluzionaria socialdemocratica (marxista, n.d.r.), e subito i suoi discorsi attirarono l’attenzione degli operai. Stalin citava da romanzi e da opere scientifiche, citava sempre esempi. Quando si rivolgeva a noi, aveva davanti un libretto di appunti o solo un foglio di carta coperto di una scrittura sottile. Era evidente che si preparava con cura ad ogni discorso. Di solito ci incontravamo la sera, al crepuscolo, e la domenica andavamo in campagna in gruppi da cinque a dieci e portavamo avanti le discussioni senza preoccuparci del tempo”.

    

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