PROGRAMMA D'AZIONE

 

Introduzione

 

Il fallimento dell’attuale sistema economico-sociale è ormai drammaticamente evidente. A poche decine di anni dal crollo dei sistemi capitalisti-revisionisti al potere nell’est europeo – falsamente spacciati per socialisti - e dal “trionfo del libero mercato”, la realtà si è rivelata ben altro che una nuova “età dell’oro”, così come propagandato dai sostenitori del capitale.

Nonostante l’aumento della ricchezza sociale prodotta a livello internazionale, i grandi progressi tecnico-scientifici e lo sviluppo delle forze produttive, le differenze di classe aumentano a dismisura e la forbice fra un’esigua minoranza di multimilionari e di parassiti e miliardi di uomini e donne si allarga senza sosta. Gli operai, i proletari, invece di godere della ricchezza sociale da loro prodotta, vedono peggiorare ogni giorno di più le loro condizioni di vita e di lavoro, condannati ad essere sfruttati senza sosta per soddisfare gli appetiti insaziabili dei capitalisti, privati della prospettiva di una vita decorosa, costretti all’affannosa ricerca di espedienti per far fronte ad un futuro sempre più nero.

La ragione di fondo di questa situazione è la seguente: la nostra epoca è l’epoca della crisi generale e permanente del modo capitalista di produzione. La crisi generale del capitalismo, colpisce tutte le sfere del sistema sociale borghese (l’economia, l’ideologia, la politica, la cultura, la morale, il rapporto con la natura, ecc.) ed è una crisi irrisolvibile all’interno del sistema capitalista. La nostra società non è dunque un organismo in sé sano, dal quale si deve, al massimo, estirpare un cancro. Il capitalismo (a livello mondiale) è in sé un sistema sociale che non più dare niente di buono alla classe operaia ed alle larghe masse lavoratrici.

La crisi generale del capitalismo investe in modo ancor più grave ed acuto il nostro paese, a causa della sua storica debolezza strutturale, della sua natura di paese imperialista di second’ordine. Il nostro paese è in crisi profonda e regredisce senza soste e su tutti i piani: la putrefazione dell’imperialismo raggiunge in Italia, in molteplici campi, le punte più alte fra i paesi capitalistici avanzati.

Tutte le componenti della borghesia (e non soltanto il capitale monopolistico finanziario, privato e nella forma di capitalismo monopolistico di stato) manifestano una decadenza ed una crisi strutturale profonda: la piccola è media industria, nella sua generalità, non riesce a collocarsi con successo dentro il mercato “globalizzato”, settori sempre più ampi della piccola borghesia, dei ceti medi soffrono sempre di più le conseguenze della crisi, e avvicinano i sempre più le loro condizioni di vita a quelle del proletariato.

I monopoli finanziari e l’intera borghesia stanno portando avanti un’offensiva generale contro il proletariato e le masse popolari per assicurarsi i massimi profitti e scaricare la crisi generale del sistema capitalista sulle masse popolari. Le condizioni delle masse popolari (non solo dei suoi strati meno favoriti, come i disoccupati, i cassaintegrati, la stragrande maggioranza dei pensionati, ecc.) diventano sempre più penose ed insopportabili. Il proletariato urbano e rurale, in quanto classe centrale nel sistema di produzione, è la classe sociale su cui in modo più diretto e pesante si concentra l’attacco dei monopoli. La ricerca ossessiva del massimo profitto determina il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse operaie in tutti i suoi aspetti.

Il neoliberismo (e, in subordine il social-liberismo, un suo derivato) è la politica dominante, dal carattere brutale ed aggressivo e volta alla liquidazione delle conquiste e dei diritti della classe operaia e delle masse lavoratrici, che i monopoli finanziari hanno scelto in questa epoca storica per cercare di salvarsi dalla crisi.  Esso ha sostituito a livello internazionale le politiche “neokeynesiane”, in questa fase storica ritenute dal capitale inadeguate per la difesa del profitto.

I due “poli” parlamentari (in realtà un unico fronte politico, quello della borghesia) portano avanti queste politiche neoliberali. Esse si contraddistinguono – tra l’altro - per la stretta interconnessione fra attacco alle condizioni di vita e di lavoro delle masse lavoratrici in politica interna e le avventure militari e l’aggressione imperialista agli altri popoli. La borghesia italiana utilizza l’uno o l’altro polo a seconda di quello fra i due che sa meglio rappresentare i suoi interessi in quanto classe sfruttatrice, e sa garantire la tenuta del sistema.

Il governo Prodi ha dimostrato davanti agli occhi della classe operaia la sua profonda natura borghese ed antiproletaria. Ha rappresentato l’ennesima dimostrazione che non esiste un governo “amico” dei lavoratori all’interno dell’ordine sociale capitalistico. Ma non si tratta solo di questo: tutti i tentativi di attenuare le manifestazioni più feroci del sistema borghese, di mutare in senso meno penalizzante per i lavoratori le basi dell’imperialismo si sono rivelati ingannevoli e fallimentari. Gli esperimenti dei governi di centro-sinistra non hanno prodotto alcuna modifica sostanziale positiva per i lavoratori, ma hanno lasciato solo più spazio ai capitalisti facendoli diventare più aggressivi. Per il proletariato persistere sulla via percorsa, magari illudendosi su qualche “cosa rossa”, servirà soltanto a perpetuare il sistema del proprio sfruttamento, a veder peggiorare sempre di più la propria condizione.

La borghesia e le sue variegate ricette (neoliberismo o “neokeynesismo di ritorno”) non offrono alcuna prospettiva al proletariato, non possono aiutare la classe operaia ed il popolo italiano a risolvere i loro problemi e migliorare le loro condizioni. Il solo interesse del capitale è quello di salvare se stesso dalla crisi che esso ha generato, ed il solo modo che conosce è scaricare il peso della crisi sulle masse lavoratrici, peggiorare ancora di più le loro condizioni di lavoro e di vita, difendere ad oltranza tutti i suoi sporchi privilegi.

Esiste una via d’uscita da questa situazione?

Risultato inevitabile della crisi generale e permanente del sistema imperialista è non soltanto l’intensificazione e l’acutizzazione allo spasimo di tutte le contraddizioni irrisolvibili della società capitalista, l’aumento dello sfruttamento, della miseria, della riduzione delle conquiste, diritti e delle libertà politiche e civili, il drastico peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per la classe operaia e le masse popolari. L’altra faccia della medaglia è il contestuale ed inevitabile aumento del malcontento e delle proteste popolari, lo sviluppo continuo del movimento operaio e delle masse lavoratrici, la lotta fra le classi.

Negli ultimi anni si sono sviluppate in Italia importanti battaglie operaie, come quella della Fiat di Melfi e altre. Per noi comunisti la classe operaia, classe centrale del moderno sistema di produzione, è l’unica classe sociale che può, conquistando il potere politico, emancipare se stessa e con ciò risolvere la crisi generale che sta martoriando la nostra società, realizzare i grandi cambiamenti di cui il nostro popolo ha bisogno. La storia ha dimostrato che la classe operaia può, dotandosi dei suoi storici strumenti politici ed organizzativi, sviluppando una giusta politica di accumulazione delle forze e raccogliendo attorno al suo progetto tutti gli strati sociali penalizzati dall’imperialismo, sconfiggere i propri sfruttatori ed abolire lo sfruttamento, la povertà, la miseria materiale e spirituale.  

I comunisti sanno benissimo che la crisi che attanaglia il nostro paese non ha vie di uscita nell’ambito del sistema capitalista. Devono dire dunque chiaramente dire alla classe operaia qual è la giusta soluzione per i loro problemi, affermare la necessità della società socialista. Allo stesso tempo, però non possono limitarsi a ciò. E’ compito dei comunisti operare in termini di iniziativa politica, portando il socialismo scientifico nelle lotte quotidiane, indicando alla classe operaia i giusti obiettivi di lotta, per cercare di ottenere delle vittorie parziali, per aprire contraddizioni, incrinare stabilità, rompere equilibri   all’interno di questo sistema sociale, imponendo alla borghesia limiti e soluzioni volte a soddisfare le esigenze vitali degli operai e far divenire il proletariato una forza politica indipendente. Questa iniziativa politica costituisce per i comunisti un mezzo fondamentale per l’accumulazione delle forze rivoluzionarie.

 La situazione politica e sociale è oggi caratterizzata dall'applicazione, da parte dei governi di centrodestra e di centrosinistra, del programma e delle ricette neoliberiste. L'obiettivo programmatico centrale del movimento operaio oggi, a livello italiano e internazionale, deve essere dunque lo sviluppo di una politica di rigetto totale della borghesia capitalistica e della sua attuale politica e ideologia neoliberista (anche della sua versione di "sinistra", il social-liberismo):

I comunisti, nel sostenere le rivendicazioni della classe operaia, devono porre dunque incessantemente la questione della necessità di avanzare un’alternativa rivoluzionaria di rottura completa e decisa con le politiche della borghesia per spezzare definitivamente il dominio dei monopoli, smascherando il ruolo di stampella del sistema  capitalistico ricoperto dai partiti “comunisti” di Giordano e Diliberto, rompendo l’egemonia liberal-riformista. Una rottura diretta alla edificazione del solo, vero, altro mondo necessario e possibile: la società socialista. Questa politica si deve basare sull’unità più larga ed unitaria possibile, politica e di azione, delle masse sfruttate ed oppresse, per rilanciare l’iniziativa anticapitalista e rivoluzionaria su tutti i terreni della lotta di classe.

 

 

Rompere definitivamente con il neoliberismo!

 

In base a questa “analisi concreta della situazione concreta” della nostra epoca avanziamo dunque alla classe operaia, alle vaste masse popolari sfruttate, a tutti i genuini rivoluzionari, il seguente Programma d’Azione, ossia un programma di alternativa anticapitalistica, antiliberista e rivoluzionaria contenente le rivendicazioni politiche immediate del proletariato e delle masse lavoratrici che riteniamo indispensabili in questa fase storica.

Si tratta di un contributo che non intende ne può essere esaustivo delle mille problematiche e campi di azione in cui si svolge la lotta fra le classi; è, nella nostra intenzione, un programma di azione rivolto in modo specifico alla classe operaia ed ai lavoratori avanzati che, grazie alla discussione ed alla pratica di lotta di classe, potrà essere arricchito di altri contenuti (così come si potrà metterne in primo piano ora questo ora quell’aspetto specifico), e gettare così le fondamenta per una piattaforma generale di lotta anticapitalista, essenziale per il futuro del movimento operaio. 

Con queste parole d’ordine intendiamo dunque in primo luogo contribuire all’organizzazione degli operai, sviluppare l’agitazione e la lotta del proletariato, trasformare le agitazioni da parziali e frammentarie in un’agitazione generale sull’insieme delle rivendicazioni di classe. Rafforzando la capacità organizzativa del proletariato e facendolo diventare una forza politica indipendente, sarà possibile anche strappare alla borghesia alcuni risultati parziali che soddisfino le esigenze più vitali degli operai e di tutti gli sfruttati.

Queste rivendicazioni e queste lotte hanno anche una dimensione internazionale. Nelle attuali condizioni di globalizzazione sempre più sfrenata e dunque di interconnessione globale, l’attacco neoliberista assume sempre più una connessione internazionale e colpisce, sostanzialmente sulla base di un unico programma, la classe operaia dei vari paesi (a capitalismo avanzato come quelli semi coloniali o in generale arretrati). La reazione e la lotta della classe operaia deve dunque muoversi sulle stesse direttrici, deve essere caratterizzata dall’unità di intenti e di azione di tutta la classe operaia a livello internazionale. Soltanto se la classe operaia saprà dare un respiro internazionale alle sue lotte, dotarsi di una piattaforma di lotta politica generale anticapitalista e rivoluzionaria a livello internazionale (quanto meno europeo), una propria struttura dirigente indipendente, ecc. potrà non solo resistere con maggiore efficacia e controbattere la politica di divisione e di ricatto dell’imperialismo, ma la lotta e la mobilitazione e le lotte operaie e delle masse popolari risulteranno più contundenti e capaci di ottenere vittorie e prospettive più stabili e durature. 

Il programma d’azione della classe operaia che qui presentiamo contiene quindi rivendicazioni comuni che riteniamo adatte a favorire la lotta organizzata e l’unione dei lavoratori di tutti i paesi.  Questo programma può essere caratterizzato e sintetizzato al meglio dalle parole d’ordine:

 

No alla dittatura del capitale monopolistico!

Operai e lavoratori, tutti insieme contro il capitale!

Il potere alla classe operaia!

 

e si impernia sui seguenti punti e proposte:

 

 1. Contro l’immiserimento del proletariato un forte aumento dei salari a spese dei profitti

 

L’aggravarsi della crisi capitalistica e la conseguente applicazione delle ricette neoliberiste volte a rialzare il saggio di profitto sta determinando una situazione di progressivo ed incessante impoverimento della classe lavoratrice e più in generale in sempre più larghi strati di massa.

 La tendenza del sistema capitalista ad abbassare il livello medio dei salari si è espressa con forza negli ultimi anni. I prezzi delle merci sono saliti alle stelle ma le retribuzioni –nonostante l’aumento della produttività del lavoro- hanno perso costantemente potere d’acquisto. Anche tirando la cinghia le masse lavoratrici non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese e si impoveriscono sempre più, tanto che oggi si parla già di terza settimana quale soglia massima di copertura salariale mensile per milioni di famiglie proletarie.

La borghesia imperialista, sempre a caccia di nuovi modi per abbassare il livello di vita della classe operaia, e per proseguire nella sua di politica di sfruttamento sta cercando di utilizzare ipocritamente il dramma dell’immiserimento delle fasce popolari (che essa stessa sta determinando) per sferrare un nuovo attacco alla classe operaia.  La nuova ricetta della borghesia è incentrata principalmente su “più produttività più salario”, ovviamente tramite la contrattazione decentrata. Ricordando che la decentrata coprirebbe al massimo il 30% dei lavoratori, è ovvio che con questa manovra si cerca di colpire ulteriormente il CCNL e dividere i lavoratori.

La classe operaia non deve cadere in questa trappola. Uomini, donne e giovani che hanno un lavoro, o che lo stanno cercando, devono avere un reddito che permetta loro di vivere decorosamente, ma questo non a scapito di un ulteriore abbassamento generale delle loro condizioni. Dobbiamo perciò lottare uniti per ottenere significativi aumenti salariali uguali per tutti, basandoci sulle nostre reali esigenze e non sulle trappole delle “compatibilità economiche” o dei tetti di inflazione. Sono i profitti e le rendite parassitarie a dover essere sacrificati, non le nostre buste paga.

Allo stesso tempo il ripristino della scala mobile per salari e pensioni –per difenderci dall’inflazione- e l’introduzione di un salario minimo garantito e rivalutato al 100% per tutto il proletariato, la detassazione del lavoro salariato e l’introduzione di un’imposta fortemente progressiva sui redditi, sono rivendicazioni che vanno sostenute con la lotta generale di tutte le categorie.

 

Più salario a spese di profitto e rendita!

 

 

2. Un lavoro regolare per tutti

 

Milioni di lavoratori, non soltanto i giovani neoassunti vivono il dramma della precarietà nel lavoro come nella vita. Questa amara condizione conduce alla fine delle speranze, delle prospettive di una vita migliore. Il precariato (così come la disoccupazione) non sono causati dalla classe operaia. E’ il sistema capitalista che li produce costantemente e li utilizza come mezzo di pressione sui salari, per peggiorare le condizioni di lavoro, ecc. Per questo dobbiamo lottare per applicare tutte le misure necessarie alla difesa del posto di lavoro, respingendo con forza i licenziamenti, la cassa integrazione, le sospensioni, le esternalizzazioni, le privatizzazioni.

Elemento centrale di questa battaglia è la lotta al precariato ed alla sottoccupazione che colpisce oggi milioni di giovani proletari. Dobbiamo rivendicare l’eliminazione del lavoro nero e del precariato con la trasformazione di tutti i contratti precari ed irregolari in rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato; la soppressione di appalti e subappalti, di apprendistato, stage, lavoro a progetti, a chiamata, a domicilio, ecc. L’abolizione del Pacchetto Treu e della Legge Biagi sono un obiettivo prioritario in questo senso.

La disoccupazione ed il precariato non devono essere usati per ricattare i lavoratori occupati e ridurre le loro paghe. Le istituzioni devono cessare di finanziare le imprese quando licenziano e devono applicare alle imprese ed agli enti che controllano il divieto di licenziare. Inoltre, visto che lo stato borghese non riesce ad assicurare il diritto al lavoro, deve essere introdotto il reddito sociale ai disoccupati, in modo tale da garantire a tutti i proletari un’esistenza dignitosa e stroncare i tentativi di divisione degli operai.

 

Basta col precariato! Un lavoro stabile e dignitoso per tutti!

 

 

3. Limitazione della giornata lavorativa senza alcuna contropartita

 

La lotta per la riduzione della giornata lavorativa rappresenta nelle mani della classe operaia l’arma con cui combattere, entro il quadro del regime capitalista, l’oppressione crescente generata dall’aumento della produttività e dell’intensità del lavoro e porre così un argine alla rovina della vita e della salute degli operai.

Mentre le centrali riformiste hanno abbandonato questo storico obiettivo, i capitalisti, utilizzando il ricatto occupazionale e le “delocalizzazioni”, stanno conducendo un’offensiva per costringere gli operai ad allungare l’orario di lavoro (v. i diktat di Bruxelles). In tal modo essi accrescono il plusvalore assoluto e rialzano il saggio di profitto a spese del proletariato.

Nel capitalismo il progresso tecnologico non porta all’aumento del tempo libero, ad un miglioramento delle condizioni lavorative, ma ad una maggiore schiavitù. E’ quindi necessario respingere i piani padronali e rilanciare la battaglia per la riduzione effettiva dell’orario di lavoro, limitando per legge la settimana lavorativa a 35 h. ed introducendo il riposo ininterrotto di almeno 48 h, come primo passo per raggiungere l’obiettivo delle 30 h. Tutto questo senza aumento della flessibilità (annualizzazione, banca delle ore, ecc.), senza decurtazioni salariali o delle ferie, senza indennizzi ai padroni, ma con l’aumento degli organici e la proibizione degli straordinari. Sono altresì da rifiutare l’introduzione di turni notturni e festivi in tutti i rami produttivi (con la sola eccezione di quelli in cui sono indispensabili per ragioni tecniche) e di ogni altra forma che comporti l’aumento dello sfruttamento.

 

Lavorare meno lavorare tutti!

 

 

 

 

 

4. Riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro, aumento delle pause

 

Negli ultimi anni, con il pretesto dell’innovazione tecnologica e dell’automazione, le condizioni di lavoro degli operai sono peggiorate e l’inasprimento dello sfruttamento è stato eretto a sistema. Sono state introdotte nuove metriche (ad es. il famigerato TMC2), i ritmi di produzione sono divenuti infernali, i carichi di lavoro e le mansioni raddoppiati, le pause compresse o abolite.

L’intensificazione del lavoro operaio serve ai capitalisti per spremere più plusvalore relativo; di conseguenza lo sfruttamento della forza-lavoro ha subito un’impennata. I padroni hanno realizzato ciò, rendendo le fabbriche delle caserme in cui fioccano multe, sospensioni e licenziamenti per chi si ribella o per chi non ce la fa, mettendo in concorrenza gli operai l’uno con l’altro “per stare sul mercato”. E invece delle promesse di aumenti di paghe ed assunzioni, è diminuito insieme al salario anche il numero degli operai occupati.

La lotta a fondo per difendere il lavoro dalla voracità del capitale è un elemento centrale della ripresa operaia. Essa non può essere affidata a commissioni miste padroni-sindacato, ma deve essere gestita direttamente dagli operai, uscendo dalla ristrettezza dei singoli reparti o fabbriche.

Per questo è importante che la resistenza proletaria si sviluppi ponendo delle barriere precise alle cadenze, delimitando l’intensità del lavoro, diminuendo i carichi di lavoro, ricontrattando le pause per prolungarle, opponendosi alle varie forme di cottimo e collegando strettamente questi obiettivi alle questioni degli organici, dell’orario, degli aumenti salariali e della lotta contro la nocività nei posti di lavoro.

 

Miglioramento generale ed incondizionato delle condizioni di lavoro!

 

 

5. Stessi diritti economici, politici e sociali per le masse lavoratrici

 

Per favorire l’introduzione di misure volte a aumentare lo sfruttamento e subordinarci sempre più agli interessi del “libero mercato”, il sistema capitalista crea senza soste un esercito di lavoratori sottopagati, discriminati e senza diritti, escogita e mantiene divisioni fittizie, moltiplica categorie e livelli artificiosi, punta a distruggere i contratti nazionali di lavoro ed a ripristinare le gabbie salariali.

I capitalisti ed i loro governi, in nome della “competitività” ci vogliono spezzettare, renderci più deboli e ricattabili. Lo fanno sopprimendo gli elementi di unità materiale della classe e mettendo in discussione le garanzie dei lavoratori. Senza parlare dei pregiudizi sociali, nazionali, etnici, di genere, culturali e politici che la classe dominante alimenta continuamente per contrapporre gli sfruttati fra loro.

La difesa a spada tratta del CCNL contro ogni tentativo di ridimensionamento (con la scusa da parte della borghesia di favorire la contrattazione aziendale), l’eliminazione di tutti quegli strumenti che la borghesia ha diffuso per dividere gli operai e trarre profitti maggiori, e l’introduzione della parità normativa, salariale, ecc. fra tutti i lavoratori, devono essere messi al centro di ogni piattaforma.

Dobbiamo mettere fine alle discriminazioni ed alle divisioni esistenti fra uomini e donne, lavoratori stabili e precari, giovani ed anziani, italiani e stranieri; estendere i diritti ai lavoratori indipendentemente dal tipo di contratto e dalle dimensioni aziendali; rivendicare la parificazione salariale, la pienezza e l’uguaglianza dei diritti politici, sindacali e sociali: un’uguaglianza verso l’alto.

L’immediato ritiro della legge Bossi-Fini, la chiusura dei CPT, la sanzione di pari diritti e la regolarizzazione di tutti i lavoratori immigrati fanno parte integrante delle rivendicazioni di classe.

 

Difendiamo il CCNL! Una sola classe, stessi diritti!

 

 

6.  Lotta alla nocività del lavoro salariato

 

Un’inevitabile conseguenza del peggioramento delle condizioni dei lavoratori è l’incremento degli infortuni sul lavoro e il dilagare delle malattie professionali. Non passa giorno che i proletari non muoiano nelle officine, nei cantieri, sulle strade per colpa di padroni e padroncini che per salvaguardare i profitti risparmiano su mezzi e misure di protezione, oppure a causa della stanchezza, dell’assenza di prevenzione, ecc. Una delle ultime di queste tragedie è stato il rogo della Thyssen, con la morte atroce di sette operai.  Gli operai ne hanno abbastanza di “lacrime di coccodrillo” e di parole gettate al vento, non vogliono morire o ammalarsi per salvaguardare il profitto dei padroni. E’ gravissima l’assenza dalle piattaforme di quelle rivendicazioni che la classe operaia ha maturato nella sua dura lotta contro questo aspetto dello sfruttamento capitalistico. La sola elezione degli RLS, le procedure burocratiche introdotte dalle leggi e l’assunzione degli ispettori del lavoro non bastano a salvaguardare la salute operaia. Di fatto i capitalisti sono liberi di adottare, o meno, la sicurezza in azienda a secondo delle convenienze e pagano raramente ed in maniera irrisoria per i crimini che compiono. Per i capitalisti l’impunità è la regola.

La medicina preventiva e il controllo sull’applicazione delle leggi in materia, l’ispezione di fabbrica sulle condizioni lavorative e la salute degli operai cominciano ad essere effettive quando sono gli operai a lottare in prima persona e duramente contro la nocività. E’ necessario imporre nell’ambito delle lotte dirette e di massa obiettivi che realizzino il diritto alla salute ed alla sicurezza del lavoro, la predisposizione del documento dei rischi da parte degli RLS e degli operai, il ripristino del requisito tecnico della “adozione della migliore tecnologia disponibile sul mercato”, il rifiuto delle lavorazioni pericolose, il riconoscimento del “pieno potere” del RLS di sospendere il lavoro in caso di pericolo, l’adozione concreta di severe misure punitive (compresa la requisizione della fabbrica per non permettere la “chiusura giudiziaria”) contro i padroni che non rispettano le norme e che sono i responsabili degli omicidi “bianchi”.

 

Un lavoro sicuro a spese dei padroni!

 

 

 

7.  Sanità, istruzione, trasporti e pensioni sono diritti sociali dei lavoratori

 

Nei decenni scorsi la classe operaia, grazie alle sue lotte ed ai suoi sacrifici, ha contribuito a creare un sistema di protezione sociale, sanitario ed educativo basato su principi solidaristici.

Lo smantellamento e la privatizzazione dei servizi, l’allungamento dell’età lavorativa e la distruzione del sistema previdenziale pubblico sono stati il ritornello di tutti i governi borghesi degli ultimi anni. Oggi questo attacco ai diritti viene rafforzato con le politiche imposte dall’U.E. (v. direttiva Bolkestein). Tutto questo mentre le spese militari – che portano miseria, povertà e morte agli operai ed ai popoli oppressi del mondoe le altre spese parassitarie e antisociali hanno visto un costante aumento.

Il sistema di protezione sociale si è fin troppo deteriorato e con il federalismo rischia di collassare. La sanità, l’educazione, i trasporti, non devono essere merci il cui costo grava sulle spalle delle famiglie proletarie. Sono invece diritti che devono rispondere a standard quantitativi e qualitativi ed essere garantiti gratuitamente alla classe che crea l’intera ricchezza sociale.

Gli operai inoltre, dopo aver subito condizioni lavorative sempre più pesanti, aspirano ad andare in pensione dignitosamente prima di essere completamente sfiniti e con un trattamento dignitoso. Con la nuova controriforma e l’esplosione della precarietà gli anni di contribuzione non potranno essere l’unico punto di riferimento per il calcolo, altrimenti si farà la fame. Come hanno espresso con forza le manifestazioni che si sono succedute negli ultimi tempi in difesa delle pensioni pubbliche le rivendicazioni del diritto di andare in pensione senza tagli dopo 35 anni di lavoro, dell’abbassamento a 60 anni come età pensionabile e dell’80% dell’ultima retribuzione come livello minimo della pensione sono rivendicazioni basilari e da esigere.

 

Un sistema di protezione sociale pubblico, più forte e gratuito per i lavoratori!

 

 

8.  Nessuna limitazione del diritto di sciopero, di assemblea, di organizzazione

 

Per accentuare lo sfruttamento e realizzare la loro politica antioperaia i gruppi monopolistici devono creare uno stato di fatto che renda difficile alle masse lavoratrici la lotta per le proprie esigenze. I governi agevolano e sostengono tale obiettivo, varano a ripetizione leggi e misure con cui si esprime la volontà della borghesia di rinsaldare il suo dominio di classe ed impedire l’azione comune degli operai organizzati.

L’attacco all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, con il quale vogliono mettere fuori gioco i sindacati, in quanto associazioni in cui i lavoratori si organizzano e lottano, è solo un esempio recente di questa politica, momentaneamente respinto grazie alla protesta della massa operaia.

La classe operaia deve difendere palmo a palmo i diritti conquistati con decenni di dure lotte. Agli operai occorre poter lottare apertamente contro la classe dei capitalisti. Perciò è necessario mantenere ed estendere gli spazi di democrazia reale, la libertà di riunirsi liberamente, di discutere, di organizzarsi, di scioperare. Questi diritti irrinunciabili vanno preservati sia dagli attacchi dei padroni e dello stato, sia dagli attacchi dei vertici sindacali a loro asserviti. A quest’ultimo riguardo va ribadito – mettendolo in pratica - il diritto degli operai di votare su piattaforme ed accordi che li riguardano, di scegliersi liberamente e revocare i propri rappresentanti, esigendo che i negoziati si sviluppino sotto il controllo di commissioni operaie e con l’espresso vincolo di non firmare nulla senza consultare la base operaia.

 

I diritti politici e sindacali dei lavoratori non si toccano! 

 

 

9. No alla trasformazione reazionaria dello Stato e della società

 

La politica seguita dalle classi dominanti capitalistiche per mantenere il loro potere ed i loro privilegi e continuare a piegare le masse lavoratrici è oggi caratterizzata dal tentativo di costruzione di un regime autoritario, anticamera del fascismo. Parallelamente, con le varie tendenze federaliste e separatiste la borghesia cerca politicamente di dividere la classe operaia del nord dal resto delle masse popolari italiane, rendendo più debole l’intero movimento dei lavoratori.

La controriforma della Costituzione, il referendum elettorale, la creazione di una repubblica presidenziale, lo svuotamento del parlamento, la "devolution", l’ulteriore restringimento dei diritti politici, sociali e civili – utilizzando il pretesto della “guerra al terrorismo” e “l’emergenza sicurezza” - sono altrettanti aspetti di una svolta reazionaria ed eversiva che punta a sopprimere tutte le conquiste e le libertà strappate dalla classe operaia con decenni di lotte accanite. In tale contesto, mentre la borghesia e gli organi dello stato si auto-assolvono per qualsiasi tipo di reato, mentre le provocazioni fasciste e razziste proseguono impunite, l’intero arsenale poliziesco e giudiziario viene rafforzato e utilizzato per criminalizzare e colpire la lotta di classe.

E’ compito della classe operaia spezzare e sconfiggere il piano reazionario voluto dal grande capitale. A tal fine occorre battersi per l’abrogazione del codice penale fascista (in primo luogo l’art. 270 del codice Rocco) e della legislazione repressiva approvata con il pretesto dellalotta al terrorismoper colpire il movimento operaio e restringere i diritti e le libertà conquistate dalle masse. Per sbarrare il passo ai padroni è necessario condurre una lotta ampia e risoluta in difesa ed il rafforzamento delle conquiste e delle libertà democratiche, politiche e di organizzazione dei lavoratori, senza però cullarsi nelle illusioni parlamentari né limitandosi alla difesa della democrazia borghese, ma affermando la necessità di un’alternativa rivoluzionaria.

Allo stesso tempo, la classe operaia deve opporsi fermamente ad ogni progetto di federalismo borghese in ogni sua possibile variante, così come non cedere ai altrettanto pericolosi richiami del “nazionalismo borghese”, altra faccia del disegno reazionario della borghesia.

 

Lottiamo contro la trasformazione reazionaria dello stato!

 Lottiamo contro la repressione borghese!

 

 

10.  I fascisti non hanno diritto di esistere nella Repubblica italiana. Antifascismo militante!

 

Dopo lo "sdoganamento" di Alleanza Nazionale da parte di Berlusconi e la partecipazione dei neofascisti di Fini al governo della Repubblica, si è continuamente estesa e intensificata in questi ultimi anni l'ondata di revisionismo storico che tende a rivalutare vari aspetti del fascismo, a riabilitare sostanzialmente Mussolini e la Repubblica Sociale, e a denigrare ed infangare la Resistenza.

Si è andati avanti con un crescendo di menzogne storiche e di attacchi alla guerra partigiana, con l'intento di svalutarla, di ridimensionarla, di svuotarla di significato come un fatto di importanza secondaria nel quadro generale della seconda guerra mondiale. C'è chi ha voluto mostrare «comprensione» per i «ragazzi di Salò», mentre i partigiani vengono dipinti - da alcuni libri infami - come dei delinquenti comuni. La strage nazista delle Fosse Ardeatine viene addebitata ai gappisti romani che compirono l'azione di guerra di Via Rasella. Le forze di destra sono arrivate a presentare una proposta di legge - non giunta fino all'approvazione - per equiparare partigiani e repubblichini come "belligeranti" tutti ad egual titolo.

Negli stadi e nelle piazze la teppaglia fascista esibisce impunemente rune, svastiche e croci celtiche, mentre in varie città d'Italia gruppi di naziskin e di picchiatori, organizzati da Forza Nuova con la copertura del neofascismo «ufficiale», compiono raid squadristici, che si traducono spesso in gravi fatti di sangue. 

I fascisti, da sempre coinvolti nei tentativi di golpe e nelle stragi che hanno insanguinato l'Italia (grazie anche al ruolo delle basi USA e Nato sul nostro territorio, vere e proprie centrali di addestramento dell'eversione di destra), sono oggi il braccio armato di Fini - che si appresta fra qualche mese ad assumere nuove responsabilità di governo - come lo erano ieri del torturatore di partigiani Almirante. Il loro ruolo è un ruolo di difesa della borghesia capitalistica, che li usa quale strumento di potere per la conservazione dei suoi interessi di classe.

Contro l'ipocrita «pacificazione» oggi predicata dalle forze di destra, da larga parte della sinistra parlamentare e da tutte le istituzioni dello Stato, la risposta della classe operaia e di tutti i lavoratori e democratici italiani dev'essere fermissima:

Nessuna pacificazione con il neofascismo! Difesa intransigente della verità storica, contro i falsificatori della storia! Difesa intransigente della lotta armata partigiana, in tutti i suoi momenti e aspetti!  Chiusura di tutte le sedi neofasciste!

 

La Resistenza continua! Il fascismo non passerà!

 

 

11. No all'offensiva reazionaria del Vaticano!

 

Dopo l'ascesa di Joseph Ratzinger al soglio pontificio, si è intensificata un'offensiva a tutto campo della Chiesa cattolica sul terreno dei valori e della cultura, e sui cosiddetti «temi eticamente sensibili». Una violenta offensiva reazionaria è stata scatenata contro il riconoscimento giuridico delle unioni delle coppie di fatto e di quelle omosessuali, contro la legge 194 che ha sanzionato la libera scelta delle donne in tema di aborto, contro la libera sperimentazione scientifica in tema di fecondazione assistita, e su molte altre questioni.

Sotto la presidenza prima di Ruini e ora di Bagnasco, la Conferenza Episcopale Italiana si è assunta - di fatto e in misura crescente - il ruolo di terzo ramo del parlamento italiano, accanto alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. In pratica, il Vaticano «detta l'agenda politica italiana» su tutti i problemi nei quali la gerarchia cattolica vuole imporre le sue concezioni retrograde e antiscientifiche, approfittando dell'atteggiamento sostanzialmente remissivo delle forze politiche della cosiddetta sinistra laica, democratica e socialdemocratica, e delle stesse istituzioni dello Stato borghese.

Non basta indignarsi per quella che chiamano l'«ingerenza» della Chiesa cattolica nei problemi dello Stato, dimenticando che il Vaticano si avvale pienamente - da più di dieci anni - di quanto gli è stato riconosciuto dall'Accordo craxiano del 1984 (il cosiddetto nuovo Concordato), il quale dichiara, nel suo art. 1, che la Repubblica italiana e la Santa Sede si impegnano «alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del paese» (clausola che nel precedente Concordato del 1929 non esisteva).

La Chiesa cattolica ha lanciato la sfida, e chi può raccoglierla sono solo i comunisti, insieme agli elementi politicamente e ideologicamente avanzati del proletariato, denunciando e combattendo il ruolo reazionario della gerarchia ecclesiastica e difendendo fino in fondo i valori e i contenuti della scienza moderna e che hanno il loro compimento, la loro concreta e costruttiva realizzazione nell’umanesimo marxista, per la costruzione di una civiltà veramente libera.

 

Per una scienza ed una scuola libere da ogni condizionamento

della Chiesa cattolica e di tutte le confessioni religiose!

Per l’abolizione dei Concordati e dei Patti Lateranensi!

 

 

 

12. Tutela e riqualificazione dell’ambiente

 

Surriscaldamento climatico, sconvolgimenti e sciagure ambientali in ogni parte del globo, utilizzo dissennato delle materie prime e delle risorse naturali che sta portando al loro tendenziale esaurimento, città al limite dell’asfissia per l’inquinamento dell’aria, fino alla “bomba rifiuti” che sta martoriando da mesi le masse popolari campane. Non siamo di fronte ad eventi naturali o casuali. E’ il modo di produzione capitalista che sta alterando in maniera sempre più drammatica il rapporto tra gli esseri umani e la natura, che continua a produrre emergenze ambientali ogni volta più gravi.  La classe operaia e le grandi masse popolari sono le prime vittime di questa situazione scandalosa: esse abitano e vivono in condizioni ambientali spesso oltre il limite della tolleranza, sono le prime ad ammalarsi, a morire per cause ambientali.

La ricerca a tutti i costi del massimo profitto, pietra fondante della società capitalista, è la causa fondamentale di questi disastri; la borghesia dunque non può fare altro che lanciare piani di “risanamento” globali che non possono essere da essa attuati. Le teorie favorevoli a una politica di “sottosviluppo”, portate avanti da certi settori della “borghesia illuminata”, ben mettono in evidenza il paradosso del sistema capitalista: solo la stagnazione economica, con il conseguente peggioramento delle condizioni di vita delle masse popolari, potrebbe bloccare lo scempio ambientale.

Il movimento ambientalista ha svolto in questi anni un importante ruolo di denuncia, sta portanto avanti lotte di grande portata a salvaguardia dell’ambiente. Il suo limite politico maggiore è stato quello teorizzare l’esistenza di uno sviluppo economico “compatibile” all’interno del modo di produzione capitalista, di non collegare dunque, salvo rari casi, queste mobilitazioni alla più generale lotta contro il sistema sociale borghese.

La classe operaia deve fare con forza propria la battaglia contro gli sprechi di risorse e la devastazione ambientale, legando la lotta dentro la fabbrica con il territorio; occorre lottare contro il degrado ambientale, le varie forme di inquinamento e per una migliore qualità della vita, per la riconversione senza contropartite delle aziende altamente inquinanti, per una produzione organizzata su basi razionali ed ecologicamente compatibili.

 

Lottiamo per un modello di sviluppo che si basi sulle reali esigenze delle masse popolari!

 

 

 

13. Ritiro immediato delle truppe italiane. Via le basi americane dall'Italia! Fuori l'Italia dalla NATO e dall'Unione Europea.

 

L’imperialismo italiano gioca un ruolo di primo piano nella guerra imperialista “permanente”. La borghesia cerca in questo modo, legandosi al carro USA, di superare la sua crisi e la sfrenata concorrenza internazionale, ritagliandosi un posticino al sole.

Questa politica brigantesca all’esterno, per difendere gli interessi dei monopoli, si lega in modo indissolubile con la reazione e l’attacco alle condizioni di vita delle masse lavoratrici all’interno del paese. Essa si traduce per le masse popolari nei tagli ai servizi sociali (mentre crescono le spese belliche), nella militarizzazione dell’intera società, nella strisciante liquidazione dei diritti democratici di associazione, di manifestazione, di informazione, negli attacchi contro i lavoratori immigrati.

La lotta contro le aggressioni imperialiste e contro la preparazione di una nuova carneficina mondiale scatenata dai predoni capitalisti appartiene anzitutto alla classe operaia. Essa deve indirizzarsi anzitutto contro i governi borghesi del proprio paese, reclamando il ritiro immediato delle truppe inviate all’estero, lo smantellamento e la chiusura delle basi militari USA, l’uscita dalle alleanze belliciste ed imperialiste come la NATO e l’U.E., per estromettere dal potere i fomentatori delle guerre. Gli ultimi anni hanno visto la ripresa della lotta popolare su questi temi e la nascita a livello internazionale ed in Italia di un potente movimento pacifista che in taluni casi, ma solo debolmente e con molte contraddizioni, ha assunto caratteri e contenuti chiaramente antimperialisti. Nonostante gli sforzi e la vastità delle mobilitazioni, questo movimento non ha registrato successi definitivi e “strategici” ed oggi, nel nostro paese, sta incontrando in generale - e a parte eccezioni comunque significative (“No Dal Molin”) - un periodo di crisi di iniziativa.

Questa lotta in difesa della pace deve necessariamente coniugarsi con il più largo e complessivo fronte della lotta anticapitalista, con la solidarietà internazionalista e la difesa del diritto alla resistenza dei popoli che subiscono le aggressioni imperialiste, l’occupazione neocoloniale ed il saccheggio dei loro paesi.

 

No alle avventure imperialiste!

Solidarietà ed appoggio internazionalista ai popoli in lotta!

 

 

 

 

Conclusioni

 

Proponendo un Programma d’azione, i marxisti-leninisti intendono sviluppare in modo organico ed efficace sul piano tattico un’iniziativa politica comunista rispondente alla situazione storica concreta, ai reali rapporti di forza fra le classi; essi intendono collegarsi profondamente alle grandi masse operaie e popolari e sviluppare una mobilitazione ed un più alto livello di organizzazione ed unità del proletariato accumulando forze in funzione della rivoluzione socialista.

Il nostro scopo non è “trasformare le lotte economiche in lotte politiche", ma il suo esatto contrario: legare la politica rivoluzionaria alle lotte quotidiane; servirsi cioè di ogni lotta immediata, parziale, di ogni obiettivo che agitiamo, per elevare la coscienza di classe, per propagandare la necessità e la possibilità del socialismo.

Il Programma che presentiamo è un programma estremamente concreto, che non si pone sul piano delle promesse, che non rappresenta il “libro dei sogni”. Pur non essendo, alla luce degli attuali rapporti di forza, immediatamente realizzabile, risponde ad una tattica che porta a spostare le larghe masse su nuove posizioni, più avanzate, rende comprensibile al proletariato che è possibile trasformare la realtà, prepara ed avvicina il raggiungimento dell’obiettivo strategico: il superamento dialettico e storico del modo di produzione capitalista.

 

Noi presentiamo questo programma ai proletari ed ai lavoratori sfruttati ed oppressi dicendo chiaramente che i problemi fondamentali che affliggono i lavoratori non sono risolvibili entro il sistema capitalistico, ma solo con il suo abbattimento rivoluzionario. Questo Programma d’azione si inscrive all’interno della prospettiva strategica che possiamo racchiudere nella parola d’ordine del “Governo Operaio”. La proposta del “Governo Operaio” non ha per noi il significato di una fase reale di sviluppo storico oggi immediatamente concretizzabile. E’ però la prospettiva storica, strategica che avanziamo fin da oggi alla classe operaia come necessario ed inevitabile approdo della lotta di classe del proletariato, un governo che sia risultato del processo di lotta anticapitalista e che serva da immediato preludio alla rivoluzione proletaria e all’edificazione dello stato socialista di dittatura del proletariato.

 

Da molti anni si è sviluppata in Italia tutta una serie di movimenti – frammentati e divisi - che hanno condotto la loro azione sul terreno delle lotte democratiche, ambientaliste, pacifiste e di solidarietà con le lotte di liberazione dei popoli.

Noi comunisti non neghiamo l'importanza di questi movimenti e i risultati parziali che - in taluni casi - essi hanno ottenuto. Ma il «movimentismo» ha dimostrato anche i suoi limiti e, alla lunga, la sua mancanza di prospettive.

Come comunisti, noi pensiamo che l'agitazione di un programma di rivendicazioni parziali ed immediate, come quelle che qui proponiamo e che dovranno condursi in primo luogo nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro, debba trovare il suo momento unificante nella parola d'ordine del Fronte unico proletario.

Esso dovrà tendere ad essere un fronte unico organizzato, cioè a fondarsi sopra degli organismi di massa stabili e permanenti, i Comitati di Fronte unico, intorno ai quali possano raccogliersi gli operai e i lavoratori per il coordinamento e lo sviluppo di tutte le lotte anticapitalistiche che si estenderanno e si intensificheranno nel prossimo futuro. Questi comitati debbono essere intesi come organi di unità di tutti i lavoratori e gli sfruttati, mobilitati sia per lotte di carattere immediato, sia per azioni politiche di portata più generale.

I comunisti dovranno svolgere, all'interno di questi organismi, opera di orientamento e di direzione, presentandosi sempre come i fautori dell'unità della classe operaia e di tutti gli strati sociali sfruttati e oppressi dal capitale, e chiarendo costantemente alle masse lavoratrici che solo la trasformazione delle loro lotte in un unico movimento rivoluzionario per l'abbattimento del capitale potrà portare alla loro liberazione in una società socialista.  

 

La classe operaia, affinché le sue lotte quotidiane e i suoi obiettivi storici abbiano vere e durature possibilità e prospettive di vittoria, deve avere alla sua testa la propria organizzazione politica indipendente. Primo dovere dei comunisti è dunque anzitutto quello di sviluppare la coscienza di classe del proletariato, di indicare la necessità prioritaria della soluzione di quello che è oggi, per la classe operaia e per il movimento comunista, il problema più importante, quello che assicura la risoluzione di tutti gli altri: la ricostruzione del partito comunista, fondamentale strumento di lotta della classe operaia.  

Il lavoro strategico per la ricostruzione del partito e quello di agitazione e mobilitazione politica per sviluppare l’organizzazione della classe ed attuare il Programma d’azione sono per i comunisti due terreni di lotta necessariamente inscindibili ed interdipendenti.

Auspichiamo quindi che questo programma contribuisca in modo rilevante anche ad una maggiore unità fra le forze autenticamente comuniste, lungo l’arduo e complesso percorso per la ricostruzione di un forte Partito comunista nel nostro paese.      

In conclusione: Facciamo oggi appello ai sinceri comunisti, ai lavoratori d’avanguardia, alla classe operaia ed alle masse popolari affinché essi facciano proprio questo Programma d’azione, lo considerino un utile contributo - suscettibile di ulteriore elaborazione - allo sviluppo della loro azione rivoluzionaria, lo mettano in pratica e lo arricchiscano sulla base della loro esperienza.

 

Febbraio 2008                                                                                       Piattaforma Comunista