UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE E NECESSARIO,

SI CHIAMA SOCIALISMO!

Progetto di programma generale

elaborato dalla redazione di Teoria & Prassi

e adottato da Piattaforma Comunista

 

Prefazione

 


Sotto i nostri occhi si evidenzia il fallimento dell’attuale modo di produzione in tutte le sue dimensioni.

Mai si è prodotta tanta ricchezza nel mondo e mai c’è stata tanta povertà, mai le differenze di classe sono state così profonde e vaste. Con il “trionfo del libero mercato” il fossato fra i ricchi e la povera gente, fra paesi ricchi e paesi poveri si è ampliato costantemente. I grandi sviluppi tecnologici e scientifici invece di generare benessere hanno portato all’incremento dello sfruttamento e della disoccupazione, al peggioramento della situazione materiale di vita per le masse lavoratrici.

Un pugno di parassiti supermiliardari e di monopoli finanziari internazionali concentra capitali immensi e la maggior parte dei beni in ogni paese, mentre gli operai che li producono usufruiscono di un bassissimo livello di vita perché ricevono soltanto ciò che è strettamente necessario - dal punto di vista fisico e sociale - per la riproduzione della loro forza-lavoro e, in una parte del globo, si trovano addirittura al di sotto del livello minimo di sussistenza. Un gruppo di potenze imperialiste, capeggiate dagli USA, dettano la legge e l’ordine internazionale, dominano i popoli e le nazioni oppresse con le guerre di rapina e con l’imposizione di trattati di pace ingiuste, con mezzi legali ed illegali.

Le nuove conquiste sono poste in modo limitatissimo a disposizione della maggioranza della popolazione. Miliardi di persone non hanno acqua potabile, luce, case, medicine, servizi di base. Malattie facilmente curabili mietono centinaia di milioni di vittime mentre cifre immense vengono spese per armamenti sempre più distruttivi. Masse enormi sono private della cultura e quelle che ne hanno accesso vengono inondate dalla spazzatura mediatica.

Nelle metropoli lo stress, la solitudine, l’alienazione, la competizione tra sfruttati,  costituiscono la norma; tutti i bisogni, le aspirazioni, i sentimenti sono trasformati in merce. Molti sono i giovani che percepiscono la loro vita come vuota e senza senso. I figli dei lavoratori si trovano senza prospettive e la paura del futuro accomuna uomini e donne di tutte le età

Tutto questo ha una sola ragione: la nostra epoca è l’epoca della crisi generale del capitalismo. Essa è caratterizzata dall’intensificazione di tutte le stridenti contraddizioni della società borghese e dallo sviluppo della lotta fra le classi.

La crisi generale del capitalismo sconvolge la totalità della società borghese ed abbraccia ogni aspetto del sistema sociale: l’economia, l’ideologia, la politica, la cultura, la morale, il rapporto con la natura, le molteplici strutture sociali, ecc. E’ una crisi multiforme, poliedrica che colpisce tutti paesi e tutte le classi senza eccezione.

I fatti più recenti - a partire dall’avvio di una prolungata ed estesa guerra di rapina condotta dall’imperialismo USA per mantenere la supremazia mondiale - dimostrano che siamo entrati in una nuova fase di aggravamento e acutizzazione di tutti i suoi fenomeni più negativi.

Elementi tipici della situazione odierna sono infatti: l’intensificazione della contesa fra potenze imperialiste e grandi monopoli finanziari per i mercati di sbocco, le materie prime, lo sfruttamento della forza-lavoro, una tendenza allo scontro armato per la nuova ripartizione del mondo e delle sfere di influenza; l’intensificazione della politica neocoloniale, il ricorso ai protettorati, ai regimi vassalli, per conquistare posizioni di forza;  l’inasprimento delle questioni nazionali e razziali.

All’interno dei paesi capitalisti e imperialisti la crisi si manifesta in campo politico sotto la forma dell'attacco intenso della borghesia contro le conquiste e le libertà della classe operaia, con lo scopo di instaurare regimi reazionari o fascisti ed imporre, in ogni caso, una ferrea dittatura dell’oligarchia finanziaria.

Tutto ciò causa una più decisa e vasta resistenza della classe operaia e delle masse lavoratrici, che non hanno mai accettato passivamente la situazione in cui vivono e tanto meno gli attacchi dei capitalisti e dei loro governi.

Nella fase attuale le ondate della lotta del proletariato – che, smentendo quotidianamente la leggenda reazionaria della sua «scomparsa», continua a crescere quantitativamente su scala internazionale - hanno ripreso slancio in molti paesi e sono in costante ascesa, dimostrando che reazionari, liberali e riformisti non possono arrestare l’esplosione delle energie rivoluzionarie degli sfruttati. Gli antagonismi di classe si manifestano in modo sempre più netto, suscitati dallo sviluppo internazionale del capitale monopolistico finanziario.

La caratteristica fondamentale della crisi generale del capitalismo è dunque l’incessante processo rivoluzionario, l’aspra lotta fra le classi a livello nazionale ed internazionale, fra proletariato e borghesia, fra i popoli e le nazioni oppresse e l’imperialismo.

 

La crisi generale del capitalismo investe in pieno anche il nostro paese. Dal caso Fiat a quello Parmalat, dalla deindustrializzazione di intere aree all’abbandono del meridione si moltiplicano gli esempi del fradiciume e del disfacimento del sistema di sfruttamento italiano.

Tutti i principali indicatori, dati economici e socio-statistici confermano in maniera lampante che si tratta di un processo di declino generalizzato e particolarmente rapido sul piano produttivo. L’Italia borghese perde colpi e vede peggiorare la sua posizione nei confronti degli altri paesi capitalisti. Nessun altro paese a capitalismo avanzato ha subito una caduta così vistosa e rapida negli ultimi anni.

Questo fenomeno va inscritto a pieno titolo nella crisi generale del capitalismo, ne è una sua espressione perché l’Italia è un paese imperialista, parte integrante del sistema mondiale di sfruttamento ed oppressione del proletariato e dei popoli.

Il “bel paese” regredisce su tutti i piani perché il capitalismo nel suo stadio monopolistico è divenuto un modo di produzione parassitario, obsoleto, condannato dalle sue contraddizioni interne, storicamente superato.

La deindustrializzazione, i crack, le crisi generali e settoriali, la povertà, la disoccupazione, il precariato, l’ignoranza, la devastazione ambientale, le numerose epidemie sociali, ecc. non sono eventi anomali o eccezionali in ambito capitalistico, bensì la regola,  la logica conseguenza di un sistema basato sulla ricerca del massimo profitto.

Il regresso italiano ha tuttavia aspetti particolari, determinati e distinti. La formazione economico-sociale italiana possiede le sue specificità, una sua originale divisione in classi, ha delle caratteristiche forze produttive e degli altrettanto peculiari ceppi frenanti, per cui la crisi generale del capitalismo e le periodiche crisi di sovrapproduzione vi procedono con delle forme, con un corso ed un ritmo differenti da quelli di altri paesi.

Esistono dunque delle ragioni che determinano le difficoltà supplementari ed il rapido declino italiano rispetto le altre economie imperialiste e capitaliste. Sono le caratteristiche intrinseche del capitalismo finanziario italiano, così come sviluppatosi dall’unità nazionale in poi, che determinano la debolezza e il conseguente affondamento del “sistema-paese”, e soprattutto del suo progresso civile.

Vengono così al pettine i nodi di un capitalismo monopolistico partito tardi e mai evolutosi pienamente, storicamente basato su una struttura gracile e polverizzata, con uno scarso peso specifico, con una piccola borghesia abnorme, con una classe dirigente incapace di affrontare le questioni dello sviluppo complessivo del paese.

Oggi l’Italia capitalista ha imboccato il viale del tramonto, ha perso qualsiasi prospettiva di sviluppo indipendente, di progresso, di miglioramento del benessere e della qualità della vita per le grandi masse. Siamo allo sfacelo di un sistema drogato e assistito con tutti i mezzi, poco dinamico, per nulla propenso all’innovazione ed alla modernizzazione produttiva, vissuto al riparo di un mercato nazionale protetto e delle commesse pubbliche, tutto teso al piccolo profitto immediato e alla beneficenza statale, storicamente subordinato alla potenza egemone di turno. In una parola di quell’imperialismo che giustamente Lenin definì straccione.

 

Può la borghesia farci uscire dalla crisi? No, non può farlo perché è la prima responsabile del marciume e della decadenza della società. Perché il pugno di famiglie dell’oligarchia finanziaria non ha alcun interesse allo sviluppo ed alla soluzione dei più importanti problemi sociali. La storia dimostra che la borghesia – ed in particolare la sua frazione imperialista - è il principale ostacolo al progresso ed allo sviluppo sociale. Essa ha finito il suo compito storico e non può condurre il paese fuori dal tunnel, non può offrirci alcuna prospettiva di miglioramento. Può solo aggravare lo sfacelo in atto, scaricando il peso della sua crisi generale sulle masse popolari. Le sole misure che conosce per uscire dalla crisi e salvare il suo sistema sono l’assalto contro le conquiste ed i diritti dei lavoratori ed il latrocinio delle ricchezze pubbliche.

Sarebbe un delitto accettare di sacrificare di nuovo gli interessi dei lavoratori per giungere al compromesso con una classe che non ha più nulla da offrire se non condizioni di vita in continuo peggioramento, smantellamento sistematico delle conquiste sociali e democratiche, meno assistenza e salute per le masse, avventure militari all’estero, difesa a oltranza dei suoi privilegi.

Tutti i tentativi di attenuare le piaghe del sistema borghese, di mutare in senso favorevole ai lavoratori le basi dell’imperialismo  si sono rivelati ingannevoli e fallimentari. La via riformista ha condotto solo a lasciare più terreno ai capitalisti, a farli divenire più aggressivi e a permettere alla reazione di risollevare la testa, a causa della sua linea di cedimenti, di disarmo della classe operaia e divisione delle masse popolari.

Questa politica in realtà serve a confondere gli operai quando lottano e a tenerli buoni con delle concessioni minimali. E’ una politica sostenuta e finanziata dall’oligarchia finanziaria che in certe fasi manda al governo i liberal-riformisti i quali garantiscono la pace sociale, assicurando che non vengano intaccati gli attuali rapporti sociali, la divisione in classi, il mercato capitalista, lo sfruttamento della classe operaia.

 

Esiste una via di uscita da questa situazione? Noi sappiamo che lo sfruttamento, la povertà, la sofferenza, la miseria materiale e culturale possono essere aboliti. Le guerre oggi inevitabili possono essere eliminate. La catastrofe ambientale, il surriscaldamento del pianeta possono essere evitati e prevenuti. Gli equilibri alterati possono essere ristabiliti su nuove basi. Già esistono tutte le pre-condizioni materiali, scientifiche, tecnologiche, per uno sviluppo durevole e vitale per l’intera umanità e per realizzare una distribuzione dei beni che vengono prodotti volta a soddisfare le esigenze delle popolazioni. Ma questo non potrà mai accadere nell’attuale modo di produzione in cui il disordine globale, le guerre e le crisi di ogni tipo si moltiplicheranno, i poveri diverranno sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi nonostante tutti gli ipocriti tentativi dei politici capitalisti di ridurre i mali ed i disastri provocati dal sistema attuale, nonostante le migliaia di rapporti, conferenze e programmi di riforme elaborati dai difensori della proprietà privata.

Ciò è dovuto al fatto che il modo di produzione stesso, l’ordine capitalista stesso, le fondamenta della società borghese stesse sono il problema, la radice delle sofferenze e di tutti i disastri attuali. Le leggi economiche che stanno alla base dell’imperialismo fanno si che venga minata la principale forza produttiva, il lavoro umano, ed alterato in maniera gravissima il rapporto fra gli esseri umani e la natura, depredando  le limitate risorse del pianeta.

La decomposizione sempre più avanzata dell’imperialismo dimostra che i rapporti borghesi di produzione sono entrati in un contrasto sempre più stridente con le forze produttive, che divengono di giorno in giorno più potenti e socializzate. Sono questi rapporti sociali limitati, ristretti, storicamente superati che vanno aboliti.

Il modo di produzione capitalista ha raggiunto i suoi limiti storici, è divenuto una minaccia per la sopravvivenza della specie umana. Nonostante ciò la classe dominante si sforza di dimostrare che nessun altro sistema è possibile e va avanti con il giochino dell’alternanza fra la zuppa e il pan bagnato. Ma noi sappiamo che ciò non è vero: un altro mondo è possibile, si chiama socialismo!

 

Di fronte al moribondo sistema capitalista è compito dei comunisti indicare qual è l’unica alternativa alla gravissima crisi attuale. E’ solo con l’opzione rivoluzionaria che rivendichiamo, con l’introduzione di un nuovo modo di produzione, con l’abolizione dei rapporti sociali borghesi e l’instaurazione della società pianificata dei produttori che sarà possibile far progredire la società umana e salvare il pianeta.

Il socialismo rappresenta questa alternativa benché i primi tentativi della rivoluzione proletaria siano stati ricacciati indietro e il capitalismo restaurato in tutto il mondo, come risultato della battaglia senza esclusione di colpi condotta contro il nuovo sistema sociale dall’imperialismo mondiale, dal suo alleato revisionista e dalla borghesia controrivoluzionaria che si mascherava agli occhi dei lavoratori. Ma non per questo hanno perso validità e forza le ragioni storiche della classe operaia e dei popoli, la lotta per una società migliore e diversa, più avanzata e giusta. Non per questo è venuta meno la certezza dei limiti storici di un capitalismo giunto ormai al suo ultimo stadio.

E allora – come sanno bene gli operai – dopo una sconfitta non resta che riprendere il cammino,  con il sostegno dei fatti che provano su scala mondiale la necessità e l’urgenza del socialismo, forti dell’immensa esperienza accumulata in centocinquanta anni di lotte per il potere, dalla Comune di Parigi all’incancellabile vittoria dell’Ottobre sovietico, dalla costruzione del socialismo in URSS ai progressi compiuti nei paesi di democrazia popolare, nelle lotte di liberazione dall’imperialismo. Sì, quest’epoca storica è l’epoca in cui il socialismo, a dispetto della sua sconfitta temporanea, rinascerà e trionferà su scala mondiale.

I tempi del tranquillo tran-tran parlamentare, delle illusioni riformiste, del pacifico sviluppo della lotta di classe sono alle nostre spalle. Sotto i colpi della crisi le masse si stanno risvegliando in tutto il pianeta. Ci aspettano conflitti decisivi in cui ancora una volta la classe operaia sferrerà il suo assalto al cielo. 

Di qui la necessità e l’urgenza di ricostruire il partito comunista, strumento indispensabile e decisivo per lo sviluppo e la vittoria della lotta di classe degli sfruttati contro gli sfruttatori. Non una consorteria di politicanti che assicuri un posticino a furbi e carrieristi, non un forum di opinioni o un club di intellettuali che faccia la corte ai movimenti, e nemmeno un partito che unisca “chi la pensa allo stesso modo”. Noi lottiamo per un partito diverso da tutti gli altri, un partito di una sola classe - il proletariato – composto e diretto dalla parte più avanzata della classe operaia. Un’organizzazione di quadri con una linea di massa, combattiva, centralizzata ed efficiente, con una propria ideologia ed una politica del tutto indipendente da quella borghese, che sappia difendere gli interessi attuali e storici del proletariato conquistando alleanze fra le altri classi e strati sociali oppressi dall’imperialismo, guidando le masse lavoratrici in tutte le fasi della lotta rivoluzionaria di classe, fino al comunismo.

 

Presentiamo dunque alla classe operaia e alle masse sfruttate ed oppresse un sintetico progetto di programma generale (il testo segue con alcune modifiche l’ultima parte del breve saggio “Come uscire dal declino italiano?” pubblicato su Teoria & Prassi n. 11/2004) che contiene le concezioni fondamentali sulla società che vogliamo costruire, gli scopi fondamentali per cui deve lottare il proletariato, le ragioni di fondo della battaglia rivoluzionaria per il socialismo.

Lo abbiamo elaborato sulla base dell’unica concezione scientifica del mondo, il materialismo storico e dialettico, sulla base della teoria scientifica elaborata da Marx, Engels, Lenin e Stalin applicata alla realtà concreta in cui viviamo, lavoriamo e lottiamo. E lo abbiamo redatto in un linguaggio volutamente semplice, chiaro, facilmente comprensibile ai lavoratori e alle più larghe masse popolari; un linguaggio il più lontano possibile dalle astruserie pseudoscientifiche degli «analisti» economici e politici borghesi e degli «esperti» della cosiddetta «ingegneria costituzionale».

Lo indirizziamo alla classe operaia, ne sollecitiamo la più ampia riproduzione e diffusione da parte di tutti coloro che vi si riconoscono ed allo stesso tempo lo sottoponiamo alle considerazioni, ai suggerimenti ed alla discussione di tutte le forze comuniste, rivoluzionarie e progressiste, dei sinceri democratici ed amanti della pace e della libertà. Tenendo conto delle loro osservazioni e proposte, il progetto potrà acquistare, in una successiva e più matura elaborazione, quella maggiore complessità e precisione che lo renderanno idoneo a diventare una base per il programma del Partito comunista.

Siamo inoltre convinti che esso abbia una valenza che non resta circoscritta ai confini del nostro paese, perché dimostra l’assoluta identità e solidarietà degli interessi e degli scopi del proletariato che in tutto il mondo lotta contro il capitalismo.

Nei suoi termini essenziali il progetto di programma generale dei comunisti marxisti-leninisti consiste nel cacciare la borghesia dal potere, distruggere la dominazione dell’imperialismo e stabilire la dittatura del proletariato – che è l’espressione più genuina della democrazia delle masse sfruttate – per costruire il socialismo, rinnovare e rifondare su nuove basi tutti gli aspetti della vita economica, politica sociale.

Il nostro obiettivo finale è, come per tutti i comunisti, l'edificazione della società comunista nel mondo; per noi comunisti italiani, l'obiettivo è l'edificazione in Italia di una società socialista che avanzi  nella direzione del comunismo.

Quanto al modo di realizzare gli scopi che indichiamo non abbiamo timore di dire la verità: la borghesia farà di tutto per difendere i suoi interessi e privilegi di classe, per trascinare le classi oppresse  verso la rovina pur di non perdere il potere. Questo non è un programma che può essere attuato con le riforme parlamentari o con le menzogne della “via pacifica al socialismo”. Fare dell’Italia un paese socialista richiederà grandi lotte e grandi sacrifici; ci sarà bisogno di una rivoluzione fatta dalle grandi masse,  che in ogni caso richiederà al proletariato meno perdite di quante è costretto a contarne ogni giorno per soddisfare l’ingordigia dei padroni.

 

Ci sarà chi obietterà che non è il momento di formulare un modello di programma di questo tipo, non essendoci ancora il partito e permanendo la disunione e le diatribe fra comunisti. E’ piuttosto vero il contrario: la necessità di un programma generale deriva proprio dall’esigenza di definire con esattezza le nostre concezioni basilari non solo sul “prima” ma anche sul “dopo” della rivoluzione; sorge dal fatto che dobbiamo concentrarci sulle grandi questioni che abbiamo davanti, sugli obiettivi reali del nostro movimento senza scadere nelle polemicucce quotidiane. E’ proprio da queste concezioni che possiamo misurare la profondità delle divergenze, ed allo stesso tempo tradurre in pratica il desiderio di unità fra sinceri comunisti.

Inoltre non dobbiamo dimenticarci che il primo dei nostri doveri è sostenere la lotta della classe operaia anzitutto sviluppandone la coscienza di classe, indicando gli scopi della lotta per la sua emancipazione, sostenendo che per realizzarli occorre ricostruire il partito comunista del proletariato.

Il programma socialista riveste perciò una grande importanza ai fini della conquista della parte più avanzata della classe operaia, della sua organizzazione politica, per l’azione unita e coerente dei comunisti. Lo sarà ancora di più una volta che avanzando sulla strada del partito stabiliremo con precisione i nostri compiti politici immediati, le rivendicazioni e le esigenze più urgenti sulla cui base va sviluppata la propaganda e l’agitazione fra le masse, per rafforzare i legami con le masse sfruttate ed oppresse, per fondere il socialismo scientifico con le lotte quotidiane.



C’è una forza che può salvare l’Italia dal declino economico, dalla devastazione sociale ed ambientale, dall’oscurantismo culturale, che può trarre fuori il paese dal vicolo cieco in cui l’ha condotto la borghesia.

C’è una sola forza che può garantire una prospettiva diversa, rinnovare il paese in senso economico, culturale, sociale, che può imprimere il dinamismo e generare la rinascita.

C’è una sola classe – l’unica realmente rivoluzionaria fra tutte le classi sociali - che può dirigere la società nell’interesse della stragrande maggioranza e non di un pugno di privilegiati, che è capace di organizzare uno stato ed un’economia di tipo nuovo, utilizzando tutte le capacità e le energie delle masse lavoratrici.

Questa forza è la classe operaia che – in alleanza con gli altri lavoratori sfruttati ed oppressi - farà uscire il paese dalla decadenza rompendo il blocco borghese e conquistando il potere per costruire un’altra società: la società socialista.

Il caos, l’anarchia capitalistica, la decadenza e la rovina dell’Italia possono essere sconfitti soltanto dalla classe più importante, quella che produce l’intera ricchezza sociale. Essa è capace di fondare su basi nuove la società dando vita ad un movimento rivoluzionario e scrollandosi di dosso il vecchio sudicio regime..

Il risveglio della classe operaia e del popolo italiano – che si coglie nella maggiore attività delle masse, spinte dalla crisi ad impegnarsi in duri conflitti per difendere le proprie conquiste e respingere il diktat dei padroni – è la prima vera risposta al declino della borghesia.

Il declino generale si tramuterà in risveglio sociale nella misura in cui il proletariato ritroverà la propria autonomia di classe ed avanzerà il processo rivoluzionario, nel momento in cui la classe operaia si doterà di un partito di avanguardia e darà vita ad un’azione storica indipendente che porterà al socialismo, il nostro nuovo rinascimento.

Solo la rivoluzione socialista – che è ad un tempo una rivoluzione sociale, politica, economica, culturale, civile e morale - potrà portare progresso e benessere alla classe operaia ed alla grande maggioranza della popolazione, potrà assicurare all’Italia un futuro migliore ed un notevole contributo al progresso del proletariato e dei popoli del mondo.

 

Per il potere proletario,

per l’Italia socialista

 

I comunisti hanno un progetto di programma generale per la trasformazione ed il rinnovamento radicale della nostra società. Esso sorge dalla nostra visione del mondo, dall’esperienza storica della lotta di classe del proletariato, dall’analisi concreta della situazione italiana e corrisponde alle necessità sociali. Si tratta dunque di una bandiera che alziamo pubblicamente per la riscossa del nostro popolo ed al tempo stesso un contributo alla funzione internazionale della classe operaia.

Il primo compito della rivoluzione vittoriosa – una volta rovesciata la dittatura borghese e conquistato il potere politico da parte della classe operaia e delle classi e strati sociali suoi alleati - sarà quello di espropriare i monopoli capitalisti, incluse le proprietà delle aziende multinazionali presenti nel nostro paese; contemporaneamente verrà requisito il resto delle proprietà e delle fortune accumulate dalla borghesia imperialista, dai capitalisti, dal clero, dalla criminalità, dagli evasori fiscali, dagli strozzini, dai corrotti, da tutti coloro che si sono ingrassati a spese del popolo.

L’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio farà crescere enormemente la ricchezza delle masse lavoratrici, trasformando l’Italia in un paese prospero, capace di costruire rapidamente una fiorente società socialista.

Le industrie, le banche, le grandi imprese commerciali, i principali mezzi di trasporto e di comunicazione, la terra, il sottosuolo, le acque, ecc. verranno socializzati, divenendo quindi proprietà dei produttori associati.

La base materiale della nuova società consisterà nella grande produzione automatizzata, tecnologicamente e scientificamente all’avanguardia, basata sulla cooperazione delle imprese liberate dallo sfruttamento. Grazie ad essa sarà possibile riorganizzare tutti i settori dell’economia ed assicurare l’indipendenza del paese.

Si realizzerà il controllo e la vigilanza diretti, organici e permanenti della classe operaia e delle masse lavoratrici organizzate sulla produzione e la distribuzione dei beni, sugli organi statali e locali, sul fisco, sulla previdenza, sui sindacati, sulle cooperative, ecc.

La nuova società potrà marciare in avanti grazie alla adozione di un piano centralizzato che servirà a combinare e sviluppare le forze produttive in modo razionale, armonioso ed ecologicamente compatibile, osservando rigorosi standard produttivi e di distribuzione. Esso verrà discusso e approvato da tutti i lavoratori che lo dovranno applicare e sviluppare.

Con la proprietà sociale, collettiva, dei mezzi e degli strumenti di produzione e grazie alla completa demolizione della macchina oppressiva dello stato borghese e all’esistenza di uno stato socialista, verrà soppressa la base materiale dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e si risolverà la contraddizione fra forze produttive e rapporti di produzione. Verranno cioè create le condizioni per l’edificazione di una società socialista, proiettata verso il comunismo.

All’inizio il proletariato si incaricherà di rimediare ai danni che la borghesia ha inflitto alla società mobilitando tutte le energie delle masse popolari. Ciò avverrà in connessione alla creazione ed al funzionamento degli organismi del potere operaio che soppianteranno l’intero sistema di potere borghese ed alla cancellazione di tutte le leggi e gli atti che hanno un carattere antisocialista.

Il popolo italiano, sebbene non abbia molte risorse naturali ed energetiche ed abbia bisogno, dunque,  di un largo commercio e sviluppo di rapporti internazionali, possiede enormi risorse sul piano umano (finora sottoutilizzate, disprezzate e distrutte dalla borghesia). Con il superamento del capitalismo esso sarà capace di aumentare enormemente la produttività del lavoro, di generare ricchezza e di usarla in accordo con il principio socialista della soddisfazione delle sempre crescenti necessità materiali e culturali di tutta la società, nel rispetto delle leggi naturali.

Con il socialismo verranno abolite tutte le spese e le merci inutili e dannose tipiche della produzione e del commercio capitalistico, nonché quelle volte al mantenimento del gigantesco apparato burocratico e militare dello stato. Gli sprechi, gli abusi, le sacche di inefficienza verranno eliminati assieme ai privilegi. Le aziende pericolose, inquinanti o fatiscenti saranno smantellate, riconvertite e risanate. Verrà data priorità agli investimenti produttivi, alla ricerca, alla efficienza degli impianti, allo sviluppo di fonti energetiche alternative e pulite, al riequilibrio del rapporto con la natura.

Nell’Italia socialista ci sarà lavoro per tutti e la forza lavoro cesserà di essere una merce. Il diritto al lavoro, retribuito secondo il principio “a ciascuno secondo il rendimento del suo lavoro”, non verrà solo proclamato sulla carta: avrà la sua base nella proprietà sociale dei mezzi di produzione e verrà assicurato dal proletariato costituitosi in classe dirigente.

Con l’utilizzazione di tutte le risorse che il capitalismo distrugge sarà possibile ridurre l’orario di lavoro a 30 ore settimanali ed ancora meno per i lavori pericolosi, gravosi ed usuranti (eseguiti a rotazione). Il precariato verrà eliminato ed il lavoro reso stabile e tutelato dai contratti nazionali di lavoro. I diritti saranno estesi a tutti i lavoratori.

Gli straordinari, i turni notturni e festivi saranno cancellati (con l’eccezione delle produzioni e dei servizi in cui le organizzazioni operaie riconoscono ragioni tecniche e sociali indispensabili). Il riposo settimanale sarà obbligatorio e di almeno 48 ore consecutive.

Chi violerà i diritti dei lavoratori, le norme di igiene e sicurezza, chi sabota la produzione e compie crimini antisociali verrà immediatamente arrestato e giudicato. Le retribuzioni ed i contributi saranno assicurati al 100% in caso di infortunio o malattia ed in tutti i casi di perdita delle capacità lavorative.

Con il socialismo crescerà la disponibilità di tempo libero cosicché i lavoratori e le loro famiglie verranno liberati dallo stress e potranno dedicarsi a quelle attività culturali, ricreative, ecc. – favorite dallo stato socialista – che assicurano la crescita culturale, artistica, psicofisica di ogni persona e dell’intera collettività.

Con la nazionalizzazione della terra e l’istituzione nel settore agricolo di aziende collettive e statali cesserà lo sfruttamento bestiale dei braccianti agricoli, l’oppressione dei piccoli contadini, degli allevatori strangolati dai debiti, dalle multe, dalla mancanza di macchine, di locali, ecc. Si porrà fine allo sfruttamento intensivo ed unilaterale della terra e degli animali, l’intera produzione sarà riorganizzata su basi razionali ed ecologicamente compatibili. Verranno aboliti tutti i patti agrari e non sarà più permessa l’intermediazione parassitaria e la speculazione sui generi alimentari.

Anche gli artigiani, i piccoli esercenti, i lavoratori autonomi, che oggi sono asfissiati dalla grande borghesia, dagli strozzini e dalla mafia, riceveranno identici vantaggi e si orienteranno verso la cooperazione.

Il socialismo garantirà un’adeguata e corretta nutrizione per tutti i cittadini ed assicurerà l’autosufficienza alimentare ed una crescita della produzione agroalimentare tale da esportare prodotti per i popoli che soffrono la fame nel mondo.

Il socialismo assicurerà buone abitazioni a basso costo per tutti. Nel momento in cui la terra e gli edifici verranno considerati proprietà sociale, la speculazione e le rendite immobiliari verranno soppresse. Spariranno così i senza tetto e le miserevoli condizioni igieniche in cui sono costretti a vivere tanti operai, specie immigrati. Per elettricità, acqua, gas, telefonia e trasporti pubblici verranno introdotte tariffe sociali. 

Il socialismo non toglierà la casa ai piccoli proprietari, che in Italia sono numerosi (più del 70%). Essi continueranno a vivere nelle case che abitano e riceveranno benefici dal nuovo ordinamento sociale. Ciò dal momento che la casa di abitazione verrà sgravata da ogni tassa e le banche e le compagnie finanziarie che li soffocano con i mutui, le ipoteche, i debiti, ecc. verranno nazionalizzate dalla classe operaia.

Il socialismo non confischerà la piccola proprietà personale, i redditi da lavoro, i beni di consumo, quello di cui i lavoratori hanno bisogno ed i loro risparmi. Al contrario assicurerà alla grande maggioranza più beni personali ed una migliore qualità della vita.

Il potere operaio in Italia assicurerà il funzionamento di tutte le istituzioni socialmente utili: scuole e centri educativi, ospedali, cliniche, asili nido, residenze per anziani, ecc. e garantirà che tali istituzioni avranno alti standard qualitativi e siano a disposizione gratuitamente per tutti i lavoratori, ai loro figli ed ai pensionati.

In particolare il servizio sanitario verrà migliorato in senso quantitativo e qualitativo per assicurare la salute all’intera popolazione. Esso sarà gratuito ed omogeneo per tutti i lavoratori e le loro famiglie. Vi sarà libero accesso a tutti gli ospedali e le cliniche. La sanità sarà imperniata sulla prevenzione, a partire dai luoghi di lavoro, dalle scuole, ecc., con apposite campagne di massa. Verrà eliminato il consumo dei farmaci inutili e dannosi ed inserita la medicina alternativa e popolare su basi scientifiche.

Nell’Italia socialista avrà una grande importanza la valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico e culturale; essa diverrà una vera “superpotenza culturale” capace di rielaborare ed irradiare i più importanti risultati di millenni di sviluppo del pensiero umano, sviluppando una genuina cultura proletaria.

L’arte, la scienze, la cultura saranno posti al servizio delle masse. I musei e le biblioteche saranno aperti gratuitamente tutto il giorno. Vigerà il divieto assoluto di alienazione ed esportazione dei beni artistici. Tutte le opere d’arte verranno censite e quelle chiuse nelle gallerie private verranno recuperate in modo che le masse possano beneficiarne a pieno. L’offerta socio-culturale verrà aumentata ed i mass-media svolgeranno un ruolo importante per rieducare la popolazione.

La ricerca per lo sviluppo ed il progresso sociale assumerà un ruolo fondamentale nelle università, nelle scuole, in tutte le istituzioni educative e nelle aziende socialiste. Grazie al suo sviluppo, favorito dall’aiuto statale, si creeranno le condizioni per far tornare in Italia i ricercatori e gli scienziati emigrati.

Il trasporto pubblico sarà incrementato in modo da poter soddisfare le necessità connesse con lo spostamento dei lavoratori, degli studenti e con il tempo libero. L’intera rete dei trasporti verrà ridisegnata e ristrutturata, privilegiando i mezzi pubblici. Il trasporto delle merci su gomma sarà significativamente ridotto, incrementando quello su rotaia e per nave. Le strade diverranno così più sicure e i centri cittadini saranno liberati dal soffocante ingorgo automobilistico. Le città apparterranno ai lavoratori, alle donne, ai giovani che contribuiranno con la loro mobilitazione ed organizzazione permanente a ottimizzare la vita al loro interno.

Il socialismo metterà le comunità locali nelle condizioni di conquistare un nuovo futuro e porrà ampie fasce di lavoratori nelle condizioni di vivere fuori dalle metropoli, che verranno finalmente decongestionate.

La situazione dei pensionati migliorerà. Nella società socialista i pensionati non saranno più considerati dei “vuoti a perdere”. Fino a che saranno in grado di svolgere delle funzioni sociali offriranno il loro contributo per la costruzione della società socialista in tutti i campi, sviluppando il rapporto fra le generazioni. Sarà immediatamente introdotta l’età pensionabile a 60 anni per tutti i lavoratori (max. 35 anni di lavoro) e la pensione sarà pari al salario medio.

La gioventù conquisterà la possibilità di essere educata in maniera armonica e polivalente. L’accesso ai livelli più alti di istruzione non dipenderà dalle condizioni economiche, che impediscono ai figli degli operai di andare alle scuole superiori ed all’università. La scuola primaria e secondaria offrirà una valida educazione di base ai ragazzi. Essa non sarà più orientata a produrre forza-lavoro a basso costo per i padroni, ma ad educare membri capaci e sviluppati della società socialista, personalità libere, forti e coraggiose. Attraverso la combinazione della teoria e della pratica la scuola assicurerà un’educazione universale e politecnica. L’educazione pubblica ed obbligatoria verrà portata subito a 13 anni di scuola (18 anni di età). Libri e oggetti d’uso scolastico saranno a carico dello stato.  Scuole, palestre, centri sociali, cinema, sale musicali, teatri, case del popolo, saranno a disposizione gratuita dei ragazzi e dei lavoratori in modo da sviluppare pienamente ed in modo continuativo la loro personalità, favorendo l’autoeducazione. La proprietà intellettuale verrà soppressa e vi sarà piena libertà di condividere le opere di cultura e di ingegno.

Per i bambini saranno in funzione asili nido, centri di infanzia, ludoteche, che non funzioneranno più come “parcheggi”. Essi potranno allo stesso tempo passare parecchio tempo con le loro famiglie, perché le lavoratrici ed i lavoratori avranno molte ore libere, non dovendo più logorarsi di fatica e di stress dalla mattina alla sera.

Tutti questi benefici – e molti altri – saranno realizzabili perché l’economia della società socialista non produce per i profitti, ma per soddisfare i bisogni umani. Questi bisogni materiali e culturali si svilupperanno e verranno sempre più appagati, mano a mano che il socialismo verrà rafforzato ed esteso nei vari paesi.

Il socialismo non sarà in grado di coprire immediatamente tutte le necessità, ma fin dall’inizio sarà capace di assicurare i bisogni fondamentali della stragrande maggioranza della società ed assicurerà un tenore di vita ed una generale floridezza alla società che supereranno di gran lunga i periodi “migliori” del capitalismo.

Tutti i membri abili della società, lavorando per l’interesse comune e non per quello privato accrescendo così la produttività del lavoro, assicureranno un crescente benessere e il miglioramento delle condizioni di vita delle masse popolari.

In questo periodo di transizione verso il comunismo vi saranno ancora differenze nelle retribuzioni dei lavoratori secondo il principio “a ciascuno secondo il rendimento del suo lavoro”, ma esse saranno sicuramente inferiori alle inaudite disuguaglianze attuali e verranno gradualmente ridotte. Retribuzioni uguali per uomini e donne, retribuzioni uguali per lo stesso lavoro saranno realtà fin dal primo giorno, così come l’abolizione di tutte le imposte indirette (ticket, bolli, IVA, ecc.) e l’introduzione di un’imposizione fiscale fortemente progressiva sul reddito e la proprietà personale.

Con il socialismo sarà possibile abolire la duplice oppressione - di classe e di genere - che grava sulle donne lavoratrici. Ciò comporterà una vera uguaglianza economica, politica e sociale fra i sessi, significherà che le donne non dovranno caricarsi di due lavori. Assieme al diritto al lavoro sarà garantito anche il diritto ad avere una famiglia e dei figli senza che ciò debba ricadere sulle spalle della donna. Gran parte dei lavori domestici verranno trasformati in compiti sociali. Ciò significherà mense nei posti di lavoro, nelle scuole e nei quartieri con cibi genuini ed appropriati, a prezzi popolari; significherà lavanderie sociali, pulizie e manutenzione dei caseggiati svolti da cooperative, ecc.

La pesante eredità dell’ideologia reazionaria e clericale, che penalizza le donne e le priva della loro autonomia ed autostima, sarà distrutta, e ciò corrisponderà al ruolo nuovo che assumeranno nella società. Con il socialismo si creerà anche una forma superiore della famiglia e dei rapporti fra i sessi. Verrà bandita ogni forma di degradazione del corpo e una dura repressione colpirà la violenza su donne e bambini.

Lo Stato socialista regolerà i suoi rapporti nei confronti della Chiesa cattolica e di tutte le confessioni religiose sulla base della più rigorosa separazione.

Saranno dichiarati nulli e senza effetto i Patti Lateranensi del 1929, l'Accordo del 1984 fra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica e le varie Intese stipulate dallo Stato italiano con le altre confessioni religiose. Il territorio dello Stato della Città del Vaticano sarà annesso allo Stato italiano.

Tutti i beni appartenenti alle istituzioni religiose saranno espropriati senza indennizzo. I privilegi economici, sociali e fiscali del clero saranno soppressi.

Tutti i cittadini avranno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa e di praticarne il culto, così come sarà assicurata la libertà di propaganda atea. Non sarà ammessa la propaganda religiosa a fini politici, e sarà eliminata ogni influenza delle religioni nelle scuole di ogni ordine e grado.

I lavoratori immigrati ed i loro figli verranno pienamente integrati nella società. Finiranno le discriminazioni razziali e l’isolamento. Nella società libera dallo sfruttamento non ci sarà alcuna necessità di importare forza lavoro a basso costo. Nella misura in cui i paesi imperialisti diverranno socialisti e i paesi oppressi si libereranno dall’imperialismo cesserà anche il massiccio afflusso di immigrati. Nel socialismo verranno accolti i rifugiati politici, gli oppressi dalla borghesia e dalla reazione provenienti da ogni paese.

L’Italia socialista appoggerà la rivoluzione proletaria, le rivoluzioni antimperialiste, democratiche ed antifeudali in tutto il mondo, in quanto parte di un unico fronte di lotta contro le classi dominanti e i loro governi. Sarà un paese che lavorerà per la pace, la libertà, la sovranità, l’indipendenza nazionale ed il progresso sociale. Opererà per rafforzare i legami di fraternità e di solidarietà fra la classe operaia italiana e la classe operaia di tutti gli altri paesi, per stabilire relazioni di appoggio ed amicizia fra i popoli del mondo in tutti i campi. In politica estera non si isolerà ma punterà a stabilire accordi basati sul reciproco vantaggio e relazioni di buon vicinato con i paesi confinanti e dell’area mediterranea. Le potenzialità rappresentate dalla collocazione geografica verranno messe a frutto in campo commerciale, culturale, ecc.

L’Italia socialista ritroverà la sua sovranità ed indipendenza: uscirà da qualsiasi alleanza imperialista e guerrafondaia (U.E., NATO, ecc.), denuncerà ogni accordo segreto, caccerà le basi militari straniere e stabilirà il divieto permanente di installarne. Allo stesso tempo rispetterà e aderirà ai trattati internazionali che non violino la sovranità propria e di altri paesi, che indeboliscano il sistema imperialista e proteggano l’ambiente.

L’Italia socialista si difenderà dalle aggressioni dei paesi capitalisti, ma non prenderà mai parte alle guerre di rapina contro i popoli e le nazioni oppresse; si opporrà strenuamente a tutte le forme di sfruttamento neocoloniale, di egemonia e di oppressione nazionale. Tutte le truppe all’estero verranno ritirate. I debiti ed i crediti esteri saranno annullati.

Con il socialismo le minoranze nazionali si vedranno riconosciuto il diritto all’autodeterminazione, fino alla separazione.

La società socialista assumerà la forma statale di repubblica popolare basata sui consigli di fabbrica, di quartiere, di villaggio, ecc., vale a dire sugli organismi che la classe operaia ed il popolo lavoratore si daranno nel corso del processo rivoluzionario e per esercitare il potere.

Essa avrà una costituzione realmente democratica ed una chiara legislazione in cui i diritti del popolo lavoratore, contrariamente a quanto avviene nei paesi capitalisti, non potranno essere aggirati, elusi o smentiti dai paragrafi seguenti o dai codicilli. Essi verranno invece effettivamente garantiti dalla dittatura rivoluzionaria del proletariato e goduti dai lavoratori, assieme ai beni della produzione e della cultura.

Nel socialismo verrà garantito il diritto pieno di coscienza, di parola, di stampa, di associazione, di riunione, di manifestazione, di mobilitazione e di sciopero per i lavoratori. Tutti questi diritti serviranno a consolidare la democrazia proletaria, a rafforzare e sviluppare il socialismo verso la società comunista senza classi. Pertanto, non sussisterà la pienezza dei diritti politici e civili per gli ex appartenenti alla borghesia imperialista, per gli sfruttatori, per i fascisti ed i razzisti. Non sarà in alcun caso permesso di operare per ristabilire il capitalismo sconfitto, ma ancora non del tutto liquidato.

Verrà soppresso il Codice Rocco, le leggi speciali ed antipopolari, la giurisdizione militare ed amministrativa, il diritto borghese ereditario. Gli attuali magistrati di carriera saranno sostituiti da giudici popolari eletti a suffragio universale e revocabili da parte dei cittadini, e da altri giudici eletti dai consigli dei deputati dei lavoratori ai diversi livelli. Verrà fissato un termine massimo (un anno) come limite di attesa per il giudizio.

Gli organi della democrazia socialista dovranno essere necessariamente costituiti sulle basi delle migliori tradizioni del movimento operaio. Grazie ad essi l’apparato statale verrà avvicinato al popolo, finirà il parlamentarismo e la separazione fra potere legislativo ed esecutivo.

Allo stesso tempo le masse lavoratrici verranno spinte a partecipare all’amministrazione dello stato, ad assumerne la direzione.

Il centralismo burocratico ed asfissiante sarà rotto e diverrà una realtà il più ampio autogoverno locale ed una completa autonomia amministrativa delle regioni, delle province, delle municipalità, delle unità produttive, delle scuole, ecc. Le autorità nominate dallo stato e dal governo negli organismi locali verranno abolite.

Il socialismo assicurerà che ogni operaio, ogni lavoratore, ogni cittadino diventi un amministratore capace e responsabile della cosa pubblica.

Un’assemblea nazionale unica, democraticamente eletta in rappresentanza della classe operaia e degli altri lavoratori, sarà l’organo legislativo e politico che definirà gli indirizzi generali di politica interna ed estera e nominerà il governo centrale. 

Il metodo proporzionale puro verrà adottato in ogni tipo di elezioni, che si svolgeranno a scrutinio universale, segreto, uguale e diretto. La circoscrizione elettorale di base sarà l’unità economica di appartenenza (fabbrica, ospedale, scuola, ufficio, ecc.). Il voto sarà reso decisionale e vincolante su tutti gli accordi sindacali.

Nella repubblica socialista vigerà la revocabilità in ogni momento e senza eccezioni dei deputati che perdono la fiducia politica dei lavoratori che li hanno eletti o agiscono in contrasto col mandato popolare. I dirigenti e funzionari pubblici – i quali saranno retribuiti in misura non superiore agli operai e posti al servizio diretto del popolo – dovranno partecipare a turno al lavoro produttivo e saranno responsabili davanti al popolo e revocabili anch’essi.

La classe operaia al governo della società combatterà senza tregua e punirà duramente i banditi che rubano o dilapidano i beni pubblici, la corruzione, il parassitismo e le malefatte di tutti coloro che – a causa della loro posizione sociale - si approfittano del popolo. Il castigo verrà inflitto per ogni atto di abuso di potere, violenza o tortura.

Il potere proletario reprimerà la resistenza degli sfruttatori ed ogni tentativo di reintrodurre i rapporti sociali borghesi; opererà per eliminare tutte le tendenze ed i residui delle ideologie borghesi e reazionarie, colpirà inflessibilmente gli sforzi dell’imperialismo e dei suoi alleati, degli elementi deviazionisti, dei cospiratori, delle spie, di qualsiasi nuova borghesia e di tutti coloro che danno vita ad attività controrivoluzionarie. La piccola criminalità, che deriva dalla povertà e dall’esclusione sociale verrà presto ridotta e i condannati rieducati tramite il lavoro produttivo e le attività socialmente utili.

Le forze di polizia saranno sostituite da una guardia popolare diretta dalla classe operaia. Le forze armate permanenti verranno sostituite da un esercito rivoluzionario popolare in cui le truppe eleggeranno i gradi superiori. Esisteranno speciali organismi proletari di vigilanza composti dagli elementi più fedeli alla causa del socialismo, per impedire le attività terroriste della borghesia e dei fascisti.

Ci sarà una costante preparazione di massa per l’autodifesa delle conquiste sociali e democratiche, della libertà, dell’indipendenza, dell’unità e della sovranità del paese.

Nel socialismo il partito comunista continuerà a giocare un ruolo decisivo. Rimarrà il più importante strumento nelle mani della classe operaia per costruire la nuova società, consolidare le sue vittorie ed assicurare lo sviluppo sociale.

 

Accumulare le forze per la rivoluzione

 

Per attuare tali misure e venir fuori dal declino italiano, per liberarsi dalla condizione in cui vuole condannarci la borghesia è necessario che la classe operaia ricostruisca anzitutto il proprio reparto d’avanguardia organizzato e cosciente, lo stato maggiore capace di orientare le masse e guidarle alla conquista del potere politico: il partito comunista. 

L’analisi della società italiana ci porta a dire che la creazione di un’organizzazione di classe corrispondente alla situazione di ampiezza e profondità della crisi capitalistica, è oggi un’esigenza insopprimibile, pena la morte politica e il ripudio della funzione storica del proletariato.

Grazie al partito sarà possibile spezzare l’asfissiante cappa reazionaria, separarsi dalla piccola borghesia e dall’aristocrazia operaia che influenzano negativamente il proletariato e ritrovare quella indipendenza di classe che permette al proletariato di accumulare le forze per la rivoluzione, mobilitarle in difesa dei propri interessi e dirigerle verso la vittoria.

Il socialismo è l’unica alternativa alla crisi generale del capitalismo ed alla decadenza del nostro paese. E’ la meta a cui dobbiamo guardare con profonda fiducia e per cui dobbiamo lavorare, raccogliendo le forze che serviranno a sconfiggere la borghesia nelle battaglie decisive che sono davanti a noi.

Accumulare le forze per la rivoluzione significa oggi lavorare insistentemente per formare un forte partito comunista, basato sul marxismo-leninismo, che prepari e diriga nel suo sviluppo la rivoluzione proletaria, realizzando una vasta azione in ogni fronte della lotta di classe. Significa lavorare quotidianamente e più decisamente per dotare di una coscienza rivoluzionaria la classe operaia e le masse popolari, affinché si incorporino in questo processo, affinché siano consapevoli del ruolo che devono svolgere nella storia.

La costruzione del partito si presenta oggi come il più valido e maggiore contributo che possiamo offrire per porre le basi della fuoriuscita dal declino e dalla crisi generale della nostra società.  A questo compito di importanza storica chiamiamo la parte migliore e più avanzata della classe operaia, i sinceri rivoluzionari e tutti coloro che stanno sulle posizioni di classe del proletariato e vogliono lottare per guidare le masse lavoratrici, attraverso le varie tappe della lotta di classe, verso una nuova società.


 

(Testo contenuto nell’opuscolo supplemento al n. 12 di Teoria & Prassi, nov. 2004, disponibile al prezzo di 0,50 euro).