Casella di testo: AI MILITANTI PROLETARI
DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Care compagne e cari compagni, 
stiamo seguendo con grande attenzione le vicende che interessano il vostro partito. La deriva socialdemocratica e ministerialista di Bertinotti e dell’intero gruppo dirigente prosegue imperterrita. Iniziata con il ripudio – sotto la pretesa della rifondazione - della teoria e della prassi marxista-leninista, continuata attraverso i ripetuti e vergognosi attacchi alla figura ed all’opera di Stalin, che ora vengono estesi anche a Lenin ed a Marx (attacchi vergognosamente amplificati da “Liberazione” che è diventato il megafono esclusivo del vertice del partito), proseguita attraverso le strumentali polemiche sulla questione della violenza rivoluzionaria, essa è giunta alla rilettura revisionista della Resistenza, alle ambiguità nei confronti del necessario sostegno alla lotta di liberazione dei popoli, fino al misconoscimento della centralità della classe operaia travestito da un “movimentiamo” di facciata.
Sul piano politico abbiamo assistito alla confluenza del PRC nel cosiddetto Partito della Sinistra Europea (covo dell’anticomunismo più volgare). In nome della politica della concertazione e del collaborazionismo con le peggiori politiche liberiste si sono cercati a livello locale e nazionale accordi vergognosi con il centrosinistra borghese. Per arrivare ora a prefigurare, nella cosiddetta “Grande Alleanza Democratica”, una riedizione peggiorativa dell’infausta esperienza antioperaia, guerrafondaia e privatizzatrice del governo Prodi. 
Come se non bastasse ci si è spinti addirittura a mettere da parte la parola d’ordine del ritiro immediato delle truppe dall’Iraq e dare una mano al governo Berlusconi per “una emergenza umanitaria”, come se essere intransigenti su questo punto non fosse il primo atto veramente umanitario da compiere.
La crisi politica ed organizzativa che attanaglia il vostro partito è fin troppo evidente. Le iscrizioni al PRC sono costantemente in calo, la manifestazione nazionale di fine settembre è stata un fiasco clamoroso. I militanti più coerenti vengono messi alla porta, le stesse norme statutarie vengono infrante. Ogni serio dibattito sulla degenerazione del partito e sulle continue svolte di linea politica è impedito con il metodo del “fatto compiuto”. 
Le compagne ed i compagni iscritti non hanno più la possibilità di decidere; non hanno più alcuna possibilità di svolgere un’attività ispirata al riconoscimento della giustezza della dittatura del proletariato, data la “piega democratica” ed il pacifismo piccolo-borghese nel quale vengono incanalate le rivendicazioni di classe.
Siamo convinti che a questo punto l’opposizione interna, in particolare quella dei tanti militanti proletari e del movimento degli autoconvocati, con l’avvicinarsi del prossimo congresso debba fare un salto di qualità e assumersi coraggiosamente le proprie responsabilità, per evitare che la giusta protesta che si sta sollevando dalla base del partito rifluisca nel nulla.
Il rischio è che prevalga l’orientamento di chi si illude di poter rivitalizzare la democrazia interna al partito, di far convivere linee radicalmente diverse o di porre un argine alla deriva del partito attraverso lo sviluppo delle solite manovre “diplomatiche” e la spartizione di posti nell’apparato, rispetto all’orientamento di chi - consapevole dell’irreversibile degenerazione opportunista - guarda oltre e si pone l’obiettivo di confrontarsi e dialogare con le esperienze dei comunisti che lavorano fuori dal PRC per contribuire alla ricostruzione di un forte partito comunista ed alla lotta per una società socialista. 
Noi siamo fermamente convinti che i comunisti conseguenti che militano in Rifondazione Comunista debbano – in vista del congresso e nel congresso – rompere completamente e definitivamente con il riformismo e fare fin da ora propaganda per questa rottura fra tutti gli iscritti al partito.
Quale unità può esservi infatti con i socialdemocratici, con i liberal-riformisti, con i disorganizzatori del movimento operaio e della pace, con i rinnegati del socialismo? Nessuna! Senza lottare contro costoro, senza scindersi da essi non si può nemmeno parlare di una politica comunista coerente ed indipendente, di un lavoro sincero e proficuo a favore della classe operaia e delle masse oppresse. 
Deve invece esserci unità fra tutti i marxisti conseguenti, fra tutti i sostenitori di un blocco comunista indipendente dalla borghesia e dai liquidatori, che si sviluppi al di fuori dei loro teatrini e delle loro manovre. La classe operaia ha bisogno dell’unità dei sinceri comunisti, non dell’unità tra i marxisti e i nemici ed i travisatori del marxismo. 
Questo secondo noi è il punto centrale. I sinceri comunisti, tutte le forze che stanno sul terreno del marxismo e del leninismo devono tendere a raggruppare le loro forze per unificarle in un solo partito. Abbiamo storie politiche diverse ma il punto di approdo è lo stesso: il Socialismo ed il Comunismo. 
Per questo crediamo sia possibile avviare subito un percorso comune, che ci rafforzi a vicenda; per questo chiamiamo alla coesione, all’unità dal basso, all’unità nel lavoro pratico e teorico per intraprendere insieme, in un rapporto di reciproca fiducia, il cammino verso la costruzione di un vero partito comunista.