100° anniversario dell’Unione Sovietica

La costituzione dell’URSS: un enorme passo avanti verso la pacifica convivenza e la fraterna collaborazione dei popoli

 “I comunisti sanno costruire il nuovo non meno bene di quanto sanno distruggere il vecchio” (G. Stalin, Rapporto al I Congresso dei Soviet dell’URSS, 30 dicembre 1922)

Un secolo fa, il 30 dicembre 1922, i 2.215 delegati del I Congresso dei Soviet di tutta l’Unione si riunirono nel Teatro Bolscioi di Mosca per discutere e approvare la Dichiarazione e il Patto costitutivo di uno Stato federativo plurinazionale: l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).

Su proposta di Stalin, il Congresso approvò i punti all’ordine del giorno, elesse il Comitato esecutivo centrale dell’URSS  e affidò a questo organismo il compito di redigere un progetto di costituzione dell’URSS, che nella sua redazione definitiva fu approvata il 31 gennaio 1924 dal II Congresso dei Soviet di tutta l’Unione.

Ad unirsi volontariamente in un unico Stato, sulla base della libera adesione e della uguaglianza dei diritti (fra cui quello di uscirne), furono i popoli di quattro repubbliche sovietiche indipendenti:  la Repubblica socialista federativa sovietica della Russia (che comprendeva numerose repubbliche e regioni autonome), la Repubblica socialista sovietica dell’Ucraina, la Repubblica socialista federativa sovietica transcaucasica (Georgia, Azerbaigian e Armenia) e la Repubblica socialista sovietica  della Bielorussia.

Poco dopo si aggiunsero altre tre repubbliche socialiste  sovietiche indipendenti: quelle dell’Uzbekistan, del Turkmenistan e del Tagikistan.

La formazione dell’URSS avvenne dopo la Rivoluzione Socialista d’Ottobre e cinque anni di potere sovietico, che aveva spezzato i ceppi dello sfruttamento capitalistico e dell’oppressione nazionale; dopo l’eroica lotta per sconfiggere gli interventisti imperialisti stranieri, la borghesia e i controrivoluzionari; dopo la ricostituzione dell’economia e l’edificazione delle fondamenta dell’economia socialista. Lotte vittoriose guidate dal Partito bolscevico che seppe cementare l’alleanza degli operai e dei contadini ottenendo risultati decisivi in ogni campo.

Queste grandi battaglie consolidarono la solidarietà, la mutua assistenza e la fiducia reciproca delle repubbliche sovietiche, conferirono alla loro progressiva e volontaria unione una saldezza inimmaginabile in regime capitalistico.

Tre principali fattori furono alla base della storica decisione presa il 30 dicembre 1922, che fu preceduta da una serie di mozioni approvate dai Congressi dei soviet delle Repubbliche e dall’iniziativa del movimento per l’unione delle Repubbliche indipendenti, presa dalle Repubbliche stesse.

  • Gli interessi dell’edificazione economica socialista nelle città e nelle campagne, che imponevano di superare la disorganizzazione economica unendo le forze di tutte le repubbliche sovietiche, mettendo in comune le risorse finanziarie ed economiche rimaste a disposizione dopo anni di guerra, per utilizzarle al meglio.
  • Le necessità di difesa del paese dei Soviet accerchiato dal capitalismo, che richiedevano la realizzazione di un esercito e di un fronte militare ed economico unico, di un completo accordo in politica estera per svilupparsi come importante forza internazionale, capace di influire sulla situazione e di modificarla a favore del proletariato e dei popoli.
  • La natura di classe del potere sovietico, internazionalista per la sua essenza, che spingeva le masse lavoratrici e le nazionalità sulla via dell’unificazione in una sola famiglia socialista.

Fu l’esperienza di lotta a spingere verso forme più strette e adeguate di collaborazione fra le repubbliche sovietiche. Si passò così da forme contrattuali (trattati di alleanza economica, politica e militare) ad una più stretta unificazione culminata nella creazione di uno Stato federativo unico con i relativi organi federali di carattere esecutivo e legislativo, un Comitato esecutivo centrale e un Consiglio dei Commissari del Popolo dell’URSS.

Nonostante la malattia che lo affliggeva, Lenin lavorò attivamente alla creazione dell’URSS, approvando le iniziative che si sviluppavano nelle differenti repubbliche, esortando i comunisti a chiarire ampiamente alle grandi masse la necessità di federarsi per stabilire la pace fra i popoli, prima sconvolta dagli odi nazionali fomentati dalla borghesia.

Di fondamentale importanza per questo storico successo fu la politica bolscevica sulla questione nazionale, magistralmente elaborata da Lenin e da Stalin.

L’apparizione della Russia sovietica non rappresentava solo un successo nella lotta contro l’imperialismo, ma animava i popoli oppressi, li destava alla lotta, con ciò creando la possibilità di costituire un fronte comune delle nazioni oppresse che andava dall’Irlanda all’India.

La formazione dell’URSS significò un’eccezionale vittoria della politica del potere sovietico nella questione nazionale. Tale politica si basava sulla eliminazione dell’oppressione nazionale, sull’abolizione dei privilegi nazionali e l’instaurazione dell’uguaglianza delle nazionalità, garantendo i diritti delle minoranze nazionali e il diritto delle nazioni oppresse e delle colonie all’autodecisione, riconoscendo il diritto dei popoli alla separazione statale e a mettere in atto tale diritto. Questioni inseparabili dalla questione generale della rivoluzione proletaria e fondamentalmente risolte dalla dittatura del proletariato.

Nel periodo del socialismo l’essenza di classe della questione nazionale consisteva nell’instaurazione di giusti rapporti fra la classe operai russa e i contadini delle nazionalità un tempo oppresse, aspetto decisivo per il consolidamento dell’egemonia del proletariato.

L’oppressione nazionale era stata eliminata, ma ciò non era sufficiente. Bisognava eliminare le gravi eredità del passato, l’arretratezza economica, politica e culturale dei popoli più oppressi, liquidare l’isolamento, il particolarismo e la vecchia diffidenza verso la Russia, aiutandoli così a raggiungere un superiore livello.

Due deviazioni nocive e pericolose per il comunismo e per l’internazionalismo proletario si presentavano dinanzi al Partito: lo sciovinismo grande russo e il nazionalismo locale. Perciò fu intrapresa una lotta contro queste deviazioni e furono formati nuovi quadri marxisti-leninisti, educati nello spirito dell’internazionalismo proletario.

Lenin e Stalin sottolinearono sempre l’importanza storica e universale della fraterna unione dei popoli. Concepirono e realizzarono l’URSS non solo come un bastione contro il capitalismo e la reazione internazionale, ma anche come  prototipo della futura repubblica socialista mondiale.

Nonostante il tradimento revisionista e la restaurazione del capitalismo in URSS, avvenuti dopo la morte di Stalin, che hanno inevitabilmente portato alla dissoluzione dello stato sovietico, lo storico avvenimento del 30 dicembre 1922 rappresenta un inestimabile lascito del socialismo sovietico, che ancora oggi ispira gli operai e i popoli del mondo.

Mentre nel capitalismo la proprietà privata e lo sfruttamento separano le masse lavoratrici e le nazioni, dividendoli in campi nemici e portandoli a guerre ingiuste e reazionarie, alla disgregazione e all’oppressione, l’esperienza dell’URSS sotto la guida di Lenin e di Stalin insegna che laddove lo stato si fonda sul potere proletario e la proprietà collettiva dei mezzi di produzione e di scambio, sul lavoro liberato dallo sfruttamento, si crea una situazione in cui le masse lavoratrici e le nazioni tendono naturalmente alla fraterna collaborazione, alla fiducia reciproca, all’uguaglianza nazionale, alla pacifica convivenza e ad unirsi in un solo Stato socialista.

La drammatica realtà odierna dimostra che la borghesia non può esistere senza opprimere ed asservire politicamente ed economicamente le nazioni soggette, senza guerre di rapina, senza diffondere lo sciovinismo e il militarismo, senza dividere e aizzare i popoli gli uni contro gli altri.

La società borghese non solo si dimostra incapace di risolvere la questione nazionale, ma l’ha esacerbata nell’epoca nella quale il capitalismo ha raggiunto la fase suprema e ultima del suo sviluppo: nell’epoca dell’imperialismo.

La guerra in Ucraina è la riprova delle devastanti conseguenze del rovesciamento del socialismo in Unione Sovietica, che ha determinato un grave arretramento per le masse lavoratrici e i popoli che una volta vivevano e lavoravano fianco a fianco, così come delle brame imperialistiche delle classi dominanti.

Oggi, come ieri, è necessario opporsi alla barbarie capitalista, rinsaldare il legame di solidarietà dei proletari di tutti i paesi, lavorare senza tregua per la rivoluzione socialista. E per la vittoria di questa rivoluzione è indispensabile legare la lotta rivoluzionaria del proletariato con il movimento di liberazione delle masse lavoratrici delle nazionalità oppresse, contro il potere degli imperialisti, per la dittatura del proletariato.

Dicembre 2022

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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