Argentina: le masse lavoratrici affrontano  Milei a suon di scioperi e manifestazioni

A circa un anno e mezzo dall’elezione del presidente Milei, l’Argentina è sull’orlo del baratro.

L’inflazione annuale ormai è al 300%, la più alta al mondo. I prezzi sono saliti alle stelle; un caso estremo è il riso, il cui prezzo è cresciuto del 950% in un anno.  Anche le tariffe dei servizi sono in forte rialzo: trasporti urbani (60%), gas (300%) e acqua (200%). Il livello di povertà ha raggiunto il 57,4% a gennaio. Circa 7 milioni sono i senzatetto.

Così la “cura” dell’ “anarco-capitalista” che affermava di voler risollevare l’economia Argentina sta uccidendo il paziente. Chi ne paga le conseguenze sono le classi sociali più deboli. L’ascesa di Milei è stata appoggiata dal grande capitale che ha visto di buon occhio, il suo programma di smantellamento dello stato sociale, dei diritti dei lavoratori, di privatizzazioni selvagge.

Ma è stata anche agevolata dagli errori della sinistra borghese, che non è riuscita a dare un sollievo alle classi più povere.

Il partito di Milei, “La Libertad Avanza”, annovera tra le sue fila Alberto Tiburcio Bengas Lynch, nipote di un noto esponente della Mont Pelerin Society, think tank fondato in Svizzera nel 1947, con i soldi della SchweizerischeKreditanstlat (che diventerà Credit Suisse).

I fondatori furono gli ideologi del neo liberismo Friedrich von Hayek, von Mises e Milton Friedman (il maestro dei famigerati Chicago Boys), oltre all’americano Walter Lippmann.

Altro sostenitore è Alejandro Chafuen che è importante membro di Atlas Network. Fondata nel 1981 dall’erede di una dinastia imprenditoriale inglese Anthony Fisher, Atlas è una sorta di hub di organizzazioni che raduna circa 500 organizzazioni di tutto il mondo che sposano la causa iperliberista e strizzano l’occhio all’estrema destra.

Ad Atlas si affida anche l’Istituto Bruno Leoni, pensatoio liberista, con diversi agganci nell’estrema destra e non a caso tra i Senior Fellow dell’istituto italiano compare José Piñera ex ministro del lavoro e della sicurezza sociale della giunta Pinochet. Presidente dell’Istituto è Franco Debenedetti.

Milei può vantare sostenitori anche fra alcune delle più importanti dinastie imprenditoriali italiane

che in Argentina hanno da tempo grossi interessi economici. La famiglia Rocca controlla Tecnopetrol, parte della galassia Techint, branca di un impero presente anche nella sanità privata con le cliniche Humanitas.

Vi sono anche i Benetton proprietari di quasi un milione di ettari di terreni in Patagonia, che vedono favorevolmente l’allentamento dei vincoli ambientali patrocinato da Milei.

A sostenere Milei c’è poi Cristiano Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli e di Urbano Rattazzi. È l’ex presidente di Fiat Argentina e oggi a capo dell’azienda di elicotteri Modena. Afferma che il presidente deve procedere deciso nella liberalizzazione di “qualsiasi settore dell’economia”.

Milei ha basato la sua campagna elettorale sui social network, sulle immagini e sugli slogan, e continua a farlo anche al governo. Con il suo aspetto stralunato e le sue frasi deliranti, ha conquistato l’elettorato giovanile promettendo loro che in 35 anni l’Argentina sarebbe stata come l’Irlanda.

Milei fa leva su un generico e travisato senso di libertà, invocando la “libertà” di far quello che si vuole, laddove la sua politica è quella di lasciare campo libero al capitale senza alcuna tutela sociale.

Altro suo slogan preferito è la crociata contro una generica “casta” in cui colloca tutto ciò che non fa comodo ai suoi piani di potere, quindi avversari politici, dipendenti pubblici, attivisti politici e sociali.

Questa marionetta del capitale sta divenendo un modello per la destra ed il “sovranismo” mondiale. Se ne è avuta una chiara dimostrazione all’evento organizzato in Spagna da Vox.

Milei è sostenuto da Washigton in funzione anticinese (non a caso è arrivato a chiedere l’adesione alla Nato).

Negli ultimi vent’anni l’Argentina aveva infatti seguito un progressivo avvicinamento a Pechino, che rappresenta il secondo partner commerciale con forti importazioni di prodotti a base di soia, carne di manzo, orzo, gamberetti e carbonato di litio.

L’Argentina, insieme a Cile e Bolivia, fa parte del “Triangolo del Litio”, una striscia unica di terra ad alta quota ricoperta di laghi e saline bianche che ospita più della metà delle risorse di litio identificate sulla terra.  Tale risorsa è ampiamente sfruttata dalla Cina.

C’è poi la vasta area di Vaca Muerta che rappresenta il secondo deposito di shale gas al mondo e il quarto di shale oil.

Con Milei l’Argentina sta anche rivedendo la sua collocazione internazionale. L’allontanamento dai Brics è un segnale eloquente.

Immediatamente dopo aver reso noti i propri piani in termini di politiche economiche, il governo Milei ha varato un protocollo in 12 punti per la repressione delle manifestazioni.

Nonostante la minaccia dei 12 punti, già il 20 dicembre vi è stata la prima manifestazione di massa contro il governo.

Il 24 gennaio, si è svolto il primo Sciopero Generale contro le politiche economiche del presidente.

Un’altra grande manifestazione vi è stata il 24 marzo per il giorno del ricordo delle vittime della dittatura militare.

Anche in questa occasione il governo non ha perso l’occasione di manifestare le sue abominevoli posizioni negando la forma dittatoriale della giunta Videla e il numero delle sue vittime.

Anche gli studenti universitari argentini si sono mobilitati in difesa dell’istruzione pubblica e dei loro legittimi diritti, e un milione di loro è sceso in piazza.

Successivamente, settori importanti della popolazione e dei lavoratori hanno protestato respingendo il contenuto nella cosiddetta “Legge Omnibus”, il tutto prima del secondo sciopero generale annunciato.

Lo scorso Primo Maggio, migliaia di lavoratori hanno manifestato nelle strade di Buenos Aires, in difesa dei loro diritti gravemente minacciati dal governo, in nome di una fraintesa “libertà del mercato”.

Il 9 maggio si è svolto il secondo sciopero generale che ha di fatto paralizzato il paese.  Fino alla partecipatissima manifestazione del 4 giugno contro la violenza di genere.

I fatti argentini sono un’evidente dimostrazione dell’ascesa della reazione mondiale, così come del fatto che i governi diretti dalla socialdemocrazia sono completamente venduti al capitale finanziario, e che dal momento in cui eliminano dai loro programmi le timide richieste sociali che li caratterizzavano, divengono  anticamera dei governi di ultradestra e all’occasione del fascismo.

Allo stesso tempo, mettono in luce che l’unica strada da percorrere è quella della lotta per il socialismo, poichè solo l’abbattimento del capitalismo può assicurare il miglioramento delle condizioni di vita del proletariato e delle masse popolari. Ci auguriamo che su questa strada rivoluzionaria il proletariato argentino riesca a rovesciare Milei e a realizzare la sua alternativa di potere.

Da Scintilla n. 146, giugno 2024

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