Complicità italiane con lo stato sionista

I dati dell’Agenzia delle dogane certificano che tra dicembre 2023 e gennaio 2024 l’Italia ha esportato ad Israele armi e munizioni da guerra per oltre due milioni di euro.

I valori forniti dall’Agenzia governativa tolgono ogni alibi all’esecutivo guidato dalla Meloni, che aveva tentato di mettere in dubbio la correttezza e l’interpretazione dei dati forniti dalle Statistiche del commercio estero dell’Istat, sostenendo che quelle cifre pubblicate includessero anche componenti di natura “civile” (rivoltelle, pistole, sciabole, spade, baionette e così via), distorcendo così la realtà.

Impressiona il valore dell’export della categoria “Bombe, granate, siluri, mine, missili, cartucce ed altre munizioni e proiettili” che ammontano a l.730.869,5 euro a dicembre 2023 e a 1.352.675 euro a gennaio 2024.

Il ministro della Difesa, Crosetto, dopo aver sostenuto che le “vendite armi ad Israele” erano state “sospese dopo il 7 ottobre”, ha dovuto ammettere in Senato a metà marzo di quest’anno  che quelle “licenze di esportazione verso Israele autorizzate prima del 7 ottobre erano già state in gran parte utilizzate, mentre su quelle non ancora utilizzate, cioè quelle già autorizzate prima, l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (Uama) ha fatto una valutazione caso per caso”. Non è difficile capire che sono state autorizzate quasi tutte anche dopo il 7 ottobre.

L’ Italia risulta, al netto dei dati, il terzo maggior esportatore di armi dopo Stati Uniti e Germania, per un valore complessivo di 120 milioni dal 2012 al 2023.

Secondo i dati Istat pubblicati a marzo, l’export di armi e munizioni verso Israele nel 2023 è stato di13.707.376 euro, in lieve calo rispetto ai 17.938.156 del 2022.   L’export è avvenuto principalmente da Lecco, dove ha sede Fiocchi munizioni, Brescia (sede Beretta) e poi Roma e Genova.

Secondo l’Opal, da ottobre a dicembre 2023 sono stati esportati verso il regime sionista Aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi per 14.800.221 euro, di cui circa la metà dalla provincia di Varese( dove ha sede Alenia Aermacchi).

Da  mesi nelle università di tutta Italia  gli studenti stanno protestando contro il genocidio in corso in Palestina e per la rottura degli accordi fra università italiane e israeliane. Dal 2006 ad oggi sono stati stipulati 177 accordi tra 44 atenei italiani e 31 israeliani, 80 accordi risultano ancora attivi.

Le giuste proteste attaccano la collaborazione scientifica tra gli atenei italiani e quelli israeliani, inquadrata all’interno dell’Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele stipulato per le rispettive parti dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) e dal Ministero dell’Innovazione, scienza e tecnologia (Most).

Il bando offriva ai progetti vincitori finanziamenti di ricerca in campi come le tecnologie del suolo, il trattamento delle acque, le ottiche di precisione e le tecnologie quantistiche, come i nuovi misuratori di onde gravitazionali.

La questione evidenziata dalle proteste universitarie è che i risultati che emergono da questi progetti sono per molti campi “dual use”, ovvero applicabili sia in contesti civili che militari. In questo modo, le università italiane si trovano in diretta linea di responsabilità nella realizzazione di nuove tecnologie belliche utilizzate nel contesto del genocidio in Palestina.

Sotto accusa anche i rapporti che alcune rettrici e rettori hanno con il comitato scientifico della Fondazione Med-Or, nata per iniziativa di Leonardo Spa (uno dei principali produttori di armi italiani, holding anche di Oto Melara che dagli anni ‘70 rifornisce Israele con i suoi cannoni ) nella primavera del 2021, con l’obiettivo di promuovere ‘’attività culturali, di ricerca e formazione scientifica,’’ per rafforzare i legami, gli scambi e i rapporti internazionali tra l’Italia e i Paesi dell’area del Mediterraneo allargato fino al Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso (“Med”) e del Medio ed Estremo Oriente (“Or”)».

Da segnalare inoltre la collaborazione tra le università italiane e i monopoli energetici italiani come per esempio l’Eni, che si avvia a sfruttare i giacimenti di gas a largo della costa di Gaza.

Le grandi proteste studentesche dimostrano ancora una volta come, nonostante la propaganda borghese martellante, le bugie imperialiste abbiano le gambe corte. Ai comunisti il ruolo di essere avanguardia delle masse popolari nella lotta per denunciare la complicità dell’imperialismo italiano con il sionismo e solidarizzare con la lotta di liberazione del popolo palestinese.

Da Scintilla n. 146, giugno 2024

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