25 novembre 2022: Giù le mani dai diritti delle donne!

Le destre arrivate a Palazzo Chigi hanno sentito l’immediata necessità di pagare la cambiale alle potenti forze che hanno favorito la loro ascesa: il Vaticano e la Conferenza Episcopale Italiana.

Alla prima seduta del nuovo Senato, Gasparri (FI) e Romeo (Lega) hanno infatti presentato tre proposte di legge che smantellano la L. 194 del 1978.

Si tratta di un attacco che mira a mettere fuori legge il diritto delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza, conquistato con grandi battaglie civili e politiche.

Questo avviene dopo che per decenni cattolici, reazionari e riformisti hanno fatto di tutto per boicottare la L. 194, a partire dalla mancanza di mezzi umani e materiali per assicurare il diritto di aborto e alla salute, fino alla c.d. “obiezione di coscienza” di tanti medici che in privato, con lauta parcella, non sentono alcun rimorso.

L’offensiva ai diritti delle donne non è certo una novità. In regioni come il Piemonte è stato istituito un fondo di 400 mila euro a favore delle associazioni antiabortiste.

In Liguria, i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia e di Forza Italia non hanno voluto votare l’ordine del giorno sull’accessibilità all’interruzione di gravidanza nelle strutture sanitarie del territorio.

Nelle Marche e in Umbria è stato fortemente ostacolato l’accesso alla RU486, l’aborto farmacologico, meno invasivo per la donna.

Non dimentichiamo il lugubre tentativo di FdI per la sepoltura dei feti, anche senza il consenso dei genitori.

La messa in discussione del diritto all’aborto sicuro e libero avviene oggi attraverso due modalità tra di loro complementari: la criminalizzazione delle donne e il tentativo di rimuovere il principio giuridico della preminenza e dell’autonomia della loro scelta in fatto di gravidanza, ovvero della libertà di disporre del proprio corpo.

Le proposte di legge presentate sono solo l’ avvio di una più dura offensiva contro i diritti delle donne, in primo luogo delle donne dei settori popolari, che non possono permettersi cliniche private e viaggi all’estero.

Alla sconcia demagogia delle destre che fanno ricadere sulle donne la causa del  declino demografico, dobbiamo rispondere che esso non è causato dalla L. 194, ma dalla disoccupazione specie femminile, dai bassi salari, dalla mancanza di sostegno e servizi sociali, dalle condizioni di insicurezza create dal capitalismo, amplificate dalla guerra e dalla devastazione ambientale.

L’importanza della L. 194 è fondamentale, perché le donne, fra cui molte adolescenti, continueranno ad abortire in questa società basata sullo sfruttamento e l’oppressione, che sia legale oppure no, ma nel secondo caso soffrendo di più fisicamente e psicologicamente, mettendo anche a rischio la propria vita.

Dagli Stati Uniti all’America Latina, dalla Polonia all’Ucraina, dall’Ungheria al Marocco, fino al nostro paese, oggi la lotta per il diritto di aborto unisce e mobilita centinaia di milioni di donne.

Ricordiamo che nel mondo muore una donna ogni nove minuti a seguito di aborto clandestino e che le conseguenze degli aborti sono disastrose in tutti i paesi dove l’aborto non è legale.

Difendiamo con la lotta il diritto di aborto legale, sicuro e accessibile!

Esigiamo il diritto a una maternità dignitosa e libera! Che siano garantiti i diritti sessuali e riproduttivi delle donne, con un sistema sanitario pubblico, gratuito e di qualità!

Solidarietà con le donne di tutti i paesi che si battono per gli stessi diritti!

Ricordiamo che in nessuna delle c.d. democrazie borghesi avanzate, il problema dell’ineguaglianza e dell’oppressione della donna è stato conseguentemente e sistematicamente risolto, sebbene tale questione tocchi in modo diretto gli interessi di più della metà della popolazione.

Nella società tardo-capitalista la classe che è disposta a sollevarsi e lottare più decisamente per le istanze sociali, economiche, politiche e culturali del sesso femminile, è la classe operaia. L’emancipazione della donna potrà realizzarsi solo nel socialismo, ma ciò non deve impedire al movimento operaio di schierarsi a difesa delle rivendicazioni concrete riguardanti l’uguaglianza di diritti e il riconoscimento di tutte le istanze delle donne oppresse.

Da Scintilla n. 128 – novembre 2022

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