Politica padronale e opposizione di classe

A fine dicembre è stata approvata in extremis una manovra-finanziaria “letamaio” che attacca gli operai, i lavoratori dipendenti, i disoccupati, la povera gente favorendo i monopoli energetici, bellici, delle costruzioni, i ricchi, i parassiti.

Mazzate agli sfruttati, condoni, sanatorie e agevolazioni a padroni, mafiosi e speculatori. Profitti ed extraprofitti, legali o meno, non si toccano!

Le mirabolanti promesse elettorali sono svanite in un poco più di un mese. La politica del governo Meloni aumenta le enormi diseguaglianze sociali, estende la precarietà e la povertà di massa.

La manovra è restrittiva, in linea con le “raccomandazioni” dei centri del potere finanziario. Non evita ma avvicina la recessione. E’ in sostanza la stessa politica oligarchica e antipopolare di Draghi e soci, resa ancora più ingiusta e cialtronesca.

Sul piano politico la manovra punta a dividere i lavoratori (ad es. con le disuguaglianze di trattamento fiscale) e a favorire il compromesso fra capitale finanziario e settori privilegiati di piccola e media borghesia, ai danni della classe operaia.

Mentre diminuisce il salario in tutte le sue forme e tornano i voucher, mentre si tagliano pensioni e reddito di cittadinanza, aumenta continuamente la spesa militare.

Il governo, seguendo la stessa politica filo USA/NATO di quelli precedenti, ha deciso di inviare altre armi e fondi al regime ultrareazionario ucraino per tutto il 2023. Ciò si accompagna al ri-finanziamento di tutte le altre missioni militari all’estero, al tempo stesso che dalle basi presenti sul territorio nazionale si dispiega una intensa attività bellica.

Per gli interessi e le velleitarie ambizioni del declinante imperialismo italiano nell’Europa dell’est, in Africa, nei Balcani, nel Mediterraneo “allargato”, in Medio Oriente, centinaia di miliardi sono gettati nel vortice del militarismo (le cifre vengono secretate). Sono enormi risorse sottratte alla sanità e alla scuola pubbliche, alle pensioni dei lavoratori.

La cricca meloniana s’inginocchia di fronte a Biden, ma usa il pugno di ferro sui migranti. Con il nuovo “decreto sicurezza” le Ong non potranno accumulare più salvataggi in mare prima di raggiungere il porto assegnato, pena pesanti sanzioni e la confisca delle navi. Risultato: più morti nel grande cimitero del Mediterraneo.

Una politica criminale che fa il paio con le controriforme che servono per indebolire il lavoro e favorire il capitale, liberando i suoi “spiriti animali”, per attrarre altri miliardi dal PNRR e da investimenti esteri che si tradurranno in maggiori profitti per i monopoli, per intensificare lo sfruttamento del proletariato, per rafforzare l’oppressione dello Stato borghese e velocizzare i tempi della sue decisioni antipopolari.

Il governo Meloni ripete che “non vuole disturbare chi crea ricchezza”, in realtà ostacola la classe operaia che crea tutta la ricchezza socialmente prodotta e agevola chi estorce il plusvalore, i capitalisti. Approva norme con il pretesto dei rave, preparandosi ad attaccare i raduni e le manifestazioni operaie. Sostiene che bisogna premiare il “merito” nel lavoro e nella scuola, in altre parole vuole imporre la valutazione discrezionale del padrone e del governante borghese, della “autorità superiore”. Afferma che ci vuole più “orgoglio italiano”, ebbene sappiamo che questa retorica sciovinista esprime gli interessi dei monopoli italiani nell’iperconcorrenza mondiale.

In cosa consistono i punti deboli di questo governo, che possono svilupparsi in crisi politica? Sul piano politico interno vi sono i conflitti che sorgono nel campo della squilibrata coalizione delle destre, che hanno una base sociale limitata e oscillante. La Lega è squassata da contrasti interni e Forza Italia è in agonia, il che acutizzerà i conflitti con il partito meloniano e la premier decisionista. La scarsa levatura politica dei ministri è un problema che si accentuerà in caso di contese politiche per maggiori spazi di potere.

Vi sono poi i contrasti con i vertici delle organizzazioni sindacali che vorrebbero recuperare la concertazione e il “dialogo sociale” ormai seppelliti da tempo. Di scarsa importanza sono invece gli attriti con il PD e il M5S, ridotti ad un’opposizione di facciata in un parlamento sempre più irrilevante, senza alcuna volontà di organizzare una vera mobilitazione di massa.

Un punto di reale debolezza del governo Meloni è il rallentamento dell’economia e le mosse della Bce, che avranno contraccolpi sull’enorme debito pubblico, acuendo i contrasti politici e sociali. Esistono inoltre le contraddizioni internazionali con potenze come Francia e Germania, con la Ue, con la Russia, con la Turchia, con la Cina, con i paesi del Mediterraneo, che si rifletteranno su quelle interne acutizzandole.

Ma fra tutti i fattori di debolezza, l’unico che può realmente mettere in crisi il governo Meloni è la mobilitazione di massa della classe operaia e dei lavoratori sfruttati, che già si è cominciata a esprimere nei posti di lavoro e nelle piazze.

Lo sviluppo delle lotte operaie, il loro collegamento e l’estensione alle masse popolari, specie quelle povere del meridione del paese, farà cadere la maschera demagogica al governo di estrema destra e ne determinerà la fine politica. In questa situazione è di grande importanza la lotta per l’unità del movimento sindacale su una linea di classe come aspetto decisivo per la creazione del fronte unico del proletariato.

Questa lotta va sviluppata a tutti i livelli, dalle fabbriche ai settori produttivi, a livello nazionale internazionale, e va diretta contro l’offensiva del capitale, la reazione e la guerra imperialista.

I comunisti sono chiamati a lavorare attivamente in tutti i sindacati e gli organismi aventi base di massa per far si che queste organizzazioni difendano gli interessi urgenti e vitali degli operai, ottenendo l’appoggio degli iscritti e delle strutture di posto di lavoro e di territorio.

La lotta va condotta inevitabilmente contro l’attività scissionista e di freno della burocrazia sindacale, mobilitando la massa contro di essa. E’ perciò importante la formazione di comitati di sciopero, di agitazione, di unità e di lotta, per strappare di mano la direzione delle lotte ai riformisti e agli opportunisti di tutte le risme.

Fondamentale a questo scopo il rafforzamento dello strumento principe della politica proletaria rivoluzionaria, ossia l’organizzazione comunista.

Da Scintilla n. 130 – gennaio 2023

Enquire here

Give us a call or fill in the form below and we'll contact you. We endeavor to answer all inquiries within 24 hours on business days.