Stellantis: mentre si preparano migliaia di licenziamenti gli operai riprendono la lotta!

Nere nuvole si addensano sulla testa degli operai degli stabilimenti Stellantis di Melfi e di Pomigliano d’Arco.

Melfi, licenziamenti e intensificazione dello sfruttamento

A  Melfi grazie all’accordo firmato fra padrone e i boss di Fim Cisl, Uilm Uil, Fismic, Uglm e Aqcf,  500 operai saranno gettati per strada entro la fine dell’anno, con la beffa dell’incentivo variabile a seconda dell’età.

Questi “esuberi” si vanno ad aggiungere ai  1.130 operai cacciati con incentivo all’esodo dal 2021 a oggi. E si sommano al problema degli oltre 500 operai mandati in trasferta negli stabilimenti di Pomigliano, Rivalta (TO) e in Francia.

L’azienda ha anche annunciato una riduzione da 17 a 15 turni  a partire da metà maggio per tutto lo stabilimento (ad esclusione delle prese stampaggio e delle presse della plastica), come già avvenuto da un mese per il montaggio, con una ulteriore riduzione da 21 a 18 turni per la manutenzione. Modifiche che incideranno sugli operai sia in termini di carichi di lavoro, sia di riduzione del già magro salario.

Stellantis ha motivato le espulsioni degli operai e le modifiche dei turni con la riorganizzazione del lavoro nello stabilimento in vista della produzione dei nuovi veicoli elettrici imposti dalle delibere protezioniste europee.

In realtà il monopolio di Elkann, Tavares e Peugeot non punta al rilancio dello stabilimento di Melfi, ma vuole  portare avanti la graduale dismissione della fabbrica.

Il vero ostacolo non è il processo di elettrificazione dello stabilimento  (tecnicamente la produzione dei nuovi quattro veicoli elettrici avrebbe garantito i livelli occupazionali), ma è la sovrapproduzione nel settore automobilistico, un problema irrisolvibile nell’attuale modo di produzione basato sulla proprietà privata borghese. Il limite non è l’ecologia, è il capitalismo!

Per far trangugiare agli operai condizioni di lavoro insostenibili e un futuro sempre più nero, si instaura in fabbrica un clima di “terrore collaborativo”, gestito dalla catena di comando aziendale che alterna minacce, ricatti, punizioni e persecuzioni di chi alza la testa.

Anche le voci su un futuro occupazionale basato sui nuovi modelli servono solo a mantenere passiva, collaborativa e sempre più sfruttata la massa operaia.

Da parte loro i venduti burocrati sindacali se ne guardano bene di convocare assemblee in fabbrica e di far partecipare alle trattative delegazioni di operai che espongano il proprio punto di vista e le proprie soluzioni, perché gli schiavi salariati devono solo essere spremuti come limoni, “zitti e buoni”.

Pomigliano, flessibilità totale, ricatti ed “esuberi” in vista

Situazione simile a Pomigliano, dove ormai è chiaro che Stellantis vuole liberarsi di oltre mille operai, a cominciare da quelli che erano stati inviati nel “reparto confino” di Nola.

Gli operai dello stabilimento G.B. Vico sono da anni sottoposti allo stillicidio della cassa integrazione per migliaia di unità, ritmi lavorativi da record olimpionico, flessibilità selvaggia con spostamenti di reparti comunicati all’ultimo minuto e trasferte coatte, sabati lavorativi e “messe in libertà” a discrezione del padrone, seri rischi per la salute e la sicurezza che si traducono in infortuni, malattie professionali e un numero crescente di RCL (operai con ridotte capacità lavorative) anche fra i meno anziani, “premi” salariali che restituiscono una millesima parte del plusvalore estorto sulle linee produttive.

Anche in questo stabilimento i mandarini sindacali fanno la voce grossa per poi firmare tutto.

La loro linea è quella di gettare olio sulle onde, tenere sotto controllo il malumore operaio per evitare che si trasformi in lotta aperta, chiedere voti agli operai alle elezioni Rsu/Rls per poi fare poco o nulla.

La situazione ormai appare chiara anche riguardo il trasferimento degli ex confinati di Nola nello stabilimento centrale di Pomigliano.

Come ha scritto l’operaio F. R. sul sito di Operai Contro: “I confinati di Nola devono essere smaltiti dall’azienda e per questo motivo vengono riportati a Pomigliano (….) Dalle notizie che trapelano, si sa che la prima cosa che l’azienda propone agli operai che vengono da Nola, compresi gli RCL, è quella di accettare l’incentivo per andarsene volontariamente. Per quelli che non accettano sono due le conseguenze: o vengono impegnati in lavorazioni di linea, dove i ritmi sono insostenibili già per gli operai abituati da anni a quelle lavorazioni, o rimangono a casa in cassa integrazione.

L’obiettivo è quello di liberarsene. Se accettano le dimissioni volontarie meglio. Se non le accettano Stellantis li costringerà a farlo assegnando loro le lavorazioni peggiori e preparandosi a liquidarli individualmente con provvedimenti disciplinari, o, con la scusa della “incollocabilità”, tenendoli costantemente fuori con i quattro soldi degli ammortizzatori sociali fino a sfiancarli senza distribuire la cassa in modo equo tra tutti.

Su questo c’è una “sinergia” tra padroni e governo. Gli operai che non lavorano sono a carico della collettività con gli ammortizzatori sociali, quindi non rappresentano un costo per l’azienda, ma evidentemente questo costo “pubblico” comincia a stare stretto anche ai politici attualmente al governo. Se Stellantis li butta fuori fa un servizio anche ai politici.

Questa situazione non riguarda solo gli operai che vengono da Nola perché a Pomigliano, nonostante la Panda, “l’utilitaria più venduta in Italia” e la Tonale, il nuovo SUV Alfa, ci sono oltre mille operai in esubero.

Tavares ha dichiarato recentemente di aver risparmiato più di sette miliardi di costi nel gruppo. Questo è avvenuto tagliando sulla sicurezza e sui servizi, ma anche accorpando mansioni e aumentando i ritmi in modo da produrre di più con meno operai.”

Dunque, cosa fare?

Le causa della situazione che vivono gli operai Stellantis non sta nella miopia aziendale o nella mancanza di una politica industriale, ma nelle condizioni materiali in cui si svolge la produzione nei monopoli capitalistici, fondata sull’elevato sfruttamento del lavoro salariato e finalizzata al massimo profitto.

La battaglia degli operai Stellantis è la “madre di tutte le battaglie” della classe operaia del nostro paese.

Per affrontarla non serve opporsi ai licenziamenti, all’aumento dello sfruttamento, etc., come fanno i burocrati sindacali  appellandosi agli accordi e ai contratti sottoscritti in precedenza, che hanno di fatto spianato la strada al padrone, o avviando cause legali.

Affidarsi alla burocrazia sindacale di tutte le sigle, che fa della difesa dei propri privilegi il centro di ogni azione, è un errore imperdonabile. Sperare in aiuti che vengano da “fuori” è pura illusione.

Solo classe operaia salva sé stessa!

Gli operai non hanno bisogno dei sindacati collaborazionisti o di sindacati che fanno solo vertenze legali. Hanno bisogno di sindacati che seguano la via della lotta di classe intransigente, del fronte unico di lotta proletaria.

Se questi sindacati non ci sono spetta agli operai organizzarsi, ad es. in comitati, che impongano gli interessi della classe con la lotta, colpendo il padrone dove gli fa più male: l’estrazione di plusvalore in fabbrica, a suon di scioperi duri.

Occorre inoltre mettere in piedi un coordinamento di delegati del gruppo, perché il problema di Melfi e Pomigliano è di tutti gli stabilimenti.

Ma non bisogna ridurre i compiti degli operai avanzati alla militanza sindacale.

Il problema più scottante che si pone è quello dell’unione degli operai avanzati in partito indipendente e rivoluzionario, quel reparto di avanguardia organizzato e cosciente del proletariato che realizza la fusione fra il movimento comunista e il movimento operaio. Ogni passo avanti nell’unità di questi operai costituisce un progresso per costituire tale partito.

Da Scintilla n. 134, maggio 2023

PS: dal 10 maggio 2023 sono partiti gli scioperi nello stabilimento di Pomigliano contro il continuo aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro a scapito dell’igiene dell’ambiente di lavoro e della sicurezza degli operai. L’adesione è stata molto alta (ferma la linea della Panda) e si sono svolti cortei interni, con slogan. Di fronte alla proclamazione dello sciopero degli straordinari di sabato, Stellantis ha revocato le comandate al lavoro. La lotta può e deve estendersi agli altri stabilimenti.

Ripartono gli scioperi a Pomigliano. Era ora!

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