Viva Lenin, viva il leninismo!

Novantanove anni fa, il 21 gennaio 1924, moriva V.I. Lenin, il capo indiscusso del Partito bolscevico, lo stratega della Rivoluzione d’Ottobre che portò al potere la classe operaia e aprì la via all’edificazione del socialismo, il dirigente e l’educatore del proletariato e dei popoli oppressi di tutti i paesi.

Conquistando e consolidando la dittatura del proletariato, organizzando le basi dello stato sovietico, Lenin pose le fondamenta della costruzione della nuova società, portata avanti con successo dal suo discepolo G. Stalin.

Fu un’esperienza eccezionale, storicamente inedita, che in quanto comunisti difendiamo strenuamente e da cui dobbiamo continuare ad apprendere.

Di Lenin si è parlato e scritto molto, anche nel movimento comunista e operaio del nostro paese. Quello che ha sempre difettato è la comprensione profonda e diffusa del leninismo in quanto sviluppo ulteriore del marxismo nell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria, nella quale siamo tuttora.

L’essenziale del leninismo, la sua base, è la questione della dittatura del proletariato, la sua elaborazione, impostazione e concretizzazione, contro ogni opportunismo e revisionismo.

Per iniziare a capire cosa è il leninismo, in quanto dottrina internazionale dei proletari di tutti i paesi, riproduciamo alcuni estratti della prima parte “Dei principii del leninismo” di G. Stalin. Si tratta di lezioni tenute all’Università di Sverdlov pochi mesi dopo la morte di Lenin.

“Esporre i principii del leninismo, non vuol ancora dire esporre i principii della concezione del mondo di Lenin. La concezione del mondo di Lenin e i principii del leninismo non sono, per l’ampiezza, la stessa cosa. Lenin è un marxista e la base della sua concezione del mondo è, naturalmente, il marxismo. Ma da questo non deriva affatto che una esposizione del leninismo debba partire dall’esposizione dei principii del marxismo. Esporre il leninismo significa esporre ciò che vi è di particolare e di nuovo nell’opera di Lenin, ciò che Lenin ha apportato al tesoro comune del marxismo e che naturalmente è legato al suo nome. Soltanto in questo senso parlerò nelle mie lezioni dei principii del leninismo.
Dunque, che cosa è il leninismo?
Gli uni dicono che il leninismo è l’applicazione del marxismo alle condizioni originali della situazione russa. In questa definizione vi è una parte di verità, ma essa è ben lontana dal contenere tutta la verità. Lenin ha effettivamente applicato il marxismo alla situazione russa e l’ha applicato in modo magistrale. Ma se il leninismo non fosse che l’applicazione del marxismo alla situazione originale della Russia, sarebbe un fenomeno puramente nazionale e soltanto nazionale, puramente russo e soltanto russo. Invece noi sappiamo che il leninismo è un fenomeno internazionale, che ha le sue radici in tutta l’evoluzione internazionale e non soltanto un fenomeno russo. Ecco perché penso che questa definizione pecca di unilateralità.
Altri dicono che il leninismo è la rinascita degli elementi rivoluzionari del marxismo del decennio 1840-1850, per distinguerlo dal marxismo degli anni successivi, divenuto, a loro avviso, moderato, non più rivoluzionario. A prescindere dalla sciocca e banale divisione della dottrina di Marx in due parti, una rivoluzionaria e una moderata, bisogna riconoscere che anche questa definizione, del tutto insufficiente e insoddisfacente, contiene una parte di verità. Questa parte di verità consiste nel fatto che Lenin ha effettivamente risuscitato il contenuto rivoluzionario del marxismo, ch’era stato sotterrato dagli opportunisti della Seconda Internazionale. Ma questa non è che una parte della verità. La verità intera è che il leninismo non solo ha risuscitato il marxismo, ma ha fatto ancora un passo avanti, sviluppando ulteriormente il marxismo nelle nuove condizioni del capitalismo e della lotta di classe del proletariato.
Che cosa è dunque, in ultima analisi, il leninismo?
Il leninismo è il marxismo dell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria. Più esattamente: il leninismo è la teoria e la tattica della rivoluzione proletaria in generale, la teoria e la tattica della dittatura del proletariato in particolare. Marx ed Engels militarono nel periodo prerivoluzionario (ci riferiamo alla rivoluzione proletaria), quando l’imperialismo non si era ancora sviluppato, nel periodo di preparazione dei proletari alla rivoluzione, nel periodo in cui la rivoluzione proletaria non era ancora diventata una necessità pratica immediata. Lenin invece, discepolo di Marx e di Engels, militò nel periodo di pieno sviluppo dell’imperialismo, nel periodo dello scatenamento della rivoluzione proletaria, quando la rivoluzione proletaria aveva già trionfato in un paese, aveva distrutto la democrazia borghese e aperto l’èra della democrazia proletaria, l’èra dei Soviet.
Ecco perché il leninismo è lo sviluppo ulteriore del marxismo.
Si mette spesso in rilievo il carattere straordinariamente combattivo, straordinariamente rivoluzionario del leninismo. Ciò è del tutto giusto. Ma questa caratteristica del leninismo si spiega con due motivi: in primo luogo col fatto che il leninismo è sorto dalla rivoluzione proletaria, e non può non portarne l’impronta; in secondo luogo, col fatto che esso è cresciuto e si è rafforzato nella lotta contro l’opportunismo della II Internazionale, lotta che fu ed è condizione necessaria preliminare per il successo della lotta contro il capitalismo. Non bisogna dimenticare che fra Marx ed Engels da una parte, e Lenin dall’altra, si stende un intero periodo di dominio incontrastato dell’opportunismo della Seconda Internazionale. La lotta spietata contro l’opportunismo non poteva non essere uno dei compiti più importanti del leninismo.

  1. Le radici storiche del leninismo

Il leninismo sorse e si formò nelle condizioni esistenti nel periodo dell’imperialismo, quando le contraddizioni del capitalismo erano giunte al punto più alto, quando la rivoluzione proletaria era diventata un problema pratico immediato, quando il precedente periodo di preparazione della classe operaia alla rivoluzione si era chiuso, e si era entrati nel nuovo periodo dell’assalto diretto al capitalismo.
Lenin chiamava l’imperialismo «capitalismo morente». Perché? Perché l’imperialismo porta le contraddizioni del capitalismo all’ultimo termine, ai limiti estremi, oltre i quali comincia la rivoluzione. Di queste contraddizioni, tre devono essere considerate come le più importanti.
La prima contraddizione è la contraddizione tra il lavoro e il capitale. L’imperialismo è l’onnipotenza, nei paesi industriali, dei trust e dei sindacati monopolisti, delle banche e dell’oligarchia finanziaria. Nella lotta contro questa onnipotenza, i metodi abituali della classe operaia – sindacati e cooperative, partiti parlamentari e lotta parlamentare – si son rivelati assolutamente insufficienti. O abbandonarsi alla mercè del capitale, vegetare all’antica e scendere sempre più in basso, o impugnare una nuova arma: così l’imperialismo pone il problema alle masse innumerevoli del proletariato. L’imperialismo avvicina la classe operaia alla rivoluzione.
La seconda contraddizione è la contraddizione fra i diversi gruppi finanziari e le diverse potenze imperialiste nella loro lotta per le fonti di materie prime e per i territori altrui. L’imperialismo è esportazione di capitale verso le fonti di materie prime, lotta accanita per il possesso esclusivo di queste fonti, lotta per una nuova spartizione del mondo già diviso, lotta che viene condotta con particolare asprezza, dai gruppi finanziari nuovi e dalle potenze in cerca di un «posto al sole», contro i vecchi gruppi e le potenze che non vogliono a nessun costo abbandonare il bottino. Questa lotta accanita tra diversi gruppi di capitalisti è degna di nota perché racchiude in sé, come elemento inevitabile, le guerre imperialiste, le guerre per la conquista di territori altrui. Questa circostanza, a sua volta, è degna di nota perché porta all’indebolimento reciproco degli imperialisti, all’indebolimento delle posizioni del capitalismo in generale, perché avvicina il momento della rivoluzione proletaria, perché rende praticamente necessaria questa rivoluzione.
La terza contraddizione è la contraddizione tra un pugno di nazioni «civili» dominanti e centinaia di milioni di uomini appartenenti ai popoli coloniali e dipendenti del mondo. L’imperialismo è lo sfruttamento più spudorato, l’oppressione più inumana di centinaia di milioni di abitanti degli immensi paesi coloniali e dipendenti. Spremere dei sopraprofitti: ecco lo scopo di questo sfruttamento e di questa oppressione. Ma per sfruttare questi paesi l’imperialismo è costretto a costruirvi delle ferrovie, delle fabbriche, delle officine, a crearvi dei centri industriali e commerciali. L’apparire di una classe di proletari, il sorgere di uno strato di intellettuali indigeni, il risveglio di una coscienza nazionale, il rafforzarsi del movimento per l’indipendenza: tali sono gli effetti inevitabili di questa «politica. L’incremento del movimento rivoluzionario in tutte le colonie e in tutti i paesi dipendenti, senza eccezione, ne fornisce la prova evidente. Questa circostanza è importante per il proletariato perché mina alle radici le posizioni del capitalismo, trasformando le colonie e i paesi dipendenti da riserve dell’imperialismo in riserve della rivoluzione proletaria.
Tali sono, in generale, le principali contraddizioni dell’imperialismo, che hanno trasformato il «florido» capitalismo di una volta in capitalismo morente.
L’importanza della guerra imperialista, scatenatasi dieci anni fa, consiste, tra l’altro, nel fatto che essa ha raccolto in un sol fascio tutte queste contraddizioni e le ha gettate sul piatto della bilancia, accelerando e facilitando le battaglie rivoluzionarie del proletariato.
L’imperialismo, in altri termini, non solo ha fatto sì che la rivoluzione proletaria è diventata una necessità pratica, ma ha pure creato le condizioni favorevoli per l’assalto diretto alle fortezze del capitalismo.
Tale è la situazione internazionale che ha generato il leninismo.

[…]  III. La teoria

[…]  Alcuni credono che il leninismo sia il prevalere della pratica sulla teoria, nel senso che l’essenziale in esso sia la traduzione in atto delle tesi marxiste, l’«applicazione» di queste tesi e che, nei riguardi della teoria, il leninismo sia, secondo loro, abbastanza noncurante. È noto che Plekhanov schernì più volte la «noncuranza» di Lenin per la teoria e specialmente per la filosofia. È noto, d’altra parte, che la teoria non è molto nelle grazie di molti leninisti pratici d’oggigiorno, a causa soprattutto dell’enorme quantità di lavoro pratico cui la situazione li costringe a sobbarcarsi. Devo dichiarare che questa opinione più che strana su Lenin e sul leninismo è completamente falsa e non corrisponde per niente alla realtà, che la tendenza dei pratici a infischiarsi della teoria contraddice a tutto lo spirito del leninismo ed è gravida di seri pericoli per la nostra causa.
La teoria è l’esperienza del movimento operaio di tutti i paesi, considerata sotto l’aspetto generale. Naturalmente la teoria diventa priva di oggetto se non viene collegata con la pratica rivoluzionaria, esattamente allo stesso modo che la pratica diventa cieca se non si rischiara la strada con la teoria rivoluzionaria. Ma la teoria può diventare un’enorme forza del movimento operaio se viene elaborata in unione indissolubile con la pratica rivoluzionaria, poiché essa e soltanto essa può dare al movimento sicurezza, capacità di orientamento e comprensione del legame intimo degli avvenimenti circostanti, poiché essa e soltanto essa può aiutare la pratica a comprendere non soltanto come e in qual direzione si muovono le classi nel momento presente, ma anche come e in quale direzione esse devono muoversi nel prossimo avvenire. È stato proprio Lenin che ha detto e ripetuto decine di volte la nota tesi che:
«Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario»* (Che fare?).

Più d’ogni altro, Lenin comprendeva la grande importanza della teoria, specialmente per un partito come il nostro, in considerazione della funzione che gli è toccata, di combattente d’avanguardia del proletariato internazionale, in considerazione della complicata situazione interna e internazionale che lo circonda. Prevedendo questa funzione particolare del nostro partito sin dal 1902, egli riteneva necessario, sin d’allora, ricordare che:

«Solo un partito guidato da una teoria d’avanguardia può adempiere la funzione di combattente d’avanguardia» (Ibidem).

Invitiamo tutti coloro che si definiscono i comunisti, gli operai avanzati, i giovani rivoluzionari, a leggere e studiare questa fondamentale opera (presente nella sezione “formazione” del nostro sito internet).

Viva Lenin, viva il leninismo!

Gennaio 2023

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

 

 

 

 

 

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