Riceviamo e mettiamo on-line

Riprendiamoci il 1° maggio, giornata di lotta proletaria.

Il nemico è in casa nostra.

 

Nato come giornata di lotta e di solidarietà internazionalista e  rivoluzionaria degli operai - in cui i lavoratori manifestavano in tutti i paesi, riconoscendosi come appartenenti alla stessa classe a livello mondiale perché i proletari non hanno patria – il 1° maggio è stato da anni trasformato dai borghesi e dai sindacati collaborazionisti in Italia in parata nazionalistica e “festa” del lavoro”. La riduzione “festaiola” a cui da tempo è stato ridotto è un insulto al suo significato storico. Non poteva essere altrimenti dal momento che chi presume di avere il monopolio gestionale del 1° maggio (i sindacati confederali) ne tradiscono nella pratica di tutti i giorni il messaggio anticapitalista.

Ma milioni di lavoratori sfruttati hanno ben poco da festeggiare.

Ogni anno muoiono nel mondo per cause legate all’attività lavorativa 2 milioni di persone, mentre gli infortuni totali superano i 270 milioni.

Nella “civile” Italia capitalista - dove le leggi, come in ogni paese capitalista,  servono a garantire l’accumulazione dei profitti -  gli infortuni sul lavoro denunciatii sono 1 milione e 1500 sono i morti, e centinaia di migliaia i lavoratori che vengono colpiti da malattie professionali fortemente invalidanti e che spesso portano lentamente alla morte. Se a questo aggiungiamo  le migliaia di morti e i danni derivanti dall’inquinamento ambientale, possiamo capire quanto alto sia per i lavoratori il costo dello sfruttamento capitalista.

 

Oggi la strada dell’unità internazionalista proletaria può rinascere solo dal rifiuto della pace sociale fra operai e padroni, tra sfruttati e sfruttatori, perché classi portatrici di interessi contrapposti.

Gli imperialisti, ognuno nel proprio paese, si comprano la pace sociale corrompendo i capi sindacali e politici grazie ai sovrapprofitti estorti agli sfruttati di tutto il mondo. Aumento dello sfruttamento, guerre, fame, miseria e crescente barbarie sono la conseguenza della logica del profitto. .

Ovunque si acuisce la contraddizione storica ed il conflitto fra il sistema della schiavitù del lavoro salariato e la necessità della liberazione proletaria,  fra l’imperialismo e la classe operaia ed i popoli che oppongono resistenza.

 

Per questo i capitalisti cercano di criminalizzare le lotte del proletariato che mettono  in discussione la logica del profitto, cercano di far passare come terroristi tutti gli operai, i proletari, i comunisti che lottano contro lo sfruttamento dei padroni ed i popoli che si ribellano all’imperialismo. Tentare di rinchiuderli in confini nazionali, etnici, di religione o di razza, inventare pretesti per giustificare e  fare “guerre preventive”  è per i capitalisti una questione vitale perché essi sanno bene di essere una classe internazionale. Così cercano di impedire che gli operai dei singoli paesi si uniscano e si organizzino, ricostruendo il loro Partito Comunista e riconoscendosi parte della classe operaia internazionale.

 

Riprendere in mano la bandiera internazionalista del 1° maggio vuol dire riprendere in mano la lotta per i nostri interessi di classe contro il patto governo-padroni- sindacati; vuol dire riconoscere che il primo nemico che abbiamo è in casa nostra.

 

Solo la solidarietà rivoluzionaria tra gli operai e gli sfruttati di tutto il mondo contro i propri padroni può distruggere il sistema capitalista, lo sfruttamento e le guerre imperialiste.

 

Contro l’imperialismo, per il socialismo.

 

Coordinamento Lavoratori Comunisti

 

1° maggio 2007  

e-mail: lavoratoricomunisti@yahoo.it