4 APRILE 2009, CIRCO MASSIMO:
UNA FORZA ENORME CHE
NECESSITA DI UNA DIREZIONE POLITICA
ALL’ALTEZZA DELLO
SCONTRO DI CLASSE
E’ stata una delle più grandi manifestazioni di sempre. Sei cortei hanno percorso le strade della capitale, cinque organizzati dalla CGIL e uno dal movimento degli studenti che ha infranto il divieto imposto dalle destre politiche e sindacali. Più di due milioni di operai, lavoratori, giovani, pensionati, moltissimi migranti, provenienti da tutte le regioni con migliaia di bus, treni e navi, sono confluiti nel grande slargo del Circo Massimo, colorandolo di rosso e dimostrando ancora una volta la volontà di lotta contro la politica antipopolare del governo, le conseguenze della crisi economica e gli accordi separati.
Questa forza enorme ha ribadito le sue rivendicazioni: Diritto al lavoro! Basta con i licenziamenti! Aumento di salari e pensioni! Estensione degli ammortizzatori sociali! No al precariato! No ai tagli alle spese sociali! Paghino la crisi i capitalisti e i ricchi!
Dai cortei è arrivata la richiesta della mobilitazione, dell’organizzazione e dell’unità d’azione delle masse.
La classe operaia si è confermata il cuore dell’attuale movimento di resistenza, la forza sociale che raccoglie attorno a se le masse popolari in lotta e che ha costretto finora la CGIL a mobilitarsi.
A fronte della massiccia partecipazione e della determinazione operaia è apparsa tutta la meschinità e la debolezza dei vertici riformisti della CGIL.
Nel suo discorso Epifani ha evitato qualsiasi riferimento al 96% di NO espresso dai lavoratori nel referendum contro l’accordo separato voluto lo scorso gennaio da padroni, governo e sindacati collaborazionisti. Non ha fatto nessun riferimento alla prosecuzione della mobilitazione e della lotta!
Ha invece supplicato il governo ad “aprire “un tavolo di confronto”, ma Berlusconi ha immediatamente chiarito la posizione del governo reazionario: “in testa glielo diamo il tavolo!”.
Ha chiesto agli industriali di non fare più accordi separati, ma i padroni non torneranno indietro e continueranno a licenziare e ridurre i salari.
Ha cercato di ricucire i rapporti con i capi dei sindacati collaborazionisti, ma costoro hanno subito detto che non accetteranno mai il referendum.
In poche parole il segretario CGIL si è dimostrato un orfanello di quella “concertazione” che la borghesia ha già seppellito.
Molti lavoratori presenti in piazza hanno ben capito che aria tirava e dopo aver sonoramente fischiato il capo del governo sono cominciati ad uscire dalla piazza, mentre ancora parlava il “boss” della CGIL.
I milioni di lavoratori che fanno riferimento alla CGIL non si meritano simili dirigenti, che applicano la politica “salva capitalismo” del Partito Democratico! Essi sono scesi in piazza per opporsi alla politica del governo Berlusconi, per difendere “la loro casa” minacciata dagli attacchi dei padroni, non per difendere la linea illusoria e fallimentare di Epifani e soci! Questi milioni di lavoratori sono una forza immensa che va indirizzata contro il capitale, non al suo fianco! Essi vogliono svoltare a sinistra, non a destra come Epifani!
Non lasciamoci ingannare. La crisi proseguirà e si acutizzerà nei prossimi mesi. La contraddizione fra capitale e lavoro è destinata ad inasprirsi. La stessa CGIL si troverà di fronte a un bivio.
Il fronte unico dal basso, la costruzione di un vasto blocco di forze sociali, sindacali, politiche, culturali, il rilancio delle lotte nelle fabbriche e nelle piazze (senza aspettare né rispettare le scadenze decise dalle burocrazie sindacali), l’unità di azione di tutti i lavoratori, iscritti e non ai vari sindacati, che vogliono resistere con la lotta all’offensiva capitalista, emergono come una esigenza imprescindibile dalla manifestazione del 4 aprile.
La questione chiave resta quella della direzione politica delle lotte e della prospettiva da seguire.
Ai comunisti, agli operai d’avanguardia spetta di organizzarsi per dirigere e organizzare la lotta delle masse sfruttate, indicando gli obiettivi immediati e quelli più lontani.
“Futuro sì, indietro no”, diceva lo slogan della manifestazione. E come era scritto in uno dei cartelli da noi esposti in piazza, “Il futuro è nel socialismo”!
5/4/2009
Piattaforma Comunista