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MARZO: DONNE E GLOBALIZZAZIONE
Il
nuovo capestro imposto dall' imperialismo al proletariato ed ai popoli del
mondo, che prende il nome di globalizzazione, ha reso più difficili le
condizioni di vita e di lavoro delle
donne lavoratrici.
Flessibilità,
precarizzazione, licenziamenti,
negazione dei più elementari diritti, e
tutte le altre delizie che
contraddistinguono la globalizzazione, colpiscono soprattutto le donne.
Negli
ultimi venti anni si è ampliato il fenomeno
della femminilizzazione delle varie forme di lavoro nero, marginale,
precario, a termine, part-time, in affitto, intermittente, ecc.
In
qualsiasi luogo in cui l' occupazione delle donne è cresciuta ciò non ha
significato alcuna emancipazione perché il lavoro femminile si è maggiormente
concentrato in settori più bassi e dequalificati, nei lavori stagionali, nel
"sommerso", in cui le paghe sono più basse ed i diritti calpestati.
In
tutte le branche produttive i capitalisti
hanno individuato le donne come merce poco costosa e da sfruttare al
massimo grado, perché più flessibile e
meno in grado di offrire una resistenza collettiva.
Sui
posti di lavoro sono sempre più
frequenti i ricatti. Se un' operaia rimane incinta viene licenziata
nelle piccole aziende. Se una donna si assenta dal lavoro durante la fase
riproduttiva quando rientra in azienda
è costretta ad accettare condizioni peggiori o addirittura perde il lavoro
regolare e garantito. Se una donna fa attività sindacale finisce prima degli
altri nella lista nera.
In
media le donne operaie ricevono un
salario inferiore dell' 8-9% rispetto a quello degli operai. Spesso le donne
sono costrette a rinunciare ad una parte del salario, per la salute e l'
educazione dei loro figli. Salario che continua a diminuire nonostante le condizioni di lavoro divengono
sempre più dure e disumane.
La
marginalizzazione delle donne nel mercato del lavoro e la crescente esclusione
sociale si è accompagnata ad una disgustosa
retorica sul ritorno al "focolare domestico" e sul ruolo
riproduttivo delle donne, condotta in particolare dalle forze clericali in simbiosi con il grande capitale.
Chiaro
l' intento: sfruttare al massimo grado il lavoro domestico per coprire lo
smantellamento dei servizi sociali, fare delle donne lavoratrici un immenso esercito
di riserva che entra ed esce dall' attività produttiva a seconda delle esigenze
dei padroni.
Infatti
la privatizzazione dei servizi sanitari e sociali, l' aumento delle tasse
scolastiche e del costo dei servizi - come asili nido, mense, trasporti, ecc - hanno
colpito in particolar modo le operaie e le lavoratrici dei livelli più bassi.
Per tante donne, che costituiscono la maggioranza tra le classi più oppresse e
sfruttate della società e spesso portano da sole la responsabilità della crescita dei bambini, è divenuto
addirittura impossibile usufruire di qualsiasi servizio sociale. Sempre più spesso, a causa delle politiche
di "aggiustamento" neoliberiste, la povertà ha il volto delle donne.
Nell'
attuale situazione la vita per le donne lavoratrici è divenuta più difficile,
il doppio carico che devono sopportare
pesantissimo.
Allo
stesso tempo con la "globalizzazione" è emerso con chiarezza che le
discriminazioni sul posto di lavoro ed il soggiogamento domestico della donna
hanno la stessa radice: la riduzione del salario globale e la massimizzazione
dei profitti da parte del capitale che deve assicurare un' ininterrotta e
sempre più vasta accumulazione.
La
base materiale della oppressione delle donne è senza dubbio legata al conflitto
che oppone capitale e lavoro, intrinseco al modo di produzione capitalistico.
Questo
ci porta a capire una questione fondamentale: l' attacco alle donne
lavoratrici, la "femminilizzazione" delle forme più spietate di sfruttamento, non sono dirette
semplicemente a colpire le donne in
quanto genere; sono dirette a colpire l' intera classe operaia e le masse
lavoratrici, con lo scopo di indebolirle, dividerle e restringere il loro spazio economico e politico.
Per
questo fondamentale motivo la lotta
delle donne - che i circoli della borghesia vorrebbero trasformare in un
conflitto fra donne ed uomini senza mettere in discussione il sistema della
proprietà privata che è la causa originaria
della duplice oppressione femminile - non può limitarsi alle scadenze che la borghesia stessa ha
trasformato in rituali commerciali e decadenti. Questo per evitare che la memoria collettiva del
proletariato celebri l' otto marzo nel suo reale significato anticapitalista:
una giornata di lotta politica per la emancipazione delle donne e per il
socialismo.
La
lotta delle donne proletarie e del popolo non può nemmeno essere rinchiusa
nelle rivendicazioni del movimento femminista borghese - concretizzatesi ad es.
nella entrata nell' esercito
professionale delle donne - che non hanno più nulla di progressivo e di democratico.
Uno
degli aspetti più gravi della situazione odierna è che in molti paesi l' imperialismo ha posto al suo servizio gran parte degli strumenti di battaglia
e di organizzazione che il proletariato
aveva costruito nel corso della sua lotta di emancipazione. Ciò è potuto
succedere per via della politica di
collaborazione della socialdemocrazia.
L'
opposizione a questa situazione deve esprimersi e manifestarsi in ogni
occasione. L' 8 marzo per le donne
proletarie deve durare un anno intero. Le rivendicazioni delle donne
lavoratrici devono essere espresse con maggiore forza e determinazione nei
posti di lavoro e nella società. Dobbiamo essere consapevoli che il ruolo
giocato dalle donne operaie, dalle casalinghe sfruttate, dalle disoccupate, dalle
studentesse figlie dei lavoratori, dalle piccole contadine, delle braccianti, è
di enorme importanza nel processo rivoluzionario, è decisivo per spostare i
rapporti di forza a favore della classe operaia.
La
lotta per uguali diritti, per l' aumento del salario e la riduzione dell'
orario di lavoro, contro i licenziamenti, deve andare di pari passo alla lotta
per la sicurezza sociale, per servizi
sociali, sanitari ed educativi
gratuiti Le donne lavoratrici
devono resistere, non devono arretrare, non possono fermare per un minuto la
loro lotta contro la crescente pressione del capitalismo. Come hanno dimostrato
più volte in passato il loro posto
è in prima fila nelle battaglie di
classe.
Le
donne comuniste continueranno a lottare alla testa delle lotte delle
lavoratrici, per i loro diritti, per
organizzarle e dirigerle come sempre, senza mai perdere di vista l'
obiettivo fondamentale, quello del potere politico.
Al
giorno d' oggi la ricerca di una alternativa ai rapporti capitalistici di
produzione e di riproduzione è una
necessità insopprimibile per milioni di donne e di uomini. La lotta delle donne
per i propri diritti è parte integrante
della lotta per un mondo nuovo, senza sfruttamento.
Non
ci potrà essere liberazione delle donne fino a che non sarà risolto il
conflitto fra capitale e lavoro, fino a che non si affermerà un sistema sociale
che darà la assoluta preminenza al benessere materiale e culturale, allo
sviluppo multilaterale dell' essere umano, alla creatività. E non ci potrà
essere socialismo senza liberazione delle donne.
Per
questo è necessario che donne e uomini proletari, mano nella mano, lottino insieme per conquistare un mondo
diverso e migliore, lottino per il Partito che aprirà la via alla nuova
società.