Dopo la
bocciatura del Lodo Alfano
VIA DAL POTERE BERLUSCONI E I SUOI COMPLICI!
LA CLASSE OPERAIA ALLA TESTA DELLA LOTTA!
Con la
bocciatura del Lodo Alfano, che sanciva l'impunità giudiziaria di Berlusconi,
si profila una grave crisi politico-istituzionale, che va a sovrapporsi alla
drammatica situazione economica italiana. Per comprenderne le ragioni e gli
sbocchi occorre rispondere a una domanda preliminare: cosa rappresenta il
governo Berlusconi?
Esso
rappresenta una frazione dell'oligarchia finanziaria, alleata con ampi
settori di borghesia industriale e commerciale, con i proprietari fondiari e
immobiliari, con i poteri criminali, per adottare misure a favore di questi
gruppi e portare avanti una politica antioperaia e antipopolare. Con le
promesse e la demagogia populista Berlusconi si è appoggiato inoltre sulle
credenze miracolistiche e l'egoismo della piccola e media borghesia.
Il suo
governo è in grado di fare gli interessi dell’intera borghesia? No, perché
Berlusconi incarna solo una frazione della classe dominante ed è lui stesso a
capo di un monopolio, perciò si trova in rivalità con altri gruppi della
borghesia.
Guardiamo,
ad esempio, la faccenda del debito pubblico, giunto al massimo storico. Esso
aumenta a dismisura perché ciò è nell'interesse diretto ed immediato della
frazione di borghesia che governa, è oggetto del suo arricchimento e della sua
sfrenata speculazione.
Il governo
svaligia le casse pubbliche riempite per il 90% dalle tasse pagate dai
lavoratori dipendenti, investe i capitali della rendita statale, vuol mettere
le mani sull'oro di Bankitalia, non solo per favorire banche e grandi industrie
in crisi, ma per arricchire il branco di pescecani al potere.
Si
approvano lavori pubblici in cui i ministri del governo partecipano come azionisti,
si mette in piedi un sistema di abusi d’ufficio, di appalti pilotati; si
foraggia un vasto apparato repressivo che serve a difendere la gang al potere;
si inviano truppe all'estero per garantirsi appoggi internazionali; si sviluppa
al massimo grado un sistema di corruzione, si mantiene un apparato di
parassiti, di ruffiani e di cortigiane, si finanzia in mille modi il Vaticano
per ottenere indulgenze...e il disavanzo cronico dello stato cresce, mentre le
entrate diminuiscono a causa dell'arresto della produzione.
Il
governo in carica è una S.p.A. per la rapina della ricchezza nazionale e il suo
trasferimento nelle mani di un pugno di parassiti, in cui il capo del governo fa da
presidente e il suo ministro del Tesoro da amministratore delegato. Più avanza
la crisi, più cresce l'indebitamento e più il patrimonio statale cade nelle
mani della frazione al potere, espressione del declino irreversibile
dell'imperialismo italiano.
Questa
realtà di arricchimento senza produzione, di debito pubblico che soverchia il
PIL, di investimenti improduttivi e di speculazione ottenuta saccheggiando le
ricchezze esistenti, sottomettendo parlamento, magistratura e stampa
all'esecutivo, creando “urgenze istituzionali” a uso e consumo degli affari del
premier, fa sì che gli interessi di alcuni gruppi borghesi siano continuamente
minati e compromessi. Agli occhi di questi gruppi Berlusconi non rappresenta
più un toccasana per la malattia italiana, bensì una minaccia che rischia di
trascinare anche loro nell'abisso, un elemento che aggiunge sfiducia ulteriore
verso il capitalismo e le sue istituzioni.
Essi
temono, per di più, che la sua politica di razzia e di scontro frontale col
movimento operaio faccia crescere l'odio di classe degli sfruttati, che può
trasformarsi in lotte rivoluzionarie.
La
campagna stampa sugli scandali sessuali di Berlusconi, le uscite separatiste
della Lega, la ripresa del meridionalismo, le sentenze della magistratura,
vanno dunque letti come segnali di insofferenza di settori di banchieri e
industriali, grandi e piccoli, di componenti della burocrazia di Stato. Costoro
negli ultimi mesi hanno intensificato la pressione sul potente parvenu di
Arcore, perché non esprime compiutamente gli interessi dell'intera classe
sfruttatrice, non adotta quelle “riforme strutturali” adeguate alla gravità
della crisi, ma ingerisce nei loro affari (vedi i Tremonti bond) o nella loro
“indipendenza”.
Lo
sviluppo di questi elementi, la moltiplicazione dei fronti di polemica politica
parlamentare (voti di fiducia), giudiziaria (condanna Mondadori) e
istituzionale (bocciatura del Lodo Alfano) sta determinando una crisi
politica e istituzionale in cui si pone il problema dell'eliminazione di
Berlusconi da Palazzo Chigi. Ma il cambio di cavallo non sarà né facile, né
indolore: il grande imbroglione, seppure indebolito politicamente, non mollerà.
L'alternativa fra cui oscillerà sempre la tessera n. 1816 della P2 sarà il
fallimento politico-economico o una prova di forza per instaurare un regime
di tipo fascista.
D'altra
parte, settori consistenti di industriali vogliono evitare una crisi politica
al buio in mezzo alla depressione economica. I loro interessi di classe li
portano, pur di ottenere vantaggi, conservare privilegi e soffocare
“turbative sociali”, a conservare la maggioranza di governo delle destre.
Questo
significa che la lotta esistente dentro la borghesia, senza un'ampia
mobilitazione di massa, si risolverà a favore della reazione più sfrenata; significa
che solo l'intervento attivo del proletariato e delle masse popolari può
affrettare la maturazione della crisi e la cacciata di Berlusconi.
L'unica
forza che può salvare l’Italia dal disastro economico, dalla devastazione
sociale ed ambientale, dall’oscurantismo culturale, che può trarre fuori il
paese dal vicolo cieco in cui l’ha condotto la borghesia, è la classe
operaia. assieme ai suoi alleati.
Il fattore
determinante nella situazione è dunque la lotta delle più ampie masse
lavoratrici e in primo luogo della classe operaia; ma sul risultato di questa
crisi che si è aperta in Italia, per il suo sbocco definitivo, conta non solo
la lotta delle masse, ma l'orientamento di questa lotta, la funzione che in
essa avrà la parte più avanzata del proletariato.
La
questione che si pone è: la classe operaia avrà una funzione di guida o sarà
ridotta ad una funzione ausiliaria? Cercherà di nuovo quel “meno peggio” che ha
portato alla situazione attuale, oppure sosterrà in modo intransigente e
autonomo i propri interessi come interessi rivoluzionari dell'intera società e
su questa base conquisterà le indispensabili alleanze?
Noi
riteniamo che gli operai non devono farsi ingannare di nuovo, mettendosi a
rimorchio di partiti e correnti borghesi e piccolo-borghesi che dicono di
“opporsi” a Berlusconi, ma sono incapaci perfino di andare a votare contro lo
scudo fiscale!
Il
proletariato ha certamente interesse a sostenere ogni movimento reale contro la
politica reazionaria del governo, partecipandovi però come classe
completamente indipendente e in rottura totale con la borghesia e i suoi
partiti liberal-democratici, socialdemocratici e populisti. Vale a dire con le
proprie rivendicazioni, senza farsi alcuna illusione sugli intenti e sui
risultati dell'azione delle forze borghesi. Spingendo la lotta al di là degli
scopi ristretti che gli vengono assegnati, aumentando la propria influenza,
dirigendo invece di lasciarsi dirigere,
La via è
segnata. Dobbiamo insistere sulla necessità di dar vita ad una politica di fronte
unico di lotta contro l'offensiva capitalista, la reazione politica e le
aggressioni imperialiste, sulla base degli interessi politici ed economici dei
lavoratori. Dobbiamo rafforzare il campo dell'opposizione operaia e popolare,
insistendo sulla creazione di consigli e comitati come organi di coalizione e
di lotta degli sfruttati e degli oppressi contro il capitalismo, ponendo sul
tappeto un’alternativa politica di classe.
L'obiettivo
politico immediato rimane la convergenza di tutte le forze per il rovesciamento
del governo Berlusconi nelle fabbriche e nelle piazze, con lo sciopero politico
di massa, aprendo la prospettiva di un governo operaio e di tutti gli
sfruttati quale sbocco politico corrispondente agli interessi delle ampie
masse lavoratrici. Non illudiamoci, lo scontro sarà durissimo.
I comunisti,
sostenendo la necessità della lotta per far cadere Berlusconi, pongono dunque
il problema del potere, della via di uscita rivoluzionaria dalla crisi, poiché
i mali del capitalismo non sono curabili. La questione fondamentale da mettere
di nuovo al centro del dibattito fra i lavoratori è il trasferimento
rivoluzionario del potere dalle mani di una minoranza sfruttatrice alla
maggioranza del popolo lavoratore diretto dalla classe operaia. Una questione
squisitamente politica, che la classe operaia potrà risolvere disponendo di un
particolare strumento: il Partito comunista.
7 ottobre 2009 Piattaforma Comunista