AFGHANISTAN, LA SOLA VIA DI USCITA:

RITIRO DELLE TRUPPE SUBITO!

 

In Afghanistan si sta combattendo una guerra di rapina e di oppressione condotta da una vasta colazione di paesi guidata dall’imperialismo USA, che mantiene interessi economici e strategici nell’area.

Sui mass media si sprecano le giustificazioni e la retorica a sostegno di un’occupazione militare che si rivela sempre più una catastrofe militare per la NATO ed un continuo massacro per il popolo afgano e per quello pakistano, avvenuto dapprima grazie alla coppia Bush-Cheney e ora a quella Obama-Clinton.

L’aumento della presenza militare italiana in Afghanistan, iniziata con il governo Prodi e continuata con il governo reazionario di Berlusconi, produce le sue inevitabili conseguenze. Nonostante la retorica degli “italiani brava gente”, le truppe di occupazione vassalle partecipano a tutti gli effetti all’offensiva terrestre in corso e si distinguono, come sempre accade nelle guerre di rapina, per brutalità e sopraffazione. Ma nel tentativo di ritagliarsi un “posticino al sole” subiscono anche inevitabili contraccolpi.

Otto anni di bombardamenti, torture, carneficina di migliaia di civili innocenti e distruzioni di massa, hanno infatti raggiunto il solo effetto di rafforzare la resistenza contro gli occupanti, che si fa sempre più consistente e agguerrita. E’ prevedibile che essa si intensificherà in vista delle prossime elezioni-farsa di agosto.

In questo contesto la classe dominante, con i suoi esponenti, i suoi partiti politici e i suoi intellettuali prezzolati, svolge un preciso compito di rimozione e auto-assoluzione rispetto alle proprie responsabilità, cercando di mantenere un consenso rispetto alle avventure militari che rimangono uno dei principali collanti della politica estera italiana.

A ciò si accompagna il silenzio, come quello sul finanziamento miliardario per l’acquisto di 131 bombardieri USA F35, sul massacro quotidiano in Iraq (dove i carabinieri italiani addestrano gli sgherri locali), sull’agonia di Gaza, sulle tensioni esplosive nei Balcani ed in Kosovo.

Dalla politica di guerra dell’imperialismo italiano la classe operaia e le masse popolari non hanno nulla da guadagnare. Essa si traduce sistematicamente nei tagli ai servizi sociali, nella militarizzazione della società, nella liquidazione dei diritti democratici di associazione, di manifestazione, di informazione, negli attacchi contro i lavoratori immigrati.

La lotta contro le aggressioni imperialiste deve indirizzarsi anzitutto contro il governo reazionario di Berlusconi. E’ su di esso che deve ricadere il peso di tutti i disastri che avvengono in Afghanistan e altrove!

Questa deve necessariamente coniugarsi con il più largo e complessivo fronte della lotta anticapitalista, con la solidarietà internazionalista e la difesa del diritto alla resistenza dei popoli che subiscono le aggressioni imperialiste, l’occupazione neocoloniale ed il saccheggio dei loro paesi.

Rilanciamo la lotta per il ritiro immediato ed incondizionato delle truppe italiane e straniere dall’Afghanistan e dagli altri paesi occupati! Per l’uscita dalla NATO e dalla UE! Per diminuire le spese militari e aumentare quelle sociali!

15/7/2009