RAFFORZARE L’OPPOSIZIONE SINDACALE DI CLASSE

 

Cari compagni, invio questi appunti, che costituiscono la traccia di un intervento per l’assemblea delle Rete 28 Aprile che si terrà a Milano fra qualche giorno.  Vi chiedo di pubblicarli sul sito.

 

Dobbiamo andare avanti nella battaglia alla concertazione ed alla complicità sindacale. Penso che oggi vi siano condizioni migliori per sviluppare il lavoro sindacale di classe, in stretto collegamento con la ripresa delle lotte che avanza in numerosi paesi.

La crisi e il crescente divario sociale spingono gli operai e i lavoratori ad infrangere la passività imposta dai capitalisti e dai loro portaborse; andiamo verso una radicalizzazione delle lotte del movimento operaio e sindacale.

E’ chiaro che padroni e governi approfittano della crisi per liquidare conquiste, diritti e ridurre il salario tramite il ricatto occupazionale. D’altra parte la crisi stessa porta settori sempre più vasti di lavoratori ad entrare nel fronte di lotta, ed impone a noi stessi un nuovo livello di responsabilità e una maggiore chiarezza.

Dobbiamo dire basta ai tatticismi e alla moderazione, dobbiamo definire e sviluppare una conseguente linea di classe! Le lotte di questi mesi hanno dimostrato i danni provocati dalla politica della concertazione e del collaborazionismo, che dobbiamo continuare a combattere non solo fuori dalla CGIL ma anche al suo interno.

Le recenti uscite di Epifani lasciano intendere che non solo il gruppo dirigente della CGIL si sente orfano della concertazione, ma che addirittura vorrebbe abbracciare la cogestione, vorrebbe far diventare il sindacato parte organica delle imprese capitaliste, una loro appendice.

Se è vero, come è vero, che la CGIL ha il bivio non solo davanti a se, ma anche dentro di se, è giunto il momento che le diverse linee strategiche si misurino esplicitamente, senza vie di mezzo.

Perciò va confermato l’obiettivo di presentare al congresso una mozione alternativa e di classe all’ipotesi del sindacato moderato, riformista, che collabora con le grandi imprese per far passare le misure antioperaie imposte dalla crisi economica.

Come prepararsi allora alla battaglia congressuale? Su quali temi di fondo? Con quali prospettive?

Anzitutto vanno respinte e demolite le tesi illusorie e dannose secondo cui è possibile riformare o correggere la burocrazia sindacale, spostare a sinistra le direzioni opportuniste, cambiare la linea seguita dai vertici della CGIL.  

La nostra presenza in CGIL non può ridursi a criticare e correggere, nei limiti del possibile,  la linea della Confederazione e delle sue categorie, non può esaurirsi nel “controbilanciare” la deriva dell’apparato, riducendo la nostra attività ad un problema parlamentaristico di maggioranze e minoranze. E non può nemmeno essere utilizzata come argine per evitare la fuoriuscita dal sindacato di tanti compagni che non si riconoscono più nella linea seguita dai vertici.

Altri devono essere i nostri obiettivi: dobbiamo incitare e sostenere la conflittualità nelle fabbriche e nei posti di lavoro, facendo pagare il più alto prezzo politico alle scelte conciliatrici; dobbiamo divenire una reale opposizione sindacale di classe organizzata a livello nazionale, per farla pesare nel lavoro concreto tra la classe operaia e le masse lavoratrici, ed aprire la strada alla ricostruzione di un autentico sindacato di classe. 

La via da seguire è dunque quella dell’approfondimento dello scontro fra la tendenza anticapitalista e quella che tende a rilegittimarsi con Confindustria e Governo.

Senza una lotta aperta contro questa tendenza, senza un’aperta rottura con essa non è possibile fare alcun passo in avanti verso un sindacato che sia nelle mani delle lavoratrici e dei lavoratori!

La mozione va presentata dunque per definire con la maggiore chiarezza possibile l’esistenza di due linee, due concezioni, due metodi del tutto diversi del fare sindacato e per guadagnare consensi fra la classe operaia ed i lavoratori.

Conquistare posizioni nella CGIL significa infatti conquista della massa operaia, non dell’apparato burocratico; significa strappare con la lotta le strutture di base dalle mani degli opportunisti, guadagnare credibilità e autorevolezza fra i lavoratori senza fare compromessi di principio.   

Altro punto chiave è quello dell’unità: noi dobbiamo essere i portabandiera dell’unità del movimento operaio e sindacale. Ma con chi dobbiamo farla? Non certo con i collaborazionisti, che sono i principali nemici dell’unità dei lavoratori. Sono loro ad aver voluto dividere i lavoratori con gli accordi separati. E nemmeno con quei funzionari sindacali che tendono a sorreggersi l’uno con l’altro per salvaguardare i propri privilegi, contrapponendosi sistematicamente alla volontà dei lavoratori.

E allora per compiere dei passi avanti dobbiamo cercare la massima unità anzitutto a partire dai luoghi di lavoro, fra tutti i militanti sindacali, i delegati, gli iscritti , i lavoratori, ovunque siano collocati, che vogliono resistere e lottare di fronte all'attacco capitalistico.

Ciò superando ogni settarismo di sigla e realizzando nei fatti il fronte unico degli operai e degli altri lavoratori sfruttati sulla base della difesa intransigente degli interessi politici ed economici di classe, a tutti i livelli e in ogni momento.

Và favorita ed incentivata la formazione di organismi di lotta nei luoghi di lavoro (comitati, consigli) che uniscano il maggior numero di lavoratori possibile, sia quelli sindacalizzati sia i non organizzati.

Allo stesso tempo dobbiamo dare impulso al coordinamento e all’unificazione su una sola piattaforma rivendicativa intercategoriale di tutte le organizzazioni, componenti e correnti classiste esistenti dentro i sindacati confederali ed in quelli di base, dei movimenti e delle istanze di lotta. Ciò per costruire un ampio fronte di classe, in radicale opposizione alla politica dei capitalisti e dei loro governi. Abbiamo bisogno di una piattaforma che esprima in forma avanzata e concreta le esigenze e le aspettative degli sfruttati, che sia sostenuta con la mobilitazione e la lotta, che abbia al suo centro la rottura completa col neoliberismo, in tutte le forme, comprese quelle social-liberiste.

Quali sono gli obiettivi che dobbiamo rivendicare?

Sono quelli emersi dalle lotte di questi mesi: rifiuto di pagare i costi della crisi, blocco dei licenziamenti, forti aumenti salariali, difesa intransigente del CCNL, reddito garantito ai disoccupati, abolizione del precariato, riduzione della giornata lavorativa, salute e sicurezza sui posti di lavoro, parità di diritti per i  migranti. Che paghino i capitalisti, i ricchi e i parassiti. Che siano tassati i profitti e le rendite. Che siano ritirate le truppe dall’estero!

Nostro dovere è quello di difendere con le unghie e con i denti le conquiste, le libertà e i diritti frutto di decenni di lotte operaie e popolari, di rivendicarne dei nuovi e più avanzati, facendo dei sindacati veri centrali della lotta di classe! 

Infine un problema ineludibile: l’internazionalismo. Il sistema capitalista applica politiche simili in tutti i paesi del mondo. Il peggioramento delle condizioni di vita è simile in molti paesi, i problemi degli operai sono comuni. Non l’europeismo, ma la solidarietà internazionale degli operai e dei sindacati combattivi è una nostra necessità vitale; una necessità resa ancor più impellente dal fatto che i capitalisti per cercare di venir fuori dalla crisi cercano di mettere sempre più in concorrenza fra di loro i proletari di diversi paesi. E sappiamo bene che quanto più si estende la concorrenza tra lavoratori tanto più peggiorano le condizioni di tutti. Per questo va combattuta a fondo la politica di divisione e di guerra  imperialista e capitalista stringendo legami sempre più stretti con i sindacati di classe ed i lavoratori degli altri paesi!

 

E-mail firmata da un delegato CGIL