CONTRO LA
CRIMINALIZZAZIONE DELLA LOTTA DI CLASSE
In questi ultimi
mesi, prendendo a pretesto l’arresto di alcuni compagni ,
accusati di appartenere alle nuove B.R., lo stato
borghese ha avviato una campagna di criminalizzazione su vasta scala delle avanguardie
proletarie, a cominciare dai posti di lavoro. Contiamo già una decina di
licenziamenti, tra Padova, Torino e Sesto S.Giovanni.
Tutto questo non è
nuovo. L’obiettivo, di sempre poiché le campagne politiche anticomuniste e
antioperaie non hanno mai avuto bisogno di pretesti, è quello di isolare i
compagni e soprattutto – con la denigrazione, i licenziamenti politici, gli
arresti – è intimidire tutti i lavoratori che si organizzano e si battono
contro lo sfruttamento, al di fuori delle “compatibilità” e delle regole democratico-borghesi stabilite dai padroni.
In Italia ogni anno
muoiono sul lavoro e di lavoro più di 1.500 lavoratori, decine di migliaia
rimangono gravemente menomati, altre migliaia si ammalano e muoiono a causa
delle malattie contratte sui posti di lavoro. Nel mondo gli incidenti mortali
sul lavoro causano la morte di 2 milioni di lavoratori e gli infortuni totali
sono 270 milioni.
I lavoratori sono
sempre più precari e con salari sempre più bassi, milioni di anziani
sopravvivono con pensioni di fame e milioni di giovani, oltre a un presente di
totale precarietà, se mai arriveranno a percepire la pensione prenderanno la
metà di quello che oggi hanno i loro genitori, grazie alle politiche filopadronali dei sindacati collaborazionisti CGIL-CISL-UIL.
Ogni giorno
peggiorano le nostre condizioni di vita e di lavoro, ogni giorno aumenta la
ricchezza che noi produciamo e di cui si appropriano i capitalisti. Nel mondo
si combatte una guerra di classe “non dichiarata” le cui vittime sono tutte da
una sola parte: i proletari e le masse oppresse e sfruttate. Questa è la realtà
della società capitalista.
Ciò genera
inevitabilmente l’opposizione di gruppi di lavoratori e compagni che,
individuando nel sistema capitalista la causa dello sfruttamento, si
organizzano e lottano su posizioni antimperialiste, anticapitaliste, per il
socialismo.
I padroni e il loro
stato si sono fatti la società e le leggi per tutelare i loro interessi. Per i
capitalisti è “legale” sfruttare la forza-lavoro, è “normale” che migliaia di
lavoratori siano sacrificati sull’altare del profitto, è “legale” fare guerre
“umanitarie e
preventive” contro il terrorismo e missioni militari per portare a suon di
bombe “democrazia e pace” a centinaia di migliaia di morti innocenti.
E’ invece “illegale”
tutto ciò che ostacola e mette in discussione il loro sistema di rapina,
sfruttamento e oppressione.
Attaccare
l’avanguardia del proletariato, attaccare i rivoluzionari cercando di farli
apparire esterni al movimento operaio è funzionale al progetto borghese. I governi di centro-destra e di
centro-sinistra, le due facce dell’imperialismo italiano, hanno sempre fatto a
gara nell’orchestrare campagne forcaiole contro la
lotta rivoluzionaria della classe operaia e proletaria e, ciclicamente, rispolverano
la “lotta al terrorismo” nel tentativo di stringere tutte le classi sociali
intorno agli interessi della classe padronale dominante. In queste operazioni
si sono distinti, e si distinguono anche oggi, i partiti della sinistra
borghese –Verdi, DS, PdCI, PRC, alcuni centri sociali
ormai “normalizzati”– che insieme ai sindacati collaborazionisti CGIL-CISL-UIL, si dimostrano i cani da guardia più fedeli
dei padroni.
In realtà quello che, oggi una volta ancora, si vuole
criminalizzare è la lotta di classe, ogni lotta che metta
in discussione la “pacifica accumulazione dei profitti, eliminando così i
possibili organizzatori dell’acuirsi dello scontro di classe domani. Nessuna azione repressiva contro i lavoratori deve
passare. Lasciar passare sotto silenzio la criminalizzazione e la repressione
di chi non accetta di sottoporsi allo sfruttamento significa lasciare la strada
aperta a chi prepara le future azioni repressive contro l’insieme delle classi
sfruttate ed oppresse . Si può non condividere la
strategia di lotta ma non può venire mai meno la
solidarietà.
Ai lavoratori
licenziati, a quelli espulsi dalla C.G.I.L., a quelli colpiti dalla repressione va la nostra solidarietà di classe.
Coordinamento Lavoratori Comunisti
31 marzo 2007
mail: lavoratoricomunisti@yahoo.it