Nei
mesi scorsi la stampa borghese ha dato un grande rilievo allo incontro avvenuto a Pyongyang tra i
due capi del Nord e del Sud Corea. Un incontro avvenuto cinquanta anni dopo la
guerra di aggressione imperialista a quel paese orchestrata dagli Usa con la copertura all' Onu e la
collaborazione di altri 16 paesi ( un precedente delle odierne "missioni
umanitarie").
L' evento non solo ha dato il via ad
una distorta ricostruzione storica degli avvenimenti che hanno portato
alla divisione della Corea, ma ha anche montato una campagna di ipocrisia borghese sulla questione dell'
"ultimo muro", quello che
ancora spacca in due la penisola asiatica.
Un muro più
crudele, più alto e persino più sanguinoso di quello di Berlino, ma sul quale - a differenza di quest' ultimo - i media hanno mantenuto per mezzo secolo il più
rigoroso silenzio.
Se
c’ è un popolo che lotta da decenni per la riunificazione questo è il popolo coreano, umiliato e
diviso dall’ imperialismo.
Fin
dalla separazione del paese lungo il 38° parallelo, imposta dagli Usa nel 1953 per assicurarsi il
controllo della regione in funzione ovviamente anticomunista, la stragrande maggioranza dei coreani ha anelato alla
riunificazione e lottato per essa.
Per
schiacciare questo desiderio nella
Corea del Sud è stato instaurato un odioso regime fascista. Decine di migliaia
di persone sono state arrestate; centinaia di migliaia di studenti, operai,
intellettuali, sindacalisti, sono stati
attaccati e repressi dalla polizia.
Molti sono morti per la loro
aspirazione o per il sostegno dato
alla Corea del Nord.
La
barriera minata costruita da una costa
all’ altra della penisola è tuttora sorvegliato in modo implacabile e brutale.
A nessuno è permesso di recarsi nel Nord.
A nessuno è permesso di viaggiare dal Nord al Sud, di andare a trovare i
propri parenti che stanno dall’ altra parte. Spesso si sentono spari
provenienti dal Sud.
Quando
ai cittadini dell’ ex-DDR non era permesso di andare all’ ovest, c’ erano
proteste. Gli intellettuali borghesi si scandalizzavano per una ingiustizia che gli autentici comunisti hanno sempre condannato, in quanto
prodotto del revisionismo kruscioviano.
Il muro di Corea invece non ha mai suscitato alcun sentimento negli
esponenti della classe dominante. Nessuna forma di pressione è stata mai
esercitata sul governo sud-coreano dominato per decenni dall' estrema destra
filo-USA, così come nessun aiuto
internazionale è arrivato alla Corea del Nord nonostante la grave penuria di
generi alimentare e di farmaci.
Noi
marxisti-leninisti nel denunciare la
dittatura istituita nel sud colonizzato dagli
Usa, riconosciamo che la situazione al Nord è diversa. Chiunque può
vedere la differenza tra uno stato definito “l’ allievo modello” del FMI (
enormi diseguaglianze tra le classi, nessuna assicurazione sociale e sanitaria,
divieto di associazione sindacale e di sciopero, decenni di galera per chi
lotta per la riunificazione o per chi possiede anche un solo libro marxista) ed
un altro che ancora cammina sulla strada della
indipendenza, nonostante tutte
le enormi difficoltà e le arretratezze.
Certo, i progressi compiuti, sebbene notevoli (
lavoro, casa, educazione, sicurezza sociale, industrializzazione, ecc.), non
possono essere confusi con il Socialismo. Ciò per il semplice motivo che nel
Nord la rivoluzione non è nata da un movimento del proletariato ed al potere
non c’è la classe operaia, bensì uno
strato dominante di tipo nazional-borghese. Una leadership che si definisce
“socialista” a parole ma “completa” il
marxismo-leninismo con la ideologia volontaristica e reazionaria del “Juché“.
A
chi asserisce che quello è un paese
socialista - al pari di altri paesi pseudosocialisti come Cuba, il Vietnam o la
Cina - ribadiamo che i veri comunisti non faranno mai alcuna concessione a certe tesi revisioniste, che non
accetteranno mai la loro ideologia e simili
caricature del “socialismo”. Questo
perché la conciliazione, la collusione, l' amicizia e l' unità tra i partiti e
le organizzazioni del socialismo proletario
e quelle "socialiste" borghesi-revisioniste aprono
immancabilmente la porta all'
opportunismo ed al liberalismo borghese, alla liquidazione del comunismo ed al
tradimento.
Specialmente
oggi, dopo il crollo del regime revisionista in URSS e del socialismo
degenerato in Albania, in un periodo di
crisi temporanea del movimento operaio,
non abbiamo assolutamente
bisogno di "pasticci"
del genere, peraltro assai utili per
stabilire una egemonia revisionista nel movimento comunista.
Nondimeno,
sappiamo ben vedere la realtà internazionale e la situazione di
una società con specifiche caratteristiche antimperialiste che si oppone alla
“globalizzazione” imposta dal gigante
statunitense. Questa resistenza delle masse all' imperialismo deve
essere sostenuta, sebbene contenga alcune gravi concessioni. Non coincidere con il "socialismo" nordcoreano e
affermare che esso è una illusione, una mostruosa deformazione del
marxismo-leninismo, una forma del potere borghese ( non esistendo una
"terza via"), non deve quindi
essere di ostacolo per appoggiare gli sforzi antimperialisti e rivoluzionari del popolo della Corea del
Nord ( così come dobbiamo solidarizzare con il popolo cubano), fintanto che
continuerà a resistere eroicamente alle minacce ed alle manovre dell'
imperialismo senza farsi inglobare.
Rigettiamo
quindi tutti i tentativi dell’ imperialismo per rovesciare il sistema
nordcoreano – sotto embargo da 46 anni - ed imporre il suo tallone sull' intera
Corea.
Diamo il nostro apporto
alla battaglia antimperialista che si svolge nelle due parti della Corea. Protestiamo contro i piani militari
orchestrati dagli USA. No alla politica del blocco economico !
Chiediamo
l' abbattimento del muro che divide in due il popolo coreano. I coreani, ed in
primo luogo i proletari di quel paese,
devono poter decidere liberamente del loro futuro, per la riunificazione
e l’ indipendenza nazionale, la pace ed il Socialismo, lottando contro tutto l'
imperialismo ed il capitale internazionale.