Dopo il 6-7 giugno: fine delle illusioni. La classe operaia
deve ricostruire il suo partito rivoluzionario, il Partito comunista!
Un primo breve commento
a caldo vogliamo subito fare sulla base dei dati pressoché definitivi delle
elezioni italiane per il Parlamento europeo, mentre ci riserviamo un'ulteriore
analisi che tenga conto sia dell'esito delle elezioni amministrative in Italia,
sia di quello delle consultazioni avvenute negli altri paesi d'Europa.
Il primo dato che salta
agli occhi è la crescita del 6% dell’astensione, di carattere proletario e
popolare. L’affluenza alla
urne è quindi in netto calo (67%)
nonostante l’aggancio con le elezioni amministrative, in linea con la
tendenza generale di tutta l’UE (minimo storico del 43,24%).
Il fossato elettorale
che si amplia corrisponde al crescente fossato sociale fra le classi. Il parlamento europeo, in quanto istituzione dell’oligarchia
finanziaria, ne esce sfiduciato e delegittimato, non in grado di rappresentare
la maggioranza dei cittadini, e così pure i principali partiti borghesi che
perdono vasti consensi. Lo stesso progetto di costruzione politica dell’U.E. viene indebolito dall’astensione di massa verificatasi in
tutti i paesi.
Il secondo dato è che in
Italia il sistema dei partiti borghesi non riesce a polarizzarsi e stabilizzarsi
intorno a due soli partiti, secondo il noto progetto dei gruppi capitalistici dominanti.
Anche l’auspicabile tonfo del referendum elettorale del 21 giugno farà sì che
nel campo borghese le contraddizioni rimarranno aperte.
Ma veniamo ai risultati
delle singole forze politiche.
Il Partito della Libertà
non solo non ha compiuto quello «sfondamento» oltre il 40 per cento dei voti
che Berlusconi aveva millantato durante la campagna
elettorale, ma ha perduto due punti in percentuale rispetto alle politiche del
2008. Si rafforzano, invece, gli altri partiti borghesi di destra o di
centro-destra (la Lega di Bossi, l'UdC e l'Italia dei
Valori). Certamente, la «persona» di Berlusconi esce
appannata da questa tornata elettorale, ma è presto per poter chiedersi se la
parabola del berlusconismo abbia ormai raggiunto
l'apice e stia cominciando la sua fase discendente. Le contraddizioni interne
al governo reazionario e antipopolare di Berlusconi e
Bossi sono destinate ad aumentare, ma la tenuta del governo non è messa in discussione
da questo esito elettorale, e solo la lotta sempre più decisa della parte più
consapevole del proletariato potrà metterlo veramente in difficoltà.
I risultati che più ci
interessa commentare, da un punto di vista di classe, sono quelli che concernono
le formazioni della sinistra borghese e piccolo-borghese,
alle quali fanno ancora riferimento, sul piano elettorale, strati di operai e
di lavoratori ai quali non si sono ancora snebbiati gli occhi.
La sinistra borghese,
rappresentata dal Partito Democratico, ha riportato una netta sconfitta
(perdita di almeno cinque punti percentuali), anche se
Franceschini si consola dicendo che «sono state
contenute le perdite». In realtà la discesa è notevole anche nelle regioni di
tradizionale insediamento.
Disastrosi, ancora una
volta, i risultati ottenuti dai partitini nati dalla
frantumazione della cosiddetta «sinistra radicale»: Rifondazione-PdCI
3,3 %, Sinistra-Libertà 3,1 %.
Spazzati via dal parlamento italiano nel 2008, sono ora spazzati via anche da
quello di Strasburgo. Il loro destino è segnato: o aggrovigliarsi sempre più
nelle loro irrisolte e insolubili contraddizioni fino all'estinzione politica,
o - per cercare di sopravvivere - mendicare un'alleanza col Partito democratico
su posizioni sempre più subalterne e perdenti.
Nessuna illusione è più
possibile per quegli operai, per quei lavoratori, che vogliono davvero lottare
per la difesa dei loro fondamentali interessi di vita, calpestati ogni giorno
dai padroni e dai loro governi: nessuna fiducia dev'essere
più concessa ai partiti e partitini che non esprimono
e non difendono gli interessi della classe proletaria, bensì quelli della
borghesia (e della piccola borghesia lavoratrice impaurita dalla crisi ma
incapace di riconoscere nel proletariato rivoluzionario il suo alleato e la sua
guida).
Per i proletari la
strada da percorrere è chiara: quella, difficile ma ormai indilazionabile,
della ricostruzione di un partito indipendente e rivoluzionario della classe
operaia, di un Partito comunista che abbia nel marxismo-leninismo il suo
fondamento teorico e politico.
8 giugno 2009
Piattaforma Comunista