FIAT: RESPINGERE IL PIANO DEI LICENZIAMENTI
FRONTE UNICO DI LOTTA CONTRO IL CAPITALE!
Operai Fiat e dell’indotto,
la crisi di sovrapproduzione,
che spinge i padroni ad effettuare migliaia di licenziamenti, a chiudere le
fabbriche e ridurre il salario dei lavoratori, determina anche un’ulteriore
ristrutturazione delle imprese capitaliste.
Grazie alle enormi somme
sottratte dai governi borghesi dalle casse pubbliche, i monopoli internazionali
del settore auto varano gigantesche fusioni ed allo
stesso tempo continuano un’offensiva spietata contro le condizioni di vita e i
diritti degli operai dei vari paesi.
Si preparano così ad una
maggiore e più spietata concorrenza, ad una guerra ad oltranza per la conquista
dei mercati mondiali e lo smaltimento delle proprie merci.
A fare le spese del processo di
centralizzazione di vari capitali (come quelli di Chrysler, Fiat, Gm Europa) in
un unico capitale più importante, non saranno solo i concorrenti e le piccole
imprese schiacciate dalla competizione; saranno soprattutto gli operai poiché il vero obiettivo di queste operazioni è
quello di accaparrarsi il massimo profitto, la cui unica fonte è lo
sfruttamento della forza-lavoro dei proletari.
In questa situazione non è possibile
rimanere passivi spettatori, e nemmeno mettersi a fare il tifo per il “nostro
padrone”, sperando in tal modo di salvare la pelle.
E’ noto che uno degli obiettivi
Fiat è una forte riduzione della capacità produttiva; la contropartita per
acquisire Opel è la chiusura di due fabbriche. Che agli Agnelli non freghi nulla
degli operai italiani lo dimostra il fatto che mentre trattano con i governi di
USA e Germania, promettendo il mantenimento degli stabilimenti, si sono ben
guardati dal presentare in Italia un piano industriale, anche grazie al sostegno
offerto dal governo Berlusconi ai piani antioperai.
I risultati degli accordi fra
padroni consistono sempre in un maggiore sfruttamento e una maggiore concorrenza
fra operai di diverse fabbriche e di diversi paesi. Ed è proprio questo
l’obiettivo di Marchionne e soci, che fanno a gara a chi può scaricare di più
la crisi sulle nostre spalle.
Se gli operai dovessero adottare
il punto di vista del vantaggio della propria azienda, se dovessero abboccare
alla retorica nazionalista e mettersi in rivalità con altri operai, farebbero
di quei lavoratori altrettanti concorrenti che si offrirebbero a condizioni
peggiori. Dunque farebbero concorrenza a se stessi. E sappiamo bene che più si
estende la concorrenza fra operai più si ridurrà il salario e peggioreranno le
nostre condizioni.
Ben
altro deve essere il nostro punto di vista: quello della difesa intransigente
delle nostre esigenze di classe, quello del fronte unico di tutti gli operai
italiani e stranieri, che hanno i medesimi interessi e uno stesso nemico: il
capitalismo.
Per questo diciamo che deve
essere unificata la lotta di tutti gli stabilimenti ed estesa agli operai
dell’indotto, che vanno costruiti
comitati di lotta e di sciopero eletti da tutti i lavoratori per gestire la
lotta senza e contro la volontà dei servi dei padroni, che va realizzata
la più stretta solidarietà e il coordinamento con gli operai degli altri paesi,
saldando le esperienze di lotta in un solo fronte anticapitalista che ponga l’attacco
all’occupazione in Fiat come una questione di tutti i lavoratori.
La manifestazione di Torino deve
servire a rilanciare la necessità di un’azione politica generale volta a
rivendicare:
NESSUNO
STABILIMENTO DEVE ESSERE CHIUSO, NESSUN LICENZIAMENTO DEVE PASSARE! ESTENSIONE
E PAGAMENTO AL 100 % DELLA C.I.G.! NO A FLESSIBILITÀ E PRECARIATO! AUMENTO DEI SALARI!
DIMINUZIONE DELL’ORARIO! NO ALL’ACCORDO SEPARATO SUI CONTRATTI! DEVONO PAGARE I PADRONI E I RICCHI!
La
classe operaia non può però limitarsi nelle sue rivendicazioni. Deve dirigere
la lotta non solo contro gli effetti della crisi, ma contro la causa: il
sistema del lavoro salariato.
Per farla finita con la dittatura del capitale è
indispensabile la lotta politica da parte del proletariato condotta grazie al
partito comunista, strumento indispensabile per conquistare la nuova società. Perciò invitiamo gli elementi più coscienti e
combattivi della classe operaia a compiere i passi necessari per ricostruirlo,
rompendo decisamente con l’opportunismo e realizzando un’unità politica sempre
più stretta con i marxisti-leninisti.
Piattaforma Comunista
Leggete “Teoria & Prassi” e “Scintilla”
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