GABBIE SALARIALI, PROPOSTA ANTIOPERAIA!
La Lega Nord ha lanciato la proposta di reintrodurre le gabbie salariali,
un meccanismo che differenzia i salari a seconda delle
zone di residenza dei lavoratori.
In realtà le differenze salariali esistono già nel nostro paese: fra nord e
sud (più si scende meno si prende), fra operai dello stesso gruppo (vedi gli
accordi-truffa come quello di Melfi), fra giovani e anziani, fra donne e uomini,
fra italiani e migranti.
E che dire delle differenze abissali fra i salari degli operai e i redditi
di padroni, dei manager e dei tanti parassiti che infestano la società? Sono
queste le vere gabbie retributive, inseparabili dai rapporti borghesi di
produzione.
Quello che oggi vuole la Lega è approfondire le discriminazioni e sancirle per
legge. Con ciò Bossi e soci si fanno carico di interpretare la volontà di
settori di industriali settentrionali che vedono nelle gabbie salariali un
potente strumento di ricatto e divisione, volto a scaricare sulle spalle dei
lavoratori i costi della crisi.
Confindustria e Berlusconi da parte loro hanno preso la palla al balzo per
rafforzare le differenze salariali tramite la contrattazione aziendale e il
legame con la “produttività”.
Da parte loro i sindacati collaborazionisti fanno finta di volersi opporre
alla proposta leghista solo perché devono difendere l’accordo separato del 22
gennaio scorso, che prevede la possibilità di
diversificare su base territoriale i salari e svuotare i CCNL tramite il meccanismo della
“deroga” (di fatto accettato anche dai vertici CGIL).
La trovata leghista non deve stupire. La borghesia è sempre pronta a usare
vecchi e nuovi metodi per abbassare il valore della forza-lavoro, per intensificare
lo sfruttamento, per dividere gli operai. Oggi sta utilizzando ipocritamente le
differenze economiche e sociali che essa stessa ha creato per sferrare un ulteriore
attacco alla classe operaia.
I primi a pagare le conseguenze delle gabbie salariali sarebbero proprio
gli operai del nord
che la Lega dice di voler difendere, perché sarebbero sottoposti ad un’aumenta concorrenza,
ad una forte pressione occupazionale ed alla minaccia di trasferimento delle imprese.
Nel 1969 il movimento operaio, a forza di scioperi, riuscì ad abolire le
gabbie salariali, in quanto strumento di diversificazione e disgregazione del
proletariato. Fu imposto il principio “a uguale lavoro uguale retribuzione” (mai
del tutto attuato). Un principio che va ribadito nella lotta contro la tirannia
capitalista, ma che ha un contenuto conservatore se non viene
accompagnato dal principio rivoluzionario “abolizione del lavoro salariato”!
Quello che dobbiamo capire dal dibattito estivo sulle gabbie salariali
indica è che sono in arrivo nuove e pesanti offensive
antioperaie. Gli operai del nord e del sud non devono cadere nel tranello. Devono
rifiutare di prestarsi a questa ed altre porcherie che vanno contro i loro
interessi.
Dobbiamo lottare uniti per abolire le differenze artificiose, per ottenere forti
aumenti salariali, basandoci sulle nostre reali esigenze e non sulle trappole
come le “gabbie salariali” o le “compatibilità economiche”.
Allo stesso tempo va compreso che il sistema attuale, con tutte le micidiali conseguenze
che scarica addosso alla classe operaia, ha da tempo creato le condizioni
materiali per il passaggio ad un nuovo e superiore ordinamento
sociale.
Prepariamoci dunque a lotte più dure realizzando
il fronte unico di lotta del proletariato, compiendo passi in avanti verso la
ricostruzione del Partito comunista, indispensabile strumento di direzione
politica e di organizzazione delle masse lavoratrici nella lotta per il
socialismo!
Agosto
2009 Piattaforma
Comunista