«Vogliamo
un governo operaio!» Questa è la parola d'ordine che deve conquistare la
coscienza degli operai italiani (Appello del Presidium
dell'Internazionale Comunista al proletariato italiano, dicembre
1922)
Nell'articolo
Respingiamo l'offensiva del governo dei
monopoli! Mobilitazione di massa contro l'imperialismo e la sua politica di
guerra e di miseria! («Teoria & Prassi», n. 12, novembre 2004) abbiamo
detto con la massima chiarezza:
«Nel
sostenere la parola d'ordine "Via Berlusconi!" non abbiamo mai
pensato che il governo delle destre debba essere sostituito con un altro
governo, sia esso di centrosinistra o neocentrista.
[…] La borghesia ha perso ogni legittimità a governare, sia nelle sue correnti
reazionarie che in quelle liberali, cattoliche e riformiste: esse sono tutte
impotenti a risolvere i problemi delle grandi masse lavoratrici». Per questo
abbiamo detto che, dal punto di vista rivoluzionario «non esistono soluzioni parlamentari del problema del governo in Italia,
così come non esiste una soluzione del problema del regime statale che non sia
la dittatura del proletariato. […]
La classe operaia è la sola forza capace di liberare la grande maggioranza del
popolo italiano e di finirla con un passato di sottomissione e di servilismo; è
la sola classe in grado di dar vita ad un governo che non si fermi davanti al
sacro profitto, che non si inchini davanti al diritto borghese, che non si arresti alle soglie della
Costituzione e dei venerati princìpi liberali, ma che sia deciso a
sconfiggere definitivamente il capitalismo. […] Dobbiamo dunque lottare per
aprirci la strada al potere e ad un governo antimonopolistico dìretto dalla
classe operaia, realmente democratico e popolare, che realizzi importanti
cambiamenti non come tentativi di tirar fuori il capitalismo dalla sua crisi,
ma come elementi per affrettare il suo processo di decomposizione e avvicinare il trionfo della rivoluzione
proletaria. Non un "governo di sinistra" che sorga dalla collaborazione tra
forze parlamentari riformiste e socialdemocratiche, […] bensì un vero governo operaio e degli
altri lavoratori sfruttati che sorga dalla lotta stessa delle masse e si fondi
su organismi creati dalla classe operaia e dai più ampi settori degli
oppressi».
Abbiamo,
dunque, ripreso consapevolmente la parola d'ordine del «governo operaio», che la Terza
Internazionale lanciò negli anni '20 e che i partiti comunisti portarono avanti
per lunghi anni: non stancarsi mai di riproporre, da un punto di vista
rivoluzionario, i problemi del potere, del governo, dello Stato è,
anche oggi, un preciso dovere dei marxisti-leninisti in una situazione politica
come quella italiana che, pur caratterizzata da un risveglio delle lotte
proletarie e popolari, vede ancora larghi strati della classe operaia chiusi
entro gli angusti limiti dell'economicismo sindacale.
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