INTERVENTO DI “TEORIA & PRASSI” e “CIRCOLO LENIN (CT)”

ALL’ASSEMBLEA NAZ.LE SUL 90° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE SOCIALISTA D’OTTOBRE

 

Roma. 10 novembre 2007

 

Novant'anni separano i comunisti di tutto il mondo dalla Rivoluzione socialista dell'Ottobre 1917 in Russia, il cui obiettivo politico era la conquista del potere da parte del proletariato, alleato con i contadini poveri, per l'abbattimento della borghesia capitalistica, la sua espropriazione e la costruzione di una società socialista.

Per noi comunisti italiani, l'obiettivo della nostra lotta fu fissato con chiarezza e senza possibilità di equivoci fin dal 1926, nelle Tesi approvate dal III Congresso del Partito Comunista d'Italia, Sezione dell'Internazionale Comunista: «Il capitalismo è l'elemento predominante nella società italiana e la forza che prevale nel determinare lo sviluppo di essa. Da questo dato fondamentale deriva la conseguenza che non esiste in Italia possibilità di una rivoluzione che non sia la rivoluzione socialista».

Profonde sono state le trasformazioni che la storia del mondo ha subìto da allora ad oggi. Ma se noi oggi siamo qui riuniti per ricordare unitariamente la grande rivoluzione che nel 1917 aprì una nuova epoca nella storia mondiale - e per imparare da essa - è perché riconosciamo che, per noi comunisti italiani, l'obiettivo della nostra rivoluzione non è mutato da allora: è il socialismo, quale premessa e condizione storica per l'edificazione di una società comunista. Per realizzare tale obiettivo sono indispensabili anche in Italia, oggi come ieri, la rivoluzione proletaria, la conquista del potere politico con la distruzione della macchina statale borghese, la dittatura del proletariato e il partito leninista come forza dirigente di tutto il processo.

Come la teoria di Marx e di Engels fu, per Lenin,  la base teorica di tutta la sua azione politica, così per noi comunisti italiani è essenziale fondare la nostra azione sul riconoscimento che il marxismo-leninismo è la teoria pienamente e integralmente idonea ad elaborare una strategia politica rivoluzionaria adeguata a un paese imperialista come l'Italia.

Per tutto questo - come ha detto giustamente la relazione introduttiva presentata dalle organizzazioni promotrici - la nostra non è una inutile celebrazione retorica, ma lo sforzo di ricavare dall'esperienza del 1917 tutti gli insegnamenti che oggi sono necessari per la ripresa del movimento rivoluzionario e comunista nel nostro paese.

 

Un primo punto che ci preme sottolineare è questo. Quale fu la natura di classe di quella rivoluzione? Quali furono la sua forma e i suoi contenuti?

La Russia era allora un paese capitalistico arretrato, per la povertà e l'arretratezza delle sue campagne e per la ristrettezza del suo mercato interno. Ma se nell'agricoltura erano occupati, verso la fine dell'Ottocento, i cinque sesti della popolazione, la Russia era - intorno alla metà degli anni '90 - un paese nel quale il capitalismo aveva già fatto grandi passi avanti sia nell'industria che nell'agricoltura. Negli anni 1893-99 la produzione nella grande industria raddoppiò complessivamente, e nei settori fondamentali addirittura triplicò. Per il volume totale della produzione industriale la Russia era ancora in ritardo rispetto ai paesi capitalistici avanzati, ma, in compenso, li sopravanzava per i ritmi del proprio sviluppo. Anche rispetto al grado di concentrazione della produzione, la Russia sopravanzava i paesi occidentali più progrediti. Tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, gli operai occupati nelle grandi fabbriche e officine, nell'industria mineraria e nelle ferrovie, ammontavano, in tutta la Russia, a 2 milioni e 700 mila.

Il proletariato, per quanto rappresentasse una percentuale estremamente esigua nel totale della popolazione  (il 2-3 % circa nel 1914), era molto concentrato in alcune zone, soprattutto nelle grandi città. Per esempio, a Pietrogrado - la capitale dell'impero in cui si svolsero gli avvenimenti politici decisivi della rivoluzione - gli operai erano 442 000 su una popolazione di quasi 2 milioni e mezzo di abitanti, e lavoravano in fabbriche con più di mille addetti.

Fu il proletariato industriale il protagonista e l'egemone della Rivoluzione d'Ottobre: una classe che - sotto la guida del suo partito d'avanguardia, il partito bolscevico - si pose coscientemente l'obbiettivo del socialismo in un paese che, nel 1917, aveva già acquisito alcuni tratti caratteristici dell'imperialismo e si stava rivelando come l'anello debole della catena imperialistica mondiale. A differenza della rivoluzione democratica del 1905, la Rivoluzione d'Ottobre del 1917 fu, per i suoi contenuti, una rivoluzione proletaria e socialista (anche se i primi provvedimenti socialisti non poterono essere adottati immediatamente). E la forma da essa assunta non fu quella di una «guerra popolare rivoluzionaria» (come nella rivoluzione cinese, di cui quest’anno ricorre l'80° anniversario della nascita dell'Esercito popolare e della creazione della prima base rossa sui Monti Ching Khan), ma fu la forma adeguata alle caratteristiche economiche, sociali e geografiche della Russia del 1917.

Una volta che la prima guerra mondiale ebbe aperto anche in Russia una «situazione rivoluzionaria» e messo in crisi l'intero apparato di potere della borghesia imperialista, la Rivoluzione d'Ottobre fu una rivoluzione che dalle grandi città come Pietrogrado e Mosca si estese a tutto il territorio nazionale e si prolungò dal 1918 al 1920 in una sanguinosa guerra civile, da cui il partito bolscevico uscì vittorioso, cementando nel modo più stretto l'alleanza fra il proletariato e le masse contadine rivoluzionarie.

La Rivoluzione d'Ottobre non fu neppure una «rivoluzione di nuova democrazia» come lo fu la rivoluzione cinese, conclusasi - dopo la vittoria - con la formazione di un governo inclusivo di una borghesia nazionale. Il governo uscito dalla vittoria di una rivoluzione proletaria come quella dell'Ottobre fu formato esclusivamente da membri del partito bolscevico.

Nelle tre rivoluzioni russe del 1905, del febbraio 1917 e dell'ottobre 1917, Lenin fu sempre perfettamente consapevole, dal punto di vista teorico, della natura di queste rivoluzioni, del loro contenuto di classe, delle loro forze motrici, della strategia e della tattica da adottare in ognuna di esse.

L'insurrezione operaia a Pietrogrado non ebbe nulla in comune con un insurrezionalismo privo di radici nelle lotte del proletariato e delle masse popolari. Lenin, Stalin, i bolscevichi, non hanno mai confuso e scambiato l'insurrezione con i putsch, i complotti, i colpi di mano. 

La Rivoluzione dell'Ottobre 1917 non consisté semplicemente - come se la raffigura una diffusa mitologia popolare. - nell'«assalto al Palazzo d'Inverno» a Pietrogrado, e non si esaurì affatto nell'arresto del governo provvisorio. Se la presa del Palazzo d'Inverno rappresentò l'epilogo della lotta politico-militare del proletariato a Pietrogrado, lo scioglimento dell'Assemblea Costituente (dopo la grande affermazione dei Soviet) rappresentò il momento della rottura rivoluzionaria con la continuità dello Stato sul piano politico-istituzionale. Una rottura che, nel corso della guerra civile contro le «guardie bianche» e contro gli interventisti stranieri, fu sanzionata dalla Costituzione del 1918.

La Rivoluzione d'Ottobre fu preparata da un lungo periodo di accumulazione delle forze rivoluzionarie, un lungo periodo storico fatto di avanzate e di ritirate, di vittorie e di sconfitte, nel quale si temprò la coscienza di classe del proletariato russo. Durante quel lungo periodo storico, i bolscevichi condannarono sempre quelle che Lenin chiamava «la tattica del putsch e le grida all'assalto», ma, dal 1905 al 1917, affermarono instancabilmente che l'insurrezione di tutto il popolo è necessaria per la vittoria della rivoluzione e che, anche quando la situazione non è rivoluzionaria, bisogna «propagandarla attivamente, diffonderne l'idea, prepararla con grande energia». Nel 1905 Lenin, nelle Due tattiche, criticò a fondo l'opportunismo dei menscevichi perché erano contrari a «un'insurrezione secondo un piano». E, nella rivoluzione del 1917, non si stancò di ripetere che «l'insurrezione è un'arte» e doveva essere concepita e trattata come tale.

 

Nella relazione comune si dice giustamente che «il partito bolscevico che guidò il proletariato alla vittoria dell'Ottobre fu, sempre, un partito coerentemente rivoluzionario. Non «un partito di lotta e di governo» (secondo l'opportunistica e corruttrice formula togliattiana, oggi rinverdita dai gruppi dirigenti - ancora più opportunisti - di Rifondazione e del PdCI)».

E' questo un punto di fondamentale importanza, che merita di essere approfondito per il suo rapporto con la nostra attualità politica. Mentre, nella rivoluzione democratica del 1905 che non aveva come suo obiettivo il socialismo, Lenin e i bolscevichi si batterono per la partecipazione della socialdemocrazia rivoluzionaria al governo provvisorio, nella rivoluzione proletaria dell'ottobre 1917 la loro linea fu l'opposta: nei mesi decisivi dall'aprile all'ottobre 1917 il partito di Lenin non stette mai «con un piede nel governo e con un piede all'opposizione», ma condusse una lotta intransigente contro il governo provvisorio della borghesia per rovesciarlo, fino all'insurrezione armata.

Dopo la rivoluzione di febbraio, che abbatté l'autocrazia zarista e consentì al partito bolscevico di uscire dall'illegalità e di cominciare a svolgere pubblicamente la sua attività politica e organizzativa, il partito di Lenin non entrò mai in un governo di coalizione con forze borghesi come fecero, invece, i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari. Questi partiti conciliatori ritenevano che, con l'abbattimento dello zarismo, la rivoluzione fosse ormai compiuta e che fosse necessario porsi sulla via di una «normale» coesistenza costituzionale con la borghesia, che praticarono - in un primo momento - mediante un «controllo vigilante sugli atti del governo provvisorio» e - in un secondo momento - entrando a far parte del governo stesso. Era una posizione coerente con la loro natura di classe, con la loro natura di ala piccolo-borghese di sinistra della democrazia borghese.

Nel 1919 Lenin, due anni dopo la vittoria dell'Ottobre, così commentava la loro politica opportunista, spiegando con quale sistema la borghesia cerca sempre di «ingannare, dividere e indebolire gli operai»:

«Il sistema consiste nel formare un ministero detto di «coalizione», che riunisce, cioè, rappresentanti della borghesia e transfughi del socialismo.

Nei paesi in cui la libertà e la democrazia esistono da lungo tempo accanto al movimento operaio rivoluzionario, in Inghilterra e in Francia, i capitalisti hanno adoperato tale sistema molte volte e con gran successo. I capi «socialisti» entrati in un ministero borghese si sono sempre rivelati marionette, fantocci che servono a ingannare gli operai, uomini di paglia dietro i quali si nascondono i capitalisti. I capitalisti «democratici e repubblicani» di Russia ricorsero a tale sistema. I socialisti-rivoluzionari e i menscevichi si lasciarono subito giocare: il 6 maggio il ministero di «coalizione» che comprendeva Cernov, Tsereteli e soci era un fatto compiuto.

Gli ingenui socialisti-rivoluzionari e menscevichi gongolavano, esaltati dallo splendore dell'aureola ministeriale dei loro capi. I capitalisti si fregavano le mani con soddisfazione. […] I transfughi del socialismo diventati ministri si dimostravano macchine parlanti destinate a ingannare le classi oppresse, mentre tutta la direzione dell'apparato statale rimaneva di fatto nelle mani della burocrazia e della borghesia».

Non è certo un caso che l'attuale ala piccolo-borghese di sinistra della democrazia borghese italiana, rappresenta da Rifondazione e dal PdCI, abbia fatto il suo ingresso nel governo Prodi, cercando - fra mille contorsioni - di tenere un piede nel governo e un piede all'opposizione, con risultati perdenti e con pesanti conseguenze per la sopravvivenza stessa di questi partiti, messa ora gravemente in crisi dalla nascita del veltroniano Partito Democratico, che nei prossimi anni sarà in Italia il più insidioso nemico degli interessi fondamentali della classe operaia e delle masse lavoratrici.  

 

Un'altra riflessione, estremamente attuale, ci viene sollecitata  dall'esperienza della Rivoluzione d'Ottobre: in questi ultimi anni abbiamo visto - in Italia come in altri paesi - un gran fiorire di movimenti, democratici, ambientalisti, pacifisti, antimperialisti, i quali hanno portato avanti una quantità di rivendicazioni, che, in alcuni casi, erano anche giuste; ma la caratteristica fondamentale di questi movimenti è stata la divisione, la frammentazione territoriale, la dispersione in mille rivoli (dovuta soprattutto al fatto che la loro direzione politica è stata nelle mani di forze piccolo-borghesi).  

In Russia, quattro furono i grandi movimenti rivoluzionari che assicurarono la vittoria alla rivoluzione dell'ottobre 1917: 1) il movimento democratico generale per la pace e l'uscita della Russia dalla guerra imperialista; 2) il movimento democratico dei contadini per l'espropriazione dei proprietari fondiari e la conquista della terra; 3) il movimento di liberazione nazionale dei vari popoli della Russia oppressi dallo zarismo; e 4) il movimento socialista del proletariato per il rovesciamento della borghesia capitalistica e l'instaurazione della dittatura del proletariato.

 Ognuno di questi movimenti aveva le sue specifiche radici di classe e le sue specifiche rivendicazioni, ma tutti e quattro confluirono in un unico torrente rivoluzionario, non spontaneamente, ma sotto l'impulso e la guida del partito della classe operaia, del partito bolscevico.

Dall'aprile all'ottobre 1917 l'insurrezione fu preceduta e preparata da grandi movimenti di massa.

Nell'aprile non meno di 100 mila persone, operai e soldati, scesero in piazza a Pietrogrado al grido di «Abbasso la guerra!», «Tutto il potere ai Soviet!». Il 18 giugno, davanti alle tombe dei caduti per la rivoluzione, si svolse un'altra grande dimostrazione contro il governo provvisorio, nella quale una nuova parola d'ordine si aggiunse alle precedenti: «Abbasso i dieci ministri capitalisti!». Il 3 luglio tante diverse dimostrazioni si fusero in un'unica grandiosa manifestazione armata, sotto la parola d'ordine del passaggio di tutto il potere ai Soviet. E nell'agosto le masse, sotto la guida del partito di Lenin, si mobilitarono contro il colpo di Stato del generale Kornilov, determinandone la disfatta.

 Non la divisione, dunque, non la cosiddetta «autonomia» dei movimenti (tanto esaltata dagli odierni opportunisti), ma l'unificazione di tutti i movimenti di massa in una sola linea rivoluzionaria condusse alla vittoria dell'Ottobre.

 

Se, anche in Italia, per la vittoria della rivoluzione socialista sarà necessaria l'unificazione di tutti i movimenti di massa sotto la guida del Partito comunista, ancor più necessario ed urgente è - nella fase attuale della lotta di classe - il superamento della divisione fra i comunisti che riconoscono nel marxismo e nel leninismo la base teorica della loro azione politica. Un decisivo passo avanti verso la ricostruzione di un unico partito comunista potrà essere, come noi compagni di “Teoria & Prassi” e del “Circolo Lenin” da tempo proponiamo, la formazione di un’organizzazione politica indipendente del proletariato, una formazione comunista intermedia che sappia saldare il socialismo scientifico con gli elementi avanzati della classe operaia e prepari le condizioni ideologiche, politiche e programmatiche per la fondazione del Partito.

 

Consapevoli delle responsabilità che ci spettano per avvicinare questo obiettivo, abbiamo deciso di fondere le nostre forze e di dar vita – su fondamenta marxiste-leniniste e sulla base dell’internazionalismo proletario – ad un primo embrione di questa organizzazione politica.                                                                     

In esso auspichiamo che possano raggrupparsi ed unificarsi gli operai d’avanguardia, i giovani rivoluzionari, i gruppi, i circoli ed i comitati locali che si trovano sul terreno del comunismo, i tanti e tanti compagni che esigono la creazione di un partito politico unico e centralizzato della classe operaia. In tal  modo, tramite lo sviluppo di un’iniziativa politica sulle questioni più scottanti, vogliamo collegarci più strettamente col movimento operaio e popolare per esercitare una funzione di orientamento e guida politica, rilanciando la lotta per il socialismo proletario nel nostro paese e nel mondo intero. 

 

Nel nome e nel ricordo della gloriosa Rivoluzione Socialista d'Ottobre, avanti, compagne e compagni, verso la ricostruzione del Partito comunista!