INTERVENTO DI “TEORIA & PRASSI” e “CIRCOLO LENIN (CT)”
ALL’ASSEMBLEA NAZ.LE SUL 90° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE SOCIALISTA D’OTTOBRE
Novant'anni
separano i comunisti di tutto il mondo dalla Rivoluzione socialista
dell'Ottobre 1917 in Russia, il cui obiettivo politico era la conquista del
potere da parte del proletariato, alleato con i contadini poveri, per
l'abbattimento della borghesia capitalistica, la sua espropriazione e la
costruzione di una società socialista.
Per noi
comunisti italiani, l'obiettivo della nostra lotta fu fissato con chiarezza e
senza possibilità di equivoci fin dal 1926, nelle Tesi approvate dal III
Congresso del Partito Comunista d'Italia, Sezione dell'Internazionale
Comunista: «Il capitalismo è l'elemento predominante nella società italiana e
la forza che prevale nel determinare lo sviluppo di essa. Da questo dato
fondamentale deriva la conseguenza che non
esiste in Italia possibilità di una rivoluzione che non sia la rivoluzione
socialista».
Profonde
sono state le trasformazioni che la storia del mondo ha subìto da allora ad
oggi. Ma se noi oggi siamo qui riuniti per ricordare unitariamente la grande
rivoluzione che nel 1917 aprì una nuova epoca nella storia mondiale - e per
imparare da essa - è perché riconosciamo che, per noi comunisti italiani, l'obiettivo della nostra rivoluzione non
è mutato da allora: è il socialismo, quale premessa e condizione storica
per l'edificazione di una società comunista. Per realizzare tale obiettivo sono
indispensabili anche in Italia, oggi come ieri, la rivoluzione proletaria, la
conquista del potere politico con la distruzione della macchina statale
borghese, la dittatura del proletariato e il partito leninista come forza
dirigente di tutto il processo.
Come la
teoria di Marx e di Engels fu, per Lenin,
la base teorica di tutta la sua azione politica, così per noi comunisti
italiani è essenziale fondare la nostra azione sul riconoscimento che il marxismo-leninismo è la teoria
pienamente e integralmente idonea ad elaborare una strategia politica
rivoluzionaria adeguata a un paese imperialista come l'Italia.
Per tutto
questo - come ha detto giustamente la relazione introduttiva presentata dalle
organizzazioni promotrici - la nostra non è una inutile celebrazione retorica,
ma lo sforzo di ricavare dall'esperienza del 1917 tutti gli insegnamenti che
oggi sono necessari per la ripresa del movimento rivoluzionario e comunista nel
nostro paese.
Un primo
punto che ci preme sottolineare è questo. Quale
fu la natura di classe di quella rivoluzione? Quali furono la sua forma e i
suoi contenuti?
La Russia
era allora un paese capitalistico arretrato, per la povertà e l'arretratezza
delle sue campagne e per la ristrettezza del suo mercato interno. Ma se
nell'agricoltura erano occupati, verso la fine dell'Ottocento, i cinque sesti
della popolazione, la Russia era - intorno alla metà degli anni '90 - un paese
nel quale il capitalismo aveva già fatto grandi passi avanti sia nell'industria
che nell'agricoltura. Negli anni 1893-99 la produzione nella grande industria
raddoppiò complessivamente, e nei settori fondamentali addirittura triplicò.
Per il volume totale della produzione industriale la Russia era ancora in
ritardo rispetto ai paesi capitalistici avanzati, ma, in compenso, li
sopravanzava per i ritmi del proprio sviluppo. Anche rispetto al grado di
concentrazione della produzione, la Russia sopravanzava i paesi occidentali più
progrediti. Tra la fine dell'Ottocento e
gli inizi del Novecento, gli operai occupati nelle grandi fabbriche e officine,
nell'industria mineraria e nelle ferrovie, ammontavano, in tutta la Russia, a 2
milioni e 700 mila.
Il
proletariato, per quanto rappresentasse una percentuale estremamente esigua nel
totale della popolazione (il 2-3 %
circa nel 1914), era molto concentrato in alcune zone, soprattutto nelle grandi
città. Per esempio, a Pietrogrado - la capitale dell'impero in cui si svolsero
gli avvenimenti politici decisivi della rivoluzione - gli operai erano 442 000 su una popolazione di quasi 2 milioni e
mezzo di abitanti, e lavoravano in fabbriche con più di mille addetti.
Fu il proletariato industriale il protagonista e l'egemone della
Rivoluzione d'Ottobre: una classe che - sotto la guida del suo partito
d'avanguardia, il partito bolscevico - si pose coscientemente l'obbiettivo del
socialismo in un paese che, nel 1917, aveva già acquisito alcuni tratti
caratteristici dell'imperialismo e si stava rivelando come l'anello debole
della catena imperialistica mondiale. A differenza della rivoluzione
democratica del 1905, la Rivoluzione d'Ottobre del 1917 fu, per i suoi contenuti, una rivoluzione proletaria e socialista (anche se i primi
provvedimenti socialisti non poterono essere adottati immediatamente). E la forma da essa assunta non fu quella di una «guerra popolare
rivoluzionaria» (come nella rivoluzione cinese, di cui quest’anno ricorre l'80°
anniversario della nascita dell'Esercito popolare e della creazione della prima
base rossa sui Monti Ching Khan), ma fu la forma adeguata alle caratteristiche
economiche, sociali e geografiche della Russia del 1917.
Una volta
che la prima guerra mondiale ebbe aperto anche in Russia una «situazione
rivoluzionaria» e messo in crisi l'intero apparato di potere della borghesia
imperialista, la Rivoluzione d'Ottobre fu una
rivoluzione che dalle grandi città come Pietrogrado e Mosca si estese a tutto
il territorio nazionale e si prolungò dal 1918 al 1920 in una sanguinosa guerra
civile, da cui il partito bolscevico uscì vittorioso, cementando nel modo
più stretto l'alleanza fra il proletariato e le masse contadine rivoluzionarie.
La
Rivoluzione d'Ottobre non fu neppure una «rivoluzione di nuova democrazia» come
lo fu la rivoluzione cinese, conclusasi - dopo la vittoria - con la formazione
di un governo inclusivo di una borghesia
nazionale. Il governo uscito dalla vittoria di una rivoluzione proletaria
come quella dell'Ottobre fu formato esclusivamente da membri del partito
bolscevico.
Nelle tre rivoluzioni russe del 1905, del febbraio
1917 e dell'ottobre 1917, Lenin fu sempre perfettamente consapevole, dal punto
di vista teorico, della natura di queste rivoluzioni, del loro contenuto di classe,
delle loro forze motrici, della strategia e della tattica da adottare in ognuna
di esse.
L'insurrezione
operaia a Pietrogrado non ebbe nulla in comune con un insurrezionalismo privo
di radici nelle lotte del proletariato e delle masse popolari. Lenin, Stalin, i bolscevichi, non hanno mai
confuso e scambiato l'insurrezione con i putsch, i complotti, i colpi di mano.
La
Rivoluzione dell'Ottobre 1917 non consisté semplicemente - come se la raffigura
una diffusa mitologia popolare. - nell'«assalto al Palazzo d'Inverno» a
Pietrogrado, e non si esaurì affatto nell'arresto del governo provvisorio. Se
la presa del Palazzo d'Inverno rappresentò l'epilogo della lotta
politico-militare del proletariato a Pietrogrado, lo scioglimento
dell'Assemblea Costituente (dopo la grande affermazione dei Soviet) rappresentò
il momento della rottura rivoluzionaria con la continuità dello Stato sul piano
politico-istituzionale. Una rottura che, nel corso della guerra civile contro
le «guardie bianche» e contro gli interventisti stranieri, fu sanzionata dalla
Costituzione del 1918.
La
Rivoluzione d'Ottobre fu preparata da un lungo periodo di accumulazione delle
forze rivoluzionarie, un lungo periodo storico fatto di avanzate e di ritirate,
di vittorie e di sconfitte, nel quale si temprò la coscienza di classe del
proletariato russo. Durante quel lungo periodo storico, i bolscevichi
condannarono sempre quelle che Lenin chiamava «la tattica del putsch e le grida
all'assalto», ma, dal 1905 al 1917, affermarono instancabilmente che
l'insurrezione di tutto il popolo è necessaria per la vittoria della
rivoluzione e che, anche quando la
situazione non è rivoluzionaria, bisogna «propagandarla attivamente,
diffonderne l'idea, prepararla con grande energia». Nel 1905 Lenin, nelle Due tattiche, criticò a fondo
l'opportunismo dei menscevichi perché erano contrari a «un'insurrezione secondo
un piano». E, nella rivoluzione del 1917, non si stancò di ripetere che
«l'insurrezione è un'arte» e doveva essere concepita e trattata come tale.
Nella
relazione comune si dice giustamente che «il partito bolscevico che guidò il
proletariato alla vittoria dell'Ottobre fu,
sempre, un partito coerentemente rivoluzionario. Non «un partito di lotta e
di governo» (secondo l'opportunistica e corruttrice formula togliattiana, oggi
rinverdita dai gruppi dirigenti - ancora più opportunisti - di Rifondazione e
del PdCI)».
E' questo
un punto di fondamentale importanza, che merita di essere approfondito per il
suo rapporto con la nostra attualità politica. Mentre, nella rivoluzione democratica del 1905 che non aveva come
suo obiettivo il socialismo, Lenin e i bolscevichi si batterono per la
partecipazione della socialdemocrazia rivoluzionaria al governo provvisorio,
nella rivoluzione proletaria
dell'ottobre 1917 la loro linea fu l'opposta: nei mesi decisivi dall'aprile
all'ottobre 1917 il partito di Lenin non stette mai «con un piede nel governo e
con un piede all'opposizione», ma condusse
una lotta intransigente contro il governo provvisorio della borghesia per rovesciarlo,
fino all'insurrezione armata.
Dopo la
rivoluzione di febbraio, che abbatté l'autocrazia zarista e consentì al partito
bolscevico di uscire dall'illegalità e di cominciare a svolgere pubblicamente
la sua attività politica e organizzativa, il
partito di Lenin non entrò mai in un governo di coalizione con forze borghesi
come fecero, invece, i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari. Questi partiti
conciliatori ritenevano che, con l'abbattimento dello zarismo, la rivoluzione
fosse ormai compiuta e che fosse necessario porsi sulla via di una «normale» coesistenza costituzionale con la borghesia, che praticarono - in un primo momento - mediante un «controllo vigilante sugli atti del
governo provvisorio» e - in un secondo momento - entrando a far parte del
governo stesso. Era una posizione
coerente con la loro natura di classe, con la loro natura di ala piccolo-borghese di sinistra della
democrazia borghese.
Nel 1919
Lenin, due anni dopo la vittoria dell'Ottobre, così commentava la loro politica
opportunista, spiegando con quale sistema la borghesia cerca sempre di
«ingannare, dividere e indebolire gli operai»:
«Il sistema consiste nel formare un ministero detto
di «coalizione», che riunisce, cioè, rappresentanti della borghesia e
transfughi del socialismo.
Nei paesi in cui la libertà e la democrazia esistono
da lungo tempo accanto al movimento operaio rivoluzionario, in Inghilterra e in
Francia, i capitalisti hanno adoperato tale sistema molte volte e con gran
successo. I capi «socialisti» entrati in un ministero borghese si sono sempre
rivelati marionette, fantocci che servono a ingannare gli operai, uomini di
paglia dietro i quali si nascondono i capitalisti. I capitalisti «democratici e
repubblicani» di Russia ricorsero a tale sistema. I socialisti-rivoluzionari e
i menscevichi si lasciarono subito giocare: il 6 maggio il ministero di
«coalizione» che comprendeva Cernov, Tsereteli e soci era un fatto compiuto.
Gli ingenui socialisti-rivoluzionari e menscevichi
gongolavano, esaltati dallo splendore dell'aureola ministeriale dei loro capi.
I capitalisti si fregavano le mani con soddisfazione. […] I transfughi del
socialismo diventati ministri si dimostravano macchine parlanti destinate a
ingannare le classi oppresse, mentre tutta la direzione dell'apparato statale
rimaneva di fatto nelle mani della burocrazia e della borghesia».
Non è
certo un caso che l'attuale ala
piccolo-borghese di sinistra della democrazia borghese italiana, rappresenta da
Rifondazione e dal PdCI, abbia fatto il suo ingresso nel governo Prodi,
cercando - fra mille contorsioni - di tenere un piede nel governo e un piede
all'opposizione, con risultati perdenti e con pesanti conseguenze per la
sopravvivenza stessa di questi partiti, messa ora gravemente in crisi dalla
nascita del veltroniano Partito Democratico, che nei prossimi anni sarà in
Italia il più insidioso nemico degli interessi fondamentali della classe
operaia e delle masse lavoratrici.
Un'altra
riflessione, estremamente attuale, ci viene sollecitata dall'esperienza della Rivoluzione d'Ottobre:
in questi ultimi anni abbiamo visto - in Italia come in altri paesi - un gran fiorire di movimenti,
democratici, ambientalisti, pacifisti, antimperialisti, i quali hanno portato
avanti una quantità di rivendicazioni, che, in alcuni casi, erano anche giuste;
ma la caratteristica fondamentale di questi movimenti è stata la divisione, la frammentazione
territoriale, la dispersione in mille rivoli (dovuta soprattutto al fatto
che la loro direzione politica è stata nelle mani di forze piccolo-borghesi).
In Russia,
quattro furono i grandi movimenti
rivoluzionari che assicurarono la vittoria alla rivoluzione dell'ottobre
1917: 1) il movimento democratico generale per
la pace e l'uscita della Russia dalla guerra imperialista; 2) il movimento democratico
dei contadini per l'espropriazione
dei proprietari fondiari e la conquista della terra; 3) il movimento di liberazione nazionale dei vari popoli
della Russia oppressi dallo zarismo; e 4) il movimento socialista del
proletariato per il rovesciamento della borghesia capitalistica e
l'instaurazione della dittatura del proletariato.
Ognuno di questi movimenti aveva le sue
specifiche radici di classe e le sue specifiche rivendicazioni, ma tutti e
quattro confluirono in un unico torrente
rivoluzionario, non spontaneamente, ma sotto l'impulso e la guida del partito della classe
operaia, del partito bolscevico.
Dall'aprile
all'ottobre 1917 l'insurrezione fu preceduta e preparata da grandi movimenti di massa.
Nell'aprile
non meno di 100 mila persone, operai e soldati, scesero in piazza a Pietrogrado
al grido di «Abbasso la guerra!», «Tutto il potere ai Soviet!». Il 18 giugno,
davanti alle tombe dei caduti per la rivoluzione, si svolse un'altra grande
dimostrazione contro il governo provvisorio, nella quale una nuova parola
d'ordine si aggiunse alle precedenti: «Abbasso i dieci ministri capitalisti!».
Il 3 luglio tante diverse dimostrazioni si fusero in un'unica grandiosa
manifestazione armata, sotto la parola d'ordine del passaggio di tutto il
potere ai Soviet. E nell'agosto le masse, sotto la guida del partito di Lenin,
si mobilitarono contro il colpo di Stato del generale Kornilov, determinandone
la disfatta.
Non la divisione, dunque, non la cosiddetta
«autonomia» dei movimenti (tanto esaltata dagli odierni opportunisti), ma l'unificazione di tutti i movimenti di
massa in una sola linea rivoluzionaria condusse alla vittoria dell'Ottobre.
Se, anche
in Italia, per la vittoria della rivoluzione socialista sarà necessaria
l'unificazione di tutti i movimenti di massa sotto la guida del Partito
comunista, ancor più necessario ed urgente è - nella fase attuale della lotta
di classe - il superamento della
divisione fra i comunisti che riconoscono nel marxismo e nel leninismo la base
teorica della loro azione politica. Un decisivo passo avanti verso la
ricostruzione di un unico partito comunista potrà essere, come noi compagni di
“Teoria & Prassi” e del “Circolo Lenin” da tempo proponiamo, la formazione
di un’organizzazione politica
indipendente del proletariato, una formazione comunista intermedia che
sappia saldare il socialismo scientifico con gli elementi avanzati della classe
operaia e prepari le condizioni ideologiche, politiche e programmatiche per la
fondazione del Partito.
Consapevoli
delle responsabilità che ci spettano per avvicinare questo obiettivo, abbiamo
deciso di fondere le nostre forze e di dar vita – su fondamenta
marxiste-leniniste e sulla base dell’internazionalismo proletario – ad un primo
embrione di questa organizzazione politica.
In esso
auspichiamo che possano raggrupparsi ed unificarsi gli operai d’avanguardia, i
giovani rivoluzionari, i gruppi, i circoli ed i comitati locali che si trovano
sul terreno del comunismo, i tanti e tanti compagni che esigono la creazione di
un partito politico unico e centralizzato della classe operaia. In tal modo, tramite lo sviluppo di un’iniziativa
politica sulle questioni più scottanti, vogliamo collegarci più strettamente
col movimento operaio e popolare per esercitare una funzione di orientamento e
guida politica, rilanciando la lotta per il socialismo proletario nel nostro
paese e nel mondo intero.
Nel nome e nel ricordo della gloriosa Rivoluzione Socialista d'Ottobre,
avanti, compagne e compagni, verso la ricostruzione del Partito comunista!