Pubblichiamo il seguente volantino del CLC.
Invitiamo a costituire Comitati unitari contro lo scippo del TFR e per la difesa
delle pensioni pubbliche, aperti a tutti i lavoratori, che si attivino con
assemblee e iniziative di lotta, sui posti di lavoro e nel territorio. Ciò
per avviare un’ampia mobilitazione che, partendo da questa scadenza, si colleghi
alle questioni della lotta alla precarietà del lavoro e del salario, al
nuovo accordo sul costo del lavoro, alle privatizzazioni, alla politica di guerra, al
neoliberismo imposto dai monopoli e dal governo.
Come ha giustamente detto un operaio
all’assemblea della Fiat Modena “il tfr e' la tangente che
sottobanco dobbiamo forzatamente dare ai padroni per sostenere il carro malato
dei loro profitti e ricchezze”.
GIU’ LE MANI DAL NOSTRI SALARIO! RIBELLIAMOCI ALLE TRUFFE VOLUTE DA
PADRONI, GOVERNO E VERTICI SINDACALI! DICIAMO NO AL TRASFERIMENTO DEL TFR NEI
FONDI PENSIONE, pronti a scendere in sciopero per respingere tutti i nuovi
strategemmi che i padroni stanno preparando.
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DIFENDERE IL TFR E’ IL PRIMO
PASSO
PER RILANCIARE
La manovra di accaparramento del TFR rientra
pienamente nell’attacco che il padronato conduce contro i lavoratori per
abbattere il costo del lavoro e, quindi, aumentare ancora i propri profitti,
attraverso la drastica riduzione del salario in tutte le sue forme, compresi
quindi il TFR e la pensione di anzianità. Il TFR, cioè la liquidazione, non è
altro che salario differito, accantonato in azienda dal lavoratore, una sorta di
risparmio forzoso indispensabile per tirare avanti nei periodi di
disoccupazione, in attesa della pensione o per far
fronte a spese eccezionali.
Il tentativo di governo e CGIL – CISL – UIL è
quello di togliere questa fetta del nostro salario dalla nostra disponibilità,
anche utilizzando espedienti antidemocratici quali il silenzio assenso, per dirottarlo nei fondi pensione di
categoria cogestiti con il padrone ( Cometa, Fonchim, etc. ) allo scopo, a sentir loro, di costruirci una
pensione integrativa. Per poter fare questo passaggio hanno reso la pensione
integrativa “necessaria”, permettendo che le varie “riforme” delle pensioni,
fatte soprattutto dai governi “amici”, demolissero la pensione pubblica,
nonostante
che i conti dell’INPS fossero e siano tuttora in attivo. In
particolare la “riforma” Dini del 1995, contro la
quale i vertici di CGIL – CISL – UIL non hanno indetto un’ora di sciopero, è
stata quella che ha tolto ai giovani il diritto alla pensione, con il passaggio
dal sistema retributivo a quello contributivo: sono gli stessi giovani che, nei
loro piani, dovrebbero sottoscrivere in massa il passaggio del TFR ai fondi
pensione.
L’enorme mole di denaro che pensano di
raccogliere verrà, per la maggior parte investita in Borsa, con tutti i rischi
che il gioco in borsa comporta, come ben dimostrano il fallimento dei fondi
pensione della Enron negli Stati Uniti ed il disastro
delle obbligazioni argentine e della Parmalat ma,
evidentemente, questo non preoccupa i Sindacati Confederali che, con questa
operazione, cambiano natura diventando, in prima persona, gestori di
capitali.
Sono questi gli argomenti forti da portare
nelle assemblee dei lavoratori, evitando di farsi trascinare in fuorvianti
discussioni sui rendimenti dei fondi da parte dei piazzisti di CGIL – CISL –
UIL; non solo dobbiamo tenere il TFR nella nostra piena disponibilità ma bisogna rilanciare la lotta per conquistare
il diritto ad una pensione dignitosa non solo per i giovani ma anche per i
vecchi, che vedono il potere di acquisto della loro taglieggiata dal carovita.
Per farlo è necessario demolire tra i lavoratori l’illusione che ci si possa salvare individualmente, utilizzando gli strumenti del
capitale finanziario che, non solo, non portano ricchezze ai lavoratori ma
finanziano il nostro nemico di classe: non è certo un caso che, quando
un’azienda ristruttura e licenzia, il valore delle sue azioni
sale!
La strada da imboccare è ben diversa e si
percorre collettivamente, è quella della lotta al lavoro nero e precario, della
regolarizzazione dei lavoratori immigrati, della rivendicazione di salari e
pensioni adeguati al costo della vita.
I soliti noti, di centro
destra o di centro
sinistra poco importa, obietteranno che quanto rivendichiamo non è compatibile
con la nostra economia e con la nostra permanenza in Europa, in realtà è il
sistema capitalistico ad essere incompatibile con i bisogni del proletariato e
delle masse lavoratrici.
Coordinamento Lavoratori
Comunisti