SULLA SITUAZIONE POLITICA ITALIANA

 

Torniamo a commentare la situazione creatasi dopo le elezioni europee e amministrative e il referendum elettorale.

L’intensificazione della campagna stampa sui “festini” di Berlusconi deve essere letta come segno di insofferenza di settori importanti di oligarchia finanziaria, che stanno mettendo sotto pressione un capo del governo assai capace nel perseguire i propri interessi, ma “geneticamente” inadatto a rappresentare quelli complessivi dell’imperialismo italiano.

Le continue uscite della Marcegaglia e di Draghi sulla necessità di fare “cose concrete” (leggi riduzioni dei salari e pensioni, licenziamenti di massa, privatizzazioni) sono una testimonianza del nervosismo borghese di fronte alla bancarotta dell’“Azienda Italia”. La sconfitta della Fiat in Germania ha lasciato il segno fra i gruppi monopolisti, che si sono convinti di avere in Berlusconi un handicap nei rapporti internazionali.

L’atteggiamento dei principali media è cambiato, così quello del Vaticano. Il gruppo De Benedetti sta agendo allo scoperto con i suoi organi di stampa, che hanno per primi montato la campagna di logoramento di Berlusconi (non solo la sua vita privata, ma anche i metodi usati per rivelarla mostrano quanto sia marcia la società borghese).

Il problema è la crisi economica che si aggrava e dunque la necessità della borghesia di adottare rapidamente misure in grado di riversarla “strutturalmente” sulle spalle della classe operaie e delle masse popolari.

L’industria continua ad andare a picco e i tempi per l’affondo antioperaio sono stretti, anche perché non sono da escludere nuovi terremoti finanziari (con il dollaro all’epicentro). Ulteriori stanziamenti di fondi statali sono bloccati dal debito pubblico record.

La borghesia per passare all’assalto ha bisogno di una stabilità politica e di una credibilità che il ducetto di Arcore, assai vulnerabile politicamente - seppure impunito penalmente - non può più offrire. Egli è ormai un problema per la classe dominante, in un momento in cui essa ha bisogno di profonde controriforme da gestire mantenendo il “consenso sociale”. In questa situazione Berlusconi non rappresenta più il toccasana per la malattia italiana, ma solo un guaio ulteriore, che amplifica la sfiducia verso il capitalismo e le sue istituzioni.

Inoltre, c’è il problema delle forze politiche che lo sostengono: da una parte la Lega Nord (che non può fare una politica aperta contro i salari e le pensioni visto il suo insediamento sociale al nord), e dall’altra settori di AN  (destra sociale) e gruppi meridionalisti, intralciano i progetti delle “grandi famiglie” capitaliste. L’indebolimento di PdL e PD, il fiasco clamoroso del referendum elettorale con cui si voleva spianare la strada ad un regime reazionario, complicano il quadro per la classe al potere.

Dai movimenti di questi giorni si intuisce che la situazione politica va verso una svolta: il “complotto eversivo” e la “scossa” alludono a ciò. Non a caso l’uscita di D’Alema è stata immediatamente attaccata dalla Lega che, in caso di ribaltone, vedrebbe sfumare la sua funzione di ago della bilancia.

Due le soluzioni di ricambio che si intravedono: una interna alla maggioranza (Tremonti), una esterna (Draghi). L’ipotesi di elezioni anticipate resta sullo sfondo. Fini si prepara a guidare il PdL.

L’eventuale cambio di ronzino non sarà indolore, perché il cavaliere, se disarcionato, può finire in galera e perdere il suo impero economico. Non mollerà facilmente. Anche la Lega farà sentire il suo peso, aumentato a tutti livelli, per non essere messa all’angolo. Dunque aumenteranno i ricatti e le minacce nella vita politica.

Da parte loro liberal-riformisti, socialdemocratici ecc. si preparano a fare da stampella ad un governo “istituzionale” o di “grandi intese”. La loro disponibilità a collaborare con i gruppi dirigenti del capitalismo è dimostrata dal blocco delle lotte sindacali decretato dopo il 4 aprile.

Tale stop in ogni caso non potrà durare a  lungo, perché la pressione operaia e popolare sta salendo (vedi manifestazioni dei terremotati) e potrebbe esplodere nel prossimo autunno. Ciò preoccupa assai la borghesia. Non a caso, per prevenire movimenti di massa radicali si orchestrano provocazioni e torbide operazioni repressive a contenuto propagandistico.  

Sono in vista nuovi scontri istituzionali fra i poteri dello Stato borghese. A settembre la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla costituzionalità del lodo Alfano. Se dovesse dichiararlo incostituzionale, sarebbe un altro duro colpo per Berlusconi, il quale tuttavia, per non darsi per vinto, potrebbe cercare di far varare dal "suo" parlamento una "legge costituzionale" con gli stessi contenuti. Ma, se fosse approvata, Napolitano potrebbe (questa volta!) rifiutarsi di firmarla.

In questa situazione, che potrebbe anche avere sbocchi drammatici, dobbiamo insistere sulla necessità di continuare le lotte col fronte unico contro l’offensiva capitalista, la reazione politica e i pericoli di guerra, additando come soluzione politica della crisi italiana il “governo operaio e di tutti gli sfruttati”.

E’ fondamentale che la classe operaia difenda i propri interessi economici e politici in modo intransigente, senza mettersi al carro dei gruppi monopolisti che si combattono, o della piccola borghesia in difficoltà. Solo la classe sfruttata ha la forza per battere i piani reazionari e far piazza pulita di un sistema agonizzante, per costruire un nuovo ordinamento economico e sociale.

La necessità che il proletariato organizzi nel suo seno un partito di classe indipendente e rivoluzionario è sempre più sentita ed occorre compiere passi avanti in tal senso. 

22/6/2009