CONFERENZA INTERNAZIONALE DI PARTITI
E ORGANIZZAZIONI MARXISTI-LENINISTI
XIV Sessione Plenaria
Quando si verificarono
i tragici avvenimenti caratterizzati dal collasso degli ex paesi socialisti del
blocco dell’Est europeo, capeggiati dall'Unione Sovietica, e dalla caduta del
Muro di Berlino, i portavoce dell'imperialismo e della reazione dappertutto
cantarono vittoria, e ancora una volta intonarono il "requiem" alla
dottrina del marxismo; dichiararono che la rivoluzione era una cosa del
passato, che l'umanità era arrivata alla "fine della storia”, che il
capitalismo era capace di esistere e di svilupparsi senza crisi, che era un
ordine sociale eterno.
Non è stato
necessario aspettare molto tempo affinché la falsità essenziale di tutta questa
predica confusionista e bugiarda rotolasse per terra. La dinamica stessa del
sistema borghese si è incaricata di seppellirla.
A partire da quel
momento, le crisi ed i conflitti si sono succeduti senza soste: 1993, 1997,
2001, 2003, assieme alla stagnazione nell'economia europea e giapponese, fino
ad arrivare all'attuale crisi che esprime tutti i problemi accumulatisi anteriormente.
Gli stessi economisti
borghesi hanno riconosciuto che la crisi attuale può essere paragonata a quella del 1929.
Una caratteristica di
questa crisi, che la distingue dalle precedenti manifestazioni parziali, è che
si è originata negli USA e da qui si sta estendendo verso tutte le parti del
mondo.
E’ una crisi di grandi dimensioni, che si è espressa inizialmente
nell'area della circolazione e della finanza, ma che si origina nella sfera
produttiva. Si tratta di una crisi di sovrapproduzione relativa dovuta
all’accumularsi di grandi stock di merci che non possono realizzarsi, poiché la
mancanza di potere d’acquisto nelle mani della classe operaia e in generale del
popolo limita ad un grado estremo il consumo di beni e servizi che il sistema
capitalista e l'imperialismo producono in modo anarchico.
In poco tempo si è
vista una crescita negativa dell'economia di Stati Uniti, Inghilterra, Germania
ed altre potenze, inclusa la produzione industriale.
Tutta questa
situazione riduce le possibilità del capitalismo di ammortizzare gli effetti
della crisi, come è stato fatto in passato. Nel 2001 si è avuta la possibilità
di risolvere la crisi con mezzi finanziari, la qual cosa oggi non è possibile.
Affermiamo che la
crisi si prolungherà e si approfondirà, nessun paese rimarrà al margine delle
sue conseguenze, nonostante le possibili evoluzioni congiunturali della stessa.
Questa crisi, si
origina nell'acutizzazione delle contraddizioni irresolubili del capitalismo:
l'anarchia nella produzione, la concorrenza e principalmente il carattere
sempre più sociale della produzione e l'appropriazione privata della ricchezza.
Questa crisi dimostra il fallimento delle politiche neoliberali.
In questa crisi si
inseriscono le crisi immobiliare, energetica, alimentare ed ambientale, che
contribuiscono al suo approfondimento.
Conseguenze
economiche, politiche e sociali
I monopolisti
pretendono di scaricare il peso della crisi sui lavoratori di tutti i paesi,
sui popoli e i paesi dipendenti. Le contraddizioni fondamentali
(capitale-lavoro, imperialismo-popoli, inter-monopoliste e inter-imperialiste)
del sistema capitalista imperialista e la sua aggressività si inaspriranno
sempre più.
Nonostante gli
importanti aiuti finanziari con fondi pubblici da parte degli Stati
imperialisti, falliscono grandi banche e istituzioni finanziarie, si determina
la chiusura di imprese industriali grandi e medie, avvengono nuove fusioni di
banche ed imprese a beneficio di alcuni monopoli e a detrimento di altri.
La crisi già colpisce
i lavoratori: centinaia di migliaia di lavoratori stanno per essere cacciati in
tutti i paesi; negli USA solamente questo anno sono stati licenziati più di 2
milioni di lavoratori; si diminuiscono i salari e si tagliano, quando non si
sopprimono, diritti e conquiste sociali.
La crisi dimostra una
volta di più che lo sviluppo ed il progresso sociale dei popoli non sono
possibili nel capitalismo e dimostra anche che la liberazione della classe
operaia e dei popoli si può raggiungere solo con la rivoluzione ed il
socialismo.
Alla
lotta generale!
Noi comunisti marxisti-leninisti, proclamiamo il nostro rifiuto verso i
responsabili, gli artefici e i beneficiari della crisi, gli imperialisti e
monopolisti, principalmente statunitensi.
Condanniamo la loro politica di trasferimento della crisi sui
lavoratori e lottiamo affinchè le
conseguenze le paghino i monopoli ed i ricchi.
Chiamiamo i lavoratori alla costruzione di un grande fronte contro i
licenziamenti e i tagli ai diritti ed alle conquiste sindacali. Esigiamo
l’aumento di salari e stipendi.
È necessario conseguire la più grande unità dei popoli contro
l'imperialismo, in opposizione al pagamento del debito estero, alla
privatizzazione dei servizi fondamentali.
Chiamiamo all'unità delle forze democratiche, di sinistra,
rivoluzionarie e di quelle che si battono per l’indipendenza nazionale per
affrontare la crisi.
Solo la lotta ci darà quello che il capitalismo e l'imperialismo
pretendono di negare.
Novembre
2008