L’industria bellica europea fra inasprimento della concorrenza e accentuazione del capitalismo  monopolistico di Stato

Il grande entusiasmo per il ruolo conquistato dall’Unione europea sulla scena internazionale e per la cooperazione franco-tedesca quale motore e garante della sua forza e del suo sviluppo, tende ad offuscarsi per effetto della legge dello sviluppo ineguale che determina l’aumento della concorrenza e della lotta in Europa per il predominio in settori chiave dell’economia capitalistica.

Ciò è particolarmente vero nel ramo industriale degli armamenti, che sospinto dalla politica di guerra, sta vedendo un periodo di crescita ed enormi profitti specialmente per i monopoli di alcuni paesi imperialisti coinvolti nei processi di guerra aperti in diverse regioni del mondo.

L’imperialismo francese e i suoi monopoli dominanti in questo settore si reputano destinati al predominio in Europa e intendono promuovere questo ruolo nella cooperazione industriale con i monopoli degli altri stati, sia nell’ideazione di progetti la cui realizzazione si estende per un lungo periodo, sia nella quota di mercato che ad essi spetterebbe.

Sebbene questo predominio e questa ambizione siano stati più o meno accettati a causa della forza economica e, soprattutto, militare dell’imperialismo francese rispetto ai suoi principali alleati nell’Unione europea, oggi i contrasti e i disaccordi tendono ad aumentare e si mostrano pubblicamente, anche all’interno dei consorzi europei.  Ad es.,  quello di Airbus Defence & Space o quello di Eurofighter, nei quali i monopoli bellici dei paesi della UE (come Francia, Germania, Spagna, Italia, ma anche del Regno Unito che non ne fa più parte), realizzano distintamente particolari forme di collaborazione.

Questi contrasti si riverberano sul nostro paese.

Alla fine di novembre scorso, Safran (società aerospaziale francese) voleva acquistare l’azienda originariamente italiana Microtecnica (specializzata nella produzione di sistemi di controllo di volo e di atterraggio), società titolare delle attività in Italia del monopolio industriale militare statunitense Raytheon Technologies.

Il governo italiano opponendo il veto a questo passaggio di controllo, esercitando i poteri speciali attribuitigli (cosiddetto golden power) per salvaguardare gli assetti proprietari e la gestione delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale, non ha fatto di più che portare sulla stampa le lotte che si svolgono fuori dalla vista del pubblico.

Sinora il golden power era stato impiegato contro la Cina o comunque contro aziende con sede al di fuori della UE.

Il “pasticcio europeo” sulle pagine del quotidiano Le Monde è diventato un j’accuse contro le ambizioni sempre crescenti dell’Italia, ma anche della Germania, due paesi imperialisti usciti sconfitti dalla seconda guerra mondiale, di sviluppare rapidamente una propria industria bellica approfittando della guerra in corso in Ucraina.

La preoccupazione per l’aumento delle esportazioni di armamenti tedeschi nel 2023, che corrisponde ad un “aumento del 25% in un anno”, è la causa di fondo di tanto euro-unitarismo. Si tratta di un ammontare che deve essere confrontato con quello dell’industria bellica francese: 27 miliardi, secondo il rapporto annuale del Ministero della difesa del paese.

Sono le vendite di aerei Rafale a far salire questi importi e ad allargare il divario con la Germania, la quale vende Eurofighter prodotti da un consorzio nel quale sono presenti anche i monopoli di Regno Unito, Italia e Spagna, ma vende in maggior numero carri armati e altre armi convenzionali.

Il progetto “Main Battle Tanks of the Future”per la produzione di una nuova generazione di carri armati, sviluppato dal consorzio finanziario franco-tedesco KNDS (KMW e Nexter Defense Systems, due dei principali produttori europei di sistemi militari terrestri), è stato lanciato per sostituire le dotazioni attualmente in uso agli eserciti europei.

L’ingresso nel progetto del monopolio italiano Leonardo (concorrente diretto di Thales nel campo dell’elettronica per la difesa), nel dicembre scorso,segna anche una modifica dell’equilibrio nei rapporti di forza tra Francia e Germania, dal momento che Krauss Maffei Wegmann aveva firmato un accordo diretto con Leonardo per la costruzione di un carro armato per l’esercito italiano basato sul modello Leopard 2A8.

L’obiettivo dichiarato nell’intesa del dicembre scorso è di accrescere le capacità dell’Italia di produzione e sviluppo e di utilizzarle per futuri progetti europei e di esportazione.

L’intensificazione della concorrenza tra i monopoli militari si riflette nella pubblicistica e nei mezzi audiovisivi segnati dal nazionalismo, dallo sciovinismo e dall’esaltazione del militarismo.

Allo stesso tempo, assistiamo ad un altro fenomeno tipico dell’imperialismo: nel periodo della preparazione e della conduzione delle guerre imperialiste, la subordinazione dell’apparato statale ai monopoli si accentua e si accompagna alla sua utilizzazione, allo scopo di intervenire nell’economia dei paesi, in particolare per mezzo della loro militarizzazione, per assicurare il massimo profitto.

Questo fenomeno è alla base della crescente tendenza reazionaria e della fascistizzazione dello società borghese.

Ciò ha conseguenze nella sfera dei rapporti industriali e nell’ambito sindacale dove operano gli agenti del grande capitale: la burocrazia sindacale privilegiata e protetta che si pone al fianco della borghesia sostenendone la politica espansionistica militare, suggerisce agli operai di badare al proprio tornaconto difendendo le commesse statali, combattendo ogni manifestazione dello spirito internazionalista delle maestranze impiegate nei settori produttivi coinvolti nella politica di guerra.

Ciò deve spingere i comunisti e tutti i proletari coscienti a rafforzare il lavoro di propaganda fra le masse lavoratrici, demolendo le illusioni pacifiste piccolo borghesi, dirigendosi contro le misure volte alla preparazione della guerra, contro la restrizione dei diritti degli operai di questi settori, creando le condizioni per stabilire punti di appoggio nelle industrie belliche e nei trasporti.

Da Scintilla n. 143, marzo 2024

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