Mobilitarsi subito contro i licenziamenti di massa in Stellantis!

Gli  “esuberi” comunicati da Stellantis per gli stabilimenti italiani sono oltre 3.600: 1.560 a Mirafiori, 850 a Cassino (di cui 300 in trasferta a Pomigliano), 500 a Melfi, 424 a Pomigliano, 121 a Termoli, 100 a Pratola Serra, 30 a Cento, 24 ad Atessa,  12 a Verrone.

Nessun piano industriale credibile, nessun nuovo modello: Stellantis fa capire anche ai più illusi sulle “magnifiche sorti del capitalismo”  l’intenzione di andare verso lo svuotamento delle fabbriche e la dismissione di impianti altamente tecnologizzati, creati – non dimentichiamolo – con il plusvalore estorto agli operai.

I licenziamenti di massa in Stellantis peseranno anche sugli operai dell’indotto, che in migliaia saranno gettati per strada da “prenditori” senza scrupoli.

La causa fondamentale della drammatica situazione che vivono migliaia di proletari non sta nelle menzogne manageriali, nella mancanza di una politica industriale o nell’ecologia, ma nelle condizioni in cui si svolge il processo produttivo nel capitalismo.

Di fronte alla sovrapproduzione cronica del settore automobilistico, la logica del capitale è la distruzione delle forze produttive, il decentramento delle produzioni rimanenti dove il salario è inferiore o dove si realizzano economie di scala, l’ottenimento di incentivi e finanziamenti statali, per conseguire il massimo profitto e aumentare i dividendi degli azionisti.

Intanto nelle fabbriche, mentre si proclamano esuberi e si prolunga la cassa integrazione come forma di pressione, il lavoro per chi rimane è frenetico, i ritmi estenuanti, in un clima da caserma e di repressione esercitato dalla gerarchia aziendale.

I capi “firmatutto” di Fim Cisl, Uilm Uil, Fismic e Ugl hanno dato l’assenso per gli “incentivi all’esodo”. I burocrati della Fiom non hanno firmato, ma l’opposizione che mettono in campo è blanda e finalizzata al solito tavolo ministeriale, come se al governo Meloni importasse qualcosa dell’occupazione operaia.

La lotta contro i licenziamenti nel settore automobilistico è fondamentale per la classe operaia del nostro paese. Per affrontarla è necessario organizzare da subito la resistenza operaia, spingere per la convocazione delle assemblee di fabbrica e incrociare le braccia in ogni occasione, proclamare la mobilitazione generale del gruppo, per lo sciopero di tutti gli stabilimenti, verso un vero sciopero generale che veda protagonisti gli operai delle fabbriche colpite dai licenziamenti (Gkn, Wartsila, Electrolux, Marelli… ) che si intrecci con la lotta per il forte aumento dei salari e sia accompagnato dalla solidarietà proletaria a livello internazionale.

Occorre lavorare per mettere in piedi comitati di lotta e il coordinamento dei delegati al quale demandare urgenti iniziative di sciopero duro. E’ necessario mettere da parte le divisioni di sigla che ostacolano la costruzione di un unico fronte di lotta dal basso e lo sviluppo di una vasta opposizione di classe, a tutto vantaggio dei piani di Tavares e dei suoi complici.

Soprattutto c’è la necessità inderogabile dell’organizzazione politica indipendente e rivoluzionaria degli operai, per la conquista del nostro futuro.

Solo la classe operaia può salvare se stessa unendosi, organizzandosi e lottando contro il capitale, per una nuova società senza sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano!

  • Ritiro immediato dei licenziamenti!
  • Miglioramento della condizione operaia contro ritmi, carichi di lavoro, nocività e precarietà!
  • Forti aumenti salariali, specie per i livelli più bassi!
  • Mobilitazione unitaria e lotta coordinata, per costruire lo sciopero generale!

2 aprile 2024

Militanza Comunista Toscana

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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