Porre fine al genocidio del popolo palestinese e all’occupazione della sua terra!

Il 30 marzo è una giornata particolare in Palestina e per tutti i palestinesi che vivono in Israele, in Cisgiordania e a Gaza, nei campi profughi dei paesi arabi o nella diaspora del mondo intero.

Questa data rievoca l’annuncio da parte del governo israeliano di Yitzhak Rabin, nel 1975, di un piano che, in nome di un preteso sviluppo della Galilea, aveva l’obiettivo di costruire insediamenti di coloni ebrei sulle terre appartenenti agli abitanti arabi palestinesi che rappresentavano la maggioranza della popolazione della regione.

Il 30 marzo 1976, la polizia israeliana fece fuoco sui palestinesi che manifestavano contro la confisca uccidendone sei e ferendone decine di altri. Centinaia furono quelli imprigionati.

Il 30 marzo è diventata per tutti i palestinesi del mondo la Giornata della Terra. Essa è diventata il simbolo del loro attaccamento alla propria terra, della resistenza e della lotta contro l’occupazione e la colonizzazione israeliana.

Quest’anno, la commemorazione assume un particolare carattere per il genocidio in corso nella Striscia di Gaza che dura ininterrottamente da più di cinque mesi. Anche in Cisgiordania, la popolazione palestinese è vittima di una pulizia etnica con gli attacchi ripetuti dell’esercito e dei coloni ebrei protetti dall’esercito.

A Gaza come in Cisgiordania, lo scopo è quello di eliminare la presenza palestinese per sostituirla con quella dei coloni ebrei.

Per la loro inazione, o per il loro sostegno diretto, i paesi occidentali alleati di Israele, come l’Italia, sono complici di questo genocidio.

Ma le devastazioni nella Striscia di Gaza sono a tal punto che sono sempre più numerose le voci che denunciano i crimini dello Stato di Israele, mentre il sostegno internazionale al governo di Netanyahu è sempre più messo in discussione.

Anche da parte degli alleati più granitici è divenuto sempre più difficile fornire questo sostegno. La recente risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza ha visto gli Stati Uniti astenersi dal voto, pur di non aggravare l’isolamento internazionale in cui si trova il governo israeliano.

Anche il Consiglio europeo nell’ultima riunione del 21 e 22 marzo scorso ha dichiarato che tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale, compresi il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani, per il futuro facendosi “paciere internazionale” emettendo a disposizione le proprie “missioni di polizia” già presenti a sostegno di un futuro stato palestinese.

Non c’è da meravigliarsi. Gli apologeti dei “valori del mondo occidentale” mutano atteggiamento non senza secondi fini. Si vuole anche distogliere l’attenzione dal sostegno incondizionato finora dato allo Stato sciovinista di Israele.

Un dato è indiscutibile: le atrocità commesse a Gaza hanno rafforzato la solidarietà con la lotta del popolo palestinese.

La pressione popolare del movimento di solidarietà internazionale che non ha rallentato la sua crescita in tutti questi mesi, si è sviluppato assumendo numerose altre forme oltre alle manifestazioni di strada.

I sindacati palestinesi hanno chiamato le organizzazioni sindacali di tutto il mondo al dovere di scioperare e manifestare contro la produzione e il trasporto di armi destinate a massacrare il popolo palestinese e per riaffermare il “diritto al ritorno”.

I popoli rifiutano il fatto che i massacri sionisti siano compiuti “in loro nome” e denunciano la complicità dei propri governi, esprimendo questi sentimenti con forza contro le voci dei media ufficiali, mobilitati nel tentativo di denigrare chi difende i diritti inalienabili del popolo palestinese.

Il popolo palestinese ha il pieno e inalienabile diritto di vivere nella propria terra, di lottare contro l’occupazione e la colonizzazione, per la liberazione nazionale e sociale. Questa lotta è giusta e va sostenuta!

Contro tutti i tentativi di ingannare il popolo palestinese e i popoli del mondo, contro tutti i discorsi inconcludenti e le dichiarazioni ipocrite dei politicanti borghesi, devono risuonare in ogni luogo le parole d’ordine più ferme:

Stop al genocidio! Cessate il fuoco immediato, totale e permanente nella Striscia di Gaza!

Ritiro immediato dell’esercito israeliano da Gaza e dalla Cisgiordania, da tutte le terre rubate al popolo palestinese e occupate con l’inganno e la violenza.

Liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi, che sono soggetti nelle carceri israeliane ad un trattamento disumano.

Finanziamento da parte dello Stato di Israele della ricostruzione di Gaza

Ripristino senza restrizioni dell’aiuto umanitario e del finanziamento della UNRWA.

Sanzioni contro lo Stato di Israele finché non rispetterà il diritto internazionale.

Cessazione dell’invio di armamenti allo Stato di Israele e di ogni accordo di cooperazione militare e di associazione da parte dell’Italia.

Esigiamo la sospensione dell’accordo di associazione della UE con lo Stato di Israele, che consente all’economia israeliana l’accesso privilegiato al mercato europeo.

30 marzo 2024

Militanza Comunista Toscana

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

 

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