Premierato e classe operaia

Il governo Meloni ha approvato lo scorso 3 novembre un disegno di legge che prevede l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, che resta in carica 5 anni, e un premio di maggioranza per le liste collegate al premier.

La “madre di tutte le controriforme” punta ad una Repubblica autoritaria, un regime autocratico funzionale agli interessi dell’oligarchia finanziaria, ai privilegi di una minoranza di sfruttatori e parassiti sociali.

Per decenni la classe dominante ha boicottato la Costituzione democratico-borghese, ristretto i diritti del Parlamento (oggi l’80% delle leggi le fa il governo), limitato i diritti e le libertà dei lavoratori.

Il progetto presentato da Meloni ha come antecedenti quelli della P2 di Licio Gelli, di D’Alema, di Berlusconi, di Renzi, rigettati dall’opposizione di classe e popolare.

Oggi, con l’estrema destra al governo, la borghesia tenta l’affondo per cambiare forma al governo e allo Stato borghese oppressivo e sfruttatore, liquidando il modello parlamentarista per imporre quello del politicante borghese solo al comando e della sua maggioranza che avrà il controllo della funzione esecutiva, di quella legislativa, dell’apparato economico, poliziesco e amministrativo, in un paese fatto a pezzi dall’autonomia differenziata regionale.

L’obiettivo è il riordinamento reazionario e autoritario dello Stato e della società borghese.

Se passerà la controriforma di Meloni vi saranno serie conseguenze per la classe operaia e le masse popolari.

Con il premierato e il rafforzamento del ruolo dell’esecutivo, a scapito delle prerogative del parlamento borghese e a favore delle “mani completamente libere per i padroni”, vedremo una rapida cancellazione dei residui diritti e conquiste operaie, maggiori soprusi in fabbrica e nei luoghi di lavoro, la demolizione dei servizi pubblici, l’aumento dell’oppressione e dello sfruttamento, l’applicazione spietata dei diktat dell’UE, una politica ancor più guerrafondaia al carro della NATO, maggiore repressione e militarizzazione della società.

Noi comunisti esigiamo la piena libertà di organizzazione, di riunione, di sciopero dei lavoratori e non l’inasprimento della dittatura della borghesia.

Perciò diciamo NO al premierato e lottiamo per la caduta del governo Meloni.  Affermiamo fin da ora che se si andrà al referendum confermativo sul premierato, come è probabile, la sconfitta di Meloni e soci potrà affermarsi solo come il risultato di un processo di lotta nelle fabbriche e nelle piazze, di una mobilitazione delle forze popolari capeggiata dalla classe operaia.

I capi liberal riformisti, i populisti, i socialdemocratici, non vogliono che gli operai siano alla testa della lotta contro la reazione politica. Puntano sugli intellettuali, sui burocrati sindacali e sulla piccola borghesia (i “cittadini”), perché temono che si affermi la funzione decisiva e direttiva del proletariato. Non ne vogliono sapere delle rivendicazioni urgenti degli operai che danno un contenuto anticapitalista e rivoluzionario alla lotta. Il loro obiettivo è l’ennesimo fallimentare centrosinistra borghese, se non l’ennesimo governo “tecnico” del grande capitale.

Incitiamo la classe operaia a difendere palmo a palmo le conquiste democratiche strappate in decenni di lotta accanita, a intensificare la lotta affinché siano estese, a organizzare il fronte unico per battere l’offensiva capitalista, la reazione politica e i pericoli di guerra, per aprire la strada all’alternativa di potere: una Repubblica veramente democratica e popolare, basata sui Consigli e gli altri organismi di massa, un Governo operaio, una Costituzione socialista!

NO alle controriforme e alla classe borghese che le impone per i suoi interessi economici e politici. Via il governo Meloni!

Da Scintilla n. 139 – novembre 2023

 

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