Via il governo della guerra, fuori dalla NATO!

A distanza di poche ore dalle dichiarazioni di Macron sul possibile impiego di truppe sul terreno in Ucraina, la presidente della Commissione UE, Ursula Von der Leyen, in un discorso nella Plenaria di Strasburgo ha affermato che una guerra in Europa “non è impossibile“, e che pertanto l’UE deve investire maggiormente in armi nei prossimi cinque anni, “dando priorità agli appalti congiunti nel settore della Difesa”.

Il discorso della Von der Leyen  è stato una vera e propria chiamata alle armi dei rappresentanti del grande capitale dell’UE, in primo luogo dei monopoli tedeschi che sono in via di rapido riarmo e riconversione bellica, mentre Berlino esige l’arma nucleare per rendersi più autonoma dagli “alleati”.

In questo scenario si inseriscono le mosse dell’imperialismo italiano, rappresentato da Meloni, per riposizionarsi e affrontare le prossime sfide imperialiste.

Dopo aver inviato le navi da guerra per la missione nel Mar Rosso  (a guida italiana), il governo ha deciso, su input di Washington e seguendo le orme dei governi francese, danese, tedesco e britannico, di stipulare un accordo bilaterale decennale con Zelensky, di tipo esclusivamente bellico.

Il cuore di questo accordo sta nell’articolo 11, primo comma: “In caso di futuro attacco armato russo contro l’Ucraina, su richiesta di uno dei partecipanti [cioè Italia oppure Ucraina], questi ultimi si consultano entro 24 ore per determinare le misure successive necessarie per contrastare o scoraggiare l’aggressione”.

Quali siamo queste misure è scritto nel prosieguo di questo vero e proprio trattato di guerra che prelude l’ingresso dell’Ucraina nella NATO e nella UE: “L’Italia afferma che in tali circostanze […] fornirà all’Ucraina, a seconda dei casi, un sostegno rapido e sostenuto nel campo della sicurezza e della difesa, dello sviluppo delle capacità militari e dell’assistenza economica, cercherà di raggiungere un accordo in seno alla Ue per imporre costi economici e di altri tipo alla Russia o a qualsiasi altro aggressore e si consulterà con l’Ucraina in merito alle sue esigenze nell’esercizio del diritto di autodifesa sancito dall’articolo 51 della carta delle Nazioni Unite”.

In funzione di queste prospettive, cioè scontri diretti per affermare gli interessi imperialistici, l’apparato delle forze armate italiane – che sono lo strumento con cui la borghesia realizza il proprio dominio sia verso il nemico esterno, sia verso quello interno-  è in via di riorganizzazione e potenziamento. Ciò comprende l’utilizzo di una forza di riservisti di supporto alle truppe regolari, fortemente voluta da Crosetto, il ministro dei monopoli bellici, per tenere sotto controllo una massa di ex militari.

Intanto salgono ancora le spese militari. Con l’ultima legge di bilancio il budget per la guerra ha superato i 28 miliardi di euro. Recentemente sono stati stanziati 8 miliardi per incrementare la parte corazzata delle forze armate, oltre altri acquisti per un totale di 12 miliardi. Le grandi banche, i cui affari bellici vengono incentivati e coperti dallo Stato borghese, si arricchiscono con la corsa alle armi.

Tutto ciò accade mentre lo scontro imperialista fra USA/NATO e Russia rischia di dilagare in Moldavia e in Transnistria, in Bielorussia, in Georgia, nell’Artico, mentre non si ferma l’aggressione genocida dei fascisti sionisti contro il popolo palestinese.

Sono sempre di più i popoli che vengono gettati nel vortice di un massacro sanguinoso, che ormai prevede apertamente l’uso delle bombe nucleari.

Di fronte alle pesanti sconfitte e distruzioni subite dall’esercito ucraino, alla possibile disfatta sul campo del piano atlantista e a incerte prospettive politiche negli USA, i circoli imperialisti e militaristi occidentali puntano ad prolungare, allargare e intensificare la guerra, bloccando qualsiasi possibilità di giungere al “cessate il fuoco” e aprire trattative di pace con l’imperialismo russo.

E se l’Ucraina dovesse perdere la guerra, come è molto probabile, “la NATO entrerà in guerra contro la Russia”, come ha dichiarato Austin, il capo del Pentagono. Indipendentemente dal fatto che queste parole siano dirette per premere sul Congresso USA o sui membri NATO  europei, esse rappresentano una terribile minaccia per i lavoratori e i popoli.

La guerra in Ucraina e gli altri conflitti armati che si sviluppano in diverse regioni del mondo vanno inquadrati nella lotta tra potenze imperialiste, in primo luogo USA e Cina, per l’egemonia e una nuova spartizione del mondo.

E’ in questo scenario che la situazione si sta trasformando rapidamente in senso bellicista, assieme alla svolta repressiva e reazionaria interna.

Siamo di fronte ad un salto di qualità nella politica di guerra imperialista, che implica un maggiore, pericoloso e criminale coinvolgimento del nostro paese nei conflitti aperti in Ucraina, in Medio Oriente, in Africa (per sostenere il “piano Mattei”) e in altri scenari convulsi.

Un coinvolgimento realizzato attraverso impegni diretti, precisi, presi calpestando la Costituzione democratico-borghese e le formalità parlamentari, come se la Repubblica presidenziale, autocratica, fosse di fatto già attuata nel nostro paese.

Il prezzo da pagare per la classe operaia e le masse popolari, per queste scelte guerrafondaie, è pesantissimo.

La classe operaia ed i lavoratori sfruttati già subiscono le conseguenze della politica di guerra, con taglio dei salari, dei servizi e delle prestazioni sociali, con ondate di licenziamenti, aumento della precarietà e della povertà.

Con l’accentuato corso guerrafondaio e i rischi concreti di essere trascinati in un conflitto armato prolungato, per gli sfruttati e gli oppressi il costo economico, politico, sociale e umano diverrà drammatico. Ci chiederanno sempre più di sacrificarci per la “difesa della patria”, ipocrite parole che nascondono luridi interessi capitalistici.

E’ ora di finirla con le esitazioni, gli attendismi, le mezze parole. La classe operaia e le masse popolari non vogliono una guerra che va contro i loro interessi vitali, non vogliono far parte di alleanze belliciste come la NATO e la UE, non vogliono subire le scelte gravide di conseguenze di governi guerrafondai. Perciò è necessaria la più vasta mobilitazione.

La lotta per la pace, contro la guerra imperialista, deve essere necessariamente e sistematicamente legata a ogni lotta quotidiana e rivendicativa, ed essere inserita nel quadro della più generale battaglia contro il sistema che inevitabilmente la produce, quello capitalista.

La gravità della situazione impone di non trascurare nessuna occasione di dibattito, di riunione, di manifestazione, di sciopero per condurre una lotta implacabile contro la guerra e favorire la formazione di un ampio movimento suscitato e diretto dal proletariato per sconfiggere gli avventurieri e la politica bellicista della borghesia, per cacciare i governi del tradimento e della guerra come quello di Meloni, per esigere la fine dell’’invio di armi, mezzi bellici e truppe in Ucraina e in altre regioni del mondo, l’uscita dalla NATO e dalla UE guerrafondaie che ci portano al disastro.

L’unità internazionale del proletariato e dei popoli contro l’imperialismo è urgente, e va realizzata contro i suoi sabotatori revisionisti, riformisti e opportunisti che perseguono una politica di capitolazione e collaborazione al servizio della borghesia.

E’ ancora possibile stroncare i tentativi degli imperialisti di scatenare una nuova guerra mondiale, così come è possibile impedire alla borghesia italiana di trascinarci nella guerra in corso.

Questi obiettivi assolutamente realizzabili dipendono dalla mobilitazione della classe operaia e delle forze in difesa della pace. Ma solo la vittoria della rivoluzione del socialismo potrà eliminare le cause della guerra, generate dal sistema capitalista-imperialista.

Da Scintilla n. 143, marzo 2024

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