{"id":10213,"date":"2023-10-11T09:24:05","date_gmt":"2023-10-11T07:24:05","guid":{"rendered":"http:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=10213"},"modified":"2025-01-08T00:27:11","modified_gmt":"2025-01-07T23:27:11","slug":"le-mani-dei-monopoli-sullacqua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/le-mani-dei-monopoli-sullacqua\/","title":{"rendered":"Le mani dei monopoli sull\u2019acqua"},"content":{"rendered":"<p>Nel contesto della crisi climatica, anche l\u2019aridit\u00e0 dei suoli sta diventando un fenomeno sempre pi\u00f9 minaccioso. La lotta per l&#8217;acqua pulita opporr\u00e0 sempre pi\u00f9 i grandi consumatori \u2013 alcuni monopoli e l&#8217;agricoltura intensiva convenzionale \u2013 alle popolazioni.<\/p>\n<p>In Italia si fanno sempre pi\u00f9 evidenti le conseguenze catastrofiche del riscaldamento del pianeta e del cambiamento del suo clima: da un lato eventi piovosi eccessivi e violenti rispetto al normale corso delle stagioni, dall\u2019altro periodi di siccit\u00e0 sempre pi\u00f9 lunghi anche in regioni solitamente umide che non riscontravano questi eventi, come nel caso della pianura padana.<\/p>\n<p>Secondo gli ultimi dati ISPRA, in Italia vengono consumati circa 26 miliardi di metri cubi d\u2019acqua all\u2019anno: il 55%, \u00e8 legato agli usi agricoli, il 27% a quelli industriali e circa il 18% per scopi civili.<\/p>\n<p>La porzione principale di acqua utilizzata per l\u2019agricoltura deriva dai fiumi. L\u201983% della produzione agricola italiana proviene da terre irrigate.<\/p>\n<p>La scarsit\u00e0 d\u2019acqua ha raggiunto proporzioni tali da creare il rischio che pi\u00f9 comuni siano soggetti a restrizioni riguardo l\u2019acqua dolce, specie nelle regioni, come quelle del bacino del Po, dove l\u2019acqua deve essere suddivisa tra diversi usi (agricoltura, industria, uso cittadino).<\/p>\n<p>Per sovrappi\u00f9, i dati ISPRA mostrano una situazione ancora di forte ritardo in Italia per quanto riguarda la classificazione delle acque di falda. Da un punto di vista quantitativo, solo il 75% dei corpi idrici sotterranei risulta classificato e di questi solo il 61% risulta in uno stato chimico \u201cbuono\u201d, il 14% \u201cscarso\u201d e ben il 25% ancora non classificato (261 corpi idrici sui 1052 totali). Simile lo stato qualitativo che vede l\u201983% delle acque sotterranee classificate, di cui il 58% \u00e8 in stato \u201cbuono\u201d, 25% scarso e 18% non ancora classificato.<\/p>\n<p>Se gli studiosi, purtroppo nella loro maggioranza, limitano le loro osservazioni da un punto di vista puramente scientifico, sono stati i rappresentanti dell\u2019agro-industria a richiamare il governo a porre mano al piano di regimazione idrica basato su invasi, contenimento di fiumi e cementificazione del territorio rurale.<\/p>\n<p>L\u2019irrigazione viene descritta come il fattore che consentirebbe anche di triplicare le rese nei campi.<\/p>\n<p>L\u2019aumento della produzione \u201cMade in Italy\u201d, la riduzione della dipendenza dall\u2019estero e il rifornimento del mercato con prodotti nazionali di alta qualit\u00e0 e al giusto prezzo: cos\u00ec un battage pubblicitario vorrebbe conquistare il favore del pubblico delle citt\u00e0 e delle campagne.<\/p>\n<p>L&#8217;acqua \u00e8 diventata l\u2019\u201doro blu\u201d, una risorsa naturale da monopolizzare a spese dei bisogni indispensabili alla societ\u00e0 nel suo complesso. Mentre diventa sempre pi\u00f9 necessario salvaguardare e proteggere le risorse idriche, sono i monopoli dell&#8217;agro-industria a farne incetta e abuso.<\/p>\n<p>Bisogna accennare anche al fatto che fra gli impatti che la siccit\u00e0 e le anomalie termiche causano rientra anche la riduzione di energia idroelettrica prodotta, che pu\u00f2 diventare un argomento, nelle mani dei monopoli dell\u2019energia, per il convincimento dell\u2019opinione pubblica del nostro paese restia alla necessit\u00e0 di un programma nucleare nazionale, tacendo della quantit\u00e0 d\u2019acqua necessaria annualmente al raffreddamento delle centrali nucleari.<\/p>\n<p>Una parte importante della molteplicit\u00e0 di risorse idriche, in tutte le forme, sia naturali, come fiumi, sorgenti e laghi, sia artificiali, come canali, invasi artificiali, reti di irrigazione, tutte di importanza fondamentale per il funzionamento dell\u2019agricoltura e delle produzioni industriali, si trova in mano di una serie di consorzi, enti associativi diretti da grandi capitalisti agrari operanti sul territorio, a loro volta tra loro federati a livello regionale nelle sezioni dell\u2019ANBI (Ass. Naz. Bonifiche Irrigazioni e Miglioramenti Fondiari).<\/p>\n<p>I consorzi associati all\u2019ANBI coprono oltre il 50% della superficie territoriale del paese per un totale di quasi 17 milioni di ettari e cio\u00e8 tutta la pianura e gran parte della collina.<\/p>\n<p>Tramite una struttura decentrata i consorzi che compongono l\u2019ANBI vanno quindi a gestire e distribuire buona parte delle risorse idriche non potabili del paese, le quali vengono fornite agli associati al consorzio sulla base degli statuti dei consorzi stessi. Ci\u00f2 in teoria potrebbe significare una pluralit\u00e0 di modalit\u00e0 di accesso, dalla gratuit\u00e0 della risorsa ad un prezzo stabilito in base agli ettari da irrigare. I fatti vanno in direzione opposta.<\/p>\n<p>L\u2019ANBI, con FENACORE (Spagna), FENAREG (Portogallo) e IRRIGANTS DE FRANCE (Francia), ha costituito l\u2019Associazione IRRIGANTS d\u2019EUROPE allo scopo di promuovere gli interessi del grande capitalismo agrario e industriale in ci\u00f2 che riguarda acqua, energia, alimentazione umana.<\/p>\n<p>IRRIGANTS d\u2019EUROPE figura quale consulente tecnico della Commissione europea per le tematiche sopracitate e per tutta la complessa normativa che riguarda, oltre la Direttiva Acque, la Direttiva Alluvioni, il tema del riuso delle acque reflue depurate, il cosiddetto Global Gap, che affronta la questione della qualit\u00e0 della risorsa idrica ed infine la riforma della PAC post 2020.<\/p>\n<p>Anche il complesso di acquedotti e infrastrutture idriche in senso lato, chiamato Servizio Idrico Integrato, ossia il sistema di gestione dell\u2019acqua utilizzata nella quotidianit\u00e0, che va dall\u2019estrazione alla depurazione dell\u2019acqua dolce per famiglie e imprese, \u00e8 ormai un &#8220;grosso affare&#8221; nelle mani di un gruppo di grandi gestori che va via via restringendosi nel numero.<\/p>\n<p>L\u2019accelerazione della tendenza all\u2019assoggettamento e alla monopolizzazione di questa risorsa naturale nelle mani del grande capitale, \u00e8 il frutto della sottomissione delle forze produttive allo sfruttamento capitalistico.<\/p>\n<p>Il referendum dell\u2019acqua svoltosi nel 2011, ha avuto il merito di porre dinanzi all\u2019opinione pubblica il travestimento della monopolizzazione dell\u2019acqua come una razionalizzazione economica nell\u2019ambito di un indirizzo europeo.<\/p>\n<p>Ma le intenzioni di dettare una morale al movimento economico capitalista non possono che risolversi in altrettante declamazioni, come, fra le tante, la garanzia del \u201cflusso minimo vitale\u201d proclamata dall\u2019Assemblea delle Nazioni Unite per i popoli poveri, questo mentre si moltiplicano anche nei paesi capitalistici avanzati i casi odiosi di distacchi, a causa di povert\u00e0, del servizio idrico.<\/p>\n<p>Aziende quali Hera, Acea e Ireti, attive nell\u2019ambito regionale, figurano gi\u00e0 tra i primi 5 gestori con un fatturato cumulativo stimato in 2,6 miliardi\u00a0 di euro.<\/p>\n<p>Un\u2019ulteriore suddivisione permette di individuare Acea e Ireti come le pi\u00f9 rilevanti aziende multiservizio, quotate in borsa, che gestiscono i fondamentali servizi a rete (acqua, rifiuti, luce e gas) e servono in totale circa 10 milioni di utenti del servizio idrico.<\/p>\n<p>La struttura societaria mista (principalmente un ibrido tra pubblico e privato) assicura il puntello della redditivit\u00e0 del capitale privato da parte dello stato, essendo la spesa, percentualmente maggiore, degli investimenti a contrasto delle perdite idriche, in fognatura e depurazione, a capo della finanza pubblica.<\/p>\n<p>Cosa si prefiggono il decreto-legge del 14 aprile scorso intitolato alla crisi idrica e la sua conversione in legge del 13 giugno 2023?<\/p>\n<p>L\u2019istituzione di una cabina di regia fra i ministri e un commissario straordinario nazionale per la crisi idrica sono previsti per individuare gli interventi necessari e realizzarli al pi\u00f9 presto, \u201celiminando lungaggini ed ostacoli\u201d, ovvero investendosi del potere di superare l\u2019opposizione delle popolazioni locali e delle autorit\u00e0 locali, ma anche di sostituirsi nella vigilanza sulle procedure di costruzione, spianando la strada alle grandi imprese, ovverossia un modello grandi opere che il provvedimento incarna esemplarmente.<\/p>\n<p>Saranno queste figure, e quindi lo Stato, incarnazione degli interessi capitalistici, a decidere le priorit\u00e0 e le restrizioni d&#8217;uso, a fare da arbitri tra interessi spesso contraddittori.<\/p>\n<p>Nell\u2019inconsistente dibattito parlamentare e nelle dichiarazioni dei rappresentanti del governo \u00e8 immediatamente visibile la completa assenza d\u2019interesse per la necessaria opera di ammodernamento della rete del Servizio Idrico Integrato, il sistema di gestione dell\u2019acqua utilizzata nella quotidianit\u00e0, i cui acquedotti, ormai vetusti, disperdono oltre il 40% dell\u2019acqua potabile, ed andrebbero ristrutturati. Si guarda benevolmente alla disseminazione sul territorio di nuove grandi opere, come nuovi laghi artificiali, i cosiddetti grandi invasi, e nuovi impianti di desalinizzazione, quando il problema non risiede tanto nel recuperare nuova acqua, ma piuttosto nel riuscire a non disperdere le risorse gi\u00e0 estratte.<\/p>\n<p>L\u2019acqua sar\u00e0 accaparrata da una minoranza di agricoltori che si pongono lungo la catena dell\u2019agro-industria e in particolare nei rami della produzione di mais per allevamento e delle produzioni sementiere.<\/p>\n<p>Dunque i bacini servirebbero ad un\u2019agricoltura intensiva che causerebbe ulteriore siccit\u00e0, erosione della terra, perdita della biodiversit\u00e0 e\u00a0 cementificazione.<\/p>\n<p>Le associazioni agro-industriali mirano ad un\u2019intensificazione dell\u2019agricoltura intensiva e ad alto capitale delle regioni agricole drenando le falde acquifere e conservando l\u2019acqua per l\u2019irrigazione durante il periodo estivo.<\/p>\n<p>\u00c8 un piano che incoraggia i grandi gruppi del settore delle costruzioni a gettare tutto il loro peso per individuare nuovi siti per i grandi invasi che saranno protetti militarmente.<\/p>\n<p>La coincidenza d\u2019interessi della combinazione agro-industriale e dell\u2019industria delle costruzioni, una coincidenza d\u2019interessi immediati alla quale la legge approvata d\u00e0 il suggello, \u00e8 l\u2019unico e pi\u00f9 palpabile risultato del cosiddetto piano strategico dei capitalisti.<\/p>\n<p>Sotto la facciata dell\u2019emergenza, tali provvedimenti nascondono dei veri e propri danni per le popolazioni, non da ultimo il ricorso da parte dell\u2019autorit\u00e0 statale al razionamento del consumo d\u2019acqua, nonostante questo non incida che in minima parte sulla risorsa.<\/p>\n<p>La resistenza a questi piani criminali, l\u2019opposizione di massa ai mega bacini idrici, che ha visto di recente grandi lotte in Francia, duramente represse, sono destinate a svilupparsi anche nel nostro paese. \u00c8 un aspetto della lotta al barbaro sistema capitalista-imperialista che deve essere affrontato sin da oggi nel modo pi\u00f9 unitario possibile, una lotta per la vita e per il futuro del proletariato e delle masse lavoratrici della campagna, sue naturali alleate.<\/p>\n<p><strong>Da Scintilla n. 138 \u2013 ottobre 2023<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel contesto della crisi climatica, anche l\u2019aridit\u00e0 dei suoli sta diventando un fenomeno sempre pi\u00f9 minaccioso. 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