{"id":10613,"date":"2024-02-12T22:16:41","date_gmt":"2024-02-12T21:16:41","guid":{"rendered":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=10613"},"modified":"2024-02-17T10:04:01","modified_gmt":"2024-02-17T09:04:01","slug":"dal-multipolarismo-alla-piramide-una-confusione-infinita-nel-dibattito-sullimperialismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/dal-multipolarismo-alla-piramide-una-confusione-infinita-nel-dibattito-sullimperialismo\/","title":{"rendered":"Dal multipolarismo alla piramide: una confusione infinita nel dibattito sull&#8217;imperialismo"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>Partito del Lavoro \u2013 EMEP (Turchia) <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>Dal multipolarismo alla piramide: una confusione infinita nel dibattito sull&#8217;imperialismo<\/strong><\/h3>\n<p>Un tempo esisteva la tesi dell'&#8221;<em>imperialismo collettivo<\/em>&#8220;. \u00c8 stata avanzata quando la &#8220;globalizzazione&#8221; era a pieno regime. Secondo questa tesi, tutti gli Stati imperialisti dominavano collettivamente gli altri Paesi. La guerra tra imperialisti era un ricordo del passato. In Germania, ad esempio, questa tesi era difesa da una sezione del Partito Comunista Tedesco (DKP), il cui portavoce era Leo Mayer. La base economica di questa tesi era il passaggio al capitalismo monopolistico &#8220;<em>transnazionale<\/em>&#8220;. Si sosteneva che, poich\u00e9 la struttura della propriet\u00e0 aveva acquisito un carattere &#8220;<em>transnazionale<\/em>&#8220;, erano emerse anche nuove formazioni &#8220;<em>sovranazionali<\/em>&#8221; a livello statale. In questo modo il &#8220;<em>capitale transnazionale<\/em>&#8221; metteva gli Stati nazionali l&#8217;uno contro l&#8217;altro per assicurarsi condizioni pi\u00f9 favorevoli. Le contraddizioni interstatali non erano quindi assenti, ma l'&#8221;<em>organizzazione sovranazionale del capitale transnazionale<\/em>&#8221; impediva che queste contraddizioni assumessero dimensioni pericolose&#8230;<\/p>\n<p>\u00c8 difficile non lasciarsi tentare dal fascino della superficialit\u00e0, dall&#8217;essere costantemente &#8220;confermati&#8221; dalle apparenze. Ma non ci soffermeremo sulla tesi dell'&#8221;<em>imperialismo collettivo<\/em>&#8220;, perch\u00e9 questa tesi \u00e8 gi\u00e0 stata confutata dalla vita. Tuttavia, la ricchezza della vita stessa porta all&#8217;emergere di nuove tipologie. Una di queste \u00e8, ad esempio, la tesi della sostituzione del &#8220;<em>mondo unipolare<\/em>&#8221; con un &#8220;<em>mondo multipolare<\/em>&#8220;. Ci soffermeremo prima su questo argomento e poi, utilizzando l&#8217;esempio del Partito Comunista di Grecia (KKE), cercheremo di concretizzare il fatto che la critica giustificata di ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato non \u00e8 garanzia di una risposta giusta.<\/p>\n<p><strong>Quanti poli abbiamo?<\/strong><\/p>\n<p>Nella discussione che analizzeremo, la questione si basa sulla metafora dei &#8220;<em>poli<\/em>&#8220;. Ad esempio, si pongono domande come &#8220;<em>Il mondo capitalista di oggi \u00e8 unipolare, bipolare, multipolare o non-polare? Quale di questi \u00e8 migliore per i lavoratori e i popoli?<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Nelle discussioni basate sulla polarit\u00e0, si prende come asse il periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale e in genere si fa una classificazione come segue: bipolarismo tra il 1945-1990, unipolarismo tra il 1991-2008 e multipolarismo dal 2009<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Alcuni, tuttavia, considerano la situazione attuale come una transizione dall&#8217;unipolarismo al multipolarismo piuttosto che come un multipolarismo. Essi sostengono che l&#8217;egemonia statunitense \u00e8 ancora straordinariamente dominante, che stati come la Cina e la Russia stanno cercando di rompere questo unipolarismo mentre gli Stati Uniti resistono e che l&#8217;instaurazione del multipolarismo sarebbe vantaggiosa per le classi lavoratrici e i popoli. Questo \u00e8 ci\u00f2 che Putin e Xi Jinping stanno propagandando giorno e notte!<\/p>\n<p>Prima di tutto, \u00e8 necessario rispondere alla seguente domanda: l&#8217;unipolarismo \u00e8 possibile nel quadro dell&#8217;imperialismo? Sappiamo che il fenomeno dell&#8217;imperialismo richiede almeno due Stati imperialisti rivali, perch\u00e9 un monopolio non pu\u00f2 eliminare la concorrenza di cui \u00e8 il prodotto. Pu\u00f2 limitare e sopprimere la concorrenza per un po&#8217;, ma non pu\u00f2 distruggerla. Affinch\u00e9 questo o quell&#8217;imperialista possa eliminare tutti gli altri imperialisti, deve liquidare lo sviluppo ineguale del capitalismo e le relazioni materiali e le contraddizioni che rendono possibile questo sviluppo. In questo senso, la risposta alla domanda \u00e8 chiara e l&#8217;unipolarismo non \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Tuttavia, pu\u00f2 esistere un periodo storico molto particolare e, in quanto tale, la sua transitoriet\u00e0 \u00e8 evidente fin dall&#8217;inizio. Ad esempio, il periodo successivo al 1989\/1991, cio\u00e8 i primi anni dopo il crollo dell&#8217;Unione Sovietica e del &#8220;<em>blocco orientale<\/em>&#8220;, \u00e8 stato un periodo di questo tipo. Nell&#8217;equilibrio di forze di quel periodo, gli Stati Uniti potevano riempire il vuoto lasciato da questo crollo, e in effetti lo hanno fatto. Come si legge in un articolo di Foreign Affairs, la principale rivista di politica estera statunitense di quegli anni, era possibile un &#8220;<em>momento unipolare<\/em>&#8220;. Il suo autore, Charles Krauthammer, fece la seguente valutazione:<\/p>\n<p><em>&#8220;Il mondo immediatamente successivo alla Guerra Fredda non \u00e8 multipolare. \u00c8 unipolare. Il centro del potere mondiale \u00e8 la superpotenza incontrastata, gli Stati Uniti, affiancati dai loro alleati occidentali&#8221;. <\/em>Tuttavia, nel sottotitolo successivo sente il bisogno di aggiungere:<em> &#8220;Senza dubbio, il multipolarismo arriver\u00e0 col tempo&#8221;<\/em><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>Ai fini della nostra domanda, non importa se questo momento sia durato fino al 2008 o meno, come suggerisce la classificazione approssimativa di cui sopra. Ci\u00f2 che conta \u00e8 che il multipolarismo non \u00e8 uno stato desiderato, ma una realt\u00e0 del nostro tempo, e deve esserlo per sua stessa natura. Cos\u00ec, ad esempio, il confronto tra Stati Uniti e Cina fa parte della lotta per l&#8217;egemonia tra alcuni Stati imperialisti su scala mondiale.<\/p>\n<p>Ma cosa succede se alcuni di questi poli non sono imperialisti? Ad esempio, se, come sostiene il DKP, tra di essi vi fosse una &#8220;<em>potenza antimperialista<\/em>&#8221; o addirittura una &#8220;<em>potenza sulla via del socialismo<\/em>&#8220;? Quando si identifica il fenomeno dell&#8217;imperialismo essenzialmente con gli Stati Uniti e non si considerano la Russia e la Cina come potenze imperialiste, \u00e8 naturale che si guardi con favore a qualsiasi sviluppo che minacci o indebolisca gli Stati Uniti e i loro alleati. Soprattutto se, come il DKP, non si vede la Russia come una potenza imperialista, ma come uno dei Paesi &#8220;<em>costretti a perseguire una politica estera antimperialista<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>(!), di fronte all&#8217;aggressione degli imperialisti occidentali, \u00e8 facile come bere un bicchier d&#8217;acqua essere &#8220;<em>fiduciosi<\/em>&#8220;! <a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>L&#8217;analisi \u00e8 la seguente: da un lato, ci sono paesi con un chiaro carattere imperialista (Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna, Giappone e le loro organizzazioni internazionali come la NATO e l&#8217;UE). Dall&#8217;altro lato: &#8220;<em>Ci sono paesi capitalisti che spesso sono costretti dall&#8217;aggressione imperialista ad adottare una politica estera anti-imperialista. Questi includono, tra gli altri, il Brasile, il Sudafrica, i BRICS e l&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> e infine la Cina come &#8220;<em>potenza antimperialista sulla strada della costruzione del socialismo<\/em>&#8220;!<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p>Se si legge la situazione in questo modo, la conclusione non sorprende: &#8220;<em>In questo contesto, quando parliamo della necessit\u00e0 di salutare la tendenza al &#8220;multipolarismo&#8221;, non abbiamo nulla a che fare con le illusioni. Non si tratta ancora di una fase in cui il socialismo passa di trionfo in trionfo. Ma \u00e8 una fase che probabilmente aprir\u00e0 la strada ad esso. Potrebbe essere una fase in cui il rapporto di forze tra imperialismo e antimperialismo \u00e8 pi\u00f9 equilibrato. E molti popoli extraeuropei cominciano a percepire chiaramente che questo \u00e8 un progresso<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p>Il bello della faccenda \u00e8 che queste analisi sono svolte per non chiamare &#8220;ogni cosa<em> imperialismo<\/em>&#8221; e di avere un punto di vista pi\u00f9 distintivo!<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> La cosa triste \u00e8 la ristrettezza di vedute, la superficialit\u00e0 nella comprensione teorica di alcuni circoli che pretendono di agire a nome della sinistra e persino del marxismo-leninismo; inoltre, la valutazione dello scontro aperto, cio\u00e8 dei preparativi bellici diretti dei grandi stati imperialisti visti da un&#8217;angolazione cos\u00ec cieca, cos\u00ec come i discorsi demagogici di imperialisti come la Cina e la Russia in questo processo intrapreso, sono persino &#8220;<em>salutati<\/em>&#8221; e resi occasione di &#8220;<em>speranza<\/em>&#8220;. Se si considera questo quadretto, non c&#8217;\u00e8 nulla di strano nella circolazione di analisi sbagliate sull&#8217;imperialismo.<\/p>\n<p>Certo, questo \u00e8 chiaro: la crescita dei conflitti tra imperialisti e l&#8217;acuirsi delle contraddizioni tra di loro possono creare nuove opportunit\u00e0 e possibilit\u00e0 per la classe operaia e i popoli lavoratori. Tuttavia, per coloro che guardano alle questioni non a livello di Stati ma di classi e di lotte di classe, ci\u00f2 che \u00e8 essenziale \u00e8 la necessit\u00e0 di un livello di organizzazione e di lotta che possa sfruttare queste possibilit\u00e0 e opportunit\u00e0. Se la classe operaia non \u00e8 organizzata e non ha un forte movimento di classe basato su tale organizzazione, se non ha una linea politica indipendente e un partito che la garantisca, queste opportunit\u00e0 saranno sfruttate non dalla classe operaia e dai popoli lavoratori, ma dalla borghesia monopolistica di questo o quel paese; inoltre, si trasformeranno in strumenti per far s\u00ec che i lavoratori e gli operai seguano gli interessi della borghesia monopolistica.<\/p>\n<p>Pertanto, finch\u00e9 il suddetto equilibrio di rapporti di classe rimarr\u00e0 invariato, il &#8220;<em>multipolarismo<\/em>&#8221; significher\u00e0 in ultima analisi l&#8217;acuirsi delle contraddizioni inter-imperialiste assai pi\u00f9 di oggi, l&#8217;emergere di nuove guerre per procura<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, il rafforzamento della reazione politica e del militarismo, la diffusione del veleno del nazionalismo, il trascinamento dei popoli in nuove catastrofi e cos\u00ec via. Non sono gi\u00e0 queste le tendenze dominanti? Nelle condizioni date dai rapporti di forza fra le classe, non \u00e8 ovvio che smascherare tutte le forze e le tendenze che si celano dietro la predicazione del &#8220;<em>multipolarismo<\/em>&#8220;, rivelare il volto interno della loro lotta e mettere in guardia i popoli \u00e8 l&#8217;unica via rivoluzionaria? &#8220;<em>Salutare<\/em>&#8221; questa realt\u00e0 interiorizzando il discorso di uno dei poli non \u00e8 altro che un&#8217;eclissi della ragione causata dalla perdita della prospettiva di classe.<\/p>\n<p><strong>La piramide imperialista<\/strong><\/p>\n<p>Per il Partito Comunista di Grecia (KKE), ovviamente, non si pu\u00f2 parlare di una simile eclissi della ragione. Al contrario, per il KKE il carattere imperialista della Cina e della Russia \u00e8 abbastanza chiaro. Ad esempio, secondo il KKE, gli opportunisti in Grecia e in altri Paesi del mondo &#8220;<em>sostengono che la restaurazione capitalista nei Paesi socialisti \u00e8 migliore perch\u00e9 ha abolito la Guerra Fredda e il mondo \u00e8 quindi diventato multipolare, cio\u00e8 ha molti centri e nuove potenze<\/em>&#8220;, &#8220;<em>ma &#8216;dimenticano&#8217; il fatto che questi nuovi &#8216;centri&#8217; e &#8216;potenze&#8217; si basano sullo sviluppo dei rapporti di produzione capitalistici, sul dominio dei monopoli nell&#8217;economia, cio\u00e8 che siamo di fronte a nuove potenze imperialiste in ascesa<\/em>&#8220;. Allo stesso modo, il KKE non ritiene corretta l&#8217;identificazione dell&#8217;imperialismo con gli Stati Uniti. Inoltre, critica molti approcci opportunisti e superficiali della destra al dibattito sull&#8217;imperialismo. Ad esempio, critica giustamente &#8220;<em>la propaganda dell&#8217;imperialismo come qualcosa di diverso e separato dal capitalismo, come un concetto politico staccato dalla base economica del capitalismo<\/em>&#8220;, e determina correttamente che molte analisi errate dell&#8217;imperialismo derivano da questo<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p>Ma, come \u00e8 stato sottolineato, la critica giustificata di ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato non \u00e8 garanzia di una risposta giusta. E questa verit\u00e0 generale vale anche per il KKE. Difatti, nel definire la propria posizione in questi dibattiti, il KKE ha elaborato un concetto interessante, per il quale utilizza la &#8220;piramide imperialista&#8221; come metafora. La piramide, in un certo senso, riflette la struttura gerarchica delle relazioni dominanti nel sistema mondiale imperialista. In cima ci sono gli Stati imperialisti pi\u00f9 potenti; questo potere diminuisce man mano che si scende verso il centro e la base della piramide. Con un&#8217;enfasi che pu\u00f2 sembrare strana, il KKE richiama l&#8217;attenzione sul concetto di &#8220;<em>sistema imperialista internazionale<\/em>&#8220;. In effetti, la metafora della &#8220;<em>piramide imperialista<\/em>&#8221; viene utilizzata tra parentesi in diversi testi del KKE come spiegazione del &#8220;<em>sistema imperialista internazionale<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 questa enfasi sul &#8220;<em>sistema imperialista internazionale<\/em>&#8220;, mentre \u00e8 chiaro e ovvio, di fronte ai fatti storici, che il capitalismo \u00e8 un sistema che si sviluppa attraverso il mercato mondiale? Il motivo \u00e8 che il KKE ritiene che in questo contesto sia emersa una nuova situazione. Una situazione talmente nuova che, a loro avviso, la metafora di Lenin della &#8220;<em>catena<\/em>&#8221; e di &#8220;<em>un pugno di Stati imperialisti<\/em>&#8221; non rispecchia pi\u00f9 la realt\u00e0 odierna.<\/p>\n<p>Dobbiamo esaminare la questione un po&#8217; pi\u00f9 da vicino. Secondo il KKE, il &#8220;<em>capitalismo greco<\/em>&#8220;, pur avendo &#8220;<em>forti dipendenze dagli Stati Uniti e dall&#8217;Unione Europea<\/em>&#8220;, si trova &#8220;<em>nella fase imperialista del suo sviluppo<\/em>&#8221; e &#8220;<em>occupa una posizione intermedia<\/em>&#8221; all&#8217;interno del sistema imperialista internazionale (cio\u00e8 al centro della piramide)<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Tuttavia, non solo la Grecia, ma tutti i Paesi capitalisti della piramide si trovano nella &#8220;<em>fase imperialista<\/em>&#8221; del loro sviluppo. Il loro potere pu\u00f2 variare a seconda del livello della piramide in cui si trovano, ma sono tutti imperialisti in un modo o nell&#8217;altro!<\/p>\n<p>Il KKE critica le argomentazioni secondo cui i paesi capitalisti, ad esempio la Grecia, sono &#8220;<em>essenzialmente occupati dalla Germania<\/em>&#8221; e che &#8220;<em>il suo regime \u00e8 neocoloniale<\/em>&#8220;. Tali argomentazioni, infatti, escludono la borghesia monopolistica di quel paese dall&#8217;essere il bersaglio (critica corretta sotto un certo punto di vista) e ignorano il fatto che il capitalismo in quel paese \u00e8 &#8220;<em>nella fase imperialista del suo sviluppo<\/em>&#8220;. Secondo il KKE, chi non vede questi fatti &#8220;<em>identifica l&#8217;imperialismo con un numero molto ristretto di paesi, un pugno di paesi<\/em>&#8221; e &#8220;<em>considera tutti gli altri paesi come paesi dipendenti, oppressi, coloniali<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Eppure, oggi, non c&#8217;\u00e8 solo dipendenza, ma anche &#8220;<em>interdipendenza<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Alla domanda su quale sviluppo abbia reso necessario il concetto di piramide, la risposta del KKE \u00e8 essenzialmente la seguente: &#8220;<em>Nell&#8217;ultimo decennio del XX secolo la situazione ha cominciato a cambiare. Due fattori, che si influenzano reciprocamente, ma con una loro relativa autonomia, ne sono alla base<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Uno \u00e8 il cambiamento delle politiche economiche dopo la crisi del 1973, cio\u00e8 l&#8217;abbandono del &#8220;<em>neo-keynesismo<\/em>&#8221; (seguito da privatizzazioni, restrizione dei diritti sociali, aumento delle esportazioni di capitali, ecc.) In secondo luogo, le &#8220;<em>opportunit\u00e0 offerte all&#8217;imperialismo<\/em>&#8221; dal crollo dell&#8217;URSS e del Blocco orientale (&#8220;<em>restaurazione capitalista<\/em>&#8220;); il lancio di &#8220;<em>una nuova ondata di attacchi da parte del capitale che ha incontrato scarsa resistenza<\/em>&#8221; e la &#8220;<em>creazione di nuovi mercati nei paesi ex socialisti<\/em>&#8220;. Questo sviluppo ha avuto delle conseguenze: &#8220;<em>L&#8217;unit\u00e0 delle potenze leader nei confronti del socialismo cominci\u00f2 a disfarsi<\/em>&#8220;, &#8220;<em>si apr\u00ec un nuovo ciclo di contraddizioni inter-imperialiste nella divisione dei nuovi mercati<\/em>&#8220;, che port\u00f2 a guerre nei Balcani, in Medio Oriente e in Nord Africa. &#8220;<em>Alla fine del XX secolo, i centri imperialisti emersi dopo la guerra mondiale erano tre: [&#8230;] UE, USA e Giappone. Oggi, il numero di centri imperialisti \u00e8 aumentato e sono emerse nuove forme di alleanze, come l&#8217;alleanza orientata verso la Russia, l&#8217;alleanza di Shanghai, i BRICS, l&#8217;alleanza dei Paesi latino-americani ALBA, il MERCOSUR, ecc.<\/em>&#8221;<\/p>\n<p>In conclusione: &#8220;<em>Non sono solo quelli ai vertici a perseguire una linea politica imperialista, ma anche i Paesi ai livelli inferiori, persino quelli che dipendono dalle potenze pi\u00f9 grandi in quanto potenze regionali e locali, perseguono tale linea. La Turchia, ad esempio, \u00e8 una potenza di questo tipo nella nostra regione, cos\u00ec come Israele, gli Stati arabi e le potenze che sono strumentali alla conquista di nuovi territori da parte del capitale monopolistico in Africa, Asia e America Latina. Di conseguenza, ci troviamo di fronte al fenomeno della dipendenza e dell&#8217;interdipendenza<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 bisogno di mettere in discussione l&#8217;ovvio, cio\u00e8 che tutti i paesi capitalisti fanno parte del sistema imperialista internazionale. Allo stesso modo, \u00e8 altrettanto ovvio che l&#8217;equilibrio di potere tra i paesi capitalisti pu\u00f2 differire e che esso pu\u00f2 cambiare come risultato dello sviluppo ineguale. Ci\u00f2 che critichiamo \u00e8 la caratterizzazione di tutti i paesi all\u2019interno di questo sistema come imperialisti. In altre parole, il problema \u00e8 che la differenza tra i paesi capitalisti viene ridotta a una differenza quantitativa e viene trascurata la differenza qualitativa tra loro in termini del loro stadio di sviluppo e di posizione. E quindi le relazioni di dipendenza tra di loro vengono spiegate piuttosto come &#8220;<em>interdipendenza<\/em>&#8220;. Naturalmente, non meno importante \u00e8 il fatto che, dal momento che si sostiene che tutti i paesi capitalisti si trovano nella fase imperialista, il fenomeno dei paesi dipendenti e dei popoli oppressi \u00e8 scomparso assieme alle contraddizioni oggettive che li hanno portati all\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Per motivi dichiarati e non dichiarati, negli ultimi decenni il volto dell&#8217;economia mondiale \u00e8 cambiato, le quote di mercato mondiale dei paesi imperialisti occidentali, in particolare degli Stati Uniti, sono diminuite, un paese come la Cina \u00e8 diventato nel frattempo una potenza imperialista; soprattutto nei &#8220;<em>paesi sulla soglia<\/em>&#8221; (cio\u00e8 i paesi che non sono ancora diventati una potenza imperialista, ma che hanno smesso di essere i paesi capitalisti arretrati del passato), il capitalismo si sta sviluppando rapidamente; c&#8217;\u00e8 stato un grande aumento dell&#8217;esportazione di capitali dai paesi imperialisti ai paesi capitalisti, specialmente durante il periodo della &#8220;<em>globalizzazione<\/em>&#8220;, e ci\u00f2 ha stimolato una straordinaria crescita dell&#8217;accumulazione di capitale in quei paesi. D&#8217;altra parte si sta verificando una nuova fase di internazionalizzazione del processo produttivo, di rimodellamento e approfondimento della divisione del lavoro nell&#8217;economia mondiale capitalistica, ecc. Si tratta di sviluppi pi\u00f9 o meno noti a chi segue l&#8217;economia mondiale e le sue relazioni<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Se \u00e8 cos\u00ec, si pu\u00f2 dire che, sebbene le borghesie di questi paesi abbiano ambizioni imperialiste per le loro regioni a causa dell&#8217;accumulazione di capitale, questi sviluppi da soli non fanno ancora della Grecia o della Turchia, ad esempio, uno stato\/potenza imperialista. Eppure, il KKE obietta questo! Dice di farlo e lo ha fatto. Come?<\/p>\n<p>L&#8217;argomentazione del KKE \u00e8 la seguente. Innanzitutto, questi Paesi non sono colonie o semicolonie o vittime di forti Stati capitalisti, come comunemente si crede. In questi paesi ci sono dei monopoli, la borghesia monopolistica lavora per conto proprio e talvolta insieme agli stati al vertice, ed esporta capitali in vari paesi del mondo, soprattutto nelle proprie regioni. Ad esempio: &#8220;<em>Coloro che parlano di sottomissione e occupazione non vedono l&#8217;esportazione di capitale dalla Grecia (che \u00e8 una caratteristica del capitalismo nella sua fase imperialista) [&#8230;] Il capitale viene esportato per investimenti produttivi in altri paesi e, naturalmente, nelle banche europee<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p>Citiamo da un altro testo che affronta lo stesso punto: &#8220;<em>Il fatto \u00e8 che l&#8217;accumulazione e la concentrazione del capitale ha portato per molti anni alla formazione e allo sviluppo dei monopoli, che costituiscono il nucleo del capitalismo nella sua fase imperialista [&#8230;] \u00c8 proprio questo sviluppo che costituisce la base dell&#8217;analisi del KKE nello sviluppo della sua strategia e della tattica che ne deriva. Il programma del partito approvato dal 19\u00b0 Congresso del Partito sottolinea i seguenti punti: la borghesia greca ha inizialmente beneficiato del cambiamento di potere controrivoluzionario nei paesi balcanici e della loro adesione all&#8217;UE. La borghesia greca ha realizzato una significativa accumulazione di capitale e ha registrato una forte esportazione di capitale, che attraverso investimenti diretti ha contribuito al rafforzamento delle imprese e dei monopoli greci. [&#8230;] Questo sviluppo, che esprime l&#8217;ulteriore maturazione dei presupposti materiali per il socialismo<\/em><a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a><em>, non \u00e8 limitato alla sola Grecia, ma riguarda l&#8217;insieme dei paesi capitalisti. Lo sviluppo del capitalismo monopolistico negli ultimi decenni lo conferma<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p>Intervenendo a un incontro internazionale a Cuba nel 2022, il membro del Politburo del KKE G. Marinos ha sottolineato che le cinque caratteristiche elencate da Lenin nel riassumere l&#8217;imperialismo non dovrebbero essere limitate ai paesi al vertice della piramide: &#8220;<em>Queste caratteristiche non sono proprie solo degli stati al vertice della piramide imperialista, al contrario, sono olistiche, sono proprie di tutti gli stati, pi\u00f9 o meno potenti, perch\u00e9 l&#8217;epoca monopolistica e reazionaria del capitalismo \u00e8 un tutt&#8217;uno<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Sembra che nella discussione sull&#8217;imperialismo si arrivi sempre allo stesso punto: alla confusione che si crea oggi nell&#8217;analizzare le caratteristiche dell&#8217;imperialismo individuate da Lenin&#8230;<\/p>\n<p><strong>L&#8217;approccio ai cinque punti di Lenin<\/strong><\/p>\n<p>Si \u00e8 detto in precedenza che l&#8217;eclissi della ragione nel DKP e in alcuni circoli di sinistra non vale per il KKE. Tuttavia, sembra che i percorsi dei due partiti in qualche modo si sovrappongano nell&#8217;affrontare le caratteristiche dell&#8217;imperialismo espresse da Lenin nei suoi cinque punti. Mentre il DKP sostiene che Cina e Russia non sono imperialiste sulla base di questi punti, il KKE sostiene che tutti i paesi capitalisti sono imperialisti facendo riferimento agli stessi cinque punti! Va subito detto che ci\u00f2 che rende possibile questa sovrapposizione \u00e8 il positivismo che permea l&#8217;anima stessa della moderna tradizione revisionista.<\/p>\n<p>In questo senso, la critica al DKP \u00e8 essenzialmente valida per il KKE. La lettura positivista vede solo il dato di fatto nei cinque punti riassunti da Lenin, ovvero monopolio, capitale finanziario, esportazione di capitale, ecc. Tuttavia, guardando a questi punti, ci\u00f2 che \u00e8 altrettanto importante per la discussione sull&#8217;imperialismo \u00e8 il contesto del dato di fatto, il suo impatto e ci\u00f2 a cui porta. Ad esempio, ci\u00f2 che \u00e8 essenziale e decisivo non \u00e8 l&#8217;emergere del monopolio in s\u00e9 (il monopolio esisteva anche prima del capitalismo), ma il fatto che il monopolio che emerge in questa fase del capitalismo &#8220;<em>svolge un ruolo decisivo nella vita economica<\/em>&#8220;. Oppure, le unioni capitalistiche internazionali possono comparire anche nel periodo della libera concorrenza in questo o quel singolo investimento, ma ci\u00f2 che \u00e8 essenziale per l&#8217;imperialismo \u00e8 che queste unioni siano in grado di &#8220;<em>spartirsi il mondo tra di loro<\/em>&#8220;. Allo stesso modo, nella storia del mondo, alcune potenze si sono spartite alcune regioni, ma ci\u00f2 che \u00e8 essenziale nell&#8217;imperialismo, come analizzato da Lenin, \u00e8 la <em>&#8220;divisione del mondo intero<\/em>&#8220;, il suo &#8220;<em>completamento<\/em>&#8221; e la necessit\u00e0 di una &#8220;<em>ridivisione<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>In breve, la novit\u00e0 dell&#8217;imperialismo \u00e8 l&#8217;emergere di un rapporto di egemonia, predominio e potere basato sul superamento del periodo di libera concorrenza del capitalismo, in modo paradossale<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. Il terreno su cui si basa questo rapporto di forza \u00e8, ovviamente, il fenomeno del monopolio. Tuttavia, i fenomeni possono essere compresi correttamente insieme alla loro formazione e ai loro attributi. Monopoli, s\u00ec, ma monopoli che oggi svolgono un ruolo decisivo nella vita economica su scala mondiale. Capitale finanziario, s\u00ec, ma un capitale finanziario corrispondente all&#8217;oligarchia finanziaria, ecc. L&#8217;importante non \u00e8 la presenza o l&#8217;assenza di monopolio, capitale finanziario e capitale d&#8217;esportazione in questo o quel paese capitalista, ma la loro posizione, la quota di mercato, la capacit\u00e0 di investimento e di sanzione nei confronti delle grandi potenze imperialiste e dei monopoli in termini di rapporti di dominio. Pertanto, non si pu\u00f2 determinare se un paese \u00e8 imperialista o meno solo guardando a questa o quella caratteristica dell&#8217;imperialismo individuata da Lenin; al contrario, per questo, \u00e8 necessario cercare la totalit\u00e0 di queste caratteristiche nel rapporto di dominio a cui corrispondono e vedere se questo rapporto materiale \u00e8 dominante nella vita economica e politica e nelle relazioni estere di quel paese. Se non si fa questo, la totalit\u00e0 delle caratteristiche dell&#8217;imperialismo si trasforma in un&#8217;espressione vuota.<\/p>\n<p>Inoltre, con questo approccio, c&#8217;\u00e8 una differenza non trascurabile tra i paesi capitalisti imperialisti che si sono evoluti dal capitalismo libero e competitivo al capitalismo monopolistico come risultato delle leggi interne del suo sviluppo, e i paesi che hanno effettuato la transizione allo stadio imperialista in condizioni storiche &#8220;<em>avanzate<\/em>&#8220;, quando l&#8217;imperialismo dominava il mondo e la divisione del mondo da parte dei monopoli e degli stati imperialisti era gi\u00e0 completata. Lo sviluppo del capitalismo nel secondo tipo di paesi avviene in condizioni in cui i primi dominano gi\u00e0 nell&#8217;economia, nelle quote di mercato, nelle sfere di influenza e nella tecnologia. Non si sviluppano al di fuori dei monopoli che dominano su scala mondiale, ma accanto e spesso attraverso di essi. Solo a un certo punto del loro sviluppo, cio\u00e8 dal momento in cui riescono a raggiungere un&#8217;accumulazione di capitale, una quota di mercato, un potere militare e un vantaggio\/superiorit\u00e0 tecnologica che possono essere differenziati dai monopoli e dagli stati imperialisti che dominano il mondo, possono mostrarsi come una potenza imperialista.<\/p>\n<p>In altre parole, essi possono emergere come potenza imperialista nella misura in cui riescono a danneggiare e superare i monopoli imperialisti che li contrastano a un certo livello e in un certo campo. Il cuore della questione \u00e8 la rottura\/superamento del monopolio\/monopolizzazione esistente che domina in vari settori, campi e soggetti. Per un paese capitalista che non ha raggiunto questo livello di sviluppo, il fatto che la sua azienda in questo o quel settore sia un monopolio, abbia capitale finanziario o esporti capitale, non lo rende automaticamente imperialista. Pensare il contrario significa avvicinarsi alla teoria dell&#8217;imperialismo di Lenin con una concezione positivista, negare l&#8217;unit\u00e0 interna delle caratteristiche dell&#8217;imperialismo cos\u00ec come \u00e8 emerso, dimenticare che lo sviluppo dei paesi capitalisti di oggi avviene nelle condizioni dell&#8217;epoca dell&#8217;imperialismo, e quindi astrarre la velocit\u00e0 e le forme del loro sviluppo dall&#8217;esistenza e dalle tendenze dell&#8217;imperialismo, in breve, non cogliere il punto.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Imperialismo, Lenin, citando l&#8217;economista tedesco Kestner sulle conseguenze dell&#8217;emergere dei cartelli, il quale diceva che i cartelli non solo realizzavano alti profitti rispetto l\u2019industria non monopolista, ma hanno anche &#8220;<em>acquistato verso quest&#8217;ultima un rapporto di padronanza ignoto al tempo della libera concorrenza<\/em>&#8220;, proseguiva come segue: &#8220;<em>Le parole sottolineate chiariscono l&#8217;essenza della cosa, che gli economisti borghesi ammettono cos\u00ec di rado e malvolentieri, e che gli odierni difensori dell&#8217;opportunismo, Karl Kautsky in testa, cercano con grande zelo di passare sotto silenzio e di mettere in disparte. Il rapporto di padronanza e la violenza ad esso collegata: ecco ci\u00f2 che costituisce la caratteristica tipica della \u2018recentissima fase di evoluzione del capitalismo\u2019, ci\u00f2 che doveva inevitabilmente scaturire, ed \u00e8 infatti scaturito, dalla formazione degli onnipotenti monopoli economici<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9, per Lenin, &#8220;<em>l&#8217;imperialismo \u00e8 capitalismo monopolistico<\/em>&#8221; e mai capitalismo con monopoli! Ed \u00e8 per questo motivo che gli economisti liberali oggi non negano l&#8217;esistenza dei monopoli, ma la loro abolizione della libera concorrenza! E per le stesse ragioni, lo sviluppo ineguale del capitalismo, derivante dalla concorrenza e dall&#8217;anarchia nella produzione capitalistica, acquisisce con l&#8217;imperialismo la caratteristica di uno sviluppo spasmodico. Le peculiarit\u00e0 dello sviluppo della Cina come potenza imperialista sono un esempio eclatante di quanto qui evidenziato<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p>Il punto di vista positivista, invece, ignora sia lo storico, sia la storicit\u00e0 della storico. Riduce l&#8217;analisi di Lenin sull&#8217;imperialismo a una semplice constatazione del fatto: ci sono i monopoli, c&#8217;\u00e8 il capitale finanziario, c&#8217;\u00e8 l&#8217;esportazione di capitale. Pertanto, molti paesi capitalisti possono sfuggire dicendo che si trovano nella &#8220;<em>fase imperialista<\/em>&#8220;! Innanzitutto, queste caratteristiche sono quelle dell&#8217;evoluzione del capitalismo libero e competitivo in capitalismo monopolistico. In questo senso, esprimono caratteristiche che differiscono, contraddicono e si differenziano dal punto di paragone, cio\u00e8 dal capitalismo libero e competitivo. In secondo luogo, nelle condizioni del capitalismo mondiale, in cui l&#8217;imperialismo, il capitalismo monopolistico e quindi le sue caratteristiche e tendenze specifiche esistono da pi\u00f9 di un secolo, l&#8217;emergere delle suddette caratteristiche in questo o quel paese capitalista non \u00e8 solo uno sviluppo comprensibile, ma non \u00e8 nemmeno contrario alle tendenze dell&#8217;imperialismo. Per queste ragioni, l\u2019osservato sviluppo capitalistico non rende questi paesi direttamente imperialisti.<\/p>\n<p>Perch\u00e9? Perch\u00e9 i monopoli, il capitale finanziario, ecc. in questi paesi non si formano nelle condizioni di un capitalismo mondiale liberamente competitivo. Al contrario, i monopoli e il capitale finanziario di questi paesi si formano e cercano di operare nelle condizioni di una determinata economia mondiale in cui il potere economico e finanziario, i mercati mondiali, le sfere di influenza e le possibilit\u00e0 tecnologiche sono condivise dai grandi monopoli e stati imperialisti, in cui prevale un rapporto di forza concreto e specifico. Perch\u00e9 questo punto \u00e8 importante? Perch\u00e9 i monopoli, ecc. in questi paesi non si formano in opposizione ai grandi monopoli imperialisti e del capitale finanziario; al contrario, salvo eccezioni, emergono e cercano di crescere in collaborazione con essi, appoggiandosi a loro come piccoli partner, a volte persino come loro estensioni.<\/p>\n<p>Nei paesi i cui processi di accumulazione del capitale sono cos\u00ec condizionati e svantaggiati fin dall&#8217;inizio, non \u00e8 possibile che questo o quel gruppo di capitale finanziario, questo o quel monopolio, anche su piccola scala, ottenga un vantaggio di mercato per s\u00e9? In un processo storico in cui il capitalismo si espande su scala mondiale, tali possibilit\u00e0 e opportunit\u00e0 eccezionali possono sorgere e di fatto sorgono. Tuttavia, le eccezioni confermano la regola. In breve, affrontare le cinque caratteristiche dell&#8217;imperialismo di Lenin astraendole dalle relazioni materiali date del capitalismo imperialista odierno, e in particolare dai rapporti di forza, non \u00e8 altro che una lettura positivista della teoria dell&#8217;imperialismo.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sud globale e interdipendenza<\/strong><\/p>\n<p>Indubbiamente, negli ultimi 40 anni, il capitalismo si \u00e8 sviluppato su scala mondiale, soprattutto nel periodo del boom della &#8220;globalizzazione&#8221;, quando cio\u00e8 il capitale finanziario occidentale, inebriato dal trionfalismo della svolta post 1989\/91, non ha lasciato intatto nessun mercato e ha spostato i suoi processi produttivi in paesi stranieri, soprattutto in quelli &#8220;<em>in via di sviluppo<\/em>&#8220;. Questa fenomenale diffusione del capitalismo e delle relazioni capitalistiche in un periodo di tempo relativamente breve ha avuto effetti molteplici sia su questi paesi che sull&#8217;economia mondiale. Ad esempio, vale la pena ricordare che, insieme allo sviluppo capitalistico nei paesi non imperialisti, si \u00e8 verificato un livello significativo di industrializzazione e di accumulazione di capitale. A seconda del livello di accumulazione, la borghesia monopolistica di questi paesi, come \u00e8 noto, si rivolge all&#8217;esportazione di capitali, soprattutto nei paesi vicini, effettua investimenti concentrati in questo o quel settore e si trova di fronte a opportunit\u00e0 di espansione della propria quota di mercato. Secondo le parole del presidente del Consiglio di Amministrazione del T\u00dcS\u0130AD, l&#8217;organizzazione dei grandi capitalisti turchi, &#8220;<em>in tutto il mondo le catene di approvvigionamento stanno cambiando, i centri di produzione si stanno spostando. Ci sono opportunit\u00e0 molto importanti per le economie che sanno leggere correttamente questo processo<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. Inoltre, l&#8217;emergere di una nuova potenza imperialista come la Cina aumenta le possibilit\u00e0 delle borghesie monopolistiche di questi paesi, che possono acquisire una forza contrattuale che prima non avevano, soprattutto nei confronti dei monopoli occidentali.<\/p>\n<p>Da qualche tempo, infatti, i &#8220;p<em>aesi sull&#8217;orlo del baratro<\/em>&#8220;, ossia Brasile, India, Messico, Sudafrica (la Turchia \u00e8 uno di questi Paesi con un proprio contesto specifico), sono in grado di prendere decisioni pi\u00f9 sicure nel loro confronto con le grandi potenze, soprattutto nei confronti degli imperialisti occidentali, e per il momento sono in grado di trarre vantaggio dall&#8217;acuirsi delle contraddizioni tra i principali Paesi imperialisti. L&#8217;India \u00e8 un esempio concreto delle crescenti possibilit\u00e0 di cooperazione economica e politica. L&#8217;India \u00e8 la sesta economia mondiale. Nelle circostanze attuali, non si sente obbligata a seguire questa o quella grande potenza imperialista. Si sta gi\u00e0 rivolgendo a varie cooperazioni economiche, politiche e militari speciali con ciascuna di esse.<\/p>\n<p>Secondo il KKE, queste situazioni sono indicatrici del &#8220;<em>fenomeno della dipendenza e dell&#8217;interdipendenza<\/em>&#8220;. L'&#8221;<em>interdipendenza<\/em>&#8221; fondamentalmente non cambia se uno di questi paesi \u00e8 membro di una particolare alleanza imperialista. L&#8217;appartenenza della Grecia alla NATO e all&#8217;UE, ad esempio, &#8220;<em>limita la capacit\u00e0 della borghesia greca di agire in modo indipendente<\/em>&#8220;, ma anche in questo caso l'&#8221;<em>interdipendenza<\/em>&#8221; non scompare, si trasforma solo in &#8220;<em>relazioni di interdipendenza ineguali<\/em>&#8220;(!)<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>. E ancora una volta leggiamo che l'&#8221;<em>interdipendenza<\/em>&#8221; si applica anche agli stati imperialisti classici: &#8220;<em>Anche se uno o pi\u00f9 Stati si trovano al vertice [della piramide] e sono all&#8217;avanguardia nell&#8217;internazionalizzazione capitalistica e nella ridivisione dei mercati, continuano a esistere in un regime di dipendenza reciproca con altri paesi. La Germania, ad esempio, pu\u00f2 essere la prima potenza in Europa, ma l&#8217;esportazione dei suoi capitali e dei suoi prodotti industriali dipende dalla capacit\u00e0 dei paesi europei e della Cina di acquistarli<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p>Tralasciamo la dipendenza citata nell&#8217;ultima citazione. Oltre a essere oggetto di relazioni inter-imperialiste, si tratta di un tipo di &#8220;<em>dipendenza<\/em>&#8221; che esiste da quando esistono il mercato mondiale, l&#8217;economia e le relazioni di esportazione\/importazione. \u00c8 naturale che, all&#8217;attuale livello di interconnessione dell&#8217;economia mondiale, tali &#8220;<em>dipendenze<\/em>&#8221; reciproche siano aumentate. Ma anche in questo caso, esistono serie differenze di possibilit\u00e0 tra gli stati capitalisti e persino imperialisti nel superare gli svantaggi derivanti da questo tipo di &#8220;<em>dipendenza<\/em>&#8221; reciproca. Quando le contraddizioni inter-imperialiste romperanno le forme in cui sono esistite finora, quando subiranno una riformulazione corrispondente al nuovo livello di intensificazione delle contraddizioni (\u00e8 in un certo senso quello che sta accadendo oggi!) e quando gli scontri aperti verranno alla ribalta, anche questa &#8220;<em>dipendenza<\/em>&#8221; reciproca diventer\u00e0 irriconoscibile. La parola &#8220;<em>de-risking<\/em>&#8220;, l&#8217;obiettivo di ridurre l&#8217;interdipendenza in campi e settori strategici, di cui parlano in questi giorni gli imperialisti occidentali, indica che il cambiamento di cui abbiamo parlato \u00e8 gi\u00e0 iniziato come processo.<\/p>\n<p>Ma per venire al punto principale, come spesso accade, il segreto \u00e8 nella contraddizione! \u00c8 proprio nell&#8217;affermazione contraddittoria di cui sopra (&#8220;<em>rapporti di interdipendenza ineguali<\/em>&#8220;) che si esprime il punto di importanza per il nostro tema e il nostro punto di obiezione. Se c&#8217;\u00e8 un&#8217;interdipendenza disuguale, e se ci sono altri fattori che condizionano questa disuguaglianza, allora in questa relazione una parte \u00e8 dipendente e l&#8217;altra no. La vera differenza nell'&#8221;<em>interdipendenza<\/em>&#8221; \u00e8 proprio questa disuguaglianza. In questo senso, l&#8217;affermazione di &#8220;<em>interdipendenza<\/em>&#8221; serve anche a coprire la dipendenza di una parte.<\/p>\n<p>Non andiamo oltre; la questione \u00e8 dove collocare questi sviluppi. Ovviamente, il gruppo dei BRICS non pu\u00f2 essere visto solo attraverso il prisma del &#8220;<em>Sud globale<\/em>&#8220;, poich\u00e9 Cina e Russia non sono l\u00ec per beneficenza. L&#8217;impegno dei BRICS nei confronti di questi due imperialisti \u00e8 evidente: tra le altre cose, rafforzare le loro braccia contro gli stati imperialisti rivali sostenendo i paesi del &#8220;<em>Sud globale<\/em>&#8221; in un&#8217;ampia gamma di settori, dalle materie prime alla geopolitica. Si possono fare molti esempi per dimostrare che la concorrenza in questo campo \u00e8 aumentata negli ultimi anni. A questo proposito, \u00e8 sufficiente osservare la composizione dei vertici e delle conferenze internazionali organizzate dai grandi stati imperialisti. Un altro punto notevole in questo contesto \u00e8 che la Cina e la Russia sono in grado di sfruttare con successo le giustificate reazioni anticolonialiste contro gli stati imperialisti occidentali in questi paesi e di prestare particolare attenzione a creare l&#8217;immagine che non sono colonialisti come gli occidentali e di dimostrarlo nella pratica attraverso gli investimenti nelle infrastrutture o le opportunit\u00e0 offerte nel quadro del gruppo BRICS<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>.<\/p>\n<p>Va sottolineato che gli sviluppi sopra riassunti sono solo una faccia della medaglia. Dall&#8217;altro lato, c&#8217;\u00e8 lo sviluppo e le posizioni conquistate dai paesi imperialisti occidentali negli ultimi 40 anni, ossia produrre con tassi di sfruttamento straordinari in paesi in cui la forza lavoro \u00e8 a basso costo, ridurre il costo di riproduzione della forza lavoro nei propri paesi, imporre prezzi di monopolio, ottenere un livello di accumulazione di capitale incomparabile con i paesi capitalisti in via di sviluppo, rinnovare la propria posizione di monopolio nella tecnologia, ecc. Di conseguenza, la monopolizzazione, il dominio monopolistico, il livello di accumulazione, l&#8217;eccesso di capitale e l&#8217;ingrossamento del settore finanziario, ecc. nei paesi imperialisti classici hanno raggiunto dimensioni incomparabili rispetto ai tempi di Lenin. Oggi, ad esempio, il solo monopolio Apple ha un potere finanziario superiore al PIL di molti Paesi. Pertanto, pur richiamando l&#8217;attenzione sullo sviluppo capitalistico in vari paesi del mondo e sui monopoli e sul capitale finanziario che vi si sono formati, non bisogna trascurare il livello di centralizzazione e concentrazione del capitale nei paesi imperialisti e le nuove possibilit\u00e0 che questo offre loro.<\/p>\n<p>In questo modo, si pu\u00f2 notare che lo sviluppo nei paesi imperialisti ha un aspetto che rende relativo lo sviluppo nel &#8220;<em>Sud globale<\/em>&#8221; proprio per quanto riguarda il fenomeno del monopolio e i rapporti di dominio che su di esso sorgono. Certo, questi paesi hanno avuto uno sviluppo capitalistico significativo rispetto alle loro posizioni passate, ma la relativit\u00e0 di questo sar\u00e0 compresa automaticamente quando si prenderanno come punto di paragone i paesi imperialisti classici e non le loro posizioni passate. In termini di criteri quali la posizione di monopolio in settori chiave e strategici, in particolare la tecnologia, il dominio del mercato, le sfere di influenza, l&#8217;accumulazione e le riserve di capitale, il potere sanzionatorio militare, finanziario e diplomatico, la differenza tra i paesi imperialisti classici e i paesi capitalisti che si sono sviluppati negli ultimi decenni non \u00e8 fondamentalmente cambiata. La metafora della &#8220;<em>piramide<\/em>&#8220;, con la sua distinzione tra chi sta in alto e chi sta in basso, non sembra negare questa differenza, ma definendoli tutti imperialisti si trasforma questa differenza in una differenza puramente quantitativa tra paesi qualitativamente identici. Tuttavia, nella vita reale, cio\u00e8 nelle dure condizioni di concorrenza del capitalismo mondiale, si sperimenta ogni giorno che questa differenza non \u00e8 solo quantitativa. Al contrario, per usare l&#8217;espressione di Hegel, la quantit\u00e0 \u00e8 anche qualit\u00e0, vale a dire che proprio questa differenza quantitativa crea una differenza qualitativa in termini di imposizione del rapporto di dominio ed egemonia, che \u00e8 la natura del monopolio<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>.<\/p>\n<p>Non bisogna dimenticare che il quadro attuale dei rapporti di forza e della distribuzione dell&#8217;economia mondiale, molto pi\u00f9 interconnesso di ieri, non sar\u00e0 permanente. Cos\u00ec come la previsione che &#8220;non ci saranno pi\u00f9 guerre&#8221;, fatta sulla base di questa situazione di interconnessione, si \u00e8 rivelata vana, allo stesso modo non si deve pensare che le opportunit\u00e0 e le possibilit\u00e0 di sviluppo offerte oggi da questa situazione rimarranno sempre le stesse. S\u00ec, le quote di mercato dei paesi imperialisti classici non stanno aumentando come prima. Al contrario, stanno mostrando segni di declino in vari settori. La loro precedente posizione nell&#8217;economia mondiale comincia a vacillare. La loro capacit\u00e0 di limitare la concorrenza e di imporsi si sta indebolendo. Tuttavia, questa tendenza non pu\u00f2 essere considerata unidirezionale o permanente. Al contrario, sta acuendo le contraddizioni dell&#8217;imperialismo provocando la resistenza di coloro che hanno perso terreno. Quando l&#8217;inasprimento arriver\u00e0 a un certo punto, cio\u00e8 quando il cambiamento dei rapporti di forza accelerer\u00e0 e raggiunger\u00e0 uno stadio inaccettabile per questo o quel centro imperialista, il quadro generale che rende possibile l&#8217;attuale corso si trasformer\u00e0 rapidamente e il linguaggio della forza e della violenza sar\u00e0 parlato con tutta la sua distruttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Allora, al pi\u00f9 tardi, sar\u00e0 chiaro chi \u00e8 un imperialista e chi no!<\/p>\n<p><strong>Partito del Lavoro (EMEP), Turchia<\/strong><\/p>\n<p><em>Pubblicato su \u201cUnit\u00e0 e Lotta\u201d n. 47 (novembre 2023), organo della Conferenza Internazionale di Partiti e organizzazioni Marxisti-Leninisti <\/em><\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Goldberg, J. (2023) &#8220;<em>Weltordnung zwischen Globalisierung und Nationalstaaten<\/em>&#8221; (&#8220;<em>L&#8217;ordine mondiale tra globalizzazione e Stati nazionali<\/em>&#8220;), rivista Z, 134, 18-27, sf. 21<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Citazione di Goldberg, ibidem, sf. 22 (articolo originale: Krauthammer, Charles, &#8220;<em>The unipolar moment<\/em>&#8220;, Foreign Affairs, gennaio 1990).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Nel suo discorso al &#8220;20\u00b0 Incontro dei Partiti Comunisti e Operai&#8221;, G\u00fcnter Pohl, Segretario per gli Affari Internazionali del DKP, ha sostenuto che la politica estera della Russia in Siria e Ucraina\/Donbass \u00e8 &#8220;oggettivamente anti-imperialista&#8221;! Vedi. http:\/\/solidnet.org\/article\/20-IMCWP-Written-Contribution-of-German-CP\/<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Tali speranze non sono limitate alla Germania, ma esistono anche in vari circoli di sinistra e persino marxisti in altri paesi.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Dal discorso del Presidente Patriarca del Partito K\u00f6bele al 25\u00b0 Congresso del Partito, &#8220;In quale epoca viviamo?&#8221;. Si veda. K\u00f6bele, P. (2023) &#8220;In welcher Epoche leben wir?&#8221;, https:\/\/www.unsere-zeit.de\/in-welcher-epoche-le- ben-wir-4778511\/#more-4778511<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0K\u00f6bele, ibid.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 [7] K\u00f6bele, ibid.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Qui, in un aspetto, c&#8217;\u00e8 un riferimento al KKE in Grecia.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Gli sviluppi successivi al colpo di stato in Niger indicano che una nuova guerra per procura in Africa potrebbe scoppiare da un momento all&#8217;altro.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Vedi. Il discorso di Aleka Papariga, presidente del Partito: Papariga, A. (2013) &#8220;Sull&#8217;imperialismo &#8211; La piramide imperialista&#8221;, https:\/\/inter.kke.gr\/de\/articles\/On-Imperialism-The-Imperialist-Pyramid\/<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Papariga, ibid. Il programma del KKE contiene quasi la stessa definizione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Papariga, ibid.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Papariga, ibid.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Papariga, ibid.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Non menzioniamo fattori come l&#8217;impatto di questi sviluppi sulle classi e sulle loro lotte perch\u00e9 non sono oggetto di questo articolo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Papariga, ibid.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Non ci soffermiamo sugli aspetti dell&#8217;analisi di ci\u00f2 che sta accadendo in relazione alla fase e al percorso della rivoluzione, perch\u00e9 non sono oggetto di questo articolo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0KKE (t.y.) &#8220;Der Diskurs soll mit Argumenten und nicht mit Verleumdungen durchgef\u00fchrt werden&#8221; (&#8220;Questa discussione dovrebbe essere portata avanti con argomenti e non con calunnie&#8221;), https:\/\/inter.kke.gr\/en\/articles\/Der-Diskurs-soll-mit-Argumenten-und-nicht-mit-Verleumdungen-durchgefuehrt-werden\/<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Paradossale, perch\u00e9 il monopolio sorge dalla concorrenza, ma non pu\u00f2 eliminarla.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Lenin, Imperialismo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Ad esempio, non \u00e8 un caso che gli Stati Uniti, nella loro competizione con la Cina, cerchino di mantenere il loro dominio nella tecnologia dei chip e, a tal fine, prestino particolare attenzione a contrattacchi e sanzioni. Mentre si scriveva questa nota, si \u00e8 appreso che il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden avrebbe emanato un nuovo decreto che vieta ai capitali statunitensi di investire in societ\u00e0 cinesi (societ\u00e0 operanti in Cina o controllate dal governo cinese) che operano nel settore di alcuni semiconduttori, dell&#8217;informatica quantistica e dell&#8217;intelligenza artificiale.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Bloomberg (2022) &#8220;Turan: Spostamento dei centri di produzione, opportunit\u00e0 significative disponibili&#8221;, https:\/\/www.bloomberght.com\/turan-production-centres-shifting-onemli-firsatlar-mevcut-2315805<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0KKE, ibid.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Papariga, ibid.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Al momento in cui scriviamo, la dichiarazione del vertice russo-africano di San Pietroburgo, ospitato dalla Russia, secondo cui le parti si sarebbero opposte congiuntamente al &#8220;neocolonialismo&#8221; e avrebbero lavorato per il completamento del processo di decolonizzazione in Africa, oltre a compiere sforzi per compensare le ex colonie per le perdite subite per mano delle potenze coloniali, \u00e8 solo un esempio recente di ci\u00f2.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Va da s\u00e9 che la nostra distinzione quantitativa\/qualitativa non significa che i paesi imperialisti non siano capitalisti. Infatti, se l&#8217;imperialismo \u00e8 lo stadio pi\u00f9 alto del capitalismo, la differenza tra i paesi capitalisti imperialisti rispetto ai paesi capitalisti ordinari deriva proprio dalla loro capacit\u00e0, in quanto paesi che hanno raggiunto questo stadio pi\u00f9 alto, di stabilire e imporre relazioni monopolistiche di dominio ed egemonia. La condizionalit\u00e0 dell&#8217;emergere e del cristallizzarsi di questa capacit\u00e0 con il raggiungimento dello stadio pi\u00f9 alto del capitalismo indica che essa presenta una caratteristica non quantitativa ma qualitativa nel senso sopra indicato.<\/p>\n<h3><a href=\"https:\/\/piattaformacomunista.com\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/multipolarismo_piramide_emep.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">LEGGI E SCARICA L&#8217;ARTICOLO IN PDF<\/a><\/h3>\n<h3><a href=\"https:\/\/piattaformacomunista.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Critica-schema-piramide-imperialista.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">CONSIGLIAMO LA LETTURA DEL NOSTRO ARTICOLO DI CRITICA DELLO SCHEMA DELLA &#8220;PIRAMIDE IMPERIALISTA&#8221; &#8211; CLICCA QUI PER SCARICARLO<\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partito del Lavoro \u2013 EMEP (Turchia) Dal multipolarismo alla piramide: una confusione infinita nel dibattito sull&#8217;imperialismo Un tempo esisteva la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10614,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84,104,116],"tags":[108],"class_list":["post-10613","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cipoml","category-internazionale","category-questioni-teoriche","tag-home"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10613","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10613"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10613\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10630,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10613\/revisions\/10630"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10614"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10613"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10613"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10613"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}