{"id":10641,"date":"2024-02-19T22:01:48","date_gmt":"2024-02-19T21:01:48","guid":{"rendered":"http:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=10641"},"modified":"2024-02-19T22:03:28","modified_gmt":"2024-02-19T21:03:28","slug":"la-regione-araba-al-centro-dei-conflitti-imperialisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/la-regione-araba-al-centro-dei-conflitti-imperialisti\/","title":{"rendered":"La regione araba al centro dei conflitti Imperialisti"},"content":{"rendered":"<p><em>Abbiamo tradotto questo importante documento del partito fratello di Tunisia, apparso su \u201cUnit\u00e0 e Lotta\u201d, n. 47, organo della CIPOML. <\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019analisi in esso contenuta, sebbene risalente ad alcuni mesi fa, \u00e8 estremamente utile per comprendere gli sviluppi attuali in Medio Oriente e le ragioni della resistenza palestinese nel quadro del processo di \u201cnormalizzazione\u201d voluto dall\u2019imperialismo USA, cos\u00ec come il ruolo svolto dalla Cina e dalla Russia imperialiste.\u00a0 <\/em><\/p>\n<p><em>Febbraio 2024<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3><strong>Partito dei Lavoratori di Tunisia<\/strong><\/h3>\n<h3><strong>La regione araba al centro dei conflitti Imperialisti <a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a><\/strong><\/h3>\n<h3><\/h3>\n<h3><strong>Verso una revisione delle alleanze tradizionali<\/strong><\/h3>\n<p>Negli anni recenti, la situazione nel mondo arabo ha conosciuto molti eventi importanti che il nostro partito ha seguito con grande interesse. \u00c8 nostro dovere oggi continuare a seguire con lo stesso interesse, forse anche maggiore, i cambiamenti che continuano ad avvenire in questa regione. Non esageriamo quando diciamo che siamo all\u2019alba di una nuova fase nel mondo arabo e del Medio Oriente che presenter\u00e0 alcune caratteristiche distintive. I cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo si riflettono anche in questa regione, dove tutti i principali paesi capitalisti, vecchi e nuovi, sono presenti, lottando e competendo per la ricchezza della regione, i suoi mercati e i suoi luoghi strategici. Come sta emergendo nel mondo un nuovo scenario basato sul cambiamento dei rapporti di forza, cos\u00ec deve emergere un nuovo scenario anche nella regione araba e nel Medio Oriente.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che distingue questo nuovo scenario \u00e8 che le divisioni, i conflitti sanguinosi tra i differenti regimi reazionari nella regione che hanno caratterizzato tutti gli anni passati sono in processo di attenuazione o di sparizione, eccetto in alcuni paesi come il Sudan, che \u00e8 minacciato ancora una volta dalla guerra civile. Possiamo dire che le carte tornano a mescolarsi ancora e nuove relazioni, che possono essere realizzate anche parzialmente, appaiono all\u2019orizzonte. I cambiamenti internazionali hanno qualcosa a che fare con ci\u00f2.<\/p>\n<p>Il Regno dell\u2019Arabia Saudita si sta impegnando per giocare un ruolo centrale in questo processo attraverso il suo nuovo leader de facto, Mohammed bin Salman, proprio come ha giocato un ruolo centrale in tutti i progetti reazionari precedenti. Questo \u00e8 un ruolo che prevede il rinnovamento della reazione wahabita secondo gli attuali cambiamenti e gli equilibri di potere internazionale, con la prospettiva di trasformare il Regno in una potenza regionale attiva ed effettiva nella regione, non pi\u00f9 soddisfatto del ruolo di discepolo\/agente fedele degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Uno degli elementi della nuova situazione nella regione \u00e8 l\u2019emersione della Cina, che continua la sua avanzata come influente attore economico, commerciale e finanziario, non solo sulla scena internazionale ma anche nella regione mediorientale, dove si stanno sviluppando i suoi interessi, anche all\u2019interno dell\u2019entit\u00e0 sionista (Palestina occupata). Questo \u00e8 provato dal suo notevole intervento volto a calmare il conflitto tra Iran e Arabia Saudita e portarli al tavolo dei negoziati e al riavvicinamento; ci\u00f2 ha avuto un impatto sul sanguinoso conflitto in Yemen, in cui l\u2019Arabia Saudita e i suoi alleati sono direttamente coinvolti nella lotta contro gli Houthi sostenuti dall\u2019Iran.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un segreto che questo atteggiamento refrattario costituisce una sorta di presa di distanza dagli Stati Uniti, che hanno costruito la loro strategia in accordo con l\u2019entit\u00e0 sionista per giocare sul conflitto sunnita-sciita e lavorare alla costruzione di un\u2019alleanza \u201cegiziana-saudita-golfo-israeliana\u201d contro l\u2019Iran che supporta la Siria e Hezbollah in Libano e che mantiene buone relazioni con Russia e Cina. Dall\u2019altra parte, l\u2019Arabia Saudita ha giocato un ruolo decisivo nei minuti finali per riportare la Siria nel gregge della Lega Araba, nonostante l\u2019opposizione qatariota-marocchina e l\u2019esitazione egiziana.<\/p>\n<p>In tal modo, l\u2019Arabia Saudita vuole apparire come un\u2019\u201cunificatrice\u201d, il che le apre la porta per giocare il ruolo di \u201cleader\u201d dei paesi arabi, o meglio della reazione araba. L\u2019Arabia Saudita ha anche lavorato per normalizzare le sue relazioni, da una parte col regime iracheno, che ha svolto il ruolo di \u2018\u2018mediatore\u2019\u2019 organizzando i primi incontri tra le parti saudita e iraniana e dall\u2019altra con Turchia e Qatar che ancora appoggiano la Fratellanza Musulmana.<\/p>\n<p>Il riavvicinamento turco-saudita, coincidente col peggioramento della crisi economica e finanziaria in Egitto, che conduce a un declino nel suo ruolo, ha un impatto sulla situazione in Libia, dove il suono delle armi si \u00e8 relativamente calmato, anche se la situazione \u00e8 ancora la stessa e la soluzione nel prossimo futuro \u00e8 difficile. Esso rimane, con l\u2019Iran, un attore importante sulla scena libanese, contribuendo alla formulazione dei dettagli di ogni decisione.<\/p>\n<p>L\u2019Arabia Saudita \u00e8 intervenuta al fianco degli Stati Uniti nella crisi sudanese per mettere sotto pressione entrambe le parti in conflitto, con l\u2019istituzione militare da una parte e le Rapid Support Forces dall\u2019altra. D\u2019altra parte, abbiamo visto recentemente l\u2019Arabia Saudita rifiutarsi di seguire la posizione degli USA dopo la visita di Biden, che chiedeva di incrementare la sua produzione di petrolio; piuttosto, si \u00e8 allineata con la posizione russa.<\/p>\n<p><strong>Conflitti di leadership tra i paesi arabi<\/strong><\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 non vuol dire che la strada sia spianata per la reazione saudi-wahabita. Vi \u00e8 il Qatar, che vuole rimanere un attore principale nella regione e sulla scena internazionale, perch\u00e9 vuole apparire come un \u201cfacilitatore\u201d dei negoziati tra i belligeranti nei conflitti che sorgono qua e l\u00e0 e sotto l\u2019egida USA, di certo, come accaduto con i Talebani. Vi sono gli Emirati Arabi Uniti, che stanno cercando di giocare un ruolo di guida. Abbiamo visto scoppiare dispute tra EAU e Arabia Saudita in Yemen. Vi \u00e8 anche l\u2019Egitto che, sebbene stia attraversando difficolt\u00e0 interne oltre ai suoi problemi sul fronte etiope, in particolare riguardanti la ripartizione delle acque del Nilo (Diga Renaissance), continua a pesare in ogni relazione. Vi \u00e8 la regione del Maghreb che sta sperimentando una crisi permanente tra Marocco e Algeria sulla questione del Sahara, che praticamente determina le alleanze di ciascuna parte. Inoltre, l\u2019instabilit\u00e0 ha sempre caratterizzato le relazioni saudite-iraniane.<\/p>\n<p>Di certo, non dobbiamo dimenticare il ruolo delle potenze estere, in particolare dell\u2019imperialismo USA che, col supporto dei suoi due principali alleati, i sionisti e i britannici, resta la potenza dominante nella regione e cerca di influenzare ogni nuova relazione cosicch\u00e9 non siano colpiti i suoi interessi. Generalmente parlando, quello che vediamo \u00e8 l\u2019esistenza di questa lotta per \u201cdirigere\u201d il fronte reazionario arabo, qualunque sia il suo esito. Mohammed bin Salman starebbe cercando di diventare il \u2018\u2018Re degli arabi\u2019\u2019, come dice qualcuno. Questo non \u00e8 un qualcosa di nuovo se lo guardiamo dalla prospettiva della storia. Il Regno dell\u2019Arabia Saudita \u00e8 sempre stato, in particolare dalla caduta della corrente nazionalista, al centro dei progetti imperialisti reazionari ostili ai popoli arabi.<\/p>\n<p>Mohammed bin Salman ha ammesso ci\u00f2 durante la sua visita negli Stati Uniti d\u2019America, sottolineando che il diffondersi del wahabismo nella regione e nel mondo sabota la lotta dei popoli arabi ed islamici, ostacola la loro liberazione e li mantiene soggiogati all\u2019egemonia USA-occidentale, come richiesto degli \u201camici occidentali, guidati dagli Stati Uniti\u201d. Ma ci\u00f2 che distingue gli attuali sforzi del Regno dell\u2019Arabia Saudita per \u201cgovernare\u201d gli arabi e giocare il ruolo di potenza regionale \u00e8 il tentativo di bin Salman di dare al wahabismo una nuova forma con un\u2019apparenza ingannevole e falsamente modernista, e dare al Regno qualche margine di manovra, anche minimo, nelle sue relazioni con gli Stati Uniti, la cui influenza sta declinando internazionalmente, con la fine del mondo unipolare e l\u2019emergere di nuovi competitori, guidati dalla Cina.<\/p>\n<p><strong>Declino del movimento popolare e accelerazione del processo di normalizzazione<\/strong><\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che questi cambiamenti sono avvenuti in una situazione difficile che affronta il popolo arabo e il popolo palestinese in particolare. Forze controrivoluzionarie interne ed esterne sono riuscite a far abortire le rivoluzioni tunisina ed egiziana, senza che la resistenza in questi due paesi sia cessata. Libia, Siria e Yemen sono anche state impoverite e gettate, con la complicit\u00e0 delle forze di distruzione nel Golfo e nel Medio Oriente (in particolare la Turchia), in devastanti guerre civili che hanno portato all\u2019emigrazione di milioni di persone di questi paesi e alla distruzione del loro potenziale economico e naturale.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, mentre la seconda ondata rivoluzionaria che \u00e8 iniziata nel mondo arabo a fine 2018 ha condotto alla vittoria del popolo sudanese sulla giunta militare della Fratellanza Musulmana, al potere per tre decenni, si \u00e8 sviluppato un complesso processo di lotte e colpi di stato. Esso \u00e8 caratterizzato oggi dall\u2019esplosione di un conflitto reazionario distruttivo tra i due pilastri del precedente regime, ossia l\u2019istituzione militare e le milizie delle Rapid Support Forces, un conflitto che minaccia di far sprofondare il paese in una guerra civile con conseguenze disastrose.<\/p>\n<p>Per quanto concerne le rivolte in Libano e in Iraq, nonostante gli sforzi considerevoli fatti per unire le masse sulla base delle loro giuste rivendicazioni, la piaga del settarismo religioso e l\u2019interferenza regionale straniera ha impedito, in assenza di una direzione rivoluzionaria, che queste rivolte continuassero, si radicalizzassero e ottenessero la vittoria. In Algeria, il movimento popolare durato diversi mesi, durante i quali Bouteflika e alcuni dei simboli del suo regime venivano rovesciati, \u00e8 terminato con \u2018\u2018elezioni\u2019\u2019 in cui la giunta militare burocratica ha formulato nuove relazioni per continuare a controllare il destino del paese e del popolo algerino alla luce delle serie tensioni col vicino Marocco e dei disaccordi sulla questione del Sahara Occidentale. Come al solito, l\u2019assenza di una direzione politica unificata attorno ad un programma di cambiamento rivoluzionario ha giocato un ruolo decisivo nel fallimento del movimento popolare algerino nell\u2019ottenere i suoi obiettivi fondamentali.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, quello che sta accadendo oggi nella riformulazione delle relazioni nel mondo arabo \u00e8 parte di uno sviluppo senza precedenti del movimento pubblico di normalizzazione col nemico sionista a scapito del popolo palestinese e della sua causa nazionale, che si cerca di seppellire definitivamente. Negli ultimi giorni del suo governo, Trump ha raggiunto un accordo con alcuni regimi nella regione come parte di un patto politico, che \u00e8 una caratteristica dell\u2019amministrazione USA in generale, il quale ha raggiunto il picco con questo populista pro-sionista.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il Re del Marocco, Mohammed VI, ha concluso uno scambio con questa amministrazione affinch\u00e9 riconoscesse la \u201cnatura marocchina del Sahara\u201d in cambio di un totale impegno per l\u2019ondata di normalizzazione svolta dal regime fantoccio del Makhzen, che ha siglato un accordo di cooperazione militare e di sicurezza col nemico sionista. Il regime militare sudanese ha seguito la stessa via, scambiando la rimozione del proprio paese dalla lista degli \u201cstati che supportano il terrorismo\u201d e aprendo il rubinetto dell\u2019\u201caiuto economico e finanziario\u201d in cambio dell\u2019accettazione della normalizzazione e dell\u2019apertura delle porte alla conseguente presa del controllo da parte dell\u2019entit\u00e0 sionista in particolare del potenziale agricolo del paese.<\/p>\n<p>Quanto alla normalizzazione da parte degli Emirati e del Bahrain, essa ha intrapreso una fase molto avanzata nella loro alleanza con l\u2019entit\u00e0 usurpatrice. Questa normalizzazione era basata sull\u2019idea del \u201ccontenere la minaccia iraniana per la sicurezza della regione\u201d. Sappiamo che i regimi fantoccio del Golfo continuano a giocare il ruolo di patrocinatori dei progetti imperialisti e sionisti nella regione con l\u2019obiettivo di affossare la causa palestinese e sabotare i diritti del popolo palestinese (normalizzazione economica, Accordo del Secolo, ecc.). Ci\u00f2 \u00e8 parte della ricomposizione della regione in quello che \u00e8 chiamato il \u201cNuovo Medio Oriente\u201d, in cui la banda dell\u2019entit\u00e0 sionista deterrebbe una posizione dominante (iniziando a realizzare il sogno di un mercato comune per il Medio Oriente).<\/p>\n<p>\u00c8 in questo quadro generale che si inseriscono i cambiamenti che abbiamo menzionato all\u2019inizio, i quali mostrano la natura del nuovo scenario che \u00e8 stato preparato e i calcoli di ciascuna parte partecipante ad esso, in particolare la parte saudita. Questo nuovo scenario produrr\u00e0 solo un\u2019epoca oscura che unisce tutti i tiranni arabi. Ma ci\u00f2 non significa che per l\u2019Arabia Saudita ed i reazionari arabi la strada sia aperta per fare qualunque cosa vogliano al popolo arabo e specialmente alla causa palestinese. I popoli arabi non si arrenderanno, anche se la loro lotta sperimenta momenti di declino, anche se l\u2019apatia, la frustrazione e la disperazione colgono alcuni settori in questa o quella tappa. Allo stesso modo, il popolo palestinese e la sua resistenza, che continua a imporre nuove realt\u00e0 sul terreno, non capitoler\u00e0. In una parola, la tirannia, la povert\u00e0, la fame, la corruzione, l\u2019occupazione, la devastazione e la distruzione sistematica dei popoli arabi e del loro potenziale sono tutti fattori che non consentiranno loro di accettare l\u2019umiliazione e la sottomissione. Al contrario, \u00e8 certo che i popoli arabi continueranno ad affrontare questa situazione e a lottare fino ad ottenere la vittoria.<\/p>\n<p><strong>La tirannia \u00e8 un corollario dei mali sociali<\/strong><\/p>\n<p>I regimi fantoccio arabi e le classi reazionarie che costituiscono la loro base sociale praticano le forme pi\u00f9 ripugnanti di tirannia, repressione e sottomissione dei loro popoli. Le libert\u00e0 sono soppresse nella maggior parte dei paesi arabi i cui popoli sono governati da regimi monarchici, militari o autoritari. Le carceri ospitano ancora migliaia di prigionieri politici e di coscienza. I diritti di organizzazione, espressione e manifestazione sono stati sequestrati.<\/p>\n<p>La tirannia politica \u00e8 una copertura per la dipendenza, lo sfruttamento e la corruzione. La nostra regione, nonostante le sue ricchezze e il suo potenziale naturale, sotterraneo e agricolo, \u00e8 ancora impantanata in una dipendenza organica dal capitale straniero; le strutture economiche, sociali e culturali sono ancora arretrate, fragili e dipendenti dalle lobby di un\u2019economia di rendita di natura familiare e di classe. Le manifestazioni di emarginazione, povert\u00e0, analfabetismo e persecuzione sono in aumento. Le donne e le minoranze etniche, religiose e culturali sono i principali obiettivi della repressione.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 prova pi\u00f9 evidente di alcune cifre allarmanti pubblicate da organismi internazionali ufficiali: il numero di poveri nella regione araba nel 2022 \u00e8 di circa 130 milioni di persone (un terzo della popolazione), secondo le statistiche della Commissione economica e sociale per l\u2019Asia occidentale (ESCWA). Questa cifra \u00e8 destinata ad aumentare nel 2024. Nello stesso anno, la regione araba ha registrato il pi\u00f9 alto tasso di disoccupazione al mondo, pari al 12%. Per quanto riguarda il tasso di analfabetismo nella regione araba, si stima che nel 2022, secondo il Rapporto sull\u2019economia araba unificata, fosse di circa il 24,6%, il tasso pi\u00f9 alto di tutte le regioni del mondo, ad eccezione dell\u2019Africa sub-sahariana (33,9%). Nel 2020 il tasso di partecipazione delle donne arabe alla forza lavoro nel 2020, secondo l\u2019Organizzazione Internazionale del Lavoro, raggiunger\u00e0 il 18,4%, il tasso pi\u00f9 basso al mondo rispetto alla media globale del 48%.<\/p>\n<p>Oltre a tutto questo, alcuni territori arabi sono sotto occupazione (Iraq, Siria, Libia\u2026.) e sono vulnerabili ai saccheggi degli occupanti. Abbiamo assistito a diversi movimenti, soprattutto in Iraq, che rifiutano l\u2019occupazione e chiedono la partenza delle forze statunitensi. Ci sono anche frequenti movimenti della popolazione del Golan, in particolare dei drusi, per affrontare l\u2019occupazione sionista. Nel Sahara occidentale, le forze progressiste devono ancora affrontare abusi che colpiscono in particolare gli attivisti e gli oppositori dell\u2019occupazione. La Palestina e i suoi luoghi santi (Gerusalemme) sono soggetti a un continuo processo di ebraicizzazione e sionizzazione, oltre che ad assassinii, deportazioni e arresti.<\/p>\n<p><strong>Le proteste non si sono mai fermate<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 inevitabile che tutti questi fattori spingano i popoli arabi a tornare nell\u2019arena della lotta. I movimenti e le proteste non sono diminuiti, ma continuano in una forma o nell\u2019altra nella maggior parte dei paesi arabi. Ma qui stiamo parlando della loro trasformazione in rivolte di massa che mirano a rovesciare i regimi fantoccio reazionari, a liberare i paesi e a raggiungere l\u2019unit\u00e0 su solide fondamenta basate sulla sovranit\u00e0 nazionale, la libert\u00e0, l\u2019uguaglianza, la democrazia e la giustizia sociale. Per quanto riguarda il popolo palestinese, nonostante la forte ondata di normalizzazione e nonostante il ruolo distruttivo giocato dall\u2019autorit\u00e0 di Mahmoud Abbas, tutte le forme di resistenza continuano a Gerusalemme, in Cisgiordania e a Gaza, cos\u00ec come nelle carceri dell\u2019occupazione, dove si svolge il movimento dei prigionieri che continua una lotta feroce in difesa della causa e dell\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p>La resistenza armata palestinese \u00e8 riuscita a imporre una nuova realt\u00e0 all\u2019occupante, come affermano numerose testimonianze. Tra gli sviluppi che giocheranno un ruolo decisivo nella realt\u00e0 palestinese c\u2019\u00e8 l\u2019evoluzione positiva a cui stiamo assistendo nell\u2019&#8221;unit\u00e0 sul terreno&#8221;, poich\u00e9 i movimenti comprendono tutte le regioni della Palestina occupata, compresi i territori del 1948 e la Cisgiordania, che \u00e8 sotto l\u2019autorit\u00e0 di Mahmoud Abbas e dei suoi servizi di sicurezza, che costituiscono una guardia per l\u2019esercito di occupazione in conformit\u00e0 con gli &#8220;Accordi di Dayton&#8221;. &#8220;Per il coordinamento della sicurezza&#8221; e l\u2019&#8221;Unit\u00e0 delle armi&#8221;, le fazioni della resistenza sono state in grado di stabilire uno spazio operativo comune per coordinare le loro azioni. Oltre a tutto questo, la situazione in Palestina si sta evolvendo politicamente a scapito delle forze di acquiescenza, complicit\u00e0 e capitolazione rappresentate dall\u2019autorit\u00e0 di Abbas. \u00c8 una convinzione che si sta radicando sempre pi\u00f9 profondamente nella coscienza delle masse palestinesi, soprattutto in un momento in cui l\u2019entit\u00e0 sionista \u00e8 guidata dagli ultras dell\u2019estremismo sionista, che non nascondono le loro intenzioni di eliminare il popolo palestinese e di perpetuare l\u2019occupazione della sua terra.<\/p>\n<p><strong>Liberazione e unit\u00e0: parole d\u2019ordine della prossima fase<\/strong><\/p>\n<p>I popoli arabi hanno bisogno di liberazione e unit\u00e0, di libert\u00e0 dall\u2019occupazione sionista della Palestina, del Golan e di alcuni villaggi del Libano meridionale, nonch\u00e9 dall\u2019occupazione statunitense, turca, britannica, francese e spagnola di diverse parti del mondo arabo. Devono inoltre essere liberati da tutte le forme di dominazione economica, politica e culturale neocoloniale; devono essere evacuate tutte le basi, le flotte e le forze militari stabilite nelle loro terre. Devono anche liberarsi di tutti i sistemi, le classi e i gruppi reazionari che li governano in stretta associazione con le potenze coloniali straniere.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che questo obiettivo potr\u00e0 essere raggiunto solo da questi popoli, in primo luogo dai lavoratori delle citt\u00e0 e delle campagne, dalle masse degli emarginati e dei diseredati, dalla maggioranza delle donne, dei giovani, degli intellettuali, degli autori e delle minoranze etniche, religiose e culturali che hanno un reale interesse alla liberazione e all\u2019emancipazione. Le rivoluzioni nei paesi arabi sono generalmente rivoluzioni nazionali, democratiche, popolari e sociali, anche se ognuna di esse ha le proprie caratteristiche. Non raggiungeranno la vittoria finale se non saranno unite in un\u2019unica catena, anche se queste rivoluzioni sono difficili da realizzare in una sola volta. \u00c8 pi\u00f9 probabile che le rivoluzioni nei paesi arabi si verifichino quando le condizioni maturano in uno o pi\u00f9 anelli della catena. Questo pu\u00f2 aiutare molto la maturazione negli altri anelli, grazie alla vicinanza e alla somiglianza delle condizioni.<\/p>\n<p>Le rivoluzioni arabe hanno bisogno di una direzione rivoluzionaria. Questo \u00e8 stato confermato finora da varie ribellioni, sollevamenti e movimenti locali. La principale debolezza \u00e8 l\u2019assenza di questo tipo di direzione. Questo \u00e8 ci\u00f2 che ha permesso ai regimi reazionari, con il sostegno delle potenze coloniali e reazionarie esterne, di farle abortire o di sabotarle, di affogarle nel sangue o di deviarle. Ci\u00f2 richiede che tutti noi attribuiamo la massima importanza allo sviluppo del fattore soggettivo della rivoluzione nei nostri paesi, a prescindere dai sacrifici che devono essere fatti. Le forze rivoluzionarie, patriottiche e progressiste stanno ancora lottando su diversi fronti per migliorare le condizioni di lotta e cambiare il rapporto di forza a favore delle masse lavoratrici, nonostante l\u2019entit\u00e0 dei sacrifici e delle violazioni che devono affrontare nei vari paesi. Ma queste forze richiedono ancora enormi sforzi per svilupparsi. Non c\u2019\u00e8 dubbio che la prima condizione per il successo sia la chiarezza della linea politica: finch\u00e9 la visione \u00e8 chiara, i progressi nell\u2019organizzazione, nell\u2019attivit\u00e0 e nell\u2019affermazione tra le masse diventano possibili ed efficaci.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 chiarezza di linea politica senza chiarezza intellettuale e teorica, e qui la responsabilit\u00e0 ricade sulle forze marxiste-leniniste per portare a termine questa missione.<\/p>\n<p><strong>Una situazione complessa che richiede un\u2019analisi rigorosa<\/strong><\/p>\n<p>La situazione nei paesi arabi (e in Medio Oriente in generale) \u00e8 estremamente complessa, il che rende indispensabile coglierne i contorni, i dettagli, analizzarli per giungere alle necessarie conclusioni e a solidi programmi d\u2019azione a livello strategico e tattico. In questa regione ci sono molti nemici esterni e interni, grazie alla sua posizione geografica, alle enormi ricchezze, ai mercati e ai centri strategici. Per questo motivo, prendere una posizione corretta in queste situazioni non \u00e8 per nulla facile.<\/p>\n<p>La debolezza delle forze patriottiche e progressiste le spinge a volte a fare scelte e alleanze dalle conseguenze incerte, a causa della confusione tra nemico e amico, pensando che questo le aiuter\u00e0 a superare la loro debolezza, senza rendersi conto che ogni forza interveniente, sia essa straniera o araba, ha i propri calcoli. Naturalmente, tutto questo non contraddice il principio di definire chiaramente i nemici e di fare una classificazione che ci permetta di individuare i principali per affrontarli per primi. Ma ci\u00f2 che deve essere garantito per il successo di questa missione \u00e8 l\u2019indipendenza della visione, del programma, della tattica e della strategia.<\/p>\n<p>Non affronteremo tutte le questioni relative a questo problema, perch\u00e9 sono numerose e varie e, in ultima analisi, sono responsabilit\u00e0 delle parti e delle organizzazioni interessate. Ma ci sono alcune questioni di carattere generale che riguardano tutti i paesi arabi. Tali questioni rientrano nell\u2019ambito internazionale. In breve, non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019imperialismo statunitense e il suo protetto sionista, insieme ai loro alleati occidentali, siano i principali nemici dei popoli arabi. Questo non ha bisogno di essere dimostrato.<\/p>\n<p><strong>Una presenza sempre meno discreta della Cina<\/strong><\/p>\n<p>Ma un partito rivoluzionario coerente non dovrebbe limitarsi a individuare i principali nemici, perch\u00e9 \u00e8 suo dovere avere una visione globale della situazione e della natura delle forze in conflitto nella regione. Analizzando la situazione internazionale, abbiamo dimostrato il ruolo egemonico imperialista della nascente potenza cinese e i metodi economici, finanziari e commerciali \u201cpacifici\u201d che utilizza per prendere il suo posto nella costellazione delle potenze imperialiste, con l\u2019ambizione di sottrarre il primo posto all\u2019imperialismo statunitense in un futuro non troppo lontano. Questi metodi, che attualmente si basano sull\u2019idea del \u201cdenaro e del commercio prima di tutto\u201d, sono fuorvianti e incoraggiano alcune forze politiche a considerare la Cina come un \u201camico\u201d e ad avanzare l\u2019idea che: \u201cl\u2019egemonia cinese (o russa) \u00e8 migliore di quella statunitense\u201d, come se si trattasse di preferire un\u2019egemonia all\u2019altra. A questo proposito, basta fare un esempio concreto per dimostrare l\u2019errore di questa posizione, l\u2019esempio del rapporto della Cina con l\u2019entit\u00e0 sionista.<\/p>\n<p>La posizione dei leader cinesi sulla questione palestinese non differisce da quella delle altre potenze imperialiste che prevedono la \u201csoluzione dei due Stati\u201d e fanno riferimento alla Conferenza di Oslo. \u00c8 quanto emerge dai \u201cquattro punti\u201d contenuti nel programma dell\u2019attuale presidente cinese Xi Jinping, che mira a \u201cgestire gli affari globali in modo pacifico e partecipativo\u201d. In poche parole, la Cina considera i paesi regionali, compresa la Palestina e il suo occupante sionista, solo come parte dell\u2019Iniziativa Belt and Road e dei benefici che pu\u00f2 trarne. Questo \u00e8 ci\u00f2 che si capisce chiaramente dall\u2019intervento dell\u2019ambasciatore cinese alle Nazioni Unite nel 2017, quando ha dichiarato: \u201cLa Cina considera la Palestina e Israele come partner importanti nella Belt and Road Initiative. \u00c8 pronta a lavorare all\u2019interno di questo concetto di sviluppo per la pace con l\u2019obiettivo di spingere la Palestina e Israele a impegnarsi in una cooperazione che porti benefici a entrambe le parti\u201d. Per comprendere la veridicit\u00e0 di queste osservazioni, \u00e8 sufficiente evidenziare lo sviluppo economico e commerciale tra la Cina e l\u2019&#8221;entit\u00e0 sionista&#8221; negli ultimi anni, a spese del popolo palestinese e della sua patria depredata.<\/p>\n<p>Dal 2020, la Cina \u00e8 diventata il pi\u00f9 grande esportatore di beni verso l\u2019\u201centit\u00e0 sionista\u201d. Il valore degli investimenti cinesi nell\u2019entit\u00e0 ammonta a 19 miliardi di dollari USA, suddivisi tra il settore delle tecnologie avanzate (High Tech) e i progetti infrastrutturali. Inoltre, la Cina ha investito nel porto di Haifa e nella rete tranviaria, in particolare nella \u201cLinea Rossa\u201d, che collegher\u00e0 gli insediamenti della pianura costiera palestinese occupata. Nello stesso contesto, nel 2014, la societ\u00e0 cinese Bright Food ha acquistato il 56\u2105 delle azioni della societ\u00e0 israeliana Tnuva, che le ha permesso di acquisire l\u2019azienda per due miliardi e mezzo di dollari americani <a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Sulla base di questi fatti, la Cina pu\u00f2 essere trattata solo come uno Stato imperialista egemonico e le contraddizioni tra essa e l\u2019imperialismo statunitense possono essere sfruttate solo tenendo conto di questa realt\u00e0.<\/p>\n<p>Va notato che, contrariamente alla crescente presenza cinese nel Levante arabo e nel Medio Oriente in generale, notiamo una persistente debolezza di questa presenza nei paesi del Nord Africa, sia a livello economico, finanziario o militare. La Cina \u00e8 la potenza mondiale pi\u00f9 assente dalla scena libica, nonostante le sue strette relazioni con l\u2019ex regime di Gheddafi. Per quanto riguarda il resto dei paesi, la sua presenza \u00e8 insignificante rispetto a quella dei tradizionali imperialismi europeo e statunitense con influenza economica, culturale e militare nella regione (la VI Flotta statunitense nel Mediterraneo e le forze AFRICOM con sede in Germania).<\/p>\n<p><strong>E l\u2019imperialismo russo?<\/strong><\/p>\n<p>Si noti anche l\u2019inizio dell\u2019emergere della Russia attraverso l\u2019accordo di partenariato strategico firmato all\u2019inizio di giugno 2023 tra Tebboune e Putin nel contesto della ricerca di alleanze da parte dell\u2019Algeria per proteggersi dalle vessazioni degli Stati Uniti d\u2019America e della Francia, allineati con il regime marocchino sulla questione del Sahara. Ricordiamo che l\u2019Algeria ha presentato tempo fa una richiesta di adesione ai \u201cBRICS\u201d, proprio mentre concludeva importanti accordi con l\u2019Italia per fornire ad essa e, attraverso di essa, all\u2019Europa maggiori quantit\u00e0 di gas naturale per compensare l\u2019interruzione delle forniture russe al Vecchio Continente.<\/p>\n<p>Quello che abbiamo detto della Cina pu\u00f2 essere detto della Russia di Putin, che alcune forze \u201cprogressiste\u201d applaudono perch\u00e9 si oppone all\u2019imperialismo statunitense, senza esaminare la natura di questa opposizione. La Russia \u00e8 intervenuta in Siria solo per difendere i propri interessi e ha cercato di coordinarsi con le altre potenze imperialiste, Stati Uniti in testa, per evitare \u201cconflitti di interessi\u201d. Le milizie della Wagner a un certo punto sono diventate un importante attore militare e politico nella Libia orientale e occidentale, accanto al resto delle potenze regionali e internazionali intervenute.<\/p>\n<p>Anche la Russia mantiene relazioni avanzate con l\u2019entit\u00e0 sionista, nonostante alcune tensioni sorte in questi rapporti a causa della guerra in Ucraina, durante la quale l\u2019entit\u00e0 sionista si \u00e8 astenuta dall\u2019allinearsi pubblicamente, chiaramente e completamente agli Stati Uniti e all\u2019Unione Europea per preservare i propri interessi con la Russia di Putin. Le principali aree di cooperazione russo-israeliana sono la ricerca spaziale, i trasporti, le tecnologie agricole e industriali, le tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione, il settore della lavorazione dei metalli, ecc.<\/p>\n<p><strong>Una visione chiara e una linea indipendente<\/strong><\/p>\n<p>Questi sono due esempi che interessano le relazioni internazionali. \u00c8 possibile citare altri esempi che riguardano le relazioni con potenze regionali come la Turchia, l\u2019Iran, i regimi arabi, ecc. Ci\u00f2 che dovrebbe guidare \u00e8 una visione indipendente basata su un\u2019analisi di classe concreta, sia essa la realt\u00e0 locale o quella regionale e internazionale. Chiunque abbia una visione di questo tipo non commetter\u00e0 errori, anche se i calcoli tattici e i rapporti di forza lo costringeranno a sfruttare alcune contraddizioni a proprio vantaggio. Ma in ogni caso, questi calcoli tattici non devono trasformarsi in una linea strategica.<\/p>\n<p>Quello che abbiamo detto sulle relazioni con le potenze internazionali e regionali pu\u00f2 essere detto anche sulle forze interne. La scena politica araba \u00e8 ricca di correnti. I movimenti di destra religiosa, in particolare, occupano un posto di rilievo. \u00c8 quindi indispensabile sviluppare una visione indipendente delle diverse forze e movimenti politici interni per determinare come affrontarli in base alle condizioni concrete di ciascun Paese. La situazione in Palestina non \u00e8 la stessa della Tunisia; quella in Libano o in Marocco non \u00e8 la stessa della Siria, dell\u2019Iraq o dell\u2019Egitto, ecc.<\/p>\n<p>Su questa base, il nostro partito \u00e8 chiamato a svolgere un ruolo pi\u00f9 attivo a livello arabo. Questa attivit\u00e0 deve comprendere tutti gli ambiti intellettuali, teorici, politici e pratici. Dall\u2019ultimo congresso, il nostro partito ha intrapreso numerose iniziative per comunicare con le forze di sinistra e progressiste maghrebine e arabe. Ha rilasciato numerose dichiarazioni sulla situazione nella regione con i seguenti partiti: la Via Democratica dei Lavoratori in Marocco, il Movimento \u201cPossiamo\u201d in Mauritania, il Partito Comunista Libanese, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina, il Partito di Unit\u00e0 Popolare della Giordania, il Partito Democratico del Popolo giordano, il Partito Comunista Sudanese, il Partito Popolare Palestinese, il Movimento Progressista del Kuwait, il Partito Pane e Libert\u00e0 egiziano, l\u2019Alleanza Popolare Socialista egiziana, il Partito Socialista dei Lavoratori algerino, il Forum Progressista del Bahrein, il Collettivo dei Difensori dei Diritti Umani Saharawi (CODESA).<\/p>\n<p>Una dichiarazione congiunta del Maghreb sull\u2019accordo di sicurezza\/militare tra il regime marocchino e il nemico sionista \u00e8 stata anche rilasciata con la firma delle forze tunisine di sinistra e nazionaliste. Siamo chiamati a sviluppare queste relazioni e di farle uscire dal cerchio della discussione, pubblicando dichiarazioni congiunte e organizzando incontri a distanza, fino al cerchio dell\u2019organizzazione del lavoro comune sul campo.<\/p>\n<p>I nostri partiti e le nostre organizzazioni sono chiamati a svilupparsi intellettualmente, teoricamente, politicamente, organizzativamente e sul campo. La difesa del marxismo-leninismo e la diffusione dei suoi principi \u00e8 una questione essenziale per disporre di una bussola e comprendere il nostro mondo contemporaneo. Per quanto riguarda il livello politico, i nostri partiti e le nostre organizzazioni devono tenere a mente la questione della rivoluzione e del potere come obiettivo da raggiungere, ed elaborare i piani necessari di conseguenza, e non accontentarsi del ruolo di opposizione \u201cordinaria\u201d, per non dire \u201criformista\u201d, che annega nella vita quotidiana e dimentica l\u2019obiettivo principale con il pretesto delle \u201ccircostanze difficili\u201d e dello \u201csquilibrio dei rapporti di forza\u201d. Prima di tutto deve esserci la volont\u00e0 di fare la rivoluzione e di prendere il potere. Quando c\u2019\u00e8 la volont\u00e0, si troveranno i mezzi, come diceva Lenin.<\/p>\n<p><em>Luglio 2023<\/em><\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Questo testo \u00e8 la II\u00aa parte del rapporto generale presentato dal compagno Hamma Hammami al VI Congresso del Partito dei Lavoratori, tenuto a Tunisi il 7, l\u20198 e il 9 luglio 2023. La I\u00aa e la III\u00aa parte hanno sviluppato l\u2019analisi del Comitato Centrale del partito sulla situazione internazionale e sulla situazione nel paese.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>Vedi l&#8217;articolo: \u201cChina and Palestine: From Guns to Belt and Road\u201d di Hamid Falih, pubblicato il 14 Giugno, 2023 on babelwad.com<\/p>\n<h3><a href=\"https:\/\/piattaformacomunista.com\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/La-regiine-araba-al-centro-dei-conflitti-interimperialisti.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>SCARICA E LEGGI IL DOCUMENTO IN PDF<\/strong><\/a><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo tradotto questo importante documento del partito fratello di Tunisia, apparso su \u201cUnit\u00e0 e Lotta\u201d, n. 47, organo della CIPOML. 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