{"id":11287,"date":"2024-10-06T10:38:43","date_gmt":"2024-10-06T08:38:43","guid":{"rendered":"http:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=11287"},"modified":"2024-10-08T14:46:21","modified_gmt":"2024-10-08T12:46:21","slug":"la-cricca-revisionista-sovietica-avanza-a-passi-rapidi-sulla-via-della-restaurazione-del-capitalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/la-cricca-revisionista-sovietica-avanza-a-passi-rapidi-sulla-via-della-restaurazione-del-capitalismo\/","title":{"rendered":"La cricca revisionista sovietica avanza a passi rapidi sulla via della restaurazione del capitalismo"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Scannerizzazione dell\u2019opuscolo diffuso dalla casa editrice \u00abNAIM FRASH\u00cbRI\u00bb TIRANA, 1967<\/p>\n<p>EDIZIONE DIGITALE A CURA DI PIATTAFORMA COMUNISTA &#8211; PER IL PARTITO COMUNISTA<br \/>\nDEL PROLETARIATO D&#8217;ITALIA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LA CRICCA REVISIONISTA SOVIETICA AVANZA A PASSI RAPIDI SULLA VIA DELLA RESTAURAZIONE DEL CAPITALISMO\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>In questi ultimi tempi il revisionismo kruscioviano, con la cosiddetta \u00abnuova riforma economica\u00bb in via d&#8217;attuazione nell&#8217;Unione Sovietica, sta creando le condizioni necessarie per uno sviluppo pi\u00f9 affrettato delle tendenze capitalistiche nell&#8217;economia sovietica, procedendo pi\u00f9 rapidamente verso la restaurazione del capitalismo. La truccatura della sostanza di questa \u00abriforma\u00bb si fa per mezzo di una demagogia sfrenata sul \u00abbenessere dei lavoratori\u00bb, inveendo e imprecando contro la \u00abvolontariet\u00e0\u00bb, la sottovalutazione dei dati della scienza ed il \u00absoggettivismo\u00bb del loro predecessore e maestro, il clown Krusciov, ma nello stesso tempo procedendo pi\u00f9 rapidamente sulle sue orme. Gli odierni revisionisti che hanno usurpato la direzione del partito e dello Stato Sovietico, in luogo della \u00abgrande chimica\u00bb e delle numerose \u00abriorganizzazioni\u00bb del loro predecessore, hanno proclamato \u00absalvatori\u00bb dai mali che intaccano la societ\u00e0 sovietica la \u00abnuova riforma\u00bb e lo stimolo materiale. Ma il capitalismo non pu\u00f2 essere restaurato facilmente, per quanto forte ne sia il desiderio dei revisionisti moderni, se manca l&#8217;aiuto e l&#8217;appoggio del capitalismo internazionale. Ed i monopoli dei paesi capitalistici maggiormente sviluppati, che salutano ed acclamano i revisionisti sovietici ad ogni passo di questi, si dimostrano solleciti a soddisfare le loro richieste, con dollari, sterline e lire. Tutto questo grava sulle spalle del popolo sovietico. Sebbene la demagogia revisionista strombazzi i \u00absuccessi\u00bb della nuova riforma, proclamando \u00abdogmatico\u00bb ogni sovietico che s&#8217;azzardi ad esprimere la bench\u00e9 minima opposizione contro la nuova riforma, \u00e8 inutile negare la luce del sole. I numerosi fatti quotidiani attestano lo sviluppo sempre pi\u00f9 rapido delle tendenze capitalistiche nell&#8217;economia sovietica.<\/p>\n<p>La nuova riforma economica che si sta attuando in una situazione febbrile ha proclamato quale principio direttivo nell&#8217;economia sovietica la realizzazione del profitto. Ci\u00f2 necessariamente apre le porte all&#8217;azione delle leggi oggettive economiche del capitalismo, alla concorrenza, al giuoco libero dei prezzi, ecc. Inoltre, facendo dipendere lo stimolo materiale dei lavoratori dai profitti realizzati dalle imprese, la nuova riforma mira a potenziare e far crescere il nuovo ceto privilegiato, quale sostegno principale del revisionismo in genere.<\/p>\n<p>Ma la nuova riforma non d\u00e0 i risultati sperati, bench\u00e9 i revisionisti cerchino di abbellirli. Infatti, il bollettino statistico che i revisionisti hanno iniziato a pubblicare sulla realizzazione del piano dei profitti ottenuti dalle imprese industriali di 22 ministeri, indica che per il primo semestre del 1966 tale piano \u00e8 stato realizzato dalle imprese di 12 ministeri soli, e per il periodo gennaio-novembre del medesimo fu realizzato dalle imprese di appena 4 ministeri. Come spiegare questa caduta in un momento quando gli autori della riforma attendevano un notevole rialzo? Nella stessa stampa sovietica di tanto in tanto s&#8217;incontrano notizie da cui \u00e8 facile desumere che anche i risultati del primo semestre sono fittizi. Dato che l&#8217;ammontare del pagamento per i fondi di produzione, secondo la riforma, dipende dal loro valore, naturalmente le imprese hanno provveduto a vendere e liquidare gli stocks eccedenti, eliminandoli con un tratto di penna dai loro bilanci. Cos\u00ec, ad esempio, nella fabbrica di tessuti leggeri di Kupavin, nel primo semestre, calarono il valore degli attrezzamenti e dei materiali per 3.1 milioni di rubli, di cui 1.8 milioni rappresentano il valore delle materie prime e materiali vari venduti a terzi. Recentemente l&#8217;agenzia TASS informava: \u00abUno dei problemi cardinali della riforma \u00e8 ora l&#8217;introduzione, nell&#8217; industria pesante, dei prezzi di vendita all&#8217;ingrosso. L&#8217;indice generale di questi prezzi crescer\u00e0 del 12 per cento circa. Come fu messo in risalto alla conferenza stampa, i nuovi prezzi determineranno un rialzo del rendimento delle officine e delle fabbriche. Per ora la fabbricazione di circa 20 per cento degli articoli industriali \u00e8 in perdita.\u00bb Quindi, non l&#8217;aumento del buon rendimento della produzione, ma gli artefici commerciali e l&#8217;aumento dei prezzi migliorano la situazione finanziaria ed incrementano il buon rendimento nelle imprese. \u00c8 ovvio che tali risultati sono fittizi. Nel complesso industriale dei tessili di Pavlo-Posadeski l&#8217;anno passato, invece di tessuti di prezzo modico hanno cominciato a produrre tessuti di lana per costumi ed altri assortimenti a prezzi elevati, incrementando i profitti a spese degli strati meno abbienti e a vantaggio del ceto privilegiato che gode di stipendi elevati. La tendenza anarchica a modificare la nomenclatura della produzione, partendo soltanto dal proposito di assicurare un profitto pi\u00f9 elevato, ci\u00f2 che \u00e8 una caratteristica propria del capitalismo, \u00e8 stata osservata in tutta l&#8217;industria leggera dell&#8217;Unione Sovietica. Da parte sua, ci\u00f2 crea automaticamente sia l&#8217;anarchia nel rifornimento del mercato con articoli di necessit\u00e0, sia lo sfruttamento irrazionale delle risorse materiali del paese. Cos\u00ec, la \u00abEconomiceskaia Gazeta\u00bb, agli inizi di quest&#8217;anno, dopo d&#8217;aver messo in rilievo la penuria delle materie prime agricole per l&#8217;industria leggera dell&#8217;Unione Sovietica, dice che \u00ab\u00e8 indispensabile che il cotone di qualit\u00e0 scadente venga lavorato dall&#8217;industria per sopperire a una parte del deficit di materia prima\u00bb. Ma le imprese rifiutano questo cotone, perch\u00e9 vogliono produrre soltanto tessuti pregiati, di quegli assortimenti che procurano profitti elevati.<\/p>\n<p>Da questi primi indizi emerge che la nuova riforma economica, procedendo verso la decentralizzazione della gestione, lascia libera la via all&#8217;anarchia nella produzione e al profitto massimale, in contrasto con gli interessi delle larghe masse dei lavoratori, Questa \u00e8 la strada pi\u00f9 sicura che conduce al capitalismo.<\/p>\n<p>Per camuffare tutto ci\u00f2, i revisionisti moderni sovietici si sono visti costretti a far un uso smoderato dello stimolo materiale, che \u00e8 la forma pi\u00f9 raffinata e pi\u00f9 progredita del \u00absocialismo kruscioviano del gulasch\u00bb. Ma che cosa dicono i fatti a proposito dello stimolo materiale? In base alla nuova riforma, nelle aziende sovietiche vengono creati il fondo dello stimolo materiale, il fondo per i provvedimenti sociali e culturali e per la costruzione di abitazioni e il fondo per lo sviluppo della produzione. Ma chi ha profittato di tali fondi? In 49 imprese dell&#8217;industria leggera che hanno lavorato durante il periodo di nove mesi dal gennaio al settembre dello scorso anno secondo la nuova riforma, dal fondo dello stimolo materiale furono accordati 2.104.000 rubli come ricompense agli impiegati ed al personale tecnico, e soltanto 184.000 rubli a tutti gli operai. Se si tiene presente il rapporto tra il numero del personale tecnico amministrativo e il numero degli operai, salta agli occhi che i nuovi burocrati sovietici si son presi la parte del leone, mentre gli operai hanno dovuto accontentarsi delle briciole. Si pu\u00f2 immaginare come andranno le cose nel futuro se si considera che secondo le previsioni dei piani revisionisti questo fondo verr\u00e0 accresciuto di molto. Gli operai non hanno approfittato neppure degli altri fondi creati nelle imprese per opere sociali e culturali e per la costruzione di abitazioni. \u00c8 molto significativo il fatto che gli altri due fondi per le imprese di cui sopra sono stati realizzati nella misura di soli 30 e 33 per cento rispettivamente, mentre il fondo dello stimolo materiale \u00e8 stato realizzato in pieno ed anche superato. Tale tendenza dei burocrati favoriti dai revisionisti, di trarre profitto quanto pi\u00f9 possibile dal sudore e dalla fatica degli operai e dei contadini sovietici, sta assumendo proporzioni sempre pi\u00f9 grandi. Cos\u00ec, nell&#8217; officina metallurgica \u00abA.N. Kuzmin\u00bb di Novosibirsk, in un reparto di laminazione, \u00e8 stato creato un sistema di ricompense, secondo cui per ogni 1 per cento di miglioramento di qualit\u00e0, l&#8217;officina ha 340 rubli di guadagno, mentre agli impiegati ed al personale tecnico spettano 1.200 rubli di ricompense. Questo \u00e8 uno dei numerosi casi di defraudamento della propriet\u00e0 del popolo, che si stanno diffondendo estesamente nella vita sovietica.<\/p>\n<p>Questa situazione non pu\u00f2 non indignare gli operai sovietici quando leggono nell&#8217;ultimo numero del \u00abKommunist\u00bb del 1966 che gli ideologi revisionisti chiedono che \u00absi vada oltre\u00bb in tale direzione. \u00abAndare oltre\u00bb, \u2013 scrive la rivista, \u2013 significa sormontare l&#8217;egualitarismo nella valutazione del lavoro e nello stimolo materiale\u2026\u00bb Ma in questo stesso passo la rivista revisionista \u00e8 costretta ad ammettere che \u00abl&#8217;operaio ha sentito poco i vantaggi del nuovo sistema\u00bb. Ed ecco un risultato concreto di questa situazione. Dall&#8217;officina \u00abRossielmash, che produce macchine agricole, nel novembre scorso si sono allontanati dal lavoro 1000 operai. Che cosa li determin\u00f2 ad agire in tal modo? La rivista \u00abKommunist\u00bb stessa deve ammettere che il motivo sta nell&#8217;\u00abalta intensit\u00e0 del lavoro\u00bb, nelle \u00abcattive condizioni d&#8217;alloggio\u00bb e nello \u00abscarso stimolo materiale\u00bb. Tradotto in parole semplici ma chiare, ci\u00f2 significa: \u00absfruttamento in forme capitalistiche per accrescere il profitto\u00bb, \u00abindifferenza verso la vita degli operai\u00bb e \u00abretribuzione inadeguata del lavoro\u00bb.<\/p>\n<p>Ma i revisionisti non si lasciano impensierire da questa situazione che si sta creando nelle imprese industriali, essi hanno la preoccupazione dell&#8217;incremento e ampliamento dello stimolo materiale. I burocrati degli organi del potere statale e dei dicasteri propongono nel primo numero di quest&#8217;anno del periodico \u00abEconomiceskaia gazeta\u00bb che anche le direzioni dei distretti, delle citt\u00e0 e delle regioni per l&#8217;industria locale, e le direzioni centrali dei dicasteri, si organizzino su piede di rendimento commerciale. Ci\u00f2 implica che anche i dirigenti e gl&#8217;impiegati di tali direzioni profittino dello stimolo materiale alle spese degli operai dell&#8217;industria.<\/p>\n<p>Ma di queste laute ricompense ed elevati stipendi non profittano indistintamente tutti i quadri d&#8217;ingegneri e di tecnici. Al direttore dell&#8217;impresa sono conferiti pieni poteri per agire a suo beneplacito. Ci\u00f2 non pu\u00f2 non irritare i lavoratori sovietici. L&#8217;operaio M. Suroshnikov del pastificio di Borisovsk scrive: \u00abNella nostra fabbrica il direttore S. K. Antonievitch ha deciso di persona l&#8217;aumento del salario di alcuni compagni, i quali n\u00e9 lo meritavano n\u00e9 compiono un lavoro che sia in rapporto diretto con la produzione. .. Vi prego di rispondermi: prima di decidere una cosa del genere, il direttore deve o no consultarsi col comitato del partito e col comitato sindacale della fabbrica?\u00bb Gli risponde la \u00abEconomiceskaia Gazeta\u00bb (Nr. 33, anno 1966, p. 30): \u00abL&#8217;impresa la dirige il direttore\u2026 Il regolamento sulle imprese non contempla per casi di questo genere una consultazione con le organizzazioni sociali\u00bb. Il direttore dell&#8217;impresa sovietica si disinteressa, dunque, completamente del parere degli altri nel collettivo. Un siffatto direttore, che abbia la potest\u00e0 di stabilire a suo beneplacito i salari e le ricompense dei lavoratori, \u00e8 ovvio che abbia attorno gente servile. Il direttore ha la facolt\u00e0 di nominare e di licenziare chiunque voglia. Insomma, o servire il direttore come il proprio padrone, oppure restare sul lastrico. Nessuna differenza rispetto ai rapporti che intercorrono tra i lavoratori ed il direttore di una impresa capitalistica!<\/p>\n<p>La resistenza che ha incontrato nel paese la nuova riforma economica non ha consentito per il momento ai revisionisti di aprire la strada anche al giuoco libero dei prezzi per trasformare l&#8217;impresa sovietica completamente in un&#8217;impresa che abbia tutte le caratteristiche di un&#8217;impresa capitalistica. Ma essi si stanno preparando anche a questo. Il Presidente del Comitato statale dei prezzi dell&#8217;Unione Sovietica V. Sitnin, il 30 settembre 1966, scriveva sul \u00abKommunist\u00bb: \u00abNoi riteniamo che in avvenire bisogner\u00e0 applicare pi\u00f9 largamente la pratica della fissazione dei prezzi da parte delle imprese stesse, in base a norme di calcolo stabilite\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 precisamente la resistenza interna alla riforma revisionista, la paura di proclamare pubblicamente i veri scopi, la paura che si ha del popolo sovietico, che costringe gli ideologi revisionisti, i Liberman e consorti, ad esprimersi contro la teoria borghese della convergenza, la quale interpreta la nuova riforma economica dell&#8217;Unione Sovietica come un ravvicinamento col capitalismo, come una svolta verso il capitalismo. Liberman, nella \u00abLiteraturnaia gazeta\u00bb, replica con nervosismo: \u00abIn fin dei conti, la convergenza \u00e8 un ravvicinamento e noi siamo in favore d\u00ed un ravvicinamento, ma di quale ravvicinamento, su quali basi?&#8230; Noi siamo in favore di un ravvicinamento, nel corso del quale i paesi capitalistici perverranno al socialismo\u00bb.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il primo \u00abargomento\u00bb dei revisionisti sovietici per provare che essi non vanno verso il capitalismo. Ecco il secondo \u00abargomento\u00bb: \u00abNeppure un rublo del profitto socialista va speso nel consumo improduttivo. Da noi non ci sono classi che possano appropriarsi il profitto per interessi personali\u00bb, (Ibid.: \u00abLiteraturnaia gazeta\u00bb, 5 marzo 1966). Ma Liberman deve prestar fede almeno alle parole dette da lui stesso, e cio\u00e8 che i capitalisti \u00abdistribuiscono e ridistribuiscono il profitto tra di loro, indipendentemente dal costume indossato: se dell&#8217;azionista, del banchiere, del direttore del gran consorzio, dell&#8217; affarista, del commissionario, dello speculatore, ecc. ecc.\u00bb. La differenza tra la paga dell&#8217;operaio e quella del direttore di una grande impresa sovietica sta aumentando in modo talmente rapido che presto sar\u00e0 difficile di distinguerla da quella di un&#8217;impresa capitalistica. Ma a nessuno passa per la mente di considerare il direttore di un consorzio capitalistico un lavoratore sfruttato dal capitalismo soltanto per il fatto che egli ha uno stipendio fisso. Ci\u00f2 che importa \u00e8 l&#8217;entit\u00e0 di tale stipendio, quanto di pi\u00f9 prende dalla societ\u00e0 rispetto a quel che le d\u00e0 effettivamente. \u00c8 cosa nota che la semplice cooperazione capitalistica \u00e8 nata da artigiani individuali, quando quelli pi\u00f9 ricchi assoggettarono i poveri e li costrinsero a lavorare, come dice Marx, \u00absotto lo stesso tetto\u00bb. Quindi il proprietario di quest&#8217;opificio di cooperazione capitalistica semplice, compiendo le funzioni di controllo e di gestione della produzione, divent\u00f2 il rappresentante del ceto dei dirigenti che cominci\u00f2 a sfruttare il ceto degli artigiani. Dal primo nacque la borghesia, dal secondo il proletariato. Perci\u00f2 quello che oggi esiste solo come ceto privilegiato nell&#8217;Unione Sovietica, sta creando da s\u00e9 tutte le condizioni necessarie, servendosi anche del potere usurpato dai revisionisti, per crescere, per arricchirsi e potenziarsi come classe sfruttatrice. In quest&#8217;amara realt\u00e0 per il popolo sovietico, un certo V. Kadulin scrive nella rivista \u00abKommunist\u00bb, con smodato spirito demagogico, che la \u00abriforma \u00e8 una scoperta nuova che deve fare la nostra scienza economica\u00bb. Ma in che consiste questa scoperta nuova se proprio il profitto e lo stimolo materiale sono i soli \u00abmotori\u00bb che debbono trascinare la \u00abriforma nuova\u00bb? Per quel che concerne il profitto, non ci vediamo nulla di nuovo: la ricerca del massimo profitto \u00e8 legge cardinale dello sviluppo capitalistico, copiata ora fedelmente dai revisionisti kruscioviani. Essa \u00e8 tanto \u00abnuova\u00bb quanto il capitalismo stesso. Per quel che concerne la sopravvalutazione e I&#8217;assolutizzazione dello stimolo materiale, anche qui non c&#8217;\u00e8 nulla di nuovo, della cui \u00abscoperta\u00bb i revisionisti possano vantarsi. \u00c8 soltanto una variante accuratamente camuffata della teoria borghese dello stimolo degli imprenditori, combinata con I&#8217; \u00abinteresse\u00bb di tutti i lavoratori all&#8217;incremento del profitto capitalistico. Il \u00abFordismo\u00bb ed il \u00abfraternalismo della FIAT\u00bb sono esempi classici ai quali s&#8217;ispirano i revisionisti kruscioviani.<\/p>\n<p>La degenerazione dell&#8217; organizzazione economica nell&#8217;Unione Sovietica verso il capitalismo procede a balzi cos\u00ec rapidi che un certo N. S. Lagutin, nel suo opuscolo \u00abPer il benessere del popolo\u00bb, pubblicato a Mosca nel 1966, scrive: \u00abOgni produzione sociale in genere ha come caratteristica interna uno scopo oggettivo, la soddisfazione dei bisogni degli uomini per mezzo della produzione degli articoli indispensabili di consumo.\u00bb Quindi, secondo questo demagogo, a questo scopo andrebbe soggetta anche la produzione capitalistica. Questa \u00e8 una tesi che \u00e8 ripetuta e appoggiata con fervore da tutti gli ideologi borghesi.<\/p>\n<p>Nel campo dell&#8217; agricoltura queste vedute ed azioni dell&#8217;economismo kruscioviano hanno condotto all&#8217;incoraggiamento ed allo sviluppo multilaterali del settore privato, il quale, nel 1965, lavorando soltanto il 3 per cento della terra, ha dato il 17 per cento della produzione agricola generale, mentre per alcuni importanti prodotti agricoli ha dato molto di pi\u00f9, come, per esempio, il 60 per cento della produzione della patata, il 42 per cento della frutta, della carne e del latte, il 73 per cento delle uova, ecc.<\/p>\n<p>Appezzamenti privati vengono concessi non soltanto a contadini, ma anche ad impiegati nelle zone periferiche delle citt\u00e0, e l\u00ec essi costruiscono ville e coltivano frutta e ortaggi che poi smerciano sul mercato privato. Procedendo su questa via, si finisce col rallentare sempre pi\u00f9 i legami con l&#8217;agricoltura collettivizzata. Un contadino della Georgia che risiede un centinaio di chilometri da Tbilis, dice che ha un appezzamento personale di mezzo ettaro. Egli poteva ottenere un appezzamento anche maggiore, ma non avrebbe potuto accudire ai lavori. Dall&#8217;appezzamento di cui dispone trae i cinque sesti delle sue entrate.<\/p>\n<p>Una situazione simile ha necessariamente dato sviluppo al mercato nero. Molti fatti lo confermano. Nei mercati di prodotti agricoli a Mosca e Tbilis, ad esempio, si vedono ogni giorno molti autocarri e vetture adibite al trasporto di frutta ed ortaggi che i trafficanti acquistano dai contadini e rivendono a prezzi molto pi\u00f9 elevati in citt\u00e0, prodotti questi che il settore statale non fornisce regolarmente. Di automezzi per i trafficanti ce n&#8217;\u00e8 a sufficienza, proprio quando un tale S. Timofejev si lamenta nel numero 37 della \u00abEconomiceskaia gazeta\u00bb dell&#8217;anno scorso che \u00abper difetto di automezzi noi siamo ora in grado di servire soltanto il 15-20 per cento della popolazione\u00bb.<\/p>\n<p>Sul mercato nero delle citt\u00e0 sovietiche sono ora diventati \u00abmerce corrente\u00bb anche articoli di lusso, vestiari importati, che sono smerciati al doppio del prezzo praticato dal settore statale.<\/p>\n<p>La grande indifferenza verso il lavoro e la propriet\u00e0 collettiva, lo sviluppo della tendenza ad arricchirsi a spese delle masse, il notevole aumento del numero dei trafficanti e dei commercianti privati del mercato nero, la vita licenziosa e la degenerazione \u00abvantaggiosa\u00bb, \u2013 ecco gli effetti dell&#8217;appoggio dato all&#8217;\u00abiniziativa privata\u00bb e allo \u00abstimolo materiale\u00bb, che la nuova direzione sovietica promuove pi\u00f9 rapidamente del suo predecessore e maestro Krusciov. Tutte queste sono vie sicure per la restaurazione del capitalismo, per la completa liquidazione delle conquiste del popolo sovietico conseguite a costo di sangue e fatiche durante un mezzo secolo.<\/p>\n<p>Questa realt\u00e0 l&#8217;imperialismo internazionale l&#8217;ha compresa e la sostiene non senza motivi. Ci\u00f2 \u00e8 confermato dai recenti accordi conclusi dai revisionisti sovietici coi maggiori monopoli dei paesi capitalistici sviluppati. I monopoli americani, inglesi, giapponesi, francesi, italiani, ecc. si dimostrano molto solleciti ad investire i loro capitali nell&#8217;economia sovietica. Cos\u00ec, ad esempio, i revisionisti kruscioviani hanno cominciato a concludere molti accordi, specie per lo sfruttamento della Siberia. Trattando di ci\u00f2, lo scorso anno l&#8217;agenzia TASS informava: \u00ab&#8230;pi\u00f9 importante&#8230; sarebbe, senza dubbio, la discussione delle possibilit\u00e0 della partecipazione del Giappone all&#8217;esplorazione della Siberia, particolarmente la collaborazione nell&#8217;industria del gas, del petrolio e della lavorazione del legno\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;Il Giappone ha interesse d&#8217;importare dalla Siberia anche altre materie prime di cui ha bisogno\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;la Siberia \u00e8 un mercato vasto per lo smercio dei macchinari giapponesi\u00bb.<\/p>\n<p>Nella riunione comune dei comitati sovieto-nipponico e nippo-sovietico, il rappresentante sovietico Nesterov, parlando ai rappresentanti della stampa, disse con entusiasmo: \u00abNon v&#8217;\u00e8 ostacolo di sorta sulla via verso i rapporti di buona vicinanza tra i due paesi\u00bb. Questa fu la risposta del rappresentante sovietico per l&#8217;aiuto ricevuto dai rappresentanti delle maggiori ditte giapponesi.<\/p>\n<p>Questo stesso spirito infonde anche i rapporti dei revisionisti sovietici coi capitalisti italiani. Oramai sono di dominio pubblico i rapporti che essi hanno con la FIAT. A questo proposito, sempre l&#8217;agenzia TASS ha reso noto: \u00abLa societ\u00e0 italiana FIAT ha concluso qui (a Mosca) la pi\u00f9 grande operazione commerciale della sua esistenza\u2026\u00bb \u00c8 da notare che quest&#8217;operazione si eseguir\u00e0 coi crediti che accorder\u00e0 l&#8217;istituto statale italiano IMI alla Banca per il commercio estero dell&#8217;URSS. In tal modo lo stato capitalistico ed i pi\u00f9 grandi imperialisti d&#8217;Italia \u00abdaranno una mano\u00bb all&#8217;edificazione del comunismo nell&#8217;URSS. In realt\u00e0, gli imperialisti italiani intendono servirsi dell&#8217;economia sovietica come d&#8217;una base per importare materie prime e per esportare i loro prodotti industriali, Questa \u00e8 la solita politica dei paesi capitalistici sviluppati nei confronti degli altri paesi da cui sperano trarre grossi utili. Esprimendo il proprio disappunto per un tale trattamento forzato, il corrispondente del giornale \u00abIzvestia\u00bb Kolosov scriveva da Milano il 4 marzo 1966: \u00abSembra che il volume del commercio italo-sovietico possa crescere ancor di pi\u00f9 se gli uomini d&#8217;affari italiani rivolgessero la loro attenzione, oltre che all&#8217;importazione di materie prime dall&#8217;URSS, anche su questo punto\u00bb. Con ci\u00f2 egli alludeva alla vendita all&#8217;Italia di grandi macchinari sovietici per l&#8217;industria mineraria ed energetica, per i quali pare che gli uomini d&#8217;affari italiani non abbiano prestato attenzione alcuna.<\/p>\n<p>Sono molto significative anche alcune dichiarazioni sui rapporti economici tra i revisionisti sovietici ed i capitalisti francesi.<\/p>\n<p>Il ministro francese dell&#8217;economia e delle finanze Debr\u00e9 ha dichiarato: \u00abL\u2019Unione Sovietica e la Francia debbono cercare tutte le possibilit\u00e0 che hanno di aiutarsi reciprocamente per promuovere l&#8217;economia, la scienza e la tecnica.\u00bb Ed il vice presidente del Consiglio dei ministri dell&#8217;URSS N. Bajbakov, dopo d&#8217;aver preso in buona parte il modo come veniva posta la questione dal ministro francese, \u00abscopr\u00ec le possibilit\u00e0\u00bb dell&#8217;Unione Sovietica, dichiarando: \u00abLa Francia potrebbe partecipare allo sviluppo di alcuni rami dell&#8217;economia dell&#8217;Unione Sovietica, per esempio all&#8217;estrazione di minerali utili e alla creazione d&#8217;imprese per la loro lavorazione\u00bb. Si vede che Bajbakov ha squadernato gli scartafacci del regime zarista e precisamente l\u00ec ha \u00abscoperto\u00bb le possibilit\u00e0 dei monopoli francesi, i quali nella Russia zarista tenevano il primo posto tra i monopoli stranieri nello sfruttamento dell&#8217;industria mineraria della Russia. (K.A. Petrosjan, Sovietski metod industrialisatsii. Gospolitizdat, 1951, pag. 159). Di fronte a questa sollecitudine degli odierni dirigenti sovietici ad aprire le porte del l&#8217;economia sovietica al flusso di capitali stranieri, come nota il quotidiano francese \u00abNation\u00bb del 20 novembre, \u00abil numero delle imprese francesi che s&#8217;interessano allo sviluppo dei rapporti economici, tecnici e scientifici con l&#8217;Unione Sovietica, aumenta vieppi\u00f9 senza sosta\u00bb.<\/p>\n<p>Lo stesso avviene anche con le ditte britanniche, le quali pure cercano di servirsi dell&#8217;Unione Sovietica come d&#8217;una fonte di materie prime e d&#8217;un mercato per i prodotti britannici. Questo l&#8217;ha espresso chiaramente il primo ministro Wilson in persona in un pranzo offerto a Londra dalla Camera di commercio russo-britannica, di cui sono membri 650 ditte britanniche. Wilson ha sottolineato che attualmente nel commercio tra i due paesi sono stati tolti ostacoli artificiali quale il divieto di vendita dei cosiddetti \u00abarticoli strategici\u00bb. Ma egli ha espresso la speranza che venga incrementata l&#8217;esportazione nell&#8217;URSS di articoli britannici, ci\u00f2 che costituirebbe una delle vie pi\u00f9 importanti per l&#8217;ulteriore estensione dei rapporti commerciali.<\/p>\n<p>Di fronte a quest\u2019assalto delle ditte capitalistiche dei loro partner pi\u00f9 deboli nell&#8217;economia dell&#8217;Unione Sovietica ha destato la viva preoccupazione degli Stati Uniti d&#8217;America. Il 12 ottobre 1966 il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti fece noto che il governo americano aveva deciso di togliere il divieto d&#8217;esportazione di circa 400 articoli cosiddetti \u00abnon strategici\u00bb per I&#8217;Unione Sovietica ed i paesi dell&#8217;Europa Orientale, considerando questo provvedimento un nuovo passo del governo americano mirante a creare le condizioni necessarie I\u2019\u00abevoluzione pacifica\u00bb di quei paesi. Infervorati dalla nuova \u00abofferta\u00bb, i revisionisti sovietici fecero per pubblicare al principio di quest&#8217;anno due pagine di annunci pubblicitari sul \u00abNew York Times\u00bb, cosa per cui gli uomini d\u2019affari americani espressero la loro soddisfazione, dato che ci\u00f2 era in armonia con l&#8217;estensione del commercio tra Oriente ed Occidente proclamata da Johnson il 7 ottobre dello scorso anno.<\/p>\n<p>L&#8217;assoggettamento dell&#8217;economia sovietica ai capitali stranieri \u00e8 una delle vie principali che conducono alla degenerazione capitalistica dell&#8217;Unione Sovietica. La politica \u00e8 l&#8217;espressione concentrata dell&#8217;economia, ha detto il grande Lenin. Ormai i revisionisti sovietici non nascondono che lo sviluppo del commercio coi paesi capitalistici \u00e8 \u00abuna buona base di ravvicinamnento anche sul terreno politico\u00bb. (\u00abPravda\u00bb, 1 dicembre 1966).<\/p>\n<p>Questa via di tradimento ha creato nell&#8217;interno dell&#8217;Unione Sovietica una non scarsa resistenza, che ha costretto i revisionisti a procedere pi\u00f9 lentamente. L&#8217;ha dovuto ammettere anche E. Liberman, uno dei protagonisti pi\u00f9 ardenti della nuova riforma revisionista, il quale in un abboccamento coi suoi colleghi revisionisti moderni italiani, ha detto testualmente: \u00abNon si tratta tanto del gruppo di persone&#8230; che stanno al fianco del partito e conducono una specie di battaglia contro la riforma\u00bb, ma \u00abnon si possono fare le cose tutto d&#8217;una volta, perch\u00e9 la riforma fin dall&#8217;inizio ha cagionato malcontento\u00bb.<\/p>\n<p>Esprimendo tale situazione, l&#8217;operaio di una fabbrica di costruzione di macchine nell&#8217;Ucraina, il compagno Iv., scrive: \u00abIo sento quella apprensione e quella mancanza di sicurezza nel lavoro, che, come mi narrava mio padre metallurgo, sentiva anche lui al tempo dello zarismo. Fino a quando sopporteremo ci\u00f2?\u00bb domanda con indignazione I&#8217;operaio sovietico al termine della lettera.<\/p>\n<p>I numerosi casi d&#8217;allontanamento di operai dal lavoro, che in alcuni distretti hanno assunto la forma di sciopero e di protesta, hanno determinato i revisionisti e la loro \u00abPravda\u00bb ad iniziare una campagna \u00abper il rafforzamento della disciplina nel lavoro\u00bb, ci\u00f2 che in verit\u00e0 significa un nuovo assalto dei revisionisti per vincere la resistenza che oppongono gli operai per difendere i propri interessi.<\/p>\n<p>Tradendo gli interessi del popolo sovietico e del proletariato internazionale, i revisionisti sovietici non possono pi\u00f9 fermarsi dinanzi a nessun impedimento nel loro cammino verso la degenerazione morale, politica ed economica dello Stato Sovietico, verso la restaurazione del capitalismo.\u00a0<em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>(Articolo pubblicato sul quotidiano\u00a0\u00a0<\/em><em>\u00abZ\u00ebri i popullit\u00bb dell&#8217; 11 Marzo 1967)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><a href=\"https:\/\/piattaformacomunista.com\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/LA-CRICCA-REVISIONISTA-SOVIETICA-AVANZA-A-PASSI-RAPIDI-SULLA-VIA-DELLA-RESTAURAZIONE-DEL-CAPITALISMO.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scarica e leggi l&#8217;opuscolo in pdf<\/a><\/h3>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Scannerizzazione dell\u2019opuscolo diffuso dalla casa editrice \u00abNAIM FRASH\u00cbRI\u00bb TIRANA, 1967 EDIZIONE DIGITALE A CURA DI PIATTAFORMA COMUNISTA &#8211; PER IL [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":11292,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[99,98],"tags":[108],"class_list":["post-11287","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-memoria-storica","category-testi-m-l","tag-home"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11287","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11287"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11287\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11293,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11287\/revisions\/11293"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11292"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11287"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11287"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11287"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}