{"id":12494,"date":"2025-08-10T10:00:34","date_gmt":"2025-08-10T08:00:34","guid":{"rendered":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=12494"},"modified":"2025-08-08T19:46:25","modified_gmt":"2025-08-08T17:46:25","slug":"a-110-anni-dallentrata-dellitalia-nella-prima-guerra-mondiale-imperialista-lezioni-e-considerazioni-per-loggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/a-110-anni-dallentrata-dellitalia-nella-prima-guerra-mondiale-imperialista-lezioni-e-considerazioni-per-loggi\/","title":{"rendered":"A 110 anni dall\u2019entrata dell\u2019Italia\u00a0nella Prima Guerra mondiale imperialista:\u00a0lezioni e considerazioni per l\u2019oggi"},"content":{"rendered":"<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente documento, ringraziando i compagni che lo hanno redatto. <\/em><em>Opcp<\/em><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>A 110 anni dall\u2019entrata dell\u2019Italia\u00a0<\/strong><strong>nella Prima Guerra mondiale imperialista:\u00a0<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>lezioni e considerazioni per l\u2019oggi<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: right;\">\u201c<em>Per eliminare l\u2019inevitabilit\u00e0 delle guerre, \u00e8 necessario distruggere l\u2019imperialismo\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Stalin)<\/p>\n<p>Centodieci anni fa, il 24 maggio 1915, l\u2019Italia (un paese imperialista \u201cstraccione\u201d, come lo defin\u00ec Lenin) entr\u00f2 nella Prima Guerra mondiale a fianco delle potenze della Triplice Intesa (il Regno Unito, la Francia e la Russia zarista), contro l\u2019Impero austro-ungarico e la Germania.<\/p>\n<p>Con venti parole \u2013 \u00ab<em>Sua Maest\u00e0 il Re dichiara che da domani in poi egli si considera in istato di guerra con l\u2019Austria-Ungheria\u00bb <\/em>\u2013 iniziarono 41 mesi di guerra con mire espansionistiche, che costarono la vita a circa un milione di contadini e operai (fra morti al fronte \u2013 650mila \u2013 e in conseguenza delle ferite e delle malattie contratte in guerra).<\/p>\n<p>Al momento dell\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia il conflitto mondiale era gi\u00e0 in corso da dieci mesi. Il 28 luglio 1914, infatti, l&#8217;Impero austro-ungarico aveva dichiarato guerra al Regno di Serbia in seguito all&#8217;assassinio dell&#8217;arciduca Francesco Ferdinando d&#8217;Asburgo-Este e di sua moglie, avvenuto a Sarajevo da parte di un giovane nazionalista serbo, Gavrilo Princip.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo il governo tedesco, alleato dell&#8217;Austro-Ungheria, dichiar\u00f2 guerra alla Russia e alla Francia.<\/p>\n<p>E l&#8217;Italia? Per quasi un anno, furbescamente, attese gli eventi, rest\u00f2 a guardare chi, tra gli eventuali alleati, offriva di pi\u00f9. Si svilupp\u00f2 un ampio movimento neutralista, ma nacquero anche i nazionalisti e i fascisti foraggiati dalla borghesia e favorevoli all&#8217;entrata in guerra, si prepararono le forze armate con le fabbriche che sputavano nuovi strumenti di morte, si mobilitarono i proletari come carne da macello.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carattere e cause della guerra<\/strong><\/p>\n<p>Il carattere della Prima Guerra mondiale fu quello di una guerra di ripartizione del mondo fra le maggiori potenze imperialiste, che trascinarono nel massacro 35 Paesi dei cinque Continenti, mobilitando decine di milioni di soldati, perlopi\u00f9 giovani contadini e operai, e un elevato potenziale economico.<\/p>\n<p>La guerra non scoppia mai per caso, non \u00e8 frutto della \u201caggressivit\u00e0 istintiva dell\u2019uomo\u201d, ma nella nostra epoca \u00e8 un prodotto necessario del capitalismo, giunto al suo ultimo stadio: l\u2019imperialismo<em>.<\/em><\/p>\n<p>Lenin ha dimostrato che l\u2019imperialismo \u00e8 caratterizzato dal dominio del capitale finanziario, dall\u2019esportazione di capitale e di merci, dalla lotta accanita per il possesso esclusivo delle fonti di materie prime, per una nuova spartizione delle zone di influenza in un mondo gi\u00e0 diviso fra grandi \u00a0potenze e monopoli.<\/p>\n<p>Una lotta che viene condotta con particolare asprezza dai gruppi del capitale finanziario emergenti e dalle potenze in cerca di un \u00abposto al sole\u00bb, contro i vecchi gruppi e le potenze dominanti che non vogliono abbandonare i loro vantaggi e privilegi.<\/p>\n<p>Questa lotta accanita tra diversi Paesi e gruppi di capitalisti che hanno per \u201cfrontiere naturali\u201d i limiti del globo, racchiude in s\u00e9 come elemento indispensabile lo scatenamento di guerre per la conquista dei territori e dei mercati esteri, per l\u2019asservimento delle nazioni concorrenti, per la disfatta e il saccheggio delle potenze rivali.<\/p>\n<p>La Prima Guerra mondiale \u00e8 stata la continuazione con mezzi violenti della politica di sfruttamento dei lavoratori e di oppressione e sterminio dei popoli, delle atrocit\u00e0 e delle rapine delle colonie condotta da un pugno di grandi potenze imperialiste e dalle classi dirigenti all\u2019interno di esse.<\/p>\n<p>Essa \u00e8 stata generata dalle condizioni dell&#8217;epoca, nella quale il capitalismo aveva raggiunto il punto culminante del suo sviluppo con il passaggio dal capitalismo pre-monopolistico al capitalismo monopolistico. Uno stadio nel quale si era gi\u00e0 compiuta la spartizione di tutto il globo terrestre fra le maggiori potenze, facendo della guerra il solo mezzo possibile per affermare nuovi rapporti di forza fra potenze e monopoli imperialisti che si andavano sviluppando in modo diseguale.<\/p>\n<p>La divisione del mondo in blocchi imperialisti, sancita dal Congresso di Berlino nel 1878, dopo quasi mezzo secolo non funzionava pi\u00f9, davanti ai rapaci capitalismi nazionali che chiedevano a gran voce una nuova spartizione di risorse, mercati, territori, manodopera a basso costo. Lo sviluppo del capitale, arrivato a livelli gi\u00e0 \u201cglobali\u201d di sfruttamento, spingeva inesorabilmente verso il conflitto.<\/p>\n<p>Come Marx ed Engels ci hanno insegnato, il capitale cerca, in un primo momento, l&#8217;intesa col capitale concorrente, ma, in un secondo momento, lo sviluppo ineguale delle forze produttive e il tentativo di infrangere il dominio altrui portano in modo inevitabile alla guerra tra \u201cfratelli nemici\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Blocchi e riarmo<\/strong><\/p>\n<p>Il contenuto reale della Prima Guerra mondiale \u00e8 stato infatti la lotta fra due blocchi imperialisti concorrenti: il primo diretto dall&#8217;Inghilterra e dalla Francia, il secondo dalla Germania.<\/p>\n<p>La storia economica, politica e diplomatica dei decenni precedenti lo scoppio del Primo conflitto mondiale dimostra che questi due gruppi di potenze belligeranti andavano preparando sistematicamente la guerra, ben prima dell&#8217;attentato di Sarajevo, il quale fu solo il pretesto per fare dell\u2019Europa un mattatoio senza precedenti.<\/p>\n<p>La corsa agli armamenti, l&#8217;estremo inasprimento della lotta per i mercati nella nuova fase imperialistica di sviluppo del capitalismo, gli interessi delle monarchie pi\u00f9 arretrate dell&#8217;Europa orientale, dovevano inevitabilmente condurre, e hanno condotto, alla Prima Guerra mondiale imperialista.<\/p>\n<p>Conquistare territori e asservire nazioni straniere, mandare in rovina le nazioni concorrenti e depredarne le ricchezze (la \u201cresa incondizionata\u201d), deviare l&#8217;attenzione dei proletari dalla crisi politica interna in Russia, in Germania, in Inghilterra e in altri Paesi, dividere e far scannare fra di loro le masse lavoratrici, decapitare l&#8217;avanguardia di classe allo scopo di indebolire il movimento rivoluzionario del proletariato: ecco la sostanza, il significato e la portata della Prima Guerra mondiale.<\/p>\n<p>Uno degli obiettivi di maggiore determinazione nello scatenamento del conflitto \u00e8 stato sicuramente costituito anche dall&#8217;assalto delle potenze della Triplice Intesa al decadente, ma esteso territorialmente, Impero Ottomano. Gli interessi diretti di Francia, Regno Unito e Russia nello smembramento dell&#8217;Impero Turco evidenziavano gi\u00e0 la lucida e lungimirante attitudine dei propri apparati finanziari nell&#8217;acquisizione di influenze e materie prime nel Medio Oriente e nel Nord Africa.<\/p>\n<p>L&#8217;apertura ed il controllo del Canale di Suez (dal 1869) e la scoperta dei giacimenti petroliferi mediorientali (a fine Ottocento) utilizzabili in alternativa al carbone, per consentire lo sviluppo del motore a scoppio, rappresentano il \u201csalto in avanti\u201d degli apparati industriali europei e le loro necessit\u00e0 di espansione.<\/p>\n<p><strong>Le mire dell\u2019imperialismo italiano<\/strong><\/p>\n<p>Il debole imperialismo italiano, impegnato dal 1911-12 nell\u2019occupazione della Libia (anche se definita \u201cscatolone di sabbia\u201d), entr\u00f2 nella Prima Guerra mondiale per continuare a perseguire una politica espansiva, mirando alle \u201cterre irredente\u201d sotto dominio austriaco.<\/p>\n<p>La scelta di schierarsi con la Francia e l\u2019Inghilterra, contro la Germania e l\u2019Austria, fu dettata dall\u2019opportunit\u00e0 di sedersi al tavolo della spartizione del bottino e conquistare territori a nord (Trentino e Alto Adige) e ad est (Friuli, Croazia, Slovenia, Albania). Gli industriali videro nella guerra l\u2019occasione per lauti profitti.<\/p>\n<p>Anche se, durante tutto il 1914, si susseguirono molti contatti ai pi\u00f9 alti livelli tra i governanti ed ambasciatori italiani con gli omologhi austriaci e germanici, al fine di far rispettare all&#8217;Italia i doveri di alleanza con le potenze centrali europee \u2013 vennero promesse dall&#8217;Austria concessioni territoriali nel nord-est \u2013 parallelamente si svolgevano gli incontri tra esponenti del Governo di Antonio Salandra, a Londra, con gli anglo-francesi. Il capitale finanziario francese si attiv\u00f2 particolarmente per preparare l\u2019alleanza politico-militare con l\u2019Italia, anche sostenendo i gruppi e i demagoghi interventisti.<\/p>\n<p>I partiti e gli intellettuali borghesi, la stampa, la chiesa si trovarono cos\u00ec mobilitati in prima linea a sostenere le posizioni \u201cpatriottiche\u201d delle potenze imperialiste, a istigare la frenesia nazionalista e guerrafondaia.<\/p>\n<p>Per ingannare la classe operaia e le masse lavoratrici e distogliere la loro attenzione dall&#8217;unica guerra effettivamente liberatrice \u2013 la guerra rivoluzionaria contro la borghesia del &#8220;proprio&#8221; Paese \u2013 la classe dominante esalt\u00f2, con frasi menzognere sulla \u201cdifesa della patria\u201d, \u201cdella libert\u00e0 e della civilt\u00e0\u201d, il significato della &#8220;propria&#8221; guerra di rapina.<\/p>\n<p>Gli intellettuali al servizio della borghesia e si sforzarono in mille modi di far credere che bisognava vincere il nemico per &#8220;liberare&#8221; tutti gli altri popoli, eccettuato il proprio, naturalmente.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il tradimento degli opportunisti<\/strong><\/p>\n<p>Al momento dello scoppio della guerra imperialista del 1914 gli organismi dirigenti dei partiti socialisti europei (con la sola eccezione del Partito bolscevico su posizioni rivoluzionarie, inizialmente del Partito Socialista Italiano su posizioni centriste, e di altri partiti europei che successivamente si riunirono nella Conferenza di Zimmerwald) tradirono l&#8217;internazionalismo proletario, si allinearono alle politiche guerrafondaie e imperialiste dei loro rispettivi governi borghesi e votarono i crediti di guerra.<\/p>\n<p>Il processo di degenerazione della II Internazionale, ampiamente penetrata dall\u2019opportunismo, culmin\u00f2 cos\u00ec nello sfacelo provocato dalla guerra.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 precisa e completa enunciazione delle idee socialiste sulla guerra e della tattica del socialismo internazionale contro di essa era stata data, due anni prima dello scoppio della Prima Guerra mondiale, dalla risoluzione del Congresso internazionale socialista di Basilea del 1912.<\/p>\n<p>Questa risoluzione parlava proprio dei conflitti imperialistici di cui prevedeva lo scoppio in Europa: i conflitti fra l&#8217;Austria e la Serbia per il dominio dei Balcani, fra l&#8217;Austria e l&#8217;Italia per l&#8217;Albania, fra l&#8217;Inghilterra e la Germania per i mercati e per le colonie, fra la Russia e la Turchia per l&#8217;Armenia e Istanbul.<\/p>\n<p>E, a proposito della guerra imperialista, il manifesto del Congresso di Basilea, approvato all\u2019unanimit\u00e0, aveva detto con la massima chiarezza che essa <em>\u00abnon si pu\u00f2 giustificare col minimo pretesto di un interesse nazionale qualsiasi<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>I dirigenti opportunisti dei principali partiti socialisti (Hyndman in Inghilterra, Guesde in Francia, Vandervelde in Belgio, Kautsky in Germania, Plekhanov e Axelrod in Russia) cercarono ipocritamente di giustificare il loro tradimento richiamandosi, con inaudita falsificazione del marxismo, alle posizioni che Marx ed Engels avevano assunto nei confronti di guerre nazionali non imperialistiche alle quali il proletariato internazionale avrebbe potuto dare il suo appoggio.<\/p>\n<p>Nel suo fondamentale scritto del maggio-giugno 1915 <em>\u201cIl fallimento della II Internazionale\u201d<\/em>, Lenin smascher\u00f2 le posizioni social-scioviniste dei dirigenti della socialdemocrazia: \u00ab<em>La risoluzione di Basilea non parla della guerra nazionale n\u00e9 della guerra popolare \u2013 di cui si ebbero esempi in Europa e che furono anzi tipiche nel periodo 1789-1871 \u2013 e nemmeno della guerra rivoluzionaria, guerre alle quali i socialdemocratici non hanno mai rinunciato: ma essa parla della guerra attuale che si svolge sul terreno dell&#8217;\u201cimperialismo capitalista\u201d e degli \u201cinteressi dinastici\u201d, sul terreno della \u00abpolitica di conquista\u00bb dei due gruppi di potenze belligeranti: l&#8217;austro-tedesco e l&#8217;anglo-franco-russo.<\/em><\/p>\n<p><em>Plekhanov, Kaustky e compagni ingannano senz&#8217;altro gli operai, ripetendo la menzogna interessata della borghesia di tutti i paesi, che tende, con tutte le forze, a presentare questa guerra imperialista, coloniale e brigantesca come una guerra popolare e difensiva e che tenta di giustificarla con gli esempi storici delle guerre non imperialiste<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Oltre ai falsi richiami a Marx ed Engels, vi fu un secondo, sofistico argomento addotto da Kautsky per giustificare l&#8217;obbrobrioso tradimento degli interessi del proletariato internazionale da parte della socialdemocrazia tedesca e degli altri partiti socialisti.<\/p>\n<p>Kautsky sosteneva che la Prima Guerra mondiale scoppiata nel 1914 non era &#8220;puramente&#8221; imperialista, perch\u00e9 conteneva anche un elemento &#8220;nazionale&#8221;: la guerra di liberazione nazionale della Serbia contro l&#8217;Austria-Ungheria.<\/p>\n<p>Lenin replic\u00f2: \u00ab<em>Se questa guerra fosse isolata, vale a dire non collegata con la guerra europea e con gli avidi scopi di rapina dell&#8217;Inghilterra, della Russia, ecc., tutti i socialisti avrebbero l&#8217;obbligo di desiderare il successo della borghesia serba<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab<em>La dialettica di Marx<\/em>\u00bb <em>\u2013 <\/em>continu\u00f2 <em>\u2013 <\/em>\u00ab<em>proscrive appunto l&#8217;esame isolato, vale a dire unilaterale e mostruosamente deformato d&#8217;un oggetto. <\/em>[\u2026] <em>Per la Serbia, ossia per questa centesima parte dei partecipanti alla guerra odierna, la guerra \u00e8 la \u201ccontinuazione della politica\u201d del movimento di liberazione borghese. Per il resto (99 per cento) la guerra \u00e8 la continuazione della politica imperialista<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Parole quanti mai attuali ed illuminanti se le riferiamo alle posizioni di molti politicanti\u00a0borghesi e riformisti riguardo all&#8217;odierna difesa dell\u2019Ucraina nella guerra contro la Russia di Putin.<\/p>\n<p>Nel gennaio 1917 Lenin critic\u00f2 apertamente Turati per aver dichiarato la guerra imperialistica come guerra patriottica, a difesa dell&#8217;unit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p><em>\u00abContro le sue stesse migliori intenzioni, Turati<\/em>\u00bb <em>\u2013 <\/em>disse infatti Lenin <em>\u2013 <\/em>\u00ab<em>\u00e8 finito su posizioni guerrafondaie, in quanto la cosiddetta &#8220;liberazione&#8221; delle terre italiane appartenenti all&#8217;Austria sarebbe di fatto una ricompensa concessa alla borghesia italiana per aver partecipato alla guerra imperialistica, a fianco dell&#8217;Intesa<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>In questo modo si deve spiegare il carattere politicamente debole ed equivoco che ebbe l\u2019opposizione del Partito socialista alla guerra, dapprima parolaia e inconcludente (con defezioni e tradimenti clamorosi, come quello del direttore dell\u2019Avanti!, Benito Mussolini, passato armi e bagagli nel campo dei guerrafondai) ed in seguito di aperta collaborazione con gli industriali e con il governo borghese, per favorire soluzioni parlamentari in luogo di quelle rivoluzionarie.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019origine dell\u2019opportunismo guerrafondaio<\/strong><\/p>\n<p>Ma come era stato possibile un tale passaggio di gran parte dei partiti socialisti europei al social-sciovinismo, al collaborazionismo, all\u2019appoggio ai crediti di guerra? Da dove proviene questa politica? Cosa le ha dato forza?<\/p>\n<p>Per Lenin, il contenuto ideologico-politico del social-sciovinismo era la prosecuzione della precedente tendenza opportunistica del socialismo internazionale: \u00ab<em>Per lo &#8220;strato superiore&#8221; della piccola borghesia o della aristocrazia (e burocrazia) della classe operaia, si tratta di difendere e di consolidare la propria posizione privilegiata: ecco la base economica del socialimperialismo odierno. <\/em>[\u2026]<em>.La vecchia divisione dei socialisti, propria del periodo della II Internazionale (1889-1914), in tendenza opportunista e in tendenza rivoluzionaria, corrisponde in complesso alla nuova divisione in sciovinisti e internazionalisti. <\/em>[\u2026] <em>La completa rottura con l&#8217;opportunismo e la sua esclusione dai partiti operai sono assolutamente mature. S&#8217;intende che da questa definizione dei compiti che stanno davanti al socialismo nel nuovo periodo del suo sviluppo mondiale non si deduce ancora immediatamente ed esattamente con quale rapidit\u00e0 e in quali forme si svolger\u00e0 precisamente nei diversi paesi il processo della scissione dei partiti operai socialdemocratici rivoluzionari da quelli opportunisti piccolo-borghesi. Ma da essa scaturisce la necessit\u00e0 di rendersi conto che tale scissione \u00e8 inevitabile e di orientare appunto in questo senso tutta la politica dei partiti operai<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Proprio dalla coscienza di questa imprescindibile necessit\u00e0 nascer\u00e0 <em>\u2013 <\/em>dopo le Conferenze di Zimmerwald (settembre 1915) e di Kientahl (aprile 1916), grazie all\u2019opera di Lenin, che organizz\u00f2 l\u2019ala sinistra dello schieramento che si oppose alla Prima Guerra imperialista e, infine, sulla spinta del vittorioso Ottobre Rosso sovietico <em>\u2013 <\/em>la Terza Internazionale comunista e saranno fondati i Partiti comunisti quali sezioni di essa, in assoluto antagonismo ad ogni forma di opportunismo sciovinista, guerrafondaio e controrivoluzionario.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>La guerra e la rivoluzione proletaria<\/strong><\/p>\n<p>Qual \u00e8 l\u2019importanza storica della Prima Guerra mondiale?<\/p>\n<p>Essa senza dubbio risiede nel fatto che la guerra raccolse, chiar\u00ec ed acutizz\u00f2 tutte le contraddizioni dell\u2019imperialismo, accelerando e facilitando le battaglie rivoluzionarie del proletariato.<\/p>\n<p>Con la guerra maturarono rapidamente le condizioni oggettive per la realizzazione di avvenimenti storici epocali, che hanno cambiato radicalmente il volto e la storia del mondo.<\/p>\n<p>La guerra port\u00f2 all\u2019indebolimento reciproco degli imperialisti, all\u2019indebolimento delle posizioni del capitalismo in generale, e prepar\u00f2 il momento della rivoluzione proletaria, rendendo praticamente necessaria ed imprescindibile questa rivoluzione in Russia.<\/p>\n<p>Assai profonde furono le conseguenze sociali della Prima Guerra mondiale. In Europa cominci\u00f2 un flusso rivoluzionario. Si radicalizzarono i conflitti di classe e si inasprirono tutte le contraddizioni sociali. Dalla mattanza del conflitto, una volta tornati a casa i combattenti, si scatenarono immense manifestazioni che chiedevano ai governanti, pane, casa, diritti, lavoro, in Italia ed in Germania soprattutto, ma anche nella vittoriosa Francia, stremata ed impoverita da quasi cinque anni di atroce guerra di trincea.<\/p>\n<p>L&#8217;imposizione di un insolvibile debito di guerra alla Germania e la spoliazione di una parte importante del suo territorio, da parte di Francia e Regno Unito, ebbero come immediato effetto l&#8217;impoverimento del popolo tedesco e la nascita di un forte sentimento nazionalistico che si contrappose immediatamente e violentemente alle richieste ed alle lotte internazionaliste e socialiste della parte pi\u00f9 avanzata del proletariato germanico.<\/p>\n<p>Lenin e il Partito bolscevico compresero correttamente le conseguenze del dominio del capitale monopolistico finanziario ed elaborarono, in modo completo ed inedito, la teoria e la tattica della rivoluzione proletaria nelle condizioni storiche dell\u2019imperialismo.<\/p>\n<p>L\u2019esistenza delle condizioni oggettive per la rivoluzione proletaria venne colta come il risultato delle contraddizioni che maturavano nell\u2019intero sistema imperialista, caratterizzato da uno sviluppo ineguale, a salti, dei diversi Paesi\u00a0capitalisti.<\/p>\n<p>Sull&#8217;esempio della Russia rivoluzionaria si dimostr\u00f2 che era dunque possibile spezzare, da parte del proletariato e dei suoi alleati, la catena del sistema imperialista mondiale in uno o pi\u00f9 punti in cui convergevano le contraddizioni dell\u2019imperialismo; era possibile la vittoria del socialismo all\u2019inizio in alcuni Paesi capitalisti ma anche in uno solo, non necessariamente il Paese pi\u00f9 sviluppato dal punto di vista imperialista.<\/p>\n<p>Questa conclusione dialettica, che fece progredire il marxismo e diede prospettive rivoluzionarie ai proletari dei vari Paesi, \u00e8 stata dimostrata dalla storia ed \u00e8 valida ancora oggi.<\/p>\n<p>La rivoluzione proletaria scoppi\u00f2 infatti nella Russia zarista perch\u00e9 proprio l\u00ec si concentrarono ed acutizzarono all\u2019estremo, pi\u00f9 che in qualsiasi altro Paese impegnato nel conflitto, tutte le fondamentali contraddizioni dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>La rivoluzione russa non \u00e8 stata un capriccio della storia, ma una conseguenza inevitabile delle contraddizioni che si svilupparono all\u2019interno del modo di produzione tuttora vigente, acutizzate dalla guerra imperialistica mondiale.<\/p>\n<p>Il nesso dialettico tra guerra imperialista e rivoluzione socialista \u00e8 espresso con queste significative parole di Lenin: \u00ab&#8230; <em>sulla rovina mondiale causata dalla guerra si \u00e8 sviluppata cos\u00ec una crisi rivoluzionaria mondiale che, quali che possano essere le sue vicende, siano pure esse lunghe e faticose, potr\u00e0 sboccare soltanto in una rivoluzione proletaria e nella sua vittoria<\/em>\u00bb (Prefazione alle edizioni francese e tedesca di \u201c<em>L\u2019Imperialismo, fase suprema del capitalismo<\/em>\u201d, 1916).<\/p>\n<p>Il movimento rivoluzionario dopo la fine della guerra si caratterizz\u00f2 per il suo slancio, ma anche per gli obiettivi ancora confusi.<\/p>\n<p>La potente ondata che si sollev\u00f2 negli anni dopo la guerra, spinta dall\u2019esempio sovietico, non riusc\u00ec a travolgere il capitalismo, n\u00e9 nel resto d&#8217;Europa, n\u00e9 altrove. In Italia, gli accadimenti del Biennio Rosso dimostrarono la mancanza di una direzione rivoluzionaria del proletariato.<\/p>\n<p>Ma questi eventi cambiarono l\u2019orientamento generale di grandi masse proletarie e contadine nei confronti del capitalismo e dell\u2019opportunismo, diedero un grande impulso alla teoria e alla pratica della rivoluzione sociale, alla scissione dai riformisti e alla formazione dei partiti comunisti.<\/p>\n<p>La Prima Guerra imperialista mondiale, conseguenza della crisi generale del capitalismo, aggrav\u00f2 la crisi stessa e indebol\u00ec il capitalismo mondiale, acutizz\u00f2 il problema dei mercati, apr\u00ec la crisi del sistema coloniale, sanc\u00ec la fine del periodo di sviluppo \u201cpacifico\u201d e gener\u00f2 uno slancio vigoroso del movimento rivoluzionario, antimperialista e comunista.<\/p>\n<p>Da allora cominci\u00f2 tutto un periodo storico \u2013 nel quale siamo ancora immersi \u2013 caratterizzato dalla decomposizione del sistema imperialista e dall\u2019inizio dell\u2019epoca delle rivoluzioni proletarie vittoriose. Un periodo nel quale il socialismo proletario si presenta come la sola alternativa alla barbarie capitalista.<\/p>\n<p><strong>Verso una nuova ripartizione del mondo con mezzi violenti<\/strong><\/p>\n<p>La storia degli ultimi centodieci anni \u00e8 stata caratterizzata da due guerre mondiali e da centinaia di guerre locali e regionali, ingiuste e di rapina, scatenate dai paesi imperialisti e capitalisti, dalle cricche reazionarie \u2013 per attaccare la rivoluzione proletaria e la costruzione del socialismo, le lotte di liberazione anticoloniali, nazionali e sociali dei popoli \u2013 per spartirsi il mondo. Per non parlare dei genocidi, come quello perpetrato ai danni del popolo palestinese.<\/p>\n<p>Le guerre imperialiste scoppiano per effetto dello sviluppo ineguale dei paesi capitalistici, che comporta la modifica dei rapporti di forza economici e bellici, la rottura degli equilibri precedenti.<\/p>\n<p>Di qui la necessit\u00e0 per i briganti imperialisti di procedere, con lo strumento della guerra, a una nuova spartizione del mondo attraverso l&#8217;utilizzo della forza armata all\u2019esterno, che si combina con la repressione e le politiche predatrici e oppressive portate avanti dai governi borghesi contro i \u201cpropri\u201d lavoratori e i popoli dei paesi dipendenti.<\/p>\n<p>Oggi le potenze imperialiste si combattono per la distribuzione e il controllo delle ricchezze della societ\u00e0 e della natura e non esitano a trascinare il mondo in una nuova guerra su larga scala, scaricando i costi del conflitto sulle spalle del proletariato e delle masse popolari.<\/p>\n<p>Dal canto loro i mercanti di morte, i monopoli dell\u2019apparato militar-industriale, traggono enormi profitti dalla rapida crescita dell&#8217;industria bellica, dalla corsa al riarmo, dall&#8217;aumento dei bilanci militari e ovviamente dalle guerre e dai conflitti locali.<\/p>\n<p>La rivalit\u00e0 tra le potenze imperialiste e i monopoli si sta intensificando. I focolai di guerra si moltiplicano (Est europeo, Medio Oriente, Caucaso, Sahel, Centro-Africa, Paesi del Golfo di Guinea, Paesi ex colonizzati francofoni, Africa orientale, Mar cinese meridionale, le \u201cfrizioni\u201d ultradecennali tra India e Pakistan, quelle che scoppiano nel sud est asiatico, nell\u2019Artico\u2026.) e sono sempre pi\u00f9 interconnessi fra di loro.<\/p>\n<p>Le politiche protezioniste, le sanzioni economiche e i dazi, le guerre commerciali e finanziarie, i piani di riarmo convenzionale e nucleari, le vaste esercitazioni militari in prossimit\u00e0 dei rispettivi confini non fanno che aggravare il quadro generale ed accelerano la tendenza allo scontro.<\/p>\n<p>L\u2019imperialismo degli USA \u2013 principale forza di guerra e di aggressione imperialista \u2013 si sforza di conservare la propria posizione egemonica con giganteschi programmi bellici e concentrando la forza militare nei punti strategici dello scacchiere mondiale, mantenendo armi di distruzione di massa, basi militari e truppe in numerosi Paesi, minacciando e ricattando chi non si genuflette davanti alla superpotenza.<\/p>\n<p>Mentre la presenza di Donald Trump alla Casa Bianca ha aumentato l&#8217;aggressivit\u00e0 dell&#8217;imperialismo statunitense e inasprito le contraddizioni a tutti i livelli, numerosi capi di governo dell&#8217;Unione Europea (UE) stanno apertamente preparando la classe operaia e i popoli europei a una guerra diretta contro la Russia entro i prossimi 5 anni, cercando di paralizzare la lotta di classe con la paura ed un\u2019isterica propaganda nazionalista.<\/p>\n<p>In Medio Oriente, il sionismo israeliano \u00e8 sempre pi\u00f9 isolato e denunciato internazionalmente a causa del genocidio dei palestinesi. Ci\u00f2 lo porta a diventare sempre pi\u00f9 disperato e aggressivo, con il rischio concreto di estendere la guerra ai Paesi vicini e all\u2019intera regione.<\/p>\n<p>Da parte loro, i Paesi imperialisti e capitalisti in ascesa, la Cina in primo luogo, sono smaniosi di accaparrarsi nuovi mercati, fonti di materie prime e sbocchi per l&#8217;esportazione del capitale, vie di trasporto delle merci, di accrescere la proprie sfere di influenza, di mettere le mani su una porzione pi\u00f9 ampia del bottino, sottraendosi al predominio altrui. Perci\u00f2 riarmano a loro volta.<\/p>\n<p>La Russia imperialista si inserisce attivamente nella contesa, assumendo un ruolo aggressivo a difesa degli interessi dei propri monopoli.<\/p>\n<p>In questo scenario si rafforzano partiti e movimenti nazionalisti, sciovinisti, populisti e fascisti, sempre e comunque supportati dal grande capitale.<\/p>\n<p>Da parte loro riformisti, socialdemocratici, revisionisti e opportunisti nei vari Paesi svolgono fino in fondo la funzione di supporto del sistema imperialista. Costoro, in nome di \u201cuna politica estera pi\u00f9 attiva\u201d e della \u201cdifesa degli interessi nazionali\u201d, appoggiano le aggressioni all\u2019estero, votano per le spese e i piani di riarmo, sostengono le organizzazioni di guerra e terrore come la NATO, sono complici del genocidio del popolo palestinese e utilizzano a piene mani la loro demagogia per ingannare le masse popolari.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che nel mondo si sta delineando un nuovo scenario economico, politico e militare, con un forte impatto sui diversi Paesi.<\/p>\n<p>A distanza di centoundici anni dall\u2019inizio della Prima Guerra mondiale non c\u2019\u00e8 alcuna garanzia di un confronto pacifico fra Paesi imperialisti. Al contrario, il pericolo che l\u2019imperialismo possa cominciare una nuova guerra su larga scala esiste ed \u00e8 in crescita, nonostante gli ammuffiti discorsi (in salsa ONU) sul \u201cmondo multipolare\u201d e il \u201cgoverno mondiale\u201d. Non per niente, gli USA di Trump e le multinazionali che lo sostengono rispolverano ogni giorno la necessit\u00e0 di stipulare accordi bilaterali per gestire le relazioni internazionali.<\/p>\n<p>La tesi leninista, secondo cui l&#8217;imperialismo genera inevitabilmente le guerre, rimane valida e lo sar\u00e0 finch\u00e9 lo stesso imperialismo \u2013 ultimo stadio del capitalismo \u2013 continuer\u00e0 a sussistere. La lotta contro la guerra imperialista \u00e8 dunque un compito urgente e permanente.<\/p>\n<p>Denunciamo il vero carattere delle guerre in corso, smascherando senza piet\u00e0 le menzogne e gli inganni sulla \u201cdifesa della patria\u201d, gli obiettivi \u201cumanitari\u201d e \u201cdi liberazione\u201d diffusi dalla borghesia per giustificarli.<\/p>\n<p>Lottiamo anzitutto contro il \u201cnostro\u201d imperialismo e rivendicando l\u2019uscita \u00a0immediata dalle alleanze belliciste come la NATO e la UE.<\/p>\n<p>Alziamo la bandiera della solidariet\u00e0 internazionale della classe operaia e dei popoli nella lotta contro l&#8217;imperialismo, le sue guerre e la reazione, in modo che i signori della guerra non possano mettere i proletari ed i popoli gli uni contro gli altri sotto la bandiera reazionaria del nazionalismo.<\/p>\n<p>Alziamo la bandiera della pace, aspirazione e speranza dei popoli del mondo, come parte della lotta antimperialista, sviluppando un ampio movimento per la pace soprattutto all&#8217;interno del proletariato e tra i giovani delle masse popolari.<\/p>\n<p>Ribadiamo che la classe operaia e i popoli non possono fare affidamento su una potenza imperialista nella loro lotta contro un&#8217;altra, ma devono intensificare la lotta contro tutti gli imperialismi, in primo luogo contro il \u201cproprio\u201d imperialismo.<\/p>\n<p>Un\u2019amara e sanguinosa lezione, che si \u00e8 ripetuta troppe volte nella storia, \u00e8 quella di fidarsi di una potenza imperialista nella lotta contro un&#8217;altra, a prescindere dalle frasi progressiste di cui pu\u00f2 adornarsi.<\/p>\n<p>In molte parti del mondo i lavoratori e i popoli lottano contro la borghesia e i suoi governi, contro le forme capitalistiche di sfruttamento e di dominio, cercano cambiamenti radicali.<\/p>\n<p>Questa lotta e questa ricerca apriranno la strada a nuovi processi rivoluzionari e si creeranno cos\u00ec le condizioni per spezzare la \u201ccatena\u201d imperialista nel suo \u201canello\u201d o nei suoi \u201canelli\u201d pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p>\u00c8 compito dei comunisti rendere le masse sfruttate e oppresse, sotto la guida della classe operaia, sempre pi\u00f9 consapevoli che la rottura con il sistema capitalista-imperialista \u00e8 l&#8217;unica via per sfuggire alle tremende conseguenze del capitalismo, dallo sfruttamento dell\u2019essere umano a quello della natura, della violenza fascista e delle guerre imperialiste.<\/p>\n<p>La formazione di un partito comunista basato sui principi marxisti-leninisti e sulla pratica vivente dell\u2019internazionalismo proletario, \u00e8 la premessa indispensabile per affrontare i compiti storici che il movimento comunista e operaio ha di fronte.<\/p>\n<p>In questa direzione devono lavorare i comunisti e i migliori elementi del proletariato!<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Luglio 2025<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>U.C. e S.M.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3><strong>Da <em>Un anno sull&#8217;altipiano <\/em>a <em>Gorizia<\/em>, da <em>Orizzonti di gloria <\/em>a Brecht, la protesta contro il \u201cgrande macello\u201d, appunti di studio e di lotta<\/strong><\/h3>\n<p>L&#8217;obbligo, da parte dei giovani in \u201cet\u00e0 da soldato\u201d, di partire per il fronte, sia che essi fossero tedeschi o russi, francesi o italiani, austriaci o inglesi, non venne accolto certamente bene, soprattutto nell&#8217;ambiente contadino, da sempre poco incline all&#8217;abbandono delle necessit\u00e0 stagionali dell&#8217;agricoltura. E, negli anni di quell&#8217;inizio tormentato del XX secolo, la popolazione dei vari Stati europei era per circa quattro quinti residente nelle campagne.<\/p>\n<p>Il rifiuto, la rabbia, la disperazione, la paura divennero cos\u00ec il pane quotidiano della leva obbligatoria che port\u00f2 sui vari fronti di guerra milioni e milioni di giovani. Solo in Italia, i mobilitati mandati al fronte di guerra superarono in tutto oltre 5 milioni di giovani, provenienti in grandissima parte dalle campagne ed in particolare dal sud del Paese. La gran parte di loro era del tutto immotivata nei confronti della guerra patriottica e dell&#8217;irredentismo, categorie politiche e filosofiche incomprensibili.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ultimo anno di guerra, vennero chiamati al fronte i nati nel 1899 (in Germania, i nati nel 1900).<\/p>\n<p>L&#8217;orribile ed insostenibile situazione fece nascere una forte avversione verso il governo e verso i comandi militari, del tutto estranei alla sofferenza quotidiana dei soldati, alle loro morti, alle mutilazioni e alle ferite, alle difficolt\u00e0 della vita in trincea, anche d&#8217;inverno e quasi del tutto nel teatro di guerra delle montagne alpine.<\/p>\n<p>Sottilmente ma inesorabilmente, si facevano strada tra i combattenti il disfattismo e l&#8217;automutilazione, ma anche la propaganda socialista.<\/p>\n<p>Di tutto ci\u00f2 \u00e8 rimasta larga traccia in vari scritti, lettere, fotografie, canti di dolore e di protesta, dipinti.<\/p>\n<p>Tra i romanzi pi\u00f9 noti che affrontarono il \u201cgrande macello\u201d con un punto di vista<\/p>\n<p>antimilitarista, umanistico, di solidariet\u00e0 tra gli opposti fronti, vanno ricordati, tra gli altri, i bellissimi <em>Un anno sull&#8217;altipiano <\/em>di Emilio Lussu, <em>Niente di nuovo sul fronte occidentale <\/em>di Erich Maria Remarque, <em>Addio alle armi <\/em>di Ernest Hemingway.<\/p>\n<p>Occupa giustamente un posto importante nella memoria di quegli anni, la <em>Ninna nanna della guerra <\/em>di Trilussa, scritta nel 1914 in dialetto romanesco, recitata e cantata dai soldati durante il conflitto.<\/p>\n<p>Tra i canti pi\u00f9 famosi, rimasti ancora oggi di grande intensit\u00e0 emotiva, basti menzionare <em>Gorizia <\/em>(di anonimo, avversato dai comandi militari e proibito per il contenuto disfattista), che, con la frase \u201c<em>O vigliacchi che voi ve ne state con le mogli sui letti di lana, schernitori di noi carne umana, questa guerra ci insegna a punir<\/em>\u201d ben esplicita il pensiero antimilitarista.<\/p>\n<p>Nella battaglia per la conquista della citt\u00e0 friulana, furono mandati a morire 52.000 soldati italiani e 41.000 austriaci. Nel canto <em>La tradotta che parte da Torino <\/em>si fa diretta menzione della zona di guerra come \u201c<em>cimitero della giovent\u00f9<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><em>Bandiera Rossa,<\/em> l\u2019inno del movimento comunista e operaio del nostro paese, conosciuto in tutto il mondo, venne modificato con l\u2019aggiunta delle sue strofe pi\u00f9 rivoluzionarie negli anni del primo grande macello imperialista.<\/p>\n<p>Sulla Prima Guerra mondiale sono fioriti, negli anni seguenti, molti film che ben raccontano le atmosfere allucinanti che condizionarono la vita di decine di milioni di giovani soldati ma anche tutti i popoli coinvolti nel conflitto. Nel 1930, Lewis Milestone realizz\u00f2 la notevole pellicola <em>All&#8217;ovest niente di nuovo <\/em>(derivata dal libro di Remarque, <em>Niente di nuovo sul fronte occidentale<\/em>). Nello stesso anno, Georg Wilhelm Pabst diresse un altro capolavoro, <em>Westfront <\/em>(trasposizione dal romanzo <em>Vier von der Infanterie<\/em>, di Ernst Johannsen).<\/p>\n<p>Entrambi questi film vennero ferocemente osteggiati dal fascismo italiano e dal nazismo tedesco, ma anche i fascisti statunitensi fecero di tutto per boicottare il film di Milestone.<\/p>\n<p>Tre film che narrano episodi simili, all&#8217;interno del Primo Conflitto mondiale ma su tre fronti differenti, vanno ugualmente qui ricordati per la loro notevole intensit\u00e0 e per il messaggio chiaramente antimilitarista: <em>Orizzonti di gloria <\/em>(1957) di Stanley Kubrick, <em>Per il re e per la patria <\/em>(1964) di Joseph Losey, <em>Uomini contro <\/em>(1970) di Francesco Rosi. Il fortunato e popolaresco <em>La grande guerra <\/em>(1959) di Mario Monicelli affronta con toni talvolta da commedia la stessa tematica, pur non rinunciando a mostrare le atrocit\u00e0 quotidiane, il bellicismo dei comandi, la sostanziale avversit\u00e0 alla guerra da parte della giovent\u00f9.<\/p>\n<p>Anche <em>La grande illusione <\/em>(1937) di Jean Renoir \u00e8 un film che apertamente tocca il tema dell&#8217;inutilit\u00e0 della guerra e della divisione tra i popoli. Una menzione particolare spetta al terribilmente e tragicamente esplicito film di Dalton Trumbo (un autore colpito dal maccartismo negli USA degli anni &#8217;50), <em>E Johnny prese il fucile <\/em>(1971), che rappresenta un fante statunitense colpito da una granata e mutilato degli arti superiori ed inferiori (ma anche senza pi\u00f9 poter parlare, n\u00e9 udire e vedere) durante una battaglia in Francia nella Prima Guerra mondiale, il quale tenta disperatamente di comunicare con l&#8217;esterno dal suo letto d&#8217;ospedale.<\/p>\n<p>Otto Dix, pittore tedesco (1891-1969), passato dall&#8217;entusiastica partecipazione alla Prima Guerra mondiale ad uno stabile e combattivo antimilitarismo, ha realizzato moltissimi dipinti che rappresentano con crudo realismo soprattutto militari reduci dal conflitto, con mutilazioni, ferite, povert\u00e0 diffusa. Gli ha fatto eco un altro tedesco, George Grosz (1893-1959), ugualmente impegnato a mostrare le contraddizioni tra ricchezza e povert\u00e0, tra industriali bellici e miseri soldati.<\/p>\n<p>E&#8217; infine il caso qui di ricordare il breve ed intenso componimento di Bertolt Brecht (1898-1956) <em>La guerra che verr\u00e0 <\/em>(1939):<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>La guerra che verr\u00e0<\/em><\/p>\n<p><em>Non \u00e8 la prima.<\/em><\/p>\n<p><em>Prima ci sono state altre guerre.<\/em><\/p>\n<p><em>Alla fine dell\u2019ultima c\u2019erano vincitori e vinti.<\/em><\/p>\n<p><em>Fra i vinti la povera gente faceva la fame.<\/em><\/p>\n<p><em>Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente documento, ringraziando i compagni che lo hanno redatto. 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