{"id":13020,"date":"2026-01-03T11:46:28","date_gmt":"2026-01-03T10:46:28","guid":{"rendered":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=13020"},"modified":"2026-01-03T21:50:37","modified_gmt":"2026-01-03T20:50:37","slug":"algeria-il-colonialismo-francese-e-un-crimine-di-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/algeria-il-colonialismo-francese-e-un-crimine-di-stato\/","title":{"rendered":"Algeria: il colonialismo francese \u00e8 un crimine di Stato"},"content":{"rendered":"<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente contributo.<\/em><\/p>\n<p>Con il voto unanime dei parlamentari dell\u2019Assemblea Popolare Nazionale, lo scorso 24 dicembre 2025, l\u2019Algeria s\u2019\u00e8 dotata di una nuova legge che dovrebbe mettere un punto fermo sui rapporti coloniali con la Francia, durati ben 132 anni (1830-1962) e costati enormemente in vite umane, sfruttamento del territorio, danni ambientali, mancato o ritardato sviluppo del Paese nordafricano.<\/p>\n<p>L\u2019Algeria chiede, tra l\u2019altro, che la Francia si scusi pubblicamente e che si giunga a delle giuste indennizzazioni.<\/p>\n<p>A questa nuova legge, chiamata di \u201ccriminalizzazione del colonialismo\u201d, il Parlamento algerino \u00e8 giunto dopo un lungo travaglio fatto di decine di anni di confronti a denti stretti con la Francia, con accuse, piccoli gesti di riconciliazione, qualche \u201cconcessione\u201d reciproca, ma mai arrivato alla realizzazione d\u2019un testo giuridico chiaro e complesso come quello adottato a fine anno 2025, quindi a 63 anni dall\u2019indipendenza.<\/p>\n<p>Si tratta d\u2019una legge composta da 14 articoli che ritracciano il doloroso percorso della colonizzazione, definendola \u201ccriminale\u201d (\u00e8 la prima volta che ci\u00f2 accade in un Paese africano dopo il periodo della decolonizzazione) e chiarendo che questo \u00e8 un \u201ccrimine imprescrittibile\u201d.<\/p>\n<p>Nel testo sono elencati almeno una trentina di crimini commessi dalla potenza occupante, come i massacri di massa, le esecuzioni sommarie, gli spostamenti forzati, lo sfruttamento delle risorse del territorio, la privazione dei diritti (per gli algerini) politici, economici, umani e sociali, gli stupri, gli incendi di interi villaggi, le torture, i rapimenti, tutte pratiche che non sono mai state dettagliate in modo cos\u00ec puntuale in altri testi giuridici.<\/p>\n<p>Alla redazione di questa legge si \u00e8 arrivati &#8211; anche se esplicitamente non lo dichiara nessuno &#8211; dopo mesi di forte delusione per l\u2019atteggiamento, ancora una volta, di totale arroganza francese nei confronti della regione nordafricana, culminato nel riconoscimento delle \u201cgiuste aspirazioni\u201d marocchine nei confronti del territorio del Sahara Occidentale, nello scorso luglio.<\/p>\n<p>Si tratta, com\u2019\u00e8 noto, del contenzioso &#8211; anch\u2019esso di natura coloniale &#8211; derivato dall\u2019abbandono nel 1975 del territorio dell\u2019ex Sahara spagnolo da parte della potenza coloniale occupante, con la conseguenza di una guerra scatenata dal Marocco (ed in piccola parte e per un breve periodo, dalla Mauritania) nei confronti del popolo saharawi e del suo rappresentante, il Fronte Polisario.<\/p>\n<p>L\u2019occupazione marocchina, dopo quasi mezzo secolo, ha visto proprio recentemente l\u2019avallo dell\u2019ONU, della Spagna, degli USA e della stessa Francia. L\u2019Algeria ospita, nei suoi campi profughi al confine con il Sahara Occidentale, una buona parte del popolo saharawi. Marocco ed Algeria hanno in corso vari contenziosi e tra questi non \u00e8 secondaria l\u2019adesione agli \u201caccordi di Abramo\u201d da parte del governo reazionario di Mohammed VI.<\/p>\n<p>Comunque, tornando al testo della nuova legge votata dall\u2019Assemblea algerina, \u00e8 chiaro che la disinvoltura del governo francese nel trattare i propri affari in casa d\u2019altri ha scatenato una serie di conseguenze che, nel corso degli ultimi due anni, hanno visto l\u2019allontanamento dalla sua sfera d\u2019influenza da parte di Niger, Burkina Faso e Mali, ma anche nuove rivendicazioni da parte di Tchad, Benin, Senegal, Costa d\u2019Avorio, che vanno a sommarsi, ad esempio, al contenzioso in corso col popolo kanaki della Nuova Caledonia, che non accenna a diminuire d\u2019intensit\u00e0.<\/p>\n<p>Nemmeno pu\u00f2 essere taciuto il calcolato interesse del regime autocratico presieduto da Abdelmadjid Tebboune di appropriarsi dei risarcimenti per le risorse saccheggiate e i danni materiali e morali provocati dal colonialismo francese, di cui invece dovrebbero beneficiare le masse oppresse algerine che esigono lavoro, servizi pubblici, la fine della corruzione, della repressione politica e delle violazione dei diritti dei prigionieri.<\/p>\n<p>Tuttavia, la nuova legge adottata dall\u2019Assemblea Popolare Nazionale algerina assume, da un punto di vista giuridico internazionale, una forte rilevanza, come modello di diritto e come rivendicazione politica anticolonialista. \u00c8 infatti la prima volta che si parla apertamente, da parte del \u201ccolonizzato\u201d, del crimine della colonizzazione, giudicandolo oltretutto imprescrittibile e quindi sempre perseguibile. Ci\u00f2 ha dei riflessi anche per quanto riguarda la lotta di liberazione del popolo palestinese.<\/p>\n<p>Gli Accordi di Evian, stipulati nel 1962, al termine della guerra dei resistenti algerini contro i colonialisti francesi, vengono ora di fatto denunciati come una forzatura da parte dell\u2019occupante nei confronti dell\u2019occupato, a cui viene \u201cconcessa\u201d l\u2019indipendenza ed a cui vengono ancora imposte servit\u00f9 varie.<\/p>\n<p>Tra le tante, vale la pena di menzionare i ben noti test nucleari che la Francia ha continuato ad effettuare sul suolo sahariano algerino, anche susseguenti all\u2019indipendenza del 1962.<\/p>\n<p>In particolare, gli algerini ricordano che la Francia imperialista aveva effettuato in tutto 17 saggi nucleari nel deserto sahariano tra il 1960 ed il 1966, di cui 4 esplosioni dopo gli Accordi di Evian, tenute in massimo segreto per anni e portatrici di notevoli danni ambientali, mai quantificati (almeno fino ad oggi).<\/p>\n<p>L\u2019Algeria ha \u201cgoduto\u201d dal 1968 di un canale preferenziale nella politica immigratoria francese, che ha permesso ai giovani algerini di apportare la propria forza lavoro al complesso militare-industriale di Parigi. Proprio recentemente, l\u2019ex ministro dell\u2019Interno francese, il parafascista Bruno Retailleau, aveva denunciato quest\u2019immigrazione \u201cdi favore\u201d, ricomplicandone fortemente le procedure e le garanzie.<\/p>\n<p>Il petrolio ed il gas algerino rappresentano sicuramente un altro elemento su cui il braccio di ferro tra Algeria e Francia potr\u00e0 a breve aprire un nuovo capitolo.<\/p>\n<p>Su questo piano l\u2019Italia imperialista oggi guidata dal governo Meloni prosegue la tradizionale politica di accaparramento delle sorgenti di materie prime e di strangolamento finanziario dei suoi predecessori, ampliando i suoi rapporti economici proprio con l\u2019Algeria, a cui l\u2019ENI guarda da tempo come la maggiore riserva di produzione di idrocarburi per le necessit\u00e0 del Belpaese.<\/p>\n<p>A luglio 2025 infatti, sotto gli auspici di Giorgia Meloni e di Abdelmadjid Tebboune, presidente algerino, \u00e8 stato firmato un lucroso (1,35 miliardi di euro) contratto trentennale tra ENI e Sonatrach per la fornitura di gas proveniente dal Sahara, che andr\u00e0 a coprire almeno il 40% del fabbisogno italico.<\/p>\n<p>Tale accordo commerciale si inserisce pienamente nell\u2019architettura del cosiddetto \u201cPiano Mattei\u201d, progetto complessivo che vede aprirsi opportunit\u00e0 di spartizione delle sfere di influenza e di oppressione neocoloniale per gli investimenti delle associazioni monopolistiche nazionali e per il \u201cknow-how\u201d da esportare in Africa.<\/p>\n<p>L\u2019aperta concorrenza sul mercato africano tra aziende francesi ed italiane, aspetto della lotta per una nuova ripartizione del mondo che si sviluppa anche fra le potenze imperialiste \u201camiche\u201d, \u00a0passa anche attraverso la forzata decolonizzazione di Parigi, indotta dagli errori politici e di prospettiva del famelico capitalismo di rapina dei governi d\u2019Oltralpe. Non per niente, al giornalista che ha chiesto ad Edouard Philippe, ex primo ministro di centro-destra di Macron, se pensasse che la colonizzazione francese fosse un crimine, il politico ha risposto laconicamente: \u201c<em>No. Certo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><em>Gennaio 2026<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente contributo. 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