{"id":13418,"date":"2026-04-15T15:06:47","date_gmt":"2026-04-15T13:06:47","guid":{"rendered":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=13418"},"modified":"2026-04-15T15:06:59","modified_gmt":"2026-04-15T13:06:59","slug":"disoccupazione-e-impoverimento-dei-proletari-quali-obiettivi-quali-forme-di-organizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/disoccupazione-e-impoverimento-dei-proletari-quali-obiettivi-quali-forme-di-organizzazione\/","title":{"rendered":"Disoccupazione e impoverimento dei proletari. \u00a0Quali obiettivi? Quali forme di organizzazione?"},"content":{"rendered":"<p>Com\u2019\u00e8 noto, nei paesi capitalistici\u00a0 la disoccupazione e la sottoccupazione sono ineliminabili.<\/p>\n<p>Esse sono connesse alla formazione di un esercito industriale di riserva che permette di rafforzare lo sfruttamento degli operai.<\/p>\n<p>Tenendo conto che il rinnovo del capitale fisso \u00e8 di solito accompagnato da un aumento della produttivit\u00e0, per mantenere il numero di occupati industriali occorre una crescita di almeno 2 punti percentuali annui in media.<\/p>\n<p>Nel nostro paese la produzione industriale \u00e8 in declino. Nel 2023, \u201824 e \u201825 la decrescita \u00e8 stata del 2,6%, del 2,6% e dell\u20191%\u00a0 rispettivamente.<\/p>\n<p>E\u2019 ovvio che la disoccupazione industriale sia in aumento, mentre anche la qualit\u00e0 del lavoro si sta abbassando (lavoro precario, appalti e subappalti \u2013 i cui occupati sono i primi a finire sul lastrico in momenti di crisi).<\/p>\n<p>In Italia esistono inoltre fattori storici e territoriali (Mezzogiorno) che mantengono la disoccupazione generale ben pi\u00f9 elevata che altrove.<\/p>\n<p>Ebbene, per anni il governo Meloni ha sbandierato un aumento occupazionale. Niente di pi\u00f9 falso.<\/p>\n<p>Sappiamo che gli istituti di statistica non sono mai neutrali rispetto ai desiderata governativi. Falsano la realt\u00e0 facendo figurare come occupati anche chi lavora come stagionale o solo per brevi periodi. In altre parole, il numero assoluto di occupati nulla dice sulla reale quantit\u00e0 e qualit\u00e0 dell\u2019occupazione, ma nasconde una marea di lavoro precario.<\/p>\n<p>Nel capitalismo avanzato l\u2019espulsione di manodopera dall\u2019industria in una certa misura \u00e8 stata assorbita dai servizi. In Italia fino a ieri ha tirato il settore delle costruzioni che ha beneficiato dei fondi del PNRR. Adesso tirano settori di servizi come il commercio, l\u2019IA o le applicazioni Internet alla produzione (robotica avanzata) e alla nuova merceologia (Internet of things, cloud).<\/p>\n<p>Il turismo, che offre salari bassi, non pu\u00f2 costituire una forza economica e una prospettiva occupazionale per un paese di 60 milioni di abitanti.<\/p>\n<p>Numerosi lavoratori decidono di mettersi in proprio aprendo una partita IVA, figurando come autonomi.<\/p>\n<p>Ma non necessariamente questo passo segna migliori condizioni di esistenza, rispetto al lavoro dipendente.<\/p>\n<p>In questo contesto, gli indici Istat destagionalizzati di febbraio mostrano un calo assoluto degli occupati.<\/p>\n<p>In questo dato \u00e8 compreso il calo dei lavoratori dipendenti ed un aumento degli autonomi che rispettivamente, in cifra assoluta, sono 24.149.000 e 5.287.000.<\/p>\n<p>L\u2019Istat segnala anche un aumento del 2,1% del tasso di inattivit\u00e0, che in cifra assoluta \u00e8 del 33,9%.<\/p>\n<p>Interessante risulta lo scorporo in classi di et\u00e0. L\u2019unica classe di et\u00e0 data in aumento \u00e8 costituita dagli \u201cover 50\u201d, che sono costretti a rimanere al lavoro per il peggioramento del sistema pensionistico o per gli incentivi che arrotondano il magro salario.<\/p>\n<p>In un anno, gli occupati tra i 35 ed i 49 anni sono calati dello 0,9%, mentre gli inattivi sono aumentati del 5,9%. Nello stesso periodo fra i 15 ed i 34 anni le cifre precedenti registrano un calo del 3,1 % e un aumento del\u00a0 4,8%.<\/p>\n<p>Le previsioni, in seguito agli sviluppi della guerra contro l\u2019Iran, peggiorano il quadro.<\/p>\n<p>Il Centro studi di Confindustria ha pubblicato una benevola previsione di aumento occupazionale dello 0,1% nel \u201826 e nel \u201827 nel caso di una guerra di 4 mesi, e di una diminuzione rispettivamente dello 0,5% e dello 0,1% in caso di conflitto pi\u00f9 lungo.<\/p>\n<p>Cifre che, per l\u2019esperienza che abbiamo, indicano una prospettiva occupazionale nera.<\/p>\n<p>Le denunce che arrivano dalle assemblee operaie assumono toni drammatici che le statistiche non rivelano. La cassa integrazione \u00e8 l\u2019anticamera del licenziamento. Che vuol dire, bene che vada, e solo in alcune aree, ricollocamento in condizioni lavorative peggiori.<\/p>\n<p>Ormai il lavoro povero crea povert\u00e0 comparabili con quelle della sottoccupazione, dell\u2019economia informale, della disoccupazione.<\/p>\n<p>Uno degli strumenti di contrasto della tendenza in atto\u00a0 deve essere la riduzione generalizzata dell\u2019orario di lavoro a 30 ore settimanali, ovviamente non barattato da riduzioni di salario che anzi va aumentato in modo anch\u2019esso generalizzato.<\/p>\n<p>La situazione va affrontata facendo vivere la lotta per forti aumenti salariali assieme alle rivendicazioni di reddito per cassintegrati e disoccupati.<\/p>\n<p>Occorre uno strumento generale che integri il reddito di chi finisce in esubero con i profitti padronali e che uniformi cassa integrazione e contratti di solidariet\u00e0, estendendone i periodi di validit\u00e0.<\/p>\n<p>Occorre garantire la continuit\u00e0 reddituale anche fuori dal posto di lavoro, che si colleghi alle storiche rivendicazioni del movimento dei disoccupati, le potenzi e le riqualifichi.<\/p>\n<p>Occorre potenziare ed estendere ai molti territori di nuova povert\u00e0 le lotte dei disoccupati le cui esperienze e tradizioni, soprattutto a Napoli ed in altre citt\u00e0 del Sud, sono vaste. Ed occorre collegare, con l\u2019obiettivo di arrivare a una unificazione, le lotte rivendicative dei disoccupati con la lotta per il salario degli occupati.<\/p>\n<p>Occupati e disoccupati devono convergere nella formazione del fronte unico operaio, superando e battendo le barriere ideologiche, politiche e sindacali che la borghesia e i suoi agenti hanno escogitato per mantenere divisi i differenti settori di proletariato.<\/p>\n<p>Di grande importanza \u00e8 la formazione di comitati di sciopero per la difesa degli interessi comuni, economici e politici, della classe proletaria, di consigli e\u00a0 commissioni di delegati di fabbrica e di distretto industriale e\/o territoriale per superare il frazionamento delle lotte e costruire una loro direzione unitaria.<\/p>\n<p>Come comunisti dobbiamo considerare con maggiore attenzione queste necessit\u00e0 ed agire affinch\u00e9 occupati, sottoccupati, precari e disoccupati convergano in un unico fronte di lotta che abbia come prospettiva strategica l\u2019abbattimento di un modo di produzione barbaro, mediante la rivoluzione socialista.<\/p>\n<p><strong>Da Scintilla n.159, aprile 2026<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Com\u2019\u00e8 noto, nei paesi capitalistici\u00a0 la disoccupazione e la sottoccupazione sono ineliminabili. 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