{"id":13623,"date":"2026-05-26T14:45:06","date_gmt":"2026-05-26T12:45:06","guid":{"rendered":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=13623"},"modified":"2026-05-26T18:03:44","modified_gmt":"2026-05-26T16:03:44","slug":"per-una-mobilitazione-unitaria-sul-salario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/per-una-mobilitazione-unitaria-sul-salario\/","title":{"rendered":"Per una mobilitazione unitaria sul salario"},"content":{"rendered":"<p>I salari reali in Italia sono in calo da 30 anni, a beneficio dei profitti e della \u201ccompetitivit\u00e0\u201d dei capitalisti.<\/p>\n<p>Dati recenti\u00a0 danno dal 2021 al dicembre 2025 una perdita salariale media dell\u20198,9%.<\/p>\n<p>I recenti rinnovi contrattuali hanno solo recuperato una parte del valore perso dalla forza-lavoro.<\/p>\n<p>Esiste perci\u00f2 nel nostro paese un\u2019enorme questione salariale. Non siamo certo i primi a dirlo.<\/p>\n<p>In questi tempi duri, caratterizzati da una nuova fase della lotta a coltello tra le potenze imperialiste, la questione salariale \u00e8 destinata ad aggravarsi.<\/p>\n<p>Le cifre pi\u00f9 benevole attendono un\u2019inflazione del 4-5% per l\u2019anno in corso. I rincari si producono a partire dai prodotti energetici e da qui ai generi alimentari (pomodori +33%, melanzane +28%, carne e uova +8%), alle bollette, a tutte le altre merci e servizi di prima necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Va inoltre considerato che l\u2019inflazione sul carrello della spesa \u00e8 pi\u00f9 alta di quella ufficiale, per non parlare dell\u2019incidenza sui trasporti con la benzina a oltre 2 euro.<\/p>\n<p>Il perdurare del conflitto in atto nel Golfo fa prevedere un\u2019ulteriore diminuzione dei salari reali, ovvero la continua perdita del loro potere d\u2019acquisto.<\/p>\n<p>L\u2019aumento dei prezzi di petrolio e gas, oltre a generare enormi ondate speculative e superprofitti per i monopoli energetici, si scaricher\u00e0 in tutta la catena produttiva provocando aumenti dei costi, e quindi dei prezzi finali.\u00a0 Accompagnandosi alla frenata economica va a determinare la cosiddetta stagflazione.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 significa maggiore impoverimento assoluto e relativo del proletariato e delle masse lavoratrici.<\/p>\n<p>Si impongono alcune considerazioni sul piano della lotta economica.<\/p>\n<p>La prima: la politica della moderazione salariale deve essere rigettata, rivendicando forti aumenti salariali slegati dalla \u201cproduttivit\u00e0\u201d, cio\u00e8 dall\u2019aumento del gradi di sfruttamento degli operai da parte della borghesia.<\/p>\n<p>La seconda: la durata quadriennale dei contratti nazionali \u00e8 inadeguata ad affrontare un\u2019inflazione intensa e duratura. Essa va almeno dimezzata.<\/p>\n<p>La terza: l\u2019indice IPCA, che misura l\u2019inflazione \u201carmonizzata\u201d nella UE, \u00e8 inadeguato: soprattutto perch\u00e9 esclude dal conto i prodotti energetici. Esso va abolito e sostituto da un meccanismo di copertura integrale del salario, la \u201cscala mobile\u201d.<\/p>\n<p>La quarta, vanno rigettati i sistemi salariali a cottimo o a tempo, cos\u00ec come il legame fra salario e utili aziendali, che portano all\u2019intensificazione dello sfruttamento.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 non \u00e8 ancora sufficiente.<\/p>\n<p>Insistere in questa fase sui contratti di categoria per affrontare la questione salariale, vuol dire continuare a curare un malato grave con pannicelli caldi.<\/p>\n<p>Il salario si deprezza per l\u2019inflazione effettiva. Ma va capito che la perdita di potere d\u2019acquisto dei lavoratori \u00e8 legata anche alle politiche di bilancio che privilegiano le spese militari (che raggiungeranno il 5,5 % del PIL), sacrificando i redditi da lavoro e il \u201dwelfare\u201d. In altre parole si scaricano le conseguenze di militarismo e guerre imperialiste sulle masse lavoratrici.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge il furto del fiscal drag (gli operai pagano il 18% in pi\u00f9 rispetto al 2002), che il governo non vuole restituire per finanziare la guerra.<\/p>\n<p>Sul salario va impostata e sviluppata una lotta generale che interessi tutta la massa dei lavoratori sfruttati. Non per pochi \u201cragionevoli\u201d spiccioli e nemmeno con intenti \u201cperequativi\u201d.<\/p>\n<p>Rivendicare un 20% di aumento non diluito e non tassato, tanto per cominciare, \u00e8 pi\u00f9 che ragionevole.<\/p>\n<p>Un aumento che sia pagato da profitti e rendite, che dall\u2019abbassamento salariale traggono costante alimento. Dunque\u00a0 non solo dai famosi \u201cextraprofitti\u201d.<\/p>\n<p>Una simile vertenza, adeguatamente motivata a partire dalla classe operaia, farebbe invertire la sfiducia, la passivit\u00e0, la rassegnazione esistenti. E darebbe il suo contributo a far rientrare la classe nella scena politica.<\/p>\n<p>Ma la questione salariale non si esaurisce col salario diretto di chi \u00e8 in produzione.<\/p>\n<p>Una consistente fetta di lavoratori \u00e8 periodicamente fuori dalla produzione per svariati motivi. Essa \u00e8 retribuita con gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione ordinaria, straordinaria, contratti di solidariet\u00e0). Non sono automatici, sono contrattati e pagati dell\u2019INPS e coprono solo una parte del salario. Eventuali integrazioni non sono automatiche, ma devono essere ottenute con una dura contrattazione che le realt\u00e0 pi\u00f9 deboli (la grande maggioranza) non sono in grado di affrontare e sostenere.<\/p>\n<p>Dentro la vertenza salariale anche questo problema deve essere affrontato. Occorre sia un\u2019unificazione degli strumenti, salariali e normativi, che diano certezze ai lavoratori fino a che non rientrano in produzione, sia ponendo l\u2019integrazione salariale al 100% a spese dei padroni e dei ricchi.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza dimostra che la questione salariale nel suo complesso non pu\u00f2 essere risolta n\u00e9 dai reazionari, n\u00e8 dai riformisti che ne parlano demagogicamente.<\/p>\n<p>Costoro pongono sistematicamente gli \u201cinteressi nazionali\u201d al di sopra di quelli di classe, diffondono illusioni e promesse su \u201csalari giusti\u201d o \u201cminimi\u201d.<\/p>\n<p>Ma nel capitalismo il livello del salario \u00e8 determinato da un\u2019accanita lotta tra proletariato e borghesia, nella quale la classe operaia deve affrontare non il singolo padrone, ma l\u2019intera classe dei capitalisti e il suo Stato.<\/p>\n<p>La questione salariale va sollevata da operai e delegati nelle assemblee. Se non ci sono se ne deve richiedere la convocazione. Se nemmeno in questo modo si ottengono, esse vanno organizzate autonomamente, non necessariamente nei locali aziendali.<\/p>\n<p>Ma parlarne e far esprimere la massa operaia non \u00e8 sufficiente. Cos\u00ec come non ci si deve accontentare di impegni disattesi dagli apparati sindacali.<\/p>\n<p>Per vincere serve organizzazione, lotta e unit\u00e0. Di grande importanza \u00e8 la cooperazione di operai e delegati combattivi, che diano vita\u00a0 comitati di lotta larghi ed unitari, a prescindere dalle\u00a0 tessere di appartenenza.<\/p>\n<p>Organismi di fabbrica e di territorio tanto pi\u00f9 autorevoli quanto maggiore sar\u00e0 il loro numero, il grado di rappresentativit\u00e0, la vastit\u00e0 del loro coordinamento.<\/p>\n<p>Questo percorso, una volta iniziato, per la dinamica stessa delle cose in cui agisce l\u2019elemento cosciente che organizza e dirige, daranno sicuramente un contributo decisivo al ritorno della classe sulla scena politica su posizioni rivoluzionarie, per dirigere la lotta non solo contro le conseguenze del capitalismo, ma contro la causa fondamentale dell\u2019oppressione e della miseria del proletariato: il modo di produzione capitalistico.<\/p>\n<p><strong>Da \u201cScintilla\u201d n. 160, maggio-giugno 2026<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I salari reali in Italia sono in calo da 30 anni, a beneficio dei profitti e della \u201ccompetitivit\u00e0\u201d dei capitalisti. 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