{"id":13915,"date":"2026-08-06T22:13:29","date_gmt":"2026-08-06T20:13:29","guid":{"rendered":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=13915"},"modified":"2026-08-06T22:17:34","modified_gmt":"2026-08-06T20:17:34","slug":"spagna-la-teoria-dellimperialismo-di-rosa-luxemburg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/spagna-la-teoria-dellimperialismo-di-rosa-luxemburg\/","title":{"rendered":"Spagna: La teoria dell\u2019imperialismo di Rosa Luxemburg"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Carlos Hermida, Partito Comunista di Spagna (marxista-leninista) \u2013 PCE (m-l)<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra il 1870 e il 1914, le grandi potenze capitalistiche europee, insieme agli Stati Uniti e al Giappone, intrapresero la conquista dell&#8217;Africa e dell&#8217;Asia. Durante questo periodo, le nazioni imperialiste si spartirono 25 milioni di chilometri quadrati, la Francia e Inghilterra furono le\u00a0 principali beneficiarie di questo depredazione di territori. All&#8217;inizio del XX secolo, il 63% dell&#8217;umanit\u00e0 viveva sotto il dominio imperialista (1).<\/p>\n<p>Questo fenomeno fu analizzato dai partiti della Seconda Internazionale e dai principali teorici della socialdemocrazia, che parteciparono a un proficuo dibattito che ci ha lasciato opere di rilievo come quelle di Lenin, Hilferding, Otto Bauer e Rosa Luxemburg, tra gli altri (2). E non poteva essere altrimenti, perch\u00e9 l&#8217;esatta caratterizzazione dell&#8217;imperialismo, la sua natura e i suoi meccanismi di dominazione erano fondamentali per i partiti socialdemocratici al fine di tracciare una corretta linea tattica e strategica sul cammino della rivoluzione proletaria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LA RIPRODUZIONE AMPLIATA DEL CAPITALE <\/strong><\/p>\n<p>Nel 1913 Rosa Luxemburg pubblic\u00f2 &#8220;L&#8217;accumulazione del capitale&#8221;, la sua opera pi\u00f9 importante di economia politica, in cui rivedeva gli schemi matematici di Marx sull&#8217;accumulazione del capitale. Si trattava, senza dubbio, di un&#8217;impresa enorme, condotta con onest\u00e0. Quando usiamo il termine &#8220;rivedere&#8221;, non lo facciamo nel senso in cui lo usiamo per definire l&#8217;opera di Bernstein, ma nel senso di analizzare le formulazioni marxiste da una prospettiva rivoluzionaria.<\/p>\n<p>L&#8217;opera \u00e8 divisa in tre parti o sezioni. Nella prima (<em>Il problema della riproduzione del capitale<\/em>) vengono affrontati i problemi della riproduzione del capitale, sia semplice che estesa. La seconda (<em>Esposizione storica del problema<\/em>) tratta delle controversie economiche tra i vari autori, e nella terza (<em>Le condizioni storiche dell&#8217;accumulazione<\/em>) l&#8217;autrice sviluppa la propria teoria, cercando di dimostrare come l&#8217;invasione delle economie primitive sia una condizione necessaria per lo sviluppo capitalistico, nonch\u00e9 il processo attraverso il quale esse le distruggono.<\/p>\n<p>Il libro ricevette numerose critiche da vari settori della socialdemocrazia, comprese quelle di Lenin, il quale riteneva che le idee contenute in questo testo, relative alla riproduzione su larga scala del capitale, alle crisi e all&#8217;imperialismo, fossero fondamentalmente errate.<\/p>\n<p>Per comprendere le ragioni delle divergenze tra di loro, \u00e8 necessario partire dalla concezione marxista dello sviluppo del capitalismo. Le cause delle crisi di sovrapproduzione sono inseparabili dalle dinamiche interne della produzione capitalistica, dalla materializzazione e appropriazione del plusvalore, e non vanno ricercate in fattori esterni al processo produttivo. Nelle parole di Marx ed Engels:<\/p>\n<p>\u201c<em>La storia dell&#8217;industria e del commercio \u00e8 ormai da decenni solo la storia della sollevazione delle moderne forze produttive contro i moderni mezzi di produzione, contro i rapporti di propriet\u00e0 che esprimono le condizioni di esistenza e di dominio della borghesia. Basta citare le crisi commerciali, che nel loro minaccioso ricorrere ciclico mettono sempre pi\u00f9 in questione l&#8217;esistenza dell&#8217;intera societ\u00e0 borghese. Nelle crisi commerciali viene regolarmente distrutta una grande parte non solo dei prodotti ma persino delle forze produttive gi\u00e0 costituite. Nelle crisi scoppia un&#8217;epidemia sociale che in tutte le altre epoche sarebbe stata considerata un controsenso: l&#8217;epidemia della sovrapproduzione. \u2026. e perch\u00e9? Perch\u00e9 la societ\u00e0 ha incorporato troppa civilt\u00e0, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio. Le forze produttive di cui essa dispone non servono pi\u00f9 allo sviluppo della civilt\u00e0 borghese e dei rapporti borghesi di propriet\u00e0; al contrario, esse sono diventate troppo potenti per quei rapporti, ne sono frenate, e non appena superano questo ostacolo gettano nel caos l&#8217;intera societ\u00e0 borghese, mettono in pericolo l&#8217;esistenza della propriet\u00e0 borghese. I rapporti borghesi sono diventati troppo angusti per contenere la ricchezza che essi stessi hanno prodotto. Come supera le crisi la borghesia? Da una parte con l&#8217;annientamento coatto di una massa di forze produttive; dall&#8217;altra conquistando nuovi mercati e sfruttando pi\u00f9 a fondo quelli vecchi. In che modo, insomma? Provocando crisi pi\u00f9 generalizzate e pi\u00f9 violente e riducendo i mezzi necessari a prevenirle.\u201d<\/em> (3).<\/p>\n<p>Nel secondo volume del Capitale, Marx analizza la riproduzione semplice ed estesa del capitale. Marx divide tutta la produzione nella societ\u00e0 capitalista in due settori: il Settore I, produttore di mezzi di produzione, e il Settore II, produttore di beni di consumo. Marx inizia analizzando le condizioni di equilibrio per lo scambio tra i due settori in condizioni di riproduzione semplice (cio\u00e8, senza accumulazione), e conclude che, in riproduzione semplice, la somma del capitale variabile (investito in salari) e del plusvalore nel Settore I, produttore di mezzi di produzione, deve essere uguale al capitale costante nel Settore II, produttore di beni di consumo. Nel caso di riproduzione ampliata (accumulazione), le condizioni variano. Il punto di partenza \u00e8 che l&#8217;accumulazione richiede un surplus di mezzi di produzione, un surplus che necessita della conversione in capitale di una parte del plusvalore ottenuto dai capitalisti. In altre parole, nell&#8217;ipotesi di accumulazione, l&#8217;aumento dei mezzi di produzione supera l&#8217;aumento dei beni di consumo: il Settore I, quindi, deve crescere pi\u00f9 rapidamente del Settore II. I diagrammi matematici di Marx dimostrarono che tale accumulazione era possibile in una societ\u00e0 capitalista nonostante la sproporzione tra i due settori della produzione.<\/p>\n<p>A partire da queste premesse, Rosa Luxemburg ritenne che gli schemi matematici di Marx sulla riproduzione estesa del capitale non erano corretti e individu\u00f2 una serie di condizioni affinch\u00e9 si potesse realizzare il processo di accumulazione: 1) La societ\u00e0 doveva disporre di una quantit\u00e0 crescente di mano d\u2019opera da essere impiegata; 2) In ogni periodo, le necessit\u00e0 immediate della societ\u00e0 dovevano consentire che parte della produzione fosse destinata all&#8217;aumento del capitale sociale, ovvero che non tutto ci\u00f2 che veniva prodotto fosse consumato (possibilit\u00e0 di risparmio); 3) La produzione di beni capitali doveva essere sufficiente ad aumentare materialmente il capitale sociale (possibilit\u00e0 di investimento); e 4) anche la domanda effettiva doveva crescere, poich\u00e9 la sua esistenza \u00e8 una <em>conditio sine qua non<\/em> affinch\u00e9 i capitalisti decidano di investire. La sua domanda, quindi, sar\u00e0 la seguente: da dove proviene questa domanda effettiva in continua crescita, quella che garantisce nuovi investimenti, ovvero che garantisce uno stimolo per l\u2019insieme dei capitalisti a espandere la produzione globale? Questa esigenza deve essere ricercata <em>al di fuori<\/em> della sfera dell&#8217;economia capitalista, nella conquista e nel dominio di quelle aree del mondo in cui predominano forme non capitalistiche. Da questi luoghi proverrebbe l&#8217;esigenza di risolvere i problemi che presentava l&#8217;accumulazione ampliata del capitale:<\/p>\n<p>\u201c<em>In questo modo, mediante lo scambio con societ\u00e0 e paesi non-capitalistici, il capitalismo si espande sempre di pi\u00f9, accumulando capitale a loro spese, erodendoli e soppiantandoli al contempo. Ma quanto pi\u00f9 i paesi capitalisti si imbarcano in questa caccia alle zone di accumulazione, e tanto pi\u00f9 scarse diventano le zone non-capitalistiche suscettibili di essere conquistate dai movimenti espansionistici del capitale, tanto pi\u00f9 acuta e furiosa diventa la competizione tra i capitali, trasformando questa crociata di espansione sulla scena mondiale in un&#8217;intera catena di catastrofi economiche e politiche, crisi mondiali, guerre e rivoluzioni. <\/em><\/p>\n<p><em>In tal modo il capitale prepara la sua catastrofe attraverso due vie. Da un lato, espandendosi a spese di tutte le forme di produzione non-capitalistiche, si muove verso il momento in cui tutta l&#8217;umanit\u00e0 sar\u00e0 composta esclusivamente da capitalisti e lavoratori, rendendo impossibile, quindi, qualsiasi nuova espansione e, di conseguenza, qualsiasi accumulazione. Ma in questo modo, nella misura in cui questa tendenza si impone, il capitalismo acuisce gli antagonismi di classe e l&#8217;anarchia politica ed economica internazionale al punto che molto prima che si raggiungano le conseguenze ultime dello sviluppo economico, cio\u00e8 molto prima che il regime assoluto e uniforme della produzione capitalistica venga imposto al mondo, si verificher\u00e0 la ribellione del proletariato internazionale, che porr\u00e0 necessariamente fine al regime capitalistico.<\/em>\u201d (4)<\/p>\n<p>L&#8217;imperialismo dunque non sorgeva in una fase specifica dello sviluppo capitalistico, ma era il prodotto delle contraddizioni insite nell&#8217;accumulazione del capitale; ovvero, la sua riproduzione in forma ampliata:<\/p>\n<p>\u201c<em>L&#8217;imperialismo \u00e8 l&#8217;espressione politica del processo di accumulazione di capitale nella sua lotta di concorrenza intorno a residui di ambienti non-capitalistici non ancora posti sotto sequestro\u2026 Dati l\u2019alto sviluppo e la sempre pi\u00f9 accesa concorrenza dei paesi capitalisti per la conquista di zone non-capitalistiche, l&#8217;imperialismo cresce in energia e forza d\u2019urto, sia nella sua aggressivit\u00e0 contro il mondo non-capitalistico, sia nell\u2019inasprimento dei contrasti fra i paesi capitalisti concorrenti. Ma con quanta maggiore energia, potenza d\u2019urto e sistematicit\u00e0 l\u2019imperialismo opera all\u2019erosione delle civilt\u00e0 non-capitalistiche, tanto pi\u00f9 rapidamente toglie il terreno sotto i piedi all&#8217;accumulazione del capitale. L&#8217;imperialismo \u00e8 tanto un metodo storico per prolungare l&#8217;esistenza del capitale, quanto il pi\u00f9 sicuro mezzo sicuro per affrettarne obiettivamente la fine<\/em>.\u201d (5)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LA CRIT<\/strong>I<strong>CA<\/strong> <strong>LENINISTA<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;errore fondamentale della rivoluzionaria polacca fu quello di situare la soluzione ai problemi della riproduzione allargata del capitale nella sfera del mercato e del consumo, attraverso la conquista di regioni del mondo non capitalistiche. L&#8217;imperialismo sarebbe, in questa forma, una soluzione parziale alle crisi, all&#8217;impossibilit\u00e0 di realizzare il plusvalore nelle metropoli imperialiste. Tali impostazioni implicavano che il capitalismo sarebbe collassato a un certo punto. Una volta scomparse le societ\u00e0 non capitalistiche, l&#8217;accumulazione sarebbe divenuta impossibile e, di conseguenza, si sarebbe prodotto il crollo del sistema.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 ha dimostrato che il crollo del capitalismo non \u00e8 avvenuto, nemmeno di fronte a crisi catastrofiche come quelle del 1929, del 1973 e del 2008. Il capitalismo porta nel suo seno profonde contraddizioni, ma anche i meccanismi che gli consentono di superarle temporaneamente. Meccanismi quali le guerre imperialiste e il supersfruttamento dei lavoratori e dei popoli dei paesi dipendenti. In altre parole, sofferenze e disastri sociali accompagnano lo sviluppo del modo di produzione capitalistico, ma quest&#8217;ultimo non scomparir\u00e0 se non verr\u00e0 abbattuto dall&#8217;azione consapevole del proletariato e delle classi popolari (6)<\/p>\n<p>L&#8217;espansione imperialistica si verifica, come ben spieg\u00f2 Lenin, quando il capitalismo raggiunge un determinata fase di sviluppo. La ricerca di tassi di profitto pi\u00f9 elevati attraverso l&#8217;esportazione di capitale in eccesso dalle suddette metropoli spiega la conquista del mondo afro-asiatico avvenuta tra il 1870 e il 1914.<\/p>\n<p>La contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalistico sta nella sfera della produzione e non in quella della circolazione. Nella sua polemica contro le concezioni economiche dei populisti, Lenin affront\u00f2 tale questione, evidenziando le inadeguatezze teoriche e gli errori del populismo:<\/p>\n<p>&#8220;<em>Quando i populisti asseriscono che il mercato estero rappresenta una \u00abvia d&#8217;uscita dalla difficolt\u00e0\u00bb che il capitalismo incontra nel realizzare il prodotto, sotto questa frase essi nascondono soltanto la triste circostanza che per essi il \u00abmercato estero\u00bb \u00e8 una \u00abvia d&#8217;uscita dalle difficolt\u00e0\u00bb nelle quali si imbattono a causa della loro incomprensione della teoria&#8230; \u00a0Non solo i prodotti che esistono sotto forma di beni dl consumo, ma anche i prodotti che esistono sotto forma di mezzi di produzione, tutti sono ugualmente solo attraverso \u00abdifficolt\u00e0\u00bb, attraverso continue fluttuazioni, che diventano sempre pi\u00f9 forti con lo sviluppo del capitalismo, attraverso una furiosa concorrenza che obbliga ogni imprenditore a cercare di ampliare illimitatamente la produzione, uscendo dai confini del suo Stato, spingendosi alla ricerca di nuovi mercati in paesi non ancora coinvolti nella circolazione capitalistica delle merci. Siamo cos\u00ec giunti al problema del perch\u00e9 sia necessario il mercato estero a un paese capitalistico. Non perch\u00e9 il prodotto in generale non possa essere realizzato in regime capitalistico. Questa \u00e8 un&#8217;assurdit\u00e0. Il mercato estero \u00e8 indispensabile perch\u00e9 \u00e8 propria della produzione capitalistica la tendenza a espandersi \u00a0illimitatamente, a differenza di tutti gli \u00a0antichi modi di produzione, circoscritti entro i confini del villaggio, della tenuta patriarcale, della trib\u00f9, di un dato territorio o dello Stato. Mentre in tutti questi regimi primitivi la produzione si rinnovava nella stessa forma e con le stesse dimensioni di prima, nel sistema capitalistico ci\u00f2 diventa impossibile: legge della produzione capitalistica \u00e8 l&#8217;illimitata espansione, l\u2019eterno movimento in avanti<\/em>\u201d. (7)<\/p>\n<p>La radice dell&#8217;errore di Rosa Luxemburg \u2013 e non solo del suo \u2013 risiede nell&#8217;aver attribuito priorit\u00e0 alla tesi del sottoconsumo nella teoria di Marx, anzich\u00e9 collocarla in posizione secondaria. La contraddizione tra la produzione e la realizzazione del prodotto \u00e8 parte integrante del funzionamento del capitalismo, ma la concretizzazione delle crisi \u00e8 legata a fattori pi\u00f9 profondi, come la tendenza del saggio di profitto a scendere. Anche Lenin critic\u00f2 la teoria del sottoconsumo:<\/p>\n<p>&#8220;<em>L&#8217;analisi scientifica dell&#8217;accumulazione &#8230; ha demolito dalle fondamenta questa teoria, dimostrando che nelle epoche che precedono le crisi che il consumo degli operai si eleva, che l\u2019insufficiente consumo (che dovrebbe spiegare le crisi) \u00e8 esistito nei pi\u00f9 diversi regimi economici, mentre le crisi sono un tratto distintivo caratteristico di un solo sistema: quello capitalistico. Questa teoria <\/em>[il marxismo]<em> spiega le crisi con un&#8217;altra contraddizione, e precisamente con la contraddizione fra il carattere sociale della produzione (resa sociale dal capitalismo) e il modo privata, individuale, dell\u2019appropriazione&#8230; Le due teorie di cui parliamo danno spiegazioni affatto diverse delle crisi. La prima le<\/em> <em>spiega con la contraddizione tra produzione e il consumo della classe operaia; la seconda con la contraddizione tra il carattere sociale della produzione e il carattere privato dell&#8217;appropriazione. La prima vede quindi la radice del fenomeno fuori della produzione&#8230; la seconda vede la radice del fenomeno nelle condizioni della produzione&#8230; Ma si chiede, la seconda teoria nega l&#8217;esistenza di una contraddizione tra produzione e consumo? Naturalmente no. Essa riconosce pienamente che il sottoconsumo esiste, ma lo riconduce al posto subordinato che gli spetta, indicandolo come un fatto concernente solo un settore dell&#8217;intera produzione capitalistica.<\/em>&#8221; (8)<\/p>\n<p>Nella sua grande opera \u201cL&#8217;imperialismo, fase suprema del capitalismo\u201d, Lenin risponde anche indirettamente all&#8217;errore di Rosa Luxemburg, nel senso che il mondo \u00e8 gi\u00e0 stato spartito fisicamente, ma non definitivamente, poich\u00e9 sono possibili nuove spartizioni:<\/p>\n<p>\u00ab<em>I capitalisti si spartiscono il mondo non per la loro speciale malvagit\u00e0, bens\u00ec perch\u00e9 il grado raggiunto dalla concentrazione li costringe a battere questa via, se vogliono ottenere dei profitti. E la spartizione si compie &#8220;proporzionalmente al capitale&#8221;, &#8220;in proporzione alla forza&#8221;, perch\u00e9 in regime di produzione mercantile e di capitalismo non \u00e8 possibile alcun altro sistema di spartizione &#8230; il tratto caratteristico del periodo considerato \u00e8 costituito dalla spartizione definitiva della terra; definitiva non gi\u00e0 nel senso che sia impossibile una nuova spartizione \u2013 ch\u00e9 anzi nuove spartizioni sono possibili e inevitabili \u2014 ma nel senso che la politica coloniale dei paesi capitalistici ha condotto a termine l\u2019arraffamento di terre non ancora occupate sul nostro pianeta. Il mondo appare per la prima volta completamente ripartito, sicch\u00e9 in avvenire sar\u00e0 possibile soltanto una nuova spartizione, cio\u00e8 il passaggio da un &#8220;padrone&#8221; ad un altro<\/em>\u00bb (9).<\/p>\n<p>La ridistribuzione non riguardava l&#8217;accumulazione di capitale, bens\u00ec l&#8217;obiettivo di ottenere maggiori profitti e vantaggi. Con la Seconda rivoluzione industriale, la concorrenza tra le grandi potenze si fece pi\u00f9 aspra e l&#8217;enorme sviluppo industriale rese necessario approvvigionarsi di materie prime in grandi quantit\u00e0 e a basso costo. La conquista territoriale divenne il mezzo per garantirne l&#8217;approvvigionamento.<\/p>\n<p>La nuova spartizione non riguardava l&#8217;accumulazione di capitale in s\u00e9, bens\u00ec l&#8217;obiettivo di ottenere maggiori profitti e vantaggi. Con la Seconda rivoluzione industriale, la concorrenza tra le grandi potenze si fece pi\u00f9 aspra e l&#8217;enorme sviluppo industriale rese necessario approvvigionarsi di materie prime su larga scala e a basso costo; la conquista territoriale divenne quindi il mezzo per garantirne la disponibilit\u00e0. Inoltre, la possibilit\u00e0 di realizzare ingenti profitti investendo capitali in nuovi territori fu un fattore chiave per comprendere l&#8217;interesse di banche e grandi industrie verso l&#8217;espansione coloniale: la manodopera indigena, infatti, poteva essere sottoposta a uno sfruttamento maggiore rispetto ai lavoratori europei, i quali disponevano gi\u00e0 di importanti organizzazioni sindacali.<\/p>\n<p>L&#8217;imperialismo \u00e8 un prodotto delle contraddizioni del capitalismo. Quando raggiunge un certo grado di sviluppo, caratterizzato dal monopolio, dalla formazione del capitale finanziario e dalla concentrazione e centralizzazione del capitale \u2013 come definito da Lenin nell&#8217;opera sopra citata \u2013 il capitalismo sviluppa necessariamente la propria tendenza imperialistica, dando luogo a una struttura di rapporti di dominio e sfruttamento che perdura ancora oggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONI <\/strong><\/p>\n<p>La teoria di Rosa Luxemburg non ha superato la prova della verifica empirica. Da tempo ormai, i rapporti di produzione capitalistici abbracciano l&#8217;intero pianeta e l&#8217;accumulazione non si \u00e8 arrestata, n\u00e9 lo sviluppo delle forze produttive ha subito rallentamenti, sebbene sia vero che il capitalismo attuale poggi pi\u00f9 su un massiccio flusso di capitale speculativo parassitario che su una base produttiva, al punto che tale capitale finanziario si rende indipendente dalla sfera produttiva e acquisisce una propria dinamica.<\/p>\n<p>Sulla base di un&#8217;analisi marxista, l&#8217;imperialismo del XXI secolo \u00e8 caratterizzato dai seguenti aspetti:<\/p>\n<p>1) L&#8217;imperialismo costituisce un insieme di rapporti di dominazione e sfruttamento tra due gruppi di paesi: quelli che formano il centro del sistema capitalistico (paesi sviluppati) e quelli che costituiscono la periferia del sistema (paesi sottosviluppati).<\/p>\n<p>2) In ogni gruppo di paesi la lotta di classe si sta intensificando. Le classi popolari si contrappongono alle classi dominanti sia nei paesi sviluppati che in quelli dipendenti. Di fronte alla collaborazione di classe, i comunisti devono innalzare la bandiera dell&#8217;internazionalismo proletario.<\/p>\n<p>3) La cosiddetta globalizzazione non ha creato un super-imperialismo n\u00e9 ha cancellato i confini dello Stato-nazione. L&#8217;internazionalizzazione del capitale non ha attenuato le rivalit\u00e0 imperialistiche, le quali, com&#8217;\u00e8 evidente, tendono ad acuirsi. Come ai tempi di Lenin, la lotta per il controllo dei mercati e delle fonti di materie prime rimane l&#8217;obiettivo delle grandi potenze imperialiste.<\/p>\n<p>4) Le contraddizioni del capitalismo si fanno sempre pi\u00f9 profonde e le politiche riformiste non sono in grado di arrestare il deterioramento sociale. \u00c8 evidente che la democrazia parlamentare sta iniziando a costituire un ostacolo al dominio stesso della borghesia e che forme fasciste di dominio stanno prendendo piede in diversi paesi.<\/p>\n<p>5) Il pericolo di una guerra mondiale \u00e8 reale e le classi dominanti stanno gi\u00e0 utilizzando strategie di comunicazione per diffondere questo messaggio e preparare le masse a uno scontro militare.<\/p>\n<p>6) In tali circostanze, il rafforzamento ideologico e politico della CIPOML costituisce un compito urgente e di primaria importanza. In ampi settori delle nostre societ\u00e0 si avverte un senso di rassegnazione e di fatalismo, come se l&#8217;ordine capitalistico fosse immutabile e ci si dovesse necessariamente adattare a vivere in questa barbarie. Ci\u00f2 \u00e8 il risultato della diffusione di massa dell&#8217;ideologia borghese, che mira appunto alla passivit\u00e0 delle masse, all&#8217;individualismo e all&#8217;accettazione dell&#8217;ordine costituito. Per superare questa situazione, \u00e8 fondamentale condurre una costante lotta ideologica attraverso la diffusione del pensiero e dell&#8217;analisi marxisti-leninisti.<\/p>\n<p><em>Marzo 2026<\/em><\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>1) Sulla ripartizione imperialista sono particolarmente interessanti: Acosta S\u00e1nchez, Jos\u00e9: <em>El imperialismo capitalista. Concepto, per\u00edodos y mecanismos de funcionamiento<\/em>, Barcelona, Blume, 1977; Fieldhouse, David: <em>Econom\u00eda e imperio. La expansi\u00f3n de Europa <\/em>(1830-1914), Madrid, Siglo XXI, 1977; Hobsbawm, Eric: <em>La era del imperialismo<\/em>, 1875-1914, Barcelona, Labor, 1989.<\/p>\n<p>2) Sulle differenti teorie in relazione con l\u2019imperialismo si veda J. M. Vidal Villa: <em>Teor\u00edas sobre el imperialismo, <\/em>Barcelona, Anagrama, 1976.<\/p>\n<p>3) Marx e Engels, <em>Il manifesto del partito comunista, 1848<\/em><\/p>\n<p>4) Rosa Luxemburg, <em>L&#8217;accumulazione del capitale, 1913<\/em><\/p>\n<p>5) Ibidem<\/p>\n<p>6) Sulla teoria del crollo \u00e8 imprescindibile l\u2019opera di H. Grossmann: <em>La ley de la acumulaci\u00f3n y del derrumbe del sistema capitalista<\/em>. Madrid, Siglo XXI, 1979 (prima edizione in tedesco, \u00a01929)<\/p>\n<p>7) Lenin, <em>Le caratteristiche del romanticismo economico, 1897<\/em><\/p>\n<p>8) Ibidem<\/p>\n<p>9) Lenin, <em>L\u2019imperialismo, fase suprema del capitalismo<\/em>, 1916<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Da \u201cUnit\u00e0 e Lotta\u201d n. 52, Organo della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti\u00a0 &#8211; CIPOML<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlos Hermida, Partito Comunista di Spagna (marxista-leninista) \u2013 PCE (m-l) &nbsp; Tra il 1870 e il 1914, le grandi potenze [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":13907,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84,104],"tags":[108],"class_list":["post-13915","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cipoml","category-internazionale","tag-home"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13915","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13915"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13915\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13916,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13915\/revisions\/13916"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13907"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13915"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13915"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13915"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}