{"id":13931,"date":"2026-08-06T22:58:11","date_gmt":"2026-08-06T20:58:11","guid":{"rendered":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/?p=13931"},"modified":"2026-08-06T23:05:47","modified_gmt":"2026-08-06T21:05:47","slug":"la-lotta-dellalbania-socialista-contro-il-revisionismo-e-a-difesa-dellinternazionalismo-proletario-nel-campo-della-politica-estera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/la-lotta-dellalbania-socialista-contro-il-revisionismo-e-a-difesa-dellinternazionalismo-proletario-nel-campo-della-politica-estera\/","title":{"rendered":"La lotta dell\u2019Albania socialista contro il revisionismo e a difesa dell\u2019internazionalismo proletario nel campo della politica estera"},"content":{"rendered":"<p><strong>PRESENTAZIONE<\/strong><\/p>\n<p><em>Pubblichiamo questo interessante saggio storico sui rapporti fra l\u2019Albania socialista, l\u2019URSS e la Cina, frutto dello studio e della collaborazione di un gruppo di giovani compagni della nostra Organizzazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Le riflessioni e\u00a0 le valutazioni in esso contenute sono basate su un\u2019ampia rete di fonti storiche primarie e secondarie, pertinenti al tema trattato e valutate criticamente. Esse sono facilmente verificabili da parte dei lettori, grazie al poderoso apparato di note di corredo al testo.<\/em><\/p>\n<p><em>A distanza di decenni degli avvenimenti e delle relazioni descritte nel saggio appare con ancora pi\u00f9 chiarezza la fedelt\u00e0 ai principi comunisti seguita dal Partito e dallo Stato albanese nel periodo del socialismo proletario.<\/em><\/p>\n<p><em>Le inquietudini, dapprima; le osservazioni, e la critica degli atteggiamenti e delle azioni antimarxiste-leniniste, successivamente; infine la denuncia pubblica e la lotta al revisionismo delle direzioni sovietiche e cinese, sono state il percorso seguito dal compagno Enver Hoxha e dal Partito del Lavoro d\u2019Albania, che nelle varie fasi della rivoluzione e dell\u2019edificazione del socialismo hanno sempre lottato come reparto del movimento operaio e comunista internazionale.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci auguriamo che la lettura del saggio possa servire ai proletari rivoluzionari per apprendere dalle esperienze del passato, approfondire la critica del revisionismo in tutte le sue forme e abbracciare il marxismo-leninismo al fine di applicarlo praticamente nella situazione concreta, con tutta la sua vivente forza ispiratrice e\u00a0 rivoluzionaria.<\/em><\/p>\n<p><em>Luglio 2026<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Organizzazione per il partito comunista del proletariato\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/strong><strong>\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>La storiografia internazionale tende ad ignorare, sottovalutare o mistificare le relazioni internazionali della Repubblica Popolare Socialista d\u2019Albania (RPSA, tale denominazione fu assunta nel 1976).<\/p>\n<p>L\u2019ignoranza sull\u2019argomento porta alla diffusione di molte menzogne propugnate dagli anticomunisti, nonch\u00e9 dalle correnti revisioniste ostili al marxismo-leninismo.<\/p>\n<p>Nel presente documento ci concentreremo sulle relazioni della RPSA con la Jugoslavia, con l\u2019Unione Sovietica e soprattutto con la Cina, dimostrando con l\u2019aiuto di un vasto apparato di fonti storiche testuali, anche di carattere borghese, che l\u2019Albania socialista difese i principi del marxismo-leninismo e dell\u2019internazionalismo proletario, venendo ferocemente sabotata e attaccata per tale motivo.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nLE RELAZIONI CON LA JUGOSLAVIA (1943-1948)<\/strong><\/p>\n<p>Durante la Lotta di Liberazione Nazionale il Partito Comunista Albanese (PCA) e il Partito Comunista Jugoslavo (PCJ) collaborarono per combattere i nazifascisti in tutte le terre occupate. Come esempio dell\u2019internazionalismo del PCA possiamo annoverare l\u2019invio di quadri nel Kosovo per organizzarvi il partito e condurre la lotta contro gli occupanti nazifascisti, nonch\u00e9 la liberazione, avvenuta nell\u2019autunno del 1941 sotto esplicita proposta di Enver Hoxha, di Miladin Popovi\u0107<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> da un campo di concentramento fascista a Peqin. Egli rimase in Albania per mantenere il collegamento fra i due partiti. Popovi\u0107 appoggi\u00f2 tutte le risoluzioni del PCA salvo poi lasciare l\u2019Albania nel settembre del 1944, sotto ordini del PCJ, per poi essere ucciso nel marzo del 1945, a Prishtina, in un attentato ordito dai servizi segreti jugoslavi.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Per far luce sulle mire espansionistiche della cricca di Tito, ripercorriamo velocemente le relazioni tra i due Paesi.<\/p>\n<p>Dopo la fine della guerra i due paesi firmarono un trattato di amicizia e di cooperazione che fu rapidamente seguito da una serie di accordi tecnici ed economici con l\u2019intento di porre le basi dell\u2019integrazione dell\u2019economia albanese e quella Jugoslava.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> I patti prevedevano la coordinazione dei piani economici di entrambi gli Stati, la standardizzazione dei sistemi monetari, la creazione di un sistema tariffario comune e di un\u2019unione doganale. I suddetti patti per\u00f2 favorivano Il governo jugoslavo il quale considerava chiaramente gli investimenti in Albania come investimenti nel futuro della stessa Jugoslavia.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Furono create societ\u00e0 miste albanesi-jugoslave per l\u2019estrazione mineraria, la costruzione di ferrovie, la produzione di petrolio ed elettricit\u00e0 e il commercio internazionale. In apparenza le societ\u00e0 sembravano costituite su di un piano d\u2019uguaglianza ma in realt\u00e0 \u00aboperavano unicamente con i fondi di base dello Stato albanese, e tuttavia la parte jugoslava si appropriava della met\u00e0 dei benefici.\u00bb<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Gli albanesi cercavano fondi di investimento per sviluppare l\u2019industria nazionale e l\u2019agricoltura su basi socialiste, mentre gli jugoslavi volevano che gli albanesi si concentrassero sull\u2019estrazione di materie prime. Nel 1947 i dirigenti jugoslavi organizzarono un\u2019offensiva totale contro i comunisti albanesi anti-jugoslavi, compresi Hoxha e Nako Spiru, utilizzando degli agenti raggruppati attorno al gruppo di Ko\u00e7i Xoxe, uno dei fedelissimi di Tito.<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> Il Comitato Centrale del Partito Comunista di Jugoslavia invi\u00f2 una lettera al CC del PCA dove accus\u00f2 Hoxha di seguire politiche \u201cantijugoslave\u201d e di mettere il popolo albanese contro la Jugoslavia.<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> Il PCJ cerc\u00f2 anche di ostacolare la conclusione di un accordo con l\u2019URSS per un credito all\u2019Albania.<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Pur di inglobare l\u2019Albania nell\u2019orbita jugoslava la direzione del PCJ arriv\u00f2 a chiedere a di poter avere una base militare con truppe jugoslave per un intervento nel caso in cui ci fosse stata una provocazione nazionalista greca.<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> Provvidenzialmente Hoxha inform\u00f2 Stalin attraverso l\u2019ambasciata sovietica dei suddetti piani.<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> Stalin convoc\u00f2 un incontro nel febbraio dello stesso anno con la delegazione titina nel quale critic\u00f2 i piani di inviare truppe dell\u2019esercito e dell\u2019aviazione jugoslava in Albania a sostegno dei ribelli comunisti greci, dichiarando che Mosca non era stata consultata in merito.<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><sup>[11]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, la fazione pro-jugoslava all\u2019interno del PCA cre\u00f2 non pochi problemi ai comunisti albanesi:<\/p>\n<p>\u00abL\u00ec Xoxe (con l\u2019appoggio di Belgrado) lanci\u00f2 un\u2019offensiva intensificata per rovesciare Hoxha e portare la direzione albanese totalmente sotto il suo controllo (e quello jugoslavo). All\u2019ottavo plenum albanese del febbraio-marzo 1948 Hoxha fu costretto a fare autocritica per il presunto sostegno a Spiru (anche se non perse la sua posizione di segretario generale).<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup>[12]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>\u00abSotto gli ordini di Tito, Xoxe acceler\u00f2 la sua azione per rovesciare Hoxha e portare il partito albanese una volta per tutte sotto il controllo jugoslavo. Cos\u00ec il Comitato centrale del Partito comunista jugoslavo invi\u00f2 un emissario, Savo Slati\u0107, in Albania per assistere Xoxe nella convocazione di una riunione del Comitato centrale volta a rovesciare definitivamente i suoi avversari. L\u2019ottavo plenum si riun\u00ec il 26 febbraio 1948 e i suoi lavori dimostrano quanto la fazione di Xoxe fosse quasi riuscita a garantire una presenza jugoslava a lungo termine in Albania\u00bb.<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup>[13]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nell\u2019aprile del 1948, Xoxe e i suoi collaboratori albanesi proposero ufficialmente di fare appello a Belgrado per annettere l\u2019Albania quale settima repubblica jugoslava.<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> A s\u00e9guito delle gravi deviazioni manifestate dalla cricca titina sull\u2019arena internazionale, nel luglio del 1948 vennero annullati tutti gli accordi albano-jugoslavi<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><sup>[15]<\/sup><\/a> e la stessa Jugoslavia veniva espulsa dal Cominform. Ci\u00f2 fu di grande aiuto per i comunisti all\u2019interno del Partito per liquidare gli elementi filo-jugoslavi.<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><sup>[16]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il pericolo titoista all\u2019interno del Partito fu scongiurato, ma le mire revisioniste e scioviniste dei dirigenti della Jugoslavia continuarono negli anni\u00a0 successivi. Consigliamo ai compagni che vogliono approfondire, per via della complessit\u00e0 storica e politica, la lettura del libro di Enver Hoxha \u201cI Titisti\u201d.<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><sup>[17]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IL RAPPORTO CON L\u2019URSS E L\u2019AVVICINAMENTO ALLA CINA (1948-1960)<\/strong><\/p>\n<p>Dopo aver sconfitto la fazione jugoslava all\u2019interno del Partito, il Partiti del Lavoro d\u2019Albania (PLA) <a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><sup>[18]<\/sup><\/a> si rivolse all\u2019URSS che i comunisti albanesi fin dalla Rivoluzione Socialista d\u2019Ottobre consideravano il naturale difensore dei popoli oppressi e il faro del socialismo mondiale; iniziarono le prime relazioni bi-laterali:<\/p>\n<p>\u00abIl periodo di prevalente influenza economica sovietica in Albania inizi\u00f2 nel settembre 1948, quando fu concluso il primo accordo economico congiunto, integrato durante la visita di Hoxha a Mosca nel 1949. Nel febbraio 1951 fu esteso fino al 1955. Dopo la creazione del COMECON nel febbraio 1949, anche gli altri satelliti\u00a0 iniziarono a sostenere l\u2019Albania. Nel 1949 circa il 38% delle entrate statali albanesi proveniva da crediti e sovvenzioni dei Paesi del blocco sovietico, e inizi\u00f2 un programma intensificato di sviluppo economico, in particolare nel settore industriale e minerario, sotto la direzione sovietica. Nel periodo 1951-1955 il valore della produzione industriale \u00e8 aumentato di quasi tre volte; l\u2019impennata \u00e8 stata particolarmente rapida nei settori dell\u2019estrazione e dei materiali da costruzione\u00bb.<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><sup>[19]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Dopo la morte di Stalin e la presa del potere da parte della cricca revisionista di Kruscev, si ridusse il flusso di importazioni in Albania dall\u2019URSS e dai paesi del COMECON che di conseguenza si tradusse in un drastico taglio nell\u2019investimento per macchinari e attrezzature.<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\"><sup>[20]<\/sup><\/a> Vista la situazione l\u2019Albania firm\u00f2 \u00abun piccolo accordo di prestito a lungo termine tra Pechino e Tirana, firmato alla fine del 1954\u00bb.<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\"><sup>[21]<\/sup><\/a> Le tensioni tra la Repubblica Popolare Albanese (RPA) e l\u2019URSS aumentarono con la visita di Kruscev a Belgrado nel maggio 1955 e il successivo riavvicinamento sovietico-jugoslavo. I dirigenti albanesi, sentendosi apertamente traditi dai sovietici, si opposero alla visita di Kruscev in Jugoslavia. Il PCUS fece molte pressioni sull\u2019Albania che dovette concedere parzialmente aperture alla nuova politica estera sovietica.<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><sup>[22]<\/sup><\/a> Importante \u00e8 per\u00f2 notare che Hoxha rifiut\u00f2 le richieste Jugoslave di \u00abrivedere la sua valutazione negativa sulla natura delle relazioni tra Albania e Jugoslavia prima della rottura del 1948 e riabilitare Xoxe\u00bb.<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\"><sup>[23]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Dopo il violento attacco ai principi del marxismo-leninismo, avvenuto nel XX Congresso del PCUS (1956) ed il \u201cRapporto segreto\u201d di Kruscev contro la linea seguita dal PCUS sotto la direzione di Stalin, le tensioni tra i due Paesi si acuirono<\/p>\n<p>Significativa fu la reazione immediata di Hoxha al \u201cRapporto segreto\u201d:<\/p>\n<p>\u00abDomenica 26 febbraio 1956 MOSCA,<\/p>\n<p>Per tutta la notte ho letto il rapporto segreto di N. Kruscev che ci ha consegnato come ha fatto con tutte le altre delegazioni straniere. Ho capito la posizione di Kruscev e degli altri suoi compagni contro Stalin e i suoi atti gloriosi durante la riunione del congresso in cui il nome di Stalin non \u00e8 stato menzionato nemmeno una volta per qualcosa di buono, ma non avrei mai pensato allora che potessero arrivare a questo punto. Mi vengono i brividi al pensiero di quanto si rallegreranno la borghesia e i reazionari quando avranno questo rapporto tra le mani, perch\u00e9 sono certo che daranno il via a una campagna di menzogne e chiss\u00e0 quanto durer\u00e0. Tito dovrebbe essere molto contento dopo aver letto questo rapporto, dato che sono sicuro che l\u2019abbia letto. Che danno incalcolabile per l\u2019Unione Sovietica e il campo socialista! Che imbarazzante responsabilit\u00e0 di fronte alla storia! Non posso mettere nulla sulla carta. \u00c8 troppo poco per dire: \u201cSono scioccato!\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\"><sup>[24]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>La reazione di Hoxha era genuina e sincera ed \u00e8 Nexhmije Hoxha, compagna d\u2019amore e di lotta di Enver, a confermarci l\u2019impressione di Enver Hoxha di fronte alla svolta kruscioviana:<\/p>\n<p>\u00abEnver cominci\u00f2 a preoccuparsi dell\u2019impatto che questo famigerato rapporto avrebbe avuto sul discredito non solo di Stalin, ma anche dell\u2019Unione Sovietica, come primo Paese del sistema comunista. Come sarebbe stato utilizzato questo \u201carsenale propagandistico\u201d che Kruscev e i suoi amici avevano offerto agli imperialisti e alla borghesia internazionale per indebolire e attaccare i regimi dei Paesi comunisti e la democrazia popolare, nonch\u00e9 l\u2019intero movimento comunista e operaio nel mondo. Enver si \u00e8 soffermato in particolare sui problemi che sarebbero stati sollevati all\u2019interno del nostro partito. Egli sottoline\u00f2, per quanto ricordo, che \u201ccon questo rapporto si approfondisce ancora di pi\u00f9 il divario politico e ideologico tra il nostro Partito e i revisionisti kruscioviani\u201d. Questo influenzer\u00e0 anche l\u2019economia [\u2026] Non possiamo limitarci a leggere questo rapporto al nostro popolo. Abbiamo tenuto alto il nome di Stalin come comandante dell\u2019Armata Rossa che ha represso l\u2019orda di Hitler che ha colpito anche il nostro Paese. Stalin \u00e8 stato colui che ha \u201cfermato\u201d Tito e i suoi piani di conquista per l\u2019Albania, salvando il nostro Paese dagli obiettivi sciovinisti e schiavizzanti della Jugoslavia\u00bb.<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\"><sup>[25]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Hoxha inform\u00f2 il Partito del contenuto del \u201cRapporto segreto\u201d chiedendo di mantenere la massima riservatezza su di esso.<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\"><sup>[26]<\/sup><\/a> Successivamente nell\u2019aprile del 1956 si tenne la conferenza del Partito nella citt\u00e0 di Tirana nella quale elementi ostili e anti-partito, sulla scia del XX Congresso del PCUS, \u00ab[tentarono] di offuscare le conquiste politiche ed economiche assicurate sotto la guida del Partito, [parlando] dell\u2019esistenza del \u201cculto della persona\u201d, di \u201ctrasgressione alle norme leniniste\u201d, di \u201ccomportamento troppo severo nei confronti dei kulak e degli altri nemici di classe\u201d, di \u201cesitazioni e lungaggini nel migliorare i rapporti con la Jugoslavia\u201d. Essi consideravano tutto ci\u00f2 \u201cconseguenza delle concezioni e della pratica erronea di G. Stalin\u201d e prospettavano la necessit\u00e0 di abbandonare questa linea, di prendere provvedimenti a carico dei responsabili di un tale stato di cose!\u00bb<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\"><sup>[27]<\/sup><\/a> Dopo lo smascheramento di tali elementi, gli stessi vennero purgati dal Partito immediatamente in modo tale che il III Congresso si potesse svolgere senza componenti ostili al socialismo.<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\"><sup>[28]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Di parere opposto erano i cinesi, Mao in particolare<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\"><sup>[29]<\/sup><\/a>, che non solo apprezzarono il XX Congresso e diffusero il famigerato \u201cRapporto\u201d ma criticarono i sovietici per non essere stati consultati!<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\"><sup>[30]<\/sup><\/a> Ci\u00f2 conferma quanto il dirigente albanese scrive nelle proprie memorie riguardo l\u2019incontro con Mao, in cui quest\u2019ultimo sottolineava continuamente i presunti errori di Stalin.<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\"><sup>[31]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Pertanto, l\u2019Albania \u00abfu l\u2019unico Paese della zona d\u2019influenza sovietica in cui il processo di destalinizzazione avviato da Chru\u0161\u010d\u00ebv non lasci\u00f2 alcuna traccia visibile, se si esclude qualche rara azione puramente simbolica\u00bb.<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\"><sup>[32]<\/sup><\/a> Possiamo sapere il motivo per cui il PLA non ha immediatamente<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\"><sup>[33]<\/sup><\/a> attaccato la direzione sovietica grazie all\u2019introduzione del secondo volume delle opere scelte di Hoxha:<\/p>\n<p>\u00abIl PLA non si \u00e8 opposto pubblicamente alle tesi revisioniste del XX Congresso del PCUS fin dall\u2019inizio per due motivi. In primo luogo, perch\u00e9 in quel momento un dibattito pubblico sarebbe stato di grande vantaggio per i nemici del comunismo, che avevano lanciato un attacco frenetico contro il marxismo-leninismo, il campo socialista e soprattutto contro l\u2019Unione Sovietica, in quanto primo e pi\u00f9 potente Stato socialista. In secondo luogo, perch\u00e9 il PLA non era ancora definitivamente convinto che N. Krusciov e il suo gruppo avessero tradito il marxismo-leninismo e sperava che la direzione sovietica si sarebbe resa conto e avrebbe corretto i propri errori. Pertanto, all\u2019epoca, il PLA difendeva l\u2019Unione Sovietica e il PCUS, considerandola una lotta per la difesa del socialismo, del marxismo-leninismo, dell\u2019unit\u00e0 del campo socialista e del movimento comunista e operaio internazionale. Ciononostante, il PLA mantenne atteggiamenti sostanzialmente diversi dalle posizioni sovietiche per quanto riguarda gli acuti problemi internazionali\u00bb<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\"><sup>[34]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nonostante le pressioni sovietiche, il PLA fu risoluto a seguire il corso marxista-leninista che aveva adottato e inizi\u00f2 a mobilitarsi contro il revisionismo moderno denunciando la controrivoluzione ungherese e i fatti di Poznan<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\"><sup>[35]<\/sup><\/a> nonch\u00e9 il revisionismo titoista.<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\"><sup>[36]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>L\u2019URSS, notando la resistenza albanese e l\u2019avvicinamento alla Cina<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\"><sup>[37]<\/sup><\/a>, decise inizialmente di concedere alcune benevolenze:<\/p>\n<p>\u00abAll\u2019inizio del 1957 Mosca cancell\u00f2 422 milioni di rubli di credito e concesse a Tirana un nuovo credito di 31 milioni di rubli per rendere possibile la fine del razionamento alimentare. Pi\u00f9 tardi, nel 1957, Mosca concesse all\u2019Albania un nuovo prestito di 160 milioni di rubli e i satelliti dell\u2019Europa orientale seguirono l\u2019esempio. Nel 1958-1959 i capitali si stavano riversando in Albania da tutto il blocco cos\u00ec rapidamente che a volte non potevano essere assorbiti\u00bb.<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\"><sup>[38]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Questo non fece arretrare di un millimetro le posizioni e l\u2019attivit\u00e0 rivoluzionaria del PLA che nel 1958 pubblic\u00f2 \u00abuna serie di articoli che criticavano severamente le concezioni dei revisionisti, esponevano le deformazioni degli insegnamenti fondamentali del marxismo-leninismo di cui costoro erano responsabili, difendevano il partito della classe operaia e la sua funzione dirigente, la dittatura del proletariato e la via rivoluzionaria di passaggio al socialismo\u00bb.<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\"><sup>[39]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Ma i vili tentativi di soggiogare il piccolo Paese balcanico non si fermarono:<\/p>\n<p>\u00abAlla fine di maggio del 1959, Kruscev visit\u00f2 l\u2019Albania per due settimane, per dimostrare quanto considerasse importante il piccolo Stato balcanico e per cercare di rendere il Paese pi\u00f9 dipendente dall\u2019Unione Sovietica. La direzione albanese riteneva che il motivo principale della visita di Kruscev fosse che gli americani stavano costruendo basi missilistiche in Grecia e in Turchia e che lui volesse fare lo stesso in Albania. Durante la sua visita, Kruscev fece pressione sugli albanesi non solo per migliorare le loro relazioni con la Jugoslavia, ma anche per concentrare la loro economia sulla coltivazione di agrumi piuttosto che sull\u2019industrializzazione e sull\u2019espansione dell\u2019industria petrolifera\u00bb.<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\"><sup>[40]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Secondo uno storico della guerra fredda:<\/p>\n<p>\u00abI problemi dell\u2019Albania non sembrano essere stati una priorit\u00e0 nell\u2019agenda di Kruscev, che raramente si \u00e8 occupato personalmente dell\u2019assistenza sovietica all\u2019Albania. Eppure, il suo governo divenne ancora pi\u00f9 insistente di Stalin nell\u2019indirizzare l\u2019assistenza sovietica all\u2019industria leggera e all\u2019agricoltura albanese, per la quale Mosca era disposta a fornire \u201canche pi\u00f9 di quanto voi [Albania] abbiate chiesto\u201d. Questa politica era anche in linea con la maggiore enfasi \u00a0posta sull\u2019industria leggera all\u2019interno del processo di destalinizzazione generale, che ora sembrava essersi concentrato sulla produzione di pi\u00f9 beni di consumo. [\u2026] In Albania, Kruscev, con la formula \u201clo vedremo\u201d, respinse la maggior parte delle richieste economiche dell\u2019Albania riguardanti gli investimenti nell\u2019industria. Soprattutto, Kruscev ha criticato l\u2019idea di perseguire un modello economico autarchico, ovvero che \u201cl\u2019Albania non dovrebbe puntare a produrre tutto\u201d. Kruscev ha anche sottolineato l\u2019importanza di considerare i mercati commerciali internazionali quando si decidono gli investimenti economici\u00bb.<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\"><sup>[41]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>In quel contesto Hoxha concluse che \u00abIn altre parole, egli voleva che l\u2019Albania si convertisse in una colonia con un\u2019agricoltura frutticola, al servizio dell\u2019Unione Sovietica revisionista, come sono al servizio degli Stati Uniti d\u2019America, le colonie di piantagioni di banane e di frutta nell\u2019America Latina\u00bb.<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\"><sup>[42]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Per questo motivo:<\/p>\n<p>\u00abLa visita di Kruscev fu offuscata da un\u2019atmosfera di sfiducia, che culmin\u00f2 in una partenza affrettata due giorni prima del previsto. Disgustato dall\u2019atteggiamento paternalistico di Kruscev, Hoxha inizi\u00f2 a mostrare interesse comune con i cinesi, mentre la sua sfida a Mosca diventava pi\u00f9 pronunciata. Nell\u2019autunno del 1959 si manifest\u00f2 l\u2019aperta ostilit\u00e0 della Cina alla politica estera di Mosca\u00bb.<a href=\"#_ftn43\" name=\"_ftnref43\"><sup>[43]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Conseguentemente, il giornale Z\u00ebri i Popullit rese pubblico che il Partito era apertamente a favore delle posizioni cinesi contro l\u2019URSS.<a href=\"#_ftn44\" name=\"_ftnref44\"><sup>[44]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nel marzo del 1960 ci furono i primi sabotaggi sovietici: questi informarono gli albanesi di un\u2019alterazione di un accordo del 1952 in base al quale i russi pagavano il 60% del costo delle tasse scolastiche e del mantenimento degli studenti albanesi che studiavano in URSS. I sovietici volevano lasciare le spese agli studenti e la replica albanese non tard\u00f2 ad arrivare. Nonostante questa provocazione, il PLA non si inginocchi\u00f2, ma prese posizioni pi\u00f9 esplicite.<a href=\"#_ftn45\" name=\"_ftnref45\"><sup>[45]<\/sup><\/a> La minaccia sovietica fu poi ritirata alla vigilia della Conferenza di Bucarest<a href=\"#_ftn46\" name=\"_ftnref46\"><sup>[46]<\/sup><\/a> il 6 giugno dello stesso anno, nel tentativo di non spingere ulteriormente l\u2019Albania nell\u2019orbita cinese.<a href=\"#_ftn47\" name=\"_ftnref47\"><sup>[47]<\/sup><\/a> Sfortunatamente per il PCUS \u00abil PLA si era pienamente convinto che la direzione sovietica con a capo Krusciov era revisionista, traditrice, che i suoi punti di vista e i suoi atteggiamenti errati non costituivano deviazioni irrilevanti ma un allontanamento dal marxismo-leninismo\u00bb.<a href=\"#_ftn48\" name=\"_ftnref48\"><sup>[48]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>La Conferenza di Bucarest fu usata da Kruscev \u00abper discutere immediatamente i dissensi sorti tra il PCUS e il PCC in base ad un documento pieno di accuse calunniose contro quest\u2019ultimo, che fu distribuito ai partecipanti solo alcune ore prima della riunione\u00bb.<a href=\"#_ftn49\" name=\"_ftnref49\"><sup>[49]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>La delegazione albanese, guidata dal compagno Hysni Kapo, inform\u00f2 immediatamente il PLA degli attacchi calunniosi contro il PCC e \u00abin nome del Partito e in base alle dettagliate direttive che gli venivano inviate ogni giorno e spesso anche due volte al giorno, attacc\u00f2 Krusciov e gli altri denunciando i loro fini antimarxisti e i loro metodi da cospiratori, sostenne il Partito Comunista Cinese e si oppose alla continuazione di una simile riunione\u00bb.<a href=\"#_ftn50\" name=\"_ftnref50\"><sup>[50]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Dopo l\u2019affronto a Bucarest, il boicottaggio sovietico aument\u00f2. Tra le tante azioni, il Cremlino: cancell\u00f2 tutte le sovvenzioni e i crediti alla RPA, interruppe tutti gli scambi commerciali, espulse gli albanesi che studiavano in Unione Sovietica, ritir\u00f2 i propri consiglieri ed escluse di fatto l\u2019Albania dalla partecipazione all\u2019Organizzazione del Patto di Varsavia e alle deliberazioni del COMECON.<\/p>\n<p>Gli Stati dell\u2019Europa orientale seguirono l\u2019esempio, con l\u2019eccezione che il commercio non fu interrotto.<a href=\"#_ftn51\" name=\"_ftnref51\"><sup>[51]<\/sup><\/a> I sovietici usarono anche la fazione pro-sovietica, capeggiata da Liri Belishova e Ko\u00e7o Tashko, prontamente espulsi dal Partito, per creare scissioni all\u2019interno del PLA.<a href=\"#_ftn52\" name=\"_ftnref52\"><sup>[52]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Gli attacchi dei revisionisti proseguirono negli anni Sessanta del \u2019900:<\/p>\n<p>\u00abLa direzione sovietica estese i propri attacchi anche al campo economico e culturale. Senza tener conto delle convenzioni concluse fra i governi della Repubblica Popolare d\u2019Albania e dell\u2019Unione Sovietica, essa dirad\u00f2, e in alcuni casi sospese del tutto l\u2019invio di merci e di attrezzature industriali in Albania. Essa respinse anche la richiesta fattale di inviare un certo quantitativo di cereali necessario ad assicurare il pane che scarseggiava a causa dell\u2019eccezionale siccit\u00e0 del 1960. Ritenendo che la fame avrebbe costretto il popolo albanese a sollevarsi contro il Partito, il gruppo di Krusciov impieg\u00f2 tale situazione come un mezzo di pressione per obbligarlo a sottomettersi\u00bb.<a href=\"#_ftn53\" name=\"_ftnref53\"><sup>[53]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Malgrado i sabotaggi sovietici, al III Congresso nazionale del Partito Comunista Nord Vietnamita, tenuto ad Hanoi nel settembre del 1960, \u00abIl delegato albanese al congresso, il ministro della Difesa generale Beqir Balluku<a href=\"#_ftn54\" name=\"_ftnref54\"><sup>[54]<\/sup><\/a>, riflettendo l\u2019intensificarsi della disputa sino-sovietica e il tentativo sovietico di rovesciare Hoxha, assunse una posizione ideologica antisovietica e filocinese molto pi\u00f9 forte di quella assunta da Kapo all\u2019incontro di Bucarest\u00bb.<a href=\"#_ftn55\" name=\"_ftnref55\"><sup>[55]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Lo scontro aperto tra il PLA ed il PCUS si ebbe alla Conferenza degli 81 partiti Comunisti e Operai tenutasi nel novembre del 1960 a Mosca. Qui la delegazione albanese, guidata da Enver Hoxha, \u00abrigett\u00f2 i punti di vista controrivoluzionari circa un preteso mutamento della natura del capitalismo e dell\u2019imperialismo nelle nuove condizioni, punti di vista sostenuti da Krusciov e gli altri revisionisti, al fine di giustificare la collaborazione con gli imperialisti americani\u00bb.<a href=\"#_ftn56\" name=\"_ftnref56\"><sup>[56]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Oltre alla critica delle tesi del XX Congresso del PCUS e alle ingerenze in Albania, un altro punto centrale dello storico discorso tenuto da Enver Hoxha il 16 novembre 1960 fu la difesa al compagno Stalin dalle accuse dei kruscioviani:<\/p>\n<p>\u00abSi possono ammettere degli atti diversivi da parte di un partito contro un altro partito per spezzare l\u2019unit\u00e0 di quest\u2019ultimo, rovesciare la sua direzione e quella dello Stato? Mai! I dirigenti sovietici hanno accusato il compagno Stalin di essere, a loro dire, intervenuto presso altri partiti per imporre a questi i punti di vista del Partito bolscevico. Noi possiamo testimoniare che mai il compagno Stalin ha agito cos\u00ec con noi, che egli si \u00e8 comportato in ogni occasione verso il popolo albanese e verso il Partito del Lavoro d\u2019Albania come un grande marxista, come un eminente internazionalista, come un compagno, un fratello e un amico sincero del popolo albanese\u00bb.<a href=\"#_ftn57\" name=\"_ftnref57\"><sup>[57]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il coraggioso atteggiamento marxista-leninista di principio tenuto dalla delegazione albanese determin\u00f2 feroci attacchi da parte dei revisionisti sovietici e di altri paesi. Di conseguenza, l\u2019Albania cominci\u00f2 a sviluppare un rapporto preferenziale con la Cina, ritenendola un Paese socialista con cui sviluppare proficue relazioni multilaterali, nonostante esistessero alcuni dissensi con la direzione del PCC:<\/p>\n<p>\u00abA Tirana, Hoxha avvert\u00ec che l\u2019Unione Sovietica avrebbe potuto rafforzare la propria politica assertiva nei confronti dell\u2019Albania, ma a Mosca i dirigenti cinesi avevano assicurato che \u201cper quanto riguarda le questioni economiche, non preoccupatevi, vi assisteremo incondizionatamente\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn58\" name=\"_ftnref58\"><sup>[58]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nonostante questo, i cinesi diedero i primi segni di tentennamento:<\/p>\n<p>\u00abLa posizione del Partito Comunista Cinese alle riunioni di Bucarest e Mosca del 1960 fu caratterizzata da codardia e marcate esitazioni; non rispose all\u2019attacco kruscioviano con lo stesso tono, ma condusse una lotta passiva; neg\u00f2 le accuse, ma non contrattacc\u00f2. In questa riunione la delegazione cinese applic\u00f2 la tattica del \u201critiro delle accuse\u201d. Questa tattica fu particolarmente evidente nelle sessioni della commissione dei 26 partiti incaricata di redigere e modificare la dichiarazione congiunta. Nonostante la lotta tra le due linee opposte nelle file del movimento comunista e operaio fosse diventata inevitabile, il delegato cinese insistette: \u201cNon dobbiamo dare inizio alla polemica\u201d (dal verbale della riunione della delegazione del PLA con la delegazione cinese, Mosca, 1 ottobre 1960, PCA), \u201clasciamo che siano loro a fare il primo passo e noi risponderemo\u201d. Analizzando attentamente queste posizioni, il compagno Enver Hoxha giunse alla conclusione che \u201ci cinesi non sono intenzionati a portare la questione fino in fondo\u201d e propose come compito immediato quello di condurre una lotta persistente contro le tesi revisioniste. La posizione dei cinesi era nell\u2019interesse dei revisionisti kruscioviani perch\u00e9, dopo la prima battuta d\u2019arresto inaspettata a Bucarest, volevano guadagnare tempo, riprendersi e consolidare le loro posizioni. Ma la posizione militante del PLA rovin\u00f2 i loro piani. Alla riunione di Mosca il revisionismo moderno sub\u00ec un colpo devastante. Ciononostante, la delegazione cinese mostr\u00f2 atteggiamenti opportunistici nei confronti delle valutazioni errate che rimasero nella Dichiarazione, come la valutazione del XX Congresso del PCUS, riguardo alla quale i cinesi \u201csostenevano\u201d che \u201cse non accettiamo questo, saremo noi i primi ad apparire come i responsabili della scissione\u201d (Hysni Kapo, Opere Scelte, vol. 2, p. 645, ed. Alb.), o verso le tesi pacifiste sul sistema coloniale, sulle quali i cinesi consigliarono di \u201cnon parlare affatto\u201d, con il pretesto che \u201cnon dovremmo metterci in opposizione ad alcuni partiti dei Paesi appena liberati\u201d. (Dal verbale della riunione della delegazione del PLA con la delegazione cinese, Mosca, 1 ottobre 1960, PCA)\u00bb.<a href=\"#_ftn59\" name=\"_ftnref59\"><sup>[59]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>\u00abAllo stesso tempo, i leader cinesi suggerirono all\u2019Albania di rimanere pragmatica e di cercare di mantenere buone relazioni con i sovietici, almeno formalmente \u2012 Hoxha avrebbe poi ignorato questo suggerimento. L\u2019ultimo giorno del 1960, Hoxha decise, in una riunione del Politburo, di rendere pubblici in Albania i disaccordi albanesi-sovietici e di discuterne in tutti i comitati locali del partito\u00bb.<a href=\"#_ftn60\" name=\"_ftnref60\"><sup>[60]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Dopo il ritorno da Mosca, gli albanesi furono invitati un\u2019altra volta nel dicembre dello stesso anno. In realt\u00e0 l\u2019invito era la risposta alle richieste albanesi di chiudere gli accordi commerciali che erano stati lasciati a ulteriori negoziati. Ma Hoxha cap\u00ec che l\u2019Unione Sovietica voleva in realt\u00e0 aprire dei colloqui a Mosca su questioni riguardanti le divergenze sovietico-albanesi. Nella loro lettera, i sovietici non fecero mistero della loro intenzione quando affermarono che \u00able questioni economiche sono direttamente collegate alla normalizzazione delle relazioni, che nelle condizioni attuali dovrebbero essere discusse al pi\u00f9 alto livello delle parti e dei governi\u00bb.<a href=\"#_ftn61\" name=\"_ftnref61\"><sup>[61]<\/sup><\/a> Per questa ragione l\u2019invito fu respinto. I sovietici risposero con il ritiro degli specialisti del settore petrolifero nel gennaio del 1961 con tanto di sabotaggi delle strutture prima della partenza.<a href=\"#_ftn62\" name=\"_ftnref62\"><sup>[62]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Al IV Congresso del PLA, tenuto nel febbraio del 1961, i toni nei confronti dell\u2019URSS furono pi\u00f9 conciliatori. Questo per via del messaggio portato da Li Xiannian, a capo della delegazione cinese, direttamente da Mosca che voleva un \u201cCongresso di amicizia\u201d tra l\u2019Albania e l\u2019Unione Sovietica.<a href=\"#_ftn63\" name=\"_ftnref63\"><sup>[63]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nel Congresso, il ruolo dell\u2019URSS nella storia del movimento comunista fu evidenziato e celebrato ma, nonostante le parole apparentemente amichevoli, fu messa in guardia la lotta contro il revisionismo<a href=\"#_ftn64\" name=\"_ftnref64\"><sup>[64]<\/sup><\/a>:<\/p>\n<p>\u00abI dirigenti albanesi non fecero alcuna concessione ideologica all\u2019Unione Sovietica durante il Congresso; e, secondo un rapporto successivo del principale delegato sovietico al Congresso, Petr Pospelov: \u201cDurante l\u2019ultimo congresso del Partito del Lavoro d\u2019Albania abbiamo riscontrato una serie di evidenti casi di attacchi diretti antisovietici da parte di importanti funzionari albanesi, casi di atteggiamento umiliante e ostile nei confronti dei nostri specialisti, geologi e marinai sovietici.\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn65\" name=\"_ftnref65\"><sup>[65]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Come ribad\u00ec Hoxha dalla tribuna del Congresso:<\/p>\n<p>\u00abNel lavoro ideologico del Partito, lo studio dei classici del marxismo-leninismo e della storia del nostro Partito, la lotta per smascherare l\u2019imperialismo, la conoscenza e lo studio della tattica e della strategia del movimento comunista internazionale, la lotta contro il revisionismo moderno e, in particolare, contro il revisionismo jugoslavo, hanno occupato un \u00a0posto importante\u00bb.<a href=\"#_ftn66\" name=\"_ftnref66\"><sup>[66]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il motivo delle \u201cbelle parole\u201d nei confronti dell\u2019Unione Sovietica viene spiegato nell\u2019introduzione al 20\u00ba volume delle opere complete di Enver Hoxha:<\/p>\n<p>\u00abIl IV Congresso del PLA fu un altro potente colpo contro le concezioni antimarxiste, l\u2019attivit\u00e0 e gli obiettivi ostili dei revisionisti moderni. I capi revisionisti sovietici e i loro seguaci speravano che il IV Congresso del PLA non avrebbe approvato l\u2019operato della delegazione del PLA all\u2019Incontro di Mosca del novembre 1960, sognavano che la direzione venisse isolata dalle masse del Partito e che gli eventi si volgessero a loro favore. Con questi intenti sabotatori e complottisti, erano giunti al IV Congresso del PLA le delegazioni del PCC del PCUS e di alcuni altri partiti. Ma accadde esattamente il contrario. Il IV Congresso del PLA, approvando all\u2019unanimit\u00e0 il rapporto storico tenuto dal compagno Enver Hoxha, nonch\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 della delegazione del PLA all\u2019Incontro di Mosca degli 81 Partiti comunisti e operai, dimostr\u00f2 l\u2019unit\u00e0 d\u2019acciaio del Partito del Lavoro d\u2019Albania, la sua maturit\u00e0, il coraggio e l\u2019eroismo marxista-leninista, il suo spirito combattivo. Esso espresse la ferma e inflessibile determinazione a procedere sempre lungo la giusta via marxista-leninista del Partito. Nel suo IV Congresso, il PLA si mostr\u00f2 misurato e non port\u00f2 alla luce pubblica l\u2019attivit\u00e0 revisionista dei dirigenti revisionisti sovietici e dei loro seguaci. Ma diede la risposta che meritavano alle azioni antimarxiste e complottiste degli inviati della direzione revisionista sovietica e dei loro servi. I delegati del Congresso, mantenendo la calma, misero con le spalle al muro i provocatori e si unirono pienamente non solo al rapporto del Comitato Centrale, ma anche alle discussioni dei dirigenti del Partito e degli altri delegati del Congresso, che avevano tutti lo stesso spirito di unit\u00e0 ideologica e organizzativa marxista-leninista, proprio come il rapporto\u00bb.<a href=\"#_ftn67\" name=\"_ftnref67\"><sup>[67]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Dopo il rifiuto di Hoxha di incontrare i sovietici nel dicembre dell\u2019anno precedente, i kruscioviani mandarono una delegazione al IV Congresso del PLA. Possiamo riassumere la vicenda con il seguente passaggio:<\/p>\n<p>\u00abA Tirana, Hoxha ricevette Piotr Pospelov, Yuri Andropov e l\u2019ambasciatore sovietico a Tirana Josif Shikin al termine del congresso, il 20 febbraio 1961. Purtroppo questo incontro fu inutile come tutti gli incontri tra i dirigenti albanesi e sovietici dal confronto di Bucarest dell\u2019anno precedente. In questa occasione, i sovietici ricordarono a Hoxha il ruolo di Krusciov come loro dirigente e che per migliorare le relazioni con l\u2019Unione Sovietica Hoxha avrebbe dovuto migliorare le sue relazioni con Krusciov. Hoxha, invece, ha dichiarato che \u201cl\u2019Albania voleva andare avanti con la questione [\u2026] risolvere queste relazioni in un processo graduale e lungo [\u2026] solo attraverso una via marxista, non altre vie\u201d. Significativamente, Hoxha ha detto che \u00e8 con gli attuali dirigenti che l\u2019Albania potrebbe migliorare le relazioni, nominando per primo Krusciov, spingendo Andropov a menzionare per la prima volta che anche l\u2019Unione Sovietica \u201cvuole che questa amicizia sia con il compagno Hoxha, il compagno Shehu [\u2026]\u201d. In questo modo, i dirigenti sovietici, per necessit\u00e0, stavano appoggiando la direzione di Hoxha. All\u2019insistenza sovietica sulla visita di Hoxha a Mosca per ridiscutere le questioni economiche, per le quali esistevano gi\u00e0 degli accordi, Hoxha rifiut\u00f2 sostenendo che se le condizioni dell\u2019accordo fossero state violate, l\u2019Unione Sovietica ne sarebbe stata responsabile. L\u2019incontro si risolse quindi in un\u2019altra situazione di stallo, il mezzo appoggio sovietico arriv\u00f2 troppo tardi, e senza sufficiente sincerit\u00e0, per Hoxha\u00bb.<a href=\"#_ftn68\" name=\"_ftnref68\"><sup>[68]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nella discussione con la delegazione sovietica Hoxha avr\u00e0 modo di dire questo:<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 un dato di fatto che attualmente abbiamo dei disaccordi con la direzione dell\u2019Unione Sovietica. Questo \u00e8 chiaro. Quando si \u00e8 presentata l\u2019occasione, vi abbiamo espresso le nostre critiche con franchezza, proprio come ci insegna il nostro Partito, proprio come ci ha insegnato Lenin. Tuttavia il fatto \u00e8 che queste critiche sono state viste in modo distorto da parte vostra, le avete prese male. [\u2026] Ma queste divergenze che esistono tra i nostri partiti devono essere risolte? Noi pensiamo che vadano assolutamente risolte, ma solo in modo marxista-leninista. Per noi non c\u2019\u00e8 altro modo. Questo \u00e8 nell\u2019interesse del nostro Partito e del nostro popolo, cos\u00ec come nell\u2019interesse del Partito Comunista e dei popoli dell\u2019Unione Sovietica e dell\u2019intero movimento comunista internazionale. [\u2026] Le istruzioni che il Comitato Centrale del nostro Partito ci ha dato sono che dobbiamo marciare avanti, sulla strada marxista-leninista. Per noi non c\u2019\u00e8 altra strada. Voi potete avere la vostra opinione, ma anche noi abbiamo la nostra. La nostra opinione \u00e8 che le divergenze sorte tra i nostri due partiti non possono essere risolte in un giorno. Sarebbe illusorio pensare che possano essere risolte in un giorno. Pertanto, dobbiamo mettere in atto la nostra volont\u00e0 comune e risolvere i disaccordi gradualmente, nel modo corretto marxista-leninista, in completa uguaglianza. Questo \u00e8 il modo in cui devono essere superati\u00bb.<a href=\"#_ftn69\" name=\"_ftnref69\"><sup>[69]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Ma Pospelov, nel suo discorso al XXII Congresso del PCUS dell\u2019ottobre del 1961, affermer\u00e0 quanto segue:<\/p>\n<p>\u00abAbbiamo chiesto ai compagni albanesi di adottare le misure necessarie per ripristinare lo spirito di amicizia e cooperazione, nel rispetto dei principi del marxismo-leninismo e dell\u2019internazionalismo proletario. [\u2026] dopo questo episodio, hanno intensificato ulteriormente le loro attivit\u00e0 dietro le quinte, anti-leniniste e ostili all\u2019Unione Sovietica, continuando nel frattempo a proclamare pubblicamente la loro presunta amicizia con il mondo sovietico e il PCUS\u00bb.<a href=\"#_ftn70\" name=\"_ftnref70\"><sup>[70]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Se i rapporti con l\u2019URSS stavano deteriorandosi, al contrario in quello stesso periodo si stavano intensificando quelli con la Cina.<a href=\"#_ftn71\" name=\"_ftnref71\"><sup>[71]<\/sup><\/a> Mosca da parte sua, in una nota consegnata il 25 aprile 1961, inform\u00f2 Tirana che gli specialisti sovietici sarebbero stati ritirati a causa dell\u2019\u201catteggiamento ostile\u201d e delle \u201cpressioni\u201d esercitate dall\u2019Albania nei loro confronti e che le relazioni albanesi-sovietiche \u201cd\u2019ora in poi\u201d sarebbero state \u201csu una nuova base\u201d.<a href=\"#_ftn72\" name=\"_ftnref72\"><sup>[72]<\/sup><\/a> Allo stesso tempo, come uno schiaffo all\u2019Albania, fu firmato un accordo commerciale a lungo termine tra l\u2019Unione Sovietica e la Jugoslavia che prevedeva il raddoppio del commercio sovietico-jugoslavo entro il 1965 rispetto al livello del 1960.<a href=\"#_ftn73\" name=\"_ftnref73\"><sup>[73]<\/sup><\/a> Nel giugno del 1961, la tensione raggiunse un punto culminante: dopo una serie di provocazioni, gli albanesi costrinsero i sovietici a lasciare la base navale di Vlora per impedire quello che stava per diventare un vero e proprio piano di conquista dell\u2019Albania.<a href=\"#_ftn74\" name=\"_ftnref74\"><sup>[74]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nel XXII Congresso del PCUS (ottobre 1961) il PLA ed Enver Hoxha vennero attaccati pubblicamente da Krusciov con le peggiori infamie.<a href=\"#_ftn75\" name=\"_ftnref75\"><sup>[75]<\/sup><\/a> Il PLA dovette rispondere a tutte le calunnie sparse dal revisionismo sovietico che per ritorsione ruppe le relazioni diplomatiche con il partito albanese.<\/p>\n<p>\u00abNel suo rapporto al Congresso, egli [Krusciov] giunse al punto di tacciare la direzione del PLA di \u201cagente dell\u2019imperialismo\u201d, \u201cvenduta per 30 denari\u201d e di incitare i comunisti albanesi e il popolo albanese alla controrivoluzione! La direzione revisionista sovietica mirava a sollevare contro il PLA la totalit\u00e0 dei delegati al Congresso e tutti i rappresentanti dei partiti comunisti e operai del mondo. [\u2026] Intanto Zhou Enlai, che cappeggiava la delegazione cinese al Congresso sovietico, critic\u00f2 s\u00ec l\u2019attacco aperto contro il PLA, ma solo per quello che riguardava il metodo seguito da Krusciov, metodo che sbandierava al nemico i dissensi tra i partiti, e non disse nemmeno una parola in difesa degli atteggiamenti corretti e della giusta linea del PLA. Egli chiese che la polemica fosse cessata proprio nel momento in cui il gruppo revisionista di Krusciov aveva brutalmente attaccato il PLA, che difendeva con risolutezza il marxismo-leninismo. La cessazione della polemica in quelle circostanze andava solo a vantaggio del revisionismo moderno. L\u2019atteggiamento di Zhou Enlai dimostrava che la direzione cinese tentennava, che non era per la lotta risoluta contro il revisionismo kruscioviano. [\u2026] Nel suo discorso del 7 novembre 1961 il compagno Enver Hoxha aveva espresso molto chiaramente i sentimenti del popolo albanese e la sua decisione di procedere sulla via del socialismo senza spaventarsi delle difficolt\u00e0 e degli ostacoli. \u201c[\u2026] Il popolo albanese e il suo Partito del Lavoro, egli rilevava, vivranno anche di sola erba se sar\u00e0 necessario, ma non si venderanno mai per \u2018trenta denari\u2019; essi preferiscono morire in piedi e nell\u2019onore che vivere nella vergogna e in ginocchio\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn76\" name=\"_ftnref76\"><sup>[76]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Occorre precisare che quanto detto dal PLA su Zhou Enlai non era infondato e gi\u00e0 in questo frangente possiamo notare le differenze di atteggiamento tra i due Partiti:<\/p>\n<p>\u00abInoltre, quando l\u2019ambasciatore sovietico a Pechino, Chervonenko, disse a Liu Shaoqi che l\u2019Unione Sovietica avrebbe voluto invitare l\u2019Albania a partecipare al ventiduesimo congresso del PCUS previsto per l\u2019ottobre 1961, Hoxha rifiut\u00f2 l\u2019invito \u2012 nonostante i dirigenti cinesi avessero accolto con favore questa iniziativa. Durante il congresso del PCUS, Zhou Enlai discusse con Kruscev il problema dell\u2019Albania e difese il suo alleato dagli attacchi che Kruscev aveva fatto nel suo discorso. Per Zhou, \u201ca prescindere dai molti errori albanesi [\u2026]\u201d era stato ingiusto interrompere l\u2019assistenza all\u2019Albania. Per quanto sincero potesse essere il tentativo di allentare la tensione tra Tirana e Mosca, le accuse di Zhou Enlai a Kruscev sugli \u201cerrori\u201d albanesi suonarono sgradevoli quando giunsero alle orecchie di Hoxha. Quando l\u2019ambasciatore cinese a Tirana, Lo Shigao, inform\u00f2 Hoxha degli incontri di Zhou Enlai a Mosca, Hoxha reag\u00ec negando qualsiasi \u201cerrore\u201d nei confronti dell\u2019Unione Sovietica. L\u2019ambasciatore cinese si ritir\u00f2, affermando che il documento era stato tradotto male\u00bb.<a href=\"#_ftn77\" name=\"_ftnref77\"><sup>[77]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>\u00abAl 22\u00b0 Congresso del PCUS, Krusciov attacc\u00f2 pubblicamente e con grande ferocia il Partito del Lavoro d\u2019Albania. Anche la posizione opportunista della leadership cinese emerse apertamente e pubblicamente. Zhou Enlai, capo della delegazione cinese, non rispose all\u2019attacco con un altro attacco, ma si limit\u00f2 a una critica, descrivendo come scorretta solo la manifestazione pubblica delle contraddizioni tra i due partiti, e dal podio di quel congresso chiese di porre fine alle polemiche! La tendenza a mettere a tacere le cose, i \u201cconsigli\u201d e gli appelli a porre fine alle polemiche aperte costituiscono la caratteristica principale delle posizioni cinesi in questa fase. Stava diventando chiaro che la leadership cinese non era favorevole a una lotta risoluta e di principio contro i revisionisti kruscioviani. Lo giustificava con il suo presunto obiettivo di \u201cevitare una rottura dell\u2019unit\u00e0\u201d e di non permettere a Krusciov di passare agli imperialisti e \u201ccapitolare davanti a loro, perch\u00e9 sono coinvolti i popoli sovietici\u201d! In risposta alla posizione opportunista cinese, il PLA lanci\u00f2 lo slogan rivoluzionario: \u201cLa polemica non deve cessare in alcun modo. Fuoco fino alla fine contro i revisionisti sovietici!\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn78\" name=\"_ftnref78\"><sup>[78]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Avendo ripercorso brevemente la storia delle relazioni tra l\u2019Albania socialista e l\u2019URSS revisionista possiamo chiosare con queste parole di Enver Hoxha:<\/p>\n<p>\u00abLa vera causa [della rottura delle relazioni diplomatiche] va ricercata nelle posizioni revisioniste di Kruscev e nei suoi sforzi antimarxisti di imporle agli altri partiti con ogni mezzo [\u2026] allo scopo di mettere a tacere il nostro Partito, di sottometterlo e di dare una lezione a chiunque osasse opporsi a lui, Kruscev ha esteso i disaccordi ideologici al campo delle relazioni statali e ha cominciato a comportarsi con la RPA come con un Paese nemico [\u2026] egli mira a intimidire e a sottomettere il PLA, a spostarlo dalle sue posizioni rivoluzionarie marxiste-leniniste, a scuotere la fiducia del nostro popolo nel PLA e nella sua direzione, a turbare i sentimenti di amicizia del popolo albanese nei confronti dell\u2019Unione Sovietica [\u2026] Ma Kruscev sta tentando invano. Non raggiunger\u00e0 mai questi obiettivi. Il popolo albanese \u00e8 legato al proprio Partito come la carne alle ossa, perch\u00e9 dall\u2019esperienza della vita stessa si \u00e8 convinto della saggia direzione del PLA, della sua linea corretta, della sua sconfinata lealt\u00e0 alla causa del popolo e del socialismo, della sua politica di sincera amicizia con l\u2019Unione Sovietica. Sotto la guida del PLA, il popolo albanese ha ottenuto vittorie storiche nel corso di questi 20 anni: ha liberato il Paese dagli invasori fascisti e ha instaurato il potere statale del popolo, ha ricostruito il Paese devastato dalla guerra, ha liquidato la secolare arretratezza e ha ottenuto grandi successi nella costruzione della societ\u00e0 socialista [\u2026] Il nostro Partito sta combattendo per una grande causa, per la verit\u00e0 del marxismo-leninismo [\u2026] Su questa strada, marciando spalla a spalla con i partiti marxisti-leninisti fratelli e con i popoli fraterni dei Paesi socialisti, nonch\u00e9 con tutte le forze rivoluzionarie del mondo, il nostro Partito e il nostro popolo otterranno una vittoria completa sui nemici imperialisti e revisionisti. Il marxismo-leninismo non pu\u00f2 essere sconfitto! Il socialismo e il comunismo trionferanno!\u00bb<a href=\"#_ftn79\" name=\"_ftnref79\"><sup>[79]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IL PERIODO DELL\u2019\u201cETERNA AMICIZIA SINO-ALBANESE\u201d (1961-1969)<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019avvicinamento alla Cina, nonostante fosse una ventata d\u2019aria fresca, data la situazione che si era creata con l\u2019URSS, non part\u00ec nel migliore dei modi. Prima di procedere nell\u2019esame storico \u00e8 importante tenere conto del rilevante aiuto internazionale che l\u2019Albania offr\u00ec alla Cina, non solo nella polemica sino-sovietica:<\/p>\n<p>\u00abIl Partito del Lavoro d\u2019Albania ha compiuto molteplici sforzi per difendere fermamente e apertamente la Cina sull\u2019arena internazionale, sebbene su parecchie questioni le sue concezioni di principio fossero diverse da quelle cinesi. Tale fu la lotta diplomatica, lunga e tenace, che l\u2019Albania socialista condusse per il ripristino dei diritti legittimi della Repubblica Popolare di Cina alle Nazioni Unite, che le erano negati dall\u2019imperialismo americano e dai suoi alleati\u00bb.<a href=\"#_ftn80\" name=\"_ftnref80\"><sup>[80]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>\u00abIl 6 luglio 1963 Hysni Kapo, uno dei segretari del Comitato centrale del PLA, durante un incontro avuto con l\u2019allora ambasciatore cinese a Tirana Luo Shigao \u201ca distanza di pochi mesi dalla conclusione del conflitto sino-indiano, estern\u00f2 l\u2019appoggio completo dell\u2019Albania a questo conflitto\u201d.<a href=\"#_ftn81\" name=\"_ftnref81\"><sup>[81]<\/sup><\/a> Contemporaneamente, si concretizz\u00f2 l\u2019azione diplomatica albanese in favore alla Cina sul campo internazionale. L\u2019Albania, che era membra dell\u2019ONU dal 1955, si fece carico, durante la seduta dell\u2019autunno del 1963, di \u201cappoggiare la Cina per quanto riguardava il conflitto sino-indiano e la situazione di Taiwan\u201d. Non solo, l\u2019Albania si fece carico di un importante compito nei confronti del suo alleato, \u201cquello di rendere la Cina un membro a tutti gli effetti all\u2019interno dell\u2019ONU. Per questo motivo, il viceministro albanese degli Affari Esteri Vasil Nathanaili scrisse il 23 settembre 1963 all\u2019ambasciatore albanese nell\u2019ONU\u201d chiedendo che venisse emesso un protocollo per sponsorizzare la Cina all\u2019interno dell\u2019organizzazione. \u201cLa seduta per la Cina in seno all\u2019ONU, iniziata dall\u2019Albania, dur\u00f2 sei giorni, dal 16 ottobre al 22 ottobre. Il 21 ottobre ebbe luogo la votazione riguardo la risoluzione albanese il cui esito vide 42 Stati favorevoli, 57 contrari e 12 astenuti\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn82\" name=\"_ftnref82\"><sup>[82]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il processo del sostegno politico e diplomatico internazionale dell\u2019Albania alla Cina fu prolungato e ampio:<\/p>\n<p>\u00abDopo la rottura sino-sovietica e sovietico-albanese, tuttavia, l\u2019Albania si \u00e8 attivata per utilizzare le Nazioni Unite come palcoscenico da cui far sentire la propria voce sulle relazioni internazionali e sulla divisione del mondo in sfere di influenza tra superpotenze. Come ha osservato uno studioso, durante la Guerra Fredda le Nazioni Unite erano \u201cl\u2019arena pi\u00f9 appariscente e pi\u00f9 pubblicizzata\u201d. La voce dell\u2019Albania in questa arena \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 forte dopo il 1961, quando si \u00e8 consolidata l\u2019alleanza con la Cina. Rappresentare la Cina aveva anche molti vantaggi per l\u2019Albania. Oltre all\u2019assistenza cinese ricevuta per il suo ruolo l\u2019Albania ha acquisito una certa notoriet\u00e0 sulla scena internazionale di cui non godeva da almeno quattro secoli. Inoltre, l\u2019Albania ha cercato di posizionarsi come portabandiera della lotta di liberazione delle nazioni in tutti i continenti, sostenendo con forza il processo di decolonizzazione. Questo processo ha contribuito enormemente ad aumentare, anno dopo anno, il sostegno alla Cina in seno alle Nazioni Unite. I nuovi Stati divennero cos\u00ec numerosi che, a un certo punto, l\u2019ambasciatore albanese not\u00f2 come l\u2019ONU si fosse trasformata in una \u201cmostra mondiale\u201d. Questo attivismo dell\u2019Albania torn\u00f2 utile alla Cina, che utilizz\u00f2 la rete che l\u2019Albania aveva costruito all\u2019interno dell\u2019ONU, e non solo, per promuovere le proprie politiche e, alla fine, anche per entrare a far parte delle Nazioni Unite. [\u2026] La rete diplomatica albanese divenne quasi l\u2019unico canale per trasmettere la voce della Cina nelle organizzazioni internazionali. [\u2026] Sebbene la Cina non si sia affidata esclusivamente all\u2019Albania per promuovere i propri interessi nei forum in cui non era rappresentata, l\u2019Albania \u00e8 rimasta il promotore pi\u00f9 attivo della Cina fino ai primi anni Settanta. La prima volta che l\u2019Albania present\u00f2 una risoluzione in favore della Cina alle Nazioni Unite fu nell\u2019ottobre 1963, insieme a molti Stati africani e asiatici\u00bb.<a href=\"#_ftn83\" name=\"_ftnref83\"><sup>[83]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Alcuni storici borghesi, gi\u00e0 nel secolo scorso, notarono delle differenze tra i due Partiti:<\/p>\n<p>\u00abNelle fasi formative dell\u2019alleanza, si presumeva che vi fosse un alto grado di congruenza ideologica tra Tirana e Pechino. Questa percezione \u00e8 stata rafforzata dai pronunciamenti pubblici albanesi e cinesi che hanno sottolineato la presunta esistenza di un\u2019identit\u00e0 di punti di vista e di vedute tra loro. Sebbene vi fosse effettivamente un consenso di base su questioni importanti, un\u2019indagine pi\u00f9 approfondita delle posizioni ideologiche albanesi e cinesi rivela che, almeno fino alla met\u00e0 degli anni Sessanta, vi erano state alcune notevoli differenze tra Tirana e Pechino\u00bb.<a href=\"#_ftn84\" name=\"_ftnref84\"><sup>[84]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Durante il periodo 1961-1963, la RPC era apparentemente ancora interessata a raggiungere un compromesso con l\u2019Unione Sovietica e ad evitare una rottura completa. Attenendosi alla tattica di un \u201cfronte unito\u201d insieme all\u2019URSS contro l\u2019imperialismo statunitense<a href=\"#_ftn85\" name=\"_ftnref85\"><sup>[85]<\/sup><\/a>, Pechino era riluttante ad avviare polemiche pubbliche.<a href=\"#_ftn86\" name=\"_ftnref86\"><sup>[86]<\/sup><\/a>:<\/p>\n<p>\u00abDopo che la leadership cinese fall\u00ec nel proprio tentativo aperto di fermare le polemiche, le sue richieste di riconciliazione con i kruscioviani divennero molto insistenti, specialmente durante il 1963. Sebbene il momento richiedesse di trovare i metodi pi\u00f9 efficaci per combattere con fermezza il revisionismo, Mao Zedong e compagni sprofondarono sempre pi\u00f9 nel pantano dell\u2019opportunismo. Le loro posizioni assunsero un carattere eclettico accentuato e si espressero in slogan apertamente conciliatori e demagogici. Dietro slogan come \u201cdobbiamo prendere l\u2019iniziativa\u201d, \u201ctenere alta la bandiera dell\u2019unit\u00e0\u201d, ecc., la leadership cinese, alle spalle del PLA e senza consultarlo, arriv\u00f2 al punto di proporre ai capi del Cremlino un incontro \u201cper appianare le divergenze\u201d! Giocando con la filosofia maoista, come \u201cCos\u00ec abbiamo due mani da usare con i compagni che sbagliano: una per portare avanti la lotta e l\u2019altra per cercare l\u2019unit\u00e0.\u201d<a href=\"#_ftn87\" name=\"_ftnref87\"><sup>[87]<\/sup><\/a>, la leadership cinese si spinse ancora pi\u00f9 lontano sulla propria strada opportunista. Lanci\u00f2 lo slogan della creazione di \u201cun fronte antimperialista che includesse i revisionisti\u201d. Questa era la direzione verso cui si stava dirigendo il PC cinese\u00bb.<a href=\"#_ftn88\" name=\"_ftnref88\"><sup>[88]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il PCC chiese a Tirana di mettere a tacere le sue polemiche con Mosca. Il PLA rispose a tono:<\/p>\n<p>\u00abIl Comitato Centrale del nostro Partito, nella sua lettera, sottolinea di essere pienamente convinto che anche gli altri partiti fratelli comprenderanno correttamente la situazione, compresi quei partiti che ancora non hanno le idee chiare. \u201cParlando del percorso che deve essere seguito come passo per preparare il terreno alla risoluzione delle divergenze esistenti all\u2019interno del campo socialista e alla normalizzazione delle relazioni\u00a0\u00a0 albano-sovietiche non si tratta di soddisfare il nostro \u2018orgoglio nazionale\u2019, ma di ristabilire e difendere i principi leninisti delle relazioni tra i partiti fratelli e tra i Paesi socialisti. La mancata condanna dei metodi e delle azioni antimarxiste di N. Kruscev, che si sono manifestate nel modo pi\u00f9 aperto e brutale nel suo atteggiamento verso il Partito del Lavoro d\u2019Albania e la Repubblica Popolare d\u2019Albania, non solo non offre alcuna garanzia che queste non si ripeteranno in futuro contro qualsiasi altro partito fratello o Paese socialista, ma al contrario lo incoraggia a proseguire ulteriormente sulla sua pericolosa strada, causando danni ancora maggiori alla nostra unit\u00e0. Questo \u00e8, in linea generale, il contenuto della lettera che il Comitato Centrale del Partito del Lavoro d\u2019Albania ha inviato nel mese di aprile di quest\u2019anno al Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, in cui si esprime chiaramente la posizione del nostro Partito riguardo alla questione dell\u2019unit\u00e0\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn89\" name=\"_ftnref89\"><sup>[89]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Tuttavia, su suggerimento della Cina, nella primavera del 1962, gli albanesi cessarono temporaneamente di nominare Kruscev, senza per\u00f2 affievolire la lotta al revisionismo:<\/p>\n<p>\u00abTenendo conto delle espressioni di desiderio da parte di alcune parti che si trovano in posizioni marxiste-leniniste corrette, il nostro Partito ha accettato che in un primo periodo si interrompessero le critiche e gli attacchi pubblici sulla stampa e alla radio contro N. Kruscev. Anche senza menzionare temporaneamente il nome di questo revisionista, le posizioni del nostro Partito sono oggi cos\u00ec forti che questo non ci causa alcun danno. Questa sar\u00e0 anche una prova per vedere se N. Kruscev riconoscer\u00e0 i propri gravi errori nei confronti del movimento comunista internazionale e del Partito e del nostro Paese. Ma noi, compagni, siamo convinti che N. Kruscev non ammetter\u00e0 i propri errori, non far\u00e0 autocritica, non torner\u00e0 sulla retta via e non abbandoner\u00e0 la propria linea revisionista. Tuttavia, tanto peggio sar\u00e0 per lui, perch\u00e9 sar\u00e0 smascherato ancora di pi\u00f9 agli occhi dei comunisti di tutto il mondo come nemico dell\u2019unit\u00e0, come divisore del campo socialista e del movimento comunista internazionale, mentre il nostro Partito rafforzer\u00e0 ulteriormente le proprie posizioni nel movimento comunista e operaio internazionale, che vedr\u00e0 chiaramente chi \u00e8 per l\u2019unit\u00e0 marxista-leninista autentica e chi mina questa unit\u00e0\u00bb.<a href=\"#_ftn90\" name=\"_ftnref90\"><sup>[90]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nella loro lettera del 7 aprile 1962 alla direzione sovietica, i capi cinesi dichiararono:<\/p>\n<p>\u00abSperiamo sinceramente che i compagni sovietici e i compagni albanesi compiano entrambi passi positivi per eliminare le proprie divergenze e ripristinare le normali relazioni tra i due Partiti e i due Paesi. A questo proposito, sembra necessario che i compagni sovietici prendano l\u2019iniziativa\u00bb.<a href=\"#_ftn91\" name=\"_ftnref91\"><sup>[91]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il PCC stava cercando di attenuare sempre pi\u00f9 la lotta ideologica contro i revisionisti sovietici accogliendo le proposte<a href=\"#_ftn92\" name=\"_ftnref92\"><sup>[92]<\/sup><\/a> avanzate dai partiti indonesiano, vietnamita e neozelandese per \u201cappianare i dissensi e rafforzare l\u2019unit\u00e0 del campo socialista\u201d. La posizione del PLA fu inflessibile:<\/p>\n<p>\u00abAccettiamo uno scambio di delegazioni con il Partito Comunista Cinese, ma non muteremo minimamente la nostra posizione riguardo la riunione che si propone debba aver luogo con i revisionisti sovietici. La via che ci vogliono far imboccare i compagni cinesi \u00e8 sbagliata, \u00e8 una via tentennante, opportunista e di cedimenti nei confronti del gruppo traditore di Krusciov, il quale si trova in una situazione grave e ricorre a intrighi per salvarsi dalla disfatta. I compagni cinesi gli tendono la mano per tirarlo fuori dal pantano, gli danno la possibilit\u00e0 di rafforzare le sue posizioni e di attaccare di nuovo\u00bb.<a href=\"#_ftn93\" name=\"_ftnref93\"><sup>[93]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nel giugno del 1962, su richiesta cinese, la delegazione albanese, guidata da Hysni Kapo, incontr\u00f2 i dirigenti cinesi, con i quali si svolsero diversi incontri per discutere principalmente di questioni ideologiche e pi\u00f9 nello specifico delle relazioni sovietico-albanesi. Deng Xiaoping, riprendendo il consiglio di Chervonenko del marzo 1962<a href=\"#_ftn94\" name=\"_ftnref94\"><sup>[94]<\/sup><\/a>, cerc\u00f2 di convincere l\u2019Albania ad affievolire le tensioni con l\u2019URSS anche in vista della proposta dei sovietici di partecipare alla riunione dei Partiti Comunisti a Mosca nello stesso mese. Deng, non riuscendo a convincere la delegazione albanese, cambi\u00f2 posizione e rafforz\u00f2 invece la frattura con l\u2019Unione Sovietica, affermando che Mosca aveva commesso errori di \u201csciovinismo da grande Stato\u201d sia con la Cina che con l\u2019Albania.<a href=\"#_ftn95\" name=\"_ftnref95\"><sup>[95]<\/sup><\/a> Deng cerc\u00f2 di accreditare la Cina come sostenitrice dell\u2019Albania contro i sovietici, e difese anche Stalin dagli attacchi sovietici.<a href=\"#_ftn96\" name=\"_ftnref96\"><sup>[96]<\/sup><\/a> Inoltre, \u00abafferm\u00f2 che l\u2019Unione Sovietica \u201cpersegue la tattica di convincere la Cina [\u2026] a emarginare l\u2019Albania\u201d per poi normalizzare le relazioni sino-sovietiche.\u00bb<a href=\"#_ftn97\" name=\"_ftnref97\"><sup>[97]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Deng continu\u00f2 ad insistere per partecipare alla riunione dei partiti comunisti mondiali, dove la Cina, a suo dire, avrebbe dovuto esprimere le proprie opinioni su questioni che le erano state impedite in passato affermando che Pechino stava pagando un certo prezzo per mantenere il proprio sostegno all\u2019Albania. Peng Zhen rafforz\u00f2 le argomentazioni di Deng affermando che un incontro dopo la Conferenza di Mosca sarebbe stato l\u2019occasione per parlare ai partiti comunisti dei Paesi capitalisti, \u00abdove la Cina non ha una rappresentanza diplomatica\u00bb.<a href=\"#_ftn98\" name=\"_ftnref98\"><sup>[98]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Kapo difese la linea albanese rispondendo che il PLA era gi\u00e0 diventato un punto di riferimento per i Partiti Comunisti occidentali. Il PLA intendeva continuare lo scontro contro il revisionismo moderno cercando anche di coinvolgere i gruppi rivoluzionari all\u2019interno dei Partiti Comunisti.<a href=\"#_ftn99\" name=\"_ftnref99\"><sup>[99]<\/sup><\/a> Hoxha incaric\u00f2 Kapo di chiarire che l\u2019Albania considerava questa una questione di principio primaria per il movimento comunista internazionale, perch\u00e9 \u00abse avessimo preso in considerazione il potenziale economico e politico di Kruscev [Unione Sovietica] [\u2026] allora non avremmo dovuto aprire alcuna disputa con lui per due secoli a venire [\u2026] ma la nostra posizione deve essere all\u2019avanguardia, non dietro le linee\u00bb.<a href=\"#_ftn100\" name=\"_ftnref100\"><sup>[100]<\/sup><\/a> Hoxha inform\u00f2 anche Kapo che presto avrebbe aperto la nuova sessione del parlamento con un attacco al revisionismo sovietico \u2012 un passo che andava contro il suggerimento di Deng di essere moderati nella polemica verso i sovietici. Infine, nonostante l\u2019ostinazione dimostrata dalla delegazione albanese nei confronti di Deng Xiaoping, Zhou Enlai cerc\u00f2 di convincere l\u2019Albania a partecipare al proposto incontro dei partiti comunisti, ma senza successo.<a href=\"#_ftn101\" name=\"_ftnref101\"><sup>[101]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>I \u201cprimi\u201d tentennamenti cinesi furono prontamente notati dal segretario del PLA:<\/p>\n<p>\u00abTutti gli sforzi dei compagni cinesi ora tendono essenzialmente a convincerci di rinunciare alle condizioni che abbiamo posto per la riunione, di farci partecipare a quella che prepareranno, naturalmente, sovietici e cinesi. I motivi su cui poggia questa loro insistenza sono infondati, mancano di forza e hanno un marcato spirito opportunistico. I compagni cinesi appaiono esitanti, hanno paura della lotta contro i revisionisti, sopravvalutano le forze del nemico e sottovalutano le nostre e quelle del comunismo internazionale. Cercano di giungere a qualche compromesso. Il nostro atteggiamento risoluto li ostacola, perci\u00f2 si trovano in imbarazzo. [\u2026] In questa situazione, la Cina segue una via centrista, esita. Noi non ci sposteremo di un pelo dalle nostre giuste posizioni di principio. I compagni avevano e hanno una chiara visione della situazione; ho inviato loro anche alcuni radiogrammi in merito. Vedremo come agiranno i cinesi. Se non mutano posizione in questa importante questione tattica, allora non riusciremo ad intenderci. Essi debbono pensarci su\u00bb.<a href=\"#_ftn102\" name=\"_ftnref102\"><sup>[102]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nel luglio 1962 Hoxha avrebbe criticato l\u2019atteggiamento della direzione del PCC nelle seguenti riflessioni:<\/p>\n<p>\u00abIl compagno Hysni ci ha riferito dei colloqui avuti a Pechino. I compagni cinesi hanno ricevuto molto bene i nostri e si sono espressi calorosamente nei riguardi del nostro Partito e del nostro popolo. La cosa principale che scaturisce dai colloqui \u00e8 che, sulle questioni di principio riguardanti i problemi politici e ideologici, la direzione cinese ha gli stessi punti di vista del nostro Partito. A proposito del revisionismo moderno, del gruppo titino, del gruppo di Krusciov e dei loro zelanti seguaci, sono state espresse opinioni e valutazioni identiche alle nostre. La grande pericolosit\u00e0 di questi gruppi revisionisti e del revisionismo moderno in generale \u00e8 valutata allo stesso modo. L\u2019assoluta necessit\u00e0 di lottare contro di essi \u00e8 stata rilevata con forza sia da parte nostra che da parte loro. Questo \u00e8 molto importante. Tuttavia nelle tattiche della lotta contro i revisionisti, a detta dei cinesi, esistono, delle sfumature. Nella linea cinese si riscontrano rilevanti tendenze, all\u2019ammorbidimento, alla paura e alla passivit\u00e0. I compagni cinesi spiegano questo in poche parole con il fatto che il gruppo di Krusciov \u00e8 economicamente e militarmente forte e poggia sul prestigio dell\u2019Unione Sovietica e del Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica. [\u2026] Perci\u00f2, secondo i cinesi, dovremmo accettare un\u2019unit\u00e0 anche formale, inalberare questa bandiera e creare il fronte antimperialista anche con i revisionisti. Sulla questione della conferenza, i compagni cinesi erano indecisi e piuttosto propensi a parteciparvi. Hanno cercato di convincerci, dicendo che dovevamo recarvici anche noi per lottare ecc. ecc. In una parola, nelle nostre tattiche ci sono delle differenze, ma noi non ci muoveremo dalle posizioni che abbiamo e che, nelle circostanze nostre e in quelle internazionali, sono giuste e rivoluzionarie. Questo lo riconoscono anche i compagni cinesi, i quali non hanno mosso alcuna critica alle nostre posizioni. Sar\u00e0 quindi il tempo a dimostrare chi ha ragione, ma quel che conta \u00e8 che sulle questioni principali siamo d\u2019accordo. Il nemico cerca di isolarci dalla Cina. Dobbiamo evitare questa trappola, dobbiamo mostrarci ponderati ed attenti nei nostri rapporti con il Partito Comunista Cinese, rafforzare i nostri legami e la nostra collaborazione con esso, poich\u00e9 il Partito Comunista Cinese si mantiene su giuste posizioni di principio, \u00e8 nostro amico, ci sostiene e ci aiuta. L\u2019importanza del Partito Comunista Cinese per il comunismo internazionale \u00e8 colossale. Noi dobbiamo tener presente nel nostro lavoro queste considerazioni particolarmente importanti e lo faremo senza violare alcun principio e senza fare concessioni. Io ritengo che i compagni cinesi rifletteranno pi\u00f9 profondamente sulle nostre posizioni. Anche noi dobbiamo studiare con attenzione i dati e le considerazioni del Partito Comunista Cinese. \u00c8 ancora presto per poter considerare esaurita la questione. Ritorneremo spesso su questi problemi di capitale importanza\u00bb.<a href=\"#_ftn103\" name=\"_ftnref103\"><sup>[103]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>I dirigenti cinesi sapevano delle divergenze con l\u2019Albania e che il PLA non avrebbe nascosto le sue opinioni:<\/p>\n<p>\u00abParlando del revisionismo moderno, [Li Xiannian] ha detto che fra il Partito del Lavoro d\u2019Albania e il Partito Comunista Cinese esistono delle contraddizioni (senza per\u00f2 specificarle), ma che essi sono d\u2019accordo per quel che riguarda la linea generale. [\u2026] Quanto alle contraddizioni, sarebbe pi\u00f9 giusto che dicesse che abbiamo divergenze con loro in materia di tattica, e questo essi lo sanno, non glielo abbiamo nascosto. Noi non possiamo seguire ciecamente il Partito Comunista Cinese nelle sue azioni, nelle forme e ai ritmi con cui sono condotte\u00bb.<a href=\"#_ftn104\" name=\"_ftnref104\"><sup>[104]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>All\u2019inizio di luglio del 1963, Hysni Kapo incontr\u00f2 a Tirana l\u2019ambasciatore cinese Lo Shigao e chiese un impegno di sostegno congiunto per tutti i comunisti nel mondo che si sarebbero uniti alla lotta sino-albanese contro l\u2019imperialismo e contro il revisionismo moderno. Ovviamente il momento scelto dimostrava la volont\u00e0 dell\u2019Albania di mettere alla prova le intenzioni dei leader cinesi. I dirigenti albanesi erano a conoscenza dei colloqui bilaterali tra il PCC ed il PCUS, iniziati a Mosca lo stesso giorno in cui Hysni Kapo incontr\u00f2 a Tirana l\u2019ambasciatore cinese. Gli albanesi \u00abhanno avuto ragione a dubitare della convinzione cinese nei confronti dell\u2019Unione Sovietica, poich\u00e9 la risposta cinese all\u2019iniziativa albanese \u00e8 arrivata l\u2019ultimo giorno dei colloqui bilaterali a Mosca\u00bb.<a href=\"#_ftn105\" name=\"_ftnref105\"><sup>[105]<\/sup><\/a> Il fallimento dei colloqui sino-sovietici<a href=\"#_ftn106\" name=\"_ftnref106\"><sup>[106]<\/sup><\/a> del luglio 1963 e la firma del Trattato per la messa al bando parziale degli esperimenti nucleari nel luglio 1963 tra Unione Sovietica, Stati Uniti e Gran Bretagna, portarono a un deterioramento delle relazioni tra Pechino e Mosca. Sia Pechino che Tirana denunciarono aspramente Mosca, accusando l\u2019Unione Sovietica di aver stretto un\u2019alleanza con gli Stati Uniti per preservare il monopolio nucleare della superpotenza.<a href=\"#_ftn107\" name=\"_ftnref107\"><sup>[107]<\/sup><\/a> Dopodich\u00e9 la Cina inizi\u00f2 a pubblicare diversi testi dove si denunciava la restaurazione del capitalismo in URSS, di fatto intensificando le tensioni tra i due Paesi. L\u2019Albania accolse gli articoli cinesi pubblicandone diversi, usciti dal settembre 1963 fino al luglio del 1964.<a href=\"#_ftn108\" name=\"_ftnref108\"><sup>[108]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>\u00c8 importante per\u00f2 precisare che le critiche mosse dai cinesi sembravano essere fatte puramente per motivi formali, senza essere basate su posizioni marxiste-leniniste e soprattutto senza la collaborazione dell\u2019alleato albanese.<\/p>\n<p>Lasciamo al lettore l\u2019intero estratto delle considerazioni di Enver Hoxha al riguardo, a dimostrazione della sua attenta analisi e fedelt\u00e0 al marxismo-leninismo:<\/p>\n<p>\u00abI cinesi, con brevi articoli, continuano a render noti, al loro popolo e al loro partito, gli insulti e gli attacchi che a varie riprese i revisionisti moderni hanno rivolto alla direzione cinese. Pongono anche in risalto gli elogi che il capitalismo mondiale tributa a Krusciov e alla sua linea di tradimento. Questo \u00e8 affar loro. Per\u00f2, d\u2019altra parte, essi non mettono al corrente il popolo cinese delle posizioni del Partito del Lavoro d\u2019Albania che difende il marxismo-leninismo, che denuncia la linea di tradimento di Krusciov e soci e difende la Cina e il suo Partito Comunista. I compagni cinesi non hanno una visione corretta della questione. Insistono nella loro vecchia tattica, nell\u2019atteggiamento che hanno assunto al 22\u00b0 Congresso del Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica. Questa tattica non sta pi\u00f9 in piedi, \u00e8 anacronistica e nociva per il movimento comunista. Il fatto che i compagni cinesi non pubblichino sulla loro stampa gli articoli di \u201cZ\u00ebri i Popullit\u201d sta a dimostrare che hanno paura. Cos\u00ec essi si mostrano titubanti in questa questione, il che non \u00e8 giusto, \u00e8 contrario ai principi. I compagni cinesi non procedono al passo con gli avvenimenti e con i tempi. Se pensano di non pubblicare i nostri articoli per non dare credibilit\u00e0 alla calunnia di Krusciov secondo cui gli albanesi sarebbero strumenti della Cina, questo \u00e8 assurdo, poich\u00e9 nulla impedisce ai revisionisti kruscioviani di servirsi di questo modo d\u2019agire dei cinesi a loro vantaggio, cercando di screditarci e soprattutto di presentare la nostra giusta posizione come isolata. In questo senso la Cina li aiuta con gli atteggiamenti che assume. Se la Cina non pubblica i nostri articoli, ritenendo di mettere in una posizione difficile gli altri partiti fratelli, come quelli di Corea, d\u2019Indonesia e del Vietnam, che non hanno ancora assunto pubblicamente un atteggiamento in difesa della Cina, anche questo non \u00e8 giusto tatticamente. Secondo la tattica cinese noi dobbiamo fare dei passi indietro, allinearci alle posizioni dei coreani, dei vietnamiti e, ancor peggio, degli indonesiani. No! Questo, non lo faremo mai! Sono loro che debbono andare avanti, e cos\u00ec anche la Cina. Bisogna difendere il marxismo, e difenderlo energicamente, dai traditori e dai rinnegati. Tutti questi compagni conoscono Krusciov; fra loro dicono che ha tradito, che si sta legando agli americani, che si adopera a far degenerare il socialismo, che ci sta attaccando apertamente e, d\u2019altra parte, rimandano la lotta, aspettano. Che cosa aspettano? Questo \u00e8 un mistero. In questo consiste l\u2019interrogativo per il futuro. O lotta contro i revisionisti, o capitolazione! Noi andremo avanti lottando. La linea seguita da Krusciov collima con la politica degli imperialisti americani ed \u00e8 in suo favore. Il Trattato sulla \u201cnon proliferazione delle armi nucleari\u201d, recentemente firmato a Mosca, \u00e8 un trattato concepito e dettato dagli americani e accettato senza alcun emendamento da Krusciov. Gli imperialisti americani vogliono avere il monopolio di queste armi nucleari. Krusciov ha assicurato loro questo monopolio. Gli americani parlano di \u201cpace\u201d e questo fa anche il lacch\u00e8 della borghesia, Krusciov, ma nel frattempo gli americani si preparano alla guerra, aumentano le scorte di bombe atomiche per s\u00e9 e per i loro amici, mentre Krusciov disarma i propri amici e, con il suo pacifismo, disarma, anche i popoli. Ci\u00f2 significa venire in aiuto agli americani. Una parte si arma, gli americani, l\u2019altra disarma, gli amici di Krusciov, e tutt\u2019e due insieme attaccano, la Cina, l\u2019Albania, le accusano di essere guerrafondaie ecc. \u00c8 chiaro anche per i ciechi, e a maggior ragione per i marxisti, in quale direzione si muovono e a cosa rivolgono i loro sforzi i revisionisti moderni, con alla testa i traditori Krusciov-Tito-Ulbricht-Gomullka-Novotny-Zhivkov ecc\u00bb.<a href=\"#_ftn109\" name=\"_ftnref109\"><sup>[109]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Successivamente, nel settembre del 1963, la situazione ebbe degli sviluppi positivi. Hoxha not\u00f2 infatti che:<\/p>\n<p>\u00abLa Cina ha iniziato la pubblicazione di una serie di articoli in risposta alla lettera aperta del Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica. Il primo articolo che abbiamo letto oggi, sul tema \u201csulle divergenze\u201d, era eccellente. Ora i cinesi hanno aperto il fuoco. Questa \u00e8 una grande vittoria per il marxismo-leninismo. La denuncia dei traditori non si poteva pi\u00f9 rimandare. Il vaso era colmo e aveva traboccato gi\u00e0 da tempo. Entriamo ora in una fase nuova, pi\u00f9 avanzata, della lotta contro il revisionismo moderno, nella fase dell\u2019organizzazione generale della lotta dei comunisti in tutto il mondo\u00bb.<a href=\"#_ftn110\" name=\"_ftnref110\"><sup>[110]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>In questo clima venne inviato Zhou Enlai nella sua prima visita nel piccolo Paese balcanico ai primi di gennaio del 1964.<a href=\"#_ftn111\" name=\"_ftnref111\"><sup>[111]<\/sup><\/a> Prima della partenza venne firmata la \u201cDichiarazione comune sino-albanese\u201d nella quale si stabiliva che \u00abI partiti e i popoli fratelli cinese e albanese continueranno a portare alta la bandiera rivoluzionaria del marxismo-leninismo, la bandiera dell\u2019unit\u00e0 basata sull\u2019internazionalismo proletario e la bandiera dell\u2019unit\u00e0 anti-imperialista della difesa della pace mondiale. Di comune accordo con i popoli degli altri Paesi del campo socialista e con tutti i popoli rivoluzionari del mondo, essi continueranno la loro lotta fino in fondo per la pace mondiale, la liberazione nazionale, la democrazia popolare e il socialismo\u00bb.<a href=\"#_ftn112\" name=\"_ftnref112\"><sup>[112]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nella stessa visita Zhou volle precisare:<\/p>\n<p>\u00abIn questa grande assemblea, desidero impegnarmi ancora una volta a nome del Partito Comunista Cinese, del governo cinese e dell\u2019intero popolo cinese: qualunque cosa possa accadere nel mondo, qualunque tempesta pericolosa possa sorgere sul cammino rivoluzionario lungo il quale stiamo marciando insieme, saremo per sempre fermamente al fianco della fraterna Albania e le daremo un sostegno incondizionato e incrollabile nelle sue giuste lotte\u00bb.<a href=\"#_ftn113\" name=\"_ftnref113\"><sup>[113]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Durante la visita di Zhou Enlai, Hoxha pronunci\u00f2 un lungo discorso preparato per attaccare l\u2019imperialismo statunitense, tutti i regimi revisionisti dell\u2019Europa orientale, l\u2019Unione Sovietica revisionista e la sua direzione traditrice. Su quest\u2019ultimo tema, Hoxha nelle conversazioni private con il suo ospite consider\u00f2 le esitazioni cinesi come un segno di debolezza e difese la posizione albanese, affermando che l\u2019attacco contro l\u2019Unione Sovietica \u00ab\u00e8 sempre stata per il bene del campo socialista e del movimento comunista internazionale\u00bb.<a href=\"#_ftn114\" name=\"_ftnref114\"><sup>[114]<\/sup><\/a> Inoltre, per Hoxha \u00ab\u00e8 imperativo rafforzare e organizzare ulteriormente la lotta dei comunisti in tutto il mondo\u00bb.<a href=\"#_ftn115\" name=\"_ftnref115\"><sup>[115]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Zhou Enlai riconobbe l\u2019importante ruolo dell\u2019Albania come \u00absostenitore della bandiera del marxismo in Europa contro l\u2019imperialismo e il revisionismo, dando un grande contributo al campo socialista [\u2026] reso ancora pi\u00f9 grande dalle piccole dimensioni del vostro Paese\u00bb.<a href=\"#_ftn116\" name=\"_ftnref116\"><sup>[116]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Zhou appoggi\u00f2 pienamente Hoxha e tenne anche un lungo discorso per attaccare Kruscev e l\u2019Unione Sovietica. Zhou poi esort\u00f2 e appoggi\u00f2 la volont\u00e0 dell\u2019Albania di essere attiva nei contatti con i Paesi arabi e africani e con i gruppi comunisti.<\/p>\n<p>Nel proprio quinto incontro con Zhou Enlai, Hoxha si concentr\u00f2 sulla spiegazione che \u00abil centro del revisionismo \u00e8 in Europa, di conseguenza la lotta contro di esso \u00e8 pi\u00f9 difficile\u00bb.<a href=\"#_ftn117\" name=\"_ftnref117\"><sup>[117]<\/sup><\/a> il nostro partito ha una certa autorit\u00e0 sui comunisti europei, il ruolo della Cina \u00e8 e rimane decisivo nell&#8217;assistere gli europei rivoluzionari\u00bb.<a href=\"#_ftn118\" name=\"_ftnref118\"><sup>[118]<\/sup><\/a> Hoxha chiese quindi \u00abun maggiore coordinamento [\u2026] come noi abbiamo ambasciate in Francia, Italia e altrove dove voi non le avete, voi invece ne avete in Unione Sovietica dove noi non le abbiamo\u00bb.<a href=\"#_ftn119\" name=\"_ftnref119\"><sup>[119]<\/sup><\/a> Nel giugno 1964 la direzione albanese istitu\u00ec il primo fondo monetario (denominato fondo di solidariet\u00e0) per assistere i partiti marxisti e rivoluzionari, sarebbe rimasto in vita fino al 1990.<a href=\"#_ftn120\" name=\"_ftnref120\"><sup>[120]<\/sup><\/a> Hoxha nomin\u00f2 due dei propri pi\u00f9 fedeli compagni, Hysni Kapo e il capo del Dipartimento di collegamento internazionale del PLA, Pirro Bita, per gestire questo programma.<a href=\"#_ftn121\" name=\"_ftnref121\"><sup>[121]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Mesi pi\u00f9 tardi Mao sollev\u00f2 il problema della rettifica del confine sino-sovietico, accusando aspramente i sovietici di aver acquisito ingiustamente i territori cinesi di confine.<a href=\"#_ftn122\" name=\"_ftnref122\"><sup>[122]<\/sup><\/a> Nella lettera del CC del PLA al CC del PCC del 10 settembre 1964, si sottoline\u00f2 l\u2019errore di presentare richieste territoriali mentre si sviluppava la lotta ideologica contro il revisionismo sovietico.<\/p>\n<p>Gli albanesi chiesero di concentrarsi sulla sconfitta delle cricche che avevano usurpato il potere in URSS:<\/p>\n<p>\u00abNoi riteniamo che sollevare attualmente le questioni territoriali con l\u2019Unione Sovietica recherebbe un grave pregiudizio alla nostra lotta. Se lo facessimo, forniremo al nemico una potente arma per combatterci e ci\u00f2 paralizzerebbe la nostra marcia in avanti. Le masse del popolo sovietico, sotto la pressione della propaganda revisionista di Krusciov, sotto l\u2019influenza delle calunnie e delle invenzioni di Krusciov e per molte altre ragioni ancora, non comprenderanno perch\u00e9 la Cina Popolare presenta adesso delle rivendicazioni territoriali nei confronti dell\u2019Unione Sovietica, non lo accetteranno, e la propaganda sovietica sta lavorando per metterle contro di voi. Noi reputiamo che neppure i veri comunisti sovietici lo comprenderanno e lo accetteranno. Ci\u00f2 costituir\u00e0 una enorme perdita per la nostra lotta. [\u2026] Noi riteniamo di non dover riaprire vecchie ferite, se ve ne sono, di non doverci mettere in lotta e in polemiche per il fatto che l\u2019Unione Sovietica ha sottratto o no dei territori agli altri, ma di doverci battere, concentrando la nostra lotta unicamente contro la grande piaga dell\u2019imperialismo e del revisionismo moderno, contro il grande tradimento dei perfidi gruppi di Krusciov, Tito e di tutti i loro fedeli\u00bb.<a href=\"#_ftn123\" name=\"_ftnref123\"><sup>[123]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Di seguito abbiamo le riflessioni di Enver a seguito della risposta dei dirigenti cinesi:<\/p>\n<p>\u00abAlle parole dei compagni della nostra delegazione di Partito e di Governo, \u201cabbiamo fiducia che risponderete alla nostra lettera circa le frontiere dell\u2019Unione Sovietica\u201d, il compagno Mao ha risposto: \u201cIl futuro dimostrer\u00e0 se ci\u00f2 \u00e8 errato o meno. Noi non risponderemo, perch\u00e9 se dovessimo rispondervi respingeremo la vostra tesi, come voi avete respinto la nostra, e si verrebbe quindi a creare una polemica. Dunque aspettiamo, forse dopo molti anni vi risponderemo, ma non ora\u201d. Questa risposta non \u00e8 giusta, indica un atteggiamento contrario ai principi, scorretto, sprezzante e niente affatto amichevole verso il Comitato Centrale del Partito del Lavoro d\u2019Albania. Nel medesimo tempo questa risposta indica che al compagno Mao non piacciono le critiche amichevoli, e da ci\u00f2 noi dobbiamo trarre alcune conclusioni: i compagni cinesi non solo riconfermano che il compagno Mao ha detto ci\u00f2 che hanno dichiarato i socialisti giapponesi, ma mantengono nei nostri confronti, riguardo questi problemi, le loro precedenti posizioni considerandole giuste. D\u2019altro canto, il fatto \u00e8 che i loro atteggiamenti su questi problemi non sono tanto decisi cos\u00ec come desiderano farli apparire di fronte alle nostre osservazioni. Gli ambasciatori cinesi in diversi paesi d\u2019Europa hanno ricevuto istruzioni su come comportarsi in merito a questo problema\u00bb.<a href=\"#_ftn124\" name=\"_ftnref124\"><sup>[124]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Gli attacchi cinesi verso i sovietici<a href=\"#_ftn125\" name=\"_ftnref125\"><sup>[125]<\/sup><\/a> sono cos\u00ec riassunti da Hoxha:<\/p>\n<p>\u00abL\u2019atteggiamento dei romeni \u00e8 chiaro, ma interessante \u00e8 il comportamento di Zhou Enlai nel corso del suo colloquio con l\u2019ambasciatore romeno, un colloquio su una strada interamente errata e da posizioni nazionalistiche nei confronti dell\u2019Unione Sovietica. Zhou Enlai pone ai romeni la questione delle rivendicazioni territoriali verso l\u2019Unione Sovietica. Accusa l\u2019Unione Sovietica (Lenin e Stalin, dato, che, secondo Zhou Enlai, tali \u201crapine\u201d risalgono alla loro epoca) di aver annesso territori cinesi, giapponesi, polacchi, tedeschi, cecoslovacchi, romeni, finlandesi, ecc. D\u2019altro canto, Zhou Enlai ha detto ai romeni che farebbero bene a rivendicare i territori sottratti loro dall\u2019Unione Sovietica. Queste non sono posizioni marxiste-leniniste, ma nazionalsciovinistiche. A prescindere dal fatto che errori possono essere stati commessi, sollevare tali questioni ora che abbiamo di fronte innanzi tutto la lotta ideologica contro il revisionismo moderno, significa non combattere Krusciov, ma aiutarlo nella sua via sciovinistica. Che bella linea hanno questi cinesi! Da una parte difendono Stalin e, dall\u2019altra lo definiscono rapinatore. Essi dimenticano che sollevare in questo momento rivendicazioni territoriali (sia pure in base a motivi del tutto fondati, com\u2019\u00e8 la questione del Kossovo per noi), significa creare una situazione di conflitto armato. Noi siamo contro il punto di vista del traditore Krusciov sulla questione dei confini, ma anche il modo in cui la pone Zhou Enlai \u00e8 interamente errato. Noi non possiamo essere d\u2019accordo con questi punti di vista dei compagni cinesi, perch\u00e9 sono antimarxisti\u00bb.<a href=\"#_ftn126\" name=\"_ftnref126\"><sup>[126]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il 14 ottobre 1964, dopo la caduta di Kruscev, la leadership cinese riteneva che la minaccia del revisionismo kruscioviano fosse stata debellata e che ci\u00f2 avesse fornito una buona opportunit\u00e0 per ricucire le divergenze con i sovietici<a href=\"#_ftn127\" name=\"_ftnref127\"><sup>[127]<\/sup><\/a> perci\u00f2 \u00abs\u00f9bito dopo la rimozione di Kruscev, Zhou Enlai prese l\u2019iniziativa, senza consultare Tirana, di promuovere un avvicinamento tra Tirana e Mosca. Zhou chiese all\u2019ambasciatore sovietico a Pechino di fare pressione sul proprio governo affinch\u00e9 invitasse una delegazione albanese a Mosca, per le celebrazioni del 47\u00b0 anniversario della Rivoluzione d\u2019Ottobre\u00bb.<a href=\"#_ftn128\" name=\"_ftnref128\"><sup>[128]<\/sup><\/a> Zhou invit\u00f2 personalmente Enver, il quale, and\u00f2 su tutte le furie non appena venne informato delle mosse dei cinesi e non per nulla \u00abin una riunione con i propri compagni pi\u00f9 stretti, dichiar\u00f2 la necessit\u00e0 di riconsiderare tutte le relazioni con la Cina, perch\u00e9 per lui la Cina stava prendendo una strada da rinnegati\u00bb.<a href=\"#_ftn129\" name=\"_ftnref129\"><sup>[129]<\/sup><\/a> Il Politburo albanese prepar\u00f2 addirittura \u00abun piano segreto per affrontare la possibilit\u00e0 di essere completamente isolata senza alcuna assistenza da parte di nessun altro Paese [la Cina], ma solo un normale commercio\u00bb.<a href=\"#_ftn130\" name=\"_ftnref130\"><sup>[130]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>La proposta del CC del PCC era la seguente:<\/p>\n<p>\u00abIl 29 ottobre 1964, Zhu En-ai, a nome del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare di Cina, alla presenza degli ambasciatori del Vietnam, di Corea, di Romania e di Cuba, chiese all\u2019ambasciatore albanese a Pechino di trasmettere al Comitato Centrale del Partito del Lavoro d\u2019Albania la proposta cinese che invitava i nostri Partiti ad inviare le loro delegazioni a Mosca per appoggiare la nuova direzione dell\u2019Unione Sovietica con alla testa Brezniev e per unirsi ad essa \u201cnella lotta contro il nemico comune, l\u2019imperialismo\u201d. Egli aggiunse che a tal fine aveva suggerito alla parte sovietica di invitare anche l\u2019Albania a partecipare ai festeggiamenti del 7 novembre. In quell\u2019incontro Chu En-Lai, giustificando il punto di vista della direzione cinese, disse: \u201cIn Unione Sovietica sono avvenuti dei cambiamenti. La loro influenza e la loro importanza non si limitano soltanto all\u2019Unione Sovietica, ma si estendono anche ai partiti e ai Paesi socialisti, a tutto il movimento comunista internazionale, e persino ai nostri nemici comuni e ai loro agenti. In breve, questa \u00e8 una buona cosa, un cambiamento si \u00e8 verificato. [\u2026] Questo \u00e8 il motivo per cui abbiamo inviato un telegramma di felicitazioni alla nuova direzione del Partito e del Governo dell\u2019Unione Sovietica, esprimendoci nel senso che noi appoggiamo tale cambiamento e ne prendiamo atto con soddisfazione. [\u2026] Ora, a Pechino, dal 16 ottobre abbiamo proclamato l\u2019armistizio sulla nostra stampa. [\u2026] Agiamo in questo modo al fine di unirci sulle basi del marxismo-leninismo contro il nemico comune, bench\u00e9 molti grandi problemi possano, per il momento, restare insoluti\u201d.\u00bb<a href=\"#_ftn131\" name=\"_ftnref131\"><sup>[131]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Di seguito le considerazioni critiche di Hoxha al riguardo:<\/p>\n<p>\u00abIeri il compagno Nesti Nase ci ha comunicato quello che Zhou Enlai, a nome del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, ha dichiarato a un gruppo di ambasciatori all\u2019indirizzo dei comitati centrali dei rispettivi partiti. [\u2026] I punti di vista di Zhou Enlai espressi a nome del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sul rovesciamento di Krusciov, sugli uomini che lo hanno soppiantato, sui loro disegni e la loro politica futura, sull\u2019unit\u00e0 del movimento comunista mondiale, sull\u2019unit\u00e0 del campo socialista e sui metodi e la linea che dobbiamo attuare nella lotta contro l\u2019imperialismo e il revisionismo moderno, sono, secondo me, in tutte queste direttrici-chiave della nuova situazione venutasi a creare, molto confusi, tentennanti, concilianti e opportunisti da cima a fondo (per non usare per il momento termini pi\u00f9 duri). Questi punti di vista indicano una capitolazione di fronte al revisionismo moderno. Noi non possiamo in nessun modo conciliarci con queste vedute di Zhou Enlai, poich\u00e9 sono da cima a fondo revisioniste, sono antimarxiste, capitolazioniste, poich\u00e9 ci conducono sulla via del tradimento del marxismo-leninismo. I compagni cinesi, esprimendo simili punti di vista, sbagliano di grosso e recano e recheranno danni enormi al comunismo. [\u2026] Per farla breve, per loro la caduta di Krusciov \u00e8 tutto. A parer loro, l\u2019essenziale \u00e8 stato raggiunto ed ora la sistemazione di tutti i problemi \u00e8 soltanto una questione di tempo. Noi, dicono i compagni cinesi, dobbiamo tendere la mano ai \u201ccompagni sovietici\u201d, ai compagni di Krusciov, dimenticare il passato, quel che \u00e8 stato \u00e8 stato, dobbiamo comprendere i \u201ccompagni sovietici\u201d. Dunque, sempre secondo loro, dobbiamo andar in aiuto a questi bei compagni sovietici. Morto Krusciov, il krusciovismo \u00e8 morto. Non \u00e8 pi\u00f9 nessuno a riconoscere gli errori commessi, a fare l\u2019autocritica, del resto \u201ci cari compagni sovietici\u201d, dopo la caduta di Krusciov, hanno fatto l\u2019autocritica che dovevano fare. Ora, continuano a dire i compagni cinesi per bocca di Chou En-lai e ci\u00f2 di fronte a tutti gli ambasciatori, non ci resta nient\u2019altro da fare, ed al pi\u00f9 presto, perch\u00e9 il tempo stringe, che chiudere le valigie e partire per Mosca, per abbracciarci il giorno della festa della Grande Rivoluzione Socialista d\u2019Ottobre. [\u2026] Non pago di questo, Zhou Enlai si \u00e8 alzato e di fronte agli altri ambasciatori ha detto al nostro ambasciatore: \u201cIo so che non avete rapporti diplomatici con loro, poich\u00e9 sono stati i sovietici a romperli, ma ora non vi \u00e8 pi\u00f9 nessuno a fare la sua autocritica, dato che Krusciov \u00e8 stato destituito; e quindi Mehmet Shehu faccia presto le sue valigie e si rechi a Mosca per la festa\u201d. E poi ha aggiunto che \u201csubito dopo di voi, avr\u00f2 un incontro con Chervonenko e gli dir\u00f2 che il Soviet Supremo inviti alla festa i 12 Paesi socialisti\u201d! Che bassezza!! Non ha dimenticato neppure di dire agli ambasciatori, e ci\u00f2 sicuramente all\u2019indirizzo del romeno (e, da quel che mi hanno detto, sembra che si siano intesi in precedenza con i romeni) che, \u201cse qualcuno di voi ha qualche proposta particolare da fare, la faccia direttamente ai sovietici\u201d. In altre parole, \u201cpotete proporre che anche gli jugoslavi siano invitati alla festa, noi non abbiamo nulla in contrario, anzi in fondo in fondo ci fa piacere\u201d. Che tradimento!!\u00bb<a href=\"#_ftn132\" name=\"_ftnref132\"><sup>[132]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>In un articolo, poi rivelatosi scritto da Enver Hoxha, pubblicato su \u201cZ\u00ebri i Popullit\u201d del 1\u00b0 novembre 1964 si legge:<\/p>\n<p>\u00abIl Partito del Lavoro d\u2019Albania, come tutti i marxisti-leninisti e i veri rivoluzionari, continuer\u00e0 con fermezza la propria giusta lotta fino all\u2019annientamento finale del revisionismo moderno. Senza cadere nelle trappole delle illusioni, negli inganni della demagogia e dei bluff, per quanto ben camuffati siano, i comunisti rivoluzionari, dopo la vittoria ottenuta contro il capo del revisionismo moderno N. Kruscev, stringeranno ancora di pi\u00f9 i ranghi, rafforzeranno il grande fronte antirevisionista, alzeranno ancora pi\u00f9 in alto la bandiera del marxismo-leninismo, acuiranno la vigilanza rivoluzionaria contro il nemico dei popoli, l\u2019imperialismo, intensificheranno la lotta contro il revisionismo kruscioviano, che costituisce il pericolo principale nel movimento comunista e operaio dei nostri giorni\u00bb.<a href=\"#_ftn133\" name=\"_ftnref133\"><sup>[133]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Tirana quindi rifiuta la tesi di Pechino e sostiene che con la caduta di Kruscev la linea, la politica, le radici socio-economiche del revisionismo non sono state liquidate, come risulta dalla Lettera del CC del PLA al CC del del PCC del 5 novembre 1964:<\/p>\n<p>\u00abQuesto avvenimento, bench\u00e9 importante e destinato senza dubbio ad avere serie conseguenze, non ha tuttavia, almeno sino ad oggi, portato il revisionismo alla completa disfatta, non ha ancora segnato la vittoria definitiva del marxismo-leninismo sul revisionismo, ma ha solo accelerato la decomposizione del revisionismo, lo ha avvicinato ancor pi\u00f9 alla tomba, mentre i successori di Krusciov si sforzano di salvare il revisionismo da questa tomba attuando la politica del krusciovismo senza Krusciov\u00bb.<a href=\"#_ftn134\" name=\"_ftnref134\"><sup>[134]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>In\u00a0 seguito, tra la met\u00e0 degli anni \u201960 e l\u2019inizio degli anni \u201970, la Cina cap\u00ec che Breznev non era migliore di Kruscev, se non peggiore. Allo stesso tempo, per\u00f2, \u00abi ripetuti tentativi della Cina di portare l\u2019Albania a colloqui con i sovietici hanno eroso la percezione di Hoxha di una posizione cinese rigida e irremovibile nei confronti dell\u2019Unione Sovietica revisionista\u00bb.<a href=\"#_ftn135\" name=\"_ftnref135\"><sup>[135]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Dopo il fallimento della visita di Zhou e l\u2019assenza di cambio della linea politica sovietica, i cinesi ripresero la polemica con l\u2019URSS pubblicando estratti dell\u2019articolo albanese del\u00a0 1\u00b0 novembre su Peking Review<a href=\"#_ftn136\" name=\"_ftnref136\"><sup>[136]<\/sup><\/a> insieme a tante altre risposte internazionali sulla caduta di Kruscev. Sulla rivista teoretica di Hongqi i cinesi pubblicarono un articolo intitolato \u201cPerch\u00e9 Kruscev \u00e8 caduto?\u201d dove essenzialmente venivano riproposte le stesse argomentazioni della lettera albanese.<a href=\"#_ftn137\" name=\"_ftnref137\"><sup>[137]<\/sup><\/a> Successivamente ci fu un riavvicinamento ideologico tra i due Paesi dove \u00abgli scambi di delegazioni di partito e di governo sono stati molto frequenti. Nel novembre 1964, il vicepremier Li Xiannian guid\u00f2 una delegazione del partito e del governo cinese a Tirana per partecipare alle celebrazioni in occasione del XX anniversario della liberazione dell\u2019Albania dal fascismo\u00bb.<a href=\"#_ftn138\" name=\"_ftnref138\"><sup>[138]<\/sup><\/a> L\u2019amicizia \u00e8 stata ulteriormente rafforzata con la seconda visita di Zhou Enlai, nel marzo 1965 dove il premier cinese sottoline\u00f2 gli interessi e gli obiettivi comuni che legano Albania e Cina.<a href=\"#_ftn139\" name=\"_ftnref139\"><sup>[139]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>In vista di una possibile rottura con la Cina, l\u2019URSS fece un tentativo per allontanare il PLA dall\u2019orbita cinese, ragion per cui \u00abIl 5 gennaio 1966, l\u2019Albania fu invitata, insieme agli altri firmatari del Patto di Varsavia e ai \u201cPaesi socialisti dell\u2019Asia\u201d, a partecipare a una conferenza che aveva lo scopo di trovare una formula che permettesse di coordinare gli aiuti ai Vietcong e al Vietnam del Nord. Tirana rifiut\u00f2 di partecipare a questo incontro se l\u2019Unione Sovietica e i partiti comunisti dell\u2019Est non avessero \u201criconosciuto pubblicamente l\u2019ingiustizia\u201d che avevano perpetrato nei confronti dell\u2019Albania. A febbraio dello stesso anno, gli albanesi rifiutarono anche l\u2019offerta sovietica di riprendere le relazioni commerciali\u00bb.<a href=\"#_ftn140\" name=\"_ftnref140\"><sup>[140]<\/sup><\/a> Inoltre durante tutti gli anni sessanta l\u2019Albania continu\u00f2 la lotta contro il revisionismo moderno supportando le forze marxiste-leniniste presenti in Europa, come ad esempio Jacques Grippa del Partito Comunista Marxista-Leninista del Belgio, e offr\u00ec rifugio a Kazimierz Mijal<a href=\"#_ftn141\" name=\"_ftnref141\"><sup>[141]<\/sup><\/a> fondatore Partito Comunista\u00a0 di Polonia (marxista-leninista).<a href=\"#_ftn142\" name=\"_ftnref142\"><sup>[142]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nell\u2019aprile-maggio del 1966 fu inviata una delegazione albanese in Cina guidata da Mehmet Shehu e Vito Kapo. La delegazione fu accolta nel modo pi\u00f9 spettacolare possibile per un ospite estero.<a href=\"#_ftn143\" name=\"_ftnref143\"><sup>[143]<\/sup><\/a> Al termine della visita, fu firmata una dichiarazione congiunta che ribad\u00ec ancora una volta la stretta alleanza tra i due Stati. La dichiarazione \u00abera fortemente critica nei confronti degli Stati Uniti, dell\u2019Unione Sovietica e della Jugoslavia ed esprimeva il proprio sostegno ai movimenti di liberazione nazionale. Il documento ritraeva la RPA e la RPC come difensori della purezza del marxismo-leninismo e alfieri della lotta contro \u201cl\u2019imperialismo\u201d e il \u201crevisionismo\u201d. Ancora una volta, la Cina si \u00e8 impegnata a stare risolutamente al fianco dell\u2019Albania e a fornirle tutto il sostegno e l\u2019assistenza possibili\u00bb.<a href=\"#_ftn144\" name=\"_ftnref144\"><sup>[144]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Durante gli anni della cosiddetta \u201cRivoluzione culturale\u201d in Cina gli albanesi dedicarono forti critiche alla linea cinese e presero precauzioni per non commettere gli stessi errori dei revisionisti cinesi.<a href=\"#_ftn145\" name=\"_ftnref145\"><sup>[145]<\/sup><\/a> Per approfondire le critiche albanesi alla \u201cGrande Rivoluzione Culturale Proletaria\u201d Cinese ed esplorare l\u2019ulteriore lotta di classe del proletariato albanese durante il socialismo rimandiamo al saggio \u201cLa rivoluzionarizzazione ulteriore nell\u2019Albania socialista\u201d pubblicato a dicembre 2024 sul nostro sito.<a href=\"#_ftn146\" name=\"_ftnref146\"><sup>[146]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Per fluidit\u00e0 nell\u2019analisi, possiamo brevemente riassumere cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u00abIndipendentemente dalle contraddizioni sorte fra noi, il Partito del Lavoro d\u2019Albania, tenendo conto delle difficili situazioni che attraversava la Cina e desiderando sinceramente aiutare il Partito Comunista e il popolo cinesi a superarle, continu\u00f2 a sostenere la Cina con determinazione soprattutto nelle questioni politiche e ideologiche su cui i nostri punti di vista concordavano. [\u2026] Esso appoggi\u00f2 la linea generale della Rivoluzione Culturale per la liquidazione degli elementi capitalisti e revisionisti che si erano impadroniti delle posizioni chiave nel partito e nel potere, bench\u00e9 non fosse d\u2019accordo su parecchie questioni di principio che erano alla base di tale rivoluzione e sui metodi che vi furono impiegati. Sostenendo la Rivoluzione Culturale, il nostro Partito sperava che essa avrebbe trovato la via della vera lotta rivoluzionaria, guidata dalla classe operaia e dalla sua avanguardia, il Partito Comunista. [\u2026] Il Partito del Lavoro d\u2019Albania appoggi\u00f2 la strategia generale della Rivoluzione Culturale. Ma ci teniamo a sottolineare che il nostro Partito appoggi\u00f2 la strategia di tale rivoluzione e non ogni sua tattica. Esso difese risolutamente la causa del socialismo in Cina, difese il popolo cinese fratello, il Partito Comunista Cinese e la rivoluzione e non sostenne affatto la lotta frazionistica dei gruppi antimarxisti, di qualsiasi genere fossero, che si scontravano e si combattevano, persino con le armi, in modo palese o dissimulato, per riprendere il potere. Nei pi\u00f9 dei casi la Rivoluzione Culturale, sia nel suo spirito che nella sua azione, si svilupp\u00f2 come una lotta non conforme ai principi, non guidata da un vero partito della classe operaia che combattesse per l\u2019instaurazione della dittatura del proletariato. Tali scontri fra i vari gruppi frazionisti si conclusero cos\u00ec in Cina con l\u2019instaurazione di un potere dominato da elementi borghesi e revisionisti.\u00bb<a href=\"#_ftn147\" name=\"_ftnref147\"><sup>[147]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nello stesso periodo i due Paesi ebbero una coincidenza di posizioni al livello internazionale e venne fatto appello a un \u201cfronte unito\u201d con tutte le forze avverse all\u2019imperialismo statunitense, senza per\u00f2 includere l\u2019URSS la quale continu\u00f2 ad essere criticata.<a href=\"#_ftn148\" name=\"_ftnref148\"><sup>[148]<\/sup><\/a> Mentre Hoxha insisteva sulla creazione di un blocco marxista-leninista<a href=\"#_ftn149\" name=\"_ftnref149\"><sup>[149]<\/sup><\/a> la Cina non si mostrava interessata a questa proposta. \u00abTirana adott\u00f2 anche una posizione intransigente nei confronti dei partiti comunisti che mantenevano una posizione neutrale nel conflitto sino-sovietico. Un articolo della rivista di partito albanese Rruga e Partis\u00eb, nel marzo 1967, esortava alla formazione di un \u201cfronte monolitico\u201d contro il revisionismo sovietico e respingeva la posizione \u201cerrata\u201d dei partiti neutralisti.<a href=\"#_ftn150\" name=\"_ftnref150\"><sup>[150]<\/sup><\/a> I cinesi, tuttavia, non erano disposti a spingersi fino agli albanesi, rischiando di alienarsi partiti \u201cneutrali\u201d come quelli della Corea del Nord, del Giappone, di Cuba e della Romania\u00bb.<a href=\"#_ftn151\" name=\"_ftnref151\"><sup>[151]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Per tutti gli anni \u201960, le relazioni esterne della RPA sono state fortemente concentrate verso la RPC. Le richieste albanesi di assistenza economica, tecnica e militare sono state soddisfatte dai cinesi. Il commercio con la RPC rappresentava quasi i due terzi del commercio estero totale dell\u2019Albania. I contatti con Paesi diversi dalla Cina sono stati mantenuti al minimo e la penetrazione di soggetti esterni \u00e8 stata evitata attraverso il rifiuto di aiuti e consulenti stranieri nonch\u00e9 degli investimenti esteri.<a href=\"#_ftn152\" name=\"_ftnref152\"><sup>[152]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il 24 marzo 1968, durante la cosiddetta \u201cPrimavera di Praga\u201d, Enver Hoxha pubblic\u00f2 un articolo, sul Z\u00ebri i Popullit, sulla situazione in Cecoslovacchia e di come essa era analoga a quanto successo in altri Paesi revisionisti, ovvero che \u00abla controrivoluzione in seno alla controrivoluzione ha trionfato pienamente\u00bb.<a href=\"#_ftn153\" name=\"_ftnref153\"><sup>[153]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Per rafforzare le proprie capacit\u00e0 di difesa, l\u2019Albania chiese alla Cina un maggiore sostegno alla sicurezza. Ma i cinesi, consapevoli della propria debolezza militare e della grande distanza tra i due Paesi, non erano disposti ad assumere un impegno militare a lungo termine.<a href=\"#_ftn154\" name=\"_ftnref154\"><sup>[154]<\/sup><\/a> Nel settembre-ottobre del 1968 il PLA rifiut\u00f2 l\u2019idea di Zhou Enlai di un piano di difesa congiunto tra Albania, Romania e Jugoslavia<a href=\"#_ftn155\" name=\"_ftnref155\"><sup>[155]<\/sup><\/a>:<\/p>\n<p>\u00abBalluku ha riferito che Zhou Enlai si \u00e8 opposto ai piani dell\u2019Albania di armare pesantemente il Paese. Zhou sosteneva che, a causa delle dimensioni dell\u2019Albania, in caso di guerra il Paese \u201csarebbe stato spazzato via al primo attacco\u201d. Pi\u00f9 tardi, in un altro incontro, Zhou disse al ministro albanese che \u201ccon la Jugoslavia, nella situazione attuale [occupazione sovietica della Cecoslovacchia] si potrebbe stabilire un\u2019alleanza militare. I rumeni, i cecoslovacchi e gli jugoslavi sono ora nostri alleati indiretti\u201d. Questa conversazione inizialmente non fu riferita a tutti i membri del Politburo a Tirana, ma solo a Hoxha. Alla fine decise di condividerla con gli altri, pur ricordando loro la sua segretezza. Hoxha percep\u00ec come oltraggioso l\u2019invito di Chou a un riavvicinamento con Belgrado. Zhou aveva infatti calpestato il tallone d\u2019Achille di Hoxha. Balluku, nella sua pronta risposta a Zhou Enlai, consider\u00f2 la Jugoslavia \u201cil pi\u00f9 grande nemico del nostro Paese\u201d. Zhou pass\u00f2 poi rapidamente ad altre questioni nel tentativo di diminuire il danno, ma poi, quando Balluku stava discutendo la strategia di difesa dell\u2019Albania, menzionando la minaccia greca<a href=\"#_ftn156\" name=\"_ftnref156\"><sup>[156]<\/sup><\/a>, Zhou provoc\u00f2 nuovamente Balluku chiedendo: \u201cMa non pensi che l\u2019Unione Sovietica vi difenderebbe da un attacco greco?\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn157\" name=\"_ftnref157\"><sup>[157]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>I cinesi riuscirono per\u00f2 nel tempo a \u201clavorarsi\u201d Balluku fino a convincerlo sull\u2019opportunit\u00e0 di una alleanza militare con Jugoslavia e Romania. Questi ag\u00ec, tram\u00f2 e trad\u00ec al punto di tentare in combutta con altri, tra cui Kellezi, di rovesciare nel 1974 con un golpe la dirigenza albanese.<\/p>\n<p>Hoxha giunse alla conclusione che Zhou Enlai era \u201cun revisionista e, nonostante la propria partecipazione attiva alla Rivoluzione culturale, in realt\u00e0 \u00e8 contrario a questa rivoluzione\u201d.<a href=\"#_ftn158\" name=\"_ftnref158\"><sup>[158]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nel suo diario scrive che:<\/p>\n<p>\u00abLa linea traditrice revisionista di Liu Shaoqi viene mantenuta viva da Zhou Enlai, che non ha ripulito il suo cervello e il suo cuore. Dico che non si \u00e8 ripulito perch\u00e9 Zhou Enlai \u00e8 un uomo intelligente, il suo atteggiamento non pu\u00f2 essere il riflesso di un giudizio superficiale e non ben meditato. Se anche gli altri compagni cinesi hanno approvato questa sua posizione, hanno commesso un grave errore\u00bb.<a href=\"#_ftn159\" name=\"_ftnref159\"><sup>[159]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nel settembre il Partito albanese decise di abbandonare il Patto di Varsavia affermando che \u00abla Repubblica Popolare d\u2019Albania rafforza le proprie posizioni e scongiura un possibile pericolo di aggressione di cui siamo consapevoli da tempo nella nostra lotta contro i revisionisti sovietici, pericolo che \u00e8 stato pienamente confermato nel caso della Cecoslovacchia\u00bb.<a href=\"#_ftn160\" name=\"_ftnref160\"><sup>[160]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>L\u2019Albania era stata di fatto espulsa dal Patto di Varsavia nel 1961, in quanto il ministro della Difesa non era stato invitato alle riunioni dei Paesi membri, n\u00e9 da allora l\u2019Albania era stata invitata a partecipare ad alcuna azione militare in comune nonch\u00e9 non aveva partecipato a nessuna delle sue riunioni.<a href=\"#_ftn161\" name=\"_ftnref161\"><sup>[161]<\/sup><\/a> Era il momento giusto per rompere i legami giuridici che ancora tenevano l\u2019Albania in un\u2019\u201calleanza\u201d che era diventata una scuderia ostile controllata dai revisionisti sovietici.<a href=\"#_ftn162\" name=\"_ftnref162\"><sup>[162]<\/sup><\/a> Durante la crisi cecoslovacca \u00abil PLA espresse ad esso la solidariet\u00e0 e il pi\u00f9 fermo sostegno internazionalista del popolo albanese, ricordandogli che \u201cl\u2019unica via di salvezza e per riconquistare la libert\u00e0 [\u2026] \u00e8 la lotta senza compromessi e fino in fondo contro gli occupanti stranieri, i revisionisti sovietici, tedeschi, polacchi, ungheresi e bulgari, la lotta contro l\u2019imperialismo americano e il revanscismo tedesco, la lotta contro tutti i revisionisti e i reazionari del Paese\u201d. Nel contempo, esso fece appello a tutti i comunisti e ai rivoluzionari del mondo di condannare la barbara aggressione e di solidarizzare con la giusta causa del popolo cecoslovacco\u00bb.<a href=\"#_ftn163\" name=\"_ftnref163\"><sup>[163]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Rispondendo ai bulgari, i quali implicitamente insinuavano una vicinanza tra gli albanesi (definiti pseudorivoluzionari) e gli jugoslavi, il PLA scrisse:<\/p>\n<p>\u00abI revisionisti sovietici e la stampa capitalista sprecano il loro tempo quando insinuano che le posizioni del Partito del Lavoro Albanese e del Partito Comunista Cinese riguardo agli eventi in Cecoslovacchia sono simili a quelle dei titoisti e degli imperialisti. Questa non \u00e8 altro che propaganda stantia rivolta a persone ingenue. I nostri partiti marxisti-leninisti non sono mai scivolati, n\u00e9 mai scivoleranno, nelle posizioni adottate dagli imperialisti, n\u00e9 in quelle dei loro agenti, i revisionisti di Belgrado\u00bb.<a href=\"#_ftn164\" name=\"_ftnref164\"><sup>[164]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>La Cina condivise la presa di posizione del PLA pubblicando la notizia<a href=\"#_ftn165\" name=\"_ftnref165\"><sup>[165]<\/sup><\/a> insieme ad un messaggio scritto da Mao, Lin Biao e Zhou Enlai indirizzato ad Enver Hoxha, Mehmet Shehu e a tutto il popolo albanese che recita:<\/p>\n<p>\u00abLa grande amicizia proletaria militante tra i popoli della Cina e dell\u2019Albania, che \u00e8 stata forgiata nelle tempeste rivoluzionarie, pu\u00f2 sopportare prove severe. I 700 milioni di cinesi, che si sono rafforzati grazie alla tempra della grande rivoluzione culturale proletaria, staranno sempre e in ogni circostanza dalla parte del fraterno popolo albanese. Se gli imperialisti statunitensi, i revisionisti moderni sovietici e i loro lacch\u00e8 oseranno toccare minimamente l\u2019Albania, non li attender\u00e0 altro che una sconfitta completa, ignominiosa e irrevocabile\u00bb.<a href=\"#_ftn166\" name=\"_ftnref166\"><sup>[166]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Dopo l\u2019invasione della Cecoslovacchia, la Cina cerc\u00f2 di approfittare del disordine in Europa orientale. La RPC denunci\u00f2 l\u2019invasione e, oltre a sostenere l\u2019Albania, intraprese una politica pi\u00f9 flessibile con l\u2019Europa orientale.<a href=\"#_ftn167\" name=\"_ftnref167\"><sup>[167]<\/sup><\/a> Nel tentativo di minare l\u2019influenza sovietica nella regione, Pechino segnal\u00f2 il proprio sostegno alla Romania e alla Jugoslavia contro l\u2019URSS. A Bucarest fu assicurato il sostegno in caso di invasione sovietica, anche se, come nel caso di Tirana, Pechino non ha mai specificato quale forma avrebbe assunto l\u2019assistenza. Pechino inoltre smise di attaccare ideologicamente la Jugoslavia.<a href=\"#_ftn168\" name=\"_ftnref168\"><sup>[168]<\/sup><\/a> L\u2019invasione della Cecoslovacchia e l\u2019enunciazione della \u201cDottrina Breznev\u201d ebbero serie implicazioni per l\u2019\u201ceterna amicizia sino-albanese\u201d.<\/p>\n<p>Sebbene nel breve periodo i due alleati si fossero avvicinati, all\u2019indomani della crisi sia Tirana che Pechino avrebbero rivalutato i loro rapporti:<\/p>\n<p>\u00abLe mire espansionistiche dell\u2019imperialismo sovietico verso i Balcani erano ben note. Ma il PLA non poteva in nessun modo accettare la proposta avanzata dalla direzione cinese nel 1968, tramite Zhou Enlai, per la conclusione di un\u2019alleanza militare con la Jugoslavia e la Romania allo scopo, a suo dire, di \u201cfronteggiare\u201d tali mire. La direzione del PLA rigett\u00f2 tale proposta, definendola un tentativo malintenzionato per far cadere l\u2019Albania nella trappola dei complotti guerrafondai, una manovra imperialista per fare dei Balcani una polveriera\u00bb.<a href=\"#_ftn169\" name=\"_ftnref169\"><sup>[169]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Possiamo concludere questo capitolo con il seguente resoconto del PLA:<\/p>\n<p>\u00abNelle condizioni dell\u2019epoca, la Cina di Mao Zedong non poteva rivelare apertamente i propri obiettivi, perch\u00e9 ostacolata da una serie di fattori. Innanzitutto, aveva assunto le sembianze di un Paese \u201csocialista\u201d. La leadership cinese aveva bisogno di tempo per attuare il cambiamento. Doveva lavorare sulla popolazione per indebolire ed eliminare il suo sostegno al socialismo. In secondo luogo, a causa delle lunghe esitazioni opportunistiche di Mao Zedong, la situazione interna della Cina non si era ancora stabilizzata. Come \u00e8 noto, durante e dopo gli anni \u201960 ci furono molti sconvolgimenti in Cina. La tradizionale lotta per il potere tra i diversi clan era diventata pi\u00f9 acuta. Pertanto, la leadership cinese dovette occuparsi pi\u00f9 delle lotte intestine al suo interno che dell\u2019attuazione concreta del suo piano strategico. In terzo luogo, con la politica di chiusura che seguiva, non era ancora riuscita a rompere l\u2019accerchiamento diplomatico. Gli Stati capitalisti l\u2019avevano isolata e questo isolamento continu\u00f2 fino a quando non si convinsero che la Cina non era \u201ccomunista\u201d e \u201crossa\u201d, come sosteneva di essere. In quarto luogo, la leadership cinese non aveva creato una propria riserva politica ed economica, non era ancora penetrata nei Paesi asiatici, africani e latinoamericani. Senza tale riserva, non poteva rafforzarsi. Ottenere la quota che le \u201cspettava\u201d in questo campo era l\u2019obiettivo principale della \u201cteoria\u201d cinese dei \u201ctre mondi\u201d, che sarebbe stata pubblicizzata rumorosamente negli anni successivi. In quinto luogo, non aveva ancora creato e consolidato la sua alleanza con gli Stati Uniti. L\u2019esacerbazione delle proprie relazioni con l\u2019Unione Sovietica, o la rottura con essa, in queste condizioni, avrebbe portato la Cina a essere privata degli aiuti di cui aveva grande bisogno. Ci\u00f2 spiega la tattica cinese di \u201cstare in disparte\u201d nelle relazioni con i revisionisti sovietici. A quel tempo, il PLA non era ancora giunto alla conclusione che tali posizioni fossero il risultato della linea generale del PC cinese, pertanto, in modo fraterno, attraverso i canali del partito e, quando necessario, anche sulla stampa, ma senza fare nomi, critic\u00f2 questi errori e richiam\u00f2 l\u2019attenzione della leadership cinese su di essi. In seguito, tuttavia, quando i leader cinesi resero pubblica la propria politica di riavvicinamento e collaborazione con l\u2019imperialismo, il PLA si convinse pienamente che anche nelle proprie precedenti posizioni non erano partiti dall\u2019obiettivo rivoluzionario di difendere il marxismo-leninismo e il comunismo mondiale, ma dei propri interessi nazionalistici, sciovinisti e di ricerca dell\u2019egemonia. Non molto tempo dopo, il PLA smascher\u00f2 e combatt\u00e9 severamente quest\u2019altra variante del revisionismo, proprio come aveva fatto con la variante sovietica.\u00bb<a href=\"#_ftn170\" name=\"_ftnref170\"><sup>[170]<\/sup><\/a><\/p>\n<p><strong><br \/>\nL\u2019INCRINAMENTO DELLE RELAZIONI FINO ALLA ROTTURA DEFINITIVA (1970-1978)<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019inizio degli anni Settanta ha visto cambiamenti radicali nelle relazioni estere della Cina. Quest\u2019ultima cambier\u00e0 approccio, fino a formulare quella che vedremo pi\u00f9 avanti essere la \u201cteoria dei tre mondi\u201d.<a href=\"#_ftn171\" name=\"_ftnref171\"><sup>[171]<\/sup><\/a> I primi segni della nuova strategia si videro con il rapido riavvicinamento alla Romania e alla Jugoslavia con la quale la Cina, nel giugno del 1970, ebbe degli scambi diplomatici<a href=\"#_ftn172\" name=\"_ftnref172\"><sup>[172]<\/sup><\/a> seguiti da delle dichiarazioni a favore della sovranit\u00e0 e dell\u2019indipendenza della Jugoslavia.<a href=\"#_ftn173\" name=\"_ftnref173\"><sup>[173]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Adesso diamo uno sguardo alla politica estera del PLA, in particolare con gli Stati confinanti, nello stesso periodo di tempo:<\/p>\n<p>\u00abIl PLA cercava sempre di stabilire giusti rapporti con tutti i popoli e tutti i Paesi, basando tali rapporti sull\u2019interesse e il vantaggio reciproco e seguendo il principio di non ingerenza negli affari altrui. Esso si rifiutava per\u00f2 di stabilire rapporti con le due superpotenze imperialiste e con i regimi fascisti. Il Partito cercava in particolar modo di stabilire giusti rapporti con i Paesi vicini e di svilupparli su basi rivoluzionarie e marxiste-leniniste. Nel maggio 1971 furono ristabiliti rapporti diplomatici tra l\u2019Albania e la Grecia. Da anni il PLA e lo Stato albanese si erano sforzati di risolvere questa questione, basandosi sulla realt\u00e0 delle cose e sugli interessi reciproci e le aspirazioni dei popoli albanese e greco. La realizzazione di tale aspirazione era stata ostacolata solo dalle assurde rivendicazioni territoriali dei monarco-fascisti verso l\u2019Albania del Sud e dal presunto stato di guerra esistente tra la Grecia e l\u2019Albania. L\u2019allacciamento dei rapporti diplomatici tra i due Stati poneva effettivamente fine alla situazione anormale e serviva di base al rafforzamento dell\u2019amicizia e della collaborazione tra i due popoli vicini e al consolidamento della pace e della sicurezza nei Balcani. La politica di buon vicinato seguita dall\u2019Albania socialista aveva portato alla normalizzazione dei rapporti da Stato a Stato con la Jugoslavia, con la quale essa intratteneva anche relazioni commerciali e culturali. Il PLA era per il continuo miglioramento e per la costante estensione dei rapporti statali in tutti quei campi che erano di interesse comune. In varie occasioni il PLA aveva espresso l\u2019amicizia del popolo albanese verso i popoli di Jugoslavia<a href=\"#_ftn174\" name=\"_ftnref174\"><sup>[174]<\/sup><\/a>, amicizia che era stata forgiata durante gli anni della Lotta antifascista, ed aveva formulato il desiderio di vederli liberi, indipendenti e sovrani, dichiarando inoltre che sarebbe stato al loro fianco in caso di ricatti, di minacce o di aggressione contro di loro da parte di questa o quell\u2019altra potenza imperialista. Nel contempo il PLA non nascondeva la sua determinazione di opporsi all\u2019ideologia e alla politica revisioniste della direzione jugoslava; al contrario, essa continuava a condurre coerentemente una lotta di principio contro il revisionismo titista, che restava pur sempre un pericoloso nemico del marxismo-leninismo, della rivoluzione e del socialismo. Il PLA criticava la politica estera filosocialimperialista del governo bulgaro, vassallo del revisionismo sovietico, che costituiva una minaccia contro l\u2019Albania socialista e la pace nei Balcani. [\u2026] Il PLA lottava per l\u2019amicizia e la comprensione tra i Paesi balcanici, a patto per\u00f2 che tale amicizia e comprensione avessero alla loro base i popoli. I popoli dei Balcani erano pienamente in grado di decidere da soli e in piena sovranit\u00e0 dei loro rapporti. [\u2026] I popoli balcanici, affermava il PLA, hanno il dovere di prendere in mano la situazione e di troncare tutti i legami con i patti e i blocchi militari aggressivi della NATO e del Patto di Varsavia, in quanto condizione indispensabile per far prosperare la vera pace in questa penisola\u00bb.<a href=\"#_ftn175\" name=\"_ftnref175\"><sup>[175]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Per quanto riguarda la Cina, l\u2019aspetto pi\u00f9 importante della nuova strategia di Pechino lo possiamo vedere con il riallaccio dei rapporti sino-americani e sino-sovietici:<\/p>\n<p>\u00abNel settembre 1970, il vice premier albanese Abdyl K\u00ebllezi<a href=\"#_ftn176\" name=\"_ftnref176\"><sup>[176]<\/sup><\/a> incontr\u00f2 Mao. Mao, a un certo punto, parlando delle visite di Nixon in Europa, afferm\u00f2 che \u201cprima di morire, Nixon vuole visitare la Cina\u201d. K\u00ebllezi non colse l\u2019osservazione di Mao e afferm\u00f2 che \u201cse venisse qui verrebbe decapitato\u201d. Ma, per Mao, non era \u201cesattamente quello che sarebbe successo, perch\u00e9 se viene qui significa che vuole qualcosa. Gli americani dicono che Varsavia non \u00e8 pi\u00f9 il luogo adatto per i colloqui\u2026 Allora gli abbiamo detto di venire qui a Pechino\u201d. Mao cercava di approfondire il pensiero dell\u2019Albania su ci\u00f2 che aveva gi\u00e0 deciso che sarebbe accaduto nel prossimo futuro. Continu\u00f2 a interrogare il pi\u00f9 stretto alleato del suo Paese, chiedendo a K\u00ebllezi \u201cpensi che ci siano pi\u00f9 contraddizioni o pi\u00f9 possibilit\u00e0 di collaborazione tra Stati Uniti e Unione Sovietica?\u201d. Ma Mao si rese conto che non c\u2019era molto da capire dalla mente del suo amico albanese quando K\u00ebllezi rispose che \u201cnella lotta contro la Cina, contro l\u2019Albania e contro la rivoluzione, la loro collaborazione \u00e8 evidente\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn177\" name=\"_ftnref177\"><sup>[177]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Zhou Enlai, in una lettera inviata a Washington dell\u2019aprile 1971, enfatizz\u00f2 \u00abla volont\u00e0 cinese di accogliere un inviato speciale americano\u00bb<a href=\"#_ftn178\" name=\"_ftnref178\"><sup>[178]<\/sup><\/a> senza consultare minimamente i compagni albanesi<a href=\"#_ftn179\" name=\"_ftnref179\"><sup>[179]<\/sup><\/a> e \u00abin contrasto con le politiche del passato, la Cina [espresse] anche il proprio sostegno al rafforzamento della NATO e del Mercato Comune Europeo come contrappeso al potere sovietico in Europa\u00bb.<a href=\"#_ftn180\" name=\"_ftnref180\"><sup>[180]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Hoxha concluse che:<\/p>\n<p>\u00ab\u201ci leader cinesi sono predisposti ad aiutare i traditori revisionisti sovietici, sono favorevoli a relazioni amichevoli su larga scala con l\u2019Unione Sovietica\u201d [e aggiunse che] nel parlare con i dirigenti cinesi \u201cdovremmo considerare i grandi interessi socialisti, ma anche i nostri interessi politici ed economici interni\u2026 Non siamo stati in accordo con i dirigenti cinesi nemmeno in passato, ma pensavamo che le cose fossero migliorate. Il modo in cui Zhou Enlai pone queste questioni significa che i nostri disaccordi con loro sono profondi, quindi se continueranno su questa strada ci confronteremo sicuramente con loro perch\u00e9 si tratta di questioni essenziali della linea\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn181\" name=\"_ftnref181\"><sup>[181]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Inoltre:<\/p>\n<p>\u00abZhou giustific\u00f2 poi questi passi non come conseguenze della minaccia sovietica, che sembrava fungere da principale catalizzatore di questo riavvicinamento, ma per altre ragioni. Per lui \u201cla situazione negli Stati Uniti sta peggiorando, potrebbe esserci una tempesta rivoluzionaria nel prossimo futuro [\u2026] dobbiamo essere in contatto il pi\u00f9 possibile con le masse americane, di tutti gli elementi [\u2026] da qui la visita della squadra di Ping-Pong [\u2026] gli Stati Uniti sono sinceri in questi colloqui perch\u00e9 sono interessati a porre fine alla guerra in Indocina [Vietnam]\u201d. Zhou ha poi spiegato che la visita di Kissinger aveva due obiettivi: preparare la visita del presidente Nixon e preparare discussioni ad alto livello su molte questioni. In un incontro al Cairo, tra gli ambasciatori cinese e albanese, l\u2019ambasciatore cinese ha sostenuto che i colloqui americani con la Cina \u201cdimostrano l\u2019isolamento americano\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn182\" name=\"_ftnref182\"><sup>[182]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>In una lettera, ignorata completamente<a href=\"#_ftn183\" name=\"_ftnref183\"><sup>[183]<\/sup><\/a>, dell\u2019agosto 1971, indirizzata al CC del PCC e scritta da Hoxha in persona, il PLA critic\u00f2 aspramente il pragmatismo cinese:<\/p>\n<p>\u00abLa nostra strategia prevede una stretta alleanza con i popoli in lotta, con i rivoluzionari di tutto il mondo, in un fronte comune contro l\u2019imperialismo e il socialimperialismo e in nessun caso un\u2019alleanza con il socialimperialismo sovietico pretendendo di combattere l\u2019imperialismo americano, in nessun caso con l\u2019imperialismo americano pretendendo di combattere il socialimperialismo sovietico\u00bb.<a href=\"#_ftn184\" name=\"_ftnref184\"><sup>[184]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>In un discorso del 29 settembre 1971, Hoxha indirettamente mette in guardia sulle tattiche utilizzate dai cinesi:<\/p>\n<p>\u00abI nostri Paesi socialisti devono continuamente utilizzare tattiche, ma queste devono sempre essere conformi alla nostra ideologia, devono servire la nostra strategia, nell\u2019interesse dei nostri Paesi socialisti e della rivoluzione. Attualmente, l\u2019imperialismo statunitense, trovandosi in una grave crisi, in difficolt\u00e0 e in conflitto con i suoi alleati, con contraddizioni sempre crescenti con il proprio amico e collaboratore Unione Sovietica sulla divisione delle sfere di influenza, \u00e8 costretto a forzare il sorriso, a cercare di ingannare e a trovare contrappesi per i suoi alleati vacillanti. \u00c8 nostro dovere di rivoluzionari colpirli su entrambi i fianchi, obbligarli ad aggravare ulteriormente le loro contraddizioni in modo da creare un terreno favorevole al popolo per assestare loro colpi pi\u00f9 duri\u00bb.<a href=\"#_ftn185\" name=\"_ftnref185\"><sup>[185]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il 1\u2070 novembre del 1971 si tenne il VI Congresso del PLA. Nello stesso, non venne mandata nessuna delegazione cinese.<a href=\"#_ftn186\" name=\"_ftnref186\"><sup>[186]<\/sup><\/a> Durante il Congresso, il Partito rifiut\u00f2 apertamente qualsiasi patto di alleanza nei Balcani<a href=\"#_ftn187\" name=\"_ftnref187\"><sup>[187]<\/sup><\/a> ed attacc\u00f2 strenuamente il revisionismo jugoslavo.<a href=\"#_ftn188\" name=\"_ftnref188\"><sup>[188]<\/sup><\/a> Una delle questioni pi\u00f9 importanti per\u00f2 fu la critica, ai tempi ancora velata, alla nuova politica estera cinese e alla terribile alleanza con l\u2019imperialismo americano in nome della lotta al socialimperialismo sovietico:<\/p>\n<p>\u00abNonostante i mutamenti avvenuti e che continuano ad avvenire nel mondo, l\u2019imperialismo americano \u00e8 stato e resta pur sempre il nemico principale di tutti i popoli, il pi\u00f9 grande oppressore e sfruttatore degli altri paesi, il bastione della reazione internazionale. Fintantoch\u00e9 esso sta ancora in piedi, restano immutate la sua natura reazionaria, la sua politica e la sua strategia aggressive e guerrafondaie che derivano dall\u2019essenza stessa del suo sistema di sfruttamento. L\u2019imperialismo americano non pu\u00f2 vivere senza cercare di sottomettere economicamente altri paesi, senza interventi politici e senza aggressioni militari, senza opprimere e sfruttare gli altri popoli. Altrimenti esso muore e si apre la via alle rivolte e alle rivoluzioni. Gli avvenimenti di questi ultimi anni confermano nel migliore dei modi che l\u2019imperialismo degli Stati Uniti d\u2019America non solo non vi ha rinunciato, ma fa di tutto per minare la libert\u00e0 e l\u2019indipendenza degli altri paesi e per stabilire il suo dominio sul mondo. [\u2026] Dato che l\u2019imperialismo americano e quello revisionistico sono due superpotenze imperialistiche e si presentano con una comune strategia controrivoluzionaria non \u00e8 possibile che la lotta dei popoli contro di essi non si fondi in un\u2019unica corrente. Non \u00e8 possibile fare assegnamento su di uno di questi imperialismi allo scopo di opporsi all\u2019altro. [\u2026] Cosciente dell\u2019alta responsabilit\u00e0 di fronte al proprio popolo e al socialismo, il nostro Partito non si fermer\u00e0 mai a met\u00e0 strada, esso lotter\u00e0 con decisione e con tutte le proprie forze contro l\u2019imperialismo e contro il socialimperialismo fino alla loro totale distruzione e fino al trionfo della rivoluzione mondiale. Il nostro popolo e il nostro Partito considerano questa lotta come un tutto indivisibile perch\u00e9 \u00e8 impossibile opporsi con successo all\u2019imperialismo senza combattere nello stesso tempo anche il socialimperialismo sovietico e viceversa\u00bb.<a href=\"#_ftn189\" name=\"_ftnref189\"><sup>[189]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Contemporaneamente la Cina svilupp\u00f2 i contatti con i paesi del \u201cterzo mondo\u201d e con i paesi revisionisti della Jugoslavia e la Romania, la quale fu favorita nelle Nazioni Unite rispetto all\u2019alleato albanese, riducendo drasticamente i crediti ed il supporto dato all\u2019Albania.<a href=\"#_ftn190\" name=\"_ftnref190\"><sup>[190]<\/sup><\/a> Nello stesso modo il supporto dato ai Partiti marxisti-leninisti nel mondo venne meno, motivo per cui \u00abun numero crescente di delegazioni marxiste-leniniste si rec\u00f2 a Tirana per consultazioni, indicazioni politiche ed eventualmente assistenza finanziaria\u00bb.<a href=\"#_ftn191\" name=\"_ftnref191\"><sup>[191]<\/sup><\/a> Mentre si svolgeva il VI Congresso del PLA, con la partecipazione di compagni rappresentanti del Partito Comunista di Spagna (M-L), in Cina venne invitata una delegazione del Partito Comunista di Spagna guidata da Santiago Carrillo.<a href=\"#_ftn192\" name=\"_ftnref192\"><sup>[192]<\/sup><\/a> Il PLA espresse la propria contrariet\u00e0 ai contatti con partiti revisionisti rifiutando l\u2019invito alla partecipazione del 13\u2070 Congresso del Partito Comunista Italiano affermando che: \u00abNon si possono avere contatti e colloqui con alcuni revisionisti perch\u00e9 questi hanno differenze con altri revisionisti. [\u2026] Cos\u00ec come non ci si pu\u00f2 schierare con un imperialista per opporsi a un altro, non ci si pu\u00f2 schierare con alcuni revisionisti per opporsi ad altri\u00bb.<a href=\"#_ftn193\" name=\"_ftnref193\"><sup>[193]<\/sup><\/a> Durante gli anni \u201970, l\u2019importanza che il PCC dava all\u2019Albania cal\u00f2 drasticamente. L\u2019attivit\u00e0 diplomatica e l\u2019attenzione cinese si spostarono gradualmente da Tirana a Belgrado e Bucarest.<\/p>\n<p>Dopo la visita di Nixon a Pechino<a href=\"#_ftn194\" name=\"_ftnref194\"><sup>[194]<\/sup><\/a>, i contatti e le visite reciproche ad alto livello tra il RPSA e la RPC subirono un netto calo.<a href=\"#_ftn195\" name=\"_ftnref195\"><sup>[195]<\/sup><\/a> La Cina ridusse di conseguenza il commercio con l\u2019Albania.<a href=\"#_ftn196\" name=\"_ftnref196\"><sup>[196]<\/sup><\/a> Per queste ragioni, Hoxha enfatizz\u00f2 il principio dell\u2019autosufficienza e rifiut\u00f2 di incrementare gli scambi commerciali con l\u2019Occidente chiedendo di diminuire la dipendenza dell\u2019Albania dal commercio estero.<a href=\"#_ftn197\" name=\"_ftnref197\"><sup>[197]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Attenzione particolare va\u00a0 posta alla critica albanese dell\u2019atteggiamento tenuto dalla Cina a seguito del colpo di stato avvenuto in Cile l\u201911 settembre 1973, che vide la nascita del regime fascista di Pinochet:<\/p>\n<p>\u00abDopo il colpo di Stato, il Partito Comunista Cinese non ha rilasciato alcuna dichiarazione di condanna e Peking Review ha pubblicato solo alcuni brevi articoli che descrivevano il colpo di Stato e la resistenza ad esso. La Cina cerc\u00f2 di mantenere le relazioni con Pinochet in quanto leader di un Paese del \u201cTerzo Mondo\u201d e continu\u00f2 persino a fornire crediti al regime di Pinochet. Ci\u00f2 ha portato il Partito Comunista Rivoluzionario del Cile<a href=\"#_ftn198\" name=\"_ftnref198\"><sup>[198]<\/sup><\/a> a rompere pubblicamente con i revisionisti cinesi. Nella loro Lettera aperta al Partito Comunista Cinese, hanno affermato che: \u201ci rappresentanti della Cina alle Nazioni Unite e in altri organismi internazionali hanno abbandonato le sessioni senza votare quando sono state presentate le risoluzioni di condanna di Pinochet e dei suoi scagnozzi. [\u2026] avete concesso crediti alla Giunta; nientemeno che l\u2019ambasciatore cinese si \u00e8 fatto fotografare mentre consegnava regali al dittatore Pinochet nell\u2019agosto di quest\u2019anno\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn199\" name=\"_ftnref199\"><sup>[199]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>A differenza dei revisionisti sovietici e cinesi, l\u2019Albania socialista assunse una posizione corretta e di principio, denunciando il colpo di Stato e i suoi sostenitori imperialisti statunitensi, e sottolineando che la \u201cvia pacifica\u201d revisionista ha aperto la strada ad esso. L\u2019Albania sottoline\u00f2 che:<\/p>\n<p>\u00abIn Cile continua ad imperversare la tempesta controrivoluzionaria contro le masse lavoratrici, i patrioti ed i combattenti di quel paese. Le forze di destra che hanno preso il potere come risultato del colpo di stato dell\u201911 settembre hanno stabilito un regno del terrore che avrebbero invidiato financo gli hitleriani. [\u2026] Le pi\u00f9 fanatiche, ultra-reazionarie, forze delle tenebre, gli agenti dell\u2019imperialismo americano, si stanno pavoneggiando sulla scena politica. [\u2026] Per il popolo cileno questa \u00e8 una grave, sebbene temporanea, disgrazia, ma per i revisionisti moderni essa costituisce una sconfitta totale, un completo ribaltamento delle loro teorie opportuniste. Tutti i revisionisti, da quelli di Mosca a quelli d\u2019Italia, di Francia e altrove, presentavano l\u2019\u201cesperienza cilena\u201d come un esempio concreto che avrebbe dimostrato le loro \u201cnuove teorie\u201d sulla \u201cvia pacifica alla rivoluzione\u201d, la transizione al socialismo sotto la direzione di molti partiti, la moderazione della natura dell\u2019imperialismo, l\u2019estinzione della lotta di classe nelle condizioni di coesistenza pacifica, ecc. La stampa revisionista ha fatto un gran baccano con la \u201cvia cilena\u201d per pubblicizzare le tesi del XX Congresso del PCUS e i programmi riformisti e utopici di tipo togliattiano\u00bb.<a href=\"#_ftn200\" name=\"_ftnref200\"><sup>[200]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Tra gli episodi di accondiscendenza con i regimi fascisti va senz\u2019altro citato il mancato intervento della Cina contro l\u2019esecuzione di cinque militanti antifascisti in Spagna nel 1975 malgrado i cinesi fossero stati sollecitati da una delegazione del PCE (m-l) presso l\u2019ambasciata cinese a Tirana.<a href=\"#_ftn201\" name=\"_ftnref201\"><sup>[201]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nel 1974 iniziarono a emergere i primi problemi a livello \u201ctecnico\u201d, come accadde ad aprile, quando i cinesi si mostrarono recalcitranti al finanziamento e alla costruzione della centrale idroelettrica a Fierza.<a href=\"#_ftn202\" name=\"_ftnref202\"><sup>[202]<\/sup><\/a> A livello diplomatico, i rapporti si cominciarono a fare sempre pi\u00f9 radi e freddi. I cinesi posticiparono per ben due volte la visita, per discutere delle tensioni nelle relazioni bilaterali, della delegazione albanese in Cina guidata da Mehmet Shehu, originariamente stabilita per i primi mesi del 1974 e infine spostata all\u2019anno seguente.<a href=\"#_ftn203\" name=\"_ftnref203\"><sup>[203]<\/sup><\/a> Nel settembre dello stesso anno, una delegazione dell\u2019Assemblea federale jugoslava visit\u00f2 Pechino.<a href=\"#_ftn204\" name=\"_ftnref204\"><sup>[204]<\/sup><\/a> L\u2019anno successivo, il premier Dzemal Bijedid si rec\u00f2 in visita ufficiale nella RPC e fu gratificato con un\u2019udienza con Mao. Commentando la visita di Bijedid, su Peking Review si affermava che la politica estera della Jugoslavia stava \u00abgiocando un ruolo positivo nella causa dell\u2019unit\u00e0 contro l\u2019egemonismo, una causa intrapresa dai popoli del mondo\u00bb.<a href=\"#_ftn205\" name=\"_ftnref205\"><sup>[205]<\/sup><\/a> Allo stesso tempo, i cinesi continuarono a fare pressioni sull\u2019Albania affinch\u00e9 concludesse un\u2019alleanza con la Jugoslavia.<a href=\"#_ftn206\" name=\"_ftnref206\"><sup>[206]<\/sup><\/a> Tirana rispose incrementando la critica alle teorie dei revisionisti jugoslavi.<a href=\"#_ftn207\" name=\"_ftnref207\"><sup>[207]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Nell\u2019aprile del 1974, in un discorso di Deng Xiaoping alla VI Sessione Speciale dell\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite<a href=\"#_ftn208\" name=\"_ftnref208\"><sup>[208]<\/sup><\/a>, venne ufficialmente proclamata la \u201cteoria dei tre mondi\u201d la quale sanciva l\u2019inizio della nuova politica estera cinese, che rinnegava l\u2019internazionalismo proletario e la lotta rivoluzionaria di classe, essendo funzionale all\u2019entrata della Cina nel gioco degli ingranaggi fra le superpotenze.<a href=\"#_ftn209\" name=\"_ftnref209\"><sup>[209]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>La scelta di inviare Deng all\u2019ONU non fu casuale:<\/p>\n<p>\u00abNel marzo 1974, quando l\u2019Ufficio politico si riun\u00ec per scegliere chi dovesse guidare la delegazione alle Nazioni Unite, Jiang Qing non era d\u2019accordo con la decisione di scegliere Deng Xiaoping. Il 27 marzo Mao Zedong scrisse a Jiang Qing: \u201cScegliere Deng Xiaoping \u00e8 una mia idea; \u00e8 meglio che tu non ti opponga\u201d.<a href=\"#_ftn210\" name=\"_ftnref210\"><sup>[210]<\/sup><\/a> Il discorso di Deng Xiaoping alla sessione speciale delle Nazioni Unite fu approvato dall\u2019Ufficio politico e rivisto da Mao Zedong. Il 4 aprile Mao Zedong comment\u00f2 il discorso: \u201cBene. Lo approvo\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn211\" name=\"_ftnref211\"><sup>[211]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Ritornando a Pechino, Deng incontr\u00f2 l\u2019ambasciatore dell\u2019Albania nella RPC nel tentativo di ottenere l\u2019approvazione di Tirana per la nuova politica. All\u2019inviato albanese fu detto in termini inequivocabili che la \u201cteoria dei tre mondi\u201d rappresentava \u201cla direzione di base\u201d della politica estera cinese.<a href=\"#_ftn212\" name=\"_ftnref212\"><sup>[212]<\/sup><\/a> La nuova politica estera cinese venne riaffermata definitivamente per un approccio pragmatico alla IV Assemblea nazionale del popolo, tenutasi nel gennaio 1975, con il rapporto di Zhou Enlai.<a href=\"#_ftn213\" name=\"_ftnref213\"><sup>[213]<\/sup><\/a> Era ormai evidente che, come dir\u00e0 Enver Hoxha nel 1978, \u00abCon la sua politica la Cina sta mostrando ancora pi\u00f9 chiaramente che cerca di consolidare le posizioni del capitalismo nel suo Paese e di stabilire la sua egemonia sul mondo, di divenire una grande potenza imperialista, al fine di poter occupare anch\u2019essa, come si dice, \u201cil posto che si merita\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn214\" name=\"_ftnref214\"><sup>[214]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Vista la ribellione del PLA alla nuova strategia cinese, Pechino cominci\u00f2 a sabotare l\u2019economia albanese:<\/p>\n<p>\u00abGli eventi degli ultimi due anni prima del 1975 videro una continua riduzione dell\u2019assistenza cinese all\u2019Albania. La direzione di Tirana percep\u00ec che l\u2019alleanza con la Cina stava giungendo al termine. A causa di questi sentimenti di sfiducia, al momento della stesura del piano quinquennale 1976-1980, il dibattito sulla richiesta di assistenza alla Cina cattur\u00f2 l\u2019attenzione personale di Hoxha pi\u00f9 di quanto non avessero fatto i suoi predecessori. [\u2026] Il fatto che i dirigenti albanesi dubitassero della volont\u00e0 della Cina di assistere l\u2019Albania \u00e8 dimostrato dalla preparazione da parte di Hoxha di tre richieste alternative di decrescita, accompagnate da tre rispettivi discorsi a seconda della reazione cinese. [\u2026] In Albania il governo aveva discusso un primo piano che richiedeva 813 milioni di rubli. Ma Hoxha lo ritenne irrealistico e furono preparate tre alternative. Le prime due prevedevano rispettivamente 665 e 600 milioni di rubli. Nel peggiore dei casi, l\u2019Albania si aspettava che la Cina approvasse la terza opzione, quella di 550 milioni di rubli. Con grande disappunto della direzione albanese, la Cina ha concesso solo 225 milioni di rubli, finanziando 10 dei 20 progetti industriali richiesti dall\u2019Albania. [\u2026] Le registrazioni degli incontri a Pechino tra Li Xien-nien e Adil \u00c7ar\u00e7ani mostrano che, nonostante la cortesia iniziale, i colloqui sono stati molto tesi e l\u2019atteggiamento della Cina \u00e8 cambiato drasticamente nei confronti dell\u2019Albania. Inoltre, questa volta la Cina ha dimostrato di non cedere alle richieste dell\u2019Albania come aveva fatto in passato. Durante il primo incontro, Li Xiannian disse a \u00c7ar\u00e7ani l\u2019ammontare del prestito che la Cina poteva concedere all\u2019Albania, sostenendo che la Cina era un Paese povero. L\u2019allontanamento dalla precedente politica economica cinese nei confronti dell\u2019Albania \u00e8 emerso chiaramente leggendo la specifica riduzione degli aiuti cinesi. [\u2026] Adil \u00c7ar\u00e7ani chiese a Li di riconsiderare la decisione e chiese di trasmettere a Mao il loro reclamo. Li invece afferm\u00f2 che \u201cil nostro partito, Mao compreso, ha gi\u00e0 preso in seria considerazione la questione [\u2026] che la nostra assistenza nei vostri confronti \u00e8 gi\u00e0 molto grande [\u2026] l\u2019assistenza cinese pro capite all\u2019Albania \u00e8 stata superiore a quella di qualsiasi altro Paese\u201d. Adil \u00c7ar\u00e7ani ha insistito per avere una risposta \u201cdal Comitato Centrale del PCC [Mao] su questa questione\u201d, ma Li Xiannian ha risposto che \u201cquello che le ho detto non \u00e8 solo la mia opinione personale [\u2026] non le sar\u00e0 data nessun\u2019altra risposta\u201d. L\u2019Albania, non avendo altra scelta, accett\u00f2 il piccolo prestito e gli accordi economici relativi al piano quinquennale 1976-1980 furono firmati all\u2019inizio del luglio 1975 \u2012\u00a0 l\u2019ultimo credito economico cinese per l\u2019Albania. Il problema era chiaramente di natura politica. Deng Xiaoping offr\u00ec l\u2019assistenza cinese ai Paesi stranieri non pi\u00f9 sulla base di affinit\u00e0 ideologiche, ma di calcoli pratici. In primo luogo, Deng voleva, e inizi\u00f2 a perseguire, la modernizzazione della Cina, dove le decisioni di politica estera \u201c[\u2026] non devono essere basate su qualsiasi altra cosa che non sia una considerazione pratica [\u2026]\u201d. Per Deng, infatti, \u201ctutte le politiche dovevano essere giudicate in base a criteri economici\u201d, e gli aiuti esteri non facevano eccezione. Sicuramente conosceva bene le critiche ricevute dai dirigenti albanesi e ora poteva vendicarsi, anche se molto probabilmente era motivato da considerazioni politiche ed economiche piuttosto che da sentimenti personali. La Cina, tuttavia, intendeva mantenere le relazioni con l\u2019Albania, ma su una nuova base, che richiedeva un adattamento politico del regime di Hoxha al nuovo corso di apertura della Cina. Questo sarebbe stato difficile da accettare per Enver Hoxha, che certamente desiderava mantenere buone relazioni con la Cina. Quest\u2019amicizia fu messa nuovamente alla prova quando i dirigenti albanesi inoltrarono alla Cina una nuova richiesta di armamenti nel novembre 1975. La richiesta conteneva una lunga lista di nuovi armamenti per un totale di 380 mila tonnellate di equipaggiamento. I dirigenti albanesi non si aspettavano una completa accettazione delle loro richieste, ma nemmeno una quasi interruzione degli aiuti.<\/p>\n<p>Per Hoxha era significativo che tra tutti i Paesi che si affidavano all\u2019assistenza militare cinese, l\u2019Albania fosse l\u2019unico a trattare esclusivamente con la Cina, mentre sia il Vietnam che la Corea del Nord ricevevano assistenza militare anche dall\u2019Unione Sovietica. Per quanto riguarda l\u2019assistenza cinese ai Paesi del Terzo Mondo, l\u2019Albania sosteneva che la Cina avrebbe dovuto dare la priorit\u00e0 prima di tutto a un Paese socialista come lei, e poi al resto del mondo. Alla fine, a fine dicembre 1975, fu firmato un accordo. La Cina non solo respinse le richieste albanesi, ma \u201cl\u2019assistenza militare cinese fu praticamente interrotta\u201d, come scrisse Mehmet Shehu a Hoxha della conclusione dei negoziati\u00bb.<a href=\"#_ftn215\" name=\"_ftnref215\"><sup>[215]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il quadro delle relazioni sino-albanesi peggior\u00f2 rapidamente:<\/p>\n<p>\u00abLe differenze politiche e ideologiche tra i due alleati assunsero maggiore importanza e iniziarono a influenzare le relazioni tra Stati. All\u2019inizio degli anni Settanta, la Cina ha tollerato la resistenza politica dell\u2019Albania. A met\u00e0 degli anni Settanta, tuttavia, con il cambiamento del valore politico attribuito dalla Cina all\u2019Albania, cambi\u00f2 anche la disponibilit\u00e0 cinese a fornire aiuti economici e militari all\u2019Albania. Pechino era talmente irritata\u00a0 con Tirana da ricorrere a misure punitive. Nel 1975, Pechino ridusse drasticamente l\u2019assistenza economica, causando seri problemi al raggiungimento degli obiettivi del piano da parte dell\u2019Albania e il rinvio di importanti progetti. I cinesi accettarono di concedere solo il 20-25% dei crediti richiesti da Tirana per il Sesto Piano Quinquennale (1976-80). Il commercio tra i due Paesi \u00e8 diminuito costantemente, passando da 168 milioni di dollari nel 1975 a 116 milioni di dollari l\u2019anno successivo\u00bb.<a href=\"#_ftn216\" name=\"_ftnref216\"><sup>[216]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Fino a un palese boicottaggio:<\/p>\n<p>\u00abLa Cina inizi\u00f2 a limitare le sue relazioni con l\u2019Albania proprio mentre le stava estendendo con la Romania e la Jugoslavia, e stava elaborando un piano per la creazione di un\u2019alleanza militare rumeno-jugoslavo-albanese che doveva servire alla leadership cinese come strumento per raggiungere i propri obiettivi a scapito dell\u2019Unione Sovietica. Per mettere in ginocchio la RPA, i revisionisti cinesi iniziarono a creare il blocco economico contro di essa nel 1971-1975. Ridussero al minimo gli scambi commerciali con l\u2019Albania. Nel 1975 le importazioni albanesi dalla Cina presentavano un deficit di 40 milioni di yuan. Dei 35 progetti che dovevano essere costruiti nel corso del V Piano quinquennale con l\u2019aiuto cinese, solo 15 furono realizzati, mentre il resto fu rinviato al VI Piano quinquennale. Nel 1975, mentre era in discussione il VI Piano Quinquennale, la Cina accord\u00f2 all\u2019Albania solo il 25% del credito richiesto. In questo credito i cinesi avevano incluso anche forniture militari e i 20 progetti non realizzati previsti dagli accordi conclusi\u00bb.<a href=\"#_ftn217\" name=\"_ftnref217\"><sup>[217]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche da aggiungere che nell\u2019aprile del 1976 giunsero all\u2019ambasciata albanese informazioni che attribuivano a Deng l\u2019affermazione: \u201cOra l\u2019Albania ha gi\u00e0 una solida base economica, lasciamola camminare sulle proprie gambe\u201d.<a href=\"#_ftn218\" name=\"_ftnref218\"><sup>[218]<\/sup><\/a> Questo e altri segnali<a href=\"#_ftn219\" name=\"_ftnref219\"><sup>[219]<\/sup><\/a> furono un acuirsi delle differenze tra l\u2019Albania e la Cina. Nel novembre 1976, in occasione del VII Congresso del PLA, la Cina rifiut\u00f2 per la seconda volta di inviare una delegazione, pur affermando che \u201cci\u00f2 non danneggia le relazioni fraterne tra le due parti e i due Paesi\u201d.<a href=\"#_ftn220\" name=\"_ftnref220\"><sup>[220]<\/sup><\/a> Nel Congresso si attacc\u00f2 velatamente la deriva opportunista cinese.<a href=\"#_ftn221\" name=\"_ftnref221\"><sup>[221]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>In una \u201cnota verbale\u201d dell\u20198 dicembre 1976, Pechino protest\u00f2 per le critiche di Hoxha alla politica estera cinese fatte al VII Congresso che, secondo i cinesi, era \u00abcontro le idee di Mao Zedong\u00bb.<a href=\"#_ftn222\" name=\"_ftnref222\"><sup>[222]<\/sup><\/a> La nota cinese affermava che Hua Guofeng\u00a0 si era infuriato per il fatto che la linea del PCC su alcune questioni importanti fossero state \u201cpubblicamente attaccate per allusione\u201d al congresso del Partito. Tali critiche, secondo quanto riferito da Hua, avrebbero danneggiato l\u2019amicizia sino-albanese e l\u2019unit\u00e0 del movimento marxista-leninista. I cinesi dopo affermarono di non voler entrare in polemica (alludendo a come fecero con la lettera del 1964) e quindi non avrebbero risposto alle accuse del PLA.<a href=\"#_ftn223\" name=\"_ftnref223\"><sup>[223]<\/sup><\/a> \u00a0Di seguito il PLA \u00abcon una lettera inviata il 24 dicembre 1976 al Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, gli ha chiesto di chiarire in che cosa e dove il nostro Partito abbia attaccato il Partito Comunista Cinese e Mao Zedong. La direzione cinese, come al solito, sino ad oggi non ci ha dato nessuna risposta\u00bb.<a href=\"#_ftn224\" name=\"_ftnref224\"><sup>[224]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>I cinesi si abbassarono a tal punto da ritirare le critiche al revisionismo Jugoslavo:<\/p>\n<p>\u00abNel maggio 1977, una delegazione parlamentare cinese ha visitato Belgrado e Bucarest, ma non Tirana. Discostandosi dalle passate dichiarazioni politiche cinesi, il capo della delegazione cinese, il vicepresidente dell\u2019Assemblea Nazionale del Popolo Seifudin, si \u00e8 ripetutamente riferito alla Jugoslavia come a un Paese \u201csocialista\u201d e ha espresso il proprio sostegno al movimento dei non allineati [\u2026] Il movimento dei non allineati era visto dalla leadership post-Mao come diretto contro \u201cl\u2019imperialismo e il colonialismo\u201d. [\u2026] Ma forse ci\u00f2 che ha infastidito gli albanesi ancor pi\u00f9 delle prospettive di stabilire relazioni di partito sino-jugoslave sono stati i commenti di Seifudin, secondo cui la Jugoslavia avrebbe \u201crisolto\u201d il problema nazionale in \u201cconformit\u00e0 con i principi marxisti\u201d. I commenti del funzionario cinese sono giunti in un momento di crescenti disordini nazionalisti in Kosovo e tra le crescenti richieste dell\u2019etnia albanese di una repubblica albanese separata all\u2019interno della federazione jugoslava. Mentre Belgrado ha respinto tali richieste, gli albanesi su entrambi i lati del confine hanno insistito sul fatto che il problema nazionale in Jugoslavia non [era] stato risolto\u00bb.<a href=\"#_ftn225\" name=\"_ftnref225\"><sup>[225]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Dopo questo vergognoso atto, il PLA era sicuro che il PCC non sarebbe stato pi\u00f9 difendibile:<\/p>\n<p>\u00abUn rapporto dell\u2019ambasciata albanese a Pechino, alla fine del 1976, affermava che \u201cqui si sta riabilitando tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato attaccato durante la Rivoluzione culturale\u201d. Hoxha concluse che \u201cora con la Cina siamo ideologicamente nemici\u201d perch\u00e9 per lui la Cina era diventata un \u201cPaese social-imperialista\u201d. Poi, nel giugno 1977, Hoxha abbandon\u00f2 definitivamente l\u2019alleanza con la Cina, affermando che \u201cla Cina si \u00e8 allontanata dal marxismo-leninismo e sta preparando una svolta regressiva come la Jugoslavia e l\u2019Unione Sovietica\u201d, e si addentr\u00f2 in una lunga analisi della teoria dei Tre Mondi, rifiutandola in quanto non conforme alla divisione marxista della societ\u00e0 e del mondo\u00bb.<a href=\"#_ftn226\" name=\"_ftnref226\"><sup>[226]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il 7 luglio del 1977, poco prima della riabilitazione definitiva di Deng Xiaoping<a href=\"#_ftn227\" name=\"_ftnref227\"><sup>[227]<\/sup><\/a>, venne pubblicato l\u2019editoriale del Z\u00ebri i Popullit \u201cLa teoria e la pratica della rivoluzione\u201d<a href=\"#_ftn228\" name=\"_ftnref228\"><sup>[228]<\/sup><\/a> in cui, senza fare nomi, veniva denunciata la nuova politica estera cinese. La denuncia del PLA al PCC sanciva definitivamente le differenze tra i due Paesi e metteva in guardia i sinceri marxisti-leninisti della pericolosit\u00e0 della teoria dei tre mondi.<a href=\"#_ftn229\" name=\"_ftnref229\"><sup>[229]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>I cinesi risposero furiosi che il PLA \u201cera caduto nella trappola dell\u2019opportunismo\u201d e che alcuni suoi membri:<\/p>\n<p>\u00abVogliono condurre, in modo cieco e avventuroso, l\u2019attuale fase della rivoluzione verso il campo della rivoluzione socialista. Vogliono condurre la classe rivoluzionaria proletaria, una forza potente ora in fase di formazione, a un\u2019offensiva avventurosa che causerebbe solo una nuova battuta d\u2019arresto e una ritirata della rivoluzione. Si oppongono alla teoria dei tre mondi, che equivale a opporsi alla lotta del proletariato per riunire e unire la maggioranza delle masse. Speriamo che correggano il loro errore e tornino alla base dei principi del marxismo-leninismo, in modo da poterci unire e combattere insieme, come in passato.\u00bb<a href=\"#_ftn230\" name=\"_ftnref230\"><sup>[230]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Motivo per cui:<\/p>\n<p>\u00abSulla base delle istruzioni del presidente Hua e del vicepremier Deng, non pubblicheremo apertamente alcun articolo per confutare le opinioni errate del Partito dei Lavoratori Albanese.<a href=\"#_ftn231\" name=\"_ftnref231\"><sup>[231]<\/sup><\/a> Invece, con altri mezzi, divulgheremo la linea e il pensiero corretti del presidente Mao riguardo all\u2019istituzione di un fronte unito internazionale contro l\u2019imperialismo e il socialimperialismo. Da un lato, questo impedir\u00e0 un\u2019ulteriore escalation e la pubblicizzazione delle differenze tra i due partiti. D\u2019altra parte, questa moderazione serve anche a mantenere le relazioni amichevoli tra i due partiti e i popoli della Cina e dell\u2019Albania, nonch\u00e9 a prevenire il caos e la confusione nel pensiero e nella linea del movimento comunista internazionale\u00bb.<a href=\"#_ftn232\" name=\"_ftnref232\"><sup>[232]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Conformemente a queste ipocrite risposte, il PCC cerc\u00f2 di attenuare la frattura ideologica affermando che non c\u2019erano differenze di base tra i due Partiti e che nonostante ci fossero problemi nei rapporti tra i due Paesi la questione non era troppo seria.<a href=\"#_ftn233\" name=\"_ftnref233\"><sup>[233]<\/sup><\/a> Poco prima della visita di Tito in Cina, nell\u2019agosto del 1977, gli albanesi pubblicarono una conversazione<a href=\"#_ftn234\" name=\"_ftnref234\"><sup>[234]<\/sup><\/a> tra Enver Hoxha e Zhou Enlai, avvenuta durante la visita di quest\u2019ultimo nel Marzo 1965 a Tirana, e ripubblicarono un articolo del Z\u00ebri i Popullit<a href=\"#_ftn235\" name=\"_ftnref235\"><sup>[235]<\/sup><\/a> uscito nel 1963 sulla visita di Kruscev in Jugoslavia. Il messaggio era chiaramente rivolto ai cinesi i quali si erano incamminati sulla strada revisionista krusceviana.<\/p>\n<p>I cinesi ignorarono le accuse e, in un discorso in onore di Tito, il ministro degli esteri Huang Hua afferm\u00f2:<\/p>\n<p>\u00abNel campo internazionale, ci atterremo all\u2019internazionalismo proletario e alle tesi del presidente Mao sulla differenziazione dei tre mondi, continueremo ad attuare la sua linea rivoluzionaria negli affari esteri, rafforzeremo la nostra unit\u00e0 con il proletariato internazionale e con i popoli e le nazioni oppresse, con i Paesi non allineati e con gli altri Paesi del Terzo mondo, ci alleeremo con tutti i Paesi sottoposti all\u2019aggressione, alla sovversione, all\u2019ingerenza, al controllo o alla prepotenza delle superpotenze, ci uniremo a tutte le forze che possono essere unite per formare il fronte unito pi\u00f9 ampio possibile e porteremo avanti la lotta contro l\u2019egemonismo delle superpotenze fino in fondo\u00bb.<a href=\"#_ftn236\" name=\"_ftnref236\"><sup>[236]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Enver Hoxha reag\u00ec alla visita di Tito scrivendo nel proprio diario che:<\/p>\n<p>\u00abIn tal modo \u00e8 stata confermata la tesi del nostro Partito secondo cui attualmente la Cina \u00e8 un Paese che ha alla sua testa un partito revisionista, alla cui direzione vi sono dei rinnegati del marxismo-leninismo\u00bb.<a href=\"#_ftn237\" name=\"_ftnref237\"><sup>[237]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>In occasione del 28\u00b0 anniversario della fondazione della RPC, Hoxha invi\u00f2 un telegramma a Hua, nel quale espresse il desiderio che le relazioni tra i due Paesi \u201csi sviluppino e si rafforzino sulla corretta linea marxista-leninista e sulla base dei principi dell\u2019internazionalismo proletario\u201d.<a href=\"#_ftn238\" name=\"_ftnref238\"><sup>[238]<\/sup><\/a> Successivamente Tirana inaspr\u00ec il conflitto con il velato attacco del Ministro degli Esteri Nesti Nase alla Cina in un discorso davanti all\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nase sminu\u00ec con acrimonia l\u2019importanza dell\u2019assistenza cinese alla RPSA:<\/p>\n<p>\u00abSe l\u2019Albania ha ricevuto e pu\u00f2 ricevere qualche aiuto internazionalista da un Paese socialista, questo non \u00e8 assolutamente decisivo per il destino della costruzione socialista del Paese e in nessuna circostanza pu\u00f2 diventare una causa di violazione dell\u2019indipendenza e della sovranit\u00e0 del nostro Paese\u2026 Nessuno deve illudersi che \u201cl\u2019Albania sia un Paese isolato\u201d, che \u201cnon possa vivere senza aiuti stranieri\u201d o che sia costretta a tendere la mano a chiunque\u00bb.<a href=\"#_ftn239\" name=\"_ftnref239\"><sup>[239]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Circa un mese dopo il discorso di Nase, Hysni Kapo, membro del Politburo, sferr\u00f2 un ulteriore attacco ai cinesi in occasione del 60\u00b0 anniversario della Rivoluzione d\u2019Ottobre dicendo:<\/p>\n<p>\u00abI veri rivoluzionari marxisti-leninisti, nella propria corretta lotta internazionalista per smascherare e rovesciare il social-imperialismo sovietico, non si affidano ai nemici giurati del comunismo e a un\u2019alleanza senza principi con loro, ma si affidano ai popoli, al proletariato e alla rivoluzione\u00bb.<a href=\"#_ftn240\" name=\"_ftnref240\"><sup>[240]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Al terzo Plenum del Comitato Centrale del PLA si decise di informare tutti i membri del Partito delle inconciliabili deviazioni cinesi.<a href=\"#_ftn241\" name=\"_ftnref241\"><sup>[241]<\/sup><\/a> Nello stesso periodo i cinesi continuarono a sabotare gli accordi statali intrapresi con l\u2019Albania, per esempio, non inviando tecnici responsabili \u00abfinch\u00e9 non saranno create buone condizioni ed una situazione di comprensione, non invieremo i nostri specialisti per queste opere\u00bb.<a href=\"#_ftn242\" name=\"_ftnref242\"><sup>[242]<\/sup><\/a> E di pari passo riducendo di fatto il commercio.<a href=\"#_ftn243\" name=\"_ftnref243\"><sup>[243]<\/sup><\/a> Inoltre tra l\u2019ottobre 1977 e il maggio 1978 l\u2019Albania invi\u00f2 altre note di protesta<a href=\"#_ftn244\" name=\"_ftnref244\"><sup>[244]<\/sup><\/a> all\u2019ambasciatore cinese a Tirana, sollecitando il completamento di alcuni progetti industriali in sospeso. Ci furono difficolt\u00e0 anche durante la visita in Cina di una delegazione commerciale albanese nel novembre 1977. La delegazione si rec\u00f2 in Cina per concludere gli accordi commerciali per l\u2019anno 1978, ma ben presto sorsero dei disaccordi per quanto riguarda la valuta nel commercio bilaterale.<a href=\"#_ftn245\" name=\"_ftnref245\"><sup>[245]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il 24 giugno 1978 apparve un editoriale del Z\u00ebri i Popullit intitolato \u201cImperialisti: gi\u00f9 le mani dal Vietnam\u201d che indirettamente attaccava la Cina come interferenza estera nei conflitti al confine tra Vietnam e Cambogia, affermando che i due popoli \u00abdovrebbero cessare qualsiasi azione che violi i nobili interessi della rivoluzione e della libert\u00e0 delle due nazioni, e dovrebbero risolvere i loro disaccordi sulla strada dei colloqui amichevoli\u00bb.<a href=\"#_ftn246\" name=\"_ftnref246\"><sup>[246]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il 7 luglio, esattamente un anno dopo la pubblicazione dell\u2019editoriale di Z\u00ebri i Popullit che denunciava la \u201cteoria dei tre mondi\u201d, il governo cinese inform\u00f2 Tirana che avrebbe interrotto tutti gli aiuti economici e militari alla RPSA e richiamato tutti gli specialisti cinesi che lavoravano in Albania. La nota cinese accusava la direzione albanese di aver intensificato la campagna politica contro la Cina, per \u201cproprie esigenze politiche interne ed estere\u201d, e di aver \u201cdenigrato senza motivo\u201d gli aiuti economici e militari della RPC.<a href=\"#_ftn247\" name=\"_ftnref247\"><sup>[247]<\/sup><\/a> Subito dopo la decisione della Cina, circa 513 esperti cinesi lasciarono Tirana e 104 studenti albanesi lasciarono Pechino.<a href=\"#_ftn248\" name=\"_ftnref248\"><sup>[248]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Per il PLA questa decisione della Cina rappresentava \u00abuna brutale violazione delle regole e delle norme elementari delle relazioni internazionali, un atto compiuto da posizioni di grande potenza imperialista, che colpiva il socialismo in Albania e il marxismo-leninismo in generale. I motivi della decisione di interrompere i crediti e gli aiuti all\u2019Albania non erano di carattere tecnico, come la direzione cinese cercava di giustificare il suo atto imperialistico, ma di carattere prettamente politico e ideologico. Questo atto era la logica conseguenza del corso da essa adottato per sviluppare il capitalismo in Cina e per trasformarla in una superpotenza socialimperialista\u00bb.<a href=\"#_ftn249\" name=\"_ftnref249\"><sup>[249]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Il 29 luglio 1978 il CC del PLA e il Governo dell\u2019Albania inviarono una lettera, di denuncia pubblica e tradotta anche all\u2019estero, al CC del PCC e al Governo Cinese in cui si criticava la sospensione dei crediti e degli aiuti cinesi, un\u2019azione reazionaria da grande potenza, con cui si rendevano manifesti i dissidi ideologici con il PLA e manifesta la polemica con quest\u2019ultimo. Nella lettera vengono smentite da capo a fondo le calunnie della nota cinese a cominciare dai dettagli tecnici (come per esempio la somma di valore globale dell\u2019aiuto economico cinese in crediti che secondo la suddetta nota era \u00absuperiore a 10 miliardi di yuan\u00bb mentre nella realt\u00e0 fu solo di 3 miliardi e 53 milioni di yuan commerciali<a href=\"#_ftn250\" name=\"_ftnref250\"><sup>[250]<\/sup><\/a>) per proseguire alle divergenze tra i due Partiti a cominciare dagli anni \u201960 fino a concludere alla vera e propria opera di sabotaggio da parte del PCC.<a href=\"#_ftn251\" name=\"_ftnref251\"><sup>[251]<\/sup><\/a> La lettera ha un enorme contenuto rivoluzionario e fu uno strumento importante nelle mani dei marxisti-leninisti in tutto il mondo. Avendo a che fare con una potenza revisionista in ascesa nello scenario mondiale, il PLA mise a nudo tutte le contraddizioni del governo cinese che, con le false promesse di pace tra i popoli, stringeva le mani ai dittatori reazionari e fascisti.<\/p>\n<p>Nello stesso periodo, nell\u2019aprile del 1978, venne pubblicato in Albania la prima edizione di \u201cImperialismo e Rivoluzione\u201d del compagno Enver Hoxha.<a href=\"#_ftn252\" name=\"_ftnref252\"><sup>[252]<\/sup><\/a> Il testo ha un\u2019enorme importanza e rimane di estrema attualit\u00e0. All\u2019interno del libro vengono tracciate con grande attenzione: la crisi mondiale del capitalismo tenendo traccia della teoria dell\u2019imperialismo di Lenin, la difesa del marxismo-leninismo dalle correnti del revisionismo moderno, la strategia che i marxisti-leninisti devono perseguire per la vittoria della rivoluzione, il piano della Cina per diventare una superpotenza social-imperialista oltre che a contenere una concisa denuncia del \u201cpensiero di Mao Zedong\u201d. Negli anni successivi, il PLA intensific\u00f2 la lotta al revisionismo cinese \u201ca tutto tondo\u201d e tenne alta la bandiera del marxismo-leninismo fino alla controrivoluzione di Ramiz Alia.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nCONCLUSIONE <\/strong><\/p>\n<p>Come \u00e8 stato dimostrato, Il PLA, con la guida del compagno Enver Hoxha, \u00e8 stato coerente al marxismo-leninismo e in prima linea nel denunciare con forza tutte le forme di revisionismo moderno che hanno minacciato la rivoluzione proletaria. Accerchiato da tutti i fronti (imperialista-occidentale, revisionista sovietico-jugoslavo fino al rinnegato cinese) il popolo albanese non si \u00e8 voluto piegare dinanzi alle intimidazioni ed ai sabotaggi dei nemici di ogni tipo procedendo a testa alta verso la costruzione del socialismo.<\/p>\n<p>Discorso diverso per la Repubblica Popolare Cinese dove, dal 1949 al 1976, il PCC ha mantenuto un rapporto continuativo con la borghesia nazionale e non ha mai assimilato in modo coerente la teoria marxista-leninista dunque rimanendo nelle sue posizioni eclettiche e revisioniste che non hanno consentito alla Cina di diventare un paese socialista.<\/p>\n<p>Queste distorsioni del pensiero marxista-leninista hanno infine portato Mao Zedong alla negazione della lotta di classe internazionale sostituendola con il suo progetto della \u201cTeoria dei tre mondi\u201d. La Cina inizi\u00f2 il proprio processo di trasformazione in potenza social-imperialista da Paese dipendente, dopo un ventennio di sviluppo irregolare a zig-zag, dove la borghesia nazionale, a\u00a0 seguito anche di aspri scontri, aveva avuto modo di rafforzarsi. Mao non ha mai spezzato definitivamente i legami con coloro che fungevano da rappresentanti del capitale cinese, mantenendoli sempre nel partito, combattendoli e poi sostenendoli in modo ciclico senza mai epurarli, tranne pochissimi casi, e costoro si sono ripresentati ciclicamente a pi\u00f9 riprese fino a prendere le redini del potere. La Cina si \u00e8 battuta con forza contro i kruscioviani, ma non ha mai combattuto realmente le visioni dei revisionisti che erano proprie anche di Mao ed a ci\u00f2 si sono aggiunte le deviazioni pi\u00f9 peculiari del PCC, a livello economico, sociale e filosofico.<\/p>\n<p>La pubblicazione, nel 1977, del V volume delle Opere scelte di Mao Zedong, comprendente gli scritti del periodo 1949-1957, avrebbe contribuito a chiarire ai comunisti albanesi le ragioni delle posizioni assunte dai cinesi negli anni \u201970, dimostrando che questi errori non erano temporanei, prodotto di un contesto difficile, di un processo di apprendimento o di semplice ignoranza, ma erano posizioni radicate in un pensiero che ribaltava chiaramente ogni principio del marxismo-leninismo. Con la vittoria della cricca di Deng, il progetto imperialista della Cina divenne pi\u00f9 esplicito che mai conducendo alle nefaste conseguenze che possiamo assistere tutt\u2019oggi con i nostri occhi.<\/p>\n<p>La natura imperialista della Cina \u00e8 da tempo chiara. Nonostante la sconfitta temporanea del socialismo scientifico, dobbiamo prendere il testimone dall\u2019eroica lotta contro il revisionismo moderno, avviata dal PLA, contro ogni deformazione del pensiero marxista e leninista per porre le basi per un autentico partito marxista-leninista in Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NOTE:<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Miladin Popovi\u0107 fu un comunista internazionalista jugoslavo. Importante organizzatore nella guerra popolare di liberazione in Jugoslavia e Albania nonch\u00e9 segretario del Comitato Regionale del PCJ del Kosovo-Metochia.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Storia del Partito del Lavoro d\u2019Albania, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1982, pag. 171 (di s\u00e9guito elencato come \u201cStoria del PLA\u201d).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 233.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 234.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 235.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 172, 238.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 236.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 237.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> Ivo Banac, With Stalin against Tito: Cominformist Splits in Yugoslav Communism, Cornell University Press, 1988, pag. 40.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> \u00abLa risposta di Stalin ci pervenne molto presto, pochi giorni prima che iniziassero i lavori del plenum. Stalin ci diceva che non riteneva probabile la minaccia di un eventuale attacco contro di noi da parte dell\u2019esercito greco e, concordando con il mio parere, non considerava necessaria la venuta della divisione jugoslava in Albania.\u00bb (Enver Hoxha, I Titisti, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1983, pag. 460).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a> William E. Griffith, Albania and the Sino-Soviet Rift, The MIT Press, 1963, pag. 20.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a> Ibid. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a> Miranda Vickers, The Albanians: A Modern History, I. B. Taurus and Co. Ltd, pag. 173. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><sup>[14]<\/sup><\/a> Nicholas Pano, The People\u2019s Republic of Albania, The Johns Hopkins Press, 1968, pag. 82. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><sup>[15]<\/sup><\/a> Georges Castellan, Storia dell\u2019Albania e degli albanesi, Argo, Lecce 2012, pag. 103.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><sup>[16]<\/sup><\/a> Albania: A Country Study, Op. cit., pag. 43. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\"><sup>[17]<\/sup><\/a> Reperibile qui nella sezione dedicata ad Enver Hoxha: <a href=\"https:\/\/associazionescintillaets.weebly.com\/testi.html\">https:\/\/associazionescintillaets.weebly.com\/testi.html<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a> Il PCA cambier\u00e0 nome in Partito del Lavoro d\u2019Albania nel 1949 su consiglio di Stalin: \u00abil compagno Stalin ci diede amichevolmente una serie di consigli utili per il nostro lavoro futuro. Ci sugger\u00ec fra l\u2019altro di dare al nostro Partito Comunista il nome di \u201cPartito del Lavoro d\u2019Albania\u201d, dato che la maggior parte dei suoi membri erano di origine contadina. \u201cComunque, egli osserv\u00f2, questa \u00e8 un\u2019idea mia, perch\u00e9 spetta a voi, al vostro Partito, dire l\u2019ultima parola in merito\u201d\u00bb. (Enver Hoxha, Con Stalin, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Roma 1984, pag. 64).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a> William E. Griffith, Op. cit., pagg. 21-22. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\"><sup>[20]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 22.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\"><sup>[21]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 23. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\"><sup>[22]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Albania And China: A Study Of An Unequal Alliance, Westview Press, 1986, pag. 43. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\"><sup>[23]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 44. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\"><sup>[24]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Ditar [Diario], Vol. 1, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1987, pag. 125. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\"><sup>[25]<\/sup><\/a> Nexhmije Hoxha, \u201cMy Life with Enver\u201d Memoirs, I, Lira, Tirana, 1998. Nostra traduzione. L\u2019estratto \u00e8 disponibile qui: <a href=\"https:\/\/www.revolutionarydemocracy.org\/rdv19n2\/enver.htm\">https:\/\/www.revolutionarydemocracy.org\/rdv19n2\/enver.htm<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\"><sup>[26]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Sino-Albanian relations during the Cold War 1949-1978: an Albanian perspective,\u00a0\u00a0 pag. 35.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\"><sup>[27]<\/sup><\/a> Storia del PLA, pagg. 308-309.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\"><sup>[28]<\/sup><\/a> William E. Griffith, Op. cit., pag. 26; Cfr. Enver Hoxha, Selected Works, Vol. 2, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1975, pag. 456-482.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\"><sup>[29]<\/sup><\/a> \u00abSoprattutto, [Mao] mi ha detto che i materiali del congresso [il XX Congresso del PCUS del 1956] avevano provocato una forte impressione su di lui. Lo spirito di critica e autocritica e l\u2019atmosfera creata dopo il congresso lo hanno aiutato, ha detto, ad esprimere pi\u00f9 liberamente i suoi pensieri su determinate questioni. Era positivo che il Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica avesse sollevato tutte queste questioni. Per noi, ha detto Mao Zedong, \u00e8 stato difficile assumere l\u2019iniziativa in questa faccenda\u00bb (Journal of Ambassador Pavel Yudin, Registrazione della conversazione con Mao Zedong, 31 marzo 1956. Nostra traduzione. Reperibile qui:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digitalarchive.wilsoncenter.org\/document\/journal-ambassador-p-f-yudin-record-conversation-mao-zedong-31-march-1956\">https:\/\/digitalarchive.wilsoncenter.org\/document\/journal-ambassador-p-f-yudin-record-conversation-mao-zedong-31-march-1956<\/a>); \u00abSecondo Li Shenzhi, che all\u2019epoca era uno dei segretari agli affari esteri del premier Zhou, Mao \u201cnon si oppose alla diffusione del contenuto del discorso segreto\u201d. Ci\u00f2 sembra indicare che Mao non fosse preoccupato che la destalinizzazione potesse avere gravi conseguenze per la societ\u00e0 cinese. Anzi, acconsent\u00ec e apprezz\u00f2 tale iniziativa.\u00bb (Shen Zhihua e Yafeng Xia: Mao and the Sino\u2013Soviet Partnership 1945\u20131959: A New History, Lexington books, 2015, pag. 146. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\"><sup>[30]<\/sup><\/a> Cfr. Shen Zhihua e Yafeng Xia: Mao and the Sino\u2013Soviet Partnership 1945\u20131959: A New History, Lexington books, 2015, pagg. 146-153<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\"><sup>[31]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, I kruscioviani, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1980, pagg. 252-254; C\u2019\u00e8 anche da aggiungere che nell\u2019opuscolo \u201cSulla questione di Stalin\u201d del 1963, Mao scrive: \u00abQuando noi ci assumiamo la difesa di Stalin non difendiamo i suoi errori. I comunisti cinesi tanto tempo fa hanno subito personalmente l\u2019esperienza di alcuni errori di Stalin. Errori di linea furono commessi in seno al Partito Comunista Cinese, a volte provocati dall\u2019opportunismo di destra, a volte dall\u2019opportunismo di sinistra. Per quanto riguarda le cause internazionali, alcuni di questi errori si verificarono sotto l\u2019influenza di alcuni errori di Stalin verso la fine degli anni \u201920, poi durante gli anni \u201930 e verso la met\u00e0 degli anni \u201930\u00bb. Mao Zedong, \u201cSulla questione di Stalin\u201d, Opere complete, Vol. 20, Edizioni Rapporti Sociali, pag. 169; Sur la question de Staline, A propos de la lettre ouverte du comit\u00e9 central du P.C.U.S. (II), R\u00e9daction du Renmin Ribao et r\u00e9daction du Hongqi, 13 Septembre 1963, dans le recueil de textes D\u00e9bat sur la ligne g\u00e9n\u00e9rale du mouvement communiste international, Editions en langues \u00e9trang\u00e8res, P\u00e9kin, 1965. p. 132.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\"><sup>[32]<\/sup><\/a> Lorenzo Manca, Enver Hoxha e la Cina, Besa, Nard\u00f2 2019, pag. 93.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\"><sup>[33]<\/sup><\/a> Per approfondire l\u2019analisi fatta da Enver Hoxha durante i primi anni del regime di Kruscev si consiglia la lettura della raccolta di scritti presente in \u201cCongress of Betrayal\u201d, 8th November Publishing House, Toronto 2022. Reperibile qui: <a href=\"https:\/\/november8ph.ca\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/on-khrushchevwoappendix.pdf\">https:\/\/november8ph.ca\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/on-khrushchevwoappendix.pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\"><sup>[34]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Selected Works, Vol. 2, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1975, pag. IX. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\"><sup>[35]<\/sup><\/a> Storia del PLA, Op. cit., pagg. 317-318.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\"><sup>[36]<\/sup><\/a> \u00ab8 novembre [1956] La Pravda riporta un articolo di Enver Hoxha per il 15\u00b0 anniversario della fondazione del Partito del lavoro albanese. In esso aspri attacchi contro Tito. \u201cIl Partito del lavoro di Albania [\u2026] si \u00e8 rivolto e si rivolge contro tutti coloro che pretendono di inventare \u2018nuove forme\u2019 e \u2018organizzazioni\u2019 del potere socialista, e si sforzano di imporle ad altri e danno espressione ad un distacco dall\u2019esempio e dalle esperienze dell\u2019Unione Sovietica\u201d\u00bb. (Kurt Gossweiler, Contro il revisionismo, Zambon, Verona 2009, pag. 292).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\"><sup>[37]<\/sup><\/a> \u00abNel 1956 e nel 1957 i crediti cinesi (cio\u00e8 le sovvenzioni) a Tirana aumentarono rapidamente. Mentre nel 1955 avevano rappresentato solo il 4,2% del saldo commerciale passivo totale dell\u2019Albania, nel 1956 erano il 17% e nel 1957 il 21,6%\u00bb. (William E. Griffith, Op. cit., pag. 28. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\"><sup>[38]<\/sup><\/a> William E. Griffith, Op. cit., pag. 28. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\"><sup>[39]<\/sup><\/a> Storia del PLA, Op. cit., pag. 337.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\"><sup>[40]<\/sup><\/a> Miranda Vickers, Op. cit., pag. 184. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\"><sup>[41]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Preparing for an alliance: China\u2019s socialist model and Albania\u2019s economic path in the Early Cold War, (Pubblicato su European Review of History: Revue europ\u00e9enne d\u2019histoire, 30:3, 410-432), 2023, pag. 4, 9. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\"><sup>[42]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, I kruscioviani, Op. cit., pag. 389.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref43\" name=\"_ftn43\"><sup>[43]<\/sup><\/a> Miranda Vickers, Op. cit., pag. 184. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref44\" name=\"_ftn44\"><sup>[44]<\/sup><\/a> Lorenzo Manca, Op. cit., pag. 100.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref45\" name=\"_ftn45\"><sup>[45]<\/sup><\/a> \u00abIl primo episodio in cui venne pubblicamente esternata un\u2019accusa alla dirigenza sovietica da parte albanese ebbe luogo il 22 aprile 1960 durante il Congresso del PCUS riunitosi a Mosca per la ricorrenza della nascita di Lenin. In tale occasione, il discorso di commemorazione da parte albanese fu tenuto da Ramiz Alia. Costui, durante il suo discorso, si scagli\u00f2 aggressivamente contro la linea politica jugoslava, accusando implicitamente anche le posizioni sovietiche\u00bb. (Lorenzo Manca, Op. cit., pag. 117); Vedasi anche l\u2019appoggio dato ai cinesi durante il Consiglio Generale della Federazione Sindacale Mondiale di Pechino del 5-9 giugno dello stesso anno.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref46\" name=\"_ftn46\"><sup>[46]<\/sup><\/a> La Conferenza di Bucarest fu una riunione dei rappresentanti dei partiti comunisti dei Paesi del campo socialista fatta durante i lavori del III Congresso del Partito Operaio Rumeno nel 24-26 giugno 1960. In tale riunione, secondo un\u2019intesa preliminare, si sarebbe fissata la data e il luogo di una conferenza dei partiti comunisti e operai del mondo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref47\" name=\"_ftn47\"><sup>[47]<\/sup><\/a> Robert Owen Freedman, Economic Warfare in the Communist Bloc, Praeger Publishers, 1970, pag. 71.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref48\" name=\"_ftn48\"><sup>[48]<\/sup><\/a> Storia del PLA, Op. cit., pagg. 338-339.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref49\" name=\"_ftn49\"><sup>[49]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 339.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref50\" name=\"_ftn50\"><sup>[50]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, I kruscioviani, Op. cit., pag. 416.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref51\" name=\"_ftn51\"><sup>[51]<\/sup><\/a> Robert Owen Freedman, Op. cit., pagg. 73- 80.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref52\" name=\"_ftn52\"><sup>[52]<\/sup><\/a> Storia del PLA, Op. cit., pagg. 341-343.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref53\" name=\"_ftn53\"><sup>[53]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 342.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref54\" name=\"_ftn54\"><sup>[54]<\/sup><\/a> Beqir Balluku si rivel\u00f2 poi un traditore all\u2019interno del Partito, cfr. Storia del PLA, Op. cit., pagg. 520-525; Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Casa Editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1979, Ed. Inglese, pagg. 109-110.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref55\" name=\"_ftn55\"><sup>[55]<\/sup><\/a> William E. Griffith, Op. cit., pag. 50. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref56\" name=\"_ftn56\"><sup>[56]<\/sup><\/a> Storia del PLA, Op. cit., pag. 344.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref57\" name=\"_ftn57\"><sup>[57]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Discorso pronunciato a nome del CC del PLA alla conferenza degli 81 Partiti Comunisti e Operai a Mosca. Il discorso integrale \u00e8 reperibile qui:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/associazionescintillaets.weebly.com\/uploads\/1\/0\/0\/8\/10087804\/3_enver_hoxha_discorso_16_nov_1961.pdf\">https:\/\/associazionescintillaets.weebly.com\/uploads\/1\/0\/0\/8\/10087804\/3_enver_hoxha_discorso_16_nov_1961.pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref58\" name=\"_ftn58\"><sup>[58]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 92. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref59\" name=\"_ftn59\"><sup>[59]<\/sup><\/a> Selim Beqiri, The opportunist stands of the Chinese leadership towards Khrushchevite revisionism during the years 1960-1964 in: Soviet revisionism and the struggle of the PLA to unmask it, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1981, pagg.107-108. Nostra traduzione. Reperibile qui:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.revolutionarydemocracy.org\/archive\/plavrev.html#beqiri\">https:\/\/www.revolutionarydemocracy.org\/archive\/plavrev.html#beqiri<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref60\" name=\"_ftn60\"><sup>[60]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 92. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref61\" name=\"_ftn61\"><sup>[61]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 93. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref62\" name=\"_ftn62\"><sup>[62]<\/sup><\/a> Robert Owen Freedman, Op. cit., pagg. 76-77; William E. Griffith, Op. cit., pagg. 64-65.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref63\" name=\"_ftn63\"><sup>[63]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 94.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref64\" name=\"_ftn64\"><sup>[64]<\/sup><\/a> \u00abGran parte dell\u2019attacco di Hoxha contro gli jugoslavi, tuttavia, era chiaramente diretto contro Mosca. [\u2026] Hoxha ha anche, senza indicarlo, respinto diverse posizioni politiche sovietiche\u00bb (William E. Griffith, Op. cit., pag. 70. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref65\" name=\"_ftn65\"><sup>[65]<\/sup><\/a> Robert Owen Freedman, Op. cit., pag. 77. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref66\" name=\"_ftn66\"><sup>[66]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Selected Works, Vol. 3, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1980, pag. 269. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref67\" name=\"_ftn67\"><sup>[67]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Vepra (Opere), Vol. 20, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1976, pagg. VI-VII. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref68\" name=\"_ftn68\"><sup>[68]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pagg. 94-95. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref69\" name=\"_ftn69\"><sup>[69]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Selected Works, Vol. 3,Op. cit., pagg. 286-287. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref70\" name=\"_ftn70\"><sup>[70]<\/sup><\/a> Pravda, 28 ottobre 1961. Nostra traduzione. Reperibile qui:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/marxism-leninism.info\/paper\/pravda_1961_302-9112\">https:\/\/marxism-leninism.info\/paper\/pravda_1961_302-9112<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref71\" name=\"_ftn71\"><sup>[71]<\/sup><\/a> Il 2 febbraio \u00e8 stato firmato un accordo commerciale e di assistenza a lungo termine con la Cina (Robert Owen Freedman, Op. cit., pag. 77).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref72\" name=\"_ftn72\"><sup>[72]<\/sup><\/a> William E. Griffith, Op. cit., pag. 77.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref73\" name=\"_ftn73\"><sup>[73]<\/sup><\/a> Robert Owen Freedman, Op. cit., pag. 77.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref74\" name=\"_ftn74\"><sup>[74]<\/sup><\/a> Per approfondire cfr. Enver Hoxha, I kruscioviani, Op. cit., pagg. 469-477.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref75\" name=\"_ftn75\"><sup>[75]<\/sup><\/a> Qui un estratto: \u00abNel corso di molti anni i dirigenti albanesi hanno manifestato una piena unit\u00e0 di vedute con il Comitato centrale del nostro partito e con il governo sovietico, su tutti i problemi del movimento internazionale comunista. Essi hanno pi\u00fa volte dichiarato il proprio appoggio alla linea del XX Congresso. Di questo parl\u00f2 nei suoi interventi al XX e al XXI Congresso del nostro partito il primo segretario del CC del Partito albanese del lavoro Enver Hoxha. Al III Congresso del Partito albanese del lavoro, che si tenne poco dopo il XX Congresso, fu pienamente e interamente approvata la critica del culto della personalit\u00e0, nonch\u00e9 i provvedimenti presi per superarne le dannose conseguenze. [\u2026] I fatti, per\u00f2, dimostrano che negli ultimi tempi i dirigenti albanesi, nonostante le loro precedenti assicurazioni e le risoluzioni del congresso del loro partito, senza alcun motivo hanno bruscamente mutato la loro linea politica, hanno agito in modo da peggiorare bruscamente i rapporti con il nostro partito e con l\u2019Unione Sovietica. Essi hanno cominciato ad allontanarsi dalla linea comune a tutto il movimento comunista mondiale, sui pi\u00fa importanti problemi dell\u2019epoca attuale [\u2026] Ora i dirigenti albanesi non nascondono che a loro non piace la linea scelta dal nostro partito per superare decisamente dannose conseguenze del culto della personalit\u00e0 di Stalin [\u2026] Questa posizione dei dirigenti albanesi si spiega con il fatto che essi stessi, con nostro rincrescimento ed amarezza, ripetono i metodi che erano in uso nel nostro paese nel periodo del culto della personalit\u00e0. [\u2026] Ora, prendendo posizione contro la linea del XX Congresso, i dirigenti albanesi cercano di trascinare il nostro partito indietro, verso metodi che sono di loro gradimento, ma che non si ripeteranno mai pi\u00f9 nel nostro Paese. Il nostro partito anche in futuro porter\u00e0 avanti fermamente e decisamente la linea del suo XX Congresso, che ha retto alla prova del tempo. Nessuno riuscir\u00e0 a farci deviare dalla via leninista! [sic!] Se ai dirigenti albanesi sono cari gli interessi del proprio popolo e la causa dell\u2019edificazione del socialismo in Albania, se essi vogliono veramente l\u2019amicizia con il PCUS, con tutti i partiti fratelli, essi debbono rinunziare alle proprie errate concezioni, ritornare sulla via dell\u2019unit\u00e0 e della stretta collaborazione nella famiglia fraterna della comunit\u00e0 socialista, sulla via dell\u2019unit\u00e0 con tutto il movimento comunista internazionale. Per quanto concerne il nostro partito, esso anche in futuro, conformemente al suo dovere internazionale, far\u00e0 tutto ci\u00f2 che \u00e8 in suo potere perch\u00e9 l\u2019Albania stia in un\u2019unica schiera con tutti i Paesi socialisti\u00bb. (Nikita Krusciov, Rapporti al XXII Congresso del PCUS, Editori Riuniti, Roma 1961, pag. 133-135).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref76\" name=\"_ftn76\"><sup>[76]<\/sup><\/a> Storia del PLA, Op. cit., pag. 366, 371.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref77\" name=\"_ftn77\"><sup>[77]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 99. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref78\" name=\"_ftn78\"><sup>[78]<\/sup><\/a> Selim Beqiri, Op. cit., pag. 108. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref79\" name=\"_ftn79\"><sup>[79]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Selected Works, Vol. 3, Op. cit., pagg. 352-356.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref80\" name=\"_ftn80\"><sup>[80]<\/sup><\/a> Lettera del CC del Partito del Lavoro d\u2019Albania e del Governo della RPS d\u2019Albania indirizzata al CC del PC Cinese e al Governo Cinese, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1978, pag. 38 (In s\u00e9guito elencata come \u201cLettera del PLA\u201d).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref81\" name=\"_ftn81\"><sup>[81]<\/sup><\/a> Per approfondire l\u2019appoggio albanese alla Cina nel conflitto con l\u2019India cfr. Ylber Marku, Op. cit., pagg. 112-113.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref82\" name=\"_ftn82\"><sup>[82]<\/sup><\/a> Lorenzo Manca, Op. cit., pagg. 138-139.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref83\" name=\"_ftn83\"><sup>[83]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pagg. 218-219. Nostra traduzione; Per approfondire il sostegno albanese all\u2019ONU cfr. Ylber Marku, Op. cit., pagg. 216-228.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref84\" name=\"_ftn84\"><sup>[84]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag. 87. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref85\" name=\"_ftn85\"><sup>[85]<\/sup><\/a> Dopo la crisi dei missili di Cuba, Kruscev sembr\u00f2 desideroso di ristabilire un accordo con la Cina. In questo modo va letta anche la sua iniziativa del febbraio 1963 di tenere colloqui bilaterali tra il PCC e il PCUS. Mao accett\u00f2 la proposta e ferm\u00f2 temporaneamente gli attacchi ai Partiti revisionisti.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref86\" name=\"_ftn86\"><sup>[86]<\/sup><\/a> Ibid. pag. 89.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref87\" name=\"_ftn87\"><sup>[87]<\/sup><\/a> Mao Zedong, Opere Complete, Vol. 15, Edizioni Rapporti Sociali, pag. 173.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref88\" name=\"_ftn88\"><sup>[88]<\/sup><\/a> Selim Beqiri, Op. cit., pag. 108-109. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref89\" name=\"_ftn89\"><sup>[89]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Vepra (Opere), Vol. 23, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1977, pagg. 292-293. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref90\" name=\"_ftn90\"><sup>[90]<\/sup><\/a> Ibid., pagg. 343-344. Annotazione degli editori del volume: \u00abAnche nella conversazione svoltasi il 6 aprile 1962 con l\u2019ambasciatore di un Paese amico, il compagno Enver Hoxha, tra l\u2019altro ha dichiarato: \u201cIl Partito del Lavoro d\u2019Albania combatte non per mascherare l\u2019unit\u00e0, ma per consolidare questa unit\u00e0 sulla giusta via marxista-leninista. Il nostro pensiero \u00e8 che il gruppo di N. Kruscev \u00e8 incorreggibile e Kruscev stesso \u00e8 un maestro di intrighi. Questa verit\u00e0 speriamo che venga compresa anche dalle altre parti che si trovano in posizioni di principio marxiste-leniniste.\u201d\u00bb Op. cit., pag. 344. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref91\" name=\"_ftn91\"><sup>[91]<\/sup><\/a> Peking Review, Vol. 6, No. 12, 22 Marzo 1963, pag. 7. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref92\" name=\"_ftn92\"><sup>[92]<\/sup><\/a> Il PCC non ha mai negato di aver accolto tali proposte. Anzi ha pure rivendicato, nel luglio del 1964, il suo atteggiamento di riconciliazione con il PCUS Cfr. Mao Zedong, \u201cAl Comitato Centrale del Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica\u201d, Opere Complete, Vol. 21, Edizioni Rapporti Sociali, pagg. 220 e ss.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref93\" name=\"_ftn93\"><sup>[93]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Casa Editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1979, pag. 9.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref94\" name=\"_ftn94\"><sup>[94]<\/sup><\/a> \u00abIl 1\u00b0 marzo, l\u2019ambasciatore Chervonenko consegn\u00f2 a Deng Xiaoping una lettera del PCUS al PCC in cui si proponeva di ricucire le relazioni con l\u2019Albania e di mettere da parte le divergenze sino-sovietiche. Dopo aver letto la lettera, Deng disse: \u201cAlla fine, il partito pi\u00f9 grande dovrebbe prendere l\u2019iniziativa su tali questioni. Le questioni di prestigio non esistono per un grande partito e un grande Paese. [\u2026] La vostra lettera invita alla solidariet\u00e0 e questo \u00e8 un bene\u201d. Chervonenko era d\u2019accordo con Deng e sperava che i problemi tra i due partiti non impedissero loro di raggiungere l\u2019unit\u00e0. In seguito, dopo che i leader sovietici avevano chiesto a Pechino una conferenza internazionale dei partiti comunisti per risolvere le questioni sollevate nella lettera sovietica, i leader sovietici respinsero l\u2019idea. Essi insistettero sul fatto che il PLA doveva abbandonare la propria posizione come precondizione per una conferenza internazionale. Il 26 aprile 1962, il Ministero degli Esteri della RPC comunic\u00f2 alla propria ambasciata a Mosca che il PCC aveva adottato una politica di \u201crilassamento corrispondente\u201d nelle relazioni con l\u2019Unione Sovietica\u00bb. (Danhui Li and Yafeng Xia, Jockeying for Leadership, Journal of Cold War Studies, Vol. 16, No. 1, Inverno 2014, pagg. 33-34. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref95\" name=\"_ftn95\"><sup>[95]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 105.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref96\" name=\"_ftn96\"><sup>[96]<\/sup><\/a> Nel 1956 Deng era di parere diverso: \u00abIl segretario generale del PCC Deng Xiaoping ha sottolineato nel proprio rapporto sulla modifica della costituzione <em>(statuto- n.d.t.)<\/em> del partito che \u201cuno dei pi\u00f9 importanti risultati\u201d del XX Congresso \u00e8 stato quello di aver messo in luce le gravi conseguenze del culto della personalit\u00e0.\u00bb (Shen Zhihua e Yafeng Xia, Op. cit. pag. 153. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref97\" name=\"_ftn97\"><sup>[97]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 105. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref98\" name=\"_ftn98\"><sup>[98]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 106.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref99\" name=\"_ftn99\"><sup>[99]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 107.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref100\" name=\"_ftn100\"><sup>[100]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 108. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref101\" name=\"_ftn101\"><sup>[101]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 109.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref102\" name=\"_ftn102\"><sup>[102]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, pagg. 19-20.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref103\" name=\"_ftn103\"><sup>[103]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit., pagg. 28-29.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref104\" name=\"_ftn104\"><sup>[104]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit., pag. 35.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref105\" name=\"_ftn105\"><sup>[105]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 122. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref106\" name=\"_ftn106\"><sup>[106]<\/sup><\/a> Enver ha avuto modo di dire: \u00ab\u00c8 un po\u2019 strano che i cinesi continuino a pestare l\u2019acqua nel mortaio con questi traditori. La pazienza ha un limite. Ma che bravi, perch\u00e9 se fossimo stati noi, ci saremmo alzati e ce ne saremmo andati. C\u2019\u00e8 poco da indugiare, il tradimento \u00e8 flagrante\u00bb. (Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit., pag. 50).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref107\" name=\"_ftn107\"><sup>[107]<\/sup><\/a> La Cina condivise e pubblic\u00f2 la dichiarazione albanese sul Trattato nella quale si affermava che: \u00abil trattato di Mosca del 5 agosto 1963 sia in realt\u00e0 una frode e abbia portato gravi conseguenze alla vita delle persone di tutti i Paesi. Infatti, il trattato prevede solo la cessazione parziale dei test nucleari, che \u00e8 separata dalle questioni di proibizione e distruzione delle armi nucleari e di disarmo generale e completo. Il trattato legalizza i test sotterranei e l\u2019uso, la fabbricazione, l\u2019immagazzinamento, l\u2019esportazione e l\u2019importazione di armi nucleari. Il trattato di Mosca legalizza la spinta alle armi nucleari rendendo possibile agli imperialisti di ottenere la superiorit\u00e0 nucleare, mira a impedire al campo socialista di aumentare la sua forza difensiva e rafforza la posizione degli Stati Uniti di monopolio nucleare e ricatto nucleare. Il trattato di Mosca in realt\u00e0 non ripudia n\u00e9 impedisce la guerra; ma inganna i popoli e specula maliziosamente sul loro desiderio di cessazione dei test nucleari. Incoraggia l\u2019aggressione imperialista e avvicina il pericolo di una guerra termonucleare\u00bb. (Peking Review, Vol. 6, No. 34, 23 agosto 1963, pag. 13. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref108\" name=\"_ftn108\"><sup>[108]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pagg. 91-92.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref109\" name=\"_ftn109\"><sup>[109]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, 29 luglio 1963, Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit., pagg. 52-54.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref110\" name=\"_ftn110\"><sup>[110]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 54.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref111\" name=\"_ftn111\"><sup>[111]<\/sup><\/a> La visita venne preparata nei minimi particolari. Enver racconta dettagliatamente tutto lo svolgimento in: Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit, pagg. 59-64.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref112\" name=\"_ftn112\"><sup>[112]<\/sup><\/a> Dichiarazione comune sino-albanese, in \u201cUniamoci contro l\u2019Imperialismo americano\u201d, Milano, Edizioni Oriente, 1964, p. 47.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref113\" name=\"_ftn113\"><sup>[113]<\/sup><\/a> Peking Review, Vol.7 No. 3, 17 gennaio 1964, pag. 22. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref114\" name=\"_ftn114\"><sup>[114]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 116. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref115\" name=\"_ftn115\"><sup>[115]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 116.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref116\" name=\"_ftn116\"><sup>[116]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 117.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref117\" name=\"_ftn117\"><sup>[117]<\/sup><\/a> Ibid. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref118\" name=\"_ftn118\"><sup>[118]<\/sup><\/a> Ibid. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref119\" name=\"_ftn119\"><sup>[119]<\/sup><\/a> Ibid. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref120\" name=\"_ftn120\"><sup>[120]<\/sup><\/a> Ibid., pagg. 124-125.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref121\" name=\"_ftn121\"><sup>[121]<\/sup><\/a> \u00abIn un documento del marzo 1966 si legge che il fondo \u00e8 stato creato con un contributo iniziale cinese e albanese rispettivamente di 500.000 e 200.000 dollari. Nel 1967 il fondo raggiunse quasi un milione di dollari americani, con un contributo annuale cinese di mezzo milione. Il finanziamento delle attivit\u00e0 di questi gruppi continu\u00f2 per molti anni, in particolare i gruppi sudamericani ed europei fecero la parte del leone. Al fondo di solidariet\u00e0 si aggiungeva anche la formazione politica e militare offerta dalla scuola del partito a Tirana e dall\u2019esercito albanese. Per quanto riguarda quest\u2019ultimo aspetto, \u00e8 interessante notare che la maggior parte dei gruppi giunti in Albania per l\u2019addestramento militare provenivano dall\u2019America Latina e dall\u2019Africa. Sono venuti anche alcuni membri dell\u2019OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). A questo proposito, secondo una recente pubblicazione albanese di un ex giornalista dell\u2019esercito albanese, gruppi provenienti da undici Paesi hanno ricevuto un addestramento militare in Albania dalla met\u00e0 degli anni Sessanta alla met\u00e0 degli anni Settanta, tra cui personaggi che in seguito sarebbero diventati famosi come il brasiliano Lula da Silva, che poi \u00e8 diventato presidente del suo Paese, il congolese Laurent Kabila, Abu Jihad, che era il braccio destro di Yasser Arafat, e molti altri. Il regime albanese stabil\u00ec relazioni con decine di partiti e gruppi rivoluzionari in tutto il mondo, tra cui gruppi di almeno sedici Paesi africani, otto partiti dell\u2019America Latina, sedici dell\u2019Asia, due dell\u2019Oceania, altri ancora del Medio Oriente, dell\u2019Occidente e (limitatamente) dell\u2019Europa orientale. Le attivit\u00e0 di questi gruppi consistevano principalmente nel pubblicare e diffondere la propaganda che la Cina e l\u2019Albania fornivano continuamente. L\u2019obiettivo era promuovere la Cina e l\u2019Albania e attaccare l\u2019Unione Sovietica (revisionismo) e gli Stati Uniti (imperialismo americano). In Africa e in America Latina, tuttavia, molti di questi gruppi erano coinvolti in attivit\u00e0 illegali. In particolare in America Latina, la repressione politica contro il movimento di sinistra rendeva difficili e pericolose anche semplici attivit\u00e0 politiche come la distribuzione di opuscoli o le riunioni nei circoli universitari.\u00bb (Ylber Marku, Op. cit., pagg. 125-126. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref122\" name=\"_ftn122\"><sup>[122]<\/sup><\/a> \u201cChairman Mao Tse-Tung Tells the delegation of the japanese socialist party that the Kuriles must be returned to Japan\u201d in: James J. Doolin, Territorial Claims in the Sino-Soviet Conflict, The Hoover Institution on War, Revolution, and Peace Stanford University 1965, pag. 42.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref123\" name=\"_ftn123\"><sup>[123]<\/sup><\/a> Lettera del PLA, pag. 30-31.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref124\" name=\"_ftn124\"><sup>[124]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit. pag. 110.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref125\" name=\"_ftn125\"><sup>[125]<\/sup><\/a> Per leggere direttamente i comunicati ufficiali cfr. James J. Doolin, Op. cit.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref126\" name=\"_ftn126\"><sup>[126]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit., pag. 72.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref127\" name=\"_ftn127\"><sup>[127]<\/sup><\/a> \u00abMentre Mosca pubblicizzava questa mossa come una misura derivante dalla \u201crigida adesione ai principi leninisti\u201d, Pechino la descriveva come un \u201ccambiamento radicale nella politica della leadership sovietica\u201d. In realt\u00e0 si trattava pi\u00f9 che altro di una tattica dei revisionisti per evitare di essere completamente screditati. La leadership cinese tent\u00f2 di sfruttare la caduta di Krusciov per i propri fini. Illudendosi che i nuovi capi di Mosca sarebbero diventati suoi vassalli, Mao Zedong non solo salut\u00f2 con favore la loro ascesa al potere, ma si affrett\u00f2 a inviare Zhou Enlai come \u201cvincitore\u201d per parlare con loro \u201cdella lotta contro il nemico comune: l\u2019imperialismo\u201d. Spinti dalla propria megalomania piccolo-borghese e dal proprio spirito di sciovinismo da grande Stato e grande partito, i dirigenti cinesi hanno cercato di imporre questa posizione anche al nostro partito, poich\u00e9 questa sarebbe stata una \u00aboccasione favorevole per tendere la mano dell\u2019amicizia\u00bb ai sovietici! Il PLA non solo non and\u00f2 a \u201cCanossa\u201d, ma in modo fraterno consigli\u00f2 ai leader cinesi di non compiere un passo cos\u00ec errato e li esort\u00f2 a continuare la lotta di principio \u201cfino a quando il revisionismo non sar\u00e0 definitivamente sepolto come ideologia\u201d. (Lettera del CC del PLA indirizzata al CC del PC cinese, 5 novembre 1964, PCA). Ciononostante, Zhou Enlai si rec\u00f2 a Mosca dove sub\u00ec una sconfitta totale.\u00bb (Selim Beqiri, Op. cit., pag. 110. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref128\" name=\"_ftn128\"><sup>[128]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 118. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref129\" name=\"_ftn129\"><sup>[129]<\/sup><\/a> Ibid. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref130\" name=\"_ftn130\"><sup>[130]<\/sup><\/a> Ibid. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref131\" name=\"_ftn131\"><sup>[131]<\/sup><\/a> Lettera del PLA, Op. cit., pag. 31-32.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref132\" name=\"_ftn132\"><sup>[132]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit., pagg. 125, 126, 128-129.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref133\" name=\"_ftn133\"><sup>[133]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Vepra, Vol. 28, Op. cit., pagg. 101. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref134\" name=\"_ftn134\"><sup>[134]<\/sup><\/a> Lettera del PLA, Op. cit., pag. 33.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref135\" name=\"_ftn135\"><sup>[135]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 119. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref136\" name=\"_ftn136\"><sup>[136]<\/sup><\/a> Peking Review, Vol.7, No. 48, 27 novembre, 1964, pag. 20.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref137\" name=\"_ftn137\"><sup>[137]<\/sup><\/a> \u00abL\u2019articolo di \u201cHongqi\u201d era buono. \u00c8 stato scritto sotto una duplice pressione: sotto l\u2019effetto della collera contro i \u201ccompagni sovietici\u201d e, in modo particolare, per dimostrare a noi, albanesi, che non alteriamo e non calpestiamo i principi del marxismo-leninismo n\u00e9 la linea generale, che \u201canche noi, cinesi, siamo su buone posizioni\u201d. Quest\u2019articolo non era altro che un\u2019analisi in 8 o 9 punti di quello che avevamo loro comunicato tramite il nostro promemoria consegnato ai cinesi il giorno stesso in cui Zhou Enlai era partito da \u201ctrionfatore\u201d alla volta di Mosca. Nell\u2019articolo erano riportate, tra virgolette, anche alcune nostre frasi per lasciarci intendere che \u201csia noi che voi siamo dello stesso parere\u201d. In quest\u2019articolo per\u00f2 la questione della frontiera con l\u2019Unione Sovietica, sollevata nell\u2019intervista concessa da Mao ai socialisti giapponesi, era stata ridotta ad un \u201cincidente\u201d o ad una \u201cprovocazione sovietica di frontiera nel Sinkiang\u201d. In questo stesso articolo e precisamente nel punto in cui, fra le altre formule abituali, si diceva che i sovietici \u201channo attaccato un partito fratello e un popolo fratello [\u2026]\u201d, essi non indicavano che \u201cquesto partito fratello e questo popolo fratello\u201d sono stati attaccati perch\u00e9 difendevano il marxismo-leninismo. Mentre quando \u00e8 in causa il loro partito, non dimenticano di farlo. Comunque sia, per noi che sappiamo come stanno le cose, questa \u00e8 in realt\u00e0 una svolta o meglio una <em>p\u00edrouette <\/em>\u00a0di 180 gradi. Almeno sulla carta, oggi non dicono e non pensano quello che hanno detto e pensato ieri\u00bb. (Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit., pag. 182).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref138\" name=\"_ftn138\"><sup>[138]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag. 98. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref139\" name=\"_ftn139\"><sup>[139]<\/sup><\/a> Peking Review, Vol. 8, No. 14, 2 aprile 1965, pagg. 6-7.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref140\" name=\"_ftn140\"><sup>[140]<\/sup><\/a> Nicholas C. Pano, Op. cit., pag. 174. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref141\" name=\"_ftn141\"><sup>[141]<\/sup><\/a> Costui diventer\u00e0 poi un rinnegato abbracciando le posizioni \u201cterzomondiste\u201d cinesi Cfr. Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Op. cit., pagg. 443-456, 708-709.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref142\" name=\"_ftn142\"><sup>[142]<\/sup><\/a> Per approfondire l\u2019aiuto dato ai due dirigenti cfr. Ylber Marku, Op. cit., pagg. 127-131.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref143\" name=\"_ftn143\"><sup>[143]<\/sup><\/a> Cfr. Peking Review, Vol. 9, No. 19, 6 maggio 1966.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref144\" name=\"_ftn144\"><sup>[144]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag.101.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref145\" name=\"_ftn145\"><sup>[145]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pagg. 163-198.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref146\" name=\"_ftn146\"><sup>[146]<\/sup><\/a> <a href=\"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/la-rivoluzionarizzazione-ulteriore-nellalbania-socialista\/\">https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/la-rivoluzionarizzazione-ulteriore-nellalbania-socialista\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref147\" name=\"_ftn147\"><sup>[147]<\/sup><\/a> Lettera del PLA, pag. 35-37.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref148\" name=\"_ftn148\"><sup>[148]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag.102.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref149\" name=\"_ftn149\"><sup>[149]<\/sup><\/a> \u00abPensiamo che dobbiamo organizzare e coordinare meglio la nostra lotta contro di loro. Anche senza un lavoro coordinato dal punto di vista organizzativo, i nostri due partiti hanno svolto e continuano a svolgere appieno il loro compito nella lotta, sono chiari su tutto e stanno in prima linea in modo unificato. Ma non possiamo dire lo stesso di altri partiti marxisti-leninisti, che hanno posizioni pi\u00f9 o meno solide\u00bb. (Enver Hoxha, Conversation with Zhou Enlai, Speeches conversations and articles 1965-1966, Casa editrice 8 N\u00ebntori, pag. 153).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref150\" name=\"_ftn150\"><sup>[150]<\/sup><\/a> Hajro Zeneli, The Creation of a True Revolutionary Unity of the World Proletariat Will Be Achieved Without the Revisionists and in the Uncompromising Struggle Against Revisionism, Rruga e Partis\u00eb, no. 3 (Marzo 1967), pag. 50.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref151\" name=\"_ftn151\"><sup>[151]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pagg. 105-106. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref152\" name=\"_ftn152\"><sup>[152]<\/sup><\/a> Ibid., pagg. 116-117.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref153\" name=\"_ftn153\"><sup>[153]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, La classe operaia deve scendere sul campo di battaglia e ristabilire la dittatura del proletariato. Reperibile qui:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/piattaformacomunista.com\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/enver_hoxha_la-classe_operaia_dei_paesi_revisionisti_1968.pdf\">https:\/\/piattaformacomunista.com\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/enver_hoxha_la-classe_operaia_dei_paesi_revisionisti_1968.pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref154\" name=\"_ftn154\"><sup>[154]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag. 124.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref155\" name=\"_ftn155\"><sup>[155]<\/sup><\/a> \u00abI sentimenti antisovietici hanno spinto Pechino a incoraggiare Tirana a moderare le sue critiche alla Jugoslavia e a suggerire la creazione di una zona balcanica per sfidare l\u2019influenza russa, che includa anche la Romania. Hanno anche notato che la Cina ha messo fine da tempo alle sue vecchie critiche alla Jugoslavia, e che la Jugoslavia ha ricambiato il favore\u00bb. Telegram Number 1930-33, \u2018China and the European Socialist Countries\u2019. Nostra traduzione. Reperibile qui:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/digitalarchive.wilsoncenter.org\/document\/telegram-number-1930-33-china-and-european-socialist-countries\">https:\/\/digitalarchive.wilsoncenter.org\/document\/telegram-number-1930-33-china-and-european-socialist-countries<\/a> \u00abPerci\u00f2, secondo Zhou Enlai, per far fronte ad una aggressione straniera, all\u2019Albania non restava che una sola via da seguire: applicare la tattica della guerra partigiana nel Paese e concludere un\u2019alleanza militare con la Jugoslavia e la Romania. [\u2026] La stessa tesi fu nuovamente prospettata da Zhou Enlai alla delegazione albanese che, nel luglio del 1975, si trovava a Pechino per concludere l\u2019accordo sugli aiuti economici della Cina all\u2019Albania per il sesto piano quinquennale (1976-1980), tesi che la nostra delegazione respinse nuovamente in modo reciso e categorico. La direzione del nostro Partito consider\u00f2 la proposta di alleanza militare che Zhou Enlai cercava di imporci come un tentativo di carattere reazionario da parte della direzione cinese per far cadere l\u2019Albania nel trabocchetto dei complotti bellicistici per il tramite delle alleanze militari, tendendo allo scopo finale di trasformare la zona dei Balcani in un barile di polvere da sparo, come cercano di fare i socialimperialisti sovietici e gli imperialisti americani\u00bb. (Lettera del PLA, Op. cit., pagg. 39-40).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref156\" name=\"_ftn156\"><sup>[156]<\/sup><\/a> \u00abFormalmente la Grecia aveva ancora in vigore lo stato di guerra con l\u2019Albania, approvato da quando la Grecia aveva dichiarato guerra all\u2019Italia nel 1940. Nel 1944, dopo il ritiro delle truppe tedesche, l\u2019esercito greco instaur\u00f2 un regime di terrore in Ciamuria (Grecia settentrionale, al confine con l\u2019Albania), espellendo con la forza la popolazione albanese della zona. [\u2026] Nell\u2019aprile 1967, un colpo di Stato port\u00f2 all\u2019ascesa del regime dei colonnelli in Grecia, che nella loro retorica non nascondevano rivendicazioni territoriali sull\u2019Albania meridionale. Dopo l\u2019instaurazione del regime militare dei colonnelli, la leadership albanese temeva seriamente un conflitto armato. Al confine con la Grecia ci furono alcune vittime albanesi a causa degli scontri armati. Hoxha non voleva un\u2019ulteriore escalation e ordin\u00f2 alle truppe di confine di non reagire \u201calle provocazioni greche senza l\u2019autorizzazione della capitale\u201d. [\u2026] Con il suo piccolo alleato in questa situazione precaria, la Cina acceler\u00f2 la consegna di forniture militari all\u2019Albania. Solo nel 1967, il valore totale degli armamenti ricevuti dall\u2019Albania raggiunse gli 84 milioni di yuan. Curiosamente, nel 1967 la Cina e l\u2019Albania noleggiarono una nave greca per il trasporto di parte degli armamenti. Questo voleva essere un messaggio ai colonnelli di Atene, nonostante l\u2019assistenza militare cinese all\u2019Albania non fosse un segreto. Qualche anno dopo, nel 1971, gli stessi colonnelli avrebbero chiesto all\u2019Albania di stabilire relazioni diplomatiche con la Grecia, e l\u2019Albania accett\u00f2, non senza averli prima avvertiti che qualsiasi politica aggressiva nei confronti dell\u2019Albania sarebbe fallita\u00bb. (Ylber Marku, Op. cit., pagg. 206-207).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref157\" name=\"_ftn157\"><sup>[157]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 209. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref158\" name=\"_ftn158\"><sup>[158]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 210.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref159\" name=\"_ftn159\"><sup>[159]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit., pag. 420.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref160\" name=\"_ftn160\"><sup>[160]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Selected Works, Vol. 4, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1982, pag. 475. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref161\" name=\"_ftn161\"><sup>[161]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 208; Storia del PLA, Op. cit., pag. 478.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref162\" name=\"_ftn162\"><sup>[162]<\/sup><\/a> Hoxha scriver\u00e0 nel suo diario: \u00abOggi all\u2019Assemblea Popolare i deputati hanno discusso il rapporto presentato ieri su \u201cL\u2019atteggiamento della RP d\u2019Albania verso il Patto di Varsavia\u201d e sostenuto la proposta di denunciarlo. Finalmente l\u2019Assemblea ha approvato all\u2019unanimit\u00e0 il disegno di legge che proponeva la denuncia del Patto di Varsavia da parte della Repubblica Popolare d\u2019Albania. La misura era colma! Noi eravamo gi\u00e0 de facto fuori del Patto di Varsavia, ma con l\u2019aggressione contro la Cecoslovacchia bisognava compiere questo passo anche de jure. La denuncia di questo patto e il ritiro del nostro Paese da questo trattato costituiscono una misura della massima importanza, che serve in primo luogo a difendere l\u2019indipendenza della nostra patria\u00bb. (Enver Hoxha, Le superpotenze, 13 settembre 1968, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1986, pag. 233).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref163\" name=\"_ftn163\"><sup>[163]<\/sup><\/a> Storia del PLA, Op. cit., pagg. 477-478.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref164\" name=\"_ftn164\"><sup>[164]<\/sup><\/a> Z\u00ebri i Popullit, 3 novembre 1968 in: Elez Biberaj, Op. cit., pag 125. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref165\" name=\"_ftn165\"><sup>[165]<\/sup><\/a> Peking Review, Vol. 11, No. 38, 20 settembre 1968.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref166\" name=\"_ftn166\"><sup>[166]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 4. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref167\" name=\"_ftn167\"><sup>[167]<\/sup><\/a> La Cina gi\u00e0 in precedenza ebbe una politica estera pragmatica in Europa orientale durante gli anni \u201950: \u00abQuando la Romania inscen\u00f2 un grande raduno giovanile, la Cina don\u00f2 3.000 tonnellate di olio [\u2026] dopo la rivolta scoppiata nel 1956 in Ungheria [\u2026] Pechino invi\u00f2 al regime merci per una valore di 30 milioni di rubli e gli concesse un prestito di tre milioni di sterline. I prestiti, come Mao continuava a ripetere, non andavano ripagati\u00bb. (Jung Chang e Jon Halliday, Mao la storia sconosciuta, Tea, Milano 2016, pag. 451); Crf. Lorenzo Manca, Op. cit., pagg. 92-98.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref168\" name=\"_ftn168\"><sup>[168]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag. 127.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref169\" name=\"_ftn169\"><sup>[169]<\/sup><\/a> Storia del PLA, Op. cit., pag. 480.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref170\" name=\"_ftn170\"><sup>[170]<\/sup><\/a> Selim Beqiri, Op. cit., pagg. 110-112. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref171\" name=\"_ftn171\"><sup>[171]<\/sup><\/a> Nell\u2019ottobre 1971, l\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite adott\u00f2 una risoluzione albanese che assegnava alla Cina il seggio nell\u2019organizzazione mondiale al posto di Taiwan. A quel punto, \u00abPechino inizi\u00f2 a svolgere un ruolo pi\u00f9 attivo e assertivo sulla scena internazionale, cercando di formare un \u201cfronte unito\u201d contro l\u2019Unione Sovietica\u00bb. (Elez Biberaj, Op. cit., pag. 138).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref172\" name=\"_ftn172\"><sup>[172]<\/sup><\/a> Peking Review, Vol. 13, No. 24, 12 giugno 1970, pag. 6.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref173\" name=\"_ftn173\"><sup>[173]<\/sup><\/a> Ibid., 3 dicembre 1971, pag. 26.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref174\" name=\"_ftn174\"><sup>[174]<\/sup><\/a> \u00abIl nostro Paese persegue una politica di buon vicinato, di rispetto della sovranit\u00e0 e di non interferenza negli affari interni di tutti gli Stati confinanti. La politica del nostro Partito e del nostro Governo \u00e8 una politica di principio basata sugli insegnamenti del marxismo-leninismo. Su questa base abbiamo stabilito e stabiliremo le nostre relazioni con altri Paesi, su questa base svilupperemo anche le nostre relazioni con la vicina Jugoslavia. I nostri punti di vista sulla Jugoslavia sono noti e li dichiariamo pubblicamente. Non interferiamo con gli affari interni del popolo jugoslavo, ma non nascondiamo che tra noi e la dirigenza jugoslava esistono profonde e inconciliabili contraddizioni ideologiche che hanno origine dal fatto che la dirigenza jugoslava non \u00e8 marxista-leninista. Al contrario, segue una linea revisionista con tutte le sue conseguenze. Questa \u00e8 l\u2019opinione del nostro Partito e, se da un lato ci permettiamo di avere e difendere fino in fondo questo punto di vista, dall\u2019altro non neghiamo a nessuno, in particolare, il diritto di avere una propria opinione su di noi. Pertanto, il nostro Partito non rinuncer\u00e0 mai alla polemica ideologica di principio, ma si batter\u00e0 fino in fondo contro qualsiasi punto di vista antimarxista e revisionista, di qualsiasi genere esso sia. Ma sviluppiamo le relazioni interstatali con la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, sia nel commercio che in tutte le questioni di reciproco interesse. Abbiamo sostenuto e sosteniamo il costante miglioramento di tali relazioni e la buona volont\u00e0 in questa direzione non \u00e8 mancata n\u00e9 mancher\u00e0 da parte nostra anche in futuro, perch\u00e9, come abbiamo detto e continuiamo a dire, siamo amici e fratelli dei popoli della Jugoslavia. Pertanto, ci auguriamo che questi sentimenti di amicizia che sono stati forgiati nella lotta comune contro i fascisti, quando i partigiani albanesi e jugoslavi hanno combattuto insieme, hanno fasciato le ferite degli uni e degli altri e hanno vinto insieme, siano sviluppati da noi in modo corretto e nel reciproco interesse\u00bb. (Peking review, Vol. 13, No. 24, 12 giugno 1970, pag. 19. Nostra traduzione.)\u00a0 L\u2019Albania nel febbraio del 1971 riallacci\u00f2 i rapporti con la Jugoslavia scambiando degli ambasciatori (Elez Biberaj, Op. cit., pag. 135).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref175\" name=\"_ftn175\"><sup>[175]<\/sup><\/a> Storia del PLA, Op. cit., pagg. 479-481.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref176\" name=\"_ftn176\"><sup>[176]<\/sup><\/a> Abdyl K\u00ebllezi si rivel\u00f2 poi un traditore all\u2019interno del Partito Cfr. Storia del PLA, Op. cit., pagg. 528-531; Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Op. cit., pagg. 109-110.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref177\" name=\"_ftn177\"><sup>[177]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pagg. 238-239.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref178\" name=\"_ftn178\"><sup>[178]<\/sup><\/a> Guido Samarani, La Cina contemporanea, Einaudi Editore, Torino 2017, pag. 293.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref179\" name=\"_ftn179\"><sup>[179]<\/sup><\/a> \u00abZhou Enlai chiam\u00f2 l\u2019ambasciatore albanese in Cina, Xhorxhi Robo, il 17 luglio 1971 per informarlo della visita segreta di Kissinger avvenuta giorni prima e della decisione di accogliere Nixon in Cina. In modo non dissimile dall\u2019atteggiamento dei sovietici nei confronti dell\u2019Albania durante il riavvicinamento con la Jugoslavia a met\u00e0 degli anni Cinquanta, la Cina decise di non informare l\u2019Albania di nessuna delle fasi che avevano portato alla visita di Kissinger. Il nuovo ambasciatore cinese in Albania, Liu Zhenhua, aveva incontrato Hoxha nel febbraio 1971, ma nel loro colloquio l\u2019ambasciatore non aveva toccato\u00a0 nessuna di queste questioni, preferendo invece spiegare l\u2019epurazione di Chen Bo Da <em>[ex segretario particolare di Mao ed ex coordinatore del gruppo dirigente della rivoluzione culturale]. <\/em>L\u2019ambasciatore incontr\u00f2 anche il membro del PLA responsabile delle relazioni esterne, Pirro Bita, due volte nell\u2019aprile 1971 e il ministro degli Esteri Behar Shtylla una volta nel giugno 1971, ma non forn\u00ec alcuna informazione su questi eventi. In aprile accenn\u00f2 solo al fatto che Mao apprezzava lo scrittore americano Edgar Snow e che aveva deciso di aprire la Cina alle visite di elementi di destra, di centro e di sinistra.\u00bb (Ylber Marku, Op. cit., pag. 240); Cfr. Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit., pagg. 575-580.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref180\" name=\"_ftn180\"><sup>[180]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pagg. 139-140. Nostra traduzione; \u00abA partire dal 1970-71, i rapporti diplomatici con il resto dell\u2019Europa occidentale si svilupparono rapidamente, mentre anche l\u2019interscambio commerciale faceva registrare importanti progressi. Nel 1975, inoltre, formali rapporti furono stabiliti tra la Repubblica Popolare e la Comunit\u00e0 Europea; e nel 1978 venne firmato un accordo bilaterale commerciale.\u00bb (Guido Samarani, Op. cit., pag. 300); Per approfondire il supporto cinese al Mercato Comune Europeo Cfr. K. P. Broadbent, China and the EEC: The Politics of a New Trade Relationship, The World Today, Vol. 32, No. 5 (Maggio 1976), pagg. 190-198.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref181\" name=\"_ftn181\"><sup>[181]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pagg. 235-236. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref182\" name=\"_ftn182\"><sup>[182]<\/sup><\/a> Ibid., pagg. 241-242. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref183\" name=\"_ftn183\"><sup>[183]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 243.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref184\" name=\"_ftn184\"><sup>[184]<\/sup><\/a> Lettera del PLA, Op. cit., pagg. 44-45; Per leggere la lettera integrale Cfr. Enver Hoxha, Selected Works, Vol. 4, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1982, pagg. 665-682.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref185\" name=\"_ftn185\"><sup>[185]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Develop the technical-scientific revolution further in our country, Speeches 1971-1973, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1974, pag. 67. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref186\" name=\"_ftn186\"><sup>[186]<\/sup><\/a> Per leggere le prime impressioni di Hoxha cfr. Riflessioni sulla Cina, Vol. 1, Op. cit., pagg. 608-611.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref187\" name=\"_ftn187\"><sup>[187]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Rapporto al VI Congresso del PLA, Casa Editrice Naim Frash\u00ebri, Tirana 1971, pagg. 52-54.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref188\" name=\"_ftn188\"><sup>[188]<\/sup><\/a> Ibid., pagg. 238-245.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref189\" name=\"_ftn189\"><sup>[189]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 19, 30, 46.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref190\" name=\"_ftn190\"><sup>[190]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag. 146. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref191\" name=\"_ftn191\"><sup>[191]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 147.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref192\" name=\"_ftn192\"><sup>[192]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 148.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref193\" name=\"_ftn193\"><sup>[193]<\/sup><\/a> Z\u00ebri i Popullit, 13 febbraio 1972, citato in: Elez Biberaj, Op. cit., pag. 149. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref194\" name=\"_ftn194\"><sup>[194]<\/sup><\/a> Nel febbraio del 1972 Nixon visit\u00f2 la Cina. Durante questa visita venne firmato il comunicato congiunto sino-americano che recita: \u00abLa pace in Asia e la pace nel mondo richiedono sforzi da parte di entrambi per ridurre immediatamente le tensioni ed eliminare le cause profonde del conflitto. Gli Stati Uniti lavoreranno per raggiungere una pace giusta e sicura: giusta, perch\u00e9 soddisfa le aspirazioni dei popoli e delle nazioni alla libert\u00e0 e al progresso; sicura, perch\u00e9 elimina il pericolo di aggressioni straniere. Gli Stati Uniti sostengono la libert\u00e0 individuale e il progresso sociale di tutti i popoli del mondo, liberi da pressioni o interventi esterni. [\u2026] Gli Stati Uniti hanno sottolineato il loro impegno per una pace giusta e sicura, libera da aggressioni straniere. [\u2026] Gli Stati Uniti sostengono il diritto dei popoli dell\u2019Asia Meridionale di forgiare il proprio futuro in pace, liberi da minacce militari, e senza che la loro area diventi oggetto di rivalit\u00e0 tra grandi potenze\u00bb. Joint Communique of the United States of America and the People\u2019s Republic of China, Shanghai, 27 febbraio 1972. Nostra traduzione. Reperibile qui:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.taiwandocuments.org\/communique01.htm\">http:\/\/www.taiwandocuments.org\/communique01.htm<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref195\" name=\"_ftn195\"><sup>[195]<\/sup><\/a> \u00abQuindi i cinesi non possono essere d\u2019accordo con la linea marxista-leninista rivoluzionaria del nostro Partito. Non sono d\u2019accordo ideologicamente nemmeno con tutta la nostra politica interna ed estera. E questo lo rendono manifesto. Zhou Enlai, Li Xiannian e Mao hanno rotto i contatti con noi; e quelli che rimangono sono del tutto formali, diplomatici. L\u2019Albania non \u00e8 pi\u00f9 \u201cl\u2019amica fedele preferita\u201d, \u00e8 passata per loro all\u2019ultimo posto, dopo la Romania e la Jugoslavia in Europa, dopo la Corea, il Vietnam e la Cambogia in Asia. La Cina non partecipa alle nostre manifestazioni politiche, temendo di compromettersi! Ci invia (dato che fanno delle tourn\u00e9es in Europa) compagnie di circo, squadre di calcio, di pallavolo e nient\u2019altro. Essa rispetta gli accordi economici, pur con lungaggini, ma \u00e8 chiaro che l\u2019\u201cardore iniziale\u201d si \u00e8 spento.\u00bb (Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Op. cit., pag. 41).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref196\" name=\"_ftn196\"><sup>[196]<\/sup><\/a> \u00abIl commercio con la RPC \u00e8 calato drasticamente nel 1973, scendendo a 136,6 milioni di dollari dai 167 milioni dell\u2019anno precedente. [\u2026] Ma nonostante la firma dell\u2019accordo di aiuto e le dichiarazioni pubbliche di entrambe le parti sulla loro \u201camicizia eterna\u201d, divenne evidente che la Cina stava avendo dei ripensamenti sul sovvenzionamento dello sviluppo economico dell\u2019Albania. Secondo una fonte occidentale, nel 1971 Pechino disse a Tirana che non poteva contare su un flusso indefinito di aiuti cinesi e un anno dopo consigli\u00f2 all\u2019Albania \u201cdi frenare le sue aspettative su ulteriori contributi cinesi al suo sviluppo economico\u201d. I cinesi esortarono l\u2019Albania a cercare aiuti dalle nazioni occidentali. Insoddisfatta della mancanza di sostegno dell\u2019Albania al suo riavvicinamento a Washington, Pechino inizi\u00f2 a rallentare la consegna di materiali, macchinari e progetti disperatamente necessari. Tirana ha visto in questo una tattica cinese volta a fare pressioni per seguire il nuovo orientamento di politica estera di Pechino. Il rallentamento dell\u2019assistenza cinese caus\u00f2 all\u2019Albania grandi problemi economici. Gli obiettivi del piano per gli anni 1971-73 non furono raggiunti e il completamento di importanti progetti fu rimandato.\u00bb (Elez Biberaj, Op. cit., pag. 155, 187-188); Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Op. cit., pagg. 30-31.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref197\" name=\"_ftn197\"><sup>[197]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag. 157-158.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref198\" name=\"_ftn198\"><sup>[198]<\/sup><\/a> N.B. Che mantenne comunque il riferimento all\u2019ideologia maoista<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref199\" name=\"_ftn199\"><sup>[199]<\/sup><\/a> Jim Rosenbaum, Chile and the \u201cPeaceful Road to Socialism\u201d. Nostra traduzione. Reperibile qui: <a href=\"https:\/\/revolutionarydemocracy.org\/rdv21n2\/chile.htm\">https:\/\/revolutionarydemocracy.org\/rdv21n2\/chile.htm<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref200\" name=\"_ftn200\"><sup>[200]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, I tragici eventi in Cile &#8211; Un insegnamento per i rivoluzionari del mondo intero, articolo pubblicato sul Z\u00ebri i Popullit il 2 ottobre 1973. Reperibile qui: <a href=\"https:\/\/piattaformacomunista.com\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/enver_cile_pref.pdf\">https:\/\/piattaformacomunista.com\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/enver_cile_pref.pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref201\" name=\"_ftn201\"><sup>[201]<\/sup><\/a> Consigliamo sulla vicenda\u00a0 la lettura del libro autobiografico \u201cFrap: una temporada en Espa\u00f1a\u201d (Ediciones Amargord, 2010) di Riccardo Gualino, storico militante del PCE (m-l).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref202\" name=\"_ftn202\"><sup>[202]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Op. cit., pagg. 87-89.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref203\" name=\"_ftn203\"><sup>[203]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Op. cit., pagg. 92-94; Lettera del PLA, Op. cit., pag. 51.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref204\" name=\"_ftn204\"><sup>[204]<\/sup><\/a> Peking Review, Vol. 17, No. 39,\u00a0 27 settembre 1974, pagg. 5-6.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref205\" name=\"_ftn205\"><sup>[205]<\/sup><\/a> Ibid., 10 ottobre 1975, pag. 5.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref206\" name=\"_ftn206\"><sup>[206]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Op. cit., pagg. 100-101.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref207\" name=\"_ftn207\"><sup>[207]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag. 162-163.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref208\" name=\"_ftn208\"><sup>[208]<\/sup><\/a> Il discorso \u00e8 reperibile in inglese qui: <a href=\"https:\/\/www.marxists.org\/reference\/archive\/deng-xiaoping\/1974\/04\/10.htm\">https:\/\/www.marxists.org\/reference\/archive\/deng-xiaoping\/1974\/04\/10.htm<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref209\" name=\"_ftn209\"><sup>[209]<\/sup><\/a> La teoria dei tre mondi si pu\u00f2 riassumere cos\u00ec: \u00abMao Zedong parl\u00f2 per la prima volta della propria idea dei \u201ctre mondi\u201d nell\u2019incontro con Kenneth Kaunda, presidente dello Zambia, il 22 febbraio 1974. Disse che esistevano \u201ctre mondi\u201d. Gli Stati Uniti e l\u2019Unione Sovietica appartenevano al primo mondo. Giappone, Europa, Canada e Australia costituivano il secondo mondo. L\u2019Asia (escluso il Giappone), l\u2019Africa e l\u2019America Latina appartenevano al terzo mondo. La Cina faceva parte del terzo mondo, perch\u00e9 politicamente ed economicamente era indietro rispetto alle nazioni ricche. Poteva quindi stare solo con quelle pi\u00f9 povere.\u00bb (\u4e2d\u56fd\u5171\u7523\u515a\u6267\u653f\u56db\u5341\u5e74 [40 anni di governo del Partito Comunista Cinese] (1949-1989), Casa editrice di informazioni sulla storia del Partito Comunista Cinese, Pechino 1989, pag. 375. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref210\" name=\"_ftn210\"><sup>[210]<\/sup><\/a> La lettera \u00e8 citata pure in: \u6bdb\u6cfd\u4e1c\u4f20 [Biografia di Mao Zedong], Vol. 2, a cura di Pang Xianzhi e Jin Chongji, Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, Ufficio di ricerca sulla letteratura di partito, Pechino 2003, pag. 1689.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref211\" name=\"_ftn211\"><sup>[211]<\/sup><\/a> Kwok-sing Li, A Glossary of Political Terms of the People\u2019s Republic of China, The Chinese University Press, Hong Kong 1995, pag. 363. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref212\" name=\"_ftn212\"><sup>[212]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pagg. 168-169.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref213\" name=\"_ftn213\"><sup>[213]<\/sup><\/a> Cfr. Robert G. Sutter, Chinese Foreign Policy After the Cultural Revolution, Westview Press, Boulder 1978, pagg. 38-42.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref214\" name=\"_ftn214\"><sup>[214]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Imperialismo e Rivoluzione, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1979, pagg. 346-347.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref215\" name=\"_ftn215\"><sup>[215]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pagg. 267-270. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref216\" name=\"_ftn216\"><sup>[216]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag. 171. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref217\" name=\"_ftn217\"><sup>[217]<\/sup><\/a> Luan Omari e Stefanaq Pollo, The History of the Socialist Construction of Albania, Casa editrice 8 N\u00ebntori, Tirana 1988, pagg. 327-328. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref218\" name=\"_ftn218\"><sup>[218]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 274. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref219\" name=\"_ftn219\"><sup>[219]<\/sup><\/a> \u00abI preparativi per le celebrazioni dell\u2019anniversario della liberazione dell\u2019Albania, il 29 novembre 1976, organizzate dall\u2019ambasciata albanese a Pechino, sfociarono in un duro scontro tra l\u2019ambasciatore e il vice ministro degli Esteri cinese Yu Zhan. La causa fu la decisione dei diplomatici albanesi di mettere tre ritratti durante le celebrazioni nella reception dell\u2019Hotel Beijing. All\u2019ambasciatore albanese non \u00e8 stato permesso di mettere i ritratti di Mao Zedong e Hua Guofeng accanto a quello di Enver Hoxha. La frattura politica si rifletteva, prevedibilmente, in problemi di collaborazione economica. Nell\u2019ottobre 1976, solo il 22% dei beni elencati negli accordi di baratto per quell\u2019anno era stato esportato dalla Cina in Albania.\u00bb (Ylber Marku, Op. cit., pagg. 274-275. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref220\" name=\"_ftn220\"><sup>[220]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 275. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref221\" name=\"_ftn221\"><sup>[221]<\/sup><\/a> \u00abAveva detto al Politburo che durante il congresso non avrebbe nascosto i disaccordi politici con la Cina, che per lui erano una conseguenza delle posizioni anti-marxiste dei leader cinesi \u201cche sostengono ogni tipo di organizzazione fascista come il mercato comune europeo o la NATO\u201d. Per Hoxha \u201cesistevano, e continuano ad esistere, contraddizioni politiche e ideologiche tra noi e i compagni cinesi\u201d. La Cina era diventata, per lui, un Paese opportunista, perch\u00e9 \u201cquando la Cina era isolata sulla scena internazionale, sosteneva l\u2019Albania\u201d. [?] Ma in questi anni \u201csiamo riusciti a non cadere nella loro linea e a mantenere la nostra strada\u201d.\u00bb (Ylber Marku, Op. cit., pag. 275. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref222\" name=\"_ftn222\"><sup>[222]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 278. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref223\" name=\"_ftn223\"><sup>[223]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Op. cit., pagg. 334-339.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref224\" name=\"_ftn224\"><sup>[224]<\/sup><\/a> Lettera del PLA, pag. 53.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref225\" name=\"_ftn225\"><sup>[225]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pagg. 224-226. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref226\" name=\"_ftn226\"><sup>[226]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pag. 278. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref227\" name=\"_ftn227\"><sup>[227]<\/sup><\/a> \u00abDurante un\u2019intervista rilasciata all\u2019Agenzia France Press il 21 ottobre 1977, gli fu chiesto cosa pensasse degli attacchi albanesi alla teoria dei tre mondi. Rispose che \u201cqueste critiche sono irrilevanti per noi [\u2026] in futuro la teoria dei tre mondi sar\u00e0 il fondamento della nostra politica estera [\u2026] l\u2019avversario pi\u00f9 fanatico di questa teoria \u00e8 l\u2019Unione Sovietica\u201d. Questo era un chiaro messaggio per Hoxha riguardo al corso cinese. [\u2026] Secondo il giornalista, Deng avrebbe affermato che \u201cnon sono interessato\u201d alle considerazioni dell\u2019Albania sulle politiche cinesi.\u00bb (Ylber Marku, Op. cit., pagg. 280-281. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref228\" name=\"_ftn228\"><sup>[228]<\/sup><\/a> Reperibile qui: <a href=\"https:\/\/piattaformacomunista.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/teoria-e-pratica-della-rivoluzione-1977.pdf\">https:\/\/piattaformacomunista.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/teoria-e-pratica-della-rivoluzione-1977.pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref229\" name=\"_ftn229\"><sup>[229]<\/sup><\/a> \u00abGli albanesi erano interessati a dare la massima pubblicit\u00e0 possibile all\u2019editoriale. Le traduzioni integrali in inglese, francese e tedesco sono state inviate per corriere speciale alle ambasciate albanesi all\u2019estero, compresa Pechino. Radio Tirana ha sospeso per tre giorni i normali programmi per trasmettere l\u2019articolo.\u00bb (Elez Biberaj, Op. cit., pag. 229. Nostra traduzione).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref230\" name=\"_ftn230\"><sup>[230]<\/sup><\/a> \u201cFull Text of Huang Hua\u2019s 42,000-Word Foreign Policy Address\u201d, Background on China, B. 77.012, 26 Dicembre 1977, pag. 16. Citato in: Elez Biberaj, Op. cit., pag. 231. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref231\" name=\"_ftn231\"><sup>[231]<\/sup><\/a> I cinesi risposero indirettamente pubblicando le dichiarazioni dei vari partiti satelliti che sostenevano il PCC (Cfr. Elez Biberaj, Op. cit., pagg. 233-234) e poi nel Novembre del 1977 con l\u2019editoriale del Renmin Ribao \u201cLa teoria del presidente Mao sulla divisione in tre mondi \u00e8 un importante contributo al Marxismo-leninismo\u201d. Per leggere le riflessioni di Hoxha su questo editoriale Cfr. Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Op. cit., pagg. 670-699.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref232\" name=\"_ftn232\"><sup>[232]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag. 232.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref233\" name=\"_ftn233\"><sup>[233]<\/sup><\/a> Ibid,. pag. 230, 232.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref234\" name=\"_ftn234\"><sup>[234]<\/sup><\/a> Reperibile qui: <a href=\"https:\/\/www.revolutionarydemocracy.org\/archive\/albchou.htm\">https:\/\/www.revolutionarydemocracy.org\/archive\/albchou.htm<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref235\" name=\"_ftn235\"><sup>[235]<\/sup><\/a> Reperibile qui: <a href=\"https:\/\/revolutionarydemocracy.org\/archive\/albkhr.htm\">https:\/\/revolutionarydemocracy.org\/archive\/albkhr.htm<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref236\" name=\"_ftn236\"><sup>[236]<\/sup><\/a> Peking Review, Vol. 20, No. 36, 2 Settembre 1977, pag. 9. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref237\" name=\"_ftn237\"><sup>[237]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Op. cit., pag. 612.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref238\" name=\"_ftn238\"><sup>[238]<\/sup><\/a> Z\u00ebri i Popullit, 1 Ottobre 1977 citato in: Elez Biberaj, Op. cit., pag. 237.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref239\" name=\"_ftn239\"><sup>[239]<\/sup><\/a> Ibid., 7 Settembre 1977 citato in: Elez Biberaj, Op. cit., pag. 238. Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref240\" name=\"_ftn240\"><sup>[240]<\/sup><\/a> Ibid., 8 Novembre 1977 citato in: Ibid., Nostra traduzione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref241\" name=\"_ftn241\"><sup>[241]<\/sup><\/a> Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, Vol. 2, Op. cit., pagg. 703-705.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref242\" name=\"_ftn242\"><sup>[242]<\/sup><\/a> Ibid., pag. 715.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref243\" name=\"_ftn243\"><sup>[243]<\/sup><\/a> Ibid,. pagg. 734-735; Ylber Marku, Op. cit., pagg. 281-282.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref244\" name=\"_ftn244\"><sup>[244]<\/sup><\/a> Cfr. Ibid.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref245\" name=\"_ftn245\"><sup>[245]<\/sup><\/a> Ylber Marku, Op. cit., pagg. 282-283.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref246\" name=\"_ftn246\"><sup>[246]<\/sup><\/a> Albania Today N\u00ba4 (41) 1978, pagg. 67-68. Nostra traduzione. Reperibile qui:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/michaelharrison.org.uk\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/AlbaniaToday-No-4-41-1978.pdf\">https:\/\/michaelharrison.org.uk\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/AlbaniaToday-No-4-41-1978.pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref247\" name=\"_ftn247\"><sup>[247]<\/sup><\/a> Peking Review, Vol. 21, No. 29, 21 Luglio 1978, pag. 21.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref248\" name=\"_ftn248\"><sup>[248]<\/sup><\/a> Elez Biberaj, Op. cit., pag. 244.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref249\" name=\"_ftn249\"><sup>[249]<\/sup><\/a> Storia del PLA, Op. cit., pag. 581.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref250\" name=\"_ftn250\"><sup>[250]<\/sup><\/a> Lettera del PLA, pag.12.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref251\" name=\"_ftn251\"><sup>[251]<\/sup><\/a> Lettera del PLA. Reperibile qui nella sua edizione in inglese: <a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/letter-of-ccof-pland-gov-of-albania-to-ccof-ccp-1978\/mode\/2up\">https:\/\/archive.org\/details\/letter-of-ccof-pland-gov-of-albania-to-ccof-ccp-1978\/mode\/2up<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref252\" name=\"_ftn252\"><sup>[252]<\/sup><\/a> Reperibile qui: <a href=\"https:\/\/piattaformacomunista.com\/enver_hoxha_imperialismo_e_rivoluzione_it.pdf\">https:\/\/piattaformacomunista.com\/enver_hoxha_imperialismo_e_rivoluzione_it.pdf<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong><a href=\"https:\/\/piattaformacomunista.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Albania-socialista-contro-il-revisionismo-e-a-difesa-internazionalismo-in-politica-estera.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">SCARICA IL DOCUMENTO IN PDF<\/a><\/strong><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PRESENTAZIONE Pubblichiamo questo interessante saggio storico sui rapporti fra l\u2019Albania socialista, l\u2019URSS e la Cina, frutto dello studio e della [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":13932,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[87,104,99],"tags":[108],"class_list":["post-13931","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gioventu-m-l","category-internazionale","category-memoria-storica","tag-home"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13931","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13931"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13931\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13935,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13931\/revisions\/13935"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13932"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13931"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13931"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/piattaformacomunista.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13931"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}